La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: Dario Calveri

Dalle Olimpiadi invernali in Corea all’impresa della Uc Sinalunghese, il 2018 sportivo tra esoticità ed epicità

Per un nuovo anno che inizia, ce n’è un altro appena passato. Frase che può essere tranquillamente un nuovo proverbio, ma anche semplicemente una tautologia: fatto sta che è così,…

Per un nuovo anno che inizia, ce n’è un altro appena passato. Frase che può essere tranquillamente un nuovo proverbio, ma anche semplicemente una tautologia: fatto sta che è così, ed essendo così c’è anche quel primordiale istinto umano di ripercorrere tutto ciò che è successo nei 365 giorni precedenti.

Serviva semplicemente qualcosa con cui iniziare il pezzo.

Oggi però non vogliamo fare i conti con le vostre coscienze, né sapere cosa avete fatto di sbagliato nel 2018 e che nel 2019 assolutamente non ripeterete.

Siamo qui per guardare a ritroso, certamente, ma solo in chiave sportiva.

Rivivremo, dunque, alcune delle più grandiose imprese sportive tricolori, classificate secondo due criteri francamente poco oggettivi come l’epicità dell’accaduto e l’esoticità della manifestazione. Il livello di epicità è il frutto di un semplicissimo calcolo integrale biquadratico con scarto medio del rapporto tra il risultato dell’impresa e l’aspettativa che avevamo, (∂ + m) ψ = 0 in sostanza. L’esoticità, invece, deriva dalla semidifferenza tra la temperatura in gradi Celsius del luogo in cui sono avvenute le imprese e il livello di interesse mostrato dai quotidiani e dai telegiornali nei confronti dello sport praticato.

Siete pronti? Vedrete che sarà più semplice del previsto, anche se in matematica siete poco ferrati.

XXIII Giochi Oliplici invernali – La “Girl Power” italiana

Livello di esoticità: Pyeongchang

Epicità: 8

Le Olimpiadi Invernali sono quel compromesso tra la bellezza poetica della neve e lo sport. Citati in ordine non casuale. “Sarebbe davvero brutto non fare qualche evento mondiale sulla neve”, deve aver detto l’ideatore di questa manifestazione, giocando a palle di neve col proprio figlio.

In effetti, se non si nasce in montagna è davvero difficile appassionarsi agli sport invernali, a tal punto da seguire una competizione così varia ed incompresa come le Olimpiadi Invernali.

Ma per gli italiani, queste XXIII Olimpiadi Invernali in Corea del Sud hanno registrato uno dei risultati più simbolici dell’anno passato. Infatti, tra gender pay gap e diritti calpestati, sono state proprio le donne a portare in alto l’orgoglio italiano, conquistando gli unici tre ori della spedizione tricolore; inoltre, su 10 medaglie totali, ben 7 sono arrivate grazie a prestazioni “in rosa”.

Come non citare, allora, il tris oro-argento-bronzo di Arianna Fontana, campionessa di short track, disciplina sui pattini basata sulla velocità: Arianna ha battuto la padrona di casa Choi Min-jeong nei 500m, conquistando l’oro, per poi aggiungere al suo palmares l’argento nella staffetta e il bronzo nei 1000m.

Sofia Goggia invece, astro nascente dello sci italiano, è salita sul gradino più alto del podio della discesa libera, davanti alla norvegese Mowinkel e alla “fenomena” statunitense Lindsey Vonn: l’emozione per la sua prima Olimpiade è certificata dall’intervista sul pullman post-gara, in cui sembrava cullare quella medaglia così pesante come un figlio da proteggere.

Il terzo e ultimo oro è arrivato nello snowboard, grazie ad una giovane e sorridente Michela Moioli, prima italiana di sempre a conquistare una medaglia in questa specialità.

E allora l’immagine di questo esagerato trionfo targato donna non può che essere quella di Malagò, presidente del CONI, che per festeggiare le imprese delle azzurre prende Carolina Kostner e si scatena con lei sulle note di “Tu vuo’ fa l’americano”.

Un tributo alla forza di queste ragazze, un calcio alle differenze di genere. Che mette in secondo piano l’inadeguatezza del numero uno dello sport nei panni del ballerino.

Meeting de Atletismo Madrid – Tortu nella storia

Livello di esoticità: essere i protagonisti in una canzone di Samuele Bersani

Epicità: 9’’99

Nel 2002 Samuele Bersani cantava Che vita!, auspicando una lotta fratricida tra Pietro Mennea, primatista italiano nei 100m, e Sara Simeoni, campionessa di salto in alto, per diventare Presidente del Consiglio.

I due erano, e sono tutt’ora, il simbolo dell’atletica italiana, uno sport da sempre poco trattato dai rotocalchi patinati e dalle tv italiane. Chissà cosa avrà voluto dire il nostro Bersani: che la politica faceva schifo? Che lo sport sarebbe stato capace di smuovere le masse più di un politico? Entrambe le cose?

Fatto sta che, se il nostro Bersani avesse scritto la canzone sedici anni più tardi, sarebbe stato costretto ad aggiungere un contendente nella gara a fare il Presidente. Una tripartizione di meriti che ricorda molto la nostra situazione di governo, tra destra-sinistra e 5 stelle: ma tralasciamo, che siamo qui a parlare di sport.

Insomma, Bersani avrebbe sicuramente citato le gesta eroiche di Filippo Tortu, centometrista di chiare origini sarde, e lo avrebbe definito con ogni probabilità “l’atleta italiano del nuovo millenniu”, per fare assonanza nella canzone.

Scherzi a parte, Tortu ha compiuto un’impresa di dimensioni incommensurabili, imprevedibile e destinata all’eternità.

Perché quel record nei 100m di 10’’01 fissato a Città del Messico era come una pietra miliare dello sport italiano, inscalfibile; perché in pochi conoscevano un giovane nato nel 1998 di nome Filippo Tortu, e forse in meno sapevano che quel ragazzo era un prodigio dell’atletica leggera; infine, perché i 100m sono la gara sudamericana per antonomasia, a cui non siamo abituati ad accostare un italiano.

In un anonimo pomeriggio madrileno, mentre il mondo dei media stava sicuramente parlando di calciomercato e vacanze dei vip, Tortu ha abbattuto il muro dei 10 secondi, quel limite che Mennea sembrava aver reso invalicabile per un italiano.

Il suo 9’’99 ci trasporta dritti alla prossima Olimpiade, quando ai 100m, tra pelli nere e casacche giamaicane, potremo fare il tifo anche per un nostro connazionale.

Mondiali di pallavolo femminile – L’EGO NUovo del genere femminile

Livello di esoticità: Hamamatsu (che nella scala “esoticità” è un paio di gradini sotto Pyeongchang)

Epicità: 9

Perdonatemi per l’azzardato gioco di parole, ma ci ho studiato una settimana intera. Non sarebbe stato possibile parlare del cammino glorioso della nostra pallavolo femminile senza citare Paola “Paoletta” Egonu, che ne è stata il simbolo, sia tecnico che morale.

Ancora una volta stiamo ricordando il 2018 sportivo italiano grazie all’impresa di un gruppo di donne: speriamo che, a questo punto, non ci querelino per discriminazione al contrario. Ma ancora una volta dobbiamo ringraziare il genere femminile per esserci sentiti, tutti insieme, italiani, in un anno in cui la delusione più grande era stata proprio l’esclusione dai Mondiali di calcio in Russia.

Siamo un popolo che, in assenza di calcio, ha bisogno di fare il tifo per qualcuno, e stavolta è toccato alle ragazzine terribili di Davide Mazzanti. Una squadra giovanissima, talentuosa e multietnica, come conferma la presenza nella formazione iniziale di ben due giocatrici di colore: la scatenata Miriam Sylla, di origini ivoriane, e la poderosa Paola Egonu, nigeriana.

Le ragazze hanno passato le prime due fasi in scioltezza, vincendo tutte le partite e conquistandosi, pian piano, sempre più spazio tra giornali e notiziari: è come se tutti, giocatrici, media e spettatori insieme, avessero iniziato a percepire che stava accadendo qualcosa di epico. Le azzurre sono arrivate così alla finale con tutti i riflettori puntati addosso e, sulle spalle, le speranze di milioni di italiani, che si erano riscoperti in un battibaleno grandi conoscitori di parallele, pipes e mani-fuori.

La vera impresa però le italiane l’hanno fatta in semifinale, battendo la Cina per 3-2 al tiebreak grazie al doppio punto finale di Paola Egonu, che di questo Campionato Mondiale diventerà poi il miglior opposto e la “capocannoniera”, rubando un lemma al mondo del calcio. In finale, invece, nonostante una partita fenomenale e un parziale di 2-1, le azzurre hanno dovuto arrendersi alla strapotenza della Serbia e della loro miglior giocatrice, Tijana Bošković.

Un sogno fermatosi all’ultimo step, ma che ha il merito di aver risvegliato il popolo italiano, di averlo fatto sentire vivo in un’estate che si prospettava sportivamente torrida e priva di emozioni.

Ah!

Per non farsi mancare nulla, Paola Egonu ha anche dichiarato di avere una fidanzata, che l’ha aiutata a superare la delusione del mondiale. In un’intervista al Messaggero si legge: “Ho una fidanzata. Lo dico con grande semplicità? Infatti, lo trovo normale”. A 19 anni.

Una schiacciata coraggiosa non solo contro il razzismo, ma anche contro l’omofobia.

La sua potenza è talmente straripante che le avversarie, più che fare muro, sembrano proteggersi per non prendere la palla in faccia

Mondiali di bowling – L’Italia fa strike!

Livello di esoticità: perché, esiste una squadra italiana di bowling?

Epicità: error 404

“Abbiamo mangiato i loro panini e visto i loro film, li abbiamo visti volare a canestro e raggiungere la luna…”.

Citava così l’introduzione di Fabio Caressa alla partita dei Mondiali del 2006 tra Italia e Stati Uniti, un elenco di cose che di solito vediamo fare agli americani mentre noi ce ne stiamo lì, a guardare. Fosse stato lungimirante, avrebbe potuto aggiungere anche che probabilmente, se esiste il bowling in Italia, lo dobbiamo alle abitudini a stelle e strisce.

In questo senso, l’impresa compiuta dalla squadra maschile di bowling italiana assume contorni così epici che il mio contatore di epicità si è rotto, non potendo quantificare con un numero preciso la straordinarietà dell’evento.

I nostri eroi hanno un nome ed un cognome: Pierpaolo De Filippi, Antonino Fiorentino, Marco Parapini, Nicola Pongolini, Marco Reviglio e Erik Davolio, battendo prima il Canada (che sta sopra agli USA, quindi sono forti come gli americani) e poi gli USA, hanno conquistato un oro che rimarrà negli annali delle imprese che non ti aspetteresti mai.

Come se un italiano sconfiggesse un cinese a ping pong, come se un francese facesse una pizza più buona di un italiano, come se Donald Trump battesse Malala nella corsa al Nobel per la pace.

Mi piace pensare che i sei campioni del mondo abbiano imparato a giocare così bene a bowling quasi per caso, tra una Coca Cola e un hotdog alla multisala. Questo per dare coraggio a tutti voi lettori: magari non lo sapete, ma anche voi un giorno potreste laurearvi campioni del mondo in qualche sport, perfino a bowling. D’altronde quanti sabati, al Clevillage di Chianciano o in qualsiasi altra sala giochi, i vostri amici si sono congratulati con voi dopo uno spare fortunoso o uno strike con la palla più leggera?

Play off Eccellenza – La Sinalunghese è inDomabile

Livello di esoticità: poco, siamo a Sinalunga

Epicità: + ∞

Arriviamo alla fine di questa breve carrellata tornando vicino a noi.

Siamo La Valdichiana, non possiamo non inserire la Sinalunghese tra le imprese tricolori del 2018 appena finito. Una squadra, quella rossoblù, che a cavallo tra maggio e giugno ha dato vita ad un sogno, riunendo attorno a sé migliaia (migliaia!) di persone, dagli appassionati di calcio ai comuni cittadini.

La promozione in Serie D, la prima nella storia del club chianino, è arrivata dopo un lunghissimo campionato ed un’estenuante fase play off, in cui i ragazzi di mister Fani hanno battuto in successione Grassina, Porta Romana, Fortis Juventus, Pomezia e infine Classe.

Tantissimi i protagonisti del miracolo, dalla dirigenza all’immenso capitano Dario Calveri, dal tremendo francese Vasseur, che con una doppietta nella finale di andata ha steso il Classe, fino a Marini, autentica saracinesca di una squadra che ha dato tutto per raggiungere un obiettivo che all’inizio pareva una semplice suggestione d’inizio estate. Fondamentale, nelle ultime gare, è stato anche l’apporto di una tifoseria coloratissima e mai doma, che ha creato coreografie impensabili e spinto la Sinalunghese verso la sua prima partecipazione alla Serie D.

Balsamo per l’anima di un paese carente di coesione ed iniziativa.

Speriamo, allora, che anche nel 2019 lo sport italiano possa unirci e regalarci le stesse emozioni che ci hanno travolto nel 2018.

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UC Sinalunghese, la determinazione di credere in un sogno chiamato Serie D

10 giugno 2018: una data che sarà destinata a rimanere nella storia di Sinalunga e scritta in maniera indelebile nei cuori della Uc Sinalunghese. In questo giorno infatti, sul campo…

10 giugno 2018: una data che sarà destinata a rimanere nella storia di Sinalunga e scritta in maniera indelebile nei cuori della Uc Sinalunghese. In questo giorno infatti, sul campo della USD Classe di Ravenna la squadra di calcio di Sinalunga si è qualificata per una storica promozione nella Serie D nazionale. La promozione, per i ragazzi di Roberto Fani, è arrivata al termine di una stagione ricca di successi e soddisfazioni; dalla prossima stagione aumenteranno le sfide e il livello di competizione, ma adesso è il momento di festeggiare il meritato successo per tutta la squadra e gli appassionati tifosi.

Un territorio intero, che a distanza di giorni, sembra ancora incredulo dello storico risultato. Invece è tutto vero, a dimostrazione che quando si crede fortemente nei sogni questi si realizzano. Sogno di un’impresa storica di una società che proprio lo scorso anno ha compiuto 60 anni, in cui hanno creduto e scommesso generazioni di bambini, ragazzi e uomini che del 1957 ad oggi hanno indossato e indossano la maglia rossoblù.

La storia della Sinalughese parte proprio dal 1957 grazie a Gino Zanelli, suo fondatore e primo presidente fino al 1972. L’associazione è nata con l’intento di promuovere il calcio, i valori dello sport e l’importanza del lavoro di squadra, qualità che hanno contribuito a raggiungere la tanto agognata Serie D.

Dal 1957 ad oggi, molte le persone che hanno contribuito alla crescita della società, da Edgardo Parri a Salvadore Maudente, a Ezio Giannini che con l’allenatore Tognoni portò la squadra in promozione; Cosimo De Simone, Corrado Benocci, Carlo Caroni, l’indimenticato bomber Marco Bernacchia, Giomarelli, Spataro e poi ancora Leti, Lorenzini e Corbelli, fino ad arrivare agli ultimi dieci anni e all’arrivo del mister Roberto Fani, che grazie alla sua ambizione e determinazione  convinse dirigenti e società ad affidargli la squadra. Fani rimarrà alla Sinalughese per tre anni per poi approdare alla Sansovino, passati sei anni la storia si riapre: Fani torna a guidare la prima squadra rossoblù conquistando prima il campionato di promozione nella stagione 2008-2009,  poi quello di eccellenza, fino ad arrivare, storia recente, alla Serie D.

direttore generale Bruno Mugnai

“Da dieci anni siamo in eccellenza e abbiamo sempre ottenuto ottimi risultati. La nostra è una squadra costruita e programmata nel tempo con l’intento di affidare ruoli giusti ai giusti elementi. Proprio per questo motivo ci sono ragazzi che giocano con noi da quasi dieci anni, come Vasseur, Calveri e Fanetti. Nel tempo poi abbiamo sempre cercato di inserire giocatori nei ruoli che a nostro avviso esaltavano di più le loro capacità” – così il direttore generale Bruno Mugnai  e il responsabile Claudio Polvani mi raccontano come hanno costruito la squadra che rimarrà negli annali della società scritta a caratteri cubitali.

Arrivare nei primi posti, sia in classifica che in coppa, erano gli obiettivi da raggiungere per la squadra di Fani, che ha potuto contare su un’ottima squadra nonostante i limiti numerici e una rosa ristretta rispetto ad altre concorrenti. Ma l’ambizione e la determinazione a vincere ha permesso a Fani di gestire al meglio i propri giocatori ottenendo i risultati e conquistato un risultato tanto inatteso quanto sperato.

“Quello che ha funzionato più di tutto in questo gruppo è stata la compattezza e la coesione tra i ragazzi. Negli spogliatoi c’era e c’è rispetto reciproco, sia tra i ragazzi che sono insieme da più anni che tra i nuovi arrivati. Ed è questo alla base della nostra grande vittoria. I ragazzi hanno sempre creduto che questo gruppo poteva arrivare molto in alto, noi come società siamo stati loro molto vicini e tutto è venuto di conseguenza. Non ti nego che questi play-off ci hanno ‘galvanizzato’ e ci hanno dato la spinta per arrivare vittoriosi fino in fondo” – mi confidano Mugnai e Polvani, con gli occhi di chi sa che nella propria squadra non giocano semplici giocatori, ma ragazzi che incarnano i veri valori del calcio.

capitano Dario Calveri

Uno di questi ragazzi è proprio il capitano della squadra, Dario Calveri, che ancora incredulo, come i suoi compagni, mi racconta che le parole ‘Serie D’ suonano molto strane; ma è la realtà, essere riusciti a concretizzare il sogno di una società e di molte generazioni di giocatori che hanno militato nella compagine senese.

“Sono 9 anni che gioco a Sinalunga e insieme ai miei compagni abbiamo sempre pensato che l’eccellenza fosse la nostra dimensione, ma quando abbiamo cominciato a capire che con le nostre capacità e la nostra determinazione potevano riuscire a farci salire in Serie D, abbiamo dato il tutto per tutto e siamo riusciti a realizzare un sogno. Abbiamo capito tardi che potevamo arrivare in Serie D, ma l’importante è che questo traguardo sia stato raggiunto. Il nostro gruppo è formato da persone che si vogliono veramente bene, con valori che vanno aldilà della sport, questo ci ha permesso di vivere le situazioni in maniera migliore. Nel nostro gruppo prima viene il sentimento e non il valore economico, ed è stato questo a spingerci a lottare verso un’unica direzione” – mi spiega Dario.

La bella promozione della Sinalughese, arrivata proprio al fischio di inizio dei Mondiali Russia 2018 in cui per la prima volta, dopo 60 anni, la nostra nazionale non ci sarà, riaccende la voglia di credere nei valori dello sport e del calcio, di tornare a tifare la propria squadra del cuore e dare la possibilità a tanti bambini di poter tornare a sognare di diventare, un giorno, come il proprio ‘calciatore supereroe’ senza distinzione di categoria o serie.

“Il fatto di essere così seguiti dai bambini ci fa un piacere enorme perché a questi livelli è una cosa rara. Per noi è un onore vedere tutti questi bambini che ci seguono, soprattutto perché hanno capito che oltre alla Serie A e alla Champions League lo sport è bello a tutti i livelli. Per me, tutto questo ha valore doppio perché anche io, quando ero piccolo, andavo a vedere il Sinalunga giocare e mi rivedo in tutti quei bambini che nei giorni passati sono venuti a chiederci un autografo o una foto. Come ha detto il bomber Bernacchia: ‘20 anni fa si parlava dei vari Caroni, Bernacchia e C., oggi si parla di Fani, Lucatti, Marini, Vasseur e C., ma domani si parlerà di loro e questo sarà solo motivo di orgoglio’” – continua a spiegarmi il capitano.

Quella della Sinalunghese è una promozione che ha unito un intero paese, con un gruppo ultras formidabile che ha sostenuto e supportato la squadra fin dall’inizio di questo incredibile viaggio. A vincere su tutti, però, in questo straordinario cammino sono le emozioni, le sensazioni e i valori che solo lo sport, vissuto come una ragione di vita e con tanti sacrifici, può dare. Il capitano Calveri parlando alla squadra dice:

“Noi abbiamo sacrificato l’Io per dare tutto al Noi, abbiamo fatto delle rinunce personali e abbiamo stretto i denti per affrontare una stagione lunga e di livello. Per ottenere un obiettivo del genere abbiamo fatto delle rinunce e visto il risultato raggiunto penso che sia stato ripagato tutto alla grande. Come ci ha detto in vicepresidente Nocentini: ‘in 60 anni siete stati il punto più alto che abbia mai avuto questa società, siete l’orgoglio più grande’. E detto da persone come loro, da dirigenti che si sporcano le mani tutti i giorni per il bene della società è qualcosa che ripaga di tutto. Ai miei compagni, al mio staff e a tutto il paese di Sinalunga dico che sono orgoglioso di essere il loro capitano”.

A lui fa eco uno dei componenti dello staff tecnico Marco Bulletti, preparatore atletico che insieme a Luca Guerrini, Federico Daviddi e Massimo Tosi, compongo una ‘squadra parallela’ di estrema importanza ed efficienza per il gruppo:

“Sono due anni che faccio parte dello staff tecnico della Sinalughese, siamo un gruppo bellissimo che io considero la mia famiglia sportiva. Insieme a loro, oltre alle vittorie e questo splendido risultato, abbiamo condiviso anche le sconfitte, ma sempre con la convinzione che i valori del nostro gruppo e la nostra determinazione ci avrebbero portato a risultati altissimi e così è stato. In tutto questo ci tengo a ringraziare Roberto Fani, molto più di un allenatore, l’artefice di questo successo, una persona stupenda dal lato sia umano che sportivo. Due anni fa, quando sono arrivato a Sinalunga, non credevo che avrei trovato un gruppo così bello”.

Alla famiglia rossoblù piace pensare che la cavalcata trionfale verso la Serie D sia stata accompagnata da tre angeli custodi che li guardano dall’alto e che portano il nome di Marino Cencini, Giuliano Giuliotti e Mario Parri. Tre tifosi indimenticabili: Marino sempre presente e uomo di una bontà infinita, Giuliano, sinalunghese doc che ha seguito la squadra del suo paese e tutto il calcio dilettantistico da sempre con tanta passione e infine Mario, un personaggio simbolo nel calcio di provincia che oltre alla sua passione immensa per i colori rossoblú e viola aveva un grande carisma e una simpatia unica. Sicuramente anche loro saranno orgogliosi e anche un po’ increduli di questo risultato.

E adesso? Adesso è ancora tempo di festeggiare, anche se la mente della società è già al lavoro per preparare la squadra che intraprenderà il viaggio della Serie D. Un viaggio nuovo per tutti, sia per la società, che per la squadra e per i tifosi, ma che sicuramente vivranno con tutti loro stessi e si godranno ogni singolo momento di questa straordinaria esperienza.

Prime indiscrezioni della stagione 2018-2019: staff tecnico riconfermato e un grande in bocca a lupo a Francesco Brunetti che non farà parte del viaggio in Serie D, ma vivrà il suo sogno americano. Francesco infatti andrà in America per quattro anni per studiare e giocare a calcio; del gruppo rossoblù porterà con sé la possibilità di realizzare un sogno condiviso fortemente da una squadra e i consigli che lo hanno fatto crescere!

Photo credits: pagina facebook UC Sinalunghese

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