La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Categoria: Pensieri e Parole

Oroscopo di Agosto 2015

Ariete (21 marzo-19 aprile) Questa estate è così calda che ti sembra di non aver voglia di fare niente, neanche quel progetto al quale dovresti dedicare anima e corpo. Mi…

arieteAriete (21 marzo-19 aprile)

Questa estate è così calda che ti sembra di non aver voglia di fare niente, neanche quel progetto al quale dovresti dedicare anima e corpo. Mi dicono sempre che ci vuole forza di volontà per portare avanti la propria vita, e ora io lo ripeto a te, Ariete. Non demordere: prenditi un gelato, torna a casa, fatti una doccia fredda. Poi è il momento di tirare fuori la grinta. Il film per te: Il treno per il Darjeeling, diretto da Wes Anderson.


toroToro (20 aprile-20 maggio)

“Forse tu lo sai”. Te lo dicono spesso, Toro, perché molti tra i tuoi affetti fanno (troppo forse) affidamento su di te. Eppure la responsabilità di ogni cosa non deve ricadere solo sulle tue spalle. Delega qualcun altro, e goditi per una volta la scena da spettatore. Una canzone per questo mese: Island in the Sun, Weezer.


gemelliGemelli (21 maggio-20 giugno)

Personalmente ho cercato in tutti i modi di modificare alcuni tratti del mio carattere. In alcuni casi ho raggiunto il mio scopo, in altri ho limato pochi dettagli. E tu, Gemelli? Cosa pensi sia meglio limare o modificare per il tuo benessere? C’è sempre un grande beneficio nel migliorarsi. Il film del mese che ti consiglio: Will Hunting – Genio ribelle, diretto da Gus Van Sant.


cancroCancro (21 giugno-22 luglio)

Un bagno non basta per allontanarti dalla frenesia del mondo moderno. Prova a dedicarti con tutta l’intensità che ti è possibile al rilassamento interiore. I modi per arrivare alla tranquillità sono molti: passeggiare nella natura, parlare con gli amici, abbracciare i parenti. Trova il tuo. Il libro che ti consiglio per questo mese è: Novecento, Alessandro Baricco.


leoneLeone (23 luglio-22 agosto)

La costruzione della tua fortuna come individuo sta richiedendo molto tempo, un numero consistente di fatiche e sacrifici. Ma nella tua fabbrica lavorano molti operai che ti rimangono al fianco senza abbandonarti. Se ti propongono iniziative e progetti di miglioramento per la tua vita, non lasciarti sfuggire le occasioni, dando sempre un occhio attento a ciò che ti propongono, e arriverai più facilmente al top. Ricorda, poi, che le metafore aiutano a rendere la vita più colorata. Una canzone che ti consiglio: Bad Blood, Taylor Swift.


vergineVergine (23 agosto-22 settembre)

Sei un sognatore, creatore di mondi e grande organizzatore di storie. A volte queste qualità rischiano di portarti fuori dal raggio visivo del mondo materiale. Attraverso l’affetto dei tuoi cari e amici potrai canalizzare questa energia in modo positivo, senza isolarti e libero di pensare e creare tutto quello che vuoi. Il mio consiglio, quindi, Vergine, è: coltiva gli affetti e rispondi all’amore. Il tuo libro del mese è: Orgoglio e pregiudizio, Jane Austen.


bilanciaBilancia (23 settembre-22 ottobre)

Che dire della tua perseveranza? La ammiro, giacché qualsiasi altra persona avrebbe desistito molto prima di arrivare a questo punto. La tua forza è la tua vittoria. Nel mezzo della tua lotta ritengo che riuscirai a trovare anche il tempo e i mezzi per riposarti. Il film che ti consiglio: Closer, diretto da Mike Nichols.


scorpioneScorpione (23 ottobre-21 novembre)

Molti cambiamenti nella tua vita, tanti e travolgenti. Difficile in questi casi è la rassegnazione, perché tu, Scorpione, sei combattivo e credi nel destino più di quanto tu stesso voglia ammettere. Arriverai dove vorrai, se continuerai a crederci. Il libro del mese: American Gods, Neil Gaiman.


sagittarioSagittario (22 novembre-21 dicembre)

Puoi sentirti sovraeccitato per il modo in cui stai gestendo una situazione, ma se ti fermassi a riflettere con calma potresti scoprire che sarebbe meglio spendere le tue energie da un’altra parte. A volte, infatti, non sempre l’oggetto della nostra attenzione merita davvero il nostro impegno. Sii attento a discernere un buon amico da uno invece opportunista, e a non allontanare qualcuno che al contrario ti dona il suo affetto incondizionatamente. La canzone per te: The White Stripes, We’re Going to Be Friends.


capricornoCapricorno (22 dicembre-19 gennaio)

Il potere della risata. Sicuramente avrai sentito parlare dei benefici che il gioco degli angoli delle labbra creano quando si rivolgono verso l’alto. Ora te lo ricordo con calore, lasciandoti questo consiglio per il mese di agosto 2015. Ridi. Con gioia. Il film per te: Frankenstein Junior, diretto da Mel Brooks.


acquarioAcquario (20 gennaio-18 febbraio)

Hai una forza interiore che ti contraddistingue; sei coraggioso e ho sempre pensato che la qualità più bella che ti appartiene sia l’umiltà, oltre a una forsennata e generosa umanità. Sei capace di amare con la forza della quercia che rimane al suo posto senza per questo smettere di nutrire il mondo. Il mio consiglio per te, Acquario, è: non smettere, continua ad amare come sei capace anche nei momenti in cui credi che tutto sia inutile. Non lo è. Un film che ti consiglio: Amore e altri rimedi, diretto da Edward Zwick.


pesciPesci (19 febbraio-20 marzo)

È il momento di dedicarti alla tua mente. Passa del tempo con un libro, un film o una buona conversazione piena di stimoli: hai bisogno di nuove strade da percorrere, nuovi mondi da esplorare. Un passo dopo l’altro verso la novità. La canzone che ti consiglio: Society, Eddie Vedder.

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L’Oroscopo di Luglio 2015

Ariete (21 marzo-19 aprile) Mi chiedo perché tu debba continuare a sentirti così, Ariete. La forza è dentro di te; non hai un padre malvagio da affrontare come Luke Skywalker,…

arieteAriete (21 marzo-19 aprile)
Mi chiedo perché tu debba continuare a sentirti così, Ariete. La forza è dentro di te; non hai un padre malvagio da affrontare come Luke Skywalker, ma so che hai bisogno di forza di volontà per il tuo problema. Guarda dentro di te. C’è. La canzone per te: Whitney Houston, I Didn’t Know My Own Strength


toroToro (20 aprile-20 maggio)
Hai presente quel momento in cui ti aspetti di ricevere qualcosa e quel qualcosa non arriva? A me capita sempre, ma ho imparato che a volte bisogna scendere a patti con le proprie aspettative, soprattutto per quanto riguarda le relazioni umane. Insomma, non aspettarti sempre il massimo da tutti, ma valuta di volta in volta la situazione. Se riuscirai in questo intento sarà tutto più facile; i tuoi legami affettivi saranno più forti. Un film perfetto per questo mese: 500 days of summer, diretto da Marc Webb.


gemelliGemelli (21 maggio-20 giugno)
Qualcuno mi disse una volta che quando ti senti affranto può essere utile modificare un piccolo aspetto della tua vita: il taglio di capelli, il colore o il look. Un’inezia che può darti una nuova carica per affrontare la giornata, e aiutarti a resistere al lavoro in attesa delle vacanze. L’importante è esprimere se stessi, e riuscire a mostrarselo ogni mattina davanti allo specchio. Per il libro del mese ti consiglio: Luigi Pirandello, Uno nessuno centomila.


cancroCancro (21 giugno-22 luglio)
È luglio e tu ancora sei preda degli impegni. Anche se non riesci a evitarli e sembra che la segretaria ti voglia mangiare nel sonno, ricordati che almeno un giorno alla settimana devi pensare a te. Prendi la tua agenda, guardala male, e fagli capire chi è il capo. Il film che ti consiglio per questo mese è: Il diavolo veste prada, diretto da David Frankel.


leoneLeone (23 luglio-22 agosto)
Sei una persona che sa essere socievole e mettersi al centro della situazione, e questo ti aiuta davvero nel rapporto con gli altri. Continua così, ma ricorda di ritagliarti un po’ di tempo anche per dedicarti ai tuoi desideri, che spesso vuol dire uscire di meno con gli amici. Prova a mettere i tuoi sogni su carta, così da non perderteli tra un cocktail e l’altro. Hai tanta potenzialità, non disperdere le energie e usale per raggiungere i tuoi obiettivi. Un film che ti consiglio: Il diario di una tata, con Scarlett Johansson.


vergineVergine (23 agosto-22 settembre)
Hai perso qualcuno a cui volevi bene. Cerca di capirne le dinamiche. Se puoi fare qualcosa o se invece devi prendere la consapevolezza della perdita. In ogni caso, non chiudere le porte al futuro, perché dopo un periodo di sofferenza c’è sempre quello della forza di volontà. Il tuo film del mese è: Ps. I love you, con Gerard Butler.


bilanciaBilancia (23 settembre-22 ottobre)
So che sembra che il tuo mondo stia andando in pezzi, ma non dimenticare che tutto può migliorare da un momento all’altro. Non perdere quindi le speranze, mai. La ruota gira prima o poi! La tua canzone del mese è la stessa che ho consigliato il mese scorso a un altro segno. Io la trovo davvero curativa: The Beatles, Hey Jude


scorpioneScorpione (23 ottobre-21 novembre)
Una volta ogni tanto ti osservi in una fotografia, che sia vecchia o recente; nel primo caso ti senti tutto il peso degli anni, nel secondo non ti piaci, ti critichi, e non guardi invece la luminosità del tuo sguardo. Rispetto alla vecchia foto hai gli occhi profondi, consapevoli. Il sorriso è saggio. Cerca di apprezzare quello che sei ora, non nel passato o nell’ipotesi del futuro; ricorda che te lo sei guadagnato fino all’ultimo solco sul viso. Il film del mese (riguardalo se, come probabile, lo hai già visto): Star Wars. Una nuova speranza, diretto da George Lucas.


sagittarioSagittario (22 novembre-21 dicembre)
Hai programmato il volo e la partenza. Parti tra tantissimi giorni e sei già entrato in ansia da preparazione valigia. Respira. La bellezza del viaggio è l’imprevisto. Prova a godertelo lasciandoti andare. Parla con le persone; scegli a caso la strada da seguire. Ti riporto al riguardo una citazione di Kerouac dal libro Sulla strada: «Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati». «Dove andiamo?». «Non lo so, ma dobbiamo andare». Il libro per te è infatti: Jack Kerouac, Sulla strada.


capricornoCapricorno (22 dicembre-19 gennaio)
Soldi, soldi, soldi. So che in questo momento sei assillato dall’idea di guadagnare sempre di più. Ti auguro di riuscirci, ma non dimenticare gli affetti. Un compromesso tra carriera e sentimento è il modo migliore per ottenere la felicità. Ricordati, infatti, che il lavoro ti serve per vivere come ti piace, ma non deve diventare la tua vita. Il libro per te: Neil Gaiman, Nessun Dove.


acquarioAcquario (20 gennaio-18 febbraio)
Ci sono delle volute di fumo che ti circondano. Sembra come se qualcuno ti stesse avvolgendo con le nebbie della sua sigaretta, impedendoti di guardare bene intorno. Basta agitare la mano, e il fumo si dirada. Nessuno deve avvolgerti con i suoi dubbi, Acquario, solo tu sai cosa è meglio per te. Una canzone che ti consiglio: The Clash, I fought the law.


pesciPesci (19 febbraio-20 marzo)
Vorresti sentirti dire ogni giorno qualche frase incoraggiante che ti aiuti ad affrontare il quotidiano. La mia domanda però è questa: Lo fai tu per primo con gli altri? Comincia. Ti servirà come tonico per la serenità. Il film che ti consiglio: Il mio vicino Totoro, diretto da Hayao Miyazaki.

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L’Oroscopo di Giugno 2015

Ariete (21 marzo-19 aprile) Non prendertela con te stesso e non sfogare la rabbia su ogni cosa che ti gira intorno. In altre parole, non scatenare una guerra con tutti;…

arieteAriete (21 marzo-19 aprile)
Non prendertela con te stesso e non sfogare la rabbia su ogni cosa che ti gira intorno. In altre parole, non scatenare una guerra con tutti; cerca invece la persona che ti sta facendo soffrire. Sei autorizzato a dirgli ciò che pensi, ma evita di andarci da ubriaco: deve essere una conversazione costruttiva. La canzone per te: Arctic Monkeys, Why’d You Only Call Me When You’re High?


toroToro (20 aprile-20 maggio)
Questo mese è il momento giusto per tirare fuori la forza interiore chiusa in ogni singola cellula del tuo corpo. So che ti sembra che ogni tuo sforzo sia vano, ma non mollare: la perseveranza viene ripagata prima o poi, e anche la creatività. “Rifletti” e “sogna” sono le parole chiave sulle quali devi fare affidamento. Un libro perfetto per questo mese: Italo Calvino, Le città invisibili.


gemelliGemelli (21 maggio-20 giugno)
Se sei un lettore accanito, leggi. Un ascoltatore di musica, sbrigati a metterti quelle cuffie nelle orecchie. Un amante del cinema, corri in biglietteria. Insomma, Gemelli, compatibilmente con i tuoi doveri prenditi del tempo per te, o perderai del tempo prezioso. Per il film del mese ti consiglio: 5 giorni fuori, diretto da Ryan Fleck e Anna Boden.


cancroCancro (21 giugno-22 luglio)
Hai bisogno di dare e avere fiducia, una merce fin troppo rara nel mercato dei rapporti sociali. Non regalarla, ma non tenerla neanche tutta per te. C’è chi merita il tuo tempo in modo particolare. Verrà da te: non cacciarlo per paura di soffrire. Il libro che ti consiglio per questo mese è: Erin Hunter, Warrior cats. Il richiamo della foresta.


leoneLeone (23 luglio-22 agosto)
“Pensa a te stesso prima che agli altri”. Lo ripeti spesso, Leone, ma l’equilibrio tra il proprio volere e l’attenzione verso il prossimo è la chiave per il successo. Con le dovute eccezioni: una persona in particolare ha bisogno di una lezione di vita. Pensaci tu. Un libro che ti consiglio: Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino.


vergineVergine (23 agosto-22 settembre)
Il tuo carattere testardo cerca di avere la meglio. Combattilo. I tuoi affetti non aspettano altro che vederti sorridere quando torneranno da te. Offri loro un caffè e regalagli le parole più dolci di cui sei capace. La tua canzone del mese è: The Beatles, Hey Jude.


bilanciaBilancia (23 settembre-22 ottobre)
Nessuno può dire che tu non ce la stia mettendo tutta, ma se non riesci è perché hai in mente solo l’obiettivo, e non ti concentri sul percorso. Il tuo libro del mese è il più impegnativo dello zodiaco, ma ti sarà utile per capire a cosa mi riferisco: James Joyce, Ulisse.


scorpioneScorpione (23 ottobre-21 novembre)
Tirerai un sospiro di sollievo in questa primavera assonnata, Scorpione, se guarderai il tuo Io interiore sciogliersi al sole. In altre parole, esci, e godi dell’aria aperta: riuscirai a equilibrare il caos dei tuoi stati d’animo e a rapportarti al meglio con una situazione difficile che stai vivendo. Ti consiglio di andare al parco con questa canzone nelle cuffie: Queen, Bohemian Rhapsody.


sagittarioSagittario (22 novembre-21 dicembre)
Non fuggire dall’amore, vivilo con tutta la forza del tuo essere. Veneralo e bacialo ogni giorno. Se ti rende infelice, lascia questa pazzia a qualcun altro e guarda nel giardino accanto.
La canzone per te: Muse, Madness.


capricornoCapricorno (22 dicembre-19 gennaio)
Lasciati andare. Non stare rintanato nella cuccia della tua mente. Hai bisogno di leggerezza e la troverai dove meno te la aspetti: in te stesso. Liberati da quei comportamenti che ti rendono l’animo pesante. La canzone perfetta per te: Kasabian, Bow.


acquarioAcquario (20 gennaio-18 febbraio)
Hai mai provato a lasciarti bagnare dal sole per un momento? Un raggio ti sfiora la guancia e senti il calore, solo grazie a un tuo desiderio. Provaci, Acquario, l’inverno è passato e tutto dipende da te. Un film che ti consiglio: Ruby Sparks, di Jonathan Dayton e Valerie Faris, o Ogni cosa è illuminata, diretto da Liev Schreiber.


pesciPesci (19 febbraio-20 marzo)
Stai pensando che è il momento di cambiare, ma hai paura. Non temere, tutti gli esseri umani migrano da un posto a un altro per cercare le migliori condizioni che la vita può offrire loro. Nessuno ti vieta di cercare ciò che è meglio per te. Attento ai consigli degli altri dati con leggerezza; fatti influenzare solo da chi ti conosce bene. Il libro che ti consiglio: Jonathan Coe, La casa del sonno.

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Cronache dal Salone Internazionale del Libro di Torino 2015 – PARTE 2

Il nostro Tommaso Ghezzi è stato cinque giorni alla XXVIII edizione del Salone del Libro di Torino, al Lingotto dal 14 al 18 Maggio; ci racconta, a suo modo, quello…

Il nostro Tommaso Ghezzi è stato cinque giorni alla XXVIII edizione del Salone del Libro di Torino, al Lingotto dal 14 al 18 Maggio; ci racconta, a suo modo, quello che ha visto.

Vai alla [parte 1]

[Parte 2]

La cosa assolutamente più interessante del Salone del Libro è fuori dal Salone del Libro. Il motivo per cui effettivamente io sia andato a Torino ed abbia voluto restarci per tutta la durata della manifestazione è uno: LE FESTE GLAM. In 5 giorni sono riuscito ad entrare a due feste esclusive;

La prima festa è stata quella di Minimum Fax, la casa editrice più dannatamente indie-pop che l’Italia abbia mai visto. Si è svolta il venerdì sera alla società dei cannottieri di Torino, lungo il Po. Un posto magnifico. Il dj set gestito da LES PÉTASSES + OLEG & MAMED, che pare siano pure operatori editoriali, che mi aspettavo finemente ricercato in un contesto del genere, si è rivelato assolutamente cialtrone (coscienziosamente, però). Un Dj set altamente ironico nei confronti della de-contestualizzazione, in linea con l’asse progettuale dell’azienda; e quindi Benny Benassi, Icona-Pop, Britney Spears, ed altre clamorose scelte cross-over hanno accompagnato le proiezioni, sullo schermo retrostante la consolle, delle copertine dei libri editi da MF; Malamud, Yates, Capote ed altri. Probabilmente è stata una delle cose più disturbanti, e divertenti, a cui abbia mai partecipato.

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La seconda è stata fortuita. Nel senso che sono riuscito ad imbucarmi grazie al gruppo di editori, curatori ed editor cui mi ero aggregato. Trattasi della sfavillante e glamour-issima festa alla Scuola Holden in piazza Borgo Dora. Ho venerato la scuola Holden da adolescente, la vedevo come il paradiso dei velleitari. Scrivere e farti “insegnare” a far diventare la scrittura un lavoro. A 25 anni in quella scuola ci sono finalmente andato; senza velleità, senza voglia di farmi insegnare da altri come scrivere, con la sola voglia di pavoneggiarmi in giacca e papillon in mezzo alla crème della crème dell’alta società intellettuale e bere vodka tonic. Bene. Ci sono riuscito. Girano foto online in cui Emmanuel Carrère, visibilmente ubriaco, balla con la sua compagna. Ed io ero lì in mezzo. Tra Pif vestito in maniera deplorevole, Vinicio Capossela con il suo berretto da marinaio, che, credo, non si tolga nemmeno per dormire, Boosta dietro la consolle che di tanto in tanto si sporgeva per baciare la sua compagna, Miriam Leone, vestita un po’ sciatta con le pianelle (ma comunque bella eh, per carità), Paolo Giordano, Eugenio Finardi, Geppi Cucciari, Carlo Gabardini ed altra gente famosa adombrata dalla massa, comunque selezionata all’ingresso. Quindi, sì, sono stato ad una vera festa esclusiva glamour di gente IN. Una cosa divertente che non farò mai più, tanto per citare il più grande autore dell’ultimo novecento.

Posso dire che quest’edizione del Salone è stata, nel complesso, soddisfacente, per tutti i tipi di palato umanistico, dagli altezzosi specialisti agli anything goes, dai lettori occasionali alle nicchie. Le cose che non mi sono piaciute, anzi mi hanno più o meno sdegnato, sono:

  • I VOLANTINAGGI – ogni fottuto metro del percorso principale del Salone era occupato da questi “spammer” di volantini sui corsi di lettura veloce, abbonamenti a riviste, centri sociali, gruppi di lettori, analisti e sondaggisti dell’ISTAT e altre categorie insulse che non facevano altro che costipare la fiumara di avventori, già di per sé fastidiosa.

  • IL CAOS DEL PROGRAMMA – come ho già accennato, durante il Salone si sono svolti contemporaneamente almeno cinque eventi ogni ora. Questo già sarebbe un problema. Aggiungerei poi il fatto che, spesso, gli eventi si infastidissero a vicenda. La finale del concorso Ottoperotto, ad esempio, è stata interrotta più volte dal cantante israeliano che vociava dall’Arena Piemonte, collocata a 100 metri. Male. Molto male.

  • LE SCOLARESCHE – ho scoperto che tutte le scuole elementari e medie inferiori del Piemonte, in questi giorni, non hanno fatto lezione, poiché erano tutte al Salone a riempire di bambini urlanti i padiglioni del Lingotto. Per carità, è giusto lasciare che i pargoli si avvicinino alla letteratura, ma non a gruppi di quaranta, con i panini e le carte da uno, rovesciati dentro gli stand ad aggredire i poveri addetti all’ordine degli scaffali. Pietà.

  • I COSPLAYER – veramente io non capirò mai il senso di vestirsi da Darth Vader e Legolas al Salone del Libro. La letteratura è una cosa seria, e il gesto nerd di impersonare caratteri, neanche della letteratura, ma del cinema, è fuori contesto come gli Oro Saiwa nel Tiramisù.

  • GLI STAND DELLA POLIZIA DI STATO E DELLA GUARDIA DI FINANZA – cioè, che senso hanno? Perché sono presenti? Quali sono le loro pubblicazioni? Posso tollerare persino lo stand massonico de “La Gran Loggia d’Italia”, che di fatto porta una cultura secolare in edizioni pure bellissime, ma della presenza delle forze dell’ordine, veramente, non trovo il senso. Ho scambiato, tra l’altro, per Cosplayer il gruppo di finanzieri in divisa che seguivano, in marcia, un gruppo di Stormtrooper di Star Wars. Errore mio.

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Sempiternamente Warhol – riflessioni sulla mostra “Andy Warhol Forever” ad Arezzo

Qualsiasi credo moderno diventa, prima o poi, mero dato estetico. Nulla più. Ormai non c’è religione o ideologia, stato o chiesa, non esiste Verità a cui prestare giuramento. Tutto è…

Qualsiasi credo moderno diventa, prima o poi, mero dato estetico. Nulla più. 
Ormai non c’è religione o ideologia, stato o chiesa, non esiste Verità a cui prestare giuramento. Tutto è dato estetico. Tutto è principio di non contraddizione nel momento del suo assurgere a parergon, ornamento superfluo. La politica è un arabesco da cornice al racconto, la religione un ghirigoro barocco alla riflessione dell’ego, l’amore una nefanda masturbazione. 

Quando scrissi questo frammento stavo parlando del nesso inscindibile che esiste tra i Disciplinatha e i CCCP-Fedeli alla linea e dell’uso che facevano dei “colori” politici, in relazione all’espressione artistica. L’essere rossi o neri, nel punk-hc degli anni ottanta, non aveva alcun valore politico, ma solamente estetico; era un rimando, un’evocazione.

Prima del punk però, in maniera molto più massificante e a suo modo più violenta, quella stessa retorica era stata messa in crisi da Andy Warhol e dal maremoto pop che aveva instaurato negli anni sessanta.

IMG_1547In questi giorni ad Arezzo, la mostra a lui dedicata, curata da Romano Boriosi, Gianfranco Rosini e Fabio Migliorati, celebra il maestro di New York con una mostra sopraffina.

L’esposizione, locata nella Galleria Comunale di Arte Contemporanea di Arezzo, è un piccolo traguardo di oculatezza dei mezzi; a cura della Collezione Rosini Gutman, sono raccolte 50 opere che vanno a comporre un percorso frastagliato, ma estremamente coerente con l’opera di Warhol, il quale seguiva parallelamente più serie, come a sottolineare la molteplicità dei toni e degli stati artistici del suo operato. La larga affluenza che ha coinvolto la mostra ha spinto gli organizzatori a prorogare la chiusura al 2 giugno.

Largo spazio dato alle serigrafie, in primis la Marilyn, la Liz Taylor, Mao (il terrore comunista che diviene soggetto mimetico inoffensivo, pura decorazione superflua) e la parete dedicata a Mick Jagger nella quale campeggia una sgonfiatura programmata del divismo contemporaneo; questi nuovi dei, ci dice Warhol, altro non sono che allucinati lamenti del senso di eternità che, nella mente degli esseri umani contemporanei, sta lentamente scomparendo. Il divismo oggi, nell’era post-Warhol che ci troviamo a vivere, diventa tangibile. La richiesta di eternità non è automatica bensì necessitata dal Divo; è infatti Vincent Gallo che vende il suo sperma a un milione di dollari per l’inseminazione in vitro, è la rock band che diventa cosciente dei metodi di marketing del mondo della discografia, le crew hip-hop che si fanno produttrici di loro stesse, è Leonardo di Caprio che produce the Wolf of Wall Street. Ormai non c’è spazio per quell’anticonformismo che Andy Warhol adorava “conformare alle masse per poi venderlo alle stesse”. Siamo tutti ormai ingeriti da questo ciclico processo produttivo sistematico e apparentemente inarrestabile.

Una lucida sorpresa aumenta il tasso di liceità della mostra aretina; il dettaglio del San Giorgio e il Drago di Paolo Uccello, della serie Details of Renissance. L’opera d’arte riproducibile. Il capolavoro della sociologia artistica della Pop Art, che più di un qualsivoglia trattato sulla tecnica di Walter Benjamin descrive con precisione lo stato dell’arte nella contemporaneità.

Due cose deludono di questa mostra: il titolo, banalotto e inefficace, e la scelta abbastanza ingenua di apporre sotto ogni opera una citazione dell’autore; in questo modo si è perso il senso di riproducibilità tecnica dell’opera, di valore plurale dell’opera d’arte che a Warhol stava molto a cuore. Quella che si vede sotto le opere non sembra solo una citazione, ma un vessillo d’unitarietà, che di certo non si confà alla critica del soggetto – prima – e alla critica della critica d’arte –dopo – che contraddistinguono la filosofia iconostatica del New Dada wharoliano. D’altra parte l’immagine stessa di Andy Warhol e le sue citazioni da tweet pomeridiano (stessa sorte toccata a Oscar Wilde e Bukowski, per dire) hanno reso l’Artista oggetto d’arte, icona votiva pagana contemporanea.

Ci sono ampie sezioni dedicate al materiale fotografico lasciato dall’Artista newyorkese, come ad inserire anche la sua stessa immagine nel calderone autorigenerante del consumo iconografico; foto con Dalì, Dino Pedriali, Jean-Michel Basquiat, fino a dei veri e propri “autoscatti”. Attraverso la riproducibilità del soggetto-immagine nulla diventa più reificato che la Persona. Il commercio/consumo dell’immagine, della personalità, l’ascendenza sfiancata della caricatura dei simboli consegue la loro totale assenza di contenuti, rimandi, simbiosi con l’essere-nulla. La rapida e trasandata trascrizione della fonte iconografica scarnifica la proiezione reale dell’icona, la credibilità della stessa, e la imprime come mero prodotto temporale. L’entità diviene solamente tramite il suo apparire e la consunzione (tramite consumo) della sua rappresentazione. Mao, Marilyn, Mick Jagger, Madonna altro non sono che frammenti anatomici svuotati di realtà; nuove immagini votive da portafoglio, depredate di spiritualità dall’asettica e meccanica riproduzione in serie.

Debilitando dall’interno un sistematico manierismo dell’avanguardia, che stava piano piano amalgamandosi con lo scriteriato deperimento della società post-modernista, Andy Warhol ci ha regalato la più alta critica al sistema produttivo che sia mai stata fatta. Forse ha cambiato lo stesso in meglio. E noi siamo, a Lui, estremamente grati.

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Il racconto come strumento di promozione turistica

Nel corso del Primo Forum sul Turismo nella Valdichiana Senese, che si è tenuto a Chianciano Terme lo scorso 27 marzo, ho avuto modo di approfondire il ruolo dello storytelling nella promozione turistica, come…

Nel corso del Primo Forum sul Turismo nella Valdichiana Senese, che si è tenuto a Chianciano Terme lo scorso 27 marzo, ho avuto modo di approfondire il ruolo dello storytelling nella promozione turistica, come rappresentante della società Valdichiana Media.

Valdichiana Media è una giovane società locale, società a maggioranza femminile in cui ruoli chiave sono ricoperti da donne e da under35, è sempre bello sottolinearlo. Ci occupiamo di servizi editoriali con la nostra redazione multidisciplinare, soprattutto per il web, tra comunicazione, giornalismo, uffici stampa, reportage di eventi, social network e web marketing. La nostra specializzazione è la produzione di contenuti multimediali di qualità, specialmente per raccontare questo territorio, favorendone lo sviluppo e la valorizzazione.

Il nostro prodotto editoriale più conosciuto è probabilmente il magazine che state leggendo in questo momento, La Valdichiana, ma non ci limitamo a questo: abbiamo accolto con gioia la proposta di Federalberghi Chianciano nel dare il nostro contributo per organizzare il forum, perché crediamo nel turismo come motore per lo sviluppo della Valdichiana e crediamo nell’interazione positiva tra pubblico e privato: la Valdichiana deve fare rete, facilitare il dialogo tra i territori e tra i settori, tra le associazioni, le imprese, le istituzioni. In questo senso è fondamentale il ruolo di facilitatori del dialogo, e di filtro, soprattutto in una società invasa, sovraccaricata dalle informazioni, nell’epoca dei social network e della possibilità da parte di chiunque di pubblicare qualsiasi cosa. Anche i mondi del’informazione, della politica, della comunicazione, a nostro avviso devono fare il loro ruolo nella società attuale, facilitando il dialogo e non ponendo delle chiusure, filtrando le informazioni sulla base degli specifici interessi del pubblico e non censurando o delegittimando la partecipazione dal basso: partecipare alla conversazione, facilitarla, non imporla né bloccarla.

Inoltre crediamo nella forza del racconto, che sempre più sta diventando importante anche nelle strategie turistiche attraverso lo storytelling, il content marketing. Soprattutto in un territorio come la Valdichiana, che ha tanto da raccontare, una serie di eccellenze dal termalismo alla cultura, dalla storia al folclore, dall’enogastronomia agli eventi, dalla natura alla musica, che funzionano al meglio soltanto se possono mettersi in rete, dialogando e sviluppandosi ulteriormente.

Il racconto ha questa funzione: raccontare un territorio significa viverlo, conoscerlo, entrare in contatto con le sue vere radici culturali: partecipare, in qualche modo, alla costruzione della sua identità. Un territorio come questo non è un territorio da cartolina, bensì vive su un rapporto continuo tra uomo e natura, tra passato e futuro, in cui l’uomo ha contributo a modificare il paesaggio, adattandolo al cambiamento. Quando abbiamo cominciato la nostra attività eravamo convinti che la Valdichiana avesse una dignità da raccontare, una sua identità che potesse essere centrale, e ci crediamo tuttora.

La valorizzazione di un territorio passa dal racconto, poiché è il racconto che crea la nostra identità. E ciò che fa parte della nostra identità fa parte di noi, fa parte di ciò che vogliamo proteggere, far conoscere e valorizzare. Raccontare la Valdichiana passa anche attraverso forum come questi, e faremo del nostro meglio per renderlo un appuntamento stabile.

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Copyright: come funziona?

Spesso si è soliti prelevare indistintamente fotografie reperite su internet per fini di vario tipo, senza troppo chiedersi se così facendo si commette un illecito o meno. È bene premettere…

Spesso si è soliti prelevare indistintamente fotografie reperite su internet per fini di vario tipo, senza troppo chiedersi se così facendo si commette un illecito o meno.

È bene premettere che la Legge sul Diritto d’Autore L. n.633/41 (per brevità LDA) distingue due generi di fotografie:

  • quelle da considerarsi ‘opere d’arte’ (art.2, n.7)
  • quelle che non possono essere considerate ‘opere d’arte’ (le ‘semplici fotografie’ disciplinate dagli artt.87-92, LDA).

La differenza sostanziale è che le prime soggiacciono alla più ampia disciplina prevista per tutte ‘le opere dell’ingegno di carattere creativo’ e vengono definite dalla LDA come opere ‘dotate del carattere di creatività.

In giurisprudenza non vi è però molta chiarezza sulla linea di confine tra opere fotografiche e fotografie semplici, ma una certa concordanza può essere rinvenuta sul fatto che:

L’opera fotografica è considerata quella connotata da chiari tratti individuali che permettono di far conoscere l’impronta del suo autore.

Non deve trattarsi di mera abilità e capacità professionale del fotografo ma di effettivo apporto creativo ed inventivo (in altre parole, va dimostrato che l’immagine contenga elementi di interpretazione creativa e non solamente di abilità tecnica).

L’immagine che presenta un tale valore artistico è quindi considerata una vera e propria opera dell’ingegno, tanto che gode della piena protezione già riconosciuta ad esse e comprendente il diritto morale ed il diritto patrimoniale d’autore, per tutta la vita di questo fino al 70° anno dopo la sua morte.

Al contrario, le fotografie semplici dove manca la connotazione artistica sono disciplinate esclusivamente dalla citata LDA e vengono definite:

immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell’arte figurativa ed i fotogrammi delle pellicole cinematografiche. Non sono comprese le fotografie di scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e prodotti simili.

All’autore della fotografia spetta una tutela meno garantista di quella accennata in precedenza: in particolare per 20 anni dal momento in cui la foto è stata scattata spettano il diritto esclusivo di riproduzione e il diritto esclusivo di diffusione e spaccio. Resta comunque fermo il fatto che spetta comunque un equo compenso per la riproduzione della sua opera.

Vista la diffusione della problematica, di nostro interesse sono le ‘fotografie semplici’ e disciplinate in particolar modo l’art.90 della citata legge.

Tale articolo prevede che le fotografie, affinché siano protette da copyright nel momento della loro pubblicazione, devono riportare:

  • il nome del fotografo;
  • la data dell’anno di produzione della fotografia
  • il nome dell’autore dell’opera d’arte fotografata;

La disposizione, inoltre, al comma 2 continua dicendo:

Qualora gli esemplari non portino le suddette indicazioni, la loro riproduzione non è considerata abusiva e non sono dovuti i compensi indicati agli artt. 91 e 98 a meno che il fotografo non provi la mala fede del riproduttore.

Per quanto sopra, è possibile ritenere che l’aver reperito uno ‘scatto’ su internet, sprovvisto dei riferimenti di cui sopra, e averlo pubblicizzato sul proprio sito non sembra integrare una violazione della disciplina dei diritti d’autore.

A conferma di quanto argomentato, si riporta di seguito il testo di due pronunce della Suprema Corte di Cassazione.

Cass. n.5237/91:

Nel caso di fotografie, per cui il diritto di esclusiva è previsto per vent’anni dalla produzione dall’art. 92, primo comma, L. 22 aprile 1941, n. 633, la mancata indicazione della data di produzione, come prescritto dal precedente art. 90, primo comma, esclude che possa considerarsene abusiva la riproduzione da parte di un terzo, dovendosi presumere, se l’autore non ne fornisca la prova della malafede, la buona fede del riproduttore (ultimo comma, art. 90 cit.). A tal fine l’omessa indicazione della data di produzione della fotografia non può essere surrogata dal deposito e dalla registrazione di uno stampato su cui la fotografia stessa sia stata già riprodotta, atteso che tali elementi possono dare certezza della data della riproduzione, ma non di quella della produzione.

Di particolare interesse è Cass. n.5969/05, la quale recita:

Nella ipotesi in cui, convenuta la cessione dei diritti di autore su di un’opera fotografica tra fotografo e cessionario, quest’ultimo provveda alla pubblicazione della fotografia, e questa venga, successivamente, riprodotta da terzi, spetta al fotografo il diritto ad un equo compenso (ex art. 91 terzo comma legge n. 633/1941) soltanto se, sull’esemplare della fotografia riprodotta, il suo nome risulti espressamente indicato, ovvero se, in assenza di tale indicazione, egli fornisca la prova della malafede del riproduttore, dimostrando che quest’ultimo era, comunque, a conoscenza della provenienza dell’opera.

La questione trattata non sembra essere di poca rilevanza, soprattutto in ragione dell’avvento del digitale e della innumerevole quantità di immagini reperibili su internet; immagini utilizzate per gli usi più disparati, dai più frivoli a quelli più seri, come l’utilizzo di fotografie per la costruzione di un sito.

È capitato, infatti, che per la realizzazione di un sito internet, all’interno del quale erano state utilizzate immagini reperite sul web, (sedicenti) agenzie di fotografi avessero avanzato richieste di risarcimento danni per l’uso indebito dei fotogrammi; richieste accompagnate subito dopo da una proposta transattiva per la risoluzione bonaria della vicenda.
Dall’analisi delle varie fattispecie e dal tenore delle richieste, nella maggior parte dei casi si potevano addirittura rinvenire gli estremi di una truffa.

Nei casi di specie e per quanto sopra argomentato, erano infatti da ritenersi inconferenti i vari avvertimenti minacciati, come ad esempio:

vi ricordiamo che la responsabilità permane anche nel caso in cui: l’immagine sia stata reperita su internet e ritenuta erroneamente disponibile per un uso libero

Ciò perché, come più volte ripetuto dalla Suprema Corte, in tali casi si deve presumere la buona fede di chi compie l’atto di riproduzione, mentre la mala fede deve essere provata (ovviamente nelle sedi giudiziarie opportune introducendo un giudizio civile).
I testi delle lettere delle agenzie risultavano poi di dubbia liceità anche in merito al tenore della la proposta di risoluzione bonaria della vicenda.

In sostanza ciò che veniva richiesto era la sottoscrizione di un contratto di licenza ad effetti retroattivi, la cui validità sarebbe stata imputata al solo periodo di uso dell’opera. Se vi fosse stata una effettiva violazione dei diritti d’autore sarebbe stato legalmente più corretto ricevere la semplice richiesta di pagamento del compenso previsto per l’uso dell’opera (con richiesta diretta da parte del fotografo o del proprio rappresentante), o al limite una citazione a giudizio per il risarcimento danni.
In altre parole e in breve, la sottoscrizione di un contratto con soli effetti retroattivi è una forma che ‘esce decisamente dai tradizionali schemi‘ legali.

La proposta era altresì singolare per il fatto che le agenzie richiedenti il risarcimento si presentavano come rappresentanti di fotografi o agenzie fotografiche, etc., ma non come cessionarie dei diritti dell’opera in questione.

A tal proposito, è da evidenziare il fatto (a parere di chi scrive di non poco conto) che il rapporto contrattuale eventualmente intercorso con il titolare della fotografia riprodotta sarebbe stato di semplice rappresentanza e non di cessione dei diritti di uso dell’opera.
Tuttavia, il contratto di licenza, per come strutturato, doveva essere sottoscritto in favore dell’agenzia e non anche del fotografo, così che l’eventuale compenso doveva essere versato direttamente all’agenzia.

Una tale pattuizione, è dato ritenere, sarebbe stata legittima se l’agenzia avesse detenuto anche i diritti dell’opera; circostanza che – basandosi sul testo delle lettere – non sembrava al contrario esistere.

Non a caso, nei contratti di licenza si era dato leggere:

L’agenzia X dichiara e garantisce di detenere i diritti esclusivi necessari per la transazione e la conciliazione (…), compresi i diritti di concessione di licenze per l’utilizzo passato (…)

ma non dichiara al contrario di detenere i diritti della fotografia.

In conclusione e per tutto quanto sopra affermato, è da ritenere che il mancato rispetto delle disposizione dell’art.90, LDA in fase di pubblicazione di fotografie semplici (in forma sia cartacea che telematica), non legittimi alcuna pretesa economica o di altro genere da parte del suo autore nei confronti di chi avrà riprodotto o utilizzato le ridette immagini senza autorizzazione.

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La costruzione del Muro di Betlemme, undici anni dopo

A nome di alcune associazioni del territorio, riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta sul Muro di Betlemme: Il 1° Marzo 2015 è l’ XI° anniversario dell’inizio della costruzione del Muro…

A nome di alcune associazioni del territorio, riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta sul Muro di Betlemme:

Il 1° Marzo 2015 è l’ XI° anniversario dell’inizio della costruzione del Muro di Betlemme

Oggi la costruzione del Muro è completata. È lungo 755 chilometri ed è certamente il monumento più grande all’incomprensione, alla sopraffazione e alla paura che esista sul nostro pianeta. Riportiamo un estratto dalla “Lettera da Betlemme – Marzo 2004” scritta da una delle Suore del Caritas Baby Hospital di Betlemme ( unico ospedale Pediatrico della Cisgiordania ):

“Uno ad uno, sei blocchi di cemento alti otto metri vengono passati in un largo solco da un’altissima gru. Sono i primi sei blocchi del muro. Da oggi, primo Marzo 2004, Betlemme può chiamarsi “ufficialmente” una prigione. Ecco il primo pezzo di muro… ce lo troviamo davanti quasi all’improvviso, orribile. Il suo grigiore sta davanti a noi, abnorme, inumano: ci taglia fuori completamente dalla vita dei normali, liberi esseri umani. L’hanno iniziato a pochi passi dal nostro ospedale. Davanti al muro regna il silenzio, anch’esso divenuto grigio e pesante. Sono pochi gli abitanti di Betlemme che si recano a vedere la triste novità di questi giorni, per un po’ la giudichiamo quasi indifferenza, ma loro il muro non lo vogliono neppure vedere, non ne vogliono neppure sentir parlare, nauseati fino in fondo da una vita priva di dignità, vissuta pagando per tanta violenza”.

Sono passati undici anni ma il Muro non è diventato parte del paesaggio come succede a tanti altri manufatti, e non lo sarà mai. Per chiunque lo veda è immediatamente chiaro che si tratta del perimetro della più grande prigione a cielo aperto del mondo. Non è una frontiera come molti pensano, è un recinto, largamente in terra altrui anche secondo le deliberazioni delle Nazioni Unite, un recinto che sancisce una disuguaglianza inammissibile tra due popoli che dovrebbero avere la garanzia di godere degli stessi diritti umani.

muro betlemme 2Dal 1° Marzo 2004 le Suore operatrici del Caritas Baby Hospital, ogni giovedì recitano il rosario davanti al muro, sotto le canne delle armi automatiche, per ricordare a tutti che la violenza e l’ingiustizia sono sempre ingiustificabili chiunque ne sia l’autore e chiunque ne sia la vittima. È in atto una grande mobilitazione di individui, movimenti, paesi interi per il riconoscimento da parte delle Nazioni Unite dello Stato palestinese. Numerosi Paesi europei ed extraeuropei l’hanno già fatto. Questo non è solo un fatto istituzionale, è prima di tutto un fatto politico, con enormi significati sociali. Significa prima di tutto diritto all’acqua, diritto alla mobilità, diritto al lavoro, diritto ad una sanità adeguata, diritto a progettare la propria vita.

Dobbiamo mobilitarci tutti per questo grande obbiettivo: due Popoli, due Stati. Il Muro, a Betlemme e in tutti gli altri luoghi della Terra, non chiude solo i palestinesi in un recinto, rinchiude anche il popolo israeliano in un destino di intolleranza e incomprensione, dove domina la paura. Il muro non esalta ma distrugge anche la loro libertà.

La Banda del Sorriso – Chianciano Terme
Gli Amici di Betlemme
I volontari toscani in Terrasanta
Legambiente Chianciano – Montepulciano

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Un giro a Londra per parlare di multiculturalismo e intercultura

Vi è mai capitato di passeggiare per le vie di Londra? Sicuramente, almeno una volta nella vostra vita, è successo. Quando è capitato a me, in occasione del mio ultimo…

Vi è mai capitato di passeggiare per le vie di Londra? Sicuramente, almeno una volta nella vostra vita, è successo. Quando è capitato a me, in occasione del mio ultimo viaggio nella capitale britannica, mi sono trovata a riflettere sulle nozioni di multiculturalismo e intercultura. «Perché?», direte voi. Beh, se vi è capitato di passeggiare per le vie londinesi la risposta risulterà chiara. Per dirla in poche parole, è difficile trovarsi a camminare per strada circondati da inglesi e basta. Più facile sentir parlare svariate lingue da tutto il mondo, osservare diverse sfumature di colore di pelle, o diversi lineamenti del viso ed espressioni corporali.

Insomma, Londra è meravigliosamente multiculturale.

A seguito di questa asserzione piuttosto banale e di dominio comune, colgo quindi l’occasione per affrontare il discorso riguardo a questo tema.

Si utilizzano principalmente due termini per definire un contesto in cui più società convivono sullo stesso territorio; spesso, erroneamente, essi vengono confusi e associati come sinonimi: multiculturalismo e intercultura.

Nel momento in cui il termine multiculturalismo è entrato in vigore alla fine degli anni Ottanta, ha designato quel tipo di contesto nella quale società diverse convivevano tra loro. Tale accezione ha perdurato nel corso degli anni, ma il dibattito teorico e interdisciplinare su tale parola è arrivato in seguito alla constatazione che si trattasse di un concetto statico. Il multiculturalismo dava l’idea di un mondo dove culture diverse convivessero nello stesso luogo ma non si incontrassero mai.

Un concetto statico che poco ha a che fare con la realtà dei fatti, insomma. Dalle parole di Ugo Fabietti: «Il mondo infatti non è statico, fermo. Per quanto a noi possa rassicurare l’immagine di culture ben localizzate sul territorio (così come l’idea che coloro che ad esse appartengono possiedono delle identità localizzate), gli esseri umani si spostano, viaggiano, comunicano, confliggono, scambiano». Rimando a un precedente articolo nel quale avevo già parlato del cambiamento sociale.

L’esigenza di una nuova semantica divenne quindi impellente. Oggi, infatti, è preferibile riferirsi a un contesto di interculturalità. Intercultura, in effetti, rappresenta esattamente il dinamismo che caratterizza il nostro mondo. Oggi questo termine rappresenta l’idea che le società che convivono in uno stesso territorio si aprano le une alle altre, apprendano reciprocamente e si trovino in un contesto di incontro dinamico, interculturale appunto. Soprattutto in ambito pedagogico, dove sempre più si incontrano figli di diverse società, deve risultare pressante «l’invito a non considerare la cultura/le culture in modo statico, descrittivo e museografico», attraverso «un’attenzione verso le prospettive dell’antropologia culturale, e ad una sua rilettura in chiave pedagogica che stimola il confronto non più sulle culture dell’altrove pensate in modo esotico, ma sul ruolo dei soggetti quali creatori di significati culturali», come riportato da G. Benvenuto in La scuola diseguale. Dispersione ed equità nel sistema di istruzione e formazione.

La riflessione quindi che scaturisce dall’analisi semantica di questi due concetti riguarda principalmente la presa di coscienza, da parte di noi abitanti, di un mondo multiculturale che agisca a livello interculturale. Ossia di un mondo fatto di società diverse che convivono tra loro ma che non si chiudano in tanti pezzi separati tra loro, ma che interagiscano e siano fruitori di nuove interazioni dinamiche.

In conclusione, queste le parole illuminanti di Ugo Fabietti:

Un mondo in movimento è senz’altro più difficile da rappresentare di un mondo fermo […]. Un mondo fatto in questo modo è più difficile da rappresentare di un mondo in cui tante “culture”, tante “società”, tante “etnie” venivano comodamente localizzate nello spazio come le macchie colorate di un puzzle. Non è un mistero che l’antropologia e le scienze umane e sociali in genere, abbiano preferito offrire un’immagine dell’umanità “a scomparti”, dove ogni cultura corrisponde a una società e a un territorio ben delimitati. Ma oggi, in una situazione di delocalizzazione e di erranza sempre più accentuate, sono i nostri modi di rappresentare gli scenari che ci stanno di fronte a dover cambiare. E a dover cambiare sono anche i nostri modi di pensare quotidiani. Non si tratta di abbandonare le nostre certezze, i nostri radicamenti, le nostre identità. Si tratta solo di prenderle per quello che sono: delle realtà forti, potenti, di cui abbiamo certo bisogno per esistere; ma anche delle realtà costruite, stratificate, frutto di incontri con altre identità. “Costruzione dell’identità in contesti plurali” significa anche questo: essere disposti ad accettare l’idea della propria identità come “costruzione” per potersi incontrare con gli altri.

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Esempio di buona sanità a Nottola

Abbiamo ricevuto, dal Signor Franco Fatichenti di Chiusi, una lettera dove ci racconta un caso di buona sanità vissuta all’ospedale di Nottola. Di solito, sono sempre i casi di mala…

Abbiamo ricevuto, dal Signor Franco Fatichenti di Chiusi, una lettera dove ci racconta un caso di buona sanità vissuta all’ospedale di Nottola. Di solito, sono sempre i casi di mala sanità a salire all’onor di cronaca, ma questa testimonianza è l’eccezione che conferma la regola, e vogliamo  segnalare che la buona sanità esiste se fatta da persone competenti e meritevoli. E’ quindi per questo motivo che vogliamo pubblicare la lettera del Signor Franco, indirizzata al Direttore e a tutto il personale operante all’ospedale di Nottola.

“Salve,
sono un paziente che è stato ricoverato e quindi operato dal Dott. Andrea Ceppi presso l’ospedale di Nottola il 06/10/2014 per Artroprotesi Tricompartimentale Bilaterale ad entrambe le ginocchia.

Con questa lettera mi voglio complimentare con il Direttore della struttura per l’alto grado di professionalità e competenza espresso dai suoi medici specialisti in questa occasione.

Voglio esprimere con forza questa mia soddisfazione in quanto a 28 giorni dall’intervento cammino autonomamente senza l’ausilio di alcuna stampella ed ho passato il decorso post operatorio senza alcun problema o sofferenza.

Devo inoltre esprimere il mio grande ringraziamento a tutto il personale dell’ospedale per la cortesia e correttezza dimostratami insieme al mio medico di famiglia Dott. Alessandro Radicia con il quale è maturata la volontà di portare avanti questa scelta.”

La lettera conclude con i complimenti al Direttore per la conduzione della struttura.

Il paziente Franco Fatichenti

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