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Tag: gioco d’azzardo

“Partita aperta”: la Compagnia Anime Specchianti racconta il suo spettacolo sul gioco d’azzardo

Il gioco d’azzardo rappresenta una rilevante problematica sociale, come attestato anche dai dati ufficiali dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, secondo cui, nel 2018 in Italia sono stati spesi 104,9…

Il gioco d’azzardo rappresenta una rilevante problematica sociale, come attestato anche dai dati ufficiali dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, secondo cui, nel 2018 in Italia sono stati spesi 104,9 miliardi di euro, con un incremento del 3% rispetto al 2017, e da quelli diffusi il 1 ottobre scorso dall’Istituto Superiore di Sanità, circa la crescita del 10% in quattro anni del numero di giocatori adolescenti.
Di fronte ad un quadro che desta preoccupazione, assumono pertanto un ruolo fondamentale le iniziative volte a contrastare l’insorgenza della patologia e a guidarne il percorso di guarigione. Proprio nel contesto di un progetto promosso con queste finalità a Cervia nel 2018, è nato Partita Aperta – Il modo più sicuro per ottenere nulla da qualcosa, spettacolo scritto e diretto dalla Compagnia Anime Specchianti, in programma sabato 14 al Teatro degli Oscuri di Torrita di Siena.

La Compagnia Anime Specchianti, di cui fanno parte le attrici Martina Cicognani, Francesca De Lorenzi, Giorgia Massaro e Chiara Nicastro, porta in scena il tema della ludopatia con una pièce che descrive dal punto di vista emotivo la caduta nel vortice della dipendenza. Gli stati d’animo e i meccanismi psicologici dietro al gioco d’azzardo, affrontati sul palco, provengono da esperienze dirette raccolte nel corso di incontri con la pscologa Chiara Pracucci e alcuni ex giocatori. Per la sceneggiatura, le Anime Specchianti si sono infatte basate sulle risposte fornite alle domande che, seguendo un protocollo, gli operatori rivolgono ai soggetti ludopatici per comprendere il livello di gravità della dipendenza, in un percorso che parte dal gioco sociale e arriva alla patologia, passando per la credenza nell’entità della “dea fortuna”, alle menzogne raccontate per nascondere un comportamento dal quale non si riesce più ad astenersi.

«Al centro di una realtà continuamente colpita da richiami al mondo del gioco, occasioni per sfidare la fortuna dietro ogni angolo e insistenti messaggi pubblicitari in rete e tv, la ludopatia è un’insidia più frequente di quello che si pensi, e vi può cadere chiunque».

Il suo carattere universale smentisce l’opinione comune che siano gli uomini a soffrirvene maggiormente, e al contempo suggerisce di rivolgere campagne di prevenzione verso più giovani.

«Il fatto che la dipendenza dal gioco non abbia un riscontro visibile sul fisico delle persone, al contrario, per esempio, dell’alcolismo o dei disturbi dell’alimentazione, ne rende difficile il riconoscimento come malattia vera e propria, e di conseguenza anche l’accettazione di un percorso di uscita. Il nostro spettacolo, in questo senso, rappresenta un coro di voci da parte di chi dentro al problema c’è stato davvero e, per questo, meglio di chiunque altro può far conoscere le sensazioni legate a un’esperienza che quasi sempre inizia con un gioco, per poi farsi prepotentemente spazio nella vita quotidiana, non solo quella dei giocatori, ma di chi gli sta attorno».

Partita Aperta aggiunge al valore artistico dello spettacolo teatrale, la cifra della necessità con cui una tematica tanto diffusa merita di essere affrontata, e non evitata. Le Anime Specchianti arrivano così a portare in scena uno spettacolo che è anche il ritratto di una difficile realtà, composta da storie e testimonianze vere.

«L’universalità con cui la ludopatia può arrivare a colpire tutti i segmenti della società viene sottolineata dall’assenza di ogni valorizzazione delle caratteristiche delle quattro interpreti: siamo quattro, ma potremmo essere cento o una soltanto, espressioni di innumerevoli voci, rispetto ad un problema che è sempre lo stesso».

Quella della dipendenza da gioco non è però la sola problematica sociale ad aver attirato l’attenzione della Compagnia Anime Specchianti.

«Stiamo preparando un progetto che incontra il tema dell’immigrazione, con l’obiettivo di diffondere gli aspetti nascosti legati a questo fenomeno, e sensibilizzare ad attenuare la percezione negativa che sta permeando l’opinione pubblica a riguardo».

In attesa di conoscere i dettagli di questo nuovo spettacolo, Partita Aperta – Il modo più sicuro per ottenere nulla da qualcosa è in scena al Teatro degli Oscuri di Torrita di Siena sabato 14 dicembre, alle 19 e alle 21. Per info e prenotazioni, contattare lo 3801944435.

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“A Sciuquè” agli Oscuri di Torrita: intervista a Ivano Picciallo

Si intitola A Sciuquè, che in dialetto pugliese significa “A giocare”, e va in scena al Teatro degli Oscuri di Torrita sabato 14 aprile 2018, in doppio spettacolo alle 19:00…

Si intitola A Sciuquè, che in dialetto pugliese significa “A giocare”, e va in scena al Teatro degli Oscuri di Torrita sabato 14 aprile 2018, in doppio spettacolo alle 19:00 e alle 21.15, ed è un gioiellino del teatro sociale contemporaneo. Lo spettacolo è nato qualche anno fa in forma di monologo, ma oggi assume la coralità del racconto con una compagnia di cinque attori, i quali, con la leggerezza – mai banale – della commedia, approfondiscono una delle piaghe sociali dei nostri tempi: il gioco d’azzardo. È proprio sul termine “gioco” che si associa alla ludopatia, che Ivano Picciallo, autore e interprete del testo, ha focalizzato la riflessione, chiedendosi quale fosse il senso di utilizzare la stessa parola per indicare sia l’attività dei bambini che calciano un pallone, sia gli adulti che passano ore davanti alle slot-machine.

Adelaide Di Bitonto, Giuseppe Innocente, Igor Petrotto, Ivano Picciallo e Francesco Zaccaro, della compagnia L’Mamand e I Nuovi Scalzi, raccontano la vita di Nicola dall’infanzia all’età adulta, attraversando quadri scenici per ogni fase dell’esistenza. Lo spettacolo ha vinto il Premio della Direzione della Nico Pepe al Premio Nazionale Giovani Realtà e Teatro e il Premio come miglior spettacolo 2017 al Roma Fringe Festival.

Abbiamo incontrato Ivano Picciallo pochi giorni prima della tappa Torritese.

LaV: A Sciuquè, già a partire dal titolo ci si potrebbe chiedere il motivo per cui è stata scelta una parola dialettale ad indicare il gioco…

Ivano Picciallo: Letteralmente significa “a giocare”. Lo spettacolo vuole analizzare il gioco nelle sue diverse forme e nelle varie fasi della vita. C’è anche un sottotitolo che è: Ai bambini non piace giocare da soli e neanche ai grandi. Abbiamo scoperto che è difficile giocare da soli. È dalla condivisione che viene fuori il gioco. Il dialetto lo abbiamo scelto per dare un colore genuino al titolo. La compagnia con cui stiamo girando è composta da due attori siciliani, due pugliesi e uno lucano. Inizialmente volevamo uniformare il linguaggio, magari rendere tutto in italiano, ma poi abbiamo scelto di utilizzare i nostri dialetti. È stato il modo migliore per dare verità al pubblico. Aggiunge una cifra di veridicità che altrimenti sarebbe andata perduta.

LaV: Che tipo di risposta avete percepito nel pubblico che ha già assistito allo spettacolo, visto che si parla di un argomento che ha un rilievo sociale molto particolare?

IP: Lo spettacolo in fondo è molto semplice, anche nella sua forma. Risponde a una domanda semplice che è trasversale: cosa si intende quando si dice “andiamo a giocare?”. È una domanda che ha colpito tutti. Tutti si sono trovati a giocare da bambini, adulti e adolescenti. Eravamo spaventati per l’elemento linguistico, perché recitiamo con gli accenti dei nostri dialetti, e invece ci siamo accorti che più ci allontaniamo dalle nostre regioni e più il riscontro è positivo. Forse perché la gente si riconosce in questi cliché, in questi colori, e quindi si diverte. Lo spettacolo anche rispetto alla tematica sociale è molto cauto.  Non facciamo inchiesta su questa piaga, ma ci soffermiamo sul concetto di gioco, sulla domanda “cos’è il gioco?”, e sul modo con il quale noi la intendiamo.

LaV: Perché secondo te, dalle statistiche notiamo che la ludopatia è in crescita negli adolescenti, nei sedicenni, perché c’è questo trend malauguratamente positivo tra i più giovani?

IP: Siamo passati dall’analogico al digitale in tutti i campi della nostra vita. Il gioco digitale è schermato, ci isola. Fino agli anni ’90 il gioco era profondamente connesso alla condivisione e ai rapporti interpersonali. Il protagonista dello spettacolo ricorda scene degli anni ’80 e ’90 in cui i bambini giocavano in strada: oggi i bambini non giocano più in strada, si gioca su internet e in questo mondo virtuale si agevola l’isolamento. Lo stesso che incontrano i grandi che giocano alle macchinette…

LaV: E in questo senso la pratica teatrale può essere considerata “gioco”?

IP: Questo spettacolo è stato di fatto un gioco. È nato come monologo. Poi solo successivamente abbiamo iniziato ad aggiungere gli altri attori, che si sono inseriti nel flusso scenico attraverso l’improvvisazione, il piacere di condividere il gioco del teatro.

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