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Tag: fusione

Il referendum boccia la fusione tra Montepulciano e Torrita di Siena

I cittadini hanno detto la loro, al termine del referendum che si è svolto domenica 11 e lunedì 12 novembre: il fronte del No ha avuto la meglio e il progetto…

I cittadini hanno detto la loro, al termine del referendum che si è svolto domenica 11 e lunedì 12 novembre: il fronte del No ha avuto la meglio e il progetto di fusione tra Montepulciano e Torrita di Siena si ferma qui. I voti contrari sono stati il 53,58% a Montepulciano, dove si è espresso il 33,15% degli aventi diritto, e il 76,7% a Torrita, dove l’affluenza è stata maggiore, con il 64,80%. Lo spoglio delle schede si è svolto nel giro di un paio di ore, ma il responso è apparso chiaro praticamente dalle prime cifre circolate all’interno dei seggi.

In una conferenza stampa convocata presso la sede torritese del Partito Democratico, gli esponenti del comitato a favore della fusione e delle due amministrazioni comunali si sono riuniti per una prima breve analisi del risultato: si parla di “rammarico”, per non essere riusciti a convincere i cittadini della bontà del progetto, ma non c’è il rimpianto di non aver fatto tutto il necessario.

«Le iniziative e gli incontri per dare informazioni sono stati tanti – ha dichiarato il coordinatore del Comitato Sì fusione Giancarlo Pagliai – Forse un confronto diretto con il Comitato del No avrebbe chiarito alcuni aspetti».

Condivisa da tutti i presenti l’opinione che a incidere sulla pesante vittoria del No sia stata l’efficacia degli slogan che hanno più facilmente fatto leva sulle paure della gente, contro le spiegazioni razionali sui vantaggi che la fusione avrebbe comportato.

«La risposta univoca di entrambe le comunità – ha dichiarato il sindaco di Torrita Giacomo Grazi – almeno non rende vana una volontà favorevole espressa da una parte soltanto. Escludo le mie dimissioni, il lavoro amministrativo proseguirà con lo stesso impegno sino alla sua scadenza».

«Questo progetto era uno dei più ambiziosi preparati negli ultimi cinquant’anni nel territorio – ha proseguito la consigliera Alice Raspanti, capogruppo di maggioranza a Montepulciano – ma non resta che prendere atto del volere popolare, certi di aver adempiuto al compito della politica di offrire opportunità ai cittadini».

In generale, il sentimento diffuso tra le fila dei promotori del progetto di fusione è quello di non aver fatto comprendere che tale opportunità avrebbe risposto ai problemi di amministrazione di un ente pubblico.

«Problemi che questo territorio vivrà» secondo il segretario PD Montepulciano Alberto Millacci, «ma che questo progetto, valutato e bocciato dai cittadini, avrebbe arginato» ha aggiunto il consigliere Luca Betti, capogruppo di maggioranza a Torrita. «Il confronto con gli altri referendum di questo fine settimana – ha proseguito Daniele Chiezzi (lista civica) – dimostra che la consapevolezza delle amministrazioni di dover provvedere alle problematiche della gestione dell’ente si scontra con la difficoltà della popolazione a superare certe barriere ideologiche». «Se non altro – ha concluso la segretaria PD Torrita Elena Rosignoli – il comitato del Sì ha sempre usato lealtà e correttezza nei confronti dei cittadini».

Il Comitato del No di Torrita di Siena ha atteso il risultato ufficiale prima di dirigersi verso la propria sede, nel centro storico, dove in serata si sono svolti veri e propri festeggiamenti.

«Il Comitato ha lavorato duramente per due anni per dimostrare l’insensatezza di questa proposta che non aveva visto un processo partecipativo della popolazione, né di Torrita né di Montepulciano, dove abbiamo agito meno intensamente ma, a guardare il risultato, l’eco delle nostre ragioni si è fatto comunque sentire» ha dichiarato Carlo Stefanucci, portavoce del comitato, insieme ad Antonio Canzano, il quale ha proseguito: «Alla vigilia del voto sembrava che a Montefollonico prevalesse il Sì, ma alla fine quella del No è stata una vittoria condivisa da tutti, anche dai poliziani. Dal momento della sua presentazione, i torritesi si sono opposti a questo progetto e il comitato si è semplicemente fatto loro portavoce».

Numerosi i commenti anche degli esponenti delle altre forze politiche presenti sul territorio che si erano dichiarate contrarie alla fusione.

«Hanno prevalso la forza identitaria e il senso di appartenenza delle comunità» ha dichiarato Emanuele Andreucci (Fratelli d’Italia). «L’esito di questo referendum è la prova che le imposizioni dall’alto non sono mai ben accolte dalla popolazione – ha commentato Stefano Bracciali (Movimento 5 Stelle) – I cittadini si sono informati e il loro è stato un voto consapevole sulla fusione, non un giudizio sull’operato dell’attuale amministrazione». Per Lorenzo Vestri (Lega) «L’offerta referendaria non ha unito ma ha provocato una spaccatura nella comunità torritese, che adesso dovrà essere ricomposta».

E lo sguardo va dunque a maggio, quando si svolgeranno le prossime elezioni amministrative per entrambi i comuni. La fusione avrebbe potuto consentire ad Andrea Rossi di ricandidarsi come sindaco di un comune unico, dove anche le liste con le più basse percentuali avrebbero potuto spostare gli equilibri ed essere così determinanti in un’eventuale fase di ballottaggio. Una possibilità che a questo punto non potrà realizzarsi. A Torrita di Siena, Giacomo Grazi è al termine di un primo mandato molto discusso, che nel corso di quasi cinque anni ha ricevuto apprezzamenti per la sua dinamicità, ma anche varie critiche dai cittadini.

Il Comitato No Fusione, di cui nei giorni scorsi era stato ipotizzato un fine politico contro l’amministrazione che si sarebbe concretizzato nella presentazione di una lista civica trasversale, ancora non si sbilancia:

«All’indomani del referendum il comitato si scioglie – ha annunciato Stefanucci – ogni suo componente ne uscirà arricchito sia dal punto di vista umano, per aver conosciuto nuove persone, che civico, per aver acquisito maggior consapevolezza dell’attaccamento verso il proprio territorio e verso la cosa pubblica. Ciascuno farà uso di questo tesoro nella maniera che riterrà più opportuna, ovviamente dopo aver festeggiato a dovere questa vittoria».

E allora, per conoscere quali dinamiche caratterizzeranno il panorama della politica locale dei prossimi anni per i comuni di Montepulciano e di Torrita di Siena, non resta che attendere la primavera 2019.


Referendum popolare regionale consultivo sulla proposta di legge regionale per l’istituzione del Comune di Montepulciano Torrita di Siena

Risultati Definitivi – MONTEPULCIANO

L’affluenza si attesta al 33,17% su un totale di 11230 aventi diritto

  • Sez. 1 — Montepulciano capoluogo – aventi diritto 888 – votanti 263 – bianche 1 – nulle 0 – Sì 109 (41,6%) – No 153 (58,4%)
  • Sez. 2 – Montepulciano capoluogo – aventi diritto 933 – votanti 346 – bianche 1 – nulle 0 – Sì 96 (27,8%) – No 249 (72,2%)
  • Sez. 3 – Montepulciano capoluogo – aventi diritto 748 – votanti 283 – bianche 1 – nulle 1 – Sì 107 (38,1%) – No 174 (61,9%)
  • Sez. 4 – Montepulciano capoluogo – aventi diritto 655 – votanti 245 – bianche 0 – nulle 0 – Sì 80 (32,7%) – No 165 (67,3%)
  • Sez. 5 – Montepulciano capoluogo – aventi diritto 771 – votanti 293 – bianche 0 – nulle 1 – Sì 99 (33,9%) – No 193 (66,1%)
  • Sez. 6 – Abbadia di Montepulciano – aventi diritto 826 – votanti 383 – bianche 2 – nulle 2 – Sì 160 (57,3%) – No 119 (42,7%)
  • Sez. 7 – Abbadia di Montepulciano – aventi diritto 690 – votanti 217 – bianche 2 – nulle 4 – Sì 121 (57,3%) – No 90 (42,7%)
  • Sez. 8 – Gracciano – aventi diritto 643 – votanti 235 – bianche 0 – nulle 0 – Sì 148 (63,0%) – No 87 (37,0%)
  • Sez. 9 – Montepulciano Stazione – aventi diritto 636 – votanti 183 – bianche 0 – nulle 1 – Sì 91 (50,0%) – No 91 (50,0%)
  • Sez. 10 – Montepulciano Stazione – aventi diritto 888 – votanti 269 – bianche 1 – nulle 2 – Sì 131 (49,2%) – No 135 (50,8%)
  • Sez. 11 – Valiano – aventi diritto 408 – votanti 121 – bianche 1 – nulle 1 – Sì 60 (50,4%) – No 59 (49,6%)
  • Sez. 12 – Acquaviva – aventi diritto 639 – votanti 223 – bianche 1 – nulle 1 – Sì 113 (51,1%) – No 108 (48,9%)
  • Sez. 13 – Acquaviva – aventi diritto 630 – votanti 220 – bianche 0 – nulle 1 – Sì 113 (51,6%) – no 106 (48,4%)
  • Sez. 14 – Acquaviva, loc. Tre Berte – aventi diritto 643 – votanti 249 – bianche 1 – nulle 2 – Sì 152 (61,8%) – No 94 (38,2%)
  • Sez. 15 – Sant’Albino – aventi diritto 569 – votanti 144 – bianche 0 – nulle 0 – Sì 63 (43,8%) – No 81 (56,3%)
  • Sez. 16 – Sant’Albino – aventi diritto 663 – votanti 151 – bianche 0 – nulle 0 – Sì 74 (49,0%) – No 77 (51,0%)

Totale Montepulciano: vince il No con 1982 voti pari al 53,58% contro i 1717 voti pari al 46,42% del Sì

Risultati Definitivi – TORRITA DI SIENA

L’affluenza si attesta al 64,81% su un totale di 5850 aventi diritto

  • Sez. 1 – via Roma – aventi diritto 773 – votanti 535 – bianche 1 – nulle 1 – Sì 103 (19,3%) – No 430 (80,7%)
  • Sez. 2 – via Roma – aventi diritto 924 – votanti 643 – bianche 3 – nulle 3 – Sì 142 (22,3%) – No 495 (77,7%)
  • Sez. 3 – via Roma – aventi diritto 816 – votanti 514 – bianche 2 – nulle 1 – Sì 117 (22,9%) – No 394 (77,1%)
  • Sez. 4 – via Marche – aventi diritto 1019 – votanti 638 – bianche 0 – nulle 1 – Sì 133 (20,9%) – No 504 (79,1%)
  • Sez. 5 – via Marche – aventi diritto 862 – votanti 628 – bianche 2 – nulle 4 – Sì 125 (20,1%) – No 497 (79,9%)
  • Sez. 6 –  via Marche – aventi diritto 903 – votanti 528 – bianche 2 – nulle 1 – Sì 107 (20,4%) – No 418 (79,6%)
  • Sez. 7 – Montefollonico – aventi diritto 552 – votanti 305 – bianche 0 – nulle 1 – Sì 151 (49,7%) – No 153 (50,3%)

Totale Torrita di Siena: vince il No con 2891 voti pari al 76,7% contro gli 878 voti pari al 23,3% del Sì

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Fusione dei comuni di Montepulciano e Torrita: tra sospetti e promesse

“SÌ o NO” è la scelta di fronte a cui si troveranno Torritesi e Poliziani nel rispondere, il prossimo 11 e 12 novembre, al quesito referendario sulla fusione dei loro…

“SÌ o NO” è la scelta di fronte a cui si troveranno Torritesi e Poliziani nel rispondere, il prossimo 11 e 12 novembre, al quesito referendario sulla fusione dei loro comuni. Siamo infatti praticamente all’epilogo di un processo decisionale iniziato ormai più di due anni fa, su iniziativa delle amministrazioni di Torrita e Montepulciano, che, come d’altronde c’era da aspettarsi data l’entità del progetto, fin dal principio ha destato l’attenzione di larga parte dell’opinione pubblica.

I cittadini si sono addirittura organizzati in gruppi per esprimere la propria voce a riguardo, come nel caso del Comitato del No di Torrita, che si è costituito dichiarando l’obiettivo di dimostrare l’inconsistenza dei vantaggi portati dalla fusione secondo i suoi promotori. E difatti il denominatore comune delle varie tappe di questo processo di policy, innegabilmente è sempre stato il clima di conflitto tipico di tutte le situazioni che prevedono la polarizzazione (in questo caso “sì o no”) come unica strategia di un gioco a somma zero, in cui si vince o si perde e non c’è spazio per i compromessi. Per mesi, se da una parte si sono forniti dati, dall’altra li si sono smentiti. Se da una parte si è prospettato un futuro ricco di utilità, dall’altra un inevitabile scenario di macerie. A turno, gli uni hanno interpretato la parte di quelli rischiarati dal lume della ragione e hanno accusato di cecità gli altri. Sugli stessi aspetti è stato detto tutto e il contrario di tutto, con il risultato che le posizioni già prese si sono ancor più radicalizzate, nel tentativo di portare dalla propria quanti più indecisi possibile.

Una delle iniziative pubbliche del comitato “No fusione”

Incontri pubblici, per lo più sfociati in arringhe accorate, e presidi alle fiere di paese prontamente documentati sui social con le foto di rito, in cui esponenti della politica locale e stimati professionisti compaiono armati di magliette e volantini alla stregua di hostess e promoter, sono state le principali occasioni fornite ai cittadini per informarsi. A Torrita e a Montepulciano sono giunti da ogni dove, a portare la propria esperienza, sindaci di Comuni che hanno avuto a che fare con le fusioni, come se fosse del tutto trascurabile il fatto che ogni Comune, forse in Italia più che in ogni altra parte del mondo, è storia a sé, per dimensioni, morfologia del territorio, modo di vivere e di pensare. E che magari un’attenzione maggiore al contesto in cui si inserisce questo caso specifico avrebbe, se non altro, aiutato a mantenere i toni entro i confini del rispetto civile, a maggior ragione vedendo quanto i tempi attuali non siano proprio quelli dominati dalla ricerca dell’eleganza oratoria.

Una delle iniziative pubbliche del comitato “Si fusione”

Nel corso di questi due anni si è discusso di tante cifre: il numero degli abitanti, l’ammontare dei soldi di cui si prevede l’arrivo nelle casse del nuovo Comune in caso di fusione, aliquote e percentuali, anch’esse interpretate nei modi più diversi, sempre a seconda della convinzione propria e dell’opinione pubblica, perché, fino a prova contraria, è della possibilità di attuare una politica pubblica che si parla, e almeno su questo si dovrebbe essere tutti d’accordo. Sennonché, e forse è proprio questo il peccato originale che sin dall’inizio ha viziato tutta la situazione, è mancata la condivisione della condicio sine qua non una politica pubblica possa definirsi tale, ossia la presenza di un problema, riguardante tutta la collettività o una parte di questa, alla cui soluzione si cerca di arrivare tramite un percorso di policy, fatto di certe decisioni. Presentare una soluzione ad una necessità che non è avvertita, o comunque non lo è in misura ragguardevole, dalla comunità, ha inevitabilmente portato quantomeno all’insinuazione che i promotori del progetto di fusione abbiano intrapreso questo progetto per interessi diversi da quello di sviluppo economico e culturale per il territorio apertamente dichiarato. Soprattutto se poi a ciò si aggiunge il clima di generale scarsa fiducia verso autorità e istituzioni che caratterizza la società odierna.

Stando a questi presupposti, si capisce come ormai tutto sia avvolto da un clima di sospetto che, se non favorirà l’astensione, perché si tratta sempre di un’iniziativa importante per l’assetto geopolitico di un vasto territorio, di certo neanche permetterà ai cittadini di farsi un’idea scevra da preconcetti, in entrambi i casi.


Per approfondire:

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Bancasciano, manca ancora la soluzione al problema

Massimo Mori, socio di Bancasciano, torna sulla questione del rinnovo dei vertici dirigenziali della banca e si chiede, adesso che tutte le richieste sono state accolte che cosa succederà? Il…

Massimo Mori, socio di Bancasciano, torna sulla questione del rinnovo dei vertici dirigenziali della banca e si chiede, adesso che tutte le richieste sono state accolte che cosa succederà?

Il socio sostiene che occorre trovare una quadratura al cerchio, ovvero la soluzione al problema che però attualmente non c’è, ma invece viene evidenziata chiaramente la grande differenza tra chi crede fino in fondo al bene comune e chi invece resta semplicemente ancorato ai vecchi schemi delle divisioni e dei personalismi.

Nella nota si legge:

“Il senso di responsabilità di chi vive la banca da vicino è evidente, in un attimo sono usciti i nomi di chi, secondo coloro che hanno aderito al comitato, dovrà governarla, ma sono usciti semplicemente ad Asciano, Arbia e Rapolano cosa che invece ancora non è accaduta a Siena e in Valdichiana.

Certamente la mancanza della necessità di raccogliere le firme per la presentazione dei nominativi apre una condizione assolutamente diversa rispetto al passato, ma aspettare troppo, può favorire la corsa di chi pensa di avere i requisiti e non li ha , di chi si sente bravo più di altri e non lo è, di chi sente di avere più legami e non li ha, ma soprattutto apre le porte a quel ragionamento che porta a mettere insieme il passato con il presente, nel senso dell’affermazione che dice. “nella corsa per un posto, sono tutti uguali.

Apprezzabili le scelte fin qui fatte che certamente meritano accoglimento e fiducia, ad Asciano con Giacomo Mancini, indicato come possibile presidente, Daniele Vigni e Andrea Moscadelli come amministratori; ad Arbia con Paolo gradi; a Rapolano e Serre con Ivo Coppola; a Siena e Valdichiana tutto tace, ancora non c’è accordo, e siccome il giorno 16 gennaio, ultimo giorno utile per la presentazione delle candidature è sempre più vicino, molti soci hanno deciso di svincolarsi e fare una scelta autonoma magari autocandidandosi.

Forse alle elezioni del prossimo 8 febbraio la scelta si baserà su molti nominativi e sarà piacevole andare a votare sul nome che piace di più, sarebbe stato certamente più semplice seguire le indicazioni del lavoro delle varie commissioni, ma visto come vanno le cose andremo avanti a prescindere dal loro lavoro, e risultato si baserà su requisiti e valutazioni che magari al momento non sono state ancora considerate”.

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Bancasciano ascolta la voce dei soci

Martedì 30 gennaio 2014, i soci della banca hanno ricevuto una lettera a firma del presidente del CDA uscente, in cui afferma che tutte le candidature con i dovuti requisiti,…

Martedì 30 gennaio 2014, i soci della banca hanno ricevuto una lettera a firma del presidente del CDA uscente, in cui afferma che tutte le candidature con i dovuti requisiti, saranno accettate, un atto attraverso il quale cade il presupposto della rottura fra soci.

Massimo Mori ed i soci esprimono un giudizio positivo in merito alla questione.

“Al momento non è dato sapere se questa è stata partorita dalla mente del precedente CDA o dalla federazione delle banche di credito cooperativo della toscana, o addirittura dalla Banca d’Italia, ma saperlo è senza importanza; l’elemento fondamentale è invece legato al fatto che ora davvero si può ragionare in termini di discontinuità.

Il presidente ha chiaramente affermato che non si ricandiderà, onore al merito, in questo caso cade ogni forma di ostilità, e insieme cade anche il presupposto della rissa, ora tutti insieme a lavoro per lo stesso obbiettivo, il bene della banca.

Il giorno 8 febbraio, quando si celebreranno le nuove elezioni, potrà davvero diventare un giorno di festa, dove apparterranno al passato i no e i si, dove dovranno cadere i noi e voi, un momento nel quale tutti insieme, ognuno a sostegno dei propri candidati, con spirito unitario e senza voglie di rivalse, dovrà essere eletto il consiglio di amministrazione dai soci della banca per il bene di tutti.

Ora è il momento di dimostrare il valore delle cose affermate, di far vedere le disponibilità proprie e collettive, per ricercare tutti insieme e con ogni mezzo, quell’unità indispensabile al buon funzionamento della banca stessa., dovremo discutere dello statuto per renderlo più semplice e meno personalizzato, dei costi fino ad oggi imputati al CDA e collegio dei sindaci, e dovremo anche vedere un impegno consistente per riprendere trattative in forme e contenuti diversi, al fine di abbracciare accordi utili per la banca e del territorio.

In sostanza con la lettera del presidente si apre uno scenario nuovo e più chiaro da quale prendere esempio in termini positivi, e rilanciare il dibattito tra soci su livelli alti e di contenuto, per questo il giorno otto febbraio, nessuno dovrà esimersi dall’esprimere il proprio parere, il valore della scelta di ognuno sarà fondamentale per il futuro della banca e avrà torto chi, pur avendo la possibilità, decida di non partecipare.

Tutti noi ci ricordiamo del grido: “la banca siamo noi” oppure “ la banca non è vostra”, bene, ben detto, molti di noi hanno creduto a quello scatto di reni, ora c’è del lavoro da fare, ricordiamoci allora che delegare ad altri, toglie valore a quelle affermazioni, l’otto di febbraio saremo tutti alla pari, con eguali diritti e pari dignità, dimostriamo che è giusto e corretto; partecipiamo numerosi”.

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Bancasciano e la sua triste storia recente

Massimo Mori, socio di Bancasciano, torna sulla vicenda fusione Bancasciano – BCC di Montepulciano dopo le dimissione del presidente Lorenzoni “Mano a mano che i giorni passano, ognuno di noi…

Massimo Mori, socio di Bancasciano, torna sulla vicenda fusione Bancasciano – BCC di Montepulciano dopo le dimissione del presidente Lorenzoni

“Mano a mano che i giorni passano, ognuno di noi può riflettere sui recenti avvenimenti della vicenda fusione Bancasciano, banca di Montepulciano, ed ogni giorno il quadro diventa più chiaro e più deprimente; mi ero sempre domandato perché il direttore di questa banca fosse sempre presente ad ogni assemblea, e perché non avesse mai avuto nessuna incertezza in merito a quel tipo di fusione, eppure dubbi potevano esserci e di sicuro a breve ne vedremo i motivi.

Il direttore, da tecnico, e senza sicurezze certe in merito al bilancio della consorella, aveva completamente sposato la causa del presidente della banca e del suo consiglio d’amministrazione, e allora mi sono domandato: ”perché un uomo che dovrebbe sempre muoversi nella più totale sicurezza è così convinto, senza alcun dubbio, di questa operazione? Mi sono forse sbagliato su tutta la linea?” la risposta è semplice e lo è esattamente nella stessa misura per quanto è brutta, al direttore che ha costi complessivi come da contratto di circa duecentoottantamila euro, ai quali deve essere aggiunto il costo macchina di circa ventimila euro, gli è stata data la possibilità, attraverso un preciso accordo, a firma del presidente della banca, di mantenere questa sua condizione di estremo privilegio, fino al raggiungimento della pensione.

Svelato il mistero, adesso è tutto chiaro, chiaro il perché si raddoppiavano i costi della dirigenza, chiara la motivazione del connubio presidente direttore, chiaro il motivo per il quale le dimissioni nella realtà non sono ancora avvenute, risolto praticamente il dubbio, “ lor signori” restano in carica nell’estremo tentativo di mascherare o gestire, perché nessuno possa trovarli, i famosi “segreti incoffessabili”, e forse,non potrebbero farlo senza il coinvolgimento di chi ha avuto un così grande favore.

Proprio il direttore avrebbe dovuto cercare di tutelare l’interesse della banca e dei soci che ne compongono la proprietà, proprio lui avrebbe dovuto sollevare dubbi sul bilancio della banca di Montepulciano chiedendone la certificazione, e sempre lui avrebbe dovuto con accortezza, fare il conti su ciò che sarebbe accaduto nel caso che, magari non gli competeva la trattativa sulla ripartizione delle posizioni, ma sul resto il suo parere è certo stato fondamentale, un errore che denota incapacità? Non sono in grado di giudicare, o una forma di rispetto? Boh.

A seguito di questa riflessione, ora davvero mi sento di chiedere aiuto, lo faccio senza mezzi termini, lo faccio con la convinzione di chi ha maturato la certezza dell’inganno, lo faccio con la consapevolezza che chi ha perso la battaglia della fusione, resta al suo posto per gestire e operare solo per il bene proprio, e per tutto questo, ma solo per il bene della banca e senza chiedere o volere nulla, chiedo aiuto alla federazione delle banche di credito cooperativo, chiedo aiuto alle forze dell’ordine e alla magistratura, affinché questi signori evitino nella maniera più assoluta di creare danno alla nostra banca. Noi li abbiamo sfiduciati ma loro restano dove erano, che fare?

Massimo Mori un socio che è sempre più arrabbiato

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Bancasciano, il pensiero di un socio ferito da questo rumoroso silenzio

Riceviamo e pubblichiamo il pensiero di Massimo Mori, socio, che commenta il dopo NON fusione. “Domenica 23 novembre è stata detta la parola fine alla fusioneper come progettata e proposta…

Riceviamo e pubblichiamo il pensiero di Massimo Mori, socio, che commenta il dopo NON fusione.

“Domenica 23 novembre è stata detta la parola fine alla fusioneper come progettata e proposta dal CDA, ora molti di noi sono in attesa degli atti di responsabilità del consiglio di amministrazione, il quale per bocca del suo presidente, nell’ assemblea del giorno dieci novembre ad Asciano, si sarebbe dimesso immediatamente nel caso di esito negativo del loro progetto. E allora io, uno dei tanti soci, tra quelli che hanno portato avanti la battaglia per il no, chiedo in forma assolutamente personale, cosa aspettano a farci vedere il loro grado di dignità ?

Questi signori, ai quali riconosco il merito di aver provato in tutti i modi possibili, di portare via la banca ai soci, regalandola ad altri, dovranno capire che non hanno più ragione di essere, cosa fanno ora che non hanno più la fiducia della maggioranza della proprietà, continueranno forse a fare festini, settimane bianche e viaggi? Continueranno a dar fondo con i loro profumati compensi alle risorse della banca impoverendola ogni giorno di più, o peggio ancora continueranno a pensare a soluzioni future che li possano mettere al riparo dalle intemperie del mondo, per il resto della loro vita?

La Bancasciano ha urgente bisogno di ritrovare tranquillità, e lo può fare, ma solo se questi signori non ci saranno più, il provvisorio, non accettato, ma che cerca di restare al proprio posto, è come la spina nel dito che non riesci a togliere, o quanto meno è la situazione più patetica e deprimente che possa capitare ad ogni uomo degno di definirsi tale. Forse r solo per colpa del presidente, abbiamo anche bisogno di recuperare un giusto rapporto con il personale, unico vero elemento di raccordo con soci e clienti, che lui, dopo averli lodati e ringraziati ha poi tenuto fuori della porta come appestati. Caro presidente non ti viene il dubbio andavano trattati meglio? in fondo, forse è proprio grazie a loro, se siamo cosi innamorati della NOSTRA banca!

Capisco che queste mie affermazioni possono apparire pesanti, come capisco che possa esistere chi non le apprezza, forse anche dal fronte del no, ma i fatti sono fatti, e la dichiarazione del presidente, ad Asciano il 10 novembre, è un fatto, oppure bisogna pensare che hanno ancora bisogno di poter agire di nascosto, completamente all’insaputa dei soci? O peggio ancora pensare che sono a lavoro per cercare di rimuovere le tracce di segreti inconfessabili?

Il perdurare del silenzio, o far passare il tutto come se nulla fosse accaduto, è sgarbato, arrogante e privo di stile, ma soprattutto privo di dignità; in ogni battaglia ci sono vinti e vincitori, avrei preferito non partecipare a questa guerra, mi sarebbe piaciuto un confronto sui contenuti, magari anche uno scontro, ma la ricerca ostinata della guerra con la conta dei numeri è stata solo del CDA, e ora? Ora che avete clamorosamente perso su ogni fronte, in una battaglia fatta nel campo che voi stessi avete scelto, declinate forse le vostre tanto declamate responsabilità? Alla domanda precisa: “ se dovesse vincere il no cosa farete ? “ il presidente rispose: “ abbiamo lavorato e creduto su questo nostro progetto, quindi ci dimetteremo immediatamente” ora, personalmente, e solo come socio, insieme a tutti coloro che la pensano come me, chiedo di sapere se il presidente conosce o meno il significato del sinonimo immediatamente.

Massimo Mori, un socio molto, ma molto arrabbiato

Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla nostra redazione.

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Bancasciano dice no alla fusione con Bcc Montepulciano

L’assemblea straordinaria dei soci di Bancasciano dice no alla fusione per unione con la Bcc Montepulciano L’assemblea straordinaria dei soci di Bancasciano si è riunita questo pomeriggio al Centro ricreativo “Le…

L’assemblea straordinaria dei soci di Bancasciano dice no alla fusione per unione con la Bcc Montepulciano

L’assemblea straordinaria dei soci di Bancasciano si è riunita questo pomeriggio al Centro ricreativo “Le Piramidi” e ha respinto la proposta di delibera sul progetto di fusione per unione con la Bcc Montepulciano: sono stati espressi 1366 voti, con 742 no, 596 si, 28 astenuti.

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Bancasciano e Bcc Montepulciano appuntamento decisivo verso la fusione

Fusione banca Asciano con banca di Montepulciano mercoledì 19 novembre a Sinalunga, si è consumata l’ultima tappa prima della votazione finale che si terrà ad Asciano domenica 23 novembre. Massimo…

Fusione banca Asciano con banca di Montepulciano mercoledì 19 novembre a Sinalunga, si è consumata l’ultima tappa prima della votazione finale che si terrà ad Asciano domenica 23 novembre. Massimo Mori spiega l’incontro avvenuto a Sinalunga e ipotizza quali saranno i possibili scenari futuri

Per i soci della Bancasciano sarà una data storica, essi potranno decidere, forse per la prima volta, se la propria banca continuerà ad esistere oppure no. A Sinalunga il CDA della medesima è diventato esplicito, ha evitato le mezze misure, è stato minaccioso, arrogante e carico di prosopopea, il protocollo d’intesa, che loro hanno firmato senza alcun mandato dei soci, con la banca di Montepulciano, va preso così com’è e senza se e senza ma.

L’obiettivo centrale è questo, a poco sono valse le richieste alla prudenza, le richieste di verifica, e mentre tutti hanno parlato di contenuti senza mai mettere in discussione la validità della fusione, essi hanno deciso, hanno cercato, forse anche riuscendoci, di portare la discussione, come nelle altre assemblee sul concetto fusione sì o fusione no, in sostanza come una campana che suona inesorabile i rintocchi a morte il CDA ha deciso di andare alla conta, allo scontro con i soci che domenica sarà inevitabile, ma solo per colpa di “lor signori”.

Ora non resta che attendere le mosse elettorali, già perché anche in questo bisogna riconoscergli una grande professionalità, “l’allegra compagnia”, quella della gita in America a spese della banca, quella che ha fatto causa al comitato contro la fusione, che l’ha persa e ha fatto pagare le spese alla banca come nel caso della gita, quella che costa più di centocinquantamila euro l’anno, che se glielo rammenti, s’infuria, gestisce il pacchetto delle deleghe, nessun altro può verificare il loro lavoro, saranno corrette oppure no? Chissà, chi potrà tutelare i soci contro la loro arroganza e prepotenza; forse nessuno, ma siamo certi, che un giorno, vicino o lontano, qualcuno andrà a verificare, qualcuno forse potrà anche pagare un prezzo, ma sarà certamente tardi per tornare indietro.

I soci hanno solo chiesto chiarezza, già, è proprio questa che manca, ma i soci hanno anche capito che questi signori il privilegio di succhiare risorse dalla banca non lo vogliono assolutamente perdere, e che faranno di tutto per mantenerlo, infatti, mercoledì è caduta un’altra promesse, ad Asciano il presidente affermò che il gioco era totale e che qualora non fosse passato il loro progetto si sarebbero dimessi, in quell’occasione lo usò come minaccia, ma visto che la minaccia non ha sortito effetti a loro favorevoli, ieri sera si è rimangiato la parola data.

Domenica 23 novembre sarà scontro, da una parte coloro che hanno interessi propri e posizioni da difendere, dall’altra i soci che vogliono solo il bene della propria banca, i primi che non sappiamo quanto in maniera lecita e corretta giocheranno la partita, i secondi che possono solo alzare la mano, che dire, vinca il migliore? Ci dispiace per i soci, ma non sarà una partita alla pari.

Massimo Mori

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Progetto di fusione Bancasciano-Bcc Montepulciano: incontri con le istituzioni e le associazioni

Progetto di fusione per unione Bancasciano-Bcc Montepulciano: incontro positivo con le istituzioni e le associazioni di Asciano Dopo l’accordo sottoscritto con i sindacati aziendali e territoriali, proseguono gli incontri nel…

Progetto di fusione per unione Bancasciano-Bcc Montepulciano: incontro positivo con le istituzioni e le associazioni di Asciano

Dopo l’accordo sottoscritto con i sindacati aziendali e territoriali, proseguono gli incontri nel territorio per il progetto di fusione tra due importanti banche: Bancasciano e Bcc Montepulciano.

Nella sede di Bancasciano i vertici aziendali hanno incontrato le istituzioni e le maggiori associazioni del territorio di Asciano, illustrando le modalità e le prospettive del progetto di fusione con la Bcc di Montepulciano, che sarà sottoposto alla votazione dell’assemblea dei soci domenica 23 novembre.

Nell’incontro è stata registrata l’unanime considerazione che la fusione per unione tra Bancasciano e Bcc di Montepulciano rappresenta una vera opportunità di crescita per il territorio, in quanto consentirà di trovare le giuste risposte al difficile contesto economico. La nuova banca permetterà economie di scala sui costi e la possibilità di aumentare i servizi, incrementando l’attenzione nei confronti delle famiglie e delle imprese del territorio.

Nei giorni scorsi è stato sottoscritto l’accordo sindacale di fusione tra i vertici aziendali delle due banche e i rappresentanti aziendali e territoriali delle organizzazioni sindacali Fabi, Fiba-Cisl, Sincra-Ugl Credito, Fisac-Cgil, che prevede il mantenimento degli attuali livelli occupazionali, cui si aggiungerà la stabilizzazione dei contratti di apprendistato già esistenti.

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Fusione Banca Asciano e Bcc Montepulciano: un socio chiede risposte

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Massimo Mori, socio, al quale non sono state date delle risposte in merito alla fusione di Banca Asciano con la Banca di Montepulciano. Banca…

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Massimo Mori, socio, al quale non sono state date delle risposte in merito alla fusione di Banca Asciano con la Banca di Montepulciano.

Banca Asciano verso la fusione con la Banca di Montepulciano a sirene accese, l’operazione è fatta. Così ha praticamente esordito presidente del consiglio di amministrazione nell’assemblea di lunedì dieci novembre 2014 a proposito della fusione tra banca asciano e quella di Montepulciano; poco importa se gran parte dei soci è contrario rispetto al metodo usato, ancor meno importa di ascoltare le proposte di mediazione, praticamente, i soci, cioè coloro che hanno a tutti gli effetti la proprietà della banca non sono neppure da ascoltare.
L’operazione deve essere conclusa in tempi rapidi, anzi, rapidissimi; presidente di Montepulciano; direzione di Montepulciano; amministrazione di Montepulciano; codice IBAN di Montepulciano; nome che per puro caso non rispetta neppure l’ordine cronologico, sarà banca di Montepulciano Asciano, alla Banca Asciano solo la sede legale e un posto in più nel consiglio di amministrazione che come sappiamo non servirà a nulla. Eppure la banca Asciano non è messa male, anzi, forse, se non sicuramente molto meglio di quella di Montepulciano.

Resta il fatto che ora saranno tenute altre due assemblee, che secondo i presupposti di lunedì non serviranno a nulla, il CDA della banca ha già deciso e questa resta l’unica strada da seguire, i soci hanno invitato alla prudenza, hanno chiesto di poter avere una certificazione del bilancio della banca di Montepulciano, hanno chiesto di poter trattare per trovare una soluzione paritaria, hanno domandato per quale motivo ci sarà un CDA di tredici membri anziché nove come previsto dalle regole dettate dalla banca d?Italia, e timidamente hanno chiesto a cosa serve un accorpamento senza i risparmi sia del consiglio che del gruppo dirigente, per carità, tutte cose da non chiedere neppure, la condizione è decisa dall’alto, un alto sconosciuto ma che addirittura può superare la proprietà.

Allora il dubbio sorge, non saranno per caso i centocinquantamila euro che i membri del CDA prendono attualmente la vera causa di così tanta ostinazione? Non sarà per caso che a questi il presidente aggiunge anche quelli provenienti dalla sua vicepresidenza alla sinergia? Società che si occupa dei servizi alla banca, forse si forse no, ma la storia insegna che dietro a grandi fallimenti c’è sempre qualcuno che è diventato ricco, questa è una banca di credito cooperativo, far parte del suo CDA deve essere considerato un onore, no un onere, la giusta regola sarebbe quella di avere un consiglio a costo zero e vi assicuro che tanti sarebbero disponibili a dare il proprio contributo senza nulla prendere.

Massimo Mori un socio al quale non sono state date risposte

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