Close
Close

Nessun prodotto nel carrello.

Convivere nella diversità: una questione morale antica

Convivere nella diversità: una questione morale antica

Ultimamente, in coincidenza con il mio crescente prendere spazio in una società sempre più relativistica, senza valori assoluti condivisi, mi sono spesso ritrovata a interrogarmi sull’origine dei valori morali, finendo per confrontarmi con un’evidente discrasia tra ciò che appare esclusivamente e fortemente relativo, dipendente da contesti e condizioni poco chiare, e l’impressione che alcuni giudizi morali emergano in modo condiviso, poggiando su fondamenti ben più profondi.

Oltre alla grande matrice relativistica della società odierna, un altro fattore fondamentale è sicuramente l’arrivo di un’esperienza interculturale che porta inevitabilmente a ricercare punti di contatto e mediazione tra culture differenti. Se prima questi interrogativi riguardavano esclusivamente i grandi centri abitati, adesso, con il recente coinvolgimento dei nostri territori, anche noi, abitanti di centri più piccoli, abbiamo aperto gli occhi su una nuova realtà, che mette in luce la diversità, e che ci porta a ridimensionarci sul piano della moralità e a metterci in cerca di quei punti in comune che costituiscano un fondamento collettivo, imprescindibile ed estremamente umano. 

Si dice che per comprendere qualunque cosa ci sia sempre bisogno di un pilastro, di qualcosa che si ponga alla base, che rappresenti il pavimento identitario di ciò che si affronta, permettendo di orientarci. Così, viene da chiedersi come si possa, in un mondo tanto dinamico, comprendere le reali intuizioni psicologiche proprie del genere umano nel suo insieme. Insomma, è poco chiaro quale sia il punto in comune, quali siano i frammenti identificativi che ci riportano a un senso collettivo di moralità. Queste perplessità, o almeno le mie, oltre che date da un’immaturità piuttosto giustificata dalla scarsa esperienza del mondo, sono legittimate da un fatto certo, testimoniato e manifestato dalla storia: la moralità non è rigida e monolitica.

Adesso però, è opportuno interrogarsi sulle ragioni del dinamismo della moralità, e ancora una volta, se, di conseguenza, questa sia qualcosa di progressivamente acquisito e continuamente rinnovato, oppure se costituisca un’eco strutturale con il passato. 

Ciò su cui si può concordare, a questo punto, è che la mentalità di noi occidentali risulta traviata da eventi storico-politici piuttosto determinanti; tanti dei messaggi di sensibilizzazione dell’oggi non sono altro che riacquisizioni dal passato, piuttosto che innovazioni del pensiero. Per esempio, per dimostrare quanto antichi siano di fatto certi valori morali, è sufficiente consultare alcuni dei primi testi teatrali della storia latina, che fungono da specchio della società dei tempi. Prendendo in esame una delle grandi rivalità della storia antica, quella tra Roma e Cartagine, è possibile immaginare da quanta diffidenza fossero avvolti i commercianti stranieri in terra avversaria, quanto le due etnie fossero immagine di diversità minacciosa l’una per l’altra; eppure, testi come il Poenulus plautino, risultano tra i meno xenofobi della storia. Partendo con iniziale scetticismo nei confronti del commerciante cartaginese, l’agnizione familiare (cioè il riconoscimento nell’atto V) permette di donare una nuova luce allo straniero, considerabile adesso una figura moralmente positiva, ma soprattutto, permette di superare i pregiudizi per scoprire l’umanità alla radice. È quindi possibile individuare un allineamento nel messaggio finale tra ieri e oggi; il testo, evidenziando l’iniziale contrasto tra le due etnie, finisce per apprezzare la moralità che accomuna i due popoli, riportando lo spettatore ai valori fondamentali caratterizzanti dell’umanità, rispolverati nella mentalità occidentale grazie al passaggio da una sbagliata promozione dell’omologazione a una celebrazione della diversità. 

La società odierna mira, infatti, alla sensibilizzazione etica, talvolta sbagliando a identificare come recente un messaggio di apertura e riconoscimento dei valori morali più umani: è come se la sensibilità fosse in qualche modo associata esclusivamente alla contemporaneità. Questo errore di valutazione dei tempi odierni, il pensare che il complesso dei valori sia, di fatto, da poco acquisito, risulta legittimato dal corso della storia; esempio eclatante di ciò è sicuramente il secolo scorso, inizialmente contraddistinto da regimi politici che miravano alla sussistenza autonoma delle nazioni, intesa come autosufficienza produttiva, riduzione della dipendenza da mercati e potenze straniere, dal conseguente riconoscimento di un forte patriottismo e dalla promozione di una tendenza uniformante sbagliata, sicuramente non mirata all’uguaglianza per come la s’intende oggi. 

La ricerca di ciò che sta in comune, come elemento di mediazione, al fine di riconoscersi, aggregarsi e schierarsi, è qualcosa di antico, che rappresenta una serie di fondamenti morali di base, delle strutture pre-esperienziali che la cultura attenua o amplifica. 

Ma allora, perché se c’è una base universalmente valida, persone diverse hanno opinioni diverse?
Ogni cultura riconosce valori, norme, istituzioni basandosi su questi fondamenti, ma con diversi livelli di enfasi su ciascuno, così, qualcosa di apparentemente universale, si declina in varie forme. La nostra cultura, per come si manifesta attraverso il linguaggio morale dell’oggi, aumenta l’enfasi su alcuni fondamenti e la diminuisce su altri. 

n conclusione, riflettendo su quanto scritto sopra, mi sono resa conto che realizzare l’importanza della storicità di questa trasformazione morale è ciò che mi ha permesso di interpretare più facilmente la realtà circostante di cui sono alla scoperta. Mi ha portata a osservare con più attenzione i miei stessi atteggiamenti, accrescendo in me uno spirito di condivisione con la comunità che mi circonda. Ho poi compreso che questa conoscenza non va solo interpretata come sapere, ma come uno strumento che accende la consapevolezza e che può nutrire lo spirito di connessione con gli altri.

In fondo, siamo spesso convinti di conoscere sempre le cause dei nostri comportamenti, individuando solo quelle più evidenti, fortemente fenomeniche, fattori che  si mostrano e che danno una veloce spiegazione, dimenticandoci della forma mentis, di scavare nel profondo e comprendere che il progresso che si manifesta non è nient’altro che eredità dal passato.

Close