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Tag: festività

Carnevale: a Foiano della Chiana il più antico d’Italia

Al via a Foiano della Chiana, dal 9 febbraio 2014, la 475 esima edizione del più antico carnevale d’Italia I quattro cantieri sedi dei carri allegorici, sono accesi fino a…

Al via a Foiano della Chiana, dal 9 febbraio 2014, la 475 esima edizione del più antico carnevale d’Italia

I quattro cantieri sedi dei carri allegorici, sono accesi fino a notte fonda per lavorare alla creazione dei giganti di cartapesta che saranno presentati per l’edizione 2014 del Carnevale di Foiano della Chiana, il piccolo borgo toscano in provincia di Arezzo che ospita il carnevale più antico d’Italia giunto quest’anno alla sua 475esima edizione. Cinque domeniche di festa, dal 9 al 23 febbraio e dal 2 al 9 marzo, durante le quali le vie del paese saranno teatro dei festeggiamenti in onore di Re Giocondo, il patrono della manifestazione, e in attesa del verdetto finale per decretare il vincitore tra i quattro cantieri in gara con vere e proprie opere di cartapesta.

Quattro i carri allegorici in gara rispettivamente realizzati dai quattro “cantieri” come si chiamano a Foiano della Chiana, che dalla prima domenica daranno vita a veri e propri spettacoli che avranno come palcoscenico le piccole vie del centro storico di Foiano. Azzurri, Bombolo, Nottambuli e Rustici: questi i nomi delle quattro fazioni che da secoli ormai si sfidano ogni anno a colpi di coriandoli e cartapesta realizzando imponenti opere artistiche apprezzate in tutto il mondo. Attesa, da parte del pubblico, per scoprire quali saranno i colori e i soggetti rappresentati in forma allegorica da veri e propri maestri della cartapesta e della meccanica.

Tra le novità di questa edizione l’orario che, salvo la prima domenica che vedrà il suo inizio alle 15 in occasione della presenza della giuria, per le altre domeniche in programma le sfilate dei carri allegorici prenderanno il via a partire dalle 12. Il Carnevale di Foiano non è solo una gara tra i cantieri, ma anche divertimento e vera e propria celebrazione di questa importante festa popolare. Molte infatti come ogni anno le attività collaterali in programma. Tra le principali attività in programma le iniziative per i più piccoli con il Carnevale dei Bambini che vedrà un percorso divertimento fatto di gonfiabili, trenini, piccoli carri di cartapesta, animazione. La Galleria Furio del Furia (sede espositiva) e la affascinante Sala della Carbonaia ospiteranno nelle cinque domeniche alcune mostre d’arte varia. Inoltre per questa edizione la possibilità di degustare il cibo di strada proveniente da tutta Italia con il Villaggio Street Food, l’area promossa dall’omonima associazione che porterà le migliori delizie da degustare mentre sfileranno i giganti di cartapesta.

Il Carnevale di Foiano della Chiana, il più antico d’Italia giunto con il 2014 alla 475esima edizione, è considerato tra le più importanti manifestazioni del genere in Italia, sia per le spettacolari coreografie sia per la sua tradizione storiografica. Quattro mastodontici carri allegorici realizzati da veri maestri della cartapesta e da tecnici della meccanica. A dominare il popolo carnevalesco è la figura di Re Giocondo che apre le sfilate ogni domenica seguito dai carri maggiori, dalle mascherate e dalle bande e durante l’ultima domenica di festa, dopo aver fatto pubblico testamento, viene dato alle fiamme nella spettacolare cerimonia della rificolonata.

Durante il periodo carnevalesco alcuni ristoranti del territorio proporranno dei menu tematici a prezzi speciali, mentre le strutture agrituristiche e alberghiere proporranno dei pacchetti per i fine settimana del carnevale. Il programma completo della manifestazione e altre informazioni sul sito www.carnevaledifoiano.it

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Grande successo per il presepe vivente di Sarteano: arriva la replica

A grande richiesta, torna il presepe vivente a Sarteano: lunedì pomeriggio la replica La Grande tombola della Befana è in programma  domenica 5 gennaio (ore 21,30) al palazzetto dello sport,…

A grande richiesta, torna il presepe vivente a Sarteano: lunedì pomeriggio la replica

La Grande tombola della Befana è in programma  domenica 5 gennaio (ore 21,30) al palazzetto dello sport, a cura dell’associazione Giostra del Saracino. Sono in palio 350 euro, oltre ai 200 per la cinquina e ai 100 per la quaterna. Le cartelle sono in vendita presso i presepi allestiti dalle cinque contrade nel centro storico, al bar del palazzetto e all’ufficio turistico.

Si tratta di un appuntamento tradizionale, cui si aggiunge l’arrivo della Befana: lunedì 6 gennaio in piazza XXIV giugno (a partire dalle 15,30). Previsto uno spettacolare ingresso di “befane”, oltre a quella “ufficiale”, tra fuochi accesi e vin brulé, animazione per i bambini e distribuzione di dolcetti.

Una novità di queste feste è invece il presepe vivente, che torna nella chiesa di San Francesco dopo il grande successo della prima rappresentazione del 29 dicembre scorso. A grande richiesta, si ripeterà la scena animata sempre il 6 gennaio (ore 17) accompagnata dal racconto sul primo presepe ideato e realizzato a Greccio da san Francesco, santo che ha vissuto anche a Sarteano. Questa volta arriveranno, ovviamente, anche i re magi. Dopo la santa messa delle 18, è prevista una nuova rappresentazione (ore 18,30), sempre all’interno della suggestiva chiesa.

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Coldiretti: per Natale le uniche a resistere sono le spese per la tavola

Coldiretti: 4 italiani su 10 sognano un cesto di prodotti tipici sotto l’albero di Natale Il 25 per cento delle spese di Natale e Capodanno degli italiani sono destinate alla…

Coldiretti: 4 italiani su 10 sognano un cesto di prodotti tipici sotto l’albero di Natale

Il 25 per cento delle spese di Natale e Capodanno degli italiani sono destinate alla tavola, che è la voce sulla quale le famiglie sono meno disponibili a tagliare. È quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixè in occasione della presentazione della piu’ ampia esposizione di cesti di prodotti tipici di Natale delle diverse regioni per tutte le tasche nel Mercato di Campagna Amica in via San Teodoro, 74 a Roma. Solo il 12 per cento delle famiglie rispetto allo scorso anno taglierà per le festività sui generi alimentari mentre il 43 per cento sull’abbigliamento, il 47 per cento sui divertimenti e il 52 per cento sulle vacanze, ma c’è anche un 37 per cento che si comporterà come nel passato. La spinta verso spese utili premia quindi l’enogastronomia sia per imbandire le tavole nei tradizionali cenoni che da regalare a se stessi o ad altri.

Sotto l’albero ben il 37 per cento degli italiani sogna il tradizionale cesto con i prodotti tipici del Natale che quest’anno batte addirittura gli oggetti tecnologici (23 per cento). C’è però un numero crescente di italiani che nel Natale della crisi non si accontenta di portare in tavola i prodotti della festa, ma vuole fare una scelta di acquisto consapevole per aiutare i piu’ bisognosi, salvare l’ambiente, integrare gli emarginati, sostenere il lavoro e l’economia del proprio territorio o favorire la ripresa del Paese con il Made in Italy. Il 67 per cento degli italiani non intende acquistare prodotti realizzati in cattive condizioni lavorative, il 65 per cento quelli che non rispettano l’ambiente mentre il 63 per cento vuole acquistare solo quelli realizzati in Italia anche per sostenere l’economia e il lavoro nel Paese, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Deloitte.

Anche per questo un italiano su due frequenterà i tradizionali mercatini di Natale che, con un aumento del 4 per cento delle presenze, sono l’unica forma di distribuzione commerciale a registrare un aumento rispetto allo scorso anno, secondo l’analisi Coldiretti/Ixè, dalla quale si evidenzia che si tratta di una opportunità che unisce il relax con la possibilità di fare acquisti con curiosità e novità ad originalità garantita per sfuggire alle solite offerte standardizzate. Ad essere preferiti negli acquisti al mercatino sono per il 58 per cento degli italiani i prodotti enogastronomici, ma un buon 49 per cento vi acquista decori natalizi, il 38 per cento prodotti per la casa, il 37 per cento oggetti artigianali, il 17 per cento capi di abbigliamento e il 15 per cento giocattoli.

La migliore garanzia sull’originalità dei prodotti alimentari in vendita nei mercati è quella della presenza personale del produttore agricolo che può offrire informazioni dirette sul luogo di produzione e sui metodi utilizzati. Per il cibo e le bevande si registra infatti una tendenza al ritorno al contatto fisico con il produttore, magari con acquisti direttamente in azienda o nei mercati degli agricoltori di campagna amica, per assecondare la crescente voglia di conoscenza sulle caratteristiche del prodotto e sui metodi per ottenerlo. Una garanzia di genuinità, convenienza e in molti casi è anche possibile prepararsi o farsi preparare i tipici cesti natalizi con prodotti inimitabili caratteristici del territorio a chilometri zero. Tra i prodotti più gettonati il vino, l’olio, ma anche le lenticchie, i cotechini artigianali e in generale salumi, ma anche formaggi, conserve, miele e marmellate e dolci fatti in casa con ingredienti coltivati in azienda.

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Ferragosto al centro commerciale?

La deregulation delle aperture degli esercizi commerciali, inclusa nel decreto Salva Italia, ed entrata in vigore il 1 Gennaio 2012, forse non si aspettava una situazione simile, il 15 Agosto…

La deregulation delle aperture degli esercizi commerciali, inclusa nel decreto Salva Italia, ed entrata in vigore il 1 Gennaio 2012, forse non si aspettava una situazione simile, il 15 Agosto 2013. Secondo le statistiche, infatti, ben otto negozi su dieci saranno aperti oggi.

Tentando di mettere a freno i miei pensieri più ribelli, anticonformisti e veementi, mi chiedo: “ma che senso ha tutto questo?”.  Non riesco a tenere a freno i miei ricordi e i miei pensieri, neanche troppo remoti, di ex-commessa in un centro commerciale. Parlo con i miei ex-colleghi, leggo e mi informo: tenere aperto tutto a Ferragosto è solo la punta dell’iceberg, di questa deregulation evidentemente mal interpretata e abusata fino all’esaurimento e all’esasperazione dei lavoratori. Non è stato difficile trovare chi ha lavorato anche il 26 Dicembre, il 1 Maggio, il 1 Novembre e così via. C’è chi parla anche di tenere aperti i centri commerciali anche il 25 Dicembre e il 1 Gennaio. E se nei vari contratti di lavoro, nei festivi dovrebbe essere prevista una certa turnazione e dei turni anche di riposo, di fatto queste turnazioni saltano soprattutto di domenica e nelle aperture straordinarie. Tutti al lavoro e centri commerciali aperti a tutti. Aperti e deserti, e soprattutto pieni di clientela discutibile – e su questo ci posso mettere l’esperienza e qualche aneddoto personale, se proprio lo volete – raramente interessata a comprare qualcosa di necessario. Molti si recano lì, perché non hanno di meglio da fare, talvolta sprecando benzina – non proprio economica nel nostro Paese – e tempo per vagare, subire passivamente masse di prodotti, e spendere soldi per prodotti di cui non sentiva il bisogno, “ma già che siete aperti…”, per poi aggiungere che la crisi non li fa andare in vacanza, che di soldi non ce ne sono. Eppure, ha sempre il carrello pieno di qualcosa, nella borsa c’è lo smartphone di ultima generazione, il tablet, con attive le ultime tariffe per poter essere sempre collegato a Facebook, anche dall’estero, perché non sia mai che, nel caso in cui riesca ad andare via qualche giorno, non faccia schiattare d’invidia gli amici rimasti a casa con foto e post di ogni genere. Ma una volta, a Ferragosto, non si andava al mare, in montagna, in campagna in qualche bella trattoria a mangiare e a divertirsi? E il 26 Dicembre, non si stava con il parentado, quello che vedi giusto a Santo Stefano, per mangiare gli avanzi del giorno prima? Il 1 Maggio non si stava a casa, in quanto festa dei lavoratori?

Questa volta lo chiedo a voi, che siate lavoratori là dentro – e in tal caso, avete tutta la mia solidarietà – o anche acquirenti che hanno una sorta di dipendenza dal centro commerciale: ma ne avete così bisogno di un centro commerciale aperto tutte le domeniche e non solo, aperto anche il 26 Dicembre, il 1 Maggio, il 25 Aprile?

Al telegiornale, nei pochi servizi dedicati a questa vicenda, si vedono i clienti ben felici di passare la domenica e le festività lì dentro, in queste strutture gigantesche, sempre più diffuse: una volta, per sfizio, ho provato a contare quanti centri commerciali fossero raggiungibili da casa mia nel giro di venti minuti di macchina. Troppi, e poi ci si chiede perché siano comunque in perdita, che i negozi all’interno parlino sempre di riduzioni di personale, salvo poi farlo lavorare sempre, al limite dello sfruttamento, di assunzioni sempre più precarie e temporanee, di retribuzioni di straordinari forfettarie (che si facciano 10 ore di straordinario o 100, capita che te le paghino uguale) e retribuzioni non adeguate per aver lavorato nei festivi, e ci sono contratti che parlano chiaro al riguardo; tuttavia qualcuno chiude più di un occhio e fa finta di niente, quando si tratta di equità nella retribuzione. Le redazioni dei telegiornali sanno bene che devono trasmettere un’immagine dell’Italia, non necessariamente aderente al reale, ma mi viene da pensare che da un lato, vista questa situazione agghiacciante e avvilente da un punto di vista sociale e umano, qualche politico palesemente in malafede, possa usarla a suo piacimento e a suo vantaggio: “Visto? Non c’è nessuna crisi, dato i centri commerciali sono sempre aperti e sono sempre pieni. Va tutto bene”. Qualcuno lo ha già fatto, parlando di ristoranti e di bar in centro a Roma sempre pieni… E sembra legittimo, ora, convincere gli italiani che avere un centro commerciale aperto 365 giorni all’anno sia fondamentale e vitale per l’esistenza di ciascuno. Quando in realtà non lo è, non è necessario e basti pensare anche solo a qualche anno fa, quando non c’erano molti centri commerciali e i negozi erano sempre chiusi di domenica, tranne forse nel periodo natalizio. Basti pensare anche al resto dell’Europa: in Danimarca, le aperture dei centri commerciali non sono dalle 9 alle 21-22, e soprattutto, sono chiusi al sabato e alla domenica, senza che nessuno abbia crisi di panico e chieda ossessivamente, chiamando in negozio: “ma domenica/il 1 Maggio/festività varie siete aperti, vero? Sennò cosa faccio io, se siete chiusi?” – parole che mi sono sentita dire personalmente. Le mie risposte, come credo quelle dei numerosi lavoratori, erano molteplici, ma avevano un messaggio sostanziale e univoco: statevene lontano da questo posto, perché c’è molto di meglio da fare.

I lavoratori nei centri commerciali, quindi, da quando questa deregulation ha preso piede, fino a diventare senza controllo, si sono visti privati del loro riposo, di un normale ritmo di lavoro, privati del loro tempo per famiglia, affetti, ma anche per sani e normali hobby. Senza scomodare religioni e dottrine politiche varie, ognuno deve avere tempo per sé. Un tempo che deve deputare alla costruzione e alla cura di sé – che non deve essere un tempo risicato per fare tutto quello che non si riesce a fare, perché si è sempre al lavoro e di conseguenza, lo si passa a crollare esausti sul letto o sul divano, salvo poi sentirsi demotivati, perché si voleva leggere, vedere un film, passare fuori a fare una passeggiata, o anche svolgere un’attività fisica, utile a scaricare le tensioni, o a vedere amici che non vede da tempo. C’è chi ha una famiglia, e magari vuole dedicarsi ai figli.

La tristezza in tutto questo, è vedere che questa stanchezza è sempre più endemica nei lavoratori, e si è trasformata in un’insofferenza comprensibile, ma soprattutto, è stata sfruttata per organizzarsi in movimenti di protesta, soprattutto sui social network. Ma non vogliono essere semplicemente un muro del pianto o uno sfogo ‘all’italiana’. L’obiettivo che hanno è molto chiaro: è far arrivare la protesta in Parlamento, affinché questa deregulation venga rimessa in discussione. Affinché si ragioni sull’utilità di avere dei grossi esercizi commerciali aperti praticamente sempre, con la conseguenze che sono note a chi non crede alle favole raccontate dai media: perdite economiche ovunque e centri commerciali vuoti, specialmente nelle domeniche estive. E i consumi non sono aumentati, ma sono in costante calo. I posti di lavoro non sono aumentati, al contrario, si sono fatti sempre più precari, e proprio perché ci sono dei costi in più, si cerca di non prendere dei nuovi lavoratori – con la costante minaccia di licenziamento, comunque neanche troppo velata, se si manifesta l’idea di voler passare almeno una domenica a casa, a riposare. Idea perfettamente legittima, prevista da contratti rispettati solo quando lo desiderano i ‘vertici? e i ‘titolari’. E c’è anche da aggiungere che praticamente nessun negoziante è stato interpellato dalla dirigenza dei centri commerciali, quando si è trattato di prendere la decisione di aprire tutte le domeniche e durante le festività.

Ma ciò che è ancora più triste, è vedere la poca solidarietà e il poco raziocinio di chi fa di questi centri commerciali un enorme parco giochi dove scaricare i propri bambini – mentre una volta si portavano al parco giochi, in piscina nella bella stagione, li si portava in giro in bici, a spasso con i nonni – che, se qualcuno ha notato, non sono esattamente felici di stare lì; la superficialità di chi li usa semplicemente come pascoli dove vagare senza meta, ma a quanto pare, con la convinzione che non se ne possa fare a meno, di entrare nel negozio di abbigliamento – abbondantemente diffuso su scala non nazionale, ma mondiale – per vedere sempre le solite magliette, fatte uguali identiche da altre marche di abbigliamento, i soliti jeans, le solite cose. L’arroganza di chi dice a questi lavoratori, che ne hanno ben donde di essere stufi di questa situazione, “ringrazia che hai un lavoro”. No, non c’è da ringraziare nessuno, se si è in una situazione simile. Questa può seriamente portare a una crisi non solo economica, ma anche morale e sociale. Ed è per questo che non dico ‘Buon Ferragosto’ a questi lavoratori, oggi. Semplicemente, voglio solo esprimere la mia solidarietà e dare un’eco, seppur infinitesimale, alla loro giusta protesta.

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