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Tag: scuola

Settimana Foianese: l’ANPI incontra gli studenti delle scuole medie

Da venerdì 20 fino a domenica 29 settembre si è svolta la Settimana foianese, organizzata dalla Pro Loco di Foiano della Chiana in collaborazione con il Comune e le associazioni…

Da venerdì 20 fino a domenica 29 settembre si è svolta la Settimana foianese, organizzata dalla Pro Loco di Foiano della Chiana in collaborazione con il Comune e le associazioni cittadine. Dieci giorni di iniziative culturali, culinarie, artistiche e sportive che hanno messo in luce le eccellenze chianine e foianesi. Le prime edizioni erano caratterizzate dagli artigiani locali che prendevano il loro spazio nei fondi del centro storico per esporre i propri prodotti e le loro opere; nel corso del tempo l’evento si è arricchito di occasioni di intrattenimento e di conoscenza, per vivere pienamente il borgo foianese. “Saperi e Sapori” è il nuovo nome che è stato dato a questa manifestazione che per dieci giorni ha riempito il centro storico del paese di musica, concerti, eventi, conferenze, laboratori e spettacoli

Nell’ambito di questa ricca serie di eventi è stata avviata una collaborazione tra l’Istituto Omnicomprensivo Guido Marcelli e la sezione locale dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), che si è concretizzata nella visita guidata all’Istituto storico dell’Antifascismo e della Resistenza in Valdichiana “Bernardo Melacci”. Gli studenti delle scuole medie hanno quindi avuto l’opportunità di visitare il centro di documentazione e l’archivio storico, che contiene un patrimonio documentario e bibliografico  che ha lo scopo di conservare per le future generazioni e per tutti gli studiosi le testimonianze del periodo della Resistenza.

L’enorme valore storico e culturale dell’Archivio di Piazza Cavour è stato mostrato ai giovani studenti degli ultimi anni delle scuole secondarie che si stanno avviando allo studio della Seconda guerra mondiale e della Lotta di liberazione nazionale. Ai ragazzi e alle ragazze è stata illustrata la storia dell’Istituto ed è stato spiegato loro il metodo di indagine impiegato dai ricercatori per la raccolta delle fonti. Hanno potuto toccare e maneggiare gli strumenti utilizzati da Ezio Raspanti, fondatore dell’Archivio, per la raccolta delle testimonianze e, infine, hanno esaminato alcuni dei risultati della ricerca, conservati all’interno dei fascicoli tematici.

A partire dagli anni Settanta l’Istituto storico ha promosso studi e ricerche che hanno messo in rilievo l’importanza della guerra partigiana tramite la raccolta delle testimonianze dirette di quegli avvenimenti e di materiale documentario sull’Antifascismo e la Resistenza toscana e della Valdichiana in particolare. Le fonti raccolte permettono anche di avere un quadro chiarissimo delle classi subalterne e del movimento contadino e operaio dall’inizio del Ventesimo secolo.

Mariangela Raspanti, Presidente dell’ANPI sez. Foiano della Chiana, si è detta «enormemente soddisfatta dall’opportunità che si è creata grazie alla volontà della Dirigente scolastica Anna Bernardini e quella della professoressa Laura Paolini. L’importanza di far conoscere la storia locale e nazionale ai ragazzi in maniera così approfondita e l’opportunità di parlare loro del metodo scientifico che sta alla base della ricerca storica è stata un’occasione formativa molto importante, che sicuramente andrà ad arricchire il loro bagaglio culturale. Ci terrei molto a ringraziare anche il Presidente della Pro Loco di Foiano, Luca Posani, per l’impegno che mette nel valorizzare le nostre eccellenze».

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Storia di un amore travagliato tra il mondo della scuola e quello del lavoro

Con questo titolo potremmo sintetizzare il rapporto tra mondo della formazione e del lavoro in Italia: due realtà che molto spesso faticano a dialogare, ma delle quali è necessario un…

Con questo titolo potremmo sintetizzare il rapporto tra mondo della formazione e del lavoro in Italia: due realtà che molto spesso faticano a dialogare, ma delle quali è necessario un punto d’incontro.

Si tratta infatti di un tema di grande importanza, considerando come l’economia del futuro si baserà interamente sulla conoscenza. In uno scenario come questo, una forza lavoro qualificata e con le competenze in linea con il mercato del lavoro, rappresentano un fattore altamente competitivo per le aziende. Non a caso il concetto di Industria 4.0, che può benissimo essere esteso a molti altri comparti, non può prescindere dall’apporto di una formazione continua.

In questa prospettiva, il legislatore ha recentemente avviato tutta una serie di riforme per cercare migliorie o correggere quegli strumenti che legano assieme mondo della formazione e mondo del lavoro. Nel Jobs Act si è operata una riscrittura del contratto di apprendistato ridefinendone i termini, così come è stata rivista l’istituzione dell’alternanza scuola-lavoro.

L’alternanza è stata resa obbligatoria e estesa a tutti gli studenti delle scuole secondarie di II secondo, con delle differenze: negli istituti tecnici e professionali, la durata complessiva, nel secondo biennio e nell’ultimo anno del percorso di studi, è di almeno 400 ore, mentre nei licei le ore previste nel triennio sono almeno 200.

La riforma ha suscitato non poche polemiche che hanno evidenziato determinate criticità: due sono stati gli aspetti più controversi, da una parte, il possibile rischio che le aziende sfruttino i ragazzi che vanno a fare l’alternanza, mentre dall’altra, che il tempo passato in azienda non sia formativo e non congruo con il percorso di studi svolto, problema particolarmente sentito per gli studenti dei licei.

Il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli ha riunito, lo scorso 16 dicembre, gli stati generali dell’alternanza scuola-lavoro, nei quali è stata presentata una nuova piattaforma che consente una gestione più snella da parte delle scuole denominata ‘La carta dei diritti e dei doveri per gli studenti’ e una nuova funzione attraverso la quale è possibile segnalare le criticità e tutta una serie di nuovi elementi.

Per approfondire il tema abbiamo intervistato Maria Luisa Ghidoli, segretaria confederale della Cgil Siena e Marina Cocchi, docente presso l’Istituto d’Istruzione Superiore Valdichiana di Chiusi che si occupa dei percorsi di alternanza.

Ghidoli, qual è il giudizio della Cgil in merito all’alternanza scuola-lavoro?

Per la deriva che sta prendendo assolutamente negativo. L’alternanza scuola-lavoro nasce come  un percorso didattico, che dovrebbe avvicinare il mondo della formazione a quello del lavoro, ma invece sta trasformando la scuola in una sorta di ufficio di collocamento che offre manodopera gratuita alla imprese. Da una parte, i ragazzi svolgono un percorso professionale che, in moltissimi casi, non è congruente con il ciclo di studi, dall’altra, molto spesso, vanno a sostituire dei lavoratori, e questo è un fatto molto grave che merita attenzione. C’è inoltre la necessità di adottare un codice etico da seguire nel momento in cui si vanno a scegliere quelle aziende con le quali avviare l’alternanza scuola-lavoro. Tutte quelle realtà colluse con la mafia, che inquinano il territorio o che sfruttano i lavoratori dovrebbero essere automaticamente escluse. In questo senso la creazione di un albo sarebbe certamente una cosa positiva. Ci sono ancora molti aspetti da migliorare e correggere.

Da poco si sono svolti gli stati generali dell’alternanza scuola-lavoro durante i quali il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli ha cercato di fare dei correttivi. Crede che siano sufficienti?

Questi stati generali hanno evidenziato come, anche il Ministero, si sia accorto delle criticità che ancora sono presenti. È stato inserito, all’interno della piattaforma dell’alternanza, un bottone rosso digitale, attraverso il quale gli studenti possono segnalare tutte quelle situazioni che impediscono il corretto svolgimento dei percorsi. Così come è stata istituita una task force di 100 docenti e 10 esperti del Ministero, distaccati presso gli uffici scolastici regionali, per la risoluzione delle criticità. Ma riteniamo che si tratti di misure e strumenti non ancora sufficienti. Non è stato minimamente toccato il monte ore che gli studenti devono svolgere all’interno dell’azienda e che, a nostro avviso, è ancora troppo elevato. Infine non si è minimamente accennato a come poter aiutare quelle famiglie che da sole non riescono a sostenere i costi delle trasferte dei propri figli quando vanno in azienda.

In che modo il sindacato potrebbe essere coinvolto?

Il sindacato può essere un soggetto indispensabile affinché l’incontro tra mondo della formazione e del lavoro avvenga nel miglior modo possibile. La scuola deve rimanere il luogo nel quale si forma la persona umana e non un ufficio di collocamento. Sul mancato coinvolgimento delle associazioni di rappresentanza, consideri che siamo in un momento nel quale il sindacato non è molto ben visto, ma questo non è un qualcosa di recente. Le sigle sindacali potrebbero rappresentare una sorta di cuscinetto tra scuola e azienda, e offrire così la propria competenza e esperienza per ovviare ai problemi che possono emergere. Ci potrebbe dunque essere un’azione di vigilanza e porre così le basi per una buona alternanza scuola-lavoro, anche attraverso accordi territoriali. Il sindacato potrebbe inoltre aiutare la scuola e lo studente a denunciare quelle situazioni non a norma. Con  il “bottone rosso” sostanzialmente si lascia lo studente da solo nel segnalare le problematicità che vengono a galla. È vero che ha la possibilità di confrontarsi con il proprio tutor, ma, sostanzialmente, la responsabilità ricade tutta su di lui. È chiaro che una ragazza o un ragazzo, a quell’età, non hanno ancora la maturità e le competenza per poter denunciare situazioni non consone all’alternanza scuola lavoro.

Nell’ultimo rapporto dell’Ocse “Getting Skills Right” si evidenzia come, in Italia, il titolo di studio non sempre riesca a comunicare le effettive competenze del giovane, e che quindi le imprese si trovino in difficoltà al momento della selezione.  Crede che l’alternanza scuola-lavoro possa ovviare in parte a questa problematica?

Credo che possa essere fatto, nella misura, in cui la scuola continui a preservare il suo compito volto all’orientamento del ragazzo, per capire le proprie preferenze per quella che potrebbe essere una futura ed eventuale occupazione. Certo il modo in cui l’alternanza scuola-lavoro è stata recepita da una normativa europea e inserita nella riforma della Buona scuola, non farà che aumentare le problematiche sopra elencate. L’istituto andrebbe totalmente rimodulato e ripensato. Vediamo se i correttivi introdotti dal ministro Fedeli riusciranno a ovviare alle problematicità sin qui emerse, ma siamo molto dubbiosi sul fatto che possano essere forieri di un cambiamento radicale.

Cocchi, qual è il ruolo della scuola all’interno dell’istituto dell’alternanza?

Il percorso dell’alternanza scuola-lavoro inizia il terzo anno. Quello che la scuola cerca di fare nel biennio è di preparare gli studenti con un minimo di conoscenze per affrontare nel migliore dei modi l’esperienza che andranno a svolgere in azienda. Questa formazione preliminare fornisce gli strumenti necessari sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro. Inoltre cerchiamo di orientare gli studenti, lavorando sulle loro competenze e aspirazioni, su un possibile percorso professionale. Bisogna sottolineare come questa fase preparatoria sia ancora parcellizzata e priva di una sua uniformità al livello nazionale. Da una parte perché il tessuto produttivo è estremamente variegato, e quindi ogni scuola si confronta con le realtà presenti nel proprio territorio. C’è poi da considerare come i licei da pochissimo hanno avviato l’alternanza. Siamo dunque ancora in una fase di rodaggio.  Stanno tuttavia nascendo delle associazioni, anche ad hoc, che presentano progetti di alternanza scuola-lavoro, soprattutto nei licei, dove magari è più difficile far incrociare il percorso di studi con un’esperienza nel mondo del lavoro che sia congruente e formativa.

In che modo la scuola vigila sul corretto svolgimento dei percorsi di alternanza?

La vigilanza viene svolta da un tutor interno, che solitamente è il coordinatore di classe, il quale, durante i 15 giorni che lo studente passa in azienda, ogni tanto si reca nell’impresa per vedere se effettivamente lo studente stia svolgendo il percorso prestabilito. C’è un tutor anche aziendale, che rimane sempre in contatto con quello scolastico per segnalare qualunque tipo di problema. L’azione di vigilanza si svolge poi anche attraverso la valutazione di ciò che effettivamente lo studente ha appreso, delle competenze che ha acquisito, questo sia alla fine dell’esperienza in azienda sia durante l’esame di maturità. Riguardo alle polemiche sullo sfruttamento dei ragazzi e al fatto che andavano a svolgere mansioni non in linea con il percorso di studi, quello che posso dire è che nella nostra realtà le aziende si sono sempre dimostrate disponibili e attente alla formazione dei ragazzi.

Crede che l’alternanza scuola-lavoro sia un buono strumento per collegare i due ambiti, e quali ritiene che debbano essere gli aspetti da migliorare?

Io credo di sì. Il tempo che il ragazzo passa in azienda non è poco, 400 ore permettono di fargli comprendere almeno le dinamiche che accadano all’interno di un posto di lavoro. Se dunque l’alternanza viene svolta nel modo consono può rappresentare un’ottima esperienza e uno strumento di collegamento tra mondo della formazione e del lavoro. Permango, ovviamente, degli aspetti da migliorare. Dobbiamo rammentarci che il primo ciclo di alternanza scuola-lavoro si concluderà solo nel 2019. Siamo dunque in una fase di rodaggio. Sugli aspetti da migliorare, il Ministero potrebbe forse attivarsi per far comprendere meglio ad alcune aziende l’importanza di questo strumento. Molto spesso sentiamo i datori di lavoro lamentarsi del fatto che devono spendere molto, sia in risorse che in tempo, per formare il novizio. Con l’alternanza le imprese hanno la possibilità di plasmare, per tre anni, un ragazzo, e avere quindi per il futuro una manodopera già formata. Dall’altra parte la scuola dovrebbe essere più connessa con il mondo del lavoro e questo evitando di formare il ragazzo su tecnologie molto spesso obsolete che non sono più usate nei luoghi di lavoro. In questo aspetto il Ministero potrebbe investire più risorse, che potrebbero aiutare le scuole a potare avanti l’alternanza nel miglior modo possibile.

Il sindacato non è stato sin qui coinvolto. È un soggetto del quale si è sentita l’assenza e quale potrebbe essere il suo apporto nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro?

Fino a questo momento la sua assenza non si è fatta ancora sentire, anche perché è passato poco tempo, e i primi problemi stanno affiorando in questo momento. Sicuramente più avanti potrebbe giocare un ruolo importante, anche come trait d’union tra la scuola e le imprese, e dare seguito a quell’opera di sensibilizzazione nelle seconde prima accennata.

Il rapporto dell’Ocse, Getting Skills Right evidenzia come la “cattiva fama” degli istituti tecnici-professionali in Italia allontani i ragazzi da questa scelta. L’alternanza scuola-lavoro potrebbe, in parte, ovviare a questa situazione?

Questo della cattiva fama degli istituti professionali è un problema vero e sono convinta che lo strumento dell’alternanza possa essere, in parte, un rimedio. Non c’è nulla di negativo nel fatto che una ragazzo non sia portato per il classico. Con lo strumento dell’alternanza si dovrebbe, prima di tutto, esaltare le capacità dello studente, renderlo più consapevole di quello che potrebbe essere il proprio percorso futuro. È sbagliato far passare l’idea che la scelta di frequentare un istituto tecnico-professionale sia un ripiego.

In uno dei ultimi rapporti Getting Skills Right l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha evidenziato una situazione certamente non rosea per quanto riguarda il rapporto tra formazione e lavoro in Italia. L’organizzazione di Parigi ha sottolineato come, nel nostro Paese, “sono ancora troppi i giovani che si formano su tecnologie ormai obsolete e che, per questo motivo, alla conclusione del ciclo di studi professionalizzante non possiedono le competenze adeguate per renderli candidati appetibili nel mercato del lavoro”. Le imprese non riescono a trovare, sul mercato, le competenze richieste. Per quanto riguarda i laureati, la maggior parte di questi rimane intrappolato in un mercato del lavoro che li colloca in posti di lavoro di scarsa qualità e per i quali, di solito, sono sovra-qualificati.

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La minaccia dell’Isis e la situazione geopolitica siriana

Gli studenti dei Licei Poliziani lo scorso sabato 24 settembre hanno partecipato a una tavola rotonda dal titolo ‘La minaccia dell’ISIS e la situazione geopolitica siriana’, che ha permesso loro…

Gli studenti dei Licei Poliziani lo scorso sabato 24 settembre hanno partecipato a una tavola rotonda dal titolo ‘La minaccia dell’ISIS e la situazione geopolitica siriana’, che ha permesso loro di conoscere più da vicino l’attuale scenario del medio oriente. Alla tavola rotonda hanno preso parte la giornalista Sara Lucaroni, vincitrice del premio “Giornalisti del Mediterraneo 2017” per il suo reportage sulle donne yazide vendute come schiave sessuali per finanziare lo Stato islamico e il mons. Georges Abou-Khazen, vicario apostolico della Siria e vescovo di Aleppo, personaggio chiave per la resistenza siriana alle violenze barbaramente perpetrate dall’ISIS.

Parlare di ISIS, della situazione geopolitica in Siria, Iraq e Kurdistan, oltre che del braccio di ferro tra Usa e Russia in questi territori non è mai semplice, soprattutto se il pubblico a cui ci riferiamo sono giovani, ma gli studenti dei Licei Poliziani hanno mostrando una grande partecipazione ai temi trattati, dando vita a un proficuo scambio di vedute con gli interlocutori.

Sara Lucaroni, attraverso il reportage d’inchiesta ‘Rapite dall’Isis’ pubblicato sull’Espresso , ha portato alla luce un fatto avvilente che sta accadendo a Sinjar, una piccolissima città nell’Iraq nordoccidentale molto vicina al confine siriano e abitata per la maggior parte da persone yazide, fede religiosa diffusa in quella zona molto prima della comparsa dell’Islam. In questa zona le donne yazide vengono rapite dall’Isis e vendute come schiave sessuali per finanziare lo Stato Islamico.

Attraverso un padre coraggioso, un ex-commerciante iracheno che da due anni, con altri 35 collaboratori, svolge un’attività di mediazione per liberare le circa 4mila donne e bambini ancora ostaggi del Califfato, la giornalista è riuscita a entrare in contatto con la comunità yazida e ad accedere a un gruppo su Telegram controllato dall’Isis appositamente per la vendita delle schiave dello Stato Islamico a Raqqa. La vendita delle prigioniere al Califfato avveniva tramite un’asta online.

La jihad di Abu Bakr al Baghdadi ha preso di mira questo popolo perché ritenuto “infedele”, per cui molti bambini vengono addestrati per diventare kamikaze e soldati, mentre le donne, spesso minorenni, vengono violentate, torturate e costrette alla schiavitù sessuale, vendute da combattente all’altro. L’Onu, nel giugno scorso, ha definito questa situazione un ‘genocidio in atto’ nei confronti della minoranza yazida.

Attualmente le donne e i bambini salvati dalla rete attraverso un lavoro di intelligence, che poggia sugli informatori nelle città occupate, sono circa 15mila. La difficile attività di liberazione va avanti con tutte le difficoltà del caso.

Sara ha voluto portare alla luce quanto sta succedendo in questa parte sperduta del mondo perché i problemi delle donne del Medio Oriente, i problemi delle donne yazide sono in realtà i problemi di tutte noi:

“Sono problemi che ci devono riguardare il prima persona e non dobbiamo solo indignarci, ma dobbiamo fare qualcosa. Proprio perché sono donna sono riuscita a essere testarda, ho insistito per tirare fuori qualcosa che fino ad allora si conosceva in maniera aleatoria e contingente” – mi ha spiegato Sara.

Al confine con Sinjar c’è la Siria, dove in questo momento il rischio di un confronto militare diretto tra le forze russe e americane impegnate su fronti opposti nel paese mediorientale è cresciuto pericolosamente. Mons. Georges Abu-Khazen, vicario apostolico della Siria e vescovo di Aleppo, ha raccontato la situazione di un territorio martoriato da anni di guerra, violenza e distruzione.

Aleppo è stata liberata e unificata nel Natale del 2016, dopo bombardamenti alla cieca su vari quartieri della città che hanno seminato morte e terrore tra i civili; sono stati mesi duri e difficili, in cui una città si è spopolata con un esodo incessante. La liberazione della città da parte dell’esercito regolare ha segnato una nuova tappa nella guerra siriana, quella della speranza, con l’incentivo di liberare dai gruppi terroristici il resto del paese. In modo particolare ha allontanato la paura della divisione della Siria, dando forza alla possibilità di creare uno stato moderno dove diversi gruppi etnici e religiosi possano vivere in pace e in armonia.

“Aleppo è stata liberata, ma con la gioia e la speranza abbiamo scoperto le grandi sfide che ci aspettano. – ha dichiarato Mons. Abu-Khazen – Prima su tutte è quella di riconciliare gli spiriti, in modo che tutti gli abitanti siano uniti, non solo per la ricostruzione di un Paese martoriato dalla bombe, ma anche nel perdono. Senza perdono non c’è carità, non c’è cultura, non c’è avvenire. Esiste solo la morte. E come cristiani dobbiamo testimoniare il perdono”.

Sono stati molti i bambini che hanno perso i genitori e i parenti nel conflitto, altrettanti quelli abbandonati. Oltre alla ricostruzione fisica è quindi importante tutelare le generazioni più giovani, per ridare futuro alla nazione siriana.

“Tutte le chiese di Aleppo sono state colpite, alcune distrutte del tutto o in parte; molto danneggiata è la città industriale. Oltre alla distruzione c’è da fare i conti con i danni che hanno subito le case dei civili, la difficoltà quindi sarà anche quella di trovare alloggio per molte famiglie. Ci aspetta una grande sfida e soprattutto è importante far tornare la fiducia della gente attraverso  una convivenza serena e pacifica tra i vari gruppi, perché una grande paura regna tra tutte le minoranze”

Continua mons.Abu-Khazen:

“Molte famiglie sono tornate nella loro terra di origine, ma molti hanno perso la fiducia. Perdonare sarà difficile ma non impossibile, noi lavoreremo perché i giovani e le famiglie possano trovare i mezzi per riprendere una vita normale. Tutto questo sarà possibile attraverso un dialogo con le diverse minoranze perché tutti abbiamo conosciuto la sofferenza e abbiamo scoperto insieme la carità”.

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Con ‘Incontriamoci’ l’integrazione passa per il teatro

Immigrazione, accoglienza e integrazione, tutte parole che hanno assunto ormai un significato concreto nelle nostre vite. Parole che esprimono condizioni e situazioni non più confinate o confinabili nelle cronache dei…

Immigrazione, accoglienza e integrazione, tutte parole che hanno assunto ormai un significato concreto nelle nostre vite. Parole che esprimono condizioni e situazioni non più confinate o confinabili nelle cronache dei notiziari, ma presenti anche nelle nostre realtà. La scuola rappresenta uno dei luoghi eletti all’incontro con l’altro, altro che non solo si concretizza nel proprio compagno di banco, ma oggi, anche, nell’altro proveniente da una cultura diversa dalla nostra. Un’esperienza vissuta intensamente dai ragazzi della scuola secondaria di primo grado di Cetona, grazie al proficuo rapporto con la onlus Incontriamoci.

Dell’associazione ce ne parla un suo membro, Clori Bombagli.

Quando è nata la onlus e in cosa si concretizza il suo impegno?

Della possibilità di dar vita a questa associazione se ne era incominciato a parlare, non in via ufficiale, nello scorso mese di luglio, e la costituzione ufficiale si è avuta solo nell’aprile di quest’anno. Una delle promotrici di questa iniziativa è stata Donata Origo dei marchesi Origo, che si sarebbe occupata della formazione agricola, mentre a me è stato dato il compito di sensibilizzare i ragazzi delle scuole al tema dell’accoglienza, con la speranza e l’auspicio che il messaggio educativo arrivi anche alle famiglie e alla società tutta. Dunque attraverso un lavoro sinergico con la misericordia di Chiusi, loro si sono occupati di gestire l’accoglienza, mentre la nostra associazione si è mossa sul versante dell’integrazione.

Quanto è importante sensibilizzare le persone all’accoglienza nei confronti dei migranti?

È un aspetto fondamentale. Dobbiamo capire come questi flussi migratori rientrino ormai nell’ordinario e non nello straordinario. Promuovere l’integrazione e sensibilizzare all’accoglienza sono due passi importanti per evitare che queste persone, che sfuggono dal terrorismo, povertà e guerra, non diventino un corpo estraneo all’interno della società, affinché non si creino quelle sacche di esclusione e disagio sociale.

Come è iniziata la collaborazione con la scuola media di Cetona e a che cosa ha portato?

Il corpo docente si è dimostrato fin da subito disponibile e sensibile ad un tema così delicato come quello dell’accoglienza. Una sensibilità che si è tradotta subito nel mettere in moto un serie di attività volte proprio a far interagire tra di loro gli alunni e questi ragazzi. Sono nati così diversi laboratori, che hanno toccato trasversalmente numerosi ambiti disciplinari: inglese, francese, tecnologia, musica e teatro. Il percorso teatrale si è rilevato il più faticoso, ma alla fine estremamente proficuo per i ragazzi, visto che li ha impegnati fin da febbraio. Il tema affrontato, grazie al supporto delle insegnati di lettere e all’esperto teatrale, è stato quello del passaggio, inteso sia come transito tra le diversa fasi della vita, ma anche come abbandono del proprio paese di origine per approdare ad uno nuovo.

Qual’è stato il risultato più importante ottenuto da questa esperienza?

Sicuramente il fatto di dare un nome e un’identità a queste persone, dal momento che molto spesso si aggirano come corpi estranei tra i nostri paesi, soprattutto a causa delle terribili sofferenze che hanno dovuto subire e sopportare nel loro viaggio, del quale raramente ne parlano. Ci sono stati inoltri risvolti positivi anche su un piano più strettamente pratico, poiché l’esperienza teatrale, così come le altre attività svolte, hanno permesso a questi ragazzi di familiarizzare con la lingua e la cultura italiana.

L’attività teatrale non ha rappresentato un’esperienza monodirezionale, ma si è fin da subito rivelata una percorso duplice, nel quale tutte le parti coinvolte hanno avuto modo di intraprendere un cammino di arricchimento. Di queste ce ne hanno parlato le insegnati di lettere, Wanda Lodi e Luisa Baglioni, e l’esperto di teatro Gabriele Valentini.

Dal punto di vista didattico, come si è sviluppato il laboratorio teatrale?

Abbiamo chiesto ai ragazzi di elaborare, in forma anonima, attraverso un percorso di scrittura creativa, le proprie emozioni e sentimenti sul tema del passaggio e dell’incontro con l’altro – spiegano le due insegnati – in questo modo, grazie all’anonimato, i nostri alunni hanno potuto mettere sul tavolo le riflessioni, alle quali erano giunti, con assoluta libertà. Da qui, grazie all’aiuto dell’esperto, abbiamo costruito il testo teatrale, interamente frutto del lavoro dei ragazzi.

Che cosa ha voluto dire l’incontro con questi ragazzi, anagraficamente molto più grandi, e in possesso di un bagaglio di esperienze estremamente complesse e dolorose?

Quello che abbiamo notato è stata l’assoluta naturalezza con la quale è nato questo dialogo. Naturalmente tutto questo ha comportato un cambiamento radicale, da parte degli alunni, nell’approccio e nella percezione del tema dell’altro. Sono passati dunque da un “io credevo”, risultato di una visione molto spesso influenzata dai pregiudizi della società, per passare ad un “io credo”, scevro di tutte queste contaminazioni.

Attraverso il linguaggio del teatro si è potuta sviluppare questa sinergia tra mondi culturali estremamente diversi, uno scambio che però ha dovuto superare un primo grande ostacolo comunicativo, la lingua italiana.

“Una barriera superata in prima istanza attraverso il ricorso alla capacità comunicativa del corpo”. Ci spiega Gabriele Valentini, il regista che ha seguito e curato l’intera attività. “Una volta creato un primo canale di dialogo, ci siamo poi concentrati sulla capacità espressiva dei ragazzi, senza avere nessun testo sul quale lavorare, ma facendo sì che l’amalgama tra questi due gruppi avvenisse nel modo più libero possibile. Una libertà che si è anche concretizzata – conclude Valentini – nel non volere raccontare determinate esperienze ed emozioni”.

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Palio dei Somari, la storia s’impara fin da piccoli

Archiviato con un bilancio più che positivo il primo fine settimana della 61esima edizione del Palio dei Somari, l’intenso programma è continuato al Teatro degli Oscuri, dove i protagonisti sono…

Archiviato con un bilancio più che positivo il primo fine settimana della 61esima edizione del Palio dei Somari, l’intenso programma è continuato al Teatro degli Oscuri, dove i protagonisti sono stati gli alunni dell’Istituto Comprensivo di Torrita.

Dopo lo spettacolo della rievocazione storica, l’estrazione delle batterie eliminatorie, i gustosi piatti delle Taverne allestite dalle otto contrade, la magica esibizione degli artisti di strada, le coinvolgenti melodie folk, il rullio dei tamburi e gli squilli delle chiarine suonate delle giovani leve del gruppo tamburini e sbandieratori, spazio agli alunni delle scuole che con i loro canti, le loro danze e i loro racconti hanno fatto emozionare il pubblico del teatro degli Oscuri.

L’Associazione Sagra San Giuseppe, da sempre molto attenta al mondo dei giovani e delle scuole, anche quest’anno attraverso la collaborazione dei volontari e delle maestre dell’Istituto hanno realizzato un viaggio nella storia del Palio torritese ricostruendo il periodo storico in cui si colloca la manifestazione.

La serata all’insegna della storia e della musica è stata aperta dagli alunni della scuola dell’infanzia Arcobaleno e Mago Burletto, che sul palco degli Oscuri hanno eseguito canzoni popolari come ‘Torrita paese diletto’ e ‘La Rosina bella’, canti che hanno segnato generazioni di torritesi e che tutti in occasione della tanto attesa festa cantano ed intonano con allegria e spensieratezza.

Poi è stata la volta degli alunni delle primarie, classe quinta tempo pieno, che hanno realizzato attraverso melodie contemporanee canzoni dai contenuti strettamente connessi alla festa del Palio. Nello scenario naturale di Piazza Matteotti, gli alunni si sono esibiti in danze medievali, facendo balzare Torrita e i torritesi di colpo indietro nei secoli in un’atmosfera magica e suggestiva.

Dopo la Piazza, il teatro degli Oscuri è tornato di nuovo protagonista e a salire sul palco è toccato gli alunni del tempo prolungato della secondaria di primo grado che insieme alla Commissione Corteo Storico sono stati coinvolti nei lavori di ricerca e riscostruzione storica con lo scopo di rendere i bambini parte attiva nell’organizzazione di un Corteo Storico.

Con un testo riadattato per la serata dalla maestra Cristina Nannotti, gli alunni della secondaria hanno ripercorso, attraverso il racconto, i 70 anni tra la presa del Castello di Torrita, da parte delle truppe perugine, avvenuta nel 1358, fino alla liberazione avvenuta nel 1425 celebrata con una grande festa e un grande corteo storico. Gli alunni, insieme alla commissione Corteo Storico hanno condotto uno studio sulla storia degli abiti di quegli anni, e una ricerca minuziosa e attenta, ha permesso ad uno storico e ad una costumista di ricostruire fedelmente l’abito del Podestà, delle ancelle e dei soldati con gli scudi, anch’essi ricostruiti fedelmente sia nelle fattezze che nei materiali. Gli abiti mostrati durante la serata sfileranno nel corteo storico del Comune, insieme a tamburini, chiarine e sbandieratori, per la prima volta domenica 19 marzo 2017, in occasione della corsa della 61esima corsa sul tufo.

Grazie a tutte le edizioni della serata dedicata ai più piccoli, negli anni si è venuto a formare un patrimonio straordinario realizzato dagli alunni delle scuole e che attraverso un progetto ‘È il nostro palio’, Torrita vuole realizzare una pubblicazione che raccolga tutto il materiale, non solo per la formazione didattica, ma come esperienza reale.

La serata si è conclusa con i ringraziamenti da parte dell’Associazione Sagra San Giuseppe a tutti i volontari per il prezioso tempo dedicato a questo progetto, alla presidente dell’Istituto Comprensivo Parini Silvia Maria Corbelli, alle insegnanti e a tutti i genitori e alunni dell’Istituto.

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L’editoria torna a scuola: il progetto dei licei poliziani

Per un editore è fondamentale conoscere i propri lettori, e per chi lavora in una redazione web è importante comprendere come le nuove generazioni si approcciano al giornalismo e come fruiscono…

Per un editore è fondamentale conoscere i propri lettori, e per chi lavora in una redazione web è importante comprendere come le nuove generazioni si approcciano al giornalismo e come fruiscono le news online. Il progetto messo in campo dai Licei Poliziani e da Valdichiana Media a partire dal mese di Novembre 2016 risponde proprio a quest’esigenza, avvicinando la scuola all’editoria e permettendo agli uni di imparare dagli altri.

I millennials e l’informazione. Li chiamano “millennials” perché sono nati a cavallo del nuovo millennio e hanno avuto fin dall’infanzia una grande dimestichezza con la tecnologia e con la comunicazione digitale. Nella fascia d’età tra i 15 e i 35 anni dei millennials sono compresi sia gli studenti dei Licei Poliziani che parteciperanno al progetto, sia i professionisti di Valdichiana Media che seguiranno la sala stampa: ma nei quindici anni di differenza tra i due, ci sono differenti tipologie di fruizione dell’informazione online e del modo di approcciarsi all’editoria.

La premessa è infatti doverosa: i millennials non leggono le news online, come ha fatto notare poche settimane fa Datamediahub sulla base dell’indagine estiva messa a disposizione da Audiweb. Gli editori utilizzano Facebook come uno dei principali veicoli di traffico verso i loro contenuti editoriali, ma i millennials non sembrano rispondere con grande interesse, nonostante la loro maggiore dimestichezza con i media digitali rispetto alle generazioni più anziane. La fascia d’età 13-17 anni ha una media del 2% di accesso ai contenuti editoriali pubblicati dagli editori (i link alle news online), e la fascia d’età 18-24 anni ha una media dell’11%, comunque una minoranza rispetto agli ambiziosi obiettivi degli editori digitali. Nonostante l’utilizzo degli Instant Articles, il social media marketing e tutte le strategie digitali che preferite, se i millennials non leggono le news online non è evidentemente un problema di formato o di tecnologia, bensì un problema di tematiche, linguaggi e scelte editoriali.

La Sala Stampa ai Licei Poliziani. Quale modo migliore di affrontare il rapporto tra editori digitali e millennials nel nostro territorio, se non mettere la redazione di questo web magazine in una classe di ragazzi dei Licei Poliziani? In totale i ragazzi coinvolti nel progetto della sala stampa sono 34, due classi terze del Liceo Scientifico impegnate nell’alternanza scuola/lavoro. Assieme a loro Valdichiana Media andrà ad approfondire il ruolo del giornalismo e della comunicazione digitale nelle nuove generazioni, per tutto l’anno scolastico, attraverso laboratori e lezioni frontali, uscite didattiche e momenti di riflessione.

Le attività che si svolgeranno all’interno della sala stampa, appositamente allestita all’interno del plesso scolastico, sono molteplici: dalla realizzazione di un giornalino cartaceo alla registrazione di un telegiornale studentesco, dalla gestione dei social network dei Licei Poliziani all’elaborazione dei comunicati stampa; infine, attraverso la preparazione di inchieste giornalistiche, i ragazzi avranno l’opportunità di apprendere le caratteristiche della professione e mettersi in gioco lungo tutto il percorso del processo editoriale, dall’ideazione di un testo alla sua pubblicazione.

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L’editoria torna a scuola. Di fronte a una classe di ragazzi di circa sedici anni d’età, non si può che tornare con la mente all’analisi precedente sulla fruizione delle news online da parte dei millennials. Questi ragazzi, dopo una breve analisi durante il primo incontro, sembrano in linea con i loro coetanei nella dimestichezza con i social network e nella facilità d’accesso agli strumenti della comunicazione digitale. Tutti possiedono uno smartphone e tutti utilizzano Whatsapp, mentre una decina ha anche Telegram; solamente in due non utilizzano Facebook, mentre in 16 usano anche Snapchat. Soltanto una ragazza afferma di leggere i giornali di carta, ma soltanto perché li trova gratuitamente al bar o perché li porta a casa il padre. Tutti erano a conoscenza dei risultati delle elezioni negli USA (il primo incontro si è tenuto giovedì 10 novembre), grazie alle informazioni trovate nei loro smartphone e negli stream dei social network; in molti casi le notizie su Clinton e Trump li hanno raggiunti senza che le dovessero cercare.

La nostra redazione non ha delle soluzioni a portata di mano. Non sappiamo quale possa essere il futuro degli editori digitali e del loro rapporto con i millennials, ma l’incontro tra i ragazzi delle classi terze e i giovani professionisti della comunicazione digitale non può che essere positivo. Non ci consideriamo dei maestri, perché dai sedicenni c’è tanto da imparare, non solo da insegnare. La sala stampa dei Licei Poliziani sarà una sfida e una splendida esperienza formativa per tutti noi.

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“Pasapalabra”, a scuola di integrazione

Cosa può fare la scuola per l’integrazione, e come si può raccontare attraverso la cultura i cambiamenti sociali del mondo contemporaneo? Sono dei grandi temi, quelli affrontati nel cortometraggio “Pasapalabra” (trad. Passaparola)…

Cosa può fare la scuola per l’integrazione, e come si può raccontare attraverso la cultura i cambiamenti sociali del mondo contemporaneo? Sono dei grandi temi, quelli affrontati nel cortometraggio “Pasapalabra” (trad. Passaparola) di Andrea Testini. Cinque minuti che fanno riflettere e che ci fanno capire che bastano pochi gesti per favorire l’integrazione e comprendersi a vicenda. Per migliorare il mondo, addirittura.

Ma andiamo con ordine: Andrea Testini, classe 1982, è un videomaker che vive a metà tra la Valdichiana e Barcellona. Originario di Montepulciano e Chianciano, dove ha vissuto e studiato prima di trasferirsi in Spagna a proseguire la formazione cinematografica, ha ricevuto numerosi riconoscimenti per “Pasapalabra”, soprattutto nei concorsi e nelle rassegne interessate ai temi dell’educazione e della solidarietà.

Mi sono subito interessato alla storia del cortometraggio, appena Andrea me l’ha raccontata: tematiche come l’integrazione, i modelli di apprendimento e di comunicazione, l’incontro tra le culture e le religioni, sono di importanza cruciale nella nostra epoca, anche quando non salgono agli onori della cronaca. Ho quindi incontrato l’autore per visionare l’intera opera (che ancora non può essere distribuita integralmente, perché per la partecipazione ai concorsi ha bisogno di rimanere inedita) e per farmi raccontare cosa l’ha spinto a narrare questo tipo di storia.

Foto Pasapalabra 10La trama di “Pasapalabra” è semplice, ma colpisce con forza fin dalla prima visione. In una scuola occidentale, dei bambini stanno giocando al “telefono senza fili”; l’ultimo della fila è Yassin, il bambino musulmano di origine marocchina preso in giro dalle bambine occidentali. La prima della fila, a cui compete il potere di stabilire la frase da ripetere alle orecchie degli altri compagni con il passaparola, sceglie “Sono un terrorista”, in modo da fargli fare brutta figura. Tutti i bambini ripetono la frase, alcuni divertiti, altri controvoglia. Solo il penultimo bambino decide di spezzare il circolo e di mentire, cambiando la frase: sussurra all’orecchio di Yassin “Sono bello”. Il bambino crede così che la prima della fila volesse dichiarare il suo amore, lo ripete ad alta voce alla classe e corre a darle un bacio sulla guancia. Una trama semplice, lo ripeto, ma di fortissimo impatto per tutti i significati che porta con sé.

“Pasapalabra” è un cortometraggio prodotto da Estudio de Cine di Barcellona; Andrea Testini ha curato la regia e la sceneggiatura, e quando la casa di produzione l’ha selezionato, ha messo a disposizione materiale audiovisivo professionale e spazi per il casting con attori già abituati alle macchine da presa. Le scene sono state girate in un collegio alla periferia di Barcellona, nel Giugno 2015; le musiche sono di Giulia Y Los Tellarini, famosi per le loro colonne sonore in alcuni film di Woody Allen.

Il cortometraggio ha già ricevuto premi, apprezzamenti e prestigiosi riconoscimenti; “Pasapalabra” è stato selezionato al MetropoL’his Festival di Barcellona nella categoria dedicata al cinema solidale dove ha vinto il secondo premio, all’Human Rights Film Festival di Barcellona, Parigi e New York, al CineFest di Los Angeles. Inoltre è stato inserito nelle rassegne Educa Solid Gandia, Valetudo Short Film Tour, Abycine Festival Internacional de Albacete, Ko&Digital Barcellona, Art Film Children’s Festival International Bogotá, Seminci Festival Internacional de Valladolid e la lista è in continuo aggiornamento.

Andrea, complimenti per i risultati che il tuo cortometraggio sta riscuotendo. Come ti è venuta l’idea della trama?

AT: “Volevo affrontare temi di attualità: immigrazione e integrazione, l’incontro tra le culture. Ci sono stati i casi recenti della Siria che mi hanno fatto pensare. Si parla spesso del problema di integrazione del popolo musulmano che risiede in Europa, delle difficoltà vissute dalle seconde generazioni, ed era un argomento che volevo affrontare nel cortometraggio. Mi sono anche ispirato agli episodi di terrorismo recenti, quella è stata la scintilla per parlare di integrazione, educazione e comunicazione. Ho cercato di dare un punto di vista personale su quella che dovrebbe essere la maniera di affrontare il problema. Credo che per migliorare l’integrazione serva più educazione nelle scuole, conoscere e accettare l’altro senza mortificare le culture diverse dalla nostra, senza generalizzare o demonizzare come spesso viene fatto dai media o dalla politica.”

In questa storia ho visto anche una forte critica verso il potere dei media e dei politici. La bambina all’inizio della fila ha il potere di scegliere il messaggio, tutti gli altri bambini sono gli utenti che lo condividono più o meno volentieri, rischiando di far subire gli effetti di questo potere ai soggetti più indifesi. Ma ognuno di noi ha la possibilità di ribellarsi a questa catena, di spezzare il circolo, di evitare la diffusione della disinformazione. Che ne pensi?

AT: “Effettivamente è una lettura che ci può stare. Io l’ho sempre vista come una metafora, il dieci per cento della popolazione che ha il coraggio di non accettare la lettura dominante, di spezzare il ciclo. Non si può credere che i musulmani siano tutti terroristi, come non si può accettare una guerra, decisa in gran parte per gli interessi di alcuni potenti. Le persone non dovrebbero accettare passivamente il pregiudizio. Il passaparola è su tutto, funziona così: le persone sono passive nei confronti della lettura dominante, finché non si spezza il ciclo grazie a chi ha un minimo di pensiero critico.”

pasapalabra 1Hai scelto di continuare la tua carriera da videomaker in Spagna, anche se hai vissuto per anni a Montepulciano e Chianciano. Perché questa scelta?

AT: “Uno dei motivi per cui mi sono trasferito a Barcellona è perché c’è terreno fertile per poter portare avanti progetti culturali, d’altronde è una grande città. Eppure la cultura che abbiamo qui nella nostra zona, in Toscana e in Italia in generale, molti se la sognano. Sia come tradizione che di formazione, siamo messi bene, il livello è molto alto. Però mancano le opportunità date dalle nuove tecnologie, dal coraggio di sperimentare o dai maggiori fondi presenti nelle grandi città. Da noi non ci sono strutture di formazione specializzate nel settore audiovisivo, ma qui è normale, siamo in campagna. Eppure credo che neanche Roma, Milano e Firenze siano in questo momento al livello di Barcellona: in Spagna hanno fatto grandi passi avanti nei centri educativi a livello tecnologico.”

Quali sono i tuoi progetti futuri dopo questo cortometraggio?

AT: “Mi piacerebbe portare “Pasapalabra” anche in Italia, magari a qualche festival e raccogliere i frutti di tanto lavoro. Sarebbe bello proiettarlo anche in Valdichiana, il prodotto merita diffusione. Anche nei Paesi anglofoni sta andando bene e stiamo pensando di fare i sottotitoli in francese e in italiano. Sto anche lavorando ad altri progetti, sempre a tema sociale, che affrontano argomenti importanti per la cultura attuale: per esempio il documentario “Le città invisibili”, basato sul romanzo di Calvino, sui malati e i senzatetto nelle grandi città è un lavoro che sta circolando già da un paio d’anni in tutto il mondo. Ma il sogno per il futuro sarebbe poter girare un film qui nella mia terra.”

Mi sembra di capire, quindi, che per te il ruolo dell’industria culturale sia molto importante nella società, giusto?

AT: “Certo che sì. La cultura è imprescindibile. Non puoi tagliare fondi alla cultura come non puoi tagliarli alla sanità, sono fondamentali, allo stesso livello. Nel caso specifico dell’integrazione, anche il cinema può contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica, insegnare a vedere il mondo con nuovi occhi. Per far sì che questo accada, bisogna iniziare dalle scuole. L’arte e la cultura possono diventare uno strumento politico.”

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Libero Accesso – 7° puntata: Scuola

La settima puntata di Libero Accesso è andata in onda martedì 7 Aprile su Tele Idea (canali 86-625-699 del digitale terrestre) e si è occupata di scuola: approfondimenti sulla riforma “La Buona…

La settima puntata di Libero Accesso è andata in onda martedì 7 Aprile su Tele Idea (canali 86-625-699 del digitale terrestre) e si è occupata di scuola: approfondimenti sulla riforma “La Buona Scuola” del Governo Renzi, sulla situazione dei dirigenti scolastici e sulle criticità vissute dal settore dell’istruzione a livello nazionale e territoriale.

La discussione è stata affrontata in studio con i seguenti ospiti:

  • Patrizia Aloisi, rappresentante MIDA (Movimento Insegnanti Da Abilitare)
  • Laura Mannucci, assessore all’istruzione del Comune di Sinalunga
  • Pamela Fatighenti, segretario PD Chiusi
  • Piero Cappelli, Partito Comunista della Valdichiana

Inoltre hanno contributo alla discussione con servizi esterni e contributi in diretta:

  • Francesco Giusti, vicesegretario nazionale Lega Nord Toscana
  • Salvatrice Delaimo, dirigente Istituto Virgilio Montepulciano
  • Alfonso Noto, dirigente Circolo Didattico Cortona
  • Marco Mosconi, dirigente Licei Poliziani
  • Stefano Scaramelli, sindaco del Comune di Chiusi

Libero Accesso è una trasmissione aperta al contributo di tutti, che continua nel suo approfondimento giornalistico sui tremi trattati in studio anche nel magazine online “La Valdichiana”. Come un wi-fi libero, tutti possono connettersi e inviare i loro contributi, che possono essere letti e commentati in diretta, oppure partecipare alla conversazione online. Nel corso della trasmissione è infatti possibile interagire attraverso l’indirizzo mail liberoaccesso@teleidea.it, la pagina facebook e l’hashtag su twitter #LiberoAccesso.

Documentazione sulla settima puntata

Per la copertina che ha introdotto l’argomento della serata sono state utilizzate le slide preparate dal Governo Renzi per illustrare la riforma dal nome “La Buona Scuola” al Consiglio dei Ministri dello scorso 3 Marzo: LA BUONA SCUOLA

Nel file seguente potete invece trovare un lungo approfondimento della consultazione che ha portato alla riforma e alcuni dei provvedimenti in dettaglio: LA BUONA SCUOLA – APPROFONDIMENTO

Questo invece il comunicato inviato dal Movimento 5 Stelle della Valdichiana relativo alla riforma del Governo Renzi: COMUNICATO M5S

Di seguito le slide di presentazione della riforma presentate lo scorso 12 Marzo con i punti principali trattati nel corso della discussione:

Ecco la puntata integrale:

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La Buona Scuola: arriva la riforma del Governo Renzi

Dopo una consultazione che ha coinvolto i territori, il disegno di legge di riforma del sistema scolastico, chiamato “La Buona Scuola” è stato approvato dal Consiglio dei ministri. Il Governo Renzi…

Dopo una consultazione che ha coinvolto i territori, il disegno di legge di riforma del sistema scolastico, chiamato “La Buona Scuola” è stato approvato dal Consiglio dei ministri. Il Governo Renzi è intenzionato a portare avanti una riforma che ha già incassato pareri positivi e negativi. Ecco una breve presentazione dei contenuti della riforma, che andrà a modificare notevolmente il mondo della scuola:

Quali sono i contenuti della riforma della Buona Scuola del Governo Renzi? Quali le prime reazioni al testo, e quali le conseguenze nei territori? Ne parleremo martedì 7 aprile a Libero Accesso, in diretta su Tele Idea (canali 86-625-699 del digitale terrestre) e con gli approfondimenti online nel corso di questa settimana! Nell’attesa, ecco alcuni commenti dai social network:

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Continua la collaborazione tra il regista Carlo Pasquini e i Licei Poliziani

Una storia lunga venti anni quella che lega il regista Carlo Pasquini ai Licei Poliziani. Già negli anni 80, sotto l’impulso dell’allora preside Maria Russo, si svolgeva un laboratorio teatrale…

Una storia lunga venti anni quella che lega il regista Carlo Pasquini ai Licei Poliziani.

Già negli anni 80, sotto l’impulso dell’allora preside Maria Russo, si svolgeva un laboratorio teatrale all’interno del liceo classico. Da quando poi i quattro licei poliziani (classico, scientifico, pedagogico e linguistico) si sono riuniti in una sola direzione didattica si decise di formare un’unica compagnia sotto la direzione di Carlo Pasquini che ha una specifica formazione per la pedagogia teatrale e la drammaturgia, oltre ad essere un regista che spazia nella sua professione dalla prosa all’opera lirica.

10325748_10202167774131852_7058225661963592173_nL’istituzione scolastica poliziana è stata tra le prime in Italia a introdurre l’insegnamento del teatro tra le sue attività extra-scolastiche.

Attualmente i giovani che volontariamente entrano ogni anno a far parte della compagnia sono una trentina. Si riuniscono una volta alla settimana e svolgono il laboratorio da novembre a maggio quando presentano il loro risultato al Teatro Poliziano di Montepulciano per i loro colleghi studenti e per il normale pubblico. In venti anni i copioni portati in scena da più di 400 studenti/attori sono stati spesso scritti appositamente per loro oppure sono stati riadattati testi della letteratura teatrale che vanno da Shakespeare ad Aristofane; da Moliere a Leopardi senza trascurare la drammaturgia contemporanea.

Quest’anno andranno lo spettacolo che porteranno in scena sarà: “Sono innamorato; sto cercando di smettere” un testo sull’innamoramento ispirato da quattro grandi poeti: Petrarca, Shakespeare, Verlaine e Brecht. Il teatro si dimostra sempre di più come uno dei veicoli fondamentali per la formazione e la maturazione dei giovani perché riunisce amore per la cultura, vitalità individuale, lavoro di gruppo e integrità morale.

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Licei Poliziani: grande successo per il corso di lingua cinese

Quest’anno, per la prima volta, al Liceo Linguistico Poliziano è stata offerta agli studenti l’opzione di un corso di lingua cinese facoltativo, che gli alunni sembrano aver accolto con entusiasmo:…

Quest’anno, per la prima volta, al Liceo Linguistico Poliziano è stata offerta agli studenti l’opzione di un corso di lingua cinese facoltativo, che gli alunni sembrano aver accolto con entusiasmo: sono infatti 26 gli studenti iscritti, più i 16 del corso parallelo per le classi 4^ e 5^. Il corso prevede due ore di lezione settimanali, tenute dalla professoressa madrelingua Lian Yiang, laureata in lingua e civiltà cinese.

La nascita di questa nuova opzione formativa è stata fortemente voluta dal Dirigente Scolastico, prof. Marco Mosconi, perchè ormai è impossibile negare l’importanza della conoscenza della lingua madre di una delle più grandi potenze commerciali del pianeta. Quella cinese è diventata la quarta lingua extracurriculare per le prime classi, e rimarrà una scelta possibile anche per il prossimo anno con l’idea di renderla materia curriculare una volta che gli studenti avranno raggiunto il triennio.

Il cinese mandarino, l’idioma diventato lingua ufficiale della Cina, è già una lingua più parlata del giapponese nelle relazioni commerciali, e qualcuno ipotizza che un giorno potrebbe raggiungere o addirittura superare la posizione dominante conquistata dalla lingua inglese, favorita da una grammatica più immediata ma poco diffusa nel popoloso oriente, dove i manager preferiscono sempre esprimersi e comunicare nella propria lingua madre.

Per abbattere le barriere linguistiche, è importante che ognuno si muova per andare incontro all’altro: è possibile che la diffusione della lingua cinese nell’ambiente economico mondiale avvenga più in fretta dell’integrazione della lingua inglese nel mondo degli affari cinese, ed è importante che i nostri giovani siano preparati per cogliere le nuove opportunità provenienti dall’Oriente.

Il Comune di Montepulciano negli ultimi anni ha stretto rapporti sempre più importanti con la Cina, ospitando mostre di artisti cinesi e promuovendo in Cina il suo territorio e i suoi prodotti: è quindi fondamentale uno scambio culturale, una conoscenza reciproca che possa rendere sempre più solido il rapporto tra le due realtà.

A supporto di questa nuova opzione formativa – nata anche per ragioni di natura linguistica e culturale, per formare gli studenti ad essere cittadini del mondo – si pone anche la Biblioteca Calamandrei di Montepulciano con il suo Chinese Corner, dove si possono trovare libri cinesi e sulla Cina, con particolare spazio alla didattica del cinese per stranieri, nato da un accordo siglato tra la Biblioteca stessa e l’Hanban (istituzione del governo cinese preposta alla diffusione della lingua cinese nel mondo).

Quindi, il liceo linguistico di Montepulciano proietta nel futuro i propri studenti insegnando loro il cinese, una lingua che sta emergendo non solo come idioma più parlato al mondo, ma anche come il nuovo passepartout per entrare nel mercato economico dell’Oriente, ormai leader nella produzione industriale, sempre alla ricerca del know-how delle imprese occidentali.

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I Licei Poliziani all’Accademia della Crusca

Si è svolto mercoledì 26 Novembre, nella sede dell’Accademia della Crusca a Firenze, un incontro sul tema “La riflessione sulla lingua nello Zibaldone” di Leopardi. Al seminario, che si è…

Si è svolto mercoledì 26 Novembre, nella sede dell’Accademia della Crusca a Firenze, un incontro sul tema “La riflessione sulla lingua nello Zibaldone” di Leopardi.

Al seminario, che si è svolto nella splendida cornice della villa medicea di Castello, hanno partecipato gli alunni delle classi terze A B D del Liceo Scientifico di Montepulciano, accompagnati dal Dirigente Scolastico prof. Marco Mosconi e dai rispettivi docenti di italiano, prof. Cirillo, prof. Giannetti, prof. Morgantini, nell’ambito del progetto “La comunicazione linguistica nella riflessione leopardiana”.

Efficaci e interessanti  per i giovani allievi gli interventi della prof.ssa Benucci e della prof.ssa Iannizzotto che hanno presentato alcune opere del poeta recanatese, sottolineando il suo notevole contributo alla lingua italiana, come rilevato dall’edizione ottocentesca del prestigioso vocabolario edito dall’Accademia.

Ad animare gli interventi specialistici è intervenuto l’attore Amerigo Fontani che ha letto la celebre lirica L’Infinito e altri passi della prosa leopardiana. A coronamento della significativa lezione c’è stata la visita guidata nella Sala delle Pale dove gli studenti hanno apprezzato le iniziative artistiche e letterarie della tradizione dell’Accademia. A questo incontro farà poi seguito un’attività di laboratorio, prevista per il 17 Dicembre nella sede dei Licei Poliziani.

Questa esperienza, senza dubbio formativa per gli studenti, dimostra che è essenziale per il nostro Istituto ricercare in modo creativo nuove alleanze, orientando le strategie didattiche verso la condivisione; una scelta che interagisce nel territorio, nei circuiti della comunicazione scientifica e nel sistema delle istituzioni della memoria e della cultura.

Comunicato dei Licei Poliziani del 29 novembre 2014.
Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla nostra redazione.

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