Hai Mai, Lucy! Lucy!, Fanta, Bambini Consumati, Non Mi Sopporto Più, Cos’è Che Non Va Nel Mio Orologio, Gioia, Night Runner.

Sono questi i titoli degli otto brani che compongono l’album d’esordio dei Belindà, la band formata da Simone Rocchi – voce e chitarra acustica, Andrea Guazzini – voce e chitarra elettrica, Riccardo Mattiucci al basso e Giacomo Bastiani alla batteria. Quattro giovani musicisti che dal 2016 portano la loro musica in giro per la Valdichiana, arricchendo il proprio curriculum di esperienze esaltanti, come la partecipazione a Sanremo Rock nel 2017; l’apertura del concerto dei Baustelle nel 2018; l’incontro sul palco con il frontman dei Nobraino, Lorenzo Kruger; la presenza, durante la scorsa edizione, nella timeline del Mengo Music Fest di Arezzo. Durante il tour di circa 50 date che li ha impegnati l’ultimo anno, i Belindà hanno avuto occasione di presentare i propri brani, adesso finalmente racchiusi all’interno del loro primo album, disponibile dal 2 dicembre scorso su Spotify, iTunes, Amazon Music e YouTube.

Simone Rocchi e Giacomo Bastiani hanno raccontato di come questo non si tratti dunque di un disco di inediti, ma di una sintesi del lavoro svolto sinora:

“Un traguardo necessario per assumere la consapevolezza di chi sono i Belindà e presentarli al pubblico nelle varie essenze che li caratterizzano”.

Belindà, alla vecchia maniera, prende il nome della band e dà rappresentazione delle influenze che più hanno guidato il suo intendere fare musica in questi primi anni, a partire dai generi più apprezzati dai componenti del gruppo.

“L’album si articola in otto brani, con richiami che vanno dal jazz all’heavy metal, composti da noi in tempi e situazioni tutti diversi tra loro. Ogni pezzo ha una storia a sé, perciò l’aspetto più difficile nel lavorare a questo album è stato proprio trovare un ordine che facesse da filo conduttore per tutti i brani, in un certo senso individuare la strada su cui ripercorrere le varie tappe del nostro percorso fin qui. L’idea di pubblicare un album è nata per riassumere, in qualche modo, quanto fatto dal nostro debutto: si è trattato di un passaggio obbligato prima di rimetterci a comporre cose nuove. È stato un lavoro lungo, anche perché lo abbiamo svolto parallelamente a svariati impegni personali, ma sentivamo che avremmo potuto pensare ai prossimi progetti soltanto dopo aver chiuso questo capitolo. Grazie alla collaborazione con Enrico Zoi, che ci ha affiancato in tutta la produzione, siamo arrivati alla selezione dei brani da inserire nell’album, su cui abbiamo lavorato per circa un anno, avvalendoci anche della professionalità di Marco Romanelli e Tommaso Bianchi per mix e mastering”.

Belindà è un disco autoprodotto, che parla dei Belindà in tutto e per tutto, a partire dalla copertina, per la quale è stata scelta l’immagine dello scorso tour, alle sonorità, quasi totalmente prive di elementi esterni.

Belindà si apre con Hai Mai, brano più spiccatamente pop, nato in un momento di interrogativi sul futuro, seguito da Lucy! Lucy!, singolo di cui il videoclip è già stato pubblicato lo scorso 20 settembre per la regia di Edoardo Terrosi; Fanta, che riassume le suggestioni sul tema del viaggio raccolte tra i nostri sostenitori durante il ritorno da Sanremo, e Bambini Consumati, una ballad che incontra il rock, ancora presente in Non Mi Sopporto Più, Cos’è Che Non Va Nel Mio Orologio?, Gioia e Night Runner“.

Cosa dice dei Belindà questo album?

“Il progetto, nella sua completezza, non sta ad indicare un punto di arrivo, o la volontà di lanciare uno specifico messaggio, se non quello di voler rendere ancor più solida la base su cui costruire la strada futura dei Belindà. L’unione di sound e generi, che può risaltare come caratteristica principale del disco, si manifesta come sintomo dell’entusiasmo con cui siamo diventati i Belindà, siamo cresciuti di concerto in concerto, tenendoci volutamente a distanza dei talent, ci siamo alimentati considerando la musica una necessità, con la prospettiva sì di farla conoscere ma non per inseguire la celebrità. I Belindà sono il risultato di un flusso continuo di riflessioni da esprimere, per un intento introspettivo che come termine ultimo non ha l’apparenza, ma la ricerca di chi insieme a noi può riconoscere e condividere certe verità”.

Sarà anche per questo che tra gli obiettivi della band c’è l’augurio di portare avanti la propria musica e riuscire ad arrivare ad un sempre maggior numero di persone.

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Anita Goti
Anita Goti

Classe '94. Liceo classico, una laurea triennale in Comunicazione, lingue e culture e una magistrale in Comunicazione pubblica e giornalismo all'Università di Siena. Scrive, perché le parole sono le uniche cose che le piace mettere in ordine.

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