La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Autore: Alessio Banini

Vocabolario chianino: da Occhino a Ovo

Alla scoperta del dialetto chianino! Quella che troverete in questa pagina è una selezione di parole tipiche della Valdichiana, a uso e consumo delle generazioni più giovani e dei visitatori di…

Alla scoperta del dialetto chianino! Quella che troverete in questa pagina è una selezione di parole tipiche della Valdichiana, a uso e consumo delle generazioni più giovani e dei visitatori di queste zone, per comprendere e tramandare le espressioni e le parole dialettali di uso più comune. Se volete approfondire la conoscenza con il dizionario chianino, contenente tante altre parole, proverbi e modi di dire, potete acquistare il volume “Di qua dal fosso” dal nostro shop online!

O.

Occhino (sostantivo): occhiolino, cenno d’intesa. Esempio: “Perché un m’hai fatto l’occhino?”

Ocio (sostantivo): oca, papero. Esempio: “Lo voi il collo d’ocio ripieno?”

Oggiù! (esclamazione): esortazione a fare presto. Anche nella versione “Ovvia!”. Esempio: “Oggiù, famo anche questa!”

Omo (sostantivo): uomo, persona generica. Esempio: “Chi è quell’omo laggiù?”

Omomorto (sostantivo): attaccapanni. Esempio: “Il giubbotto mettilo nell’omomorto”

Oppio (sostantivo): albero del pioppo. Esempio: “Ci si vede sotto l’oppio!”

Orcello (sostantivo): culaccino, parte terminale del pane. Esempio: “L’orcello lo piglio io!”

Oriolo (sostantivo): orologio. Esempio: “Bello st’oriolo, dove l’hai comprato?”

Ovo (sostantivo): uovo. Esempio: “Oggi mi mangio l’ovo al padellino”

Ovvai! (esclamazione): vai, finalmente, era l’ora. Esempio: “Ovvai, siamo tutti!”

Ovvia! (esclamazione): esortazione a fare presto. Anche nella versione “Oggiù!”. Esempio: “Ovvia, ora si pole andà!”

Il dialetto chianino mostra numerose parlate differenti al suo interno, con inflessioni diverse a seconda delle zone. Molte differenze esistono tra le caratteristiche linguistiche della Valdichiana senese, la Valdichiana aretina e la Valdichiana romana. In questo contesto ci siamo concentrati principalmente sui comuni e sulle aree adiacenti al Canale Maestro della Chiana, inteso come elemento fondante della storia e dell’identità della Valdichiana, dal punto di vista culturale e linguistico prima che istituzionale. La prevalenza delle parole e dei modi di dire che troverete in questa rubrica sono inoltre indirizzati al versante senese, da dove provengono la maggioranza delle nostre fonti e dei membri della nostra redazione.

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Fonti:

  • Di qua dal fosso. Piccolo dizionario di chianino, Ass. cult. Ottagono,Edizioni Effigi 2010
  • La parlata di Montepulciano e dintorni, Carlo Lapucci, Editori del Grifo 1988
  • A Chianciano si parla(va) così, Alberto Fabbri, Le Balze 2000
  • Lessico chianino. Espressioni vernacolari, Ecomuseo Valdichiana
  • Note sul dialetto aretino, Silvio Pieri, Pisa 1886
  • Vocabolario Aretino
  • Interviste e memoria storica della redazione del magazine “La Valdichiana”
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Castelmuzio: il salotto dell’accoglienza

Castelmuzio è uno dei borghi più piccoli del territorio: una frazione del comune di Trequanda, che conta meno di trecento abitanti ai margini della Valdichiana. Forse sono proprio le sue…

Castelmuzio è uno dei borghi più piccoli del territorio: una frazione del comune di Trequanda, che conta meno di trecento abitanti ai margini della Valdichiana. Forse sono proprio le sue ristrette dimensioni a rendere questo borgo così affascinante e accogliente, grazie alla sua capacità di ergersi a terrazza naturale sul paesaggio circostante e alla possibilità di coniugare storia e turismo.

Proprio in questo contesto è nata l’associazione “Castelmuzio Borgo-Salotto” che cerca di promuovere eventi e momenti di aggregazione nel piccolo borgo, oltre a portare avanti interessanti opere di ristrutturazione e rigenerazione dal basso, con il coinvolgimento diretto di chi vive nella frazione e dei visitatori che ne rimangono affascinati.

Tra gli eventi promossi dall’associazione, ho avuto il piacere di partecipare alla seconda edizione di “Appicicchia”, una gara di appiciatura che si è svolta tra le strade del centro storico in cui si sono scontrate coppie di cuochi (o semplici amatori) per decretare il miglior picio di Castelmuzio. Alla gara, che si è svolta con toni assolutamente amichevoli e informali, nel pieno rispetto dell’attenzione per l’ospitalità di questo borgo-salotto, hanno partecipato dieci squadre provenienti dai dintorni (Montalcino, San Quirico d’Orcia, Montepulciano, Petroio e così via), le cui produzioni culinarie sono state sottoposte a una giuria di qualità.

Al termine della gara si è svolta anche una scuola di pici (o lunghetti, come sono spesso chiamati a Castelmuzio) in italiano e inglese, rivolta ai curiosi e agli stranieri. Sono stati molti, infatti, i visitatori giunti a Castelmuzio per osservare la gara tra gli appiciatori: grazie al corso multilingua e alla cena in piazza, hanno avuto l’opportunità di essere coinvolti direttamente nella cultura locale. Un’altra dimostrazione dell’accoglienza di Castelmuzio, un piccolo borgo che è anche un salotto ospitale.

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Il bosco delle Cerraie

Il bosco delle Cerraie si trova al confine tra il territorio di Montepulciano e di Chianciano, in località Tre Berte, nei pressi del Lago di Montepulciano e del Lago di…

Il bosco delle Cerraie si trova al confine tra il territorio di Montepulciano e di Chianciano, in località Tre Berte, nei pressi del Lago di Montepulciano e del Lago di Chiusi; i sentieri che si snodano nella natura verde e sulla collina sono collegati agli ambienti dell’antica palude che occupava la Valdichiana e delle attuali campagne. Il bosco è caratterizzato dalla presenza di numerosi alberi di cerro, ed è particolarmente apprezzato dai gruppi di caccia per la grande varietà di selvaggina presente al suo interno. Quello che più lo rende famoso, tuttavia, è sicuramente la “Madonna del Cacciatore”.

Religione: la Madonna del Cerro

La Madonna del Cerro è un’edicola votiva situata nel bel mezzo del bosco delle Cerraie, tra i silenziosi e pacifici sentieri che conducono dalle Tre Berte verso Chianciano. Secondo la leggenda popolare, è stata fatta costruire da un carbonaio che venne sorpreso da un temporale mentre attraversava il bosco; colpito da un cerro spaccatosi in due per via di un fulmine, non riportò miracolosamente alcuna ferita. Dal momento che in un incavo del cerro era situata un’immagine della Vergine, attribuì la sua salvezza all’intervento della Madonna e fece erigere l’edicola attorno all’albero.

Da quel momento l’edicola è stata oggetto di religiosità da parte dei cacciatori della zona e di coloro che visitano il bosco delle Cerraie. Pochi anni fa è stata messa a dimora una nuova immagine della Madonna del Cerro, grazie all’opera dei volontari di Arci Caccia, dopo che la precedente immagine era stata trafugata.

Sport: il Sentiero delle Cerraie

Il bosco delle Cerraie è una delle più vaste aree boschive della bassa Valdichiana senese, ed è particolarmente apprezzata da coloro che sono alla ricerca di sentieri nella natura incontaminata. Oltre alla caccia, vi sono spesso praticate escursioni di trekking e mountain bike, attraverso il cosiddetto “Sentiero delle Cerraie” che corrisponde a un suggestivo anello di 6 km percorribile tutto l’anno.

La manutenzione e la segnaletica del percorso sono curate dall’Associazione Cerro Bike, un gruppo di appassionati di mountain bike di Acquaviva di Montepulciano; i sentieri sono liberamente percorribili, ma si consiglia di seguirli nel senso indicato, di non lasciarvi rifiuti e non danneggiare le piante del bosco.

Svago: la Festa alla Madonna del Cerro

Il bosco fa parte della Fattoria del Cerro, una delle aziende produttrici di Vino Nobile, ma attraverso una concessione al Comune di Montepulciano è affidato in gestione ai “Ragazzi del Cerro” che curano la manutenzione e la festa annuale. Il principale momento di aggregazione popolare è infatti rappresentato dalla “Festa alla Madonna del Cerro”, che da 17 anni si tiene durante i primi weekend d’estate al limitare dell’area boschiva.

Ispirati dalla religiosità popolare attorno alla Madonna del Cerro e dalla serenità garantita dagli alberi del bosco, il gruppo riunito dei cacciatori dell’Arci Caccia di Acquaviva, Montepulciano Stazione, Tre Berte e Valiano pensarono di organizzare una grande festa popolare che potesse riunire la passione venatoria al rispetto della natura e delle tradizioni.

Anno dopo anno la festa ha chiamato a raccolta sempre più persone, assumendo un posto importante nel calendario delle manifestazioni locali e coinvolgendo decine di volontari nell’organizzazione degli stand gastronomici e degli intrattenimenti musicali. Durante i giorni della manifestazione è infatti attiva la cucina che offre i piatti tipici della tradizione locale con menù a base di selvaggina; inoltre è possibile visitare il bosco a dorso di cavallo o di asino, e svolgere tante altre attività ricreative per grandi e piccini.

L’obiettivo degli organizzatori è stato quello di promuovere la cultura della ruralità, attraverso forme di aggregazione sociale in mezzo alla natura, presentando la caccia come una risorsa e non come uno sperpero. Una visione in linea con il ruolo rivestito dal bosco delle Cerraie nel territorio della Valdichiana: un’area boschiva che la popolazione locale ha sempre vissuto con rispetto e attenzione, come parte fondante del proprio passato e della propria identità.

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Vocabolario chianino: da Nafantito a Nusare

Alla scoperta del dialetto chianino! Quella che troverete in questa pagina è una selezione di parole tipiche della Valdichiana, a uso e consumo delle generazioni più giovani e dei visitatori di…

Alla scoperta del dialetto chianino! Quella che troverete in questa pagina è una selezione di parole tipiche della Valdichiana, a uso e consumo delle generazioni più giovani e dei visitatori di queste zone, per comprendere e tramandare le espressioni e le parole dialettali di uso più comune. Se volete approfondire la conoscenza con il dizionario chianino, contenente tante altre parole, proverbi e modi di dire, potete acquistare il volume “Di qua dal fosso” dal nostro shop online!

N.

Nafantito (aggettivo): trafelato, impegnato. Esempio: “Perché sei tutto nafantito?”

Naffeta (sostantivo): nafta, gasolio, carburante per veicoli. Esempio: “Mi metti la naffeta nell’apino?”

Nana (sostantivo): anatra. Esempio: “Li voi i pici co’ la nana?”

Nappa (sostantivo): naso prominente. Esempio: “Ma che nappa c’hai?”

Nappata (sostantivo): caduta in terra, battendo il naso o il viso. Esempio: “Hai visto che nappata ha preso?”

Nazzicare (verbo): frugare, rovistare.  Esempio: “O che nazzichi?”

Nenne (sostantivo): latte, derivato dal gergo infantile. “Lo pigli un po’ di nenne?”

Nduelle (avverbio): da nessuna parte. Esempio: “Dove vai?” “Nduelle”

Nocchino (sostantivo): colpo dato con le nocche della mano. Esempio: “Se non stai zitto ti do’ un nocchino!”

Nocio (sostantivo): albero di noce. Esempio: “Vai alla merigge, sotto al nocio”

Nodo (aggettivo): persona robusta, muscolosa. Esempio: “Quel citto è un nodo, stagli lontano!”

Noe! (esclamazione): no, niente affatto. Esempio: “Vieni?” “Noe!”

Noiare (verbo): dare fastidio, dare noia. Esempio: “Quanto mi noi!”

Nottolo (sostantivo): pipistrello. Esempio: “Attento a quel nottolo!”

Ntufare (verbo): intufare, inzuppare. Esempio: “Ntufalo per bene quel cantuccio nel vinsanto!”

Nusare (verbo): annusare. Esempio: “Quel cane è sempre in giro a nusà”

Il dialetto chianino mostra numerose parlate differenti al suo interno, con inflessioni diverse a seconda delle zone. Molte differenze esistono tra le caratteristiche linguistiche della Valdichiana senese, la Valdichiana aretina e la Valdichiana romana. In questo contesto ci siamo concentrati principalmente sui comuni e sulle aree adiacenti al Canale Maestro della Chiana, inteso come elemento fondante della storia e dell’identità della Valdichiana, dal punto di vista culturale e linguistico prima che istituzionale. La prevalenza delle parole e dei modi di dire che troverete in questa rubrica sono inoltre indirizzati al versante senese, da dove provengono la maggioranza delle nostre fonti e dei membri della nostra redazione.

Vuoi suggerire delle modifiche o integrare il vocabolario con altre parole e modi di dire? Scrivici a redazione@lavaldichiana.it

Vuoi consultare lo speciale in costante aggiornamento con tutto il vocabolario? Dialetto Chianino


Fonti:

  • Di qua dal fosso. Piccolo dizionario di chianino, Ass. cult. Ottagono,Edizioni Effigi 2010
  • La parlata di Montepulciano e dintorni, Carlo Lapucci, Editori del Grifo 1988
  • A Chianciano si parla(va) così, Alberto Fabbri, Le Balze 2000
  • Lessico chianino. Espressioni vernacolari, Ecomuseo Valdichiana
  • Note sul dialetto aretino, Silvio Pieri, Pisa 1886
  • Vocabolario Aretino
  • Interviste e memoria storica della redazione del magazine “La Valdichiana”
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La socialità dei pici: da Abbadia a Chiusi

I pici non sono soltanto un piatto tipico del territorio della Valdichiana: sono anche un importante veicolo di socialità e di condivisione. Prendendo spunto dalla proposta di candidatura a patrimonio…

I pici non sono soltanto un piatto tipico del territorio della Valdichiana: sono anche un importante veicolo di socialità e di condivisione. Prendendo spunto dalla proposta di candidatura a patrimonio immateriale UNESCO, a cui ho avuto l’onore di partecipare, sono andato ad approfondire questo tema attraverso le interviste svolte in due feste popolari che si sono tenute lo scorso weekend in Valdichiana: i Giardini in Festa di Abbadia di Montepulciano e Tria Turris di Chiusi.

Al centro dell’interesse, infatti, non c’è la tipologia di pasta, bensì la pratica sociale che avviene per la sua creazione: l’atto di “appiciare”, una pratica condivisa attraverso la quale i pici vengono realizzati a mano da un gruppo di persone. Si tratta di una pratica semplice, che non richiede particolari competenze: per questo motivo può essere svolta da tutte le persone che fanno parte della comunità e diventare un veicolo di incontro e scambio, anche culturale.

I pici si fanno a mano, ma la loro creazione non è circoscritta ai maestri che tramandano il sapere o agli specialisti, come potrebbe accadere nel caso di altri prodotti tipici; dal momento che stiamo parlando di un piatto povero proveniente dalla tradizione contadina, può essere facilmente preparato da tutti, senza distinzione di sesso, età o classe sociale. L’atto dell’appiciare non è faticoso, e le persone che si ritrovano insieme possono parlare, confrontarsi e scambiarsi racconti.

Questo è particolarmente interessante nei casi delle feste popolari, in cui vengono preparate grandi quantità di pici da volontari e amatori per gli stand gastronomici: in questi casi la comunità viene chiamata a raccolta attorno alla pratica dell’appiciatura, e le varie generazioni si incontrano assieme ai pendolari o alle persone originarie del paese che tornano appositamente per la festa.

Il caso dei “Giardini in Festa” di Abbadia di Montepulciano, a questo proposito, è emblematico. Organizzata dall’associazione “Terzo Millennio”, la festa è piuttosto recente, ma dimostra un fortissimo grado di coesione degli abitanti. Nei giorni precedenti alla manifestazione, i volontari si ritrovano ad appiciare tutti assieme, con la presenza contemporanea di tre o più generazioni che, oltre a tramandare la pratica dell’appiciare, condividono i valori della socialità e contribuiscono a fortificare l’identità di Abbadia di Montepulciano.

Durante la ricerca ho avuto modo di intervistare tre esponenti di questo “arco generazionale” che attraversa la festa di Abbadia: Concetta Nannotti, Giulietta Martini e Giovanni Bombagli. Concetta è del 1939, fa quindi parte della generazione più anziana dei volontari della festa:

“Ho imparato a fare i pici da mia mamma, il sabato sera appiciavamo per il pranzo della domenica. Prima fare la pasta in casa era una necessità, perché c’erano pochi soldi per comprarla. Adesso è una tradizione. Mio nipote viene ancora oggi a mangiare i pici alla domenica, appositamente Monte San Savino.”

Giulietta fa invece parte della generazione di mezzo, ed è una delle responsabili della cucina. Coordina il gruppo di circa 40 persone che appicia nei giorni precedenti alla manifestazione.

“Abbiamo provato a fare i pici il primo anno della festa, e sono piaciuti. Abbiamo iniziato a spargere la voce e abbiamo ricevuto l’interesse di tante persone, tra chi sapeva già appiciare e chi aveva voglia di provare. Ragazzi di 15 o 16 anni, ma anche di 30 anni, che non avevano mai fatto i pici, adesso hanno imparato. Quindi è anche un modo per portare avanti una tradizione che era dei nostri nonni e si stava un po’ perdendo.”

La presenza delle nuove generazioni è dimostrata da Giovanni, nato nel 2005, tra i più giovani appiciatori. All’inizio è stato portato alla festa dalla nonna e dalla zia, che già aiutavano, ma adesso è già al terzo anno. La socialità è talmente diffusa che i ragazzi chiamano ad appiciare altri amici o coetanei, non soltanto dal paese di Abbadia, ma anche dai paesi limitrofi

“Mi trovo bene insieme agli altri, riesco anche a instaurare buoni rapporti. Facciamo i pici due volti a settimana, io principalmente aiuto a stenderli, ma se c’è bisogno posso appiciare. Di solito mi metto vicino a qualcuno che appicia, si chiacchiera, stiamo in compagnia.”

I pici dei “Giardini in Festa”

La situazione è diversa, ma ugualmente interessante, se andiamo a considerare il “Tria Turris” di Chiusi. La festa popolare anima il centro storico della cittadina etrusca durante i festeggiamenti in onore di Santa Mustiola, offrendo intrattenimenti di atmosfera medievale e riprendendo l’antica suddivisione in terzieri. Anche in questo caso, l’offerta gastronomica per i visitatori è fortemente incentrata sui pici, che vengono preparati con diverse tipologie di sughi.

In questo caso i volontari che appiciano non si ritrovano tutti assieme, ma suddivisi per terzieri: si tratta quindi di un numero più ristretto di persone, ma in cui possiamo ritrovare le stesse dinamiche di socialità e la stessa attenzione all’importanza di servire la pasta fatta a mano ai visitatori e agli stessi contradaioli.

Per il Terziere Sant’Angelo ho intervistato Ceccattoni Meris e Canestri Nelia, che mi hanno raccontato le modalità di gestione della cucina. Le fasi di appiciatura sono gestite principalmente dalle donne del terziere, che fanno la pasta anche a casa per le necessità domestiche, portando avanti la tradizione imparata dalle rispettive madri.

“A casa faccio tutto – racconta Nelia – ho imparato da mia mamma, poi ho lavorato nei ristoranti e negli alberghi, a Chianciano… si faceva tutta la pasta a mano. Tuttora faccio i pici in famiglia, quando posso. Mia figlia è come me, fa la parrucchiera, ma ha imparato ad appiciare, a fare la pasta a mano.”

Situazione simile al Terziere San Silvestro, dove ho conosciuto Silvia Dolciami, Benita Ceccarini, Valeria Rossini e Valeria Fé. Il gruppo delle cuoche di contrada è composta da sei persone fisse più altri aiutanti; tra di loro c’è anche chi ha imparato ad appiciare a Celle sul Rigo, borgo rinomato proprio per la famosa Sagra dei Pici.

“Per fare i pici prima dobbiamo preparare l’impasto, che deve riposare mezz’ora – spiega Benita – Poi arrivano le altre donne, abbiamo le nostre spianatoie e cominciamo ad appiciare. Li mettiamo nelle teglie, con matasse infarinate di circa 5 chili l’una. Abbiamo imparato dalle nostre mamme, dalle nonne, è una tradizione che si tramanda.”

Infine il Terziere Santa Maria, dove ho incontrato Nadia Pieroni e Carla Barni: anche nel loro caso l’impegno dei volontari della cucina è quello di garantire dei pici fatti a mano a 100%, grazie al lavoro delle donne della contrada.

“Sono originaria di Chiusi ma vivo a Firenze, però torno sempre a dare una mano. – racconta Nadia – Mi piace partecipare, dare una mano. Li facciamo anche a Firenze, ora sta arrivando anche in città la tradizione, per certi versi.”

I pici dimostrano quindi un valore che oltrepassa quello gastronomico, grazie alle fondamentali fasi di appiciatura che diventano delle vere e proprie occasioni sociali in cui rafforzare l’identità dei piccoli borghi della Valdichiana e cementare il rapporto tra le generazioni.

I pici del “Tria Turris”

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Migrazioni e dignità: la mostra itinerante “Humans”

Il tema delle migrazioni internazionali, dei richiedenti asilo che attraversano il Mediterraneo e delle difficili politiche di gestione dei flussi migratori è ormai da molti anni al centro del dibattito…

Il tema delle migrazioni internazionali, dei richiedenti asilo che attraversano il Mediterraneo e delle difficili politiche di gestione dei flussi migratori è ormai da molti anni al centro del dibattito sociale, e anche la nostra redazione ha spesso affrontato questo tema, sempre più presente in un territorio rurale come quello della Valdichiana.

La mostra fotografica “Humans”, inaugurata lo scorso venerdì 23 giugno presso il Palazzo Comunale di Montepulciano, si inserisce perfettamente in questa tematica: è infatti una mostra itinerante, che oltre alla cittadina poliziana verrà ospitata nelle prossime settimane a Chianciano Terme e a Monticchiello, organizzata dal Centro Pari Opportunità dell’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese. Le fotografie sono state scattate da Matteo Casilli per l’organizzazione umanitaria Intersos e ritraggono i richiedenti asilo nel centro di accoglienza di Crotone: il loro scopo è quello di sensibilizzare gli spettatori, attraverso immagini di forte impatto emotivo, sui temi dell’immigrazione e della dignità umana.

Il progetto è nato grazie al coinvolgimento del Coordinamento Associazioni Valdichiana per un’Europa senza Muri, che già da molti mesi ha iniziato una proficua collaborazione con Intersos. Il coordinamento è impegnato sui temi dell’accoglienza e dell’integrazione e si avvale del contributo di Legambiente Valdichiana, Amica Donna, ANPI, Croce Verde Chianciano, Auser, Incontriamoci, Teatro Povero di Monticchiello, Libera Università Iris Origo e tante altre. Il punto di contatto è Intersos, l’organizzazione presente in oltre 20 Paesi nel mondo e che porta il suo contributo nei luoghi di emergenza. All’inaugurazione della mostra era presente il responsabile della comunicazione, Giovanni Visone:

“Abbiamo cominciato un percorso di collaborazione con le associazioni locali più di un anno fa, sulla spinta della campagna sull’emergenza profughi in Grecia. Dopo un anno non abbiamo assistito solamente all’innalzamento di muri fisici, come nei balcani, ma si sono rafforzati anche i muri culturali. Forse per la prima volta da quando l’uomo è arrivato a concepire la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e la definizione dello status di rifugiato, quelle conquiste vengono esplicitamente messe in discussione dagli stessi Paesi che le hanno create.”

I valori a cui si ispira Intersos sono proprio quelli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: la difesa della vita e della dignità delle persone, in ogni Paese del mondo. Il progetto fotografico “Humans” nasce proprio da questi valori e dalla necessità di restituire dignità ai migranti, attraverso il ritratto.

“Lo scorso anno la stazione ferroviaria di Crotone ospitava più di 200 rifugiati, accolti in condizioni allucinanti. Grazie allo sguardo puro e libero di Matteo Casilli abbiamo cercato di rimetterli in piedi, e restituire loro la dignità attraverso lo sguardo degli altri. Il mondo ormai è questo, nessuno può più rimanere chiuso nel suo centro, nemmeno in Valdichiana. La sfida che abbiamo di fronte è quella di rafforzare la conoscenza dei problemi dei territori locali, e dall’altra parte avvicinarli a quello che accade nel mondo e nelle zone di conflitto.”

La mostra fotografia è stata fortemente voluta dal Centro Pari Opportunità, a cui partecipano i delegati dei Consigli Comunali di tutti i membri dell’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese.

“Questa mostra risponde a un’esigenza nata da tempo, ovvero quella di allargare i temi da trattare in termini di accesso ai servizi alle pari opportunità. – spiega Lorenza Duchini, organizzatrice dell’evento – Il Centro Pari Opportunità, negli scorsi anni, si è concentrato principalmente sulla tematica femminile, grazie al Centro Antiviolenza gestito dall’associazione Amica Donna. Dalle delegate è però scaturita la necessità di lavorare anche su altre tematiche, ad esempio le barriere architettoniche e l’integrazione dei migranti. Dopo aver conosciuto Intersos,abbiamo deciso di fare un passo successivo, proponendo la mostra “Humans” nel nostro territorio, per portare un baluardo di conoscenza rispetto alla tematica delle migrazioni, uscendo dallo schema della contrapposizione rabbiosa dei social network.”

La mostra itinerante ha infatti come obiettivo quello di incontrare pubblici diversi, cambiando allestimento in luoghi gratuiti e fruibili a tutti; dopo Montepulciano sarà la volta di Chianciano Terme e infine a Monticchiello, durante il periodo del Teatro Povero. In questo modo, le immagini dei migranti si confronteranno non soltanto con coloro che hanno più predisposizione ad approfondire tali tematiche, ma anche con il resto della popolazione locale. L’ambizioso obiettivo, infatti, è quello di scardinare gli stereotipi, sensibilizzare e informare sulla vita dei migranti:

“In questo momento i migranti hanno bisogno di attenzione da parte di chi si occupa delle pari opportunità, e infatti abbiamo accolto questo progetto molto volentieri. – commenta Gessica Nisi, presidente del Centro Pari Opportunità – Nel nostro territorio i richiedenti asilo sono una realtà: vengono accolti, ma inseriti in maniera molto marginale, non sono molto integrati nella comunità. Il Centro Pari Opportunità deve quindi lavorare anche in questa direzione, per informare e sensibilizzare.”

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Vocabolario chianino: da Malcipiare a Muraiola

Alla scoperta del dialetto chianino! Quella che troverete in questa pagina è una selezione di parole tipiche della Valdichiana, a uso e consumo delle generazioni più giovani e dei visitatori di…

Alla scoperta del dialetto chianino! Quella che troverete in questa pagina è una selezione di parole tipiche della Valdichiana, a uso e consumo delle generazioni più giovani e dei visitatori di queste zone, per comprendere e tramandare le espressioni e le parole dialettali di uso più comune. Se volete approfondire la conoscenza con il dizionario chianino, contenente tante altre parole, proverbi e modi di dire, potete acquistare il volume “Di qua dal fosso” dal nostro shop online!

M.

Malcipiare (verbo): malmenare, ridurre malamente. Anche nella versione “Mancipiare”. Esempio: “M’hanno malcipiato per bene”

Manatone (sostantivo): ceffone, manata. Esempio: “Se un la finisci t’arrivo un manatone”

Manicchiolo (sostantivo): manico. Esempio: “Quel tegame piglialo pei manicchioli”

Maremma! (esclamazione): imprecazione, insulto. Esempio: “Maremma maiala!”

Marmiccio (sostantivo): guaio, incidente. Esempio: “S’è fatto un marmiccio co’ le macchine”

Marroca (sostantivo): mostro del bottino, bestia fantastica che veniva evocata come babau per spaventare i bambini. Esempio: “Vai a letto sennò viene la marroca!”

Masticone (sostantivo): gomma da masticare. Esempio: “Me li compri i masticoni?”

Medicare (verbo): malmenare, dare una sistemata a qualcuno con percosse. Esempio: “Se ti chiappo ti medico!”

Merigge (sostantivo): ombra, luogo al riparo dal sole. Esempio: “Gnamo un pochino alla merigge”

Merolla (sostantivo): mollica del pane. Esempio: “Quel pane unn’è bono, c’è troppa merolla”

Merollare (verbo): mettere il pane a macerare in acqua per renderlo morbido. Esempio: “L’hai messo a merollà il pane pe’ la panzanella?”

Metrata (sostantivo): unità di misura che indica all’incirca un metro. Esempio: “Dammene ‘na metrata”

Mezzo (aggettivo): si usa sia per definire i frutti che hanno raggiunto la fine della maturazione, sia la persona che ha raggiunto la fine delle sue energie per la fatica. Esempio: “So’ stanco mezzo”

Mi’! (esclamazione): guarda, che sorpresa. Anche nella versione Mio!. Esempio: “Mio chi c’è! O che voi?”

Miccia (sostantivo): stanchezza, sbornia. Esempio: “Che miccia hai chiappato?”

Mina (sostantivo): botta, percossa, forte colpo. Esempio: “M’ha dato una mina, m’ha butto per terra!”

Minonna! (esclamazione): mia nonna, nel senso di “madonna”. Esempio: minonna ciuca!

Mischiume (sostantivo): miscuglio, miscela, confusione. Esempio: “Vieni fori da ‘sto mischiume!”

Moccico (sostantivo): moccio, muco nasale. Esempio: “Pulisciti il naso da ‘sto moccico!”

Mollassi (verbo): bagnarsi, infradiciarsi. Esempio: “So’ rimasto sotto il temporale, mi so’ mollato tutto”

Mollo (aggettivo): bagnato, fradicio. Si usa in forma estensiva anche per indicare una superficie bagnata. Esempio: “Un ci passà per quel piantito che c’è il mollo!”

Mora (sostantivo): livido, ematoma di colore violaceo. Esempio: “Ho battuto il piede, m’è venuta ‘na mora!”

Morca (sostantivo): morchia, grasso lubrificante. Esempio: “Ti sei sporcato co’ la morca della bicicletta”

Moschino (sostantivo): pezzetto, morso di cibo. Esempio: “Lo voi un moschino di pane?”

Moscino (sostantivo): moscerino, piccolo insetto. Esempio: “Chiudi la porta, che entrano i moscini!”

Mota (sostantivo): fango, fanghiglia. Esempio: “Un ci cammina’ nella mota!”

Mottola (sostantivo): zolla di terra. Esempio: “Ti sei sporco in quelle mottole?”

Mucchia (sostantivo): il mucchio di covoni della trebbiatura. Esempio: “Gnamo a fa’ la mucchia”

Mugliare (verbo): lamentarsi, soffrire, mugugnare. Esempio: “Quel cittino è sempre a muglià!”

Muglio (sostantivo): il lamento di una persona o del vento. Esempio: “Senti che muglio di fori?”

Muraiola (sostantivo): erba parietaria. Esempio: “O che sei allergico alla muraiola?”

Il dialetto chianino mostra numerose parlate differenti al suo interno, con inflessioni diverse a seconda delle zone. Molte differenze esistono tra le caratteristiche linguistiche della Valdichiana senese, la Valdichiana aretina e la Valdichiana romana. In questo contesto ci siamo concentrati principalmente sui comuni e sulle aree adiacenti al Canale Maestro della Chiana, inteso come elemento fondante della storia e dell’identità della Valdichiana, dal punto di vista culturale e linguistico prima che istituzionale. La prevalenza delle parole e dei modi di dire che troverete in questa rubrica sono inoltre indirizzati al versante senese, da dove provengono la maggioranza delle nostre fonti e dei membri della nostra redazione.

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Fonti:

  • Di qua dal fosso. Piccolo dizionario di chianino, Ass. cult. Ottagono,Edizioni Effigi 2010
  • La parlata di Montepulciano e dintorni, Carlo Lapucci, Editori del Grifo 1988
  • A Chianciano si parla(va) così, Alberto Fabbri, Le Balze 2000
  • Lessico chianino. Espressioni vernacolari, Ecomuseo Valdichiana
  • Note sul dialetto aretino, Silvio Pieri, Pisa 1886
  • Vocabolario Aretino
  • Interviste e memoria storica della redazione del magazine “La Valdichiana”
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La Sagra dei Pici di Celle sul Rigo: i racconti dei protagonisti

Da quasi cinquant’anni la comunità di Celle sul Rigo si riunisce attorno a un elemento fortemente identitario. La Sagra dei Pici, dedicata interamente a un alimento di eccellenza del territorio, è…

Da quasi cinquant’anni la comunità di Celle sul Rigo si riunisce attorno a un elemento fortemente identitario. La Sagra dei Pici, dedicata interamente a un alimento di eccellenza del territorio, è diventata una tradizione molto sentita tra la popolazione del piccolo borgo, grazie a una crescita costante e un’atmosfera di serenità che si respira nell’ultima settimana di maggio.

I pici, tutti rigorosamente fatti a mano dai cellesi nei giorni precedenti alla manifestazione, sono un elemento di fondamentale importanza per Celle sul Rigo. Anche se la Sagra dei Pici è ufficialmente organizzata dalla Società Filarmonica locale per finanziare le attività musicali, in realtà coinvolge l’intera popolazione ed è capace di richiamare centinaia di ospiti dai dintorni. I pici di Celle sul Rigo sono diventati particolarmente famosi e apprezzati, tanto che nel corso della 48° edizione è stata annunciata la candidatura della pratica dell’appiciare a patrimonio immateriale dell’UNESCO.

Per ripercorrere la storia della Sagra dei Pici ho avuto il piacere di intervistare numerosi cellesi, utilizzando le loro esperienze dirette per ricostruire le vicende di questa tradizione. Dai più anziani ai più giovani, tutti hanno storie da raccontare su questo importante momento di aggregazione che dura da cinquant’anni.

Memorie storiche della Sagra dei Pici

La signora Roberta Rocchi è attualmente la responsabile della cucina della Sagra dei Pici: cellese da sempre, si ricorda le primissime edizioni della festa. Fin da bambina era addetta alla distribuzione dei pici, e ha sempre appiciato assieme agli altri bambini: lo ricorda come un importante momento di aggregazione, per stare in compagnia e parlare del loro paese.

“Siamo un paese piccolo, ma nei periodi della sagra tutto il paese partecipa e viene a lavorare, perché vuole bene a Celle. Quando vediamo tutte queste persone che arrivano per la festa, è un grosso piacere. Vengono per mangiare i pici, ma anche perché si sta bene con i cellesi, siamo persone accoglienti.”

Il legame tra celle e i pici è sempre esistito. Roberta appicia anche a casa, non soltanto nei giorni della festa; ha imparato anche a fare i pici senza glutine, per venire incontro alle intolleranze del figlio. Insomma, i pici non possono mai mancare nella sua cucina.

Nara Meloni ha 63 anni e ricorda bene le prime edizioni della festa. A quei tempi i pici non erano ancora famosi: gli organizzatori riuscivano a servire soltanto una cinquantina di porzioni e dovevano andare in giro per il paese a proporli alle persone.

“Ci trovavamo tutti assieme in piazza, ognuno portava il suo tegamino, ognuno con le sue cose. Io avevo 14 anni e già aiutavo, sono sempre stata addetta alla cottura dei pici. Non c’erano ancora i fornelloni, usavamo i paioli, si metteva la brace, si facevano anche i sughi… ancora nessuno conosceva i pici, li portavamo lungo le vie, chi voleva li comprava in giro.”

Anche per Nara i pici sono il tipico piatto dell’ospitalità: quando ha festeggiato quarant’anni di matrimonio, ha invitato a casa gli amici e ha fatto i pici. Ogni volta che un cellese ha un ospite, quindi, i pici sono il tipico piatto da proporre.

La memoria storica della manifestazione è ben rappresentata anche da Giovanni Innocenti, che ha 80 anni ed è stato presidente della Società Filarmonica. Anche lui ricorda bene le primissime edizioni, quando ancora la sagra non era conosciuta e non veniva nessuno da fuori. Poi l’evento ha cominciato a ingranare, e sempre più persone hanno conosciuto i pici.

“Fu una scelta lungimirante quella di puntare sui pici; anche i ristoranti usufruivano di questa pubblicità, il sabato e la domenica erano sempre pieni. Tutti volevano mangiare i pici di Celle, rigorosamente fatti a mano.”

Giovanni divide la storia della manifestazione in tre fasi: quella iniziale, considerata come una fase di rodaggio, in cui tutto era organizzato in maniera più approssimativa, ma con grande impegno e voglia di stare insieme. Nella seconda fase l’organizzazione è migliorata, grazie all’acquisto da parte della Società Filarmonica dello stabile utilizzato per la cucina; hanno dovuto lavorare molto per sistemarlo, perché originariamente era utilizzato come fienile e dependance del palazzo del conte, ma dal 1985 ha consentito alla festa di svilupparsi ulteriormente. E poi la terza fase, a partire dalla fine degli anni ’90, con il passaggio all’interno weekend, l’acquisto di nuove attrezzature per la cucina e i tendoni della piazza, fino agli anni attuali.

Come racconta Giulio Bartolini, i primi anni la Sagra dei Pici si teneva soltanto la domenica; poi, grazie al crescente successo, ha aumentato la durata. I primi anni venivano serviti i pici e alcuni affettati, poi hanno aggiunto la carne alla brace. A quei tempi i banchetti venivano gestiti da tutto il paese: ognuno poteva occupare una parte della piazza e offrire le sue pietanze, tra lumache e porchette, dando un contributo alla Società Filarmonica. Sia commercianti che paesani mettevano un banchetto in piazza e lo gestivano in autonomia.

“I primi anni venivano coinvolte entrambe le macellerie del paese, un anno prendevamo la carne dalla macelleria del mì babbo, l’anno successivo dagli altri. Poi dal 1983 ho sempre gestito io la carne, il mì babbo ha smesso e mi ha lasciato la bottega. Adesso ci sono i figli che mi aiutano, sia alla festa che alla macelleria.”

Ospiti di Celle e graditi ritorni

La Sagra dei Pici non è soltanto il principale evento aggregativo dei cellesi, ma è anche capace di favorire l’integrazione di ospiti e immigrati, e di favorire il ritorno di chi ha deciso di spostarsi altrove.

Per esempio, Fatuma Alì non è cellese di origine, bensì di adozione. Nata in Somalia, abita in Danimarca da 40 anni e lavora come psichiatra. È venuta a Celle per la prima volta trent’anni fa, si è innamorata del posto e ha comprato casa sedici anni fa, proprio accanto alle cucine della sagra. Conosce la Sagra dei Pici da quel momento e viene sempre a Celle nel periodo della festa.

“Quello che mi impressiona ogni anno, è questo spirito collettivo. Tutta la gente di Celle partecipa, tutti sono presenti in maniera volontaria, questo non lo trovi in tanti posti. I giovani stanno cominciando a dare ricambio alle signore più anziane. Veniamo dalla Danimarca e questo per noi è un paradiso: la tranquillità, la gentilezza della gente… mi sento molto inclusa fin dal primo giorno, e aiutare durante la festa è un modo per ripagare l’accoglienza che riceviamo.”

Fatuma non è cellese di origine, ma aiuta durante la Sagra dei Pici: serve ai tavoli, a volte coinvolgendo anche gli amici danesi. Partecipare alla festa è anche un modo per sentirsi parte della comunità di Celle sul Rigo e non soltanto turisti, è un modo per entrare a far pienamente parte della comunità.

Un altro racconto degno di interesse è quello di Romolo Rocchi: 68 anni, cellese di origine, ma torinese di adozione. Ha ancora la madre a Celle e torna due o tre volte all’anno a trovarla, in particolare quando c’è la Sagra dei Pici. Abita dal 1971 a Torino, e da cellese ha vissuto soltanto i primissimi anni della festa, ma tutti gli anni torna per partecipare e aiutare. Si occupa di vendere le cartelle della tombola, e ovviamente non può farsi scappare i pici.

“Sui pici cosa devo dire? Piacciono a tutti, a noi e ai nostri figli che non sono nati qui. A volte li facciamo qui e li porto a Torino per mangiarli con tutta la famiglia. I primi anni appiciavamo tutti assieme, poi sono andato via e non ho potuto più partecipare alla preparazione della festa, ma quando riporto i pici a Torino, riporto un pezzo di Celle.”

Le nuove generazioni

Una manifestazione di questo tipo non potrebbe sopravvivere per così tanti anni senza ricambio generazionale. Per fortuna, a Celle sul Rigo ci sono tanti giovani che sembrano intenzionati a portare avanti l’organizzazione della festa e la tradizione dei pici.

Una di essi è Anastasia Fabbrini, 26 anni e cellese da sempre. Già da piccola partecipava alla festa, servendo i pici ai tavoli, anche perché i più grandi obbligavano i più piccoli ad aiutare. Adesso si occupa del banchetto dei dolci, perché ognuno all’interno della festa deve avere il suo ruolo, ma partecipa volentieri anche alle fasi di appiciatura prima dell’inizio della manifestazione.

“Sono diversi anni che appicio, anche quando eravamo piccole venivamo assieme ai genitori. Abbiamo imparato ad appiciare assieme a loro, grazie ai consigli delle donne più anziane, qui alla festa. Le donne più grandi appiciano durante la mattina e il pomeriggio, quelle più giovani la sera. Ci sono turni serali per chi lavora, è utile anche per ritagliarsi un po’ di spazio, per svagarsi insieme agli altri compaesani, è comunque uno spazio sociale per stare insieme.”

Anche Eleonora Pinzi è cellese da sempre: ha 34 anni, ha sposato un cellese ed è mamma da poco. Quand’è nata, c’era già la Sagra dei Pici, e il suo ricordo è che tutta Celle viva per la tradizione dei pici.

“Da sempre il rituale è lo stesso. Le donne si organizzano per la preparazione dei pici, usando prodotti di alta qualità, sia per la pasta che per i sughi. Tutti fanno il possibile e l’impossibile per partecipare ad aiutare. Io ho una bottega commerciale, ho staccato alle 18 per venire qui.”

Eleonora ha iniziato fin da piccola a servire i pici, poi è passata alla carne; adesso alla brace ci sono i genitori, i suoceri sono in cucina, e lei aiuta dove può. Quest’anno ha dato una mano al bar, perché deve anche occuparsi del bimbo, assieme al marito. I giorni precedenti alla sagra, come da tradizione, ha partecipato all’appiciatura. Lo faceva fin da bambina, seguendo una sorta di rituale che è rimasto simile:

“Io avevo meno di dieci anni, ci venivo con la mì nonna. Mi lavavo le mani e mi preparavo. Una signora mi metteva il grembiulino e la cuffietta. C’era la donna che spianava, quella che tagliava… e poi ti passavano a ruota questi piccoli pezzetti di pasta e tutti si appiciava. Dopo aver appiciato, si buttavano i pici dentro la farina, la donna addetta li prendeva e li sistemava nei vassoi.”

L’elemento più importante della festa, secondo Eleonora, è che anche chi non è nato a Celle capisce l’importanza di questa tradizione. Ci sono persone che si sono avvicinate alla Sagra dei Pici, che cercano di aiutare e di integrarsi. E poi ci sono cellesi che non abitano più nel paese da tanti anni, ma che tornano appositamente per la Sagra dei Pici. Da Firenze, Roma, Torino… conoscono il loro ruolo da una vita, e tornano sempre al paese per aiutare la manifestazione, non soltanto per mangiare i pici.

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Vocabolario chianino: da Labbrata a Lupata

Alla scoperta del dialetto chianino! Quella che troverete in questa pagina è una selezione di parole tipiche della Valdichiana, a uso e consumo delle generazioni più giovani e dei visitatori di…

Alla scoperta del dialetto chianino! Quella che troverete in questa pagina è una selezione di parole tipiche della Valdichiana, a uso e consumo delle generazioni più giovani e dei visitatori di queste zone, per comprendere e tramandare le espressioni e le parole dialettali di uso più comune. Se volete approfondire la conoscenza con il dizionario chianino, contenente tante altre parole, proverbi e modi di dire, potete acquistare il volume “Di qua dal fosso” dal nostro shop online!

L.

Labbrata (sostantivo): identifica sia il colpo dato con il dorso della mano sulla labbra di una persona, sia il colpo preso sulla bocca dopo una caduta o un urto. Esempio: “Stai zitto o t’arrivo una labbrata!”

Lacca (sostantivo): colpo rumoroso. Per estensione identifica anche una sberla sonora. Meno frequente la versione “Cilacca”. Può anche essere usato per definire la sensazione di stanchezza, nel modo di dire “Averci la lacca”Esempio: “Che lacca che m’ha preso!”

Lanicchio (sostantivo): polvere, sporcizia accumulata sotto i mobili. Esempio: “Pulisci lì sotto, è pieno di lanicchio!”

Lapisse (sostantivo): lapis, matita. Esempio: “Me lo compri un lapisse?”

Lenzolo (sostantivo): lenzuolo. Esempio: “Aiutami a rindoppià i lenzoli!”

Lesso (aggettivo): sentirsi stanco, simile alla carne cotta in acqua bollente. Esempio: “Oggi so’ lesso!”

Levassi (verbo): alzarsi dal letto, levarsi in piedi. Esempio: “Oggi a che ore ti sei levo?”

Lezzo (aggettivo): agitato, innervosito. Esempio: “Lasciami sta’ che so’ lezzo!”

Linghiera (sostantivo): ringhiera. Esempio: “Puliscimi la linghiera!”

Locco (aggettivo): persona credulona, allocco. Esempio: “Pora locca, unn’è mica vero!”

Loto (sostantivo): sporcizia, lordura. Esempio: “Ma che è quel loto? Perché un lo pulisci?”

Luchia (sostantivo): scintilla del fuoco che brucia. Può anche essere usata per definire una persona felice e brillante, nel modo di dire “Fare le luchie”. Esempio: “Guarda quel citto, fa’ le luchie!”

Lupata (sostantivo): rimprovero, sgridata, rumoroso ammonimento. Esempio: “M’ha fatto ‘na lupata, un lo rifaccio più!”

Il dialetto chianino mostra numerose parlate differenti al suo interno, con inflessioni diverse a seconda delle zone. Molte differenze esistono tra le caratteristiche linguistiche della Valdichiana senese, la Valdichiana aretina e la Valdichiana romana. In questo contesto ci siamo concentrati principalmente sui comuni e sulle aree adiacenti al Canale Maestro della Chiana, inteso come elemento fondante della storia e dell’identità della Valdichiana, dal punto di vista culturale e linguistico prima che istituzionale. La prevalenza delle parole e dei modi di dire che troverete in questa rubrica sono inoltre indirizzati al versante senese, da dove provengono la maggioranza delle nostre fonti e dei membri della nostra redazione.

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Fonti:

  • Di qua dal fosso. Piccolo dizionario di chianino, Ass. cult. Ottagono,Edizioni Effigi 2010
  • La parlata di Montepulciano e dintorni, Carlo Lapucci, Editori del Grifo 1988
  • A Chianciano si parla(va) così, Alberto Fabbri, Le Balze 2000
  • Lessico chianino. Espressioni vernacolari, Ecomuseo Valdichiana
  • Note sul dialetto aretino, Silvio Pieri, Pisa 1886
  • Vocabolario Aretino
  • Interviste e memoria storica della redazione del magazine “La Valdichiana”
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Vocabolario chianino: da Iermattina a Ire

Alla scoperta del dialetto chianino! Quella che troverete in questa pagina è una selezione di parole tipiche della Valdichiana, a uso e consumo delle generazioni più giovani e dei visitatori di…

Alla scoperta del dialetto chianino! Quella che troverete in questa pagina è una selezione di parole tipiche della Valdichiana, a uso e consumo delle generazioni più giovani e dei visitatori di queste zone, per comprendere e tramandare le espressioni e le parole dialettali di uso più comune. Se volete approfondire la conoscenza con il dizionario chianino, contenente tante altre parole, proverbi e modi di dire, potete acquistare il volume “Di qua dal fosso” dal nostro shop online!

I.

Iermattina (avverbio): ieri mattina. Esempio: “Ci s’è visti iermattina!”

Imbiffare (verbo): azzeccare, prendere la decisione giusta. Esempio: “Un la imbiffi una!”

Impaciaccare (verbo): sporcarsi, impiastricciarsi. Esempio: “È casco nella mota e s’è impaciaccato tutto”

Impatassire (verbo): mettere in agitazione. Anche “Intapassire”. Esempio: “Stai zitto che mi fai impatassì!”

Impatassito (aggettivo): imbronciato, infastidito. Anche “Intapassito”. Esempio: “Sei sempre intapassito, ridi un pochino!”

Impuzzolissi (verbo): prendere a male qualcosa, infastidirsi. Anche nella versione “Impuzzonissi”. Esempio: “Gli ho fatto uno scherzo e s’è impuzzolito!”

Incalciare (verbo): si usa sia nel senso di inseguire qualcosa, sia nel senso di mettere fretta a qualcuno. Esempio: “Se m’incalci troppo un riesco a fa’ niente”

Inciampicare (verbo): inciampare. Esempio: “So’ inciampicato e mi so’ fatto un biccio”

Incifrignare (verbo): raggrinzire, fare pieghe o sgualciture. Esempio: “Stacci attento a quel vestito o lo incifrigni!”

Ingarzullire (verbo): diventare allegri, riprendersi. Anche nella versione “Ingalluzzire”. Esempio: “Prima era moscio, ora s’è belle ingarzullito!”

Inguattare (verbo): nascondere, ringuattare. Esempio: “I soldi me l’hai inguattati per bene!”

Ingruppare (verbo): vestirsi pesantemente, coprirsi con abiti pesanti. Esempio: “Quando fa freddo bisogna ingruppassi per bene!”

Inguastissi (verbo): arrabbiarsi. Esempio: “Un t’inguastì, sennò dormi male!”

Inguastito (aggettivo): arrabbiato. Esempio: “Quel cane è inguastito, stacci lontano!”

Intignassi (verbo): ostinarsi, prendere posizione contro qualcosa. Esempio: “S’è intignato, un vole da’ retta!”

Intinto (sostantivo): sugo, intingolo. Esempio: “Bona la pulenda coll’intinto!”

Intrampolare (verbo): inciampare, perdere l’equilibrio. Esempio: “Legati le scarpe sennò c’intrampoli”

Intraversassi (verbo): mettersi di traverso. Esempio: “S’è intraversato subito, un c’è stato verso di ragionacci”

Intufare (verbo): immergere nel liquido, inzuppare. Esempio: “Il pane intufalo nel vino!”

Inturbolare (verbo): intorbidire. Esempio: “Levati dall’acquaio che me l’inturboli!”

Inverniciare (verbo): verniciare. Esempio: “Quando l’invernici la casa?”

Ire (verbo): andare. Esempio: “O ‘ndu se’ ito?”

Il dialetto chianino mostra numerose parlate differenti al suo interno, con inflessioni diverse a seconda delle zone. Molte differenze esistono tra le caratteristiche linguistiche della Valdichiana senese, la Valdichiana aretina e la Valdichiana romana. In questo contesto ci siamo concentrati principalmente sui comuni e sulle aree adiacenti al Canale Maestro della Chiana, inteso come elemento fondante della storia e dell’identità della Valdichiana, dal punto di vista culturale e linguistico prima che istituzionale. La prevalenza delle parole e dei modi di dire che troverete in questa rubrica sono inoltre indirizzati al versante senese, da dove provengono la maggioranza delle nostre fonti e dei membri della nostra redazione.

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Fonti:

  • Di qua dal fosso. Piccolo dizionario di chianino, Ass. cult. Ottagono,Edizioni Effigi 2010
  • La parlata di Montepulciano e dintorni, Carlo Lapucci, Editori del Grifo 1988
  • A Chianciano si parla(va) così, Alberto Fabbri, Le Balze 2000
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  • Note sul dialetto aretino, Silvio Pieri, Pisa 1886
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Il borgo dei delitti: cronache di un’indagine

Un furto, un omicidio e sette squadre di investigatori in un borgo ammantato di mistero, nell’atmosfera noir dell’Italia degli anni ’30. Questa è l’ambientazione in cui si è svolto “Il…

Un furto, un omicidio e sette squadre di investigatori in un borgo ammantato di mistero, nell’atmosfera noir dell’Italia degli anni ’30. Questa è l’ambientazione in cui si è svolto “Il Borgo dei Delitti”, il gioco di ruolo dal vivo organizzato dall’associazione Rizes nell’ambito della manifestazione “Il Borgo dei Libri” a Torrita di Siena, sabato 13 maggio. Complice una temperatura primaverile e un centro storico piccolo e accogliente, le squadre degli investigatori hanno passato una serata all’insegna del divertimento, partecipando a una narrazione coinvolgente e interattiva che ha suscitato gli applausi finali.

Che cos’era, nello specifico, il Borgo dei Delitti? Per chi ha giocato a Cluedo, è molto facile fa capire. Gli organizzatori hanno preparato una storia di crimine e mistero, in cui tutti i partecipanti (circa 35, suddivisi in sette squadre provenienti da tutta la provincia) dovevano svolgere un’indagine per scoprire il colpevole dell’omicidio e del furto di un libro prezioso. L’indagine si svolgeva lungo i vicoli del centro storico di Torrita di Siena, alla ricerca di indizi predisposti dagli organizzatori o interagendo con i gli altri personaggi, interpretati da bravissimi attori dell’associazione Rizes che si erano preparati a dovere, in un misto di fedeltà al copione e di improvvisazione teatrale. Vestiti nei costumi dell’epoca (l’indagine era ambientata nell’Italia degli anni ’30) e fedeli alle caratteristiche culturali e sociali del periodo, gli investigatori hanno interagito con il commissario, la vedova, il banchiere, il farmacista e tanti altri personaggi. Alla fine del gioco, la squadra che è riuscita a comprendere i dettagli della vicenda e a smascherare il colpevole dell’omicidio si è conquistata la vittoria.

Ho partecipato con entusiasmo al Borgo dei Delitti, in parte perché appassionato di giochi di ruolo, in parte perché fiducioso nelle capacità creative dell’associazione Rizes: aspettative che sono state ben ripagate, con una serata di gioco avvincente e ben orchestrato. La squadra degli “Allegri Birboni” in cui militavo assieme a Gessica e ad Elena non ha vinto, ma ci siamo comunque divertiti e abbiamo gironzolato per Torrita armati di lente di ingrandimento, taccuino e documenti sui sospettati. Attendiamo con ansia la prossima avventura!

Gli “Allegri Birboni” pronti all’indagine per le strade di Torrita di Siena!

Il Borgo dei Delitti si inserisce nella fortunata tradizione dei murder party, che negli ultimi decenni hanno registrato un crescente interesse; si tratta di un gioco di ruolo ispirato ai libri gialli, una storia di investigazione che mette in pratica una vicenda poliziesca. Nella versione con pochi partecipanti, ognuno interpreta un ruolo: uno dei giocatori è colpevole del reato, ma è ignoto agli altri giocatori e deve rimanere tale, mentre gli altri dovranno scoprirlo e denunciarlo. Una tipologia di gioco come questo ha bisogno di un copione ben strutturato, di un gruppo di persone che agiscono come organizzatori o arbitri dell’evento e di una grande capacità di mettersi in gioco e di interpretare un ruolo da parte di tutti i partecipanti, contribuendo a creare una narrativa condivisa e interattiva.

La presenza di attori, di copioni ben congegnati e di scenografie adatte allo scopo possono rendere il gioco ancora più avvincente; altre tipologie diventate famose sono le “cene con delitto” oppure i “weekend con delitto”, rispettivamente versioni più brevi o più lunghe del classico “murder party”. La sapiente miscela tra messa in scena teatrale, gioco di ruolo e giallo deduttivo rendono l’esperienza unica e accattivante, capace di creare una competizione positiva tra i giocatori o le squadre in gara.

Nello specifico, il Borgo dei Delitti si qualifica come un gioco di ruolo di investigazione, in cui i giocatori non erano obbligati a recitare ma potevano semplicemente indagare lungo le strade di Torrita di Siena, interagendo con attori bravissimi e uno staff che ha curato nei minimi dettagli l’ambientazione e la trama. Dopo una bella serata, non posso che auspicare l’arrivo di altri eventi di questo tipo in Valdichiana, costellata di tanti borghi che ben si presterebbero a giochi di ruolo e a “murder party” ben costruiti!

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Vocabolario chianino: da Gambetto a Gunnella

Alla scoperta del dialetto chianino! Quella che troverete in questa pagina è una selezione di parole tipiche della Valdichiana, a uso e consumo delle generazioni più giovani e dei visitatori di…

Alla scoperta del dialetto chianino! Quella che troverete in questa pagina è una selezione di parole tipiche della Valdichiana, a uso e consumo delle generazioni più giovani e dei visitatori di queste zone, per comprendere e tramandare le espressioni e le parole dialettali di uso più comune. Se volete approfondire la conoscenza con il dizionario chianino, contenente tante altre parole, proverbi e modi di dire, potete acquistare il volume “Di qua dal fosso” dal nostro shop online!

G.

Gambetto (sostantivo): sgambetto. Esempio: “M’ha fatto gambetto, so’ casco nella proda!”

Ganzare (verbo): avere una relazione amorosa, uscire con il fidanzato. Esempio: “Quel citto è sempre a ganzà!”

Ganzo (sostantivo): fidanzato, amante. Esempio: “Stasera esco co’ la mi ganza”

Ganzo! (esclamazione): simpatico, divertente, piacevole. Esempio: “Che ganzo!”

Gattoni (sostantivo): parotite, malattia degli orecchioni. Esempio: “Il tu’ citto l’ha belle avuti l’orecchioni?”

Garzilloro (sostantivo): vanitoso, esibizionista. Anche nella versione “Gazzilloro”. Esempio: “Quando vede qualche citta fa sempre il garzilloro!”

Ghiacere (verbo): giacere, riposare. Anche nella versione “Diacere”. Esempio: “Ora mi metto a ghiace un pochino”

Ghiozzo (aggettivo): stupido, rozzo. Anche nella versione “Ghiozzone”. Esempio: “Quanto sei ghiozzo!”

Giovassi (verbo): fidarsi, usare qualcosa senza provare schifo o nausea. Esempio: “Di beve nel tu’ bicchiere un me ne giovo per niente!”

Giubba (sostantivo): giacca, giubbotto. Esempio: “Bellina ‘sta giubba nova!”

Giubbata (sostantivo): gran quantità, mucchio. Usato anche in senso estensivo per intendere le percosse. Esempio: “Ho preso ‘na giubbata, un mi so’ ancora ripreso!”

Girata (sostantivo): passeggiata, gira fuori porta. Esempio: “Domani è bello, si fa ‘na girata?”

Giro Giro (loc. avv.): tutto intorno. Esempio: “Passaci giro giro con quel laccino”

Gnamo! (esclamazione): andiamo, alò. Esempio: “Gnamo si va al mare!”

Gnavolare (verbo): lamentarsi, in maniera simile al gatto che miagola. Anche nella versione “Gnaolare”. Esempio: “Unne gnavolà troppo, ‘sta boncitto!”

Gnorante (aggettivo): ignorante, nel senso di cattivo e maleducato. Esempio: “Quanto sei gnorante!”

Gnudare (verbo): denudare, spogliare. Esempio: “Un ti gnudà troppo, vestiti ammodo!”

Gnudo (aggettivo): nudo. Esempio: “Mettiti gnudo che si va a mollo!”

Gnuttelo (sostantivo): nottolo, pipistrello. Esempio: “Attento che di notte è pieno di gnutteli”

Gobbo (sostantivo): utilizzato per definire sia il cardo che il fante delle carte da gioco. Esempio: “Butta il gobbo di briscola!”

Golfe (sostantivo): golf, maglione. Esempio: “Guarda bellino il mì golfe!”

Gomma (sostantivo): il tubo di gomma usato per innaffiare l’orto o per intubare il fiasco di vino. Esempio: “Pigliami la gomma che c’ho da pienà il fiasco!”

Gonfiare (verbo): usato sia per definire una situazione di insopportazione e di rabbia montante, sia per l’atto di picchiare qualcuno. Esempio: “M’hanno gonfiato di botte”

Gonfio (aggettivo): spazientito. Esempio: “So’ belle gonfio!”

Gotto (sostantivo): sorso, bevuta, principalmente di vino. Esempio: “Gnamo al campino, si fa du’ gotti!”

Granocchia (sostantivo): rana, ranocchia. Esempio: “Stasera si va alla sagra della granocchia?”

Gratisse (avverbio): gratis. Esempio: “Se unné gratisse, un ci vengo!”

Gravatta (sostantivo): cravatta. Esempio: “Con ‘sta giubba ci starebbe ‘na gravatta chiara”

Greppo (sostantivo): il piccolo dirupo a fianco del fosso. Esempio: “Vieni di qua, sennò balti nel greppo!”

Grillo (sostantivo): pene. Esempio: “Tieni a bada il grillo!”

Grollo (sostantivo): usato per definire sia il muco del naso, sia il bianco dell’uovo. Esempio: “Pulisciti da ‘sto grollo!”

Grotta (sostantivo): dirupo, declivio della proda. Anche nella versione “Grottone”. Esempio: “Sta’ attento a cascà nel grottone!”

Guadrini (sostantivo): quattrini, soldi. Esempio: “Quella giubba costa troppi guadrini”

Guardarai (sostantivo): guardrail. Esempio: “So’ andato a sbatte nel guardarai”

Guazza (sostantivo): umidità, rugiada mattutina. Esempio: “Che guazza che ha fatto stamani!”

Gunnella (sostantivo): gonnella. Esempio: “C’hai la gunnella tutta incifrignata!”

Il dialetto chianino mostra numerose parlate differenti al suo interno, con inflessioni diverse a seconda delle zone. Molte differenze esistono tra le caratteristiche linguistiche della Valdichiana senese, la Valdichiana aretina e la Valdichiana romana. In questo contesto ci siamo concentrati principalmente sui comuni e sulle aree adiacenti al Canale Maestro della Chiana, inteso come elemento fondante della storia e dell’identità della Valdichiana, dal punto di vista culturale e linguistico prima che istituzionale. La prevalenza delle parole e dei modi di dire che troverete in questa rubrica sono inoltre indirizzati al versante senese, da dove provengono la maggioranza delle nostre fonti e dei membri della nostra redazione.

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Fonti:

  • Di qua dal fosso. Piccolo dizionario di chianino, Ass. cult. Ottagono,Edizioni Effigi 2010
  • La parlata di Montepulciano e dintorni, Carlo Lapucci, Editori del Grifo 1988
  • A Chianciano si parla(va) così, Alberto Fabbri, Le Balze 2000
  • Lessico chianino. Espressioni vernacolari, Ecomuseo Valdichiana
  • Note sul dialetto aretino, Silvio Pieri, Pisa 1886
  • Vocabolario Aretino
  • Interviste e memoria storica della redazione del magazine “La Valdichiana”
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