La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: riforma

Libero Accesso – 7° puntata: Scuola

La settima puntata di Libero Accesso è andata in onda martedì 7 Aprile su Tele Idea (canali 86-625-699 del digitale terrestre) e si è occupata di scuola: approfondimenti sulla riforma “La Buona…

La settima puntata di Libero Accesso è andata in onda martedì 7 Aprile su Tele Idea (canali 86-625-699 del digitale terrestre) e si è occupata di scuola: approfondimenti sulla riforma “La Buona Scuola” del Governo Renzi, sulla situazione dei dirigenti scolastici e sulle criticità vissute dal settore dell’istruzione a livello nazionale e territoriale.

La discussione è stata affrontata in studio con i seguenti ospiti:

  • Patrizia Aloisi, rappresentante MIDA (Movimento Insegnanti Da Abilitare)
  • Laura Mannucci, assessore all’istruzione del Comune di Sinalunga
  • Pamela Fatighenti, segretario PD Chiusi
  • Piero Cappelli, Partito Comunista della Valdichiana

Inoltre hanno contributo alla discussione con servizi esterni e contributi in diretta:

  • Francesco Giusti, vicesegretario nazionale Lega Nord Toscana
  • Salvatrice Delaimo, dirigente Istituto Virgilio Montepulciano
  • Alfonso Noto, dirigente Circolo Didattico Cortona
  • Marco Mosconi, dirigente Licei Poliziani
  • Stefano Scaramelli, sindaco del Comune di Chiusi

Libero Accesso è una trasmissione aperta al contributo di tutti, che continua nel suo approfondimento giornalistico sui tremi trattati in studio anche nel magazine online “La Valdichiana”. Come un wi-fi libero, tutti possono connettersi e inviare i loro contributi, che possono essere letti e commentati in diretta, oppure partecipare alla conversazione online. Nel corso della trasmissione è infatti possibile interagire attraverso l’indirizzo mail liberoaccesso@teleidea.it, la pagina facebook e l’hashtag su twitter #LiberoAccesso.

Documentazione sulla settima puntata

Per la copertina che ha introdotto l’argomento della serata sono state utilizzate le slide preparate dal Governo Renzi per illustrare la riforma dal nome “La Buona Scuola” al Consiglio dei Ministri dello scorso 3 Marzo: LA BUONA SCUOLA

Nel file seguente potete invece trovare un lungo approfondimento della consultazione che ha portato alla riforma e alcuni dei provvedimenti in dettaglio: LA BUONA SCUOLA – APPROFONDIMENTO

Questo invece il comunicato inviato dal Movimento 5 Stelle della Valdichiana relativo alla riforma del Governo Renzi: COMUNICATO M5S

Di seguito le slide di presentazione della riforma presentate lo scorso 12 Marzo con i punti principali trattati nel corso della discussione:

Ecco la puntata integrale:

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La Buona Scuola: arriva la riforma del Governo Renzi

Dopo una consultazione che ha coinvolto i territori, il disegno di legge di riforma del sistema scolastico, chiamato “La Buona Scuola” è stato approvato dal Consiglio dei ministri. Il Governo Renzi…

Dopo una consultazione che ha coinvolto i territori, il disegno di legge di riforma del sistema scolastico, chiamato “La Buona Scuola” è stato approvato dal Consiglio dei ministri. Il Governo Renzi è intenzionato a portare avanti una riforma che ha già incassato pareri positivi e negativi. Ecco una breve presentazione dei contenuti della riforma, che andrà a modificare notevolmente il mondo della scuola:

Quali sono i contenuti della riforma della Buona Scuola del Governo Renzi? Quali le prime reazioni al testo, e quali le conseguenze nei territori? Ne parleremo martedì 7 aprile a Libero Accesso, in diretta su Tele Idea (canali 86-625-699 del digitale terrestre) e con gli approfondimenti online nel corso di questa settimana! Nell’attesa, ecco alcuni commenti dai social network:

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Da Interstellar al Jobs Act: ricerca spaziale e lavoro

Da Interstellar al Jobs Act: perchè spendere nella ricerca spaziale, quando manca il lavoro? La ricerca spaziale e la riforma del mercato del lavoro: difficile immaginare due argomenti più distanti….

Da Interstellar al Jobs Act: perchè spendere nella ricerca spaziale, quando manca il lavoro?

La ricerca spaziale e la riforma del mercato del lavoro: difficile immaginare due argomenti più distanti. Eppure, c’è un filo conduttore che ci permette di collegare Interstellar al Jobs Act. E non è soltanto l’ironia che potrebbe spingerci a sostenere che, oggi, attraversare un buco nero sia più facile di trovare un posto di lavoro a tempo indeterminato.

Interstellar è il film di fantascienza uscito in questi giorni nelle sale italiane; l’ultima fatica del regista Christopher Nolan. I suoi estimatori hanno apprezzato l’approccio scientifico utilizzato nella costruzione dell’ambientazione e della trama del film, un tipo di fantascienza che negli ultimi anni era stata accantonata. Addirittura il film ha portato a una nuova scoperta scientifica sulla natura dei buchi neri, grazie ai sofisticati software di rendering della produzione e gli studi dell’astrofisico Kip Thorne. All’interno della storia, il protagonista si trova costretto in quello che è un classico dilemma di Ulisse. Mentre la società e la sua famiglia hanno bisogno delle sue capacità di agricoltore, lui ha nostalgia dello spazio. E le sue capacità di pilota spaziale, la voglia di scoprire l’universo, la spinta alla ricerca e al viaggio hanno la meglio sull’uomo sedentario che ha imparato a controllare e coltivare la natura. La curiositas, quindi, l’istinto che guida alla scoperta del mondo e alla conoscenza della realtà, come caratteristica peculiare dell’uomo. Come un novello Ulisse, il protagonista parte verso lo spazio sconosciuto: un pioniere dell’umanità verso le stelle.

E qui arriviamo al punto critico, al di là del romanticismo del film o della bellezza della narrativa. La spesa per la ricerca spaziale è un costo oppure un investimento? Possiamo facilmente collegare il film di Nolan alla missione Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea: partita dieci anni fa, la sonda ha sganciato il lander che è atterrato sulla superficie della cometa 67P, alla ricerca di informazioni e campioni sulla natura di questi corpi celesti. La missione è tuttora in corso, nonostante le critiche del TG4 e di coloro che preferirebbero le stelle comete del presepe.

https://www.youtube.com/watch?v=kSWo37c2Tvw

Eppure, al di là di questi buffi servizi psuedo-giornalistici, c’è un contenuto fondamentale da affrontare. La spesa per la ricerca spaziale è giustificata? In un mondo di crisi, in un’Italia in crisi economica e occupazionale, ha senso investire in missioni spaziali? Si tratta di una critica classica che viene mossa a tutto il mondo della ricerca, soprattutto nei casi in cui non si vedono immediati ritorni economici per la collettività. Tutti quei miliardi spesi per la missione Rosetta, in effetti, avrebbero potuto essere investiti in maniera più efficace per diminuire la disoccupazione o aumentare i servizi sociali. Chi si trova senza lavoro ha bisogno di riforme urgenti. Chi non arriva a fine mese non sa cosa farsene dei dati scientifici raccolti sulla cometa 67P o delle nuove scoperte sui buchi neri di Kip Thorne.

Ma il punto della questione è veramente questo, o c’è qualcosa di più? Il Jobs Act in fase di approvazione da parte del Governo Renzi cerca di sbloccare il mercato del lavoro. Si tratta di una riforma controversa, che incontra appassionati difensori e strenui oppositori. Al di là del giudizio di merito sui contenuti e sugli obiettivi, tuttavia, ha il vantaggio di elaborare delle misure strategiche riferite al settore del lavoro, del welfare, delle politiche sociali. Non taglia i fondi ad altri ministeri: prevede modifiche all’art.18, ai contratti a progetto, alla maternità, ai centri per l’impiego e agli strumenti di welfare. Nuovi strumenti normativi e legislativi per imprimere riforme che possano migliorare la società e il mercato del lavoro.

Persino il Jobs Act, quindi, dice che i soldi investiti nella ricerca spaziale non sono un problema per la crisi economica, sociale ed occupazionale del nostro Paese. La spesa per la ricerca non dovrebbe essere messa a paragone delle riforme necessarie alla nostra economia, per tre motivi che vado banalmente a riassumere:

  1. Non si tolgono investimenti da un settore per fare investimenti su un altro settore. Casomai, si colpiscono inefficienze e costi all’interno dello specifico ministero, mercato, ufficio o territorio di riferimento. Per migliorare il mercato del lavoro si agisce sulla normativa del lavoro, sul sistema di welfare, e via dicendo; non si tolgono risorse destinate a settori altrettanto importanti. Altrimenti, passatemi il paragone, sarebbe come tagliare un braccio al figlio affamato per farglielo mangiare: risolvere un problema creandone un altro.
  2. Siamo sempre in emergenza. La storia dell’umanità è fatta di disuguaglianze. Se dovessimo aspettare la risoluzione di tutte le iniquità (fosse anche possibile) per effettuare ricerche scientifiche, non scopriremmo mai nulla. Ulisse non avrebbe mai lasciato la sua isola. Invece, saremmo perfettamente in grado di lottare contro le disuguaglianze e di investire in ricerca, contemporaneamente, senza metterli in competizione.
  3. La ricerca scientifica è utile. Permette di scoprire i mezzi per migliorare la produzione, aumentare la competitività del mercato, oppure di progredire le conoscenze mediche e tecnologiche per migliorare la nostra sopravvivenza. In parole povere, la ricerca scientifica è in grado di creare posti di lavoro e di migliorare la nostra vita, come illustrato perfettamente dall’aneddoto del conte tedesco, nella lettera del direttore della NASA del 1970.

Mi si conceda infine di citare il dialogo tra Giuda e Gesù, in quello che è il mio brano preferito di Jesus Christ Superstar, per terminare questa mia riflessione: “Woman your fine ointment, brand new and expensive/ Should have been saved for the poor./ Why has it been wasted? We could have raised maybe/ Three hundred silver pieces or more./ People who are hungry, people who are starving/ They matter more than your feet and hair!”

La ricerca scientifica non può e non deve essere considerata come una spesa inutile. Deve essere considerata una priorità, al pari di tutti gli altri settori strategici di un Paese. Non possiamo pensare che il lavoro debba essere usato come una merce di scambio o un motivo di ricatto: abbiamo il diritto di pretendere lavoro, sanità, scuola, ricerca, welfare, ambiente, tutti assieme. Perchè abbiamo imparato a coltivare la terra, abbiamo imparato a formare comunità sedentarie e chiuderci in noi stessi, ma il nostro istinto ci porterà sempre a esplorare l’ignoto. Fino a viaggiare tra le stelle, anche se non fossero nient’altro che sassi.

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Il Decreto Cultura di Franceschini: le novità principali

Il Decreto Cultura è legge: tutte le novità Con l’approvazione definitiva da parte del Senato, il Decreto Cultura portato in aula da Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività…

Il Decreto Cultura è legge: tutte le novità

Con l’approvazione definitiva da parte del Senato, il Decreto Cultura portato in aula da Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività culturali del Governo Renzi, è diventato legge. Il Decreto Cultura contiene importanti misure per il settore, una serie di agevolazioni fiscali e di misure per incentivare l’economia culturale e tante altre novità, che passeremo in breve rassegna.

Artbonus. Il Decreto Cultura prevede un credito d’imposta del 65% per donazioni a favore di interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, musei, siti archeologici, biblioteche e archivi pubblici, spese di investimento per teatri pubblici e fondazioni lirico-sinfoniche. Il credito d’imposta è riconosciuto alle persone fisiche e agli enti non commerciali nei limiti del 15% del reddito imponibile, ai soggetti titolari di reddito d’impresa nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui. Per la trasparenza, i soggetti beneficiari delle erogazioni liberali dovranno comunicare mensilmente al Mibact l’ammontare delle erogazioni ricevute e il loro utilizzo, sia nei propri siti web istituzionali che nel sito del Mibact.

Grande Progetto Pompei. Viene rafforzata la normati anticorruzione, innalzata la garanzia a corredo delle offerte delle imprese dal 2% al 5% del prezzo base del bando e viene adottato un piano di gestione dei rischi e individuazione di un responsabile di comprovata esperienza e professionalità. Al fine di rispettare la scadenza del programma comunitario e accelerare la realizzazione degli interventi è costituita una segreteria tecnica di progettazione presso l’Unità Grande Pompei, composta da non più di 20 persone.

Reggia di Caserta. Entro il 31 dicembre 2014 partirà il progetto di riassegnazione degli spazi dell’intero complesso della Reggia di Caserta, comprendente la Reggia, il Parco reale, il Giardino all’inglese, l’Oasi di San Silvestro e l’Acquedotto Carolino, con l’obiettivo di restituirlo alla sua destinazione culturale, educativa e museale. A tal fine verrà nominato un commissario straordinario, consegnatario unico dell’intero complesso, che dovrà coordinare tutti i soggetti pubblici e privati operanti negli spazi del complesso della Reggia per garantire la realizzazione del progetto.

Tax Credit. Il Decreto Cultura intende attrarre investimenti esteri in Italia nel settore della produzione cinematografica, grazie all’innalzamento del limite massimo del credito d’imposta da 5 a 10 milioni di euro. Tale innalzamento è previsto per le imprese di produzione esecutiva e le industrie tecniche che realizzano in Italia, utilizzando mano d’opera italiana, film o parti di film stranieri. Lo stanziamento per le agevolazioni fiscali al e cinema e agli audiovisivi viene inoltre aumentato da 110 a 115 milioni di euro. Le misure comprendono agevolazioni sul credito di imposta a favore delle piccole sale cinematografiche esistenti dal 1° gennaio 1980, pari al 30% dei costi sostenuti per il restauro e l’adeguamento strutturale e tecnologico. Il beneficio è relativo agli anni 2015 e 2016 e potrà essere utilizzato anche per il ripristino di sale inattive.

Periferie. A partire dal 2014, una quota pari al 3% delle risorse aggiuntive annualmente previste per le infrastrutture e iscritte nello stato di previsione della spesa del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è destinata alla spesa per investimenti in favore dei beni culturali. Per i prossimi tre anni, 3 milioni di euro di queste risorse sono destinati a finanziare progetti culturali nelle periferie urbane elaborati dagli enti locali.

Capitale della Cultura. Ogni anno il Consiglio dei Ministri conferirà il titolo di “Capitale italiana della cultura”. I progetti presentati dalla città designata saranno finanziati dal Cipe, su proposta del Mibact, a valere sulla quota nazionale del Fondo per lo sviluppo e la coesione. Viene inoltre creato il “Programma Italia 2019” per riconoscere l’importanza strategica dei progetti presentati da tutte le città italiane candidate alla ‘Capitale europea della cultura’.

Giovani. Il Decreto Cultura prevede una deroga alle norme che limitano l’assunzione di personale a tempo determinato in favore dei giovani nel settore cultura. Gli istituti e i luoghi della cultura pubblici, infatti, potranno assumere professionisti di età non superiore a 40 anni da impiegare nel rafforzamento dei servizi di accoglienza e assistenza al pubblico e nel potenziamento degli interventi di tutela, vigilanza, ispezione, protezione, conservazione e valorizzazione dei beni culturali.

Soprintendenze. I pareri delle soprintendenze potranno essere riesaminati d’ufficio o su istanza di un’altra amministrazione pubblica. Il riesame dovrà avvenire entro 10 giorni dalla richiesta da parte di una commissione regionale di garanzia interna al Mibact. Per scongiurare ritardi, se la commissione non darà il parere nei 10 giorni si intenderà confermato il parere del soprintendente.

Direttori dei grandi musei. Previsto l’inserimento di procedure di selezione pubblica nei poli museali e negli istituti della cultura statale di rilevante interesse nazionale, relativamente agli incarichi dirigenziali. Le selezioni pubbliche, per una durata da 3 a 5 anni, potranno riferirsi a dirigenti anche esterni alle Pubbliche Amministrazioni, purché siano di comprovata qualificazione professionale in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali ed esperienza di gestione di istituti e luoghi della cultura.

Foto libere nei musei. Sarà possibile scattare liberamente foto nei musei per uso personale e senza scopo di lucro. Sono esclusi i beni archivistici e e librari, per i quali restano in vigore le norme attuali per la consultazione e l’accesso ai documenti.

Digitalizzazione turistica. Per sostenere la competitività del sistema turismo, favorendo la digitalizzazione del settore, per i periodi di imposta dal 2015 al 2019, agli esercizi ricettivi singoli o aggregati, è riconosciuto un credito d’imposta del 30% dei costi sostenuti per investimenti fino all’importo massimo complessivo di 12.500 euro. Il credito di imposta è riconosciuto esclusivamente per spese relative all’acquisto di siti e portali web, inclusa l’ottimizzazione per i sistemi di comunicazione mobile, programmi informatici per prenotazioni online ed e-commerce, per potenziarne la distribuzione sui canali digitali, per servizi di comunicazione e web marketing, per la realizzazione di impianti wi-fi. Anche le agenzie di viaggi e i tour operator incoming potranno beneficiare per tre anni di un credito di imposta del 30% dei costi sostenuti per investimenti in digitalizzazione.

Riqualificazione strutture ricettive. Il Decreto Cultura prevede altre tax credit in favore delle spese sostenute dagli alberghi per l’ammodernamento delle strutture e degli arredi. Al fine di migliorare la qualità dell’offerta ricettiva per accrescere la competitività delle destinazioni turistiche, alle strutture ricettive esistenti alla data del 1° gennaio 2012, è riconosciuto un credito d’imposta del 30% delle spese sostenute per interventi di ristrutturazione edilizia ed eliminazione delle barriere architettoniche.

Beni demaniali per nuovi itinerari turistici. Per favorire la realizzazione di itinerari moto-ciclo turistici, le case cantoniere, i caselli e le stazioni ferroviarie o marittime, le fortificazioni e i fari possono essere concessi in uso gratuito a imprese, cooperative e associazioni costituite in prevalenza da giovani fino a 35 anni. Il termine di durata della concessione non potrà essere superiore a 7 anni.

Distretti turistici. Il Decreto Cultura prevede la creazione di distretti turistici grazie all’individuazione di zone a “burocrazia zero” dove sono semplificate le procedure di avvio ed esercizio delle attività imprenditoriali. Dal 2015, inoltre, anche le imprese turistiche create da persone di età inferiore ai 40 anni potranno godere delle agevolazioni fiscali previste per le start up.

Task-Force calamità. A seguito del verificarsi di eventi calamitosi per i quali sia vigente o sia stato deliberato lo stato d’emergenza, il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, con proprio decreto, può, in via temporanea e comunque per un periodo non superiore a cinque anni, riorganizzare i propri uffici esistenti nelle aree colpite dall’evento calamitoso, fermo rimanendo la dotazione organica complessiva.

ENIT. Per assicurare risparmi della spesa pubblica e migliorare la promozione dell’offerta turistica nazionale, il Decreto Cultura prevede la trasformazione dell’ENIT (Agenzia Nazionale del Turismo) in ente pubblico economico, sottoposto alla vigilanza del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. L’ENIT, nel perseguimento della missione di promozione nazionale del turismo, interviene per individuare, organizzare, promuovere e favorire la commercializzazione dei servizi turistici, culturali e dei prodotti enogastronomici, tipici e artigianali in Italia e all’estero, con particolare riferimento agli investimenti nei mezzi digitali.

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Tribunale di Montepulciano: tutti gli aggiornamenti

Proseguono le azioni delle amministrazioni locali, dei referenti politici e dell’Ordine degli Avvocati in difesa del Tribunale di Montepulciano. Proprio dall’Ordine degli Avvocati poliziani e dal Comune di Montepulciano, lo…

Proseguono le azioni delle amministrazioni locali, dei referenti politici e dell’Ordine degli Avvocati in difesa del Tribunale di Montepulciano. Proprio dall’Ordine degli Avvocati poliziani e dal Comune di Montepulciano, lo scorso 23 giugno, era stato presentato un ricorso urgente al TAR contro la decisione del Presidente del Tribunale di Siena di disporre la chiusura anticipata del Tribunale di Montepulciano, come vi avevamo già raccontato sul nostro giornale.

Il ricorso al TAR, tuttavia, è stato respinto ed è stata confermata la revoca della deroga che avrebbe consentito al tribunale poliziano di continuare a svolgere, almeno in parte, le funzioni giudiziarie fino al 2015. Quella della TAR è stata quindi una decisione che ha sancito la legittimità del Presidente del Tribunale di Siena e della sua scelta organizzativa di non avvalersi più ulteriormente dei locali di Montepulciano; inoltre, non è stata condivisa la preoccupazione degli avvocati poliziani sulla precarietà strutturale del palazzo di giustizia di Siena, pur riconoscendone diverse criticità.

Nonostante questa sconfitta, rimane aperta la speranza di mantenere un presidio di legalità a Montepulciano per tutti i cittadini della Valdichiana. In questo senso, proseguono le azioni congiunte di amministratori e referenti politici per fare sistema e portare il problema alla diretta attenzione del governo Renzi. Lo scorso 31 luglio è stato Stefano Scaramelli, sindaco di Chiusi e membro della direzione nazionale del PD, a presentare al sottosegretario Del Rio la proposta di riforma del tribunale di Montepulciano, come annunciato attraverso la pagina facebook:

“Adesso a Roma, in vista della direzione nazionale del Pd di oggi pomeriggio, insieme a Massimiliano Barbanera, Presidente Ordine degli Avvocati di Montepulciano per valutare insieme al governo l’ipotesi di trasformare l’ormai ex tribunale di Montepulciano in un presidio di legalità! #proviamoci!”

Oltre all’azione congiunta del sindaco Scaramelli e del presidente dell’Ordine degli Avvocati, Massimiliano Barbanera, anche il gruppo dirigente del Partito Democratico senese ha portato la proposta all’attenzione del Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi. A darne l’annuncio, sempre attraverso facebook, è stato proprio il giovane poliziano Andrea Biagianti:

“Ieri durante la direzione nazionale PD Stefano Scaramelli e Massimiliano Barbanera hanno ribadito al Premier Matteo Renzi ed al sottosegretario alla presidenza del consiglio dei Ministri Graziano del Rio la necessità di trasformare l’ormai ex tribunale di Montepulciano in un presidio di legalità. Oggi insieme a Niccolò Guicciardini, Juri Bettollini, Simone Bezzini, Donato Montibello, Rosanna Pugnalini e Marco Spinelli abbiamo avuto un lungo incontro con il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, sulle principali priorità per la Provincia di Siena. In merito al Tribunale di Montepulciano, il presidente Rossi ha ribadito la sua interlocuzione con il Ministero della Giustizia per il mantenimento di un presidio di legalità ed ha garantito un approfondimento sulla possibilità di stipulare un protocollo d’intesa tra Ministero e Regione per assicurare la permanenza sul territorio di alcuni servizi legati alla giustizia. Ecco l’impegno reale del PD Siena sulla vicenda del Tribunale di Montepulciano.”

Rimane quindi incerto il futuro del Tribunale di Montepulciano. Nonostante la conferma della chiusura anticipata, continua la battaglia per mantenere un presidio di legalità nel territorio. L’impressione, comunque, è che un risultato del genere sia possibile soltanto attraverso un’azione congiunta e sistematica di amministratori, avvocati e referenti politici, muovendosi a sistema per raggiungere un risultato positivo per i cittadini del territorio della Valdichiana senese.

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Tribunale di Montepulciano, continua la mobilitazione

Mantenere il tribunale di Montepulciano per garantire un presidio di legalità e consentire alla struttura di continuare a svolgere la sua funzione giurisdizionale, ma anche quella serie di pratiche quotidiane…

Mantenere il tribunale di Montepulciano per garantire un presidio di legalità e consentire alla struttura di continuare a svolgere la sua funzione giurisdizionale, ma anche quella serie di pratiche quotidiane che interessano migliaia di cittadini. E’ stata questa la richiesta avanzata giovedì 30 gennaio, da una delegazione di sindaci e parlamentari senesi al Presidente della commissione monitoraggio riforma giustizia, Annamaria Palma. Alla riunione erano presenti i deputati democratici, Susanna Cenni e Luigi Dallai; i sindaci Andrea Rossi, di Montepulciano; Gabriella Ferranti, di Chianciano Terme; Fabrizio Fè, di Pienza e Andrea Biagianti, assessore del Comune di Montepulciano e coordinatore dell’esecutivo del Pd senese.

“Da anni ormai – afferma Cenni – stiamo seguendo la vicenda della riforma dell’ordinamento giudiziario. Una riforma nata in modo sbagliato, che ha consentito alcune furbizie locali, e che rischia di penalizzare territori e intere comunità come la nostra. Siamo d’accordo con l’idea di razionalizzare e ottimizzare le strutture giudiziarie, ma non possiamo accettare che vengano cancellati indiscriminatamente importanti presidi di legalità in aree decentrate e montane, come nel caso di Montepulciano. Nell’incontro con la dottoressa Palma abbiamo presentato con determinazione tutte le criticità della situazione creata da una riforma nata malissimo a attraverso lo strumento della legge delega, e che, per ilo momento, nel caso della riorganizzazione del tribunale di Siena sta facendo i conti con costi e disservizi. Abbiamo ribadito che continueremo a concentrarci e a lavorare su tutti quegli atti parlamentari che potranno consentire di attuare proposte alternative o correttive che permettano alla struttura di continuare a svolgere le proprie pratiche”.

“La riforma delle circoscrizioni giudiziarie – sottolinea Dallai – con cui si procederà alla soppressione dei tribunali presenti nei nostri territori, come quello di Montepulciano, continua a preoccuparci, viste le conseguenze negative che graveranno sulle comunità locali. Eliminare questi presidi di legalità significa rendere ancora più problematico e macchinoso l’accesso al servizio della giustizia, con conseguenze sul tessuto sociale, economico e imprenditoriale locale. Noi crediamo che la soppressione del Tribunale di Montepulciano non determini i vantaggi in termini economici e di razionalizzazione che la legge di riforma si pone come obiettivo. Occorre inoltre che siano fornite adeguate garanzie in termini di risorse e personale per scongiurare l’intasamento delle sedi centrali. È un diritto dei cittadini avere un’organizzazione giudiziaria efficiente, che sia posta in condizione di lavorare con serenità e celerità. E’ necessario dunque che il Governo intervenga per correggere le distorsioni nella riforma, in modo da adottare criteri oggettivi e qualitativi in base ai quali procedere alla razionalizzazione e quindi all’efficienza nell’accesso ai servizi legati alla giustizia”.

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