La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

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Rinascimento Verde in Valdichiana: intervista ad Albano Ricci

Ho conosciuto Albano Ricci, assessore del Comune di Cortona, durante il convegno organizzato da Banca Valdichiana nel corso della 13° edizione di AgrieTour. Il nostro quotidiano si occupa principalmente della…

Ho conosciuto Albano Ricci, assessore del Comune di Cortona, durante il convegno organizzato da Banca Valdichiana nel corso della 13° edizione di AgrieTour.

Il nostro quotidiano si occupa principalmente della Valdichiana senese, ma i rapporti con Cortona e la Valdichiana aretina sono molti, e sono destinati ad aumentare. Oltretutto, non capita spesso che i rappresentanti della politica o delle amministrazioni siano i relatori più brillanti durante un convegno che parla di sviluppo locale.

albano ricciNon potevo quindi lasciarmi sfuggire l’occasione di continuare il dibattito inaugurato dal convegno di Arezzo attraverso un’intervista diretta: un invito a cui l’assessore Ricci ha gentilmente risposto, sottoponendosi a domande più approfondite sullo sviluppo della Valdichiana e sulle politiche di area. Volevo verificare se, oltre alle slide, ci fosse di più. E questi sono i risultati. (Spoiler alert: c’è molto di più!)

Albano Ricci, assessore del Comune di Cortona: deleghe alla cultura, al turismo, all’agricoltura, alle attività produttive e alle politiche giovanili. Tante deleghe, molto importanti. Come si integrano tra loro?

“Innanzitutto devo dire che si tratta di un onore e di un onere, una felice intuizione del Sindaco Basanieri. Da una parte l’unione di queste deleghe è dovuta alla riduzione del numero degli assessori per effetto della spending review, come se gli amministratori locali fossero il vero problema dei conti pubblici! In realtà il nostro è un duplice lavoro: dobbiamo effettuare le scelte amministrative e gestire le emergenze, oltre a fornire un contatto diretto e continuo con la popolazione del nostro territorio. Dall’altra parte, l’unione di queste deleghe è dovuto alla particolarità del nostro territorio: una zona agricola d’eccellenza con città di grande storia e tradizione. Paesaggio e cultura creano opportunità di sviluppo turistico. Se non avessimo sfruttato le eccellenze locali probabilmente non riusciremmo a reggere la crisi economica.”

Al convegno di AgrieTour, promosso da Banca Valdichiana, ha parlato di un “Rinascimento Verde” per la Valdichiana. Può spiegarci meglio di cosa si tratta?

“L’agricoltura può diventare il nuovo volano del progresso economico, perchè è capace di coniugare turismo, ambiente e lavoro, attirando l’interesse di nuovi investimenti finanziari. I nostri paesaggi non sono soltanto belli, sono il frutto di anni di cura dell’uomo e attenzione al territorio, attraverso il lavoro agricolo. Il nostro territorio ha già vissuto due rinascimenti: il primo con la civiltà etrusca, che ha lasciato tante ricchezze. Gli etruschi sono stati soltanto qui, non in altre parti del mondo, quindi è nostro dovere valorizzare questo patrimonio. Soltanto qui hanno lasciato testimonianze di una delle civiltà più importanti del passato, dove la donna aveva un’importanza che non ha eguali fino alle epoche più moderne. E poi il rinascimento toscano, l’umanesimo, che ha toccato anche le nostre zone grazie anche alla presenza di artisti importanti come Beato Angelico, Piero della Francesca, Michelangelo. Adesso ci sono tutti i presupposti per un nuovo rinascimento: grandi città, grandi capolavori, grande paesaggio agricolo. Proprio l’agricoltura può diventare il motore che innesca questo meccanismo, grazie al valore dell’autenticità. Questo è il Rinascimento Verde: è la terra che potrà dare una rinascita, non l’economia virtuale. In fin dei conti, il mondo si aspetta questo dall’Italia. Non una politica industriale che ribalti la scena internazionale. Siamo la patria del buon vivere, dei gusti artistici e creativi e di grandi eccellenze enogastronomiche. Dobbiamo essere bravi a sfruttare queste qualità.”

Mi è sembrato molto orgoglioso della sua origine contadina, un’identità fondamentale delle nostre terre. Eppure, il mondo contadino ha perso il suo rispetto, è stato spesso considerato come inferiore rispetto a quello cittadino. Quindi, mi chiedo: quali possono essere gli strumenti culturali ed economici per recuperare questo orgoglio identitario?

“Spesso si capisce realmente il valore delle cose soltanto con la distanza. Abbiamo vissuto un periodo storico in cui la campagna aveva accezioni negative: era sinonimo di povertà, lavoro e fatica. Le persone volevano abbandonare questo mondo, ed era normale: alla ricerca di nuovi servizi, di migliori opportunità di lavoro, di nuovo benessere. L’attuale fase di crisi costringe a guardarsi intorno e a guardarsi indietro, alla ricerca di cos’è rimasto di quel mondo. Voglio chiarire che non credo al mito del “buon contadino”: si tratta di un’idea arcadica, ha anche delle inflessioni razziste. La civiltà contadina aveva degli aspetti negativi: i contadini non erano liberi, sotto il gioco del padrone e della mezzadria. Ho compreso tuttavia l’importanza dei valori positivi che provengono da quell’epoca. D’altronde si tratta della nostra identità, il radicamento sul territorio. Accanto a questi aspetti culturali deve viaggiare l’agricoltura, che deve sapersi innovare e modernizzare, deve aggiornarsi come tutti gli altri campi del sapere, non può rimanere alle tecniche e alle visioni di inizio secolo scorso.”

Parliamo di progetti di area. Lei crede che sia possibile fare sistema tra Valdichiana aretina, senese e romana?

“Per la Valdichiana romana è sicuramente più difficile, ma tra Valdichiana aretina e senese ci sono forti punti di contatto. Per la Valdichiana Toscana c’è una direzione della governance del territorio che viene anche dalla Regione Toscana. La politica va in questa direzione: un’unione sempre più stretta della Toscana del sud con le province di Arezzo, Siena e Grosseto. Basti pensare alla riforma delle aziende sanitarie locali, ad esempio. Con il superamento delle province sarà naturale ragionare per aree vaste, soprattutto per quelle zone che hanno tanto in comune come la Valdichiana senese e quella aretina. Per i progetti di area, già ora, possiamo partire da quelli più facili: il turismo, che è immediato. Per esempio con protocolli di intesa tra i vari comuni, per creare un ponte naturale, e sviluppare poi un’integrazione di altri servizi. I circuiti museali sono meno riottosi a unioni di questo tipo, rispetto ai consorzi o altri attori economici. Turismo e cultura sono un ottimo inizio, ma l’amministrazione deve essere capace di creare i bisogni e di investire sui progetti di area per i territori. L’alta velocità, con la stazione ferroviaria di Media Etruria, è uno di questi.”

A questo proposito, qual’è la sua opinione sull’alta velocità in Valdichiana?

“Non sarà una strada facile arrivare a una soluzione condivisa. Tuttavia questa vicenda è l’esempio della necessità di gettare il cuore oltre l’ostacolo e di pensare al benessere di tutti i territori. L’eccessivo campanilismo rischia di bloccare tutto: se non c’è accordo, si rischia di far saltare tutto il progetto e di fare preoccupanti passi indietro.”

Parliamo di turismo: quali sono le prossime iniziative che metterà in atto il comune di Cortona e più in generale la Valdichiana?

cortona“L’obiettivo è quello di aumentare la permanenza dei turisti. Riuscire a far rimanere i turisti più di due giorni e avvicinarsi alla settimana, grazie alla grande offerta turistica. Fondamentali a questo scopo sono i protocolli con le altre amministrazioni e gli altri enti turistici per favorire una promozione culturale di area. Un primo passo per una governance turistica condivisa saranno i protocolli d’intesa con gli altri comuni limitrofi, da firmare entro fine anno. L’altro grande progetto è quella di promuovere il modello della Valdichiana come luogo turistico di eccellenza anche all’EXPO 2015, nel padiglione della Toscana. Cortona non può che essere il comune capofila della Valdichiana aretina, per via della sua storia, delle strutture attrezzate e attrattive a livello internazionale.”

Passiamo alle politiche giovanili, con una domanda impertinente: perchè un giovane dovrebbe rimanere in Valdichiana, piuttosto che emigrare all’estero?

“Una domanda complicata, a cui voglio rispondere con un ragionamento sociologico. La Valdichiana è una zona felice, per certi versi, come una mamma da cui è difficile staccarsi, nel bene e nel male. Il nostro è un territorio meno abbandonato rispetto ad altri; non siamo così provinciali da essere desolati, come purtroppo è accaduto in alcune province italiane. Ma non è neppure un territorio così impersonale, caotico e difficile come quello delle metropoli. Poca densità abitativa si abbina a tanta realtà sociale: stiamo parlando di territori con miriadi di associazioni, sagre, fiere, mostre, teatri, sale, ogni frazione con la propria identità. Una voglia sociale molto forte e diffusa. Ci sono quindi i presupposti sociali per una qualità della vita alta, interessante per molti giovani. Inoltre può essere la scelta adeguata per nuove imprese e nuove possibilità, ma per riuscire devono incrociare le necessità di questo territorio, ovvero: la sostenibilità, il patrimonio agricolo, le eccellenze dell’artigianato e quelle della cultura. Tutti aspetti che si legano tra di loro. Chi ha grande talento in settori che hanno necessità di un grande sviluppo industriale è difficile che rimanga in questo territorio, ma è una mancanza che accomuna tutta l’Italia. Tuttavia, queste terre hanno anche i connotati giusti per qualità imprenditoriali. Chi produce olio, vino o cereali qui, sa che assieme a quei prodotti promuove tutta la nostra storia. Non vendi soltanto quel vino, ma anche il territorio e la storia.”

In qualità di amministratore locale e di “renziano”, non si può esimere dal rispondere a un’ultima domanda: qual’è la sua opinione sul Jobs Act?

“Parto da un tema fondamentale che è quello dell’articolo 18. In questo momento abbiamo bisogno di superare le ideologie. Abbiamo parlato finora di rete, di progetti di condivisione: un modello totalemnte opposto a quello delle ideologie contrapposte. Dobbiamo fare rete tra politica, amministrazione, finanza, impresa, sindacati. Trovare soluzioni condivise e adeguate al momento. Sarebbe scontato sostenere che i tempi sono cambiati, che certa politica di sinistra ha bloccato lo sviluppo del Paese. Eppure quel meccanismo di progresso della sinistra, che ha portato a tante rivendicazioni, tante lotte e tante conquiste, in un certo senso si è arenato. Ha trovato una forte inerzia, non è più capace di dare risposte attuali e concrete. Per questo ritengo la difesa a oltranza dell’articolo 18 come un vessillo ideologico, che difende soltanto pochi lavoratori. Certo, la sua modifica si tratta di una prova di forza da parte di Renzi, ma è un messaggio importante. Ci stiamo avventurando verso un’altra fase, in cui si danno risposte concrete oltre gli steccati ideologici. Nel Jobs Act, più in generale, sono contenute riforme importanti come il superamento delle troppe tipologie di contratto o il supporto alla maternità e al sistema di welfare. L’idea è quella di riuscire a semplificare il mondo del lavoro per creare nuove opportunità.

Credo molto in questo nuovo orizzonte, che è anche l’ingresso in una nuova forma di linguaggio. Che tipo di dialogo hanno oggi i giovani con le forme sindacali? Utilizzano la stessa lingua, lo stesso lessico? Mi sembra proprio di no, quindi la politica deve fare passi da gigante per permettere a questi mondi di dialogare. Da amministratore locale mi sento mortificato quando non posso dare risposte alle imprese, perchè la loro velocità e i loro bisogni vanno a un ritmo maggiore rispetto alle risposte che noi possiamo dare, e questo è il fallimento della politica. Non dico che dobbiamo per forza andare alla stessa velocità, ma almeno avvicinarsi molto di più. Facilitare la creazione di lavoro e di chi ha voglia di investire, questo è l’obiettivo. Quei giovani che non vogliono andare via dalla Valdichiana, di cui abbiamo parlato prima, lo sanno benissimo che questo territorio ha le giuste potenzialità. Ma dobbiamo essere capaci di rendere più facile il loro percorso.”

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Agricoltura in Valdichiana, tra tradizione e innovazione

Nel corso di AgrieTour, il salone nazionale dell’agriturismo e dell’agricoltura multifunzionale che si è svolto ad Arezzo dal 14 al 16 novembre, è stato organizzato un interessante convegno sul futuro…

Nel corso di AgrieTour, il salone nazionale dell’agriturismo e dell’agricoltura multifunzionale che si è svolto ad Arezzo dal 14 al 16 novembre, è stato organizzato un interessante convegno sul futuro della Valdichiana e sulle strategie di sviluppo economico a partire da un elemento identitario fondante, ovvero l’agricoltura.

Al convegno hanno partecipato esponenti della Banca di Credito Cooperativo Valdichiana, del Comune di Cortona, dell’Istituto Vegni, della Confesercenti e della Confagricoltori della provincia di Arezzo. Il dibattito è partito dal tema dell’agriturismo e ha fornito importanti contributi sul tema del turismo, dello sviluppo agricolo e agroalimentare, sul rispetto dell’ambiente e del suolo come valorizzazione del patrimonio territoriale della Valdichiana.

Ha aperto il convegno Andrea Sereni, presidente della Camera di Commercio di Arezzo:

“La Toscana è la culla dell’agriturismo. Il modello dell’agriturismo tutela il paesaggio, favorisce il presidio del territorio. Quello toscano, soprattutto, è un paesaggio costruito: è artificiale, frutto di secoli di rapporto tra uomo e natura, con le leopoldine e i cipressi. Valorizzare il territorio, quindi, è il modello per uscire dalla crisi. La globalizzazione uniforma i prodotti, quindi i territori devono puntare sulla qualità aggiuntiva che riescono a produrre con la loro particolarità.”

La valorizzazione del territorio è stata portata anche a EXPO2015, grazie al video che la Camera di Commercio ha presentato nei giorni scorsi: “Arezzo, Grazie mille!”

Il convegno è proseguito con l’intervento di Mario Checcaglini, direttore della Confesercenti:

“Dobbiamo sostenere le piccole imprese del turismo, che hanno bisogno di organizzarsi per reggere il mercato internazionale. Abbiamo ormai perso il 25% della produzione industriale, se non la sostituiamo con altre attività, si creano problemi sociali enormi di disoccupazione e mancanza di sviluppo. Crediamo tutti che il turismo sia l’occasione per creare ricchezza economica. Tuttavia, manca un’organizzazione nazionale e regionale all’altezza. I turisti vengono in Toscana perchè la conoscono, ma le mancanze dell’ENIT e la chiusura delle APT non hanno affatto favorito il turismo.”

L’intervento di Albano Ricci, assessore del Comune di Cortona con deleghe al turismo, alla cultura, all’agricoltura, alle attività produttive e alle politiche giovanili, ha posto l’attenzione sulla necessità di creare un “rinascimento verde” per lo sviluppo della Valdichiana:

“Se vogliamo parlare di futuro e di progresso per il nostro territorio, dobbiamo pensare a Cortona oltre le mura. Dobbiamo pensare alla cultura e alle attività turistiche in interazione con l’agricoltura, l’ambiente, la produzione artigianale. Cultura, ambiente e territorio: tre elementi indissolubili e profondamente integrati. Abbiamo la fortuna di vivere in Valdichiana, ma dobbiamo averne cura: accanto al grande valore agricolo si accompagna un grande valore artistico e culturale. Ma deve anche dare lavoro, altrimenti è solo estetica. Il nuovo rinascimento verde della Valdichiana deve avere l’agricoltura come volano, mettere al centro l’uomo e il suo rapporto con l’ambiente. Oltretutto l’agricoltura è fondamentale anche per la salvaguardia del suolo, quindi è la custode del nostro territorio.”

La presidente di Banca Valdichiana, Mara Moretti, ha ribadito l’impegno della banca a supporto dello sviluppo del territorio:

“La nostra banca è nata nel 1908 come Cassa Rurale e Prestiti di Chiusi, quindi nasce in un ambiente rurale e artigianale, legato alla nostra tradizione. Uno dei settori da riscoprire e valorizzare è l’agricoltura. Un nuovo modo di intendere l’agricoltura che deve tener conto della tutela ambientale.”

Al centro del dibattito l’intervento del prof. Pierluigi Rossi, medico in scienze dell’alimentazione e docente dell’Università di Bologna:

“Accompagno la Banca Valdichiana da alcuni anni nel dare identità alla nostra produzione agricola. Dobbiamo svegliarci, perché i consumatori adesso hanno una domanda motivata, i comportamenti alimentari sono cambiati: dalle farine ai cereali integrali. Abbiamo perso la battaglia del grano, stiamo perdendo quella dell’olio e rischiamo di perdere quella del vino. Se facciamo delle battaglie sulla quantità perdiamo, dobbiamo puntare sulla qualità. Se seminiamo delle varietà di grano che sono in produzione anche in America o in Canada, non saremo mai nel mercato, perché i nostri prodotti costeranno di più. Le varietà moderne non sono più sostenibili per noi, dobbiamo riprendere i grani antichi e puntare sulla qualità. Le varietà moderne sono più propense a creare problemi quali la celiachia e la stipsi, si forma più glutine nell’impasto e causano danni a lungo termine nei villi intestinali. La domanda di grani antichi e di cereali integrali è in tumultuoso sviluppo, dobbiamo svegliarci e cambiare la produzione.”

convegno valdichiana 2Altri interventi hanno animato il convegno, mostrandosi in sintonia con il filo conduttore degli altri protagonisti. Il presidente di Confagricoltura, Angiolino Mancini, ha criticato il Piano paesaggistico della Regione Toscana e ha rivendicato l’importanza di coinvolgere gli agricoltori nella tutela e nello sviluppo del paesaggio. Mauro Conti, direttore di BiT Spa, ha illustrato l’importanza del progetto di Sviluppo Rurale 2014-2020 e le opportunità per le imprese, che possono rivolgersi al braccio operativo delle BCC per favorire il settore agricolo e ambientale, con tecnici che aiutano gli investimenti del settore. Infine la dirigente scolastica dell’Istituto Vegni, Maria Beatrice Capecchi, ha presentato i nuovi progetti formativi del Polo Tecnico delle Capezzine, che da 128 anni risponde alle esigenze della società e dell’economia prevalentemente agricola del nostro territorio.

Le conclusioni sono state affidate al direttore generale di Banca Valdichiana, Fulvio Benicchi:

“Tutti gli interventi sono stati collegati da due temi principali: tradizione e innovazione. Passato e futuro: il passato come valore del nostro territorio, da cui dobbiamo trarre la forza necessaria per guardare al futuro della Valdichiana. Tutti vogliamo agire in sinergia, dobbiamo mettere in comune risorse, opportunità e idee per superare alla crisi e guardare al domani con maggiore sicurezza, spinti dall’entusiasmo e dalla concretezza. Questa iniziativa è stata un punto di partenza. Insieme, per crescere insieme: noi ci siamo.”

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Cortona: allerta Meteo tra il 4 e il 5 novembre 2014

Comunicato stampa della Regione Toscana del 4 novembre 2014 La Regione Toscana ha diramato l’allerta meteo per tutto il territorio regionale. Per la zona del comune di Cortona (E2) i…

Comunicato stampa della Regione Toscana del 4 novembre 2014

La Regione Toscana ha diramato l’allerta meteo per tutto il territorio regionale.

Per la zona del comune di Cortona (E2) i cumulati medi sono 20-25 millimetri, che non rappresentano picchi particolarmente elevati.

Nella stessa comunicazione viene, però, segnalata anche la possibilità di massimi puntuali fino a 100-150 mm su tutta la Regione e intensità massime orarie fino a 50/60mm.

A partire dalla mezzanotte del 4 novembre, e per almeno le successive 24 ore, anche nel territorio Cortonese, è quindi in arrivo una importante perturbazione che determinerà persistenti piogge nei prossimi giorni.

Anche se l’intensità delle piogge mediamente non dovrebbe essere tale da determinare significativi effetti al suolo non si possono escludere fenomeni localizzati con precipitazioni intense e conseguenti possibili allagamenti nelle zone depresse, tracimazioni di fossi e canali minori e incapacità di drenaggio della rete fognaria dei centri urbani.

Si raccomanda a tutta la popolazione di mantenersi informata sull’evoluzione del meteo e di evitare ogni comportamento a rischio, tra cui l’uso dell’auto, durante i fenomeni più significativi.

Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla nostra redazione

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Marchio di qualità della Valdichiana senese: avviato il percorso

 Comunicato Unione dei Comuni Valdichiana Senese Un marchio di qualità di area per valorizzare e qualificare le eccellenze del territorio. Una “carta dei valori” che individui gli standard di qualità…

 Comunicato Unione dei Comuni Valdichiana Senese

Un marchio di qualità di area per valorizzare e qualificare le eccellenze del territorio. Una “carta dei valori” che individui gli standard di qualità ai quali i soggetti appartenenti ad un sistema territoriale dichiarino di uniformarsi.

Sono i punti d’arrivo del percorso avviato dall’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese con l’obiettivo di promuovere ulteriormente le migliori espressioni produttive dell’area, creando una vera e propria rete di servizi.

Il marchio di qualità d’area non sarà quindi un semplice disciplinare di produzione o uno strumento di controllo. Al contrario, il sistema sarà messo al servizio dei soggetti, pubblici e privati, aderenti alla carta dei valori ed offrirà loro il supporto necessario per far emergere e valorizzare le tipicità e i “tesori” di cui è ricca la Valdichiana senese.

I Sindaci del territorio hanno espresso la convinzione che il marchio dovrà essere progettato non per tradursi in un ulteriore adempimento a carico della aziende ma dovrà essere “snello” e gravare in misura marginale sui bilanci delle imprese aderenti.

La Giunta dell’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese ha così accolto la proposta di creazione del marchio di qualità d’area formulata dalla Qualità e Sviluppo Rurale srl, la società di cui l’Unione detiene il 63% del capitale sociale, incaricandola anche dell’elaborazione di un progetto di massima e di una quantificazione ed analisi dei costi.

Il referente del progetto è stato individuato nel Sindaco di Chianciano Terme Andrea Marchetti che si raccorderà con la Q.S.R. che, a sua volta, procederà all’implementazione ed alla gestione del marchio gratuitamente, nell’ambito delle proprie attività statutarie.

Il percorso indicato dagli specialisti prevede concertazioni e condivisioni  con i maggiori portatori d’interessi; la definizione dei disciplinari per caratteristiche aziendali (recettive, agricole, alimentari, ecc.), dei controlli e dei percorsi formativi; la progettazione delle azioni di promozione; la realizzazione della piattaforma web e del sito.

Secondo le prime indiscrezioni, il marchio di qualità d’area sarà legato a caratteristiche turistico-economiche, avrà una gestione per lo più telematica, richiederà pochi adempimenti e la promozione sarà affidata alla Strada del Vino Nobile di Montepulciano e dei Sapori della Valdichiana Senese.

Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla nostra redazione.

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Unione Europea: approvato il Piano per l’Energia di Montepulciano

Compie un decisivo passo avanti il percorso di adesione del Comune di Montepulciano al Patto dei Sindaci, una delle più importanti tra le iniziative attivate dall’Unione Europea per la riduzione…

Compie un decisivo passo avanti il percorso di adesione del Comune di Montepulciano al Patto dei Sindaci, una delle più importanti tra le iniziative attivate dall’Unione Europea per la riduzione delle emissioni di gas-serra, causa dei cambiamenti climatici.

E’ stato infatti favorevolmente esaminato dagli organi tecnici comunitari il cosiddetto PAES ovvero il Piano di Azione per l’Energia Sostenibile, approvato dal Consiglio Comunale a marzo 2013, che contiene le misure e le politiche che l’Ente intende porre in essere per raggiungere l’obiettivo principale del Patto e cioè la riduzione del 20% entro il 2020 delle emissioni di CO2.

Montepulciano non è l’unico Comune della Provincia di Siena ad aver approvato il PAES ma è il primo ad aver installato impianti fotovoltaici sui tetti degli edifici pubblici e ad aver pianificato l’installazione delle lampade votive a led nei cimiteri e il miglioramento dell’efficienza energetica di alcuni edifici pubblici (il Teatro Poliziano, la Biblioteca, il Palazzo del Capitano).

I tecnici dell’Unione Europea hanno valutato il piano ed espresso il proprio consenso: «Un risultato concreto ma anche prestigioso – commenta con soddisfazione il Sindaco Andrea Rossi – il cui merito va ascritto alla struttura interna che, con il supporto scientifico del Dipartimento Energia ed Ambiente dell’Università “G. Marconi” di Roma, ha redatto il PAES».

«Al risultato complessivo, che tiene conto del valore intrinseco che il paesaggio e l’equilibrio ambientale rappresentano per il nostro territorio, contribuiscono tanto le pratiche per la riduzione dei consumi energetici quanto le iniziative che consentono di produrre energia da fonti rinnovabili», spiega Rossi che anticipa anche alcuni progetti: «In contemporanea con il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici pubblici, vareremo un piano che riguardi anche le strutture private attraverso campagne di sensibilizzazione della popolazione ed eventualmente con la concessione di incentivi di natura economica».

Il PAES è uno strumento di programmazione – puntualizza l’Assessore all’Ambiente Tiziana Terrosi – ma anche una guida pratica; dagli uffici dell’Unione Europea ci sono prevenute raccomandazioni che incoraggiano e non modificano le linee guida e gli obiettivi. Ora si tratta di metterlo in pratica: nel 2016 affronteremo un primo step di verifica, poi si procederà ancora con cadenza biennale fino alla scadenza fatidica del 2020. L’Unione Europea è leader mondiale nella lotta agli agenti che provocano i cambiamenti climatici che si manifestano in maniera sempre più drammatica e dannosa: aver aderito al Patto dei Sindaci ed impegnarsi per la sua attuazione non vuol dire solo essere parte di un grande progetto internazionale, ma anche pensare in maniera ampia e completa alla crescita e allo sviluppo del territorio.

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Machiavelli e i popoli della Valdichiana ribellati

Niccolò Machiavelli è uno dei principali protagonisti del Rinascimento italiano. Fiorentino, fondatore della scienza politica moderna, ha scritto trattati di etica e di politica studiati in tutto il mondo. Soprattutto…

Niccolò Machiavelli è uno dei principali protagonisti del Rinascimento italiano. Fiorentino, fondatore della scienza politica moderna, ha scritto trattati di etica e di politica studiati in tutto il mondo. Soprattutto il famosissimo “De Principatibus (Il Principe)” che illustra i suoi pensieri e i suoi consigli su come organizzare uno stato e mantenere il consenso in maniera stabile e duratura.

Molto meno famoso, ma degno d’interesse, è la breve relazione del Machiavelli dal titolo “Del modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati”. Scritta nel 1503, la relazione si concentra sulla ribellione al dominio di Firenze da parte degli abitanti della Valdichiana (chiamati semplicemente “gli aretini”) e sulla risposta politica da parte dei fiorentini.

Machiavelli è molto critico nei confronti delle scelte effettuate da Firenze, che non ha raggiunto l’obiettivo finale di sedare la ribellione e ha provocato ulteriore odio da parte dei popoli della Valdichiana. A suo avviso sono stati fatti dei gravi errori di valutazione, poiché ai ribelli non sono stati proposti nè patti benevoli nè sono stati definitivamente distrutti, togliendo ogni possibilità futura di ribellarsi. A supporto della sua posizione, Machiavelli porta l’esempio dell’antica Roma e del suo modo di trattare i popoli ribelli nel Lazio:

“I Romani pensarono una volta, che i popoli ribellati si debbano o beneficare o spegnere, e che ogni altra via sia pericolosissima. A me non pare che voi agli Aretini abbiate fatto nessuna di queste cose, perché e’ non si chiama benefizio ogni dì fargli venire a Firenze, avere tolto loro gli onori, vendere loro le possessioni, sparlarne pubblicamente, avere tenuti loro i soldati in casa. Non si chiama assicurarsene lasciare le mura in piedi, lasciarvene abitare e’ cinque sesti di loro, non dare loro compagnia di abitatori che gli tenghino sotto, e non si governare in modo con loro, che negl’impedimenti e guerre che vi fossero fatte, voi non avessi a tenere più spesa in Arezzo, che all’incontro di quello nimico che vi assaltasse.”

Il modo di affrontare la ribellione dei Romani, per Machiavelli, è quello corretto: non potendo avere la meglio sui Falisci, li distrussero e costruirono una nuova città chiamata Civita Castellana. Firenze, invece, non ha raggiunto un accordo benevolo con Arezzo e la Valdichiana, nè ha distrutto completamente i ribelli: anzi ha imposto gravi tasse e ha spinto la popolazione a odiare ancor di più i loro governanti. Una scelta politica pericolosissima, che non ha risolto il problema, ma anzi l’ha esasperato.

L’intera relazione, per chi fosse interessato, può essere letta su Wikisource. Quello che mi sembra interessante sottolineare, comunque, è che in questo trattato precedente a “Il Principe”, Machiavelli comincia delineare la sua etica. Si comincia a descrivere la necessità di una figura politica che persegue i suoi scopi in modo determinato, usando il buon esempio della storia antica e con particolare attenzione all’etica umanistica piuttosto che alla teologia religiosa. Una figura, quella del Principe, capace di riunire la frammentazione italiana tra Stati divisi e lotte intestine per il potere, corporazioni e clientele. Un’Italia dominata dai compromessi, dalle debolezze dei governanti, incapace di suscitare il senso di appartenenza e di identità tipici di quella che sarebbe diventata la nazione in senso moderno.

Nella relazione sul modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati, inoltre, il Machiavelli pone l’accento su un tema che diventerà fondamentale nei suoi trattati successivi, ovvero sull’atteggiamento che un principe debba tenere nei confronti dei suoi sudditi. Meglio essere amati o temuti? Entrambe le cose, idealmente. Ma è praticamente impossibile per un principe, che è comunque un essere umano, riuscire ad essere contemporaneamente amato e temuto: nel dubbio, quindi, meglio essere temuti. Il principe deve suscitare timore, ma senza mai rendersi odioso, poiché l’odio costituisce il primo stimolo per la ribellione e la perdita del potere, come accaduto con i popoli della Valdichiana.

Il Principe di Machiavelli, quindi, non è perfetto, poiché la perfezione non è umana: è un governante che raggiunge il miglior risultato possibile, prima di tutto per il popolo e per lo Stato. Una figura umana, cinica e concreta, che mette al primo posto la ragion di stato rispetto alla sua stessa poltrona.

Chissà se gli attuali governanti di Roma e di Firenze oppure i politici locali hanno preso spunto dalle parole di Machiavelli e ne condividono l’etica!

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Alla scoperta dell’Aglione alla Fiera di San Vittorino

L’aglione è uno degli elementi più caratteristici del nostro territorio: dai famosi pici ai tanti condimenti tipici della cucina locale. Proprio l’aglione, assieme ai libri, alle foto d’epoca e agli…

L’aglione è uno degli elementi più caratteristici del nostro territorio: dai famosi pici ai tanti condimenti tipici della cucina locale. Proprio l’aglione, assieme ai libri, alle foto d’epoca e agli altri podotti tipici, sarà il protagonista della “Filiera Corta” che si svolgerà alla Fiera di San Vittorino di Acquaviva di Montepulciano.

L’A.S.D. “Il Fierale” in occasione della Festa patronale di San Vittorino di Acquaviva e della Sagra dell’Ocio dal collo ripieno che si svolge dal 2 al 7 Settembre presso i Giardini dell’Ex-Fierale, torna ad organizzare sul tracciato stradale urbano dell’ antica Via Cassia Adrianea presso l’antica “statio AD NOVAS” la tradizionale Fiera di San Vittorino.

Sabato 6 Settembre, dalle ore 10 alle ore 22, uno storico appuntamento in Valdichiana in cui si troveranno moltissimi prodotti di ogni genere a Filiera Corta, le produzioni delle giovani eccellenze che guardano con rispetto alle tematiche ambientali, l’immancabile fiera merceologica e uno spazio dedicato alla creatività locale presso la ex-Coop con esposizioni di cartoline d’epoca del ‘900 e di opere in piombo dell’artista Ugo Forte.

Tra gli oggetti a Filiera corta, presso lo stand del Centro Culturale Gens Valia, da segnalare l’iniziativa “Dall’autore al lettore”, la filiera corta del libro, dove si potranno trovare gli ultimi libri scritti sulla storia locale del nostro territorio presentati dagli autori e di rari libri d’epoca da collezione di autori famosi quali Vittorio Fossombroni, Odoardo Corsini, Alessandro Manetti ed in modo particolare, per i visitatori che acquisteranno i libri, sarà regalato loro uno spicchio gigante di Aglione della Valdichiana per ogni copia acquistata.

aglione in mano di SergioQuest’anno i Consiglieri del Gens Valia, dopo aver ricevuto moltissime richieste, ripropongono il gustosissimo Aglione Chianino “Raccolta 2014” proveniente dai semi regalati con il progetto 2011. L’Aglione, per il suo gustosissimo sapore (ma è anche un vero farmaco “verde” che regola la pressione e ripulisce le arterie, ha un’azione antibatterica e antivirale, contiene delle sostanze antiossidanti ed è antitumore) è famoso per il sugo a condimento dei tradizionali pici Chianini; recentemente è entrato a far parte dei prodotti pregiati nell’Arca del Gusto di Slow Food. Un ritorno quindi auspicato ad una produzione di prodotti agroalimentari naturali ed una futura opportunità per le giovani generazioni che vorranno intraprendere questa nuova esperienza in un territorio che si appresta ad essere classificato “distretto biologico”.

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Consorzio Vino Nobile: “La viticoltura è il paesaggio toscano”

I produttori di Montepulciano intervengono in maniera critica sulle indicazioni del Piano Paesaggistico Toscano: “La viticoltura e’ il paesaggio toscano” «Saint-Emilion è patrimonio Unesco per la bellezza dei vigneti, in Toscana ora,…

I produttori di Montepulciano intervengono in maniera critica sulle indicazioni del Piano Paesaggistico Toscano: “La viticoltura e’ il paesaggio toscano”

«Saint-Emilion è patrimonio Unesco per la bellezza dei vigneti, in Toscana ora, a quanto pare, sono considerati dannosi e deturpanti nei confronti del paesaggio». Con questa riflessione il Consorzio Vino Nobile di Montepulciano interviene sulle linee guida del Piano di indirizzo territoriale che la Regione Toscana ha presentato nei giorni scorsi muovendo non pochi malumori all’interno del mondo agricolo.

«Siamo rimasti molto perplessi e scoraggiati nel leggere il documento del piano paesaggistico che la Regione ha presentato senza per altro coinvolgere le associazioni agricole – dice il Presidente del Consorzio Vino Nobile di Montepulciano, Andrea Natalini – in particolare non riusciamo a capire perché sia stata demonizzata la viticoltura, in una regione, come la Toscana, dove il vino non solo è stato nei secoli sentinella del territorio, ma anche fondamentale traino per la promozione turistica in tutto il mondo».

Andrea Natalini«Ci sono i disciplinari di produzione e le normative vigenti in materia come naturale limite agli impianti di produzione – continua Natalini – e i produttori sono i primi a non volere che del vino in Toscana si faccia massificazione dal momento che la filosofia assodata in questi anni è rispetto per il territorio, per il paesaggio e per la qualità dei nostri prodotti». Il Consorzio Vino Nobile, d’accordo con altri consorzi vitivinicoli toscani, critica del PIT l’approccio anacronistico che denota una scarsa attenzione all’agricoltura regionale e che, evidentemente, nemmeno prende in considerazione l’importanza di questo settore che da sempre ha saputo integrare l’eccellenza produttiva alla qualità di un paesaggio unico e apprezzato da milioni di visitatori che ogni anno provengono da tutto il mondo.

«Ringraziamo l’Assessore all’agricoltura, Gianni Salvadori, per aver messo in chiaro il suo punto di vista che per altro coincide con il nostro – conclude il Presidente del Consorzio del Vino Nobile – e ribadiamo che come Consorzio siamo stati i primi negli anni a limitare l’ampliamento dei vigneti proprio perché consapevoli che gran parte del valore aggiunto del nostro prodotto, e in generale del Made in Tuscany, derivi dal territorio e dal paesaggio a cui si lega, anche per questo disapproviamo questo Piano di indirizzo territoriale chiedendo alla Regione Toscana, all’Assessore Anna Marson in particolare, di rivedere il testo coinvolgendo le categorie del settore al tavolo di concertazione».

Il patrimonio “Nobile”. Cinquecento milioni di euro. E’ questa la cifra che quantifica il Vino Nobile di Montepulciano tra valori patrimoniali, fatturato e produzione. Nello specifico in oltre 200 milioni di euro è stimato il valore patrimoniale delle aziende agricole che producono Vino Nobile, 150 milioni circa il valore patrimoniale dei vigneti (in media un ettaro vitato costa sui 150 mila euro) e 65 milioni di euro è valore medio annuo della produzione vitivinicola. Una cifra importante per un territorio nel quale su 16.500 ettari di superficie comunale, 2.200 ettari sono vitati, ovvero il 16% circa del paesaggio comunale è caratterizzato dalla vite. A coltivare questi vigneti oltre 250 viticoltori (sono circa 90 gli imbottigliatori in tutto dei quali 78 associati al Consorzio dei produttori) che nel 2013 hanno prodotto 56 mila ettolitri di Vino Nobile e circa 17 mila destinati a divenire Rosso di Montepulciano. Oltre mille i dipendenti fissi impiegati dal settore vino a Montepulciano, ai quali se ne aggiungono altrettanti stagionali. Nel 2013 sono state immesse nel mercato circa 7,4 milioni di bottiglie di Vino Nobile e circa 2,5 milioni di Rosso di Montepulciano Doc, numeri in linea con l’anno precedente.

Il mercato. L’export segna con il 2013 un +8% rispetto al 2012 toccando quota 76 per cento di prodotto mentre il restante 24% viene commercializzato in Italia. Per quanto riguarda il mercato nazionale le destinazioni di Vino Nobile si sono dirette al Nord (40 per cento), mentre in Toscana si sono attestate al 19 per cento, mentre resta invariata rispetto allo scorso anno la percentuale della vendita diretta in azienda, 19%. Per quanto riguarda l’estero la Germania è passata ad assorbire il 48 per cento della quota esportazioni, crescendo del 4 per cento rispetto al 2012 e tornando ad essere il mercato di riferimento per il Nobile. Gli Usa confermano l’ottimo andamento segnando nel 2013 il 17,5% (+1,5% rispetto al 2012), così come i mercati asiatici che nel 2013 hanno rappresentato un vero e proprio exploit di vendite passando dall’8,1 al 12 per cento.

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Chiara in Chiana: Bravìo delle Botti, Corteo dei Ceri – Parte 2

Esistono tante forme di espressione culturale, ma alcune di queste esprimono maggiormente l’identità di un paese, di una città e di un popolo. A mio parere, le rievocazioni storiche sono…

Esistono tante forme di espressione culturale, ma alcune di queste esprimono maggiormente l’identità di un paese, di una città e di un popolo. A mio parere, le rievocazioni storiche sono una di queste. E’ esattamente da questo punto che voglio condividere con voi le mie riflessioni sul Bravio delle Botti 2014, in particolar modo sulla serata del 28 agosto, giorno del Corteo dei Ceri.

Il Bravìo è la festa nella quale più si riconoscono maggiormente gli abitanti di Montepulciano. L’identità culturale poliziana viene coltivata, rimodellata sulle orme delle proprie origini, e viene celebrato il legame con il passato, con la propria contrada, con il proprio territorio di appartenenza.

In un altro articolo ho parlato della percezione del territorio e di come questo possa influire sulla cultura, sul modo di pensare e sulle concezioni di una persona. Citando da quell’articolo, infatti, «la percezione individuale del territorio, per esempio, pur variando da persona a persona, mostra tutta una serie di comunanze tra individui che vivono nello stesso luogo». Pur divisi da contrade, l’identità culturale poliziana è collettiva, condivisa.

Ciò che si percepisce dall’esterno, inoltre, è la passione che aleggia nell’aria. L’interpretazione dei personaggi, il gioco dei ruoli, è completa e avvolgente. La passione della quale sto parlando è riscontrabile in particolar modo nei ragazzi, e nei giovani.

Ecco le parole di tre giovani sbandieratori, braccati dalla sottoscritta durante le prove generali in piazza Grande:

Siete emozionati per questa sera?

Sì! Non è la nostra prima esperienza, sono molti anni che siamo sbandieratori, da piccoli c’è il concorso dei piccoli sbandieratori, poi ogni anno si migliora, ma l’emozione c’è sempre.

Cosa vi piace di più di questo evento? Si sente la tensione tra contrade diverse?

Noi siamo due de Le Coste e uno di Voltaia. Durante il Bravìo sì, attriti leggeri ci sono, ma più che altro una grande amicizia! La cosa bella è che, poi, le sere che non si prova si è sempre insieme.

Questi, invece, i commenti di un gruppo di tamburini:

Che ne pensate dell”esperienza di quest’anno?

Faticoso, tanto faticoso quest’anno, però fa sempre piacere, è passione!

Da quanto fate i tamburini?

Tanti anni: io 10, lui [indicando] 15, lui 8.

Com’è la rivalità tra contrade durante il Bravìo?

C’è la rivalità, ma alla fine siamo tutti amici, noi siamo due di Voltaia e uno di Collazzi, però quando c’è la gara, gli sfottò ci saranno!! [ridendo]

Emozionati per stasera?

Il giusto, sentiamo molta adrenalina più che altro.

Corteo dei Ceri Bravìo delle Botti

Anche chi non fa parte del territorio e partecipa alla festa del Bravìo rimane affascinato dal contesto della festa. Parliamo della sottoscritta, rimasta con gli occhi attenti per tutta la durata della celebrazione, ma anche di un altro protagonista della serata, un ospite, Marco Castelli, musicista della compagnia di Danza Verticale, fondata con Wanda Moretti, coreografa del suggestivo spettacolo al quale si è assistito il 28 sera. Voglio fare, quindi, una parentesi dal discorso che si stava portando avanti, avendo colto l’occasione per fargli qualche domanda sul progetto.

«Il progetto è iniziato venti anni fa – afferma Castelli, – in collaborazione con Wanda Moretti che si era specializzata in questo genere di danza. Siamo partiti con movimenti semplici, poi negli anni abbiamo iniziato a fare coreografie con spettacoli sempre più complesse, e a girare l’Italia e il mondo. Le ballerine sono sempre le stesse, poi capita che nel tempo cambino, ma c’è bisogno di una formazione abbastanza complessa, e impegnativa. Dipende, poi, dal fatto che bisogna trovare le persone giuste, il che non è semplice: devono essere ballerine, danzatrici preparate, ma fisicamente dotate per questo genere di cose, e che non abbiano paura.

«Noi lavoriamo come nei balletti –continua Castelli, – la musica di accompagnamento si fa insieme, e deve essere adatta a uno spettacolo di danza verticale. Questa sera, per esempio, abbiamo realizzato il tutto in base al contesto di Montepulciano, con sonorità medievali approntate per l’occasione. Il posto, il Palazzo Comunale e il paese, sono meravigliosi. Belli, davvero».

A parentesi ultimata, in conclusione, la festa del Bravìo non è solo una festa medievale: sono contrade che si incontrano, ragazzi che si emozionano, che si appassionano; Montepulciano è la festa del Bravìo, e, a farne parte, c’è da esserne orgogliosi.

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Chiara in Chiana: Bravìo delle Botti, Corteo dei Ceri – Parte 1

L’altro ieri, 28 agosto, è stato il giorno, durante il periodo del Bravìo delle Botti 2014, dedicato al Corteo dei Ceri. Già durante il viaggio in treno da Roma, mi sento…

L’altro ieri, 28 agosto, è stato il giorno, durante il periodo del Bravìo delle Botti 2014, dedicato al Corteo dei Ceri.

Già durante il viaggio in treno da Roma, mi sento emozionata: personalmente sono amante di ogni festa di paese, sagra e rievocazione storica, nonché follemente patita di Medioevo e di qualsivoglia riferimento a spade, cavalieri e dame. Quel giorno ero in particolar modo attratta da quella che aveva tutta l’aria di essere una celebrazione con un qualcosa in più.

In effetti, è stato proprio così: non saprei dire se questo qualcosa possa essere riscontrato nella passione che i poliziani mettono nell’organizzazione della festa, o per la ricchezza degli eventi, o, ancora, per il meraviglioso scorcio di piazza Grande illuminata da fuochi e fiammelle – scintillanti lingue di fuoco che si perdevano nel cielo notturno ricco di stelle. Probabilmente la particolarità della celebrazione sta nell’unione di tutti questi elementi.

Prima di perdermi nelle mie personali riflessioni da antropologa, il racconto della serata è d’obbligo. Appunti e annotazioni riempiono le pagine del mio quaderno personale e, per quanto possibile, vorrei dare spazio a tutto ciò che ho visto, occhi luccicanti al seguito.

Arrivo nella Piazza Grande vero le 16.30 e lo spazio è completamente assorto dalle prove generali: tamburini, sbandieratori,Corteo dei ceri - Bravìo delle botti danzatrici e danzatori dedicano anima e corpo all’esercizio e alla pratica. L’atmosfera è particolare, densa, allegra, ma allo stesso tempo rilassata. La voglia di far bene c’è, preponderante, e qualche errore qua e là si nota, ma la perfezione della serata sarà confermata solo poche ore dopo durante lo spettacolo ufficiale.

Il Corteo dei Ceri mi incuriosisce, in virtù del fatto che si tratta di un evento caratterizzato dall’assenza di luce elettrica e, quindi, illuminato dalle fioche fiammelle di torce e candele. Ho sempre ammirato la capacità di un lume di rendere un ambiente suggestivo: di solito in una stanza, magari a cena, ma è davvero particolare contemplarne l’effetto all’interno di un intero paese.

Le otto contrade, Poggiolo, Gracciano, Voltaia, Le Coste, San Donato, Cagnano, Talosa e Collazzi, scendono le vie di Montepulciano per incontrarsi nel luogo di inizio del corteo, la Colonna Del Marzocco. Insieme al gruppo del Magistrato, si avviano una dopo l’altra verso la piazza Grande, ciascuna con in testa il cero, che sarà offerto poi a San Giovanni Battista una volta arrivate al Duomo. Nell’ordine, sfila prima Voltaia, poi Talosa, dai vivaci colori giallo e rosso; a seguire Le Coste, negli armonici blu e giallo; Poggiolo, bianco e blu; Gracciano, verde, giallo e nero; Cagnano, verde e blu; Collazzi, verde e giallo; infine, San Donato, rosso e bianco.

Arrivano in Piazza Grande, con grazia, e lentamente si sistemano ognuno al loro posto, sfilando in cerchio davanti al pubblico seduto sugli spalti.

Inizia la cerimonia, e il silenzio è assoluto. Il Gonfaloniere, munito di microfono, con voce squillante e sicura, si erge a supremo giudice dei ceri portati in omaggio dalle contrade, invocando San Giovanni Battista e la Santissima Vergine. Una musica che ricorda le ballate epiche del passato, rievocatrice di eleganti corti medievali colme di cavalieri dalla scintillante armatura, dona allo spettacolo un’idea di trasparenza, quasi che davvero un altro mondo, un mondo passato, fosse riaffiorato dolcemente per accoglierci nelle sue braccia. Ogni cero è sottoposto all’attento giudizio del  Gonfaloniere, il quale, cauto e severo, accenna un inchino ogni volta per offrire il suo benestare. Lentamente, allora, le otto offerte sono adagiate su un apposito piedistallo posto davanti all’entrata del duomo. Accompagnati da litanie religiose e preghiere, i membri della Chiesa accolgono le offerte e benedicono gli astanti. Alle parole: «Andate in pace, la cerimonia è finita», sembra quasi di uscire da una sorta di torpore, e si ritorna al presente.

Corteo dei ceri - Bravìo delle botti

A unire tradizione e modernità, a celebrare il passato con la freschezza delle nuove generazioni, arriva il momento degli spettacoli previsti per l’evento: si inizia con la perfetta esibizione del Gruppo di tamburini di Montepulciano, poi l’altrettanta mirabile acrobazia delle bandiere del Gruppo di sbandieratori. Tamburini e sbandieratori, espressione del connubio perfetto tra il passato e il presente poliziano, racchiudono l’entusiasmo e la bravura di giovani e ragazzi che hanno dimostrato grazia ed eccellenza.

A seguire, lo spettacolo di un gruppo di ballerini della scuola di danza Art Studio Ballet, danzatori di fuoco che ci deliziano con piroette ed energici movimenti. Nonostante il vento mettesse a dura prova le aste infuocate tra le mani degli artisti, lo spettacolo è piacevole e interessante. Sempre utilizzando una musica dal tono epico, capace di trasmettere energia in chiunque, il gruppo di ballerini danza in un crescendo continuo che, all’apice della musica, si interrompe bruscamente, salutando il pubblico.

Corteo dei ceri - Bravìo delle botti Le luci si spengono e si illumina la torre del Palazzo Comunale, imponente, limpida e chiara; l’orologio illuminato e quieto, osservatore quanto noi. Io, che sapevo già cosa stava per accadere in virtù della mia visita alle prove generali, ero in trepidante attesa. Una ballerina di Danza Verticale, questa danza meravigliosa che elimina qualsiasi dimensione spaziale e terrena, con movimenti sinuosi si lascia calare leggera, eseguendo una coreografia composta da gesti improvvisi alternati a movimenti dolci. Seguono altre due ballerine, calatesi dalla facciata principale, che diventano poi quattro, una per ciascuna delle finestre del secondo piano. Uno spettacolo mai visto prima.

Un’emozione incredibile per tutta la serata ha percorso, lieve ma decisa come il vento che ci ha accompagnato per tutto il tempo, gli spettatori del Corteo dei Ceri 2014. Degna conclusione lo spettacolo di fuochi pirotecnici, che ha colorato la facciata del Palazzo Comunale davanti al naso puntato in su di tante, tantissime persone affascinate.

Si chiudeva, così, una serata che si è presentata come un evento unico, fortunatamente ripetibile ogni anno ma che, altrettanto fortunatamente, rimane unico e speciale in ogni sua edizione. Gli occhi di una ragazza romana, ancora prima che antropologa, si sono ritrovati ad ammirare con fascino e ammaliamento un evento che racchiude tanti elementi diversi: non solo la ricostruzione storica, di pregevole precisione e accuratezza, ma anche i dettagli, le percezioni personali, le persone, la passione che si sentiva nell’aria. Di questa passione vuole, invece, parlarvi l’antropologa, la specialista della cultura. Il resoconto, infatti, non è finito qui: questa è solo la prima parte, e molte altre cose ho da dire. Riflessioni, pensieri, idee che mi sono passate per la mente durante la mia permanenza alla festa, e interviste, chiacchiere con chi è stato davvero protagonista dell’evento. Appuntamento a domani!

All pictures by Alessia Zuccarello – Valdichiana Srl Media

 

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