La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: scrittura

Terza edizione del Cortona Mix Festival dal 26 luglio al 3 agosto

Dopo il successo delle due edizioni precedenti, si rinnova dal 26 luglio al 3 agosto l’appuntamento con il Cortona Mix Festival, promosso da Comune di Cortona, Gruppo Feltrinelli e Regione Toscana in collaborazione con Orchestra della Toscana, Accademia degli Arditi e Officine della…

Dopo il successo delle due edizioni precedenti, si rinnova dal 26 luglio al 3 agosto l’appuntamento con il Cortona Mix Festival, promosso da Comune di CortonaGruppo Feltrinelli e Regione Toscana in collaborazione con Orchestra della ToscanaAccademia degli Arditi e Officine della Cultura.

Anche quest’anno il festival offre al pubblico un ricchissimo e variegato programma di incontri, spettacoli e laboratori, che abbraccia tante diverse discipline artistiche incoraggiandone il dialogo, l’intreccio e la rielaborazione. Nei nove giorni fitti di appuntamenti, si potrà spaziare dall’ascolto in piazza della Nona Sinfonia di Beethoven a un incontro con il presidente dell’Autorità nazionale antimafia Raffaele Cantone, da un tu per tu con Daniel Pennac – insieme allo spettacolo teatrale tratto da un suo romanzo – a un dialogo su fumetti, musica e cinema con Gipi, dall’incontro con Freda Kelly, la segretaria dei Beatles, a un’effervescente serata rock’n’roll con Max Weinberg e Roy Bittan della E Street Band, dalla presentazione del vincitore del Premio StregaFrancesco Piccolo, al tributo al grande pittore cortonese Luca Signorelli con Tom Henry.

Numerosi i protagonisti del panorama culturale italiano e internazionale con i quali il pubblico potrà dialogare, fra best seller, nuovi modi di fare letteratura e di guardare alla nostra società: Giuseppe CatozzellaGiovanni FlorisBjörn Larsson, Loredana Lipperini, Maurizio MaggianiFrédéric MartelMichele SerraSalvatore Veca, il collettivo di scrittori Wu MingGiovanna Zucconi. E ancora: il corso di scrittura con Alessandro Mari, il laboratorio per ragazzi Look Around Lab, le sessioni mattutine dell’arte marziale BodyDaiShido, le proiezioni notturne su grandi figure come Picasso, Vivian Maier e Salinger, e una suggestiva cena con vista sulla Val Di Chiana.

Solo un piccolo assaggio dell’intenso programma che animerà le consuete location cittadine: sedi abituali come Piazza Signorelli, il Teatro Signorelli, il Centro Sant’Agostino e new entry come il Museo Diocesano e la Chiesa di Sant’Antonio.

“Siamo molto orgogliosi del nostro Mix Festival”, dice Francesca Basanieri, Sindaco di Cortona. “In soli tre anni si è imposto come uno dei festival di maggior spessore e successo in tutta Italia. In questa terza edizione è ancora più forte l’intreccio tra i big della cultura e dello spettacolo. Penso agli ospiti internazionali del calibro di Daniel Pennac e del maestro del giallo nordico quale Björn Larsson, o agli italiani Michele Serra e Francesco Piccolo, ma anche ai grandi eventi musicali quali il progetto sui Genesis di Steve Hackett ed alla esclusiva europea del gruppo di Max Weinberg che ospiterà un altro membro della storica E-Street Band di Bruce Springsteen, il pianista Roy Bittan. Siamo veramente soddisfatti di tutto il programma da quello letterario a quello musicale, alla danza ed ai progetti mattutini per i ragazzi. Ancora una voltaCortona ha saputo superarsi e per nove giorni sarà davvero un bel mix, che potrà soddisfare sia gli abitanti che i tanti turisti italiani e stranieri”.

Tutti gli ospiti in programma:

Accademia Daishido, Mauro Astolfi, Clara Bauer, Vincent Berger, Bénédicte Billiet, Roy Bittan, Brocante, Matteo Caccia, Raffaele Cantone, Giuseppe CatozzellaChef Rubio, Coro del Maggio Musicale Fiorentino, Luca Crovi, Raffaella De Santis, Habib DembéléEleviole?, Giovanni Floris, Liletta Fornasari, FumiProFumi, Rolando GiambelliGipi, Steve HackettTom Henry, Jorge Herralde, Paolo Jannacci, Freda Kelly, Björn Larsson, Loredana Lipperini, Maurizio Maggiani, Alessandro Mari, Frédéric MartelModena City Ramblers, Danilo NigrelliNobraino, Orchestra della Toscana, Fulvio Paloscia, Dietrich Paredes, Lorenzo Pavolini, Tommaso Pellizzari, Daniel Pennac, Stefano Petrocchi, Francesco Piccolo, Paola Ponti, Alexander Romanovsky, Rosa Diletta Rossi, Daniele Rustioni, Michele Serra, Ximo Solano, Spellbound Contemporary Ballet, Giuseppe Sterparelli, Alessandra Tedesco, Luca Valtorta, Salvatore Veca, Peppe Voltarelli, Max Weinberg, Wu MingZizu, Giovanna Zucconi.

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Masterpiece – scrittori o attori?

Questo nuovo programma della Rai, il talent show della scrittura, Masterpiece è stato concepito per spettacolarizzare la forma d’intrattenimento che amo di più, che oggi come oggi purtroppo non ha…

Questo nuovo programma della Rai, il talent show della scrittura, Masterpiece è stato concepito per spettacolarizzare la forma d’intrattenimento che amo di più, che oggi come oggi purtroppo non ha quell’appeal da schermo che nel 2013 ci si attende. Insomma, si spettacolarizzano la morte, i drammi, gli omicidi, volete che un aspetto innocuo della vita come la scrittura, non venga reso un fenomeno da circo sull’etere? Non è un programma per insegnare a scrivere, non serve per vedere com’è un processo creativo in atto – e, mi dispiace dirlo, no, non è neanche nato per sfornare il nuovo capolavoro, secondo il titolo del programma. Ma neanche lontanamente.

Che poi, inizia a darmi fastidio questa concezione dell’istante per quanto riguarda la creatività, perché essa ha un tempo talmente personale e veramente intimo, che non può essere in nessun modo cronometrato. Siamo fondamentalmente in un momento in cui viene tutto “istantizzato”, sminuzzato in attimi fugaci: ecco allora il nuovo talento della scrittura che sforna il nuovo capolavoro per la Bompiani.

Dopo il canto, la cucina, il ballo di star dello spettacolo che si spacciano per improbabili ballerini, perché non puntare a portare sul piccolo schermo la scrittura? Non nascondiamoci dietro un dito, dietro il motto “L’Italia è un paese di scrittori” e ve lo spiego facendo un parallelo calzante: l’industria discografica era ed è in crisi nera, quindi le varie label intervenute pesantemente nei talent – no, non ditemi che non lo sapevate, e che i vincitori sono selezionati per il loro “talento innato”, anche perché di innato non c’è niente, ci sono solo potenzialità da fortificare e concretizzare nel tempo e non lo fai in un talent – nel tentativo di risollevare le proprie sorti. Un’altra industria in crisi è quella dell’editoria – e il comportamento è stato esattamente il medesimo.

Ora, mi viene da dire, dopo la prima puntata ero rimasta spiazzata, ma facciamo anche pure nella seconda; la terza non mi ha fatto né caldo né freddo. Non è rimasto nulla della carrellata di cliché da un punto di vista della scrittura – anche perché, che il fantasy venga denigrato da un autore – De Cataldo – di gialli, in effetti fa un po’ sorridere. Ma anche un po’ storcere il naso, perché questo è voler classificare a tutti i costi la letteratura come un reportage fatto e finito del reale, se spazio per il fantasy non c’è. E invece il fantasy è quel bel genere che, se scritto bene, ti fa sognare di mondi paralleli che non pensavi possibili. E peggio ancora, non mi è rimasto nulla di valido, ma mi sono rimasti in mente solo i casi umani della prima puntata; e qualcosa delle storie dei candidati un filo più normali delle puntate successive. Ecco, le vite degli autori in Masterpiece vengono troppo enfatizzate, messe in primo piano. La voce narrante racconta a tutti i costi le storie dei protagonisti e… Poi c’è autoreferenzialismo a palate nelle proposte degli aspiranti scrittori. Meglio riformulare: degli scrittori in attesa di pubblicazione. Forse era uno degli elementi che, anche solo chiedendo ad un autore affermato, si doveva imparare ad evitare sin da subito. Invece no, self-insertion come se piovesse. E degli scritti se ne parla?

Se ne parla poco o niente, i giudici sono a mio avviso inadeguati e De Carlo è autore di una scenetta discutibile, manco fosse il novello Gordon Ramsay della scrittura. Ora, siccome del processo creativo, della stesura di un romanzo, o magari della discussione-correzione costruttiva degli elaborati non ce n’è nemmeno l’ombra – ed è questo l’aspetto che rende tremendamente e puramente accessorio Masterpiece – almeno i giudici potevano sceglierli meglio. Prima di tutto, non avrebbero dovuto essere tre scrittori, ma uno scrittore e due editori, uno meglio se anche correttore di bozze o con un passato simile. Perché dico editori? Perché sono la rete giusta nella quale incappare: sono loro che hanno i contatti giusti e la stoffa giusta per farti crescere e migliorare, per farti arrivare alla pubblicazione che non sei uno scrittore istantaneo e magari dimenticato tra un sei mesi, e a questo scrittore magari è pure passata la voglia di scrivere. Un libro non è un risultato istantaneo, ma è frutto di una fatica che può durare anche anni. Sinceramente, da un punto di vista dell’apprendimento, uno come Andrea De Carlo che vuole fare la scena isterica della maestrina che strappa il compitino fatto male al bambino, ha un valore assolutamente nullo. Nullo. Anzi, scommetto che il bambino in noi non vede l’ora di far impazzire l’insegnante, facendolo andare di nuovo fuori dai gangheri. Non è istruttivo. Poi, mi preme dire che Gordon Ramsay ha ben donde di indiavolarsi con i suoi futuri executive chef dei suoi ristoranti: perché i ristoranti sono suoi e rischia di metterci lui la faccia, se sceglie un incompetente. In “Cucine Da Incubo”, poi, va pure in luoghi agghiaccianti da un punto di vista della qualità e dell’igiene – e se mangi male in un locale pessimo, dove non ci sono i basilari standard igienici, rischi di finire all’ospedale. Manca la critica e la voglia di far crescere in Masterpiece, conta solo la spettacolarizzazione di una vita e di qualche attimo di lettura di elaborati.

Prendiamo per esempio della terza puntata, l’estratto di Lorenzo Vargas: descrive in maniera improbabile e affettata una culturista che ha incontrato, cercando di dare una ancora più improbabile e claudicante svolta ironica sul finale del suo estratto. Non era un brutto tentativo, era particolarmente azzeccata la trovata di stravolgere tutto il castello costruito con l’ironia, ma ho capito che gli mancava la pratica, il giusto spunto per migliorare e risultare veramente interessante e scorrevole. Perché non si può fare un piccolo spazio dove viene ben sezionato l’elaborato di ogni candidato, con spunti e suggerimenti per migliorare? Si potrebbe anche fare un “dietro le quinte”, con qualche piccolo seminario o lezione di scrittura creativa tenuto da un esperto che partecipa alla puntata, con un’infarinatura di correzione di bozze – magari scambiandosi l’elaborato con uno degli altri concorrenti, per mettersi alla prova e cercare anche una sorta di solidarietà, ma anche un ottimo boost per spingersi a competere con gli altri. Interessante invece l’elevator pitch, dove in sessanta secondi, il concorrente deve convincere un editore – o uno scrittore, com’è successo nell’ultima puntata con Silvia Avallone – della bontà del proprio romanzo. Mi sembra solo un po’ sconclusionato nel contesto del programma, visto che è l’unico frangente dove si parla dello scritto del candidato, mentre il resto è tutto sbilanciato verso i drammi veri o presunti di questi improbabili concorrenti.

Insomma, Masterpiece non è il programma che cercavate, nel caso foste stati alla ricerca di un programma che parlasse di scrittura, di come si scrive un libro, sulle difficoltà in cui si incappa nello scrivere. Se volete il solito circo di casi umani che bazzicano nel piccolo schermo, vi potreste divertire.

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“Masterpiece” versus “Bestseller”

Prosegue con questo contributo un dibattito a distanza con la rubrica di Matteo Biagi, che pochi giorni fa si è occupata di Masterpiece, uno dei  programmi più attesi e interessanti…

Prosegue con questo contributo un dibattito a distanza con la rubrica di Matteo Biagi, che pochi giorni fa si è occupata di Masterpiece, uno dei  programmi più attesi e interessanti della stagione televisiva italiana. Il controverso talent sugli scrittori e sul mondo della scrittura è al centro di roventi discussioni, tra chi lo considera come la morte definitiva della letteratura e chi lo innalza a miglior programma televisivo degli ultimi anni.

A mio parere l’esperimento televisivo mette in luce una problematica assai diffusa nel panorama nazionale, che ho riassunto con lo scontro mortale tra “Masterpiece” e “Bestseller”. Accendete la televisione, entrate in una libreria, fate un giro su internet e concentratevi soltanto sulla produzione italiana: vi renderete conto che non esistono vie di mezzo. Da una parte serie tv, romanzi e film senza alcun valore, narrazioni vuote e operazioni commerciali per lobotomizzare il pubblico, alla stregua di quello che ci racconta magistralmente Boris: sono i film italiani che sbancano i botteghini, i libri di ricette o i romanzi di qualche calciatore, l’ennesima serie televisiva su preti che fanno i carabinieri o sui carabinieri che fanno i preti.  Le uniche produzioni che nel nostro paese riescono ad accedere ai finanziamenti, al successo del pubblico e a una misteriosa mancanza di concorrenza. Dall’altra un mondo che si rinchiude nella letteratura d’autore, tra aspiranti hispter e poeti maledetti, che ci riempiono di roba illeggibile e dai contenuti indecifrabili, sempre le solite mattonate autoriali: sono i film che non attirano il pubblico, i libri che partecipano a concorsi letterari banditi da altri scrittori, i romanzi che scimmiottano il grande artista polacco morto sotto i colpi di un terrorista pansessuale pirata zoppo a colpi di adamantio.

Nel mezzo, non c’è nulla. Per anni la produzione narrativa è stata bloccata a questi due estremi, e nessuno di coloro che aspiri a un “Masterpiece” che sia anche un “Bestseller” riesce a uscire da questo marasma; oppresso a vita tra una letteratura per pochi che non vende una copia e un nulla artistico sovvenzionato da pubblico e produttori. La letteratura può essere popolare, e un Masterpiece può anche essere un Bestseller. Solo che ancora non l’abbiamo capito. Per questo, ritengo il programma di rai3 come un esperimento televisivo positivo.

La spocchia di scrittori, lettori ed editori risulta evidente nel programma di Rai3, così come nel panorama attuale. Mentre chi ha ancora a cuore la narrativa seleziona i libri con il lanternino in libreria o va a caccia delle migliori serie televisive americane o britanniche, il nostro paese rimane fermo. La citazione di Tito Faraci La narrazione italiana ha bisogno di essere pop”, dovrebbe essere scolpita a caratteri cubitali a coloro che si lamentano di quanti pochi lettori ci siano in Italia, ma che poi schifano chi si azzarda a leggere Harry Potter. Dovrebbe essere tatuata sulla pelle di editori che piangono miseria, ma che confondo i loro autori con i loro clienti.

masterpiece rai3

Detto questo, il programma si macchia a mio avviso di errori madornali, quali l’utilizzo dell’elevator pitch (uno scrittore non è un imprenditore!) e l’eccessiva attenzione alla forma piuttosto che al contenuto. Si parla soltanto degli scrittori e delle loro vite, poco dei loro libri. Non è un problema che siano dei “casi umani”: d’altronde la letteratura è vita, e i loro modelli di umanità non possono che essere al centro della loro narrazione, ma l’attenzione dovrebbe scendere più in profondità verso il contenuto, verso l’idea e gli spunti narrativi. Un buon libro può uscire fuori anche da colui che vive la vita più noiosa sulla faccia della Terra.

Una maggiore attenzione alle storie che questi scrittori vorrebbero raccontare, alle loro capacità di narrare le loro idee e non soltanto le loro vite, potrebbe essere il segreto per far decollare il programma. Anche questa eccessiva attenzione alla forma e il disprezzo per i contenuti, in fin dei conti, non è altro che un modo di disprezzare la letteratura popolare a discapito di quella autoriale.

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