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L’acqua che forma cittadini: il viaggio di Acquedotto del Fiora nelle scuole

L’acqua che forma cittadini: il viaggio di Acquedotto del Fiora nelle scuole

Anche quest’anno seguiamo da vicino il lavoro dell’Acquedotto del Fiora, tornando a raccontare il rapporto tra territorio, comunità e risorsa idrica. Dopo le visite dello scorso anno alle sorgenti del Fiora e del Vivo d’Orcia, un viaggio che ci aveva permesso di entrare negli impianti, ascoltare le storie dei tecnici e osservare da vicino il percorso dell’acqua fino alle nostre case, proseguiamo il nostro cammino nelle scuole del sud della Toscana.

L’acqua che insegna: viaggio nelle scuole dove si impara la sostenibilità
L’acqua, tra Amiata, Maremma e colline del Fiora, è un racconto che attraversa le comunità, costruisce identità e diventa strumento educativo. Ed è proprio nelle aule delle scuole primarie e secondarie del territorio che Acquedotto del Fiora ha scelto di trasformare la risorsa più antica e quotidiana in un laboratorio di sostenibilità, cittadinanza e consapevolezza.

Ogni anno, decine di classi incontrano operatori, tecnici ed educatori che aiutano bambini e ragazzi andando alla scoperta non solo dell’elemento acqua con le sue caratteristiche chimiche e fisiche, ma anche del suo valore per ogni forma di vita. L’uso dell’acqua non è più una tematica di natura solo scientifica: è sociale, culturale, politica. E la scuola, con la sua capacità di parlare a generazioni diverse, diventa il luogo privilegiato per sensibilizzare le nuove generazioni sull’importanza dell’acqua come risorsa preziosa e vitale.

Dalle sorgenti ai banchi di scuola
Il rapporto tra Acquedotto del Fiora e le scuole non nasce oggi. Affonda le radici nell’idea che conoscere l’origine dell’acqua, come arriva nelle case, quali processi la rendono potabile, quali professionalità la custodiscono ogni giorno, significhi in primis comprendere il territorio in cui si vive. Quelle che vengono svolte non sono soltanto visite agli impianti o alle sorgenti, ma percorsi formativi calibrati sull’età degli studenti e sulle peculiarità di ogni luogo. 

Infatti, i bambini che vivono sul Monte Amiata possono lavorare sulle origini dell’acqua, osservando mappe e ricostruendo il viaggio delle gocce dalla montagna al rubinetto. Mentre nelle zone più esposte al rischio di carenza idrica, come alcune aree maremmane, le iniziative sono volte a sensibilizzare all’uso consapevole della risorsa, insegnando i piccoli gesti quotidiani che possono salvaguardarla.
Ogni classe ha la sua geografia, e ogni geografia cambia il modo in cui si parla di acqua.

Imparare attraverso l’esperienza
Molte delle scuole coinvolte da AdF sono piccole: una classe può contare dieci bambini e gli insegnanti conoscono personalmente le famiglie, le abitudini e la storia idrica del paese dove insegnano. È proprio in queste realtà che il lavoro educativo raggiunge la sua efficacia più evidente: i bambini chiedono, osservano, fanno domande sui pozzi vicino a casa, sulle fontane del paese, sulle tubature che vedono durante i lavori stradali.

L’acqua non è un concetto astratto: è parte del quotidiano. E quando l’educazione parte dal quotidiano, diventa più naturale trasformarla in responsabilità.
In questo modo l’acqua diventa un linguaggio comune, capace di unire scuole diverse, territori diversi, età diverse: un filo che attraversa la geografia e restituisce un senso di appartenenza condivisa.

Un altro aspetto tra i più apprezzati dagli insegnanti è la possibilità di portare gli studenti “dietro le quinte”. Capire come funziona davvero un depuratore o vedere da vicino le vasche di trattamento significa dare concretezza a un tema che di solito rimane chiuso nei libri di scienze. Durante queste gite gli studenti incontrano tecnici che raccontano il proprio lavoro, mostrano strumenti, procedure e metodi di analisi. Il sapere scientifico si concretizza: non è più una formula astratta, ma una pratica quotidiana che tiene insieme sicurezza, tecnologia e ambiente.

Le domande non mancano mai: “Dove va l’acqua quando scende nello scarico?”, “Come fate a capire se è pulita?”, “Che fine fanno le gocce che sprechiamo?”.
Domande semplici, ma la cui risposta è decisiva per formare futuri cittadini consapevoli della responsabilità e dell’impatto che ogni azione e ogni scelta hanno sulla tutela della risorsa idrica e quindi sull’interno ambiente.

Un’educazione che costruisce comunità
L’aspetto più interessante del lavoro nelle scuole è forse la continuità. Le attività non sono interventi isolati: spesso tornano di anno in anno, diventano parte integrante del percorso scolastico, si intrecciano con progetti di educazione civica, moduli di scienze, iniziative ambientali. Gli studenti ritrovano temi affrontati in passato, li ampliano, li trasformano in comportamenti.

Così l’acqua, la più semplice delle risorse, diventa strumento per parlare di futuro: futuro del territorio, futuro ambientale, futuro della convivenza civile.

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