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L’improvvisazione teatrale di Voci e Progetti tra gli eventi dell’estate di Chianciano Terme

Era il 1994 e a Chianciano Terme, per contribuire ad animare la vita culturale del posto, un gruppo di giovani fondava l’associazione “Voci e Progetti“, attraverso la quale poter organizzare…

Era il 1994 e a Chianciano Terme, per contribuire ad animare la vita culturale del posto, un gruppo di giovani fondava l’associazione “Voci e Progetti“, attraverso la quale poter organizzare cineforum, incontri, concerti e proporre performance di recitazione.

25 anni dopo, quell’associazione è divenuta una compagnia di teatro di improvvisazione e alcuni di quei ragazzi, adesso attori professionisti, tornano nel luogo da dove sono partiti per offrire un programma di quattro spettacoli. Gli appuntamenti con il teatro di improvvisazione previsti per questa estate a Chianciano saranno infatti una serie di eventi tutti diversi tra loro, per i temi che andranno ad affrontare, come ha annunciato Renato Preziuso, presidente di Voci e Progetti:

«Le quattro date attraverso cui si articolerà il calendario sono: il 13 giugno, con “Bistrot, una performance di storie che prenderanno vita dalle parole suggerite dal pubblico, il 16 luglio, con “Jazz”, al quale prenderà parte Omar Argentino Galvan, improvvisatore di fama internazionale, il 4 agosto, con “I Cant”, che oltre a quelle recitate prevede l’inserimento di parti cantate e il 6 settembre, quando lo spettacolo, intitolato “Prowalk”, si snoderà lungo i negozi del centro di Chianciano e le battute saranno ispirate da ciascuno di essi. Siamo lieti di portare il nostro teatro nel paese dove Voci e Progetti è nata, insieme alle nostre carriere, soprattutto adesso che il lavoro ci porta a stare molto a Perugia, dove si trova l’altra sede dell’associazione. 

Di volta in volta, dalle tre alle nove persone si troveranno al centro della scena per affrontare un copione che nascerà sul momento, senza il supporto di una trama predefinita o alcuna scenografia».

Quella che poi è l’essenza del teatro di improvvisazione.

«E che lo differenza rispetto al teatro di testo, dove invece si ha a disposizione una sceneggiatura già scritta. Tra i due generi vige un rapporto di complementarietà: non c’è tanta differenza per quanto riguarda lo stile di recitazione, ma nel teatro di improvvisazione si è soliti dare più rilevanza al modo in cui si dicono le cose, che al loro contenuto. In altre parole, se il teatro di testo è un brano di musica classica, l’improvvisazione è un pezzo jazz. Questo rende imprevedibile e irripetibile ogni performance, legata nel suo divenire alla situazione in cui si svolge, alle persone che recitano, a ciò che le ispira in quel momento.

Poi ci sono anche tanti punti in comune con il teatro di testo, come lo studio della presenza sul palco o dell’impostazione della voce, tutti aspetti che vengono insegnati agli allievi della scuola di Voci e Progetti».

Oltre a portare in giro spettacoli di improvvisazione, Voci e Progetti è infatti anche scuola nazionale di recitazione.

«I corsi sono rivolti ad adulti e bambini, la scuola si struttura in piani di otto mesi per tre anni, al termine dei quali se ne può aggiungere uno di perfezionamento. In genere, ogni lezione prevede esercizi di riscaldamento e interazione con gli altri attori. Si impara a sviluppare un’attitudine all’ascolto e alla gestione delle emozioni, a produrre testi, ad approfondire tecniche teatrali e format di improvvisazione».

Elementi che, una volta appresi, possono essere utilizzati non solo sulla scena.

«Il teatro, in particolar modo quello di improvvisazione, pone le sue tecniche a servizio anche di altri contesti, come per esempio le aziende e la pubblica amministrazione. È una cultura già diffusa da molti anni all’estero, mentre in Italia, e soprattutto nelle regioni del Nord, ha preso piede solo nell’ultimo decennio. Le competenze più richieste sono la capacità di ascolto e la disposizione al cambiamento, necessarie alla vita di un’impresa soprattutto nei processi di team building e di gestione di eventuali crisi. Tanto lavoro viene fatto sulla comunicazione efficace e sul public speaking, e ciò può richiedere talvolta il supporto di psicologi come coach».

Il teatro di improvvisazione è dunque un mondo che non si limita allo spazio della performance artistica, ma contribuisce alla creazione dell’ambiente in cui si svolge la vita delle persone.

«L’improvvisazione può essere un mezzo attraverso cui avvicinarsi alla recitazione, dopodiché un attore può anche intraprendere altri generi. Fondamentale è l’occasione di apprendere le tecniche teatrali che offre, con le quali gli attori diventano registi di se stessi nel corso della performance».

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“L’improvvisazione teatrale è come il jazz”. Intervista a Renato Preziuso presidente di Voci e Progetti

Intervista a Renato Preziuso, performer teatrale e presidente di Voci e Progetti “L’improvvisazione teatrale è come il jazz, serve affiatamento e molta tecnica”. La storia di una compagnia teatrale di…

Intervista a Renato Preziuso, performer teatrale e presidente di Voci e Progetti

“L’improvvisazione teatrale è come il jazz, serve affiatamento e molta tecnica”.

La storia di una compagnia teatrale di Chianciano che ha riscosso successo nel capoluogo umbro, dove colleziona decine di allievi, sperimentando forme originali.

Voci e Progetti nasce a Chianciano da un gruppo di amici che si avvicinano al teatro e col tempo iniziano a sperimentare forme diverse. Come si mantiene alta la passione per venti anni?
Siamo nati quasi vent’anni fa, nel 1994, qualche anno dopo entriamo in contatto con il rutilante mondo dell’improvvisazione teatrale e scopriamo che è la forma che fa per noi. Coinvolgente, innovativo, libero e creativo, il teatro di improvvisazione ci ha affascinato dal primo momento. Negli ultimi anni la costante crescita quantitativa, ma soprattutto qualitativa, è andata di pari passo con la professionalizzazione della struttura. Certo, ci sono stati alti e bassi, ma la passione non è mai calata, anche perché le persone che sono dentro Voci e Progetti, i miei colleghi e i nostri allievi sono una fonte inesauribile di energia.

C’è ancora un po’ di pregiudizio da parte del pubblico che segue il teatro, rispetto all’improvvisazione?
Quando il pubblico scopre l’impro, come la chiamiamo, in genere ne rimane affascinata. Il problema è spiegare cosa facciamo a chi non ha mai assistito ai nostri spettacoli. Il rapporto poi con il teatro “istituzionale” è ancora complicato L’improvvisazione in Italia è vista come un sottogenere. Siamo “quelli simpatici che fanno le scenette”. In altre parti del mondo l’improvvisazione ‘è’ il teatro. Pensare che l’italianissima Commedia dell’Arte forse è la prima forma di teatro all’impronta. Sarebbe bello far capire quanto lavoro c’è dietro.

Faccio un parallelismo improprio. Il teatro di testo è come la musica classica. Conta l’interpretazione, ma c’è uno spartito. L’improvvisazione teatrale il jazz. Ci sono degli schemi, ma la performance è libera. Come si riconosce una buona improvvisazione teatrale da una stecca?
Sono d’accordo con il parallelismo. La buona improvvisazione si riconosce, come nel jazz, dall’affiatamento dei performer, dalla loro tecnica, dalla meraviglia che la creazione istantanea genera nel pubblico. Come nel jazz, ma estenderei a tutte le performances dal vivo, l’esecuzione può non essere impeccabile, ma deve essere piena di vita. La connessione tra chi è sul palco ed il pubblico in sala deve essere forte, fortissima e tutti si è parte di un evento unico.

Cos’è più difficile improvvisare per te?
Più che cosa è il come. Soffro le condizioni sfavorevoli. Lo spettacolo di improvvisazione, al contrario di quello che si può facilmente pensare, è delicato. Non si può fare ovunque e non si presta ad ogni occasione. Visto il grado di coinvolgimento, il pubblico deve venire in qualche modo predisposto a vedere lo spettacolo. Insomma l’improvvisazione non può essere “improvvisata”. Nell’improvvisazione le condizioni di lavoro e organizzative sono fondamentali.

Performance di Voci e Progetti

Performance di Voci e Progetti

Voci e progetti nasce a Chianciano, ma poi si sposta a Perugia, dove sta riscuotendo un successo enorme (puoi toccarti se vuoi). Come nasce questa scelta di Perugia?
Perugia è una città ricca di iniziative e di iniziative culturali. E’ candidata come capitale europea della cultura 2019. E’ una città universitaria con tanti giovani e begli spazi per le attività teatrali. Siamo sbarcati in questo contesto sei anni fa con uno spettacolo nel meraviglioso teatro Pavone. Poi ci siamo mossi in punta dei piedi, cercando di entrare in contatto e collaborazione con le realtà teatrali locali. Sarà perché la nostra specificità non ci rende competitor o perché noi per primi siamo aperti a contaminazioni e scambi, ma non abbiamo trovato particolari chiusure, anzi, siamo stati molto ben accolti. Collaboriamo stabilmente con tre teatri ed i rapporti con le istituzioni ed il tessuto sociale sono ottimi. E poi, per continuare il parallelismo, Perugia è la città del Jazz!

Sembra quasi una storia di fuga di cervelli, insisterete ancora con l’impro in Valdichiana?
Nel nostro caso non parlerei affatto di “cervelli”, ecco. Per il resto faremo improvvisazione ovunque ci sarà data la possibilità. Siamo parte di una rete nazionale di scuole e compagnie di che si chiama “Improteatro” che ha come scopo quello di promuovere l’improvvisazione teatrale in tutto lo stivale… quindi perché no? Poi a Chianciano abbiamo un gruppo di giovanissimi allievi molto appassionati che curiamo con particolare amore.

Fai mente locale sulla Valdichiana: come siamo messi a livello di offerta culturale? Mancano spazi?
Noi abbiamo sede a Chianciano Terme l’unico paese della zona senza uno spazio teatrale. La sala polivalente, che negli anni ha ospitato i nostri spettacoli, è chiusa da tre anni. Adesso c’è un progetto di ristrutturazione che pare possa essere avviato, ma senza certezze. Sedi per le associazioni neanche a parlarne. Sarebbe un discorso lungo e doloroso… Il risultato è che stanchi di investire energie senza un progetto condiviso, rimaniamo disponibili ad ogni tipo di collaborazione che ci venga richiesta, ma con il tempo abbiamo quasi interrotto l’attività performativa nella cittadina che ci ha visto nascere. Per noi è un peccato, ma non vogliamo mollare del tutto, anche perché il rapporto con il tessuto sociale e le altre associazioni del territorio è ottimo. Speriamo di trovare condizioni migliori nel futuro, per ora ci concentriamo sull’Umbria.

La tua storia personale è quella di uno che ha trasformato una passione in una professione. Quanta fatica costa?
Beh sì ci vuole molto impegno e costanza. Occorre metterci coraggio ed energia e non ci si può risparmiare. I miei compagni di viaggio, in particolare Mariadele Attanasio e Lorenzo Meacci,
rendono il clima e le cose che facciamo “speciali”. Certo, non è un lavoro comodo, ma è quello che ho scelto e quindi la fatica, quando si sente, passa in secondo piano. Ho avuto poi la fortuna di avere una moglie che mi a sostenuto nel fare questo passo, anche se non so se poi se ne è pentita visto che poi sono sempre in giro a tenere corsi in molte città d’Italia.

Voci e Progetti

Voci e Progetti

Girando così tanto, qual è lo stato dell’arte che vedi?
Il movimento dell’improvvisazione teatrale, pur avendo numeri che il teatro tradizionale ci potrebbe invidiare, sia dal punto di vista del pubblico che delle scuole, non ha mai avuto accesso a contributi pubblici. Abbiamo sempre lavorato basandoci sulle nostre sole forze. In quest’epoca soffriamo meno di altri perché meno dipendenti dal “sistema”.

Che differenza trovi tra il fare teatro in periferia, rispetto alle scene presenti nelle città?
Spesso nei piccoli centri si ha la fortuna di poter lavorare in teatri molto belli, magari piccoli, ma meravigliosi gioielli di architettura. In città accedere a questo tipo di spazi è pressoché impossibile. Altro discorso è il pubblico. In città, anche se l’offerta di spettacoli è sicuramente maggiore, è più facile trovare persone che si appassionano al nostro teatro.

Tornando allo spettacolo improvvisato, chi vi ha visto almeno una volta sa che l’impro ricerca una forte interazione con il pubblico. Spesso una storia parte proprio dagli input che vengono dalla platea, ti ricordi un suggerimento assurdo?
“Il paramecio viaggia in Ryanair”. Non mi ricordo che storia venne fuori ma fu assai divertente!

Hai mai pensato: troppo faticoso, prima o poi smetto?
No, è un lavoro che mi piace tantissimo e nel quale metto molto di me. Ho voglia di proseguire e di crescere ancora professionalmente. La domanda casomai è fino a quando riuscirò a continuare? La speranza è di riuscire a trasformare ciò che faccio adattandolo all’età!

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Chianciano: voci e progetti, i migliori improvvisatori d’Italia

Voci e Progetti, la scuola di improvvisazione teatrale chiancianese-perugina, si è aggiudicata a Torino il campionato nazionale 2013.

Voci e progetti, i migliori improvvisatori d’Italia: la scuola chiancianese-perugina si è aggiudicata a Torino il campionato nazionale 2013

La scuola teatrale “Voci e progetti”, che mette assieme professionalità di Chianciano Terme e Perugia, si è aggiudicata il Campionato Nazionale Amatori (CNA) di improvvisazione teatrale, che ha visto andare in scena le fasi finali sabato e domenica scorsi, al teatro dello spazio Cecchi Point di Torino. Le otto migliori squadre di improvvisatori provenienti da tutta Italia, si sono ritrovate sotto la Mole per sfidarsi all’ultima battuta, con l’obiettivo principale di divertire ed emozionare gli spettatori.

La squadra vincitrice di “Voci e progetti” si è aggiudicata l’originale competizione con un vibrante mix tosco-umbro, che ha visto strappare applausi e voti agli attori perugini Daniele Roma, Nicola Frascati, Massimiliano Trevisan e a Laura Rossi, improvvisatrice di Sarteano. La squadra, allenata dagli insegnanti Renato Preziuso e Mariadele Attanasio, dopo essere arrivata prima nel girone negli scorsi mesi, nella finale di Torino ha avuto la meglio prima con la compagnia di “Nova Urbs” Latina e poi in semifinale con “Coffee Brecht” di Napoli. La finale di domenica sera, vinta con 29 punti contro 28, ha visto i giovani attori prevalere nei confronti dei rodati campioni in carica della compagnia “Cambioscena” di Padova.

voci e progetti

Nessun copione, nessuna scenografia, ma solo storie nate dall’interazione con il pubblico che può dare spunti e suggerimenti durante le performance. Una sfida dove si alternano gli stili più diversi: dal musical al teatro danza, dal richiamo al cinema di Tarantino o dei film d’azione, al più classico teatro in stile Shakespeare. Il tutto, condito da una sana dose di autoironia. È poi lo stesso pubblico, alla fine delle originali “sfide teatrali”, a decretare con il proprio voto la squadra vincitrice. L’improvvisazione teatrale è ormai un fenomeno crescente negli ultimi anni, con circa venti scuole attive, centinaia di improvvisatori in tutta la penisola, sotto le insegne dell’associazione “Improteatro – Improvvisazione teatrale italiana”.

Voci e Progetti è un’associazione teatrale nata a Chianciano Terme nel 1994, da anni alterna produzioni di testo, all’improvvisazione teatrale. Presieduta dall’attore chiancianese Renato Preziuso, da alcuni anni ha intensificato le proprie attività, portando l’estro e la professionalità di Preziuso e degli altri insegnanti toscani direttamente a Perugia, dove abitualmente si tengono corsi ad oltre ottanta allievi, facendone un laboratorio permanente di creatività, ed uno dei punti di riferimento del teatro d’improvvisazione in Italia. La vittoria nella finale CNA di Torino 2013, è solo l’ultima conferma. Per ogni informazione su corsi e sulle attività dell’associazione: www.vocieprogetti.it.

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