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Tag: mascagni di chiusi

Multiforme e di alto profilo la Stagione Teatrale del Mascagni

È un programma vario e indubbiamente di alto profilo quello messo a punto per la stagione 2018/2019 del teatro Pietro Mascagni di Chiusi. Alla vigilia del concerto che Irene Grandi…

È un programma vario e indubbiamente di alto profilo quello messo a punto per la stagione 2018/2019 del teatro Pietro Mascagni di Chiusi. Alla vigilia del concerto che Irene Grandi vi terrà con i Pastis, venerdì 7 dicembre, il sindaco Juri Bettollini e il direttore artistico, recentemente nominato, della Fondazione Orizzonti d’Arte Gianni Poliziani, insieme alla direttrice della Fondazione Toscana Spettacolo onlus Patrizia Coletta, hanno presentato un cartellone pensato davvero per coinvolgere tutto il pubblico.

Si inizia venerdì 18 gennaio con “Pueblo”, pièce teatrale messa in scena da Ascanio Celestini, con l’accompagnamento musicale di Gianluca Casadei alla fisarmonica. Per la Giornata della Memoria, il 26 gennaio, sarà lo stesso direttore artistico Gianni Poliziani a salire sul palco insieme ad Alessandro Waldergan con “Dov’è finito lo zio Coso”, storia tratta dal romanzo “Lo zio Coso” di Schwed, con la regia di Manfredi Rutelli. “L’uomo, la bestia, la virtù”, celebre commedia di Pirandello, di cui Rutelli sarà ancora regista, è in programma domenica 17 febbraio, giorno in cui nel ridotto del teatro sarà posta una targa come omaggio a Roberto Carloncelli, il direttore artistico della Fondazione Orizzonti prematuramente scomparso questa estate.

La grande tradizione teatrale continuerà mercoledì 27 febbraio, nel segno del genio di Eduardo De Filippo. La sua commedia “Questi fantasmi!” rivivrà grazie alla compagnia di Teatro di Luca De Filippo, diretta da Marco Tullio Giordana. L’appuntamento con il bel canto è previsto invece sabato 9 marzo. I brani più noti della lirica saranno eseguiti dai solisti e dal coro della Cappella Musicale della Basilica Papale di San Francesco in Assisi, con la direzione di Alessandro Bianconi e la partecipazione di Eugenio Becchetti al pianoforte.

Giovedì 21 marzo, la comicità di Massimo Lopez e Tullio Solenghi, di nuovo insieme dopo quindici anni, tornerà a far divertire il pubblico, nel ricordo di Anna Marchesini.

Alessandro Fullin, il 29 marzo, proporrà una nuova commedia dal titolo “Piccole Gonne”, liberamente tratto da “Little Women” di Louisa May Alcott. La stagione si concluderà quindi il 7 aprile con Closer, il testo di Patrick Marber da cui nel 2004 fu tratto l’omonimo film, di cui saranno protagonisti sul palco del Mascagni Violante Placido, Fabio Troiano, Chiara Muti e Marco Foschi.

Il teatro Mascagni si prepara ad accogliere tutto questo con una rinnovata energia, anche grazie all’entusiasmo portato da Poliziani, che ha già provveduto in prima persona a dare una nuova immagine alla platea e al foyer, dove il pianoforte è stato spostato in una posizione più privilegiata e alle pareti sono stati affissi i manifesti delle passate stagioni.

«Chiusi ha una storia teatrale di tutto rispetto e questo è un modo per tenerne viva la memoria. Quanto agli spettacoli, sono tutti eventi che offrono una certa profondità di riflessione, pur risultando talvolta leggeri».

«Perchè per teatro – ha esordito Patrizia Coletta – si intende la forma di rappresentazione più alta dell’espressività, un mezzo per la diffusione della bellezza da trasmettere alle nuove generazioni, per educarle ad una complessità che è necessaria, se non si vuole scadere nella bassezza delle semplificazioni usate oggi in tanti slogan. Questo cartellone è un’offerta culturale diversificata per andare incontro alle esigenze della città e delle persone».

E proprio in quest’ottica è stata pensata l’iniziativa di allestire gli spettacoli domenicali in orario pomeridiano.

«Vogliamo così dedicare un’attenzione particolare ai bambini e dare l’opportunità alle famiglie di venire a teatro – ha spiegato Bettollini, oltre che sindaco, presidente della Fondazione Orizzonti. «Questo nuovo consiglio di amministrazione della Fondazione è il migliore che si potesse formare – ha poi continuato – per le valide personalità che vi sono all’interno, tra cui Fulvio Benicchi in veste di nuovo direttore generale e Gianni Poliziani come direttore artistico. L’obiettivo per i prossimi anni è quello di impostare una progettualità di alto livello, proprio perchè crediamo nell’importanza del teatro come sostegno alla cultura e al tempo stesso antidoto contro la paura. Il tendente aumento di visitatori giunti negli ultimi mesi è un buon segno che Chiusi, con la sua storia e la sua cultura, sta diventando un punto di interesse sempre più vivo, un aspetto che potrà ulteriormente migliorare con la riuscita del progetto sull’alta velocità».

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L’uomo e la sua negazione: “Human” di Baliani/Costa al Mascagni di Chiusi

Errante e infido è lo straniero, come il mare che avvolge le membra di Leandro, nella sua disperata traversata dell’Ellesponto raccontata da Ovidio nelle Heroides, verso Ero, la sacerdotessa di…

Errante e infido è lo straniero, come il mare che avvolge le membra di Leandro, nella sua disperata traversata dell’Ellesponto raccontata da Ovidio nelle Heroides, verso Ero, la sacerdotessa di Afrodite che, sulla costa di Sesto, accendeva ogni sera una lucerna, per indicare la rotta al suo amato in mare. Un profugo per amore, la più nobile tra le urgenze, il cui furore è incomprensibile se non attraverso la poesia. Inizia con questa immagine Human, lo spettacolo portato sui legni del teatro Pietro Mascagni il 18 febbraio 2017.

Perno delle molteplici storie portate in scena, ora dai monologhi ora dalle rappresentazioni, è il tema dei migranti e delle stragi del Mediterraneo. Human è il titolo riportato con parola sbarrata, come a significare un dissidio tra umanità e sua negazione: lo stesso dissidio che risalta nei commenti medi, alle cronache quotidiane sul tema degli sbarchi sulle coste italiane. Umanità e sua negazione. Lella Costa, Marco Baliani, David Manzi, Noemi Medas, Elisa Pistis, Luigi Pusceddu mettono quindi in scena la contraddizione degli esseri umani che non si comportano più come tali, che abbuiano il lume del sentimento, dell’emozione, dei diritti universali ed eterni, in virtù di un ostracismo emotivo terribile, nei confronti dei migranti.

A rotazione, appaiono quadri scenici, ognuno equilibrato tra realismo e visionarietà, di caratteri riconoscibili e topoi della cronaca: la vecchia casalinga che ostenta una visione del mondo assolutistica e ingenua, il vago realismo dei pescatori intorno Lampedusa, i ricettatori dei vestiti arenati sulle spiagge, i ragazzi superficialmente interessati alle notizie degli sbarchi tra la frivolezza delle chiacchiere. E poi il mito, come tasso aulico e sacrale del racconto: Enea, Leandro, Antigone, calchi immaginifici da Caravaggio, nonché tralci di Shakespeare e Salvatore Quasimodo: cercando una cronaca sublimata dagli strumenti del teatro classico.

Le riserve che si possono avere nel giudizio dello spettacolo riguardano l’impostazione e il linguaggio non coerente, né chiaro: un modulo di trattazione scenica non aderente al paradigma percettivo presente, attuato secondo intenti ormai storicamente superati. Si legge nel programma di sala, che sembra quasi un manifesto: «vorremmo utilizzare le forme teatrali per indagare quanto sta accadendo in questi ultimi anni» e poi «se ci fermassimo qui sarebbe un altro esempio di teatro civile e questo non ci basta: non vogliamo che lo spettatore se ne vada solo più consapevole e virtuosamente indignato o commosso, vogliamo spiazzarlo, inquietarlo, turbarlo, assediarlo di domande». In realtà, quello che emerge da Human è proprio una forma di mero teatro civile, che si “limita” a commuovere e indignare. L’impianto mimetico pretende che il pubblico si riconosca in turpi e banalizzati stereotipi, che di certo ormai non scuotono neppure i chierichetti, attraverso un pure equilibrato compromesso tra teatro di narrazione (di cui Baliani e Costa sono due dei massimi rappresentanti) e rappresentazione drammatica. Le figure neutre dei due attori protagonisti sono efficaci – ma non innovativi – solo nella loro nudità, nei parallelismi narrativi tra tradizione dei canoni letterari e presente (Migranti – Ovidio – Sofocle – Shakespeare – Quasimodo). Il carisma apotropaico – auspicato – dell’acquisizione del male e la conseguente catarsi, non arrivano mai: lo spettacolo si discioglie su sé stesso, affidando quasi completamente la forza solutiva del discorso alla potentissima estetica scenografica e ai disegni delle luci, sempre ottimi e pertinenti, anche nei punti più ardimentosi. Insomma, il dissidio dell’essere umano si risolve in un “e come possiamo noi cantare?”, domande aperte, senza alcuna risposta esatta.

Il problema è che, ad esempio, nel “vecchio” disco Un’Intesa Perfetta degli Assalti Frontali, viene usato lo stesso modulo retorico, in un brano intitolato Rap Enea: «profugo per suo destino / oggi come oggi sarebbe un clandestino / Enea ma dove vai? Enea ma dove vai? / Senza il permesso di soggiorno per te sono guai», sì di certo in maniera meno aulica, ma sicuramente convogliante gli intenti enunciati dallo spettacolo diretto da Marco Baliani, in modo più diretto ed efficace. Così come di potenza maggiore, devastante, assolutamente impareggiabile, è il film di Gianfranco Rosi Fuocoammare, attualmente candidato come miglior documentario ai premi oscar 2017. Si potrebbero citare decine di opere, sicuramente più corroboranti, convincenti ed eloquenti, sullo stesso tema e con gli stessi mezzi, usati in maniera più incisiva (basti pensare anche allo scorso Festival Orizzonti di Chiusi, sul cui tema si era incentrata la quasi totalità della programmazione).

Human è uno spettacolo di per sé buono, ma che pretende essere denuncia di cose già denunciate, sublimazione di temi già sublimati, adottante metodologie di scuotimento etico già abbondantemente usurate. Human vuole essere naturalistico e civile ma allo stesso tempo giocare con la mimetica del reale attraverso parodizzazioni vacillanti, varchi retorici che spaziano dalla citazione al racconto per interposta persona, dalla cronaca alla lirica, mancando di continuità espressiva, fortificando la forma ed evitando la sostanza. Pretende di far valere una voce oratoria e sacrale contro il trash degli enunciati della politica e del giornalismo contemporanei. Qual è l’efficacia? Dov’è l’impegno reale? Che senso ha tutto questo, quando si utilizzano certe tracce argomentative nei confronti di un pubblico che, nonostante la sacralità dei temi, rumoreggia e russa, armeggia con gli smartphone, scatta fotografie con il flash a venti metri di distanza dal palco disturbando due terzi di sala, incalza in colpi di tosse a catena che neanche le epidemie di tisi nella Parigi del 1830?

Non può esistere un teatro civile di questo tipo, nell’imperversante privatizzazione del pensiero cui stiamo assistendo. Non esiste teatro civile che declami verità con una pretesa di voce plurale in una società individualistica, rifluita nell’egotismo dei consumi e della post-umanità. Per essere efficace, ormai, un messaggio civile veicolato attraverso un linguaggio artistico deve toccare le corde intime degli spettatori, spingere verso un peso addominale privato, un imo sottodiaframmatico. Cercare la confidenza più vulnerabile degli esseri umani. Ecco, in questo, Human ha fallito, pur regalando agli spettatori splendide immagini e toccanti narrazioni.

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L’originale “Mercante di Venezia” di Albertazzi/Marinelli

L’opera shakespeariana è approdata al Teatro Mascagni di Chiusi l’11 gennaio. Tommaso Ghezzi, presente allo spettacolo, fa la sua personale recensione per La Valdichiana. L’imbarazzo sarebbe stato ipotizzabile nell’ottica in…

L’opera shakespeariana è approdata al Teatro Mascagni di Chiusi l’11 gennaio. Tommaso Ghezzi, presente allo spettacolo, fa la sua personale recensione per La Valdichiana.

L’imbarazzo sarebbe stato ipotizzabile nell’ottica in cui la forzatura labilmente antisemita del testo del “Mercante di Venezia”, a tre giorni dall’attentato alla redazione del Charlie Hebdo a Parigi con la conseguente scossa mediatica che ha investito il nostro paese, risultasse fin troppo ‘celebrativa’ verso l’intolleranza religiosa e la generalizzazione giusdicente nei confronti di un’etnia. C’era il rischio quindi che il ruolo di Shylock stimolasse un legame frusciante con una sintomatica del contemporaneo, per quanto involontariamente. Non è stato così. Anzi. “Persino il diavolo può citare la bibbia per i suoi fini”, dice infatti ‘Antonio’ nel primo atto, come ad echeggiare, al di là della quarta parete, una condanna verace al fondamentalismo profittatore di semplici parole da testo sacro.

“Il Mercante di Venezia” è giunto al Teatro Mascagni di Chiusi con un’accoglienza preventiva strabiliante. Un sold-out entusiasmante composto dal target più disparato: dagli adolescenti agli anziani, dagli “addetti ai lavori” nelle file mediane della platea, alle intere famiglie che riempivano da sole i palchetti laterali. Un pubblico da “intrattenimento”, di certo lontano da quello auspicabile per un rifacimento shakespeariano.

La scenografia mitigata da un fondale telato bianco, efficacissimo però negli effetti di controluce, composta da un ponte praticabile, che diviene ora Rialto, ora la casa di Shylock, ora il tribunale del Doge – con la semplice aggiunta di tecnostrutture fondali – è l’ambiente fisso in cui si susseguono le scene. La compagnia ben amalgamata si presenta, nella meccanica recitativa del palco, come trono reverenziale alle battute del Maestro Albertazzi, che sovrasta – dal punto di vista di energia interna al gruppo e direzione ritmica dello spettacolo – quella del regista, il cui apporto risulta alla fine un semplice firmatario asettico, considerando che lo stesso Albertazzi è l’autore della ‘manipolazione’ apportata al testo originale.

La manipolazione non è eccessiva ed è volta alla fruizione più massimale possibile. Le battute vengono arricchite da piccoli accenti, battute, barre testuali d’effetto per fare piglio sulla platea. Il testo è ‘ridotto’ ma forse certe postille recitative rappresentano più un ‘ampliamento’ alla neutralità formale del testo shakespeariano. Anche il finale è lasciato “sospeso”, per certi versi, ma anche lapidario nel porre quest’opera nello spazio esattamente mediano tra la commedia e la tragedia.

L’opera è infatti una ‘commedia’ secondo il canone teatrale, ma si compone di spirito tragico in ogni cosa, a partire dalla struttura: l’eroe tragico rompe un ordine – l’ordine rotto definisce i moti narrativi della scena – l’ordine viene ristabilito. Così il vento ciclico della tragedia che porta dapprima dinamica narrativa, sviscera la reattività delle vicende e le relazioni tra i personaggi, ripone infine ogni singolo elemento al suo posto, sotto l’egida del “dio-teatro” (per Sofocle era Zeus, ma d’altronde quasi nullo è lo scarto nelle intenzioni) che di tale ciclo è garante. Il Bassanio può quindi vivere la sua intensa storia d’amore con Porzia (interpretata molto bene da Stefania Masala) per poi ritornare alla sua condizione iniziale, lo stesso per Lorenzo, per Antonio e per lo stesso Shylock, il quale vede tornare a sé il servo “Jobbino”, interpretato straordinariamente da Cristina Chinaglia che accentua, insieme all’esilarante Doge (le cui vesti sono invece portate dall’altro ‘senior’ della compagnia, Paolo Trevisi) la sezione comica dello spettacolo con una deliziosa maschera veneziana da commedia dell’arte, squisitamente goldoniana.

Shakespeare è ormai passato per i più disparati mezzi di diffusione mediatica, la maggior parte dei quali ha contribuito ad una sua ‘banalizzazione’. Lo spettacolo di Marinelli/Albertazzi tiene conto di questa diffusione ma non sembra denigrarla. Fornisce un ottimo punto di partenza però per i ragazzi e per i “digiuni di teatro classico”, che attraverso una disposizione più fruibile e un’interpretazione magistrale, possono intraprendere un percorso di approfondimento e di educazione all’osservazione teatrale.

Foto Il Corriere Spettacolo.it

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Il magnetico Albertazzi al Mascagni di Chiusi

Sabato 9 gennaio 2015 al Mascagni di Chiusi Giorgio Albertazzi vestirà i panni di Shylock ne “Il Mercante di Venezia”. Prima dello spettacolo, il consueto appuntamento alle 18 con “A…

AlbertazziSabato 9 gennaio 2015 al Mascagni di Chiusi Giorgio Albertazzi vestirà i panni di Shylock ne “Il Mercante di Venezia”.

Prima dello spettacolo, il consueto appuntamento alle 18 con “A tu per tu”, l’aperitivo con l’autore di scena nel foyer del Mascagni per scoprire, nei dettagli, ed entrare nel vivo di questo grande classico di William Shakespeare diretto dal regista Giancarlo Marinelli. La figura del vecchio ebreo, così come quella del grande attore, è dell’ultranovantenne attore toscano Abertazzi che sin dal momento della sua uscita attirerà l’attenzione dello spettatore, costantemente dubbioso se detestare o se allinearsi con quell’uomo solo, abbandonato anche dalla figlia per l’avidità con cui centellina i suoi sentimenti, oltre che i suoi soldi.

Il Mercante di Venezia, infatti, è tra le opere più ambigue di Shakespeare, ricca di simboli e di livelli di lettura, nella versione di Marinelli ruota principalmente intorno alla figura dell’ebreo Shylock e, di conseguenza, a Giorgio Albertazzi che ne veste i panni, animando una storia in bilico tra commedia e tragedia, odio e amore, che vede il nobile veneziano Bassanio, impersonato dall’affascinante Francesco Maccarinelli, chiedere all’amico Antonio, l’attore televisivo Franco Castellano, tremila ducati per corteggiare decorosamente la benestante Porzia, interpretata da Stefania Masala. La location è Venezia, un ponte, due paline di ormeggio, il mare e la Thora che si alternano sullo sfondo. La città si erge imponente con le sue regole e domina i personaggi lasciandoli muovere in luoghi in cui a reggere son le leggi del commercio.

Prima e dopo lo spettacolo, a partire dalle 19.30, sarà possibile anche cenare in teatro con un menù degustazione di prodotti tipici.

Il prossimo appuntamento con la Stagione teatrale del Mascagni è domenica 1 febbraio con Tocnadanza Venezia e il suo “Made in Italy – I soliti Ignoti. Omaggio a Monicelli”. Uno sguardo sull’Italia e su noi italiani, sui nostri difetti e sui nostri pregi, con affettuosa autoironia, perché così come diceva di noi Winston Churchill: “gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre”. Spazio al sorriso e alle risate con “Le Beatrici” di Stefano Benni, uno spettacolo tutto al femminile, dove nel circo della fantasia il travestimento è d’obbligo e i cliché femminili vengono smontati, sul palco sabato 21 febbraio 2015.

Il 3 marzo arriva a Chiusi, con la nuova produzione del Teatro Stabile di Bolzano “I Vicini”, Fausto Paravidino definito dalla critica “l’unico scrittore vero di teatro degli ultimi anni”. Gran finale di stagione domenica 15 marzo con il mattatore Paolo Rossi e il suo “L’importante è non cadere dal palco”, dal cabaret al mistero buffo 2.0, attraverso Molière, Cecchelin, Jannacci, Gaber, fino ad arrivare a Shakespeare, un excursus sul teatro di Paolo Rossi, irriverente, rivoluzionario, pirotecnico.

Per informazioni e prenotazioni rivolgersi ai numero 0578/226273- 0578/20473 oppure 3459345475 e inviare una email a biglietteriafondazione@gmail.com

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Spettacolo di danza al Mascagni di Chiusi

Domenica 21 dicembre, ore 17:00, al teatro Mascagni di Chiusi va in scena “Alchimia naturale”, uno spettacolo di danza, ad ingresso libero, e realizzato appositamente per celebrare le festività natalizie,…

Domenica 21 dicembre, ore 17:00, al teatro Mascagni di Chiusi va in scena “Alchimia naturale”, uno spettacolo di danza, ad ingresso libero, e realizzato appositamente per celebrare le festività natalizie, portato in scena dalla scuola di danza Etoile, vincitrice del concorso “Danza insieme a noi” promosso durante il festival Chiusi nella Danza 2014.

La performance è stata ideata e creata da Gianpaolo Roncarati e Monica Pelosi, allieva di Steve LaChance, e fondatrice nel 1993 della Scuola di Danza Etoile.

Lo spettacolo è la fusione di tecniche Aeree e Danza Moderno¬Contemporanea, che daranno vita ad uno spettacolo in grado di fondere le emozioni che collegano l’uomo alla natura, alla vita, vedendo sul palco l’alternarsi di stili, ma anche di alunni, dei vari corsi, e degli insegnanti, tra cui, oltre a Monica Pelosi, anche Gianpaolo Roncarati per le coreografie aeree e Corrado Celestini per la coreografia sfera passo a due.

Lo spettacolo è organizzato dalla Fondazione Orizzonti d’Arte per scambiarsi gli auguri di Buone Feste

Per l’ingresso è gratuito ed è consigliata la prenotazione perché i posti sono assegnati e numerati, maggiori informazioni e prenotazioni ai numero 0578/226273- 0578/20473 oppure 3459345475 e inviare una email a biglietteriafondazione@gmail.com

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