La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Categoria: Storia

Il giornale storico “La Val di Chiana”

Interrompiamo il racconto della bonifica della Valdichiana, ormai giunto alle sue battute finali, per mostrarvi alcuni documenti storici che sicuramente susciteranno l’interesse degli appassionati. I documenti d’epoca, gelosamente conservati da…

Interrompiamo il racconto della bonifica della Valdichiana, ormai giunto alle sue battute finali, per mostrarvi alcuni documenti storici che sicuramente susciteranno l’interesse degli appassionati. I documenti d’epoca, gelosamente conservati da Franco Boschi, si inseriscono in un continuo percorso di ricerca delle proprie radici storiche e di passione per il territorio.

Il nome del nostro portale di informazione dedicato alla Valdichiana Senese non è soltanto l’identificazione del territorio a cui facciamo riferimento. Il nome, infatti, è stato utilizzato anche da “La Val di Chiana”, giornale d’epoca di cui vi presentiamo alcune foto in esclusiva.

“La Val di Chiana” era l‘organo settimanale dell’Esposizione Umbro-Toscana, una pubblicazione periodica di Castiglion Fiorentino che si occupava del nostro territorio, risalente agli anni ’20. Ogni copia costava venti centesimi, come potete vedere dalle foto.

Qua sotto potete osservare l’edizione del 22 agosto 1920, che conta quattro pagine ripiegate.

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I temi trattati da “La Val Di Chiana”, come facilmente intuibile dai disegni sulla copertina e dai titoli, erano relativi alle mostre zootecniche del territorio, che mettevano in mostra i migliori bovini delle fattorie circostanti e le innovazioni tecnologiche per facilitare il lavoro degli agricoltori.

I contenuti del giornale spaziavano poi agli eventi locali, i festival e le fiere che allietavano le vite dei mezzadri chianini. Non mancava lo spazio dedicato agli eventi sportivi quali il ciclismo, le corse di cavalli e il calcio. Uno spazio interno era anche dedicato alle commemorazioni di personaggi importanti del territorio.

Qua sotto potete invece osservare la facciata dell’edizione del 5 settembre 1920, che conta anch’essa quattro pagine ripiegate, conservata in buone condizioni.

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Per tutti gli appassionati della storia della Valdichiana senese, l’appuntamento è al prossimo episodio della rubrica dedicata alle vicende della bonifica!

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The Montepulciano Fortress

Welcome to the first piece of our new cultural section, “Tourism“, which will discover for you the many treasures hidden within our beautiful territory, the senese Valdichiana. Today’s article will…

Welcome to the first piece of our new cultural section, “Tourism“, which will discover for you the many treasures hidden within our beautiful territory, the senese Valdichiana.

Today’s article will be about the Montepulciano Fortress, the gorgeous structure that overlooks the town. From its windows it is possbile to admire the landscapes of Valdichiana and Valdorcia, even catching sight of the Trasimeno lake in Umbria.  The fortress has been used for the most diverse purposes trhoughout its long history, and its structure went through several architectural alterations according to the needs of each age.

The most ancient informations we have are from the 8th century and they talk about the Castrum Politianum, placed in a strategic location to defend the city and to control enemy activity in the surrounding valleys. It is very likely that, already before the Longobardic age, the castrum was used as part of the city fortification. A legend has it built on top of the ruins of a roman temple, probably devoted to Mercury or Janus, but there’s no official source to confirm this.

The actual structure of the fortress, similar to what we can see today, was only built in 1261. It was erected by the seneses after the Monteaperti victory against Florence, used as military outpost and repeatedly rebuilt for military necessity during the whole period that saw the cities of Siena and Firenze waging war at eachother. Its military function has slowly decayed after the 1614 earthquake and after the end of the war.

The 19th century restoration gave the fortress the appearance we can see today. By the end of  1800 it hosted the Stabilimento Bacologico of Francesco Saverio Melissari, who used the building to grow silkworms.

Fortezza-Montepulciano

In 1935 the property of the fortress went back to the municipality of Montepulciano, which decided to requalify the structure as a public school. For over sixty years, the fortress rooms housed the local gymnasium, attended by students of Valdichiana and Valdorcia.
When the highschool was moved to a new building, outside the historical center, the Montepulciano fortress changed its function once again. In virtue of its artistic and archaeological value, it is presently used as a cultural center: within its walls are hosted art exhibitions, conferences and advanced cultural initiatives, oriented to both the local population and the tourists.

Further and more recent restorations allowed the municipality to re-open of all the three internal floors, which have been modernized, strengthening the public cultural spaces and the accomodating opportunities.

Thanks to its location, its history and its value, the beautiful Fortress is quickly becoming the new main cultural center of Montepulciano.

For further informations, we recommend the book “Fortezza e Liceo Classico a Montepulciano”, Editori del Grifo, 1999.

For the ongoing cultural initiatives taking place in the fortress, we remind you of the Luci sul Lavoro festival and the art exhibition dedicated to the great metaphysics painter Giorgio de Chirico.

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La Fortezza di Montepulciano

Benvenuti al primo appuntamento con la nuova rubrica de La Valdichiana, dedicata ai luoghi di interesse turistico e alle meraviglie nascoste nei paesaggi della Valdichiana senese. L’articolo di oggi è…

Benvenuti al primo appuntamento con la nuova rubrica de La Valdichiana, dedicata ai luoghi di interesse turistico e alle meraviglie nascoste nei paesaggi della Valdichiana senese.

L’articolo di oggi è dedicato alla Fortezza di Montepulciano, la splendida costruzione architettonica che sovrasta la città, da cui si possono ammirare i panorami della Valdichiana e della Valdorcia, fino al lago Trasimeno. Quella della Fortezza è una storia molto antica, che ha subito numerosi cambiamenti con il passare del tempo; in virtù della sua posizione elevata, infatti, è stata riutilizzata, ricostruita e rivitalizzata in epoche diverse, a seconda delle esigenze.

Le notizie più antiche risalgono all’VIII secolo e parlano del Castrum Politianum, situato in una posizione strategica per difendere la città e osservare i movimenti dei nemici sulle valli circostanti; già prima dell’epoca Longobarda, tuttavia, il castrum era probabilmente utilizzato come fortificazione cittadina. La leggenda narra che il castrum fosse stato costruito sui resti di un tempio romano dedicato a Mercurio o a Giano, ma non si hanno ancora notizie certe a riguardo.

La Fortezza vera e propria, nella sua forma più simile alla sua attuale struttura, risale al 1261. Venne costruita dai senesi dopo la vittoria di Montaperti contro i fiorentini, utilizzata come avamposto militare e più volte ricostruita per esigenze militari durante tutto il periodo dei conflitti tra i comuni. La funzione militare è lentamente decaduta dopo il terremoto del 1614 e la fine delle contese tra senesi e fiorentini.

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Le ristrutturazioni del XIX secolo hanno portato la Fortezza di Montepulciano all’aspetto con cui la conosciamo. Alla fine dell’800 ospitò lo Stabilimento Bacologico di Francesco Saverio Melissari, che la sfruttò per l’allevamento del baco da seta. Nel 1935 la proprietà tornò al Comune di Montepulciano, che intendeva riqualificare la struttura per adibirla a scuola pubblica; per più di sessant’anni i locali interni della Fortezza hanno ospitato il Ginnasio locale, e le sue stanze sono state visitate da ragazzi provenienti da ogni parte della Valdichiana e della Valdorcia.

Con lo spostamento dei licei nelle nuove strutture, fuori dal centro storico, la Fortezza di Montepulciano ha cambiato nuovamente destinazione d’uso. In virtù del suo valore artistico e architettonico, è attualmente utilizzato come centro culturale: ospita mostre, convegni, iniziative culturali d’avanguardia dedicate sia alla popolazione locale che ai turisti. Le ristrutturazioni avvenute nel corso degli ultimi anni hanno permesso la riapertura dei tre piani interni, l’ammodernamento della struttura e delle opportunità ricettive, l’aumento degli spazi pubblici destinati alla cultura.

Grazie alla sua posizione, alla sua storia e al suo valore, la Fortezza ha tutte le carte in regola per diventare il centro culturale di Montepulciano.

Per ulteriori informazioni, consigliamo la lettura del libro “Fortezza e Liceo Classico a Montepulciano”, pubblicato nel 1990 da Editori del Grifo.

Per le iniziative culturali attualmente in corso, ricordiamo il festival di Luci sul Lavoro e la mostra dedicata a Giorgio de Chirico.

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Breve storia della Valdichiana – Quarta Parte

Quarto appuntamento con la rubrica dedicata alla storia della Valdichiana attraverso un racconto in più parti alla scoperta delle radici del nostro territorio. Se vi siete persi le prime parti, rinfrescatevi…

Quarto appuntamento con la rubrica dedicata alla storia della Valdichiana attraverso un racconto in più parti alla scoperta delle radici del nostro territorio. Se vi siete persi le prime parti, rinfrescatevi la memoria prima di proseguire con la lettura!

Valdichiana – Dalle Fattorie alle Ferrovie

Nei circa 7.000 ha di terreni toscani bonificati, acquisiti prima della famiglia fiorentina dè Medici poi dal 1737 al 1859 passati alla “corona” dei Lorena, furono realizzate dodici Fattorie Granducali (Dolciano, Acquaviva, Abbadia, Bettolle, Foiano, Pozzo, Fontarronco, Bastardo, Frassineto, Montecchio, Creti, Chianacce) e circa 260 case tipologicamente dette “Leopoldine” con la particolarità architettonica del nucleo centrale costituito dalla torre colombaria.

Nella Chiana Pontificia i terreni bonificati furono circa la metà dei toscani che acquisiti in proprietà dalla Revenda Camera Apostolica Papale, questa preferì affittarli; tra gli affittuari si distinsero le famiglie degli Oddi e i della Fargna i quali realizzarono decine di case a pianta rettangolare per i loro coloni sulle “nuove” terre.

La Val di Chiana, sul finire del XVIII secolo, tornò a primeggiare nella produzione agraria dei seminativi ed in particolare nell’allevamento della razza bovina “Chianina” con una punta di eccellenza nella produzione dei filati di seta; fu infatti il Granduca Pietro Leopoldo che nel 1770 aprì di nuovo in Valdichiana una “Via della Seta” ordinando su tutta la valle una ulteriore piantagione dei gelsi lungo le strade della bonifica e sugli argini dei nuovi canali, introducendo poi l’allevamento del baco da seta in ogni singola “Leopoldina”.

Dopo la parentesi Napoleonica, nel 1820 fu stipulato l’ultimo concordato tra gli Stati Toscano e Pontificio; in esso si prevedevano nuovi progetti idraulici che erano emersi dalle necessità intervenute dopo il Concordato del 1780; si era lavorato molto in quei 40 anni sui torrenti Tresa, Maranzano, Moiano, Rio Maggiore, Montelungo e sui Canali Chianicella e Chianetta e questo aveva portato a recuperare i terreni delle cosiddette “Bozze Chiusine” e del Po’ Bandino di Città della Pieve.
Fu una conquista molto importante in quanto su quei terreni demaniali le Ferrovie dello Stato, qualche decennio dopo, costruiranno l’importante Stazione Nazionale di Chiusi-Chianciano Terme.

La storia fece il suo corso e il nuovo Stato Unitario Italiano “ereditò” le proprietà Granducali e Pontificie alienandole subito per l’ impellente necessità economica di finanziare le grandi opere pubbliche ( strade, ferrovie, porti, nuove4 dei statali, caserme, ecc.) che il giovane Stato Italiano stava intraprendendo.

Si aprì l’Era delle Strade Ferrate già iniziata con i Governi Granducale e Pontificio, una rivoluzione per il trasporto di uomini e merci che andava a sostituire il precedente mezzo di locomozione: la trazione animale. La Valdichiana fu attraversata dalla linea Nazionale Roma-Firenze che dalla capitale dopo Orvieto faceva “stazione” a Fabro, a Ponticelli di Città della Pieve, al nodo di Chiusi per poi spostarsi nel Trasimeno su Panicale, Castiglione del Lago e tornare in valle a Terontola, Camucia, Castiglion Fiorentino, Rigutino, Frassineto e Arezzo.

Anche la Valdichiana Senese ebbe la sua ferrovia; una linea ferrata costruita grazie anche all’interessamento dei Fratelli Bastogi proprietari delle Fattorie post-granducali di Acquaviva e Abbadia, mosse da Siena in direzione Sud fino a Chiusi “stazionando” nelle Crete Senesi, a Rigomagno, Sinalunga, Torrita, Montepulciano Stazione, Montallese ed allacciandosi alla costruenda linea ferroviaria Nazionale presso Chiusi Scalo.

Questa nuova opera favorì il ritorno del benessere su tutta la Valdichiana quale fù al tempo della Viabilità Etrusco-Romana con le Vie “Cassia Vetus” e “Cassia Adrianea” rispettivamente in direzione Arezzo e Siena, sommerse nei tratti di fondovalle con l’inizio dell’impadulamento dell’XI secolo; l’evento segnò la “rinascita“ dei piccoli nuclei abitati etruschi chianini e delle Città storiche e la fondazione di nuove e fiorenti comunità tutt’oggi vanto della nostra florida valle.

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Breve storia della Valdichiana – Terza Parte

Terzo appuntamento con la rubrica dedicata alla storia della Valdichiana attraverso un racconto in più parti alla scoperta delle radici del nostro territorio. Se vi siete persi le prime parti, rinfrescatevi…

Terzo appuntamento con la rubrica dedicata alla storia della Valdichiana attraverso un racconto in più parti alla scoperta delle radici del nostro territorio. Se vi siete persi le prime parti, rinfrescatevi la memoria prima di proseguire con la lettura!

Valdichiana – La Bonifica

Altri interventi di scavo del Canale Maestro furono eseguiti tra l’Arno e i Ponti di Arezzo sino agli inizi dell’Età moderna ma rimanevano ancora sommersi dalle acque della palude circa settemila ettari da Pieve al Toppo a Carnaiola di Fabro.

Nei primi decenni del 1500, la famiglia Medici di Firenze riuscì ad eleggere al soglio pontificio due Papi e alcuni Cardinali intraprendendo una operazione imprenditoriale di bonifica idraulica della Valle che spaziava sia sui territori Umbri sia su quelli Toscani ed in più nel 1557 con la caduta della Repubblica di Siena riuscì a riunire tutto il territorio Toscano sotto il Granducato Mediceo.

Ristabilito poi il governo del territorio a livello regionale, i Medici, illustri promotori rinascimentali, conferirono agli scienziati del tempo, primo fra tutti Leonardo da Vinci , lo studio della bonifica della Valdichiana; dal 1525 in poi, stipularono un contratto di migliorìa fondiaria con tutte le comunità della valle interessate dall’impaludamento dei loro territori, portata susseguentemente a compimento dai Granduchi Lorenesi, dove si diceva che per ogni staiora di terreno bonificato la comunità avrebbe ricevuto annualmente uno staio di grano mentre i terreni passavano in proprietà della Famiglia Fiorentina.
La scelta progettuale adottata fu quella di invertire la pendenza delle valle da Chiusi verso Arezzo rialzando il terreno con la tecnica della “bonifica per colmata” conducendo così le sue acque nel fiume Arno.
Da Città della Pieve a Fabro, trattandosi di territorio dello Stato Pontificio, della bonifica per colmata se ne occuparono i Pontefici Romani che si succedettero i quali continuarono a condurre le acque al fiume Tevere.

Sul finire del 1500, l’alluvione del 24 dicembre 1598 su Roma contemporaneamente all’avvento del Pontefice Clemente VIII dissidente con la Famiglia Medici, trasformarono le operazioni di bonifica sul territorio a confine tra lo Stato Pontificio e il Granducato di Toscana in una vera e propria “guerra delle acque”. Furono rialzati e potenziati: l’argine-diga del Muro Grosso, realizzato il Bastione di Clemente VIII tra Poggio Cavalieri e le colline di Cetona e dell’argine diga con cateratte del Buterone connesso tra Poggio dei Cavalieri e le colline di Città della Pieve. La Valle subì di nuovo un desolante ed esteso impaludamento vanificando tutto quello che era stato fatto in 50 anni.

Su richiesta delle popolazioni della Valle, le Corti dei due Stati iniziarono a dialogare: dal 1600 al 1780 stipularono quattro concordati ove si articolarono le modalità tecniche del come e dove condurre fiumi e torrenti dei territori di confine appartenenti alle comunità di Cetona, Chiusi, Città della Pieve e Castiglione del Lago.

Con il concordato del 1780, firmato dal granduca Pietro Leopoldo e dal Papa Pio VI, fu definitivamente stabilita la realizzazione tra Chiusi e Moiano di Città della Pieve dell’Argine di Separazione delle due valli dando così origine, come lo sono attualmente, alla Valdichiana Toscana e alla Valdichiana Romana oggi Umbra.

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Breve storia della Valdichiana – Seconda Parte

Secondo appuntamento con la rubrica dedicata alla storia della Valdichiana attraverso un racconto in più parti alla scoperta delle radici del nostro territorio. Se vi siete persi la prima parte,…

Secondo appuntamento con la rubrica dedicata alla storia della Valdichiana attraverso un racconto in più parti alla scoperta delle radici del nostro territorio. Se vi siete persi la prima parte, rinfrescatevi la memoria prima di proseguire con la lettura!

Valdichiana – Il Medioevo

Nell’anno 476 d.C. la caduta dell’Impero Romano d’Occidente aprì il periodo delle invasioni dei popoli barbari del Nord-Europa, seguirono poi i Longobardi e Carlo Magno che recuperarono il “governo” sui  popoli riportando la stabilità nei territori. Tramontato anche il periodo Carolingio, dopo l’anno Mille la Valdichiana fu interessata da aspre lotte per la conquista del suo fertile territorio; le Città Comunali e le Signorìe più bellicose che si contesero duramente la conquista di vaste porzioni della valle furono: Firenze, Siena, Arezzo, Perugia e Orvieto.

L’azione strategica militare di Orvieto, tesa a conquistare ed a controllare il territorio a Nord ove sorgevano le rocche castellane di Cetona, Sarteano, Chianciano ed in particolare dell’antica e ricca città di Chiusi fortemente contesa da Perugia e Siena, si materializzò con la realizzazione di un alto sbarramento in muratura sul fiume Clanis sulla goletta tra Ficulle e Carnaiola presso Fabro detto “il Muro Grosso”.

L’intento fu appunto quello di frapporre una barriera d’acqua alle potenti città di Siena e di Perugia che impedì loro di spostarsi da una sponda all’altra della valle ed esercitare così il pieno controllo da Sud sui castelli conquistati sino a Chiusi e a Monteleone. Questo generò un lento ma progressivo allagamento del fondovalle che alla fine del XI sec. era risalito dalla goletta di Carnaiola-Fabro sino alle porte della città di Arezzo.

Di questo impaludamento progressivo ne soffrirono molto tutti i territori pianeggianti della Valdichiana senese e aretina: Fabro, Monteleone, Città della Pieve, Cetona, Chiusi, Castiglione del Lago, Montepulciano, Torrita, Sinalunga, Cortona, Foiano, Lucignano, Monte San Savino, Castiglion Fiorentino, Civitella ed Arezzo tanto da essere citato più volte da Dante Alighieri nella sua “Divina Commedia” e da altri poeti del tempo. Le popolazioni che abitavano nel fondovalle iniziarono quindi quella storica migrazione che le portò ad insediarsi sui colli più elevati dando così origine agli attuali borghi-castellari sopraddetti che conosciamo oggi, vere perle di architettura medievale incastonate nelle dolci e sinuose colline della Valle di Chiana.

Nel 1338, fu Firenze che dopo aver conquistato Arezzo, vedute le acque insidiare la Città, ordinò al Comune Aretino il taglio della collina di Chiani. Fu realizzato il primo tratto del “fossatum novum” demolendo a piccone circa 400 metri di macigno toscano; questo canale consentì alle acque stagnanti della piana di San Zeno di invertire il loro corso cioè di confluire nel fiume Arno presso Ponte Buriano. Era iniziato quello storico fenomeno di inversione delle acque conosciuto in tutto il mondo denominato “ inversione della Chiana” .

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Breve storia della Valdichiana – Prima Parte

Inauguriamo oggi questa rubrica dedicata alla storia locale e alle radici identitarie della Valdichiana attraverso un racconto in più parti che ripercorrere le vicende storiche del nostro territorio. Attraverso gli…

Inauguriamo oggi questa rubrica dedicata alla storia locale e alle radici identitarie della Valdichiana attraverso un racconto in più parti che ripercorrere le vicende storiche del nostro territorio. Attraverso gli articoli di questa rubrica potrete scoprire curiosità locali, cronache di epoche passate e le origini dei paesi in cui viviamo: un viaggio a puntate alla scoperta delle nostre radici!

Valdichiana – Dagli etruschi ai romani

La Valdichiana costituisce uno dei territori geografici storicamente più umanizzati della nostra Nazione. Originariamente la sua estensione era di circa 90 chilometri con alle due estremità i territori delle città di Arezzo a Nord e di Orvieto a Sud. In questa valle vissero floridamente le popolazioni Etrusche di quattro delle dodici Città-Stato della storica Lega Etrusca e cioè: Arezzo (Arretium), Cortona (Cortonae), Chiusi (Clusium) e Orvieto (Urbe-Vetus).

Le abbondanti ed ottime produzioni agrarie della pianura e delle dolci colline della Valdichiana le hanno conferito sin dalle prime civiltà il celebre appellativo di “granaio d’Etruria”. In epoca Etrusco-Romana, la valle era bagnata dal fiume Clanis; questi aveva origine dalle colline di San Zeno e di Chiani ad Ovest della città di Arretium e la percorreva in direzione Nord-Sud sino a confluire nel fiume Tevere a circa cinque chilometri a valle della città di Orvieto, dopo aver ricevuto le acque del fiume Paglia.

Gli storici del tempo quali Tacito, Strabone, Plinio, descrivono la Valdichiana come una valle che dopo il tramonto degli Etruschi, con la colonizzazione Romana, venne attraversata da importanti infrastrutture stradali prima fra tutte la Via Consolare “Cassia Vetus” e da infrastrutture fluviali quali le opere di navigazione ed un funzionale sistema portuale sul fiume Clanis.

Lungo il corso di questo importante fiume, i Romani realizzarono porti fluviali ed opportune opere di trattenuta delle acque che consentivano anche in estate, in occasione delle “nundine” giorno di mercato a Roma, di trasportare i prodotti di tutta la valle, sino al porto di Pagliano presso la confluenza del fiume Tevere e da qui fino alla Capitale dell’Impero.

Nel 17 d.C. il Senato Romano, preoccupato delle ripetute alluvioni del fiume Tevere a Roma, propose, insieme ad altri interventi idraulici, di invertire il corso delle acque del fiume Clanis deviandolo sul fiume Arno, ma come descritto da Tacito nei suoi Annali, i messi Fiorentini, supplicando l’Imperatore che tale provvedimento sarebbe stato la rovina di “Florentia”, fecero sì che questo progetto non fosse realizzato.

Appuntamento alla prossima settimana con la seconda parte della rubrica storica!

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