La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Categoria: Territorio

Sentieri del Monte Cetona – Itinerario 1 – dalla vecchia cava alla Strada della Montagna

Il monte Cetona, 1.148 metri, appartiene al territorio di 3 comuni, Sarteano, Cetona e San Casciano dei Bagni. Salire alla vetta del monte Cetona è un’esperienza interessante, essendo un cippo…

Il monte Cetona, 1.148 metri, appartiene al territorio di 3 comuni, Sarteano, Cetona e San Casciano dei Bagni.
Salire alla vetta del monte Cetona è un’esperienza interessante, essendo un cippo di confine naturale fra quattro province (Siena, Viterbo, Perugia e Terni) e tre regioni (Toscana, Lazio ed Umbria).
Offre splendide vedute sulla Val d’Orcia, l’Amiata, la Valdichiana e, in giornate limpide di tramontana, si spazia fino ai monti dell’Appennino Centrale. Ricoperto da boschi e da macchia mediterranea fino alla vetta, ospita flora e fauna di montagna. Molte strade sterrate e sentieri attraversano borghi e casali, intersecandosi fra loro. A metà del Novecento in questi borghi vivevano quasi 1.000 abitanti. Oggi i residenti stabili sono meno di 50. Alcuni percorsi sono inagibili, abbandonati da tempo, altri sono invece facilmente transitabili a piedi, a cavallo, in mountain bike e, in parte, anche in auto.

I 12 itinerari proposti in questa rubrica sono tutti agevoli, percorribili senza pericoli, a passo lento adatto anche a famiglie con bambini. Partendo da Sarteano, tutti gli itinerari sono compresi fra la strada provinciale 478 per Radicofani (al km 13,1 – località San Giuliano), la strada sterrata che collega San Giuliano con San Casciano dei Bagni (località Le Murate) e la strada della Montagna che riconduce a Sarteano, attraverso i Cancelli, comprendendo la deviazione al borgo medioevale di Camporsevoli nel comune di Cetona.

Itinerario 1 – dalla vecchia cava alla Strada della Montagna

Partenza: strada provinciale 478 per Radicofani, al km 8,7
Arrivo: strada della Montagna km 2,9 per San Casciano dei Bagni
Lunghezza: 3 km
Grado di difficoltà: •••
Tempo di percorrenza a piedi: 1h 30’

Starting point: provincial road 478 leading to Radicofani, km 8,7
Arrival: Strada della Montagna leading to San Casciano dei Bagni, km 2,9
Length of route: 3 km
Degree of difficulty: •••
Time on foot: 1h 30’

Partendo dalla strada provinciale 478 per Radicofani, al km 8,7 (foto 1.1) si prende la sterrata sulla sinistra. Dopo 50 metri si trova un bivio. Salendo a sinistra per circa 200 metri si raggiunge il culmine della cava, che viene costeggiato per altri 100 metri. A destra una strada sale al podere le Palaie (foto 1.2). Proseguendo in discesa lungo il culmine della cava si giunge a uno spiazzo. Sulla sinistra, un sentiero scende al podere Campitelli (foto 1.3). Proseguendo diritto si supera una sbarra attraversando nel bosco parte del versante sud del monte Cetona fino a raggiungere il podere La Contessina e la strada della Montagna, che da Sarteano conduce a San Casciano dei Bagni, al km 2,9 subito dopo e di fronte alla strada per Cetona (foto 1.4).

Starting from provincial road number 478 (photo 1.1) linking Sarteano and Radicofani, at km8,7 turn left onto the dirt road. After 50 meters you will reach a junction. Take the road going up on your left for about 200 meters to the top of the quarry and continue alongside it for another 100 meters. Here a road on your right leads up to an old farm house – podere Palaie (photo 1.2). Continuing downhill along the edge of the quarry you reach a clearing. On the left, a road leads down to Podere Campitelli (photo 1.3). Continuing ahead, past a bar across the road, the walk will take you through the woods covering part of the southern slopes of the mountain. The, you will reach podere La Contessina at km 2,9 of Strada della Montagna – the main road linking Sarteano to San Casciano dei Bagni – (photo 1.4), just after and on the opposite side of the road of the turning leading to Cetona.

Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Sarteano Living, ProLoco Sarteano, Comune di Sarteano e Terre di Siena.
Puoi scaricare la guida digitale Strade e Sentieri del Monte Cetona (pdf) dal nostro negozio online o da Sarteano Living.
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Progetto Acea a Chiusi: il punto su una vicenda che fa discutere

Va facendosi sempre più serrato il confronto sul tema della costruzione dell’impianto di recupero di fanghi biologici delle acque reflue urbane nella zona “Ex Centro Carni” di Chiusi Scalo, la…

Va facendosi sempre più serrato il confronto sul tema della costruzione dell’impianto di recupero di fanghi biologici delle acque reflue urbane nella zona “Ex Centro Carni” di Chiusi Scalo, la cui costruzione, proposta da Acea Ambiente, è condizionata dall’esito dell’inchiesta pubblica prevista nelle prossime settimane in Regione.
Si tratta di una questione complessa, poiché pone al centro del dibattito, da un lato, l’opportunità di sfruttare un ampio terreno per implementare una tecnologia in grado di trattare le acque di scarico urbane pari a quelle prodotte in tutta la Toscana, dall’altro la comprensibile preoccupazione della popolazione di veder deturpato il luogo in cui vive.Enti, cittadini e investitori sono le parti interessate coinvolte in questa vicenda, che ha avuto inizio nell’autunno 2017. Risale infatti a quel 27 settembre la pubblicazione, da parte del Comune di Chiusi, del bando di gara per la vendita del complesso immobiliare di circa 80.000 mq, situato in località Le Biffe, al confine tra Umbria e Toscana. Unico potenziale acquirente a presentare la propria proposta è stata la società Acea, che per 2.525.000,00 euro si è aggiudicata l’area, ritenuta strategica per il proprio piano di investimenti.
La società in questione si presenta – si legge dagli atti – come impegnata, nelle regioni di Lazio e Toscana, nella depurazione delle acque reflue urbane e nel perseguimento di tecnologie mirate alla cosiddetta “chiusura del ciclo dei fanghi”. In tale prospettiva, Acea Ambiente ha manifestato il proprio interesse all’acquisto dell’area, ritenendola idonea a ospitare un nuovo impianto per il recupero di materia dai fanghi biologici, provenienti da altri centri di depurazione gestiti direttamente dal Gruppo Acea o da partecipate, annotando tra i produttori di fanghi proprio le società addette alla gestione del servizio idrico in Toscana.

Acea Ambiente avrebbe dunque pianificato un investimento dal valore complessivo di 7,4 milioni di euro, cofinanziato, per 2,3 milioni, dal Ministero dello Sviluppo Economico e dalla Regione Toscana, come si legge in un comunicato stampa del 4 novembre scorso.
Nel progetto, rientra anche l’acquisizione del depuratore di Bioecologia, situato all’interno dell’area in oggetto, che sebbene non con le più moderne tecnologie, è attualmente in funzione per trattare un totale di circa 80.000 tonnellate annue di percolato di discarica e sostanze reflue industriali.

Prospetto pubblicato sul sito della Regione Toscana

Quello proposto da Acea Ambiente è un impianto destinato al trattamento di 80.000 tonnellate all’anno di fanghi biologici, attraverso un processo di carbonizzazione idrotermale. Si tratta di una soluzione brevettata dalla società spagnola Ingelia, che sfrutta un processo termochimico per la trasformazione dei rifiuti organici.

Nel dettaglio, l’impianto risulta composto da una sezione di ricezione dei fanghi biologici, chiusa e dotata di un sistema di aspirazione e trattamento delle arie, al fine di evitare l’inquinamento olfattivo; una sezione di carbonizzazione idrotermale, dove la sostanza fangosa viene mantenuta a determinate condizioni di temperatura e pressione, per essere trasformata in una miscela da estrarre e disidratare (i reattori cilindrici che si svilupperebbero in altezza sono progettati per portare a termine questa fase del progetto).

Un’altra sezione è progettata per l’ispessimento della parte solida, che viene quindi condotta all’unità di essiccazione e pellettizzazione; sarebbero inoltre presenti un impianto termico per produrre il calore necessario al processo, un cogeneratore a gas per la produzione di energia elettrica, una stazione di controllo generale e un impianto di trattamento delle acque di processo.
Il procedimento prevede infatti che, durante la reazione, con questo metodo basato su temperatura, acqua e pressione, dalle biomasse venga estratto un bicarbone, l’hydro char, e un residuo acquoso. Per quanto riguarda il biocarbone, si tratta di una sostanza simile alla lignite che, secondo quanto riportato da Ingelia, come il fossile può essere impiegato come combustibile, ma anche nella fertilizzazione agricola o per uso industriale.

L’altro elemento ottenuto, l’acqua di processo, è da destinare alle aziende produttrici di fertilizzanti organici, come si prospetta per gli impianti previsti in Italia, o da utilizzare per l’irrigazione delle colture, come attualmente avviene per l’impianto di Valencia.
È proprio in questa città spagnola che Ingelia ha proposto il primo impianto di carbonizzazione idrotermale, il quale, in funzione dal 2013, conta due reattori e ha una capacità di 14.000 tonnellate annue di biomasse, principalmente costituite dai resti vegetali agricoli e FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano).
Anche a Immingham, nel Regno Unito, nel 2018 è sorto in collaborazione con l’Università di Nottingham un impianto che recentemente è stato portato da uno a quattro reattori. Infine, a Piombino, è prevista l’imminente costruzione di uno stabilimento con dieci reattori, progettato per trattare 60 tonnellate di biomasse all’anno. Per quest’ultimo, la Regione Toscana si è espressa positivamente in fase di Valutazione di Impatto Ambientale, al momento in corso anche per la realizzazione dell’impianto di Chiusi (qui è possibile leggere la sintesi non tecnica del progetto realizzata dalla Regione Toscana).

La discussione sul progetto è arrivata in Regione ad aprile 2018, quando è stata approvata la mozione, firmata da Tommaso Fattori e Paolo Sarti, consiglieri del gruppo di Sì – Toscana a Sinistra, sull’avvio di un confronto aperto tra cittadini, associazioni ed esperti, al fine di verificare, attraverso il parere di enti quali Asl e Arpat, il rischio ambientale e sanitario legato alla costruzione dell’impianto. Un atto al quale, nel luglio 2019, ha fatto seguito il testo, a firma dal consigliere M5S Giacomo Giannarelli ed emendato su richiesta della vicepresidente PD Monia Monni, perché il processo di consultazione si svolgesse in forma di inchiesta pubblica. Questa si svolgerà nelle prossime settimane, dando udienza alle parti promotrici e a quelle contrarie, sino all’esito, atteso nel mese di gennaio 2020, del procedimento finalizzato al rilascio del Provvedimento Unico Regionale relativo al progetto, da parte della Regione.

Intanto, a Chiusi, approvando la delibera n.74 del 28 dicembre 2018, il consiglio comunale ha sancito il divieto di costruire sul territorio comunale “inceneritori di rifiuti; carbonizzatori; termovalorizzatori; discariche di rifiuti; nuove aziende insalubri che abbiano emissioni nocive, ad eccezione delle attività per le quali venga dimostrato, riguardo ai processi produttivi, di utilizzare la migliore tecnologia possibile per abbattere emissioni, finanche alla loro totale eliminazione“.

Il progetto con cui Acea si è aggiudicata il bando comunale, ossia quello di costruire un impianto industriale per il trattamento dei fanghi di supero provenienti dalla depurazione delle acque reflue, seppur non presentando il termine “carbonizzatore“, tuttavia non ha convinto l’opinione pubblica, che fin da subito ha manifestato incertezze, se non contrarietà.
Il Comitato Azione per il Rispetto dell’Ambiente, costituito nell’ottobre 2018 su iniziativa dei cittadini, al fine di promuovere la diffusione di informazioni sul progetto e confrontarsi sulla tematica, ha espresso varie preoccupazioni sulla pericolosità dell’impianto, che si sono tradotte nelle 2.250 firme raccolte tra i cittadini contrari alla sua costruzione. In questi mesi il Comitato si è fatto promotore di incontri, sia tra la popolazione che coinvolgendo esperti in materia di ambiente e smaltimento dei rifiuti.

L‘Associazione di salvaguardia ambientale Il Riccio ha sollevato perplessità riguardo alla costruzione dell’impianto, in relazione a problematiche sanitarie e ambientali. In particolare, all’interno della relazione elaborata dal Comitato insieme al Dottor Carlo Romagnoli, in rappresentanza dei Medici per l’Ambiente – ISDE (International Society of Doctors for Environment) Umbria, vengono esposti dei dubbi soprattutto circa la natura del prodotto ottenuto dal processo di carbonizzazione. Nel rapporto, inviato il 28 dicembre 2018 al Comune di Chiusi e alla Regione Toscana, sono state presentate spiegazioni di come l’hydro char, che è assimilabile alla lignite fossile, non sia privo di ricadute (legate principalmente al trasporto dei materiali prodotti e sull’alimentazione a metano dell’impianto) sulla qualità dell’ambiente e, di riflesso, sulla salute pubblica.

Inoltre, l’Associazione ha accusato il progetto di smentire l’intenzione di gestire i rifiuti in modo sostenibile e in un’ottica di economia circolare, in quanto il processo immetterebbe nell’atmosfera più sostanze nocive di quante ne elimini e la biolignite richiederebbe a sua volta, per essere smaltita, una fase di combustione. Data la concomitanza della discussione sul progetto di Chiusi con la costruzione dell’impianto Ingelia di Piombino, autorizzato nella misura del raggiungimento di vari obiettivi, l’Associazione ha proposto che la Regione Toscana osservasse il realizzarsi di tali requisiti nell’altro impianto, prima di dare il consenso a quello di Chiusi, trattandosi di una tecnologia sperimentale.

Sono in tanti a ritenere che un’attenta disamina delle conseguenze derivate dalla costruzione dell’impianto andasse compiuta in fase di bando, prima di vendere un’area per la quale i cittadini sono sì d’accordo su un’esigenza di riqualificazione, ma non a scapito della qualità dell’aria che respirano. Proprio nel corso dell’inchiesta pubblica, sulla quale sono accesi i riflettori anche da parte delle amministrazioni dei Comuni limitrofi, ci sarà adesso modo di confrontare i dati, verificare il tipo di impatto che l’impianto andrebbe ad avere anche sulla realtà urbana di Chiusi e avere chiarimenti, da parte di enti specializzati e competenti, circa l’entità e la pericolosità delle emissioni, fino alla decisione finale.

In una fase storica in cui tanto si discute di ambiente, di prospettive per il futuro del pianeta, quella di Chiusi assume i toni di una vicenda esemplificativa: c’è la necessità di provvedere alla gestione dei rifiuti, che spinge le aziende a dedicarsi a questo settore, e di farlo con le adeguate tecnologie, andando anche incontro a soluzioni sperimentali per le quali, se si investe, non è perché queste rimangano su carta.

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La corsa dei carretti di Sinalunga celebra la solennità di San Martino

Correva l’anno 1950 quando un gruppo di ragazzi di Sinalunga alta ammazzava il lento scandire delle prime uggiose giornate autunnali correndo per le ripide discese del centro storico con la…

Correva l’anno 1950 quando un gruppo di ragazzi di Sinalunga alta ammazzava il lento scandire delle prime uggiose giornate autunnali correndo per le ripide discese del centro storico con la poca motorizzazione di cui disponeva, ovvero con dei carretti costruiti di legno e cuscinetti fuori uso. Ma il divertimento non è bello se non c’è un po’ di sana competizione: fu così che iniziò la rivalità tra i giovani sinalunghesi, i quali dettero vita ai primi rioni condensati tutti nel centro storico: Diacceto, la Torre e Fiorenzuola. Ma i ragazzi, non contenti, decisero che quella corsa con mezzi rudimentali doveva essere accostata a qualcosa di più grande, a cadenza annuale, e così ben presto il tutto confluì in una gara organizzata per commemorare San Martino, il patrono di Sinalunga.

La celebrazione del Santo Patrono risale a tempi remoti: le prime documentazioni storiche risalgono al ‘700 e al preziosissimo manoscritto Annali della nobile e antica Terra d’Asinalonga, opera di Mariano Giuseppe Maria Cinelli, conservato nell’Archivio del Comune di Sinalunga.

San Martino è uno dei santi più popolari dell’antichità e di tutto il medioevo; venerato dalla Chiesa Cattolica, è uno dei fondatori del monachesimo occidentale e uno dei primi santi non martiri proclamati dalla Chiesa. Ciò che ha reso famoso il santo di Tours, paese francese in cui ebbero luogo le sue esequie l’11 novembre del 397, è l’episodio del mantello. Secondo tradizione, il Santo, nel vedere un mendicante seminudo durante un acquazzone, gli donò metà del suo mantello. Poco dopo il Santo incontrò un altro mendicante e gli regalò l’altra metà del mantello; subito dopo il cielo si schiarì e la tempesta si fece più mite. Da qui l’espressione ‘estate di San Martino’.

Gli ambiziosi ragazzi della Sinalunga alta decisero di legare per sempre la loro corsa a questo Santo, ma la tradizione si interruppe per qualche anno per riprendere poi a metà degli anni ‘60 con carretti più evoluti, sul tradizionale percorso di via San Martino. Ben presto, però, i moderni mezzi degli anni ’60 diventarono poco idonei per la sicurezza degli spettatori, quindi la gara ebbe un’altra battuta d’arresto. Nel 1982, grazie alla ProLoco di Sinalunga, la formula cambiò: furono costruiti carretti più sicuri con cuscinetti a sfere e struttura in legno che si sfidavano su strade asfaltate, partendo da Piazza Garibaldi fino all’Osteria delle Grotte.

Da quel 1982 nulla è cambiato: nove i rioni che si sfidano (Cappella, Casalpiano, Cassero, Centro Storico, Frati, Le Prata, Pietraia, Pieve Vecchia e Rigaiolo); quattro carretti a disposizione di ogni rione (più uno di riserva); trentasei equipaggi che scendono a batterie di tre, gareggiando a eliminazione diretta. Il percorso si snoda su strade diverse ed è più lungo di quello di un tempo.

Oggi, quel percorso tirato a lucido è pronto per far sfrecciare i carretti per la 40^ edizione della Carriera di San Martino di Sinalunga che prenderà il via venerdì 8 novembre alle 17:30, con la Santa Messa e l’apertura della reliquia di San Martino, a cui seguirà alle ore 21:00 il concerto ‘The Wall’ al Teatro Ciro Pinsuti. Sabato 9 novembre alle ore 14:00 inizieranno le prove libere degli equipaggi dei nove rioni. La giornata principale sarà quella di domenica 10 novembre, con l’apertura dei mercatini in Piazza Garibaldi e la partecipazione dei figuranti della rievocazione storica della vita di San Martino, a cura dell’Associazione Culturale Astrolabio, già dalle ore 9:00. Seguiranno le batterie di gara per tutta la giornata, fino alla sfida finale che si terrà alle ore 17:30 (Qui il programma completo).

Foto di Krizia Vannuccini durante la lavorazione dello stendardo

Quest’anno sarà introdotta un’importante novità, ovvero l’aggiunta di nove equipaggi femminili, uno per rione, che contribuiranno a decidere la classifica per lo scontro finale e a incoronare il rione vincitore.
L’edizione 2019 sarà ricordata anche come un inno contro i cosiddetti ‘muri della vergogna’. Lo stendardo che andrà al rione vincitore, infatti, sarà dedicato ai 30 anni dalla caduta del muro di Berlino, avvenuta il 9 novembre 1989, e raffigurerà il famoso bacio tra Leonid Breznev ed Erich Honecker del 1979. L’idea di dedicare la corsa all’anniversario della caduta del muro di Berlino è molto cara agli organizzatori e agli amministratori del Comune di Sinalunga, in quanto il 9 novembre 2019 ricorre anche la giornata nazionale di mobilitazione contro i muri della vergogna, in cui si uniranno le voci di quanti credono nei valori della libertà, della fraternità, della pace e dei diritti umani.

Lo stendardo 2019 è stato dipinto da Krizia Vannuccini, artista foianese ma sinalunghese d’adozione, con le rifiniture a cura del costumista Massimo Gottardi. Krizia, per la realizzazione dello stendardo, è stata ispirata proprio dal bacio fraterno tra il presidente tedesco orientale Erich Honecker e il leader sovietico, come simbolo di abbattimento di ogni tipo di muro, sia fisico che ideologico.

Bibliografia

  • Famiglia Cristiana
  • “Sinalunga, frammenti di tradizionee vita quotidiana 1999” – Proloco Sinalunga Edizioni Luì
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Valdichiana Teatro – Stagione 2019/2020

Stagioni teatrali, spettacoli, corsi di recitazione: in Valdichiana la cultura teatrale è sempre più diffusa e vivace! Il nostro magazine segue da tempo le attività legate al teatro nel territorio,…

Stagioni teatrali, spettacoli, corsi di recitazione: in Valdichiana la cultura teatrale è sempre più diffusa e vivace! Il nostro magazine segue da tempo le attività legate al teatro nel territorio, tra i cartelloni invernali e i festival estivi: Valdichiana Teatro è il tentativo di mettere in relazione tutte le persone che in questo territorio apprezzano e vivono il mondo teatrale. Non soltanto informazioni e calendari degli spettacoli, ma anche un gruppo di discussione, interviste e approfondimenti, un magazine digitale completamente gratuito e tante altre iniziative che andranno ad arricchire tutti gli appassionati locali e non solo.


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Le Stagioni Teatrali in Valdichiana 2019/2020









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Le Fattorie Granducali in Valdichiana

Le fattorie granducali hanno contribuito nei secoli a creare l’immagine più conosciuta e amata della Valdichiana. Provate a sedervi, chiudete gli occhi e pensate a questa meravigliosa terra. Posso supporre…

Le fattorie granducali hanno contribuito nei secoli a creare l’immagine più conosciuta e amata della Valdichiana. Provate a sedervi, chiudete gli occhi e pensate a questa meravigliosa terra. Posso supporre che avrete visualizzato dolci colline, attraversate da bianche strade sterrate delimitate da alti cipressi, che salgono fino a vecchissime ville in mattoni in cui chiunque, almeno una volta nella vita, ha pensato “come sarebbe bello vivere lì”.

La valle attraversata dal Clanis, l’antico fiume dell’Etruria meridionale, abbonda di antiche fattorie costruite nella prima metà del XVIII secolo, come passo conclusivo del processo di bonifica e appoderamento della Valdichiana iniziato nei primi anni del ‘500 dalla dinastia Medici. Dopo decenni dedicati al risanamento della palude, che copriva 8.800 ettari di terreno e si estendeva da Arezzo a Chiusi, i fiorentini, che si erano impossessati dei territori di Arezzo nel XIV secolo e di Siena dopo la Battaglia di scannagallo nel 1554, ordinarono la costruzione di tredici fattorie. Disposte in modo da coprire l’intera vallata, queste imponenti abitazioni erano riservate ai proprietari terrieri o ai loro contadini e servivano a organizzare i lavori agricoli di tutti i terreni coltivati a cui facevano riferimento: i terreni erano suddivisi in poderi, generalmente condotti con il sistema della mezzadria. Le fattorie granducali in Valdichiana erano le seguenti: Foiano, Bettolle, Abbadia, Acquaviva, Dolciano, Chianacce, Creti o S. Caterina, Montecchio Vesponi (che comprendeva anche Capannacce), Brolio, Pozzo, Frassineto e Font’a Ronco.

È possibile leggere la Valdichiana granducale come l’esito di un grande piano che ha proceduto dal generale al particolare: piano territoriale, con la scelta tra le strategie e le opzioni di fondo; bonifica per colmata o per essiccamento; modalità insediative e appoderamento; ruolo delle colmate; ruolo dei canali allaccianti nell’assicurare lo scolo delle acque alte provenienti dalle colline; previsione delle vie e dei ponti principali, del numero e della dimensione delle varie fattorie; il loro piano urbanistico; la suddivisione in poderi ecc. Un percorso che ha permesso a queste meravigliose fattorie del ‘700 di giungere fino a noi, con la loro ricchezza storica che, come scrive il Prof. Gian Carlo Di Pietro nell’Atlante della Val di Chiana, fa di questa terra un monumento dell’identità toscana.

Nel corso degli anni le fattorie sono più volte cadute in disgrazia, ma sono comunque giunte fino a noi nel loro splendore, ricche di fascino e di tradizione. Nel 1799, a seguito dell’avvento di Napoleone in Italia, tutti i beni, comprese queste ville, vennero incamerati dal Governo francese; durante la Restaurazione passarono ai Lorena e da questi, infine, al nuovo Regno d’Italia, che le vendette a privati.

[Le immagini delle fattorie sono tratte da G. F. Di Pietro (a cura di), Atlante della Val di Chiana, Debatte Editore, Livorno, 2009]

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L’app che cambia la guida delle auto elettriche: intervista all’ideatore Leonardo Spacone

Le auto elettriche vengono sempre più diffusamente considerate le auto del futuro, avendo con il loro debutto sul mercato, fin da subito rappresentato un momento di svolta nel modo di…

Le auto elettriche vengono sempre più diffusamente considerate le auto del futuro, avendo con il loro debutto sul mercato, fin da subito rappresentato un momento di svolta nel modo di intendere la mobilità. Silenziose ed ecosostenibili, con emissioni inquinanti pari a zero, e un costo di alimentazione minore di quello delle auto tradizionali, sono al centro dei piani di sviluppo e innovazione delle case costruttrici, orientate verso produzioni in grado di incontrare sia la capacità economica degli utenti, che il rispetto dell’ambiente.

Così l’attenzione del settore è ormai focalizzata su combinazioni di tecnologia e design che possano attrarre l’interesse degli automobilisti, riuscendo a colmare quei dubbi che talvolta inibiscono dall’andare incontro alle novità. Parlando di auto elettriche, difatti uno dei punti che preoccupa maggiormente i potenziali acquirenti è la limitata autonomia di viaggio, inferiore rispetto alle auto a combustione, con annesse tutte le problematiche che possono affacciarsi in fase di ricarica, come ad esempio nell’individuare le “colonnine” a cui fare rifornimento, o ancora nello stimare quanti kilometri si possono ancora fare con l’alimentazione accumulata. Ed è proprio osservando tali aspetti negativi che a Leonardo Spacone, ingegnere di Castiglione del Lago, è sorta l’idea di mettere a punto un sistema per implementare le potenzialità di questo tipo di vetture, con cui lui stesso viaggia per circa 80mila kilometri all’anno.

«L’esigenza di trovare una soluzione alla cosiddetta “range anxiety“, ossia l’insieme delle preoccupazioni che riguardano chi siede al volante in relazione a rifornimento e distanze da coprire, l’ho avuta quando per lavoro mi sono trovato ad affrontare viaggi di migliaia di kilometri a bordo di un’auto elettrica. È stato in quell’occasione che in prima persona ho sperimentato la difficoltà di organizzare il tragitto in base alle ricariche della batteria, innanzitutto per la poca semplicità nel prevedere quanto il rifornimento sarebbe durato, in secondo luogo per la poca affidabilità nell’individuazione delle colonnine presso le quali eventualmente fermarsi».

È così che è nata l’idea di Power Cruise Control?

«Sì, considerando che i dispositivi già in dotazione delle auto elettriche spesso forniscono informazioni fuorvianti, dedotte da dati medi e non prodotte da algoritmi e parametri personalizzati e costantemente aggiornati, ho realizzato questa applicazione da installare sullo smartphone. Permette di impostare il tipo di viaggio che si sta per affrontare, quindi per esempio si può scegliere la velocità con cui si ha intenzione di arrivare a destinazione, e restituisce una tabella di marcia personalizzata per le caratteristiche della propria auto, in cui sono indicati i tempi entro i quali, proseguendo alla velocità impostata, si sarà coperto un certo numero di kilometri e dunque capire quando e dove sarà necessario fermarsi a ricaricare. Ogni kilometro l’applicazione ricalcola la relazione tenendo conto di vari parametri, tra cui, oltre alla velocità di percorrenza, mappa, condizioni meteo, sensori di traffico e altri fattori che possono incidere sul consumo dell’auto».

Per realizzare questa applicazione ci sono voluti tre anni, sino alla decima versione, che è quella attualmente disponibile su PlayStore, dove si può scaricare al costo di 36 euro.

«Perché l’applicazione funzioni, occorre infine che sull’auto sia installato un dispositivo On Board Diagnostic, facilmente reperibile anche online, con cui tramite Bluetooth il sistema possa scambiare dati con lo smartphone. L’interfaccia per l’utente è molto intuitiva, compaiono due zone, una rossa e una verde e un’auto che procede in avanti: se l’auto si muove tra le due zone, significa che si sta procedendo in regola con la tabella di marcia, e che sarà necessario fermarsi a ricaricare quando il sistema ce lo ha predetto; se l’auto si sposta nella zona verde vuol dire che si sta impiegando meno risorse di quelle messe in conto ad inizio viaggio, per cui si arriverà con un eccesso di batteria rispetto a quella preventivata; se invece l’auto si muove nello spazio rosso, allora si sta mantenendo una velocità troppo elevata e la batteria dovrà essere ricaricata prima di arrivare alla destinazione annunciata, con il rischio però che non sia sufficiente ad arrivare alla prima colonnina presente lungo il percorso. Power Cruise Control si basa su algoritmi specifici per i vari tipi di auto elettrica, tra cui le versioni di Nissan Leaf e Renault Zoe, e presto arriverà anche la versione per Jaguar e Tesla».

Ma non potrebbe essere installata di serie nelle vetture elettriche?

«In teoria sì, ma forse le aziende preferiscono presentarlo come strumento aggiuntivo. Rispetto ai sistemi forniti, Power Cruise Control esegue calcoli basati sulle condizioni reali dell’auto, del tragitto e delle richieste del guidatore, per questo mi sento di dire che risolve il problema dell’insicurezza con la quale ci si può mettere al volante non sapendo con precisione quanta strada si potrà percorrere senza doversi fermare, o a volte anche dove fermarsi, perché magari il punto di ricarica segnalato è in realtà fuori uso».

C’è da chiedersi in che modo le auto elettriche dovrebbero farsi spazio nel mercato senza aver considerato di far viaggiare in piena tranquillità gli utenti. Fintanto però che oltre alle caratteristiche tecniche non sarà sufficientemente curato anche questo aspetto, non rimane che guardare con ammirazione a chi ha messo a disposizione le proprie competenze per fornire, attraverso la tecnologia, una soluzione concreta a un problema condiviso: dalla sua comparsa, l’app conta più di 500 download in tutto il mondo e, solo alcuni mesi, fa Leonardo è stato inserito nel progetto #GreenHeroes, la rubrica che l’attore Alessandro Gassmann ha dedicato alle storie di persone, aziende e comunità che hanno sviluppato attività imprenditoriali in difesa dell’ambiente.

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Bettolle in Rosa per il mese della prevenzione

Parafrasando – e decontestualizzando volontariamente – Gertrude Stein, verrebbe da scrivere Una rosa è una rosa è una rosa,  e proprio come una rosa, il movimento “Bettolle in Rosa” sta…

Parafrasando – e decontestualizzando volontariamente – Gertrude Stein, verrebbe da scrivere Una rosa è una rosa è una rosa,  e proprio come una rosa, il movimento “Bettolle in Rosa” sta crescendo ogni anno di più; sboccia ormai da quattro anni nel mese di ottobre, regalando, al piccolo paese della Valdichiana senese, una serie di eventi dedicati alla sensibilizzazione verso la prevenzione del tumore al seno, oltre che inanellare molte iniziative attraverso le quali l’autunno bettollino si anima, sostenuto da una nutrita partecipazione della comunità.

Non è il fiore, il riferimento del nome che il movimento ha acquisito, bensì è il colore, con il quale ormai da qualche anno i palazzi, i monumenti, le strade del paese vengono letteralmente vestiti. La prima attività che ha caratterizzato il comitato di Bettolle In Rosa nel 2016, infatti, è stata la pratica dell’urban knitting: in poche settimane sono stati prodotti 280 quadrati di lana in tonalità rosa, che sono andati a circondare i tronchi dei tigli che perimetrano la carreggiata di Viale delle Rimembranze, le panchine, i lampioni, i cartelli stradali. Da quell’ottobre, il Rosa persistente e pervasivo di Bettolle, diventa il colore della prevenzione, il gesto cromatico che sensibilizza la prevenzione del tumore al seno.

Dall’anno successivo la pratica diventa il contorno di attività specifiche, con convegni, incontri, occasioni di prevenzioni, con screening gratuiti e musica; nel 2018, infatti, viene organizzato il primo Concerto in Rosa – del quale la nostra testata è partner – ed anche una lotteria interna, che ha permesso di donare al reparto di oncologia degli Ospedali Riuniti Valdichiana di Nottola, 1830.00 euro, destinati al supporto psicologico ai diagnosticati.

«Il 2019 ha visto un arredo urbano molto allargato, ad esempio con la decorazione dell’acquedotto molto visibile da lontano» Afferma Rita Reggidori – una delle principali attiviste del gruppo di lavoro Bettolle in Rosa – felice dell’incremento numerico delle donne coinvolte nelle pratiche del comitato «Quest’anno anche un gruppo di donne di Guazzino si è attivato e stanno fattivamente collaborando: infatti il rosa ha coperto anche i giardini di Guazzino, fino ad arrivare all’Auser di Sinalunga. Il comune di Torrita di Siena, inoltre, ci ha contattate per partecipare a un convegno informativo, con varie associazioni del territorio, per il giorno 28 ottobre. Siamo felici che Bettolle in Rosa sia stata una scintilla che sta accendendo la sensibilità anche delle comunità vicine».

L’apertura dell evento 2019 è stata la Passeggiata in Rosa, il 5 ottobre, con partenza da Bettolle ed arrivo a Sinalunga, per un percorso di circa 6 Km, che ha visto la partecipazione di quasi 200 persone. Le attività di quest’anno si caratterizzano anche per le importantissime collaborazioni dell’Altletica di Sinalunga, del gruppo Nordik di Lucignano, i circoli Auser di Bettolle e Sinalunga, la Misericordia, l’amministrazione comunale e la Polizia Municipale.

«Tra le tante attività del 2019 ricordiamo gli screening gratuiti presso la Farmacia 2 di Sinalunga, il 18 ottobre il 2° concerto in Rosa, al Tjmory Pub e infine, il 20 ottobre il pranzo all’Auser Bettolle, come conclusione dell’evento». Continua Rita Reggidori, «L’obiettivo anche quest’anno rimane quello di poter sostenere il supporto psicologico nel reparto oncologia dell’ospedale di nottola, magari superando la cifra del 2018».

«Bettolle in rosa è un gruppo, un team di 7 donne che ne coordinano circa altre 60/70 per i manufatti, gli addobbi e tutto l’aiuto nella manifestazione. Non siamo un’associazione e ci tengo a ringraziare la Proloco che anche quest’anno, insieme all’amministrazione comunale, ci ha dato la possibilità di creare l’evento»

All’interno del ciclo di eventi di Bettolle in Rosa, torna anche il “Concerto in Rosa”: venerdì 18 ottobre 2019 a partire dalle ore 22, la seconda edizione del concertone autunnale a ingresso gratuito si terrà al Tjmory Pub e vedrà alternarsi una serie di voci femminili della Valdichiana accompagnate dalle band locali. Le offerte raccolte durante la serata verranno devolute all’ospedale di Nottola, per supporto psicologico oncologico.

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“Dillo a me”: a Chiusi apre un punto di ascolto per chi soffre di dipendenze

È nato a Chiusi il Punto di Ascolto “Dillo a me”, uno spazio dove le persone che soffrono di dipendenze possono aprirsi, parlare delle loro problematiche e trovare la strada…

È nato a Chiusi il Punto di Ascolto “Dillo a me, uno spazio dove le persone che soffrono di dipendenze possono aprirsi, parlare delle loro problematiche e trovare la strada verso la terapia. La presentazione del nuovo punto di ascolto era avvenuta lo scorso 21 settembre con un convegno dal titolo “Liberi dalle dipendenze” presso la sala conferenze San Francesco di Chiusi.

L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione degli Anziani (A.D.A.) della provincia di Siena con l’intento di sensibilizzare e offrire un punto di riferimento per tutta la popolazione sulla tematica delle dipendenze. L’apertura dello spazio è la fase conclusiva di un percorso di contrasto alle dipendenze iniziato dal Comune della Città di Chiusi nel luglio 2018 portato avanti tramite convegni e incontri sulla tematica in collaborazione con il SERD della Zona Amiata Val d’Orcia e Valdichiana Senese. Ed è stata proprio l’A.D.A. a volere fortemente la creazione di un Punto di Ascolto sulle dipendenze dopo aver rilevato nella comunità il bisogno di aprirsi e affrontare una tematica così delicata.

Il servizio, completamente gratuito e attentissimo alla riservatezza della privacy di chi vi si rivolge, si è ufficialmente attivato nella prima settimana di ottobre. La presidente Nellina Quitti ha sottolineato l’importanza di dare ascolto alle necessità di chi soffre di dipendenze: «In generale sono situazioni molto difficili. Il problema non si limita alla complicata decisione di riconoscersi in difficoltà, ma si allarga al disagio della richiesta di aiuto. Aprirsi o confidarsi a degli estranei può sembrare un muro insormontabile. Ma la certezza è che una volta abbattuto questo ostacolo, la condivisione delle proprie esperienze risulterà molto più semplice e indirizzata verso la soluzione».

Al Punto di Ascolto lavorerà il personale formato direttamente dal SERD di Chianciano al quale si aggiunge il Dottor Becattini, un esperto psichiatra.

«Vorremmo che da noi si rivolgessero tutte quelle persone che soffrono a causa di dipendenze» ha dichiarato la presidente Quitti «siamo pronti ad ascoltare le loro storie, le loro difficoltà, le loro paure e le loro debolezze. Quello che voglio dimostrare è che con l’aiuto giusto si può uscire da certi tunnel che possono sembrare infiniti. Vorremmo dare speranza a tante persone».

Soltanto nella zona di Chiusi, secondo l’A.D.A., ci sono molte persone affette da dipendenze: giovani, adulti e anche anziani. La dipendenza da sostanze stupefacenti e quella da alcol sono ormai diventate una piaga tra i giovani, che oltretutto stanno cadendo vittime della ludopatia, convinti di trovare fortuna e una soluzione alla loro condizione di indigenza.

«Ci vuole coraggio sia da parte di chi soffre, che da parte delle istituzioni. Bisogna far venire allo scoperto chi soffre» ha continuato Nellina Quitti. «Il nostro vuole essere un punto d’ascolto per dubbi e informazioni, e uno strumento per tutti, operatori del settore e cittadini. Sarà quindi un’esperienza di prevenzione, di contatto con il territorio e di analisi, perché le dipendenze non devono essere solo curate».

Il Punto di Ascolto “Dillo a me” si trova nella Sede operativa dell’Associazione A.D.A. in Via Cassia Aurelia I, 88/90, Chiusi stazione aperto il primo e l’ultimo sabato del mese dalle 10:30 alle 12:30 e il secondo e terzo mercoledì del mese dalle 17:30 alle 19:00. Per maggiori informazioni è possibile contattare la segreteria organizzativa dell’associazione al numero 0578/226644.

Il convegno di presentazione del punto di ascolto a Chiusi

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Cento anni di storia, cento anni di ricordi, cento anni di Fiera alla Pieve

“Si viaggiava tutti a piedi e ci volevano tre ore per andare alla Fiera alla Pieve e tre ore per tornare, si portava il pane e si comprava la porchetta…

“Si viaggiava tutti a piedi e ci volevano tre ore per andare alla Fiera alla Pieve e tre ore per tornare, si portava il pane e si comprava la porchetta (…) ma buona, buona davvero!” – La Nazione” del 1978

Il profumo di porchetta e dei brigidini, il banchino delle giuggiole all’angolo della chiesa, un amico perso di vista e riabbracciato dopo molto tempo, chiunque abiti in Valdichiana ha un ricordo legato alla Fiera alla Pieve, la fiera più bella del mondo. Da oltre 100 anni, i primi giorni di ottobre, tutto il territorio di Sinalunga diventa protagonista della Valdichiana con la storica Fiera alla Pieve. Alle origini i giorni di Fiera erano tre e cadevano nella seconda settimana di ottobre in occasione dei festeggiamenti della Madonna del Rosario custodita all’interno della Pieve di San Pietro ad Mensulas. Centinaia di pellegrini del centro Italia arrivavano a Sinalunga per onorare la Madonna e a loro seguito, giungevano anche alcuni macellai che si operavano per rifocillare i pellegrini stanchi. Il loro piatto forte era la porchetta, è per questo motivo che questo prodotto è diventato il simbolo pagano della Fiera alla Pieve.

Ma è dal XIX secolo che la Fiera alla Pieve cambia volto, il mercato del bestiame aveva preso il sopravvento sull’aspetto religioso e vista la grande estensione del mercato del bestiame, molto più grande di quella dei normali mercati che ancora oggi si svolgono attualmente in Valdichiana, ha preso il nome di fierone. La crisi della mezzadria e la fine del sistema mezzadro ha ulteriormente cambiato la Fiera alla Pieve: attualmente è una fiera molto estesa che occupa tutto il territorio della Pieve di Sinalunga, non è più presente il mercato del bestiame da fattoria, ma da dieci anni a questa parte nell’ambito della Fiera si svolge la Fiera dell’Agricoltura che valorizza e promuove uno dei prodotti d’eccellenza del nostro territorio, la Chianina.

Anche il luna park, che fa da corredo alla fiera, ha avuto un’evoluzione storica: alle origini le giostre venivano fatte girare da cavalli. È negli anni ’60 che cambia aspetto e luogo, le giostre, prima di trovarsi nella posizione attuale, vennero collocate nella piazza davanti alla stazione ferroviaria di Sinalunga; all’epoca c’erano anche i “baracconi” con spettacoli di saltimbanchi e acrobati e alcuni cantastorie.

Se la fine della mezzadria ha modificato la fiera, invariate sono rimaste le tradizioni gastronomiche della porchetta e del sedano, del croccante e del ‘cacio’. Centinaia di banchi, il giorno del fierone offrono in vendita ogni tipo di genere dagli alimentari all’abbigliamento , dall’oggettistica alla ferramenta. Oggi come allora, la tradizione della Fiera alla Pieve si tramanda di generazione in generazione, cambiano le merci, i tempi e ritmi, ma questo evento mantiene intatti i valori di un tempo. Ed è solo con l’ultimo scoppio dei fuochi d’artificio, organizzati dalla parrocchia di San Pietro ad Mensulas, si può dire che ‘la fiera è finita, al prossimo anno!”

Questa è la storia della Fiera alla Pieve, storia che i sinalunghesi continueranno a scrivere con l’edizione 2019 che si svolgerà dal 6 al 8 ottobre e il 12 e 13 ottobre. Dieci giorni in cui niente è lasciato al caso, dalle esposizioni, ai convegni, dalla promozione del territorio alle cene, dallo street food agli ebook, tutto per far rivivere quei lontani anni di inizio 900, quando si arrivava alla Fiera alla Pieve con carri trainati da bovi e biciclette per vendere e comprare, ma anche per allietarsi dopo una lunga stagione passata nei campi.

Programma dell’edizione 2019Sabato 5 ottobre alle  ore 18:00 presso il piazzale della stazione FF.SS. di Sinalunga apertura della X^ edizione della Fiera dell’Agricoltura con il convegno dal titolo ‘Agricoltura volano di sviluppo’ e apertura dello street food del Gigante Bianco. Nella mattinata di domenica 6 ottobre, è in programma la Gran Fondo “Sinalunga Bikea cura del Donkey Bike Club Sinalunga, mentre alle ore 9:00, presso l’area della Fiera dell’Agricoltura, prenderà il via il mercatino della filiera corta e alle ore 10:00 l’inaugurazione dell’esposizione dei bovini di razza chianina iscritti al libro genealogico. Alle ore 14:00 inizio fiera per le vie di Pieve di Sinalunga e  alle 17:30, nell’ambito della Fiera dell’Agricoltura, presentazione della ricerca del “Dai mercati al web: cultura orale e tradizioni digitali”, ideata da Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte e Fondazione Monte dei Paschi di Siena e condotto da Valentina Chiancianesi e Alessio Banini. Lunedì 7 ottobre alle ore 19:00 apertura dello street food e alle 19:30 Cena di Beneficenza ‘I Sapori della Valdichiana’, che oltre a promuovere le eccellenze enogastronomiche del nostro territorio, ha come fine ultimo quello di sostenere i ragazzi dell’Habitat, l’appartamento destinato alla “vita indipendente” del progetto sperimentale “I luoghi dell’ Habitare” che la Società della Salute Valdichiana Senese ha realizzato per l’inserimento nel percorso di riabilitazione di persone con prevalente disabilità intellettiva. La cena è nata dalla collaborazione del Comune di Sinalunga e dei ristoratori e attività locali: Ristorante ‘Lo Zafferano’ e ‘Osteria dell’Aglione’, Ristorante Walter Redaelli, Ristorante Da Forcillo, Ristorante Betulia di Nicola Masiello, Ristorante Santorotto di Massimo Terrosi, Pasticceria Divina Commedia, Pasticceria Marcucci e Pasticceria Pariv. Inoltre saranno ospiti della serata anche i vini con loro etichette: Viticoltori senesi aretini, Vecchia Cantina di Montepulciano e Azienda Trequanda. Il programma poi continua martedì 8 ottobre con il Fierone, in cui saranno presenti banchi di vendita ambulanti con ogni tipo di merce, dagli alimenti all’abbigliamento, mentre nello spazio espositivo della X^ Fiera dell’Agricoltura, alle ore 9:00 prenderà il via il mercatino della filiera corta, alle ore 10:00 l’inaugurazione dell’esposizione dei bovini di razza chianina iscritti al libro genealogico, alle 11:00 verrà aperto lo street food e nel pomeriggio, alle ore 16:30 verranno premiati i bovini di razza iscritti al libro genealogico. Alle 17:30 è in programma il convegno dal titolo ‘Alla scoperta dei grani antichi’. Nella mattina di sabato 12 ottobre alle 10:30 è in programma l’incontro ‘Alla ricerca del passato’ con l’istituto J. Lennon, alle 17:00 apertura dello street food del Gigante Bianco e alle 18:00 il convegno ‘Le donne mezzadre’ con la partecipazione dell’UDI. Infine la mattina di domenica 13 ottobre spazio alla 43esima “Passeggiata alla Fiera” a cura dell’Atletica Sinalunga, mentre alle ore 9:00, presso l’area della Fiera dell’Agricoltura, prenderà il via il mercatino della filiera corta e alle ore 10:00 esposizione animali della fattori, alle ore 10:15 ciclopedia ‘Borghi & Chianina’, alle 10:30 apertura della mostra trattori d’epoca in memoria di Mario Mazzetti. Ore 11:30 apertura dello street food, alle ore 14:00 inizio fiera per le vie di Pieve di Sinalunga, alle 17:30, spazio Fiera dell’Agricoltura, convegno dal titolo ‘Ferrovie minori e cicloturismo’, alle ore 19:00 veglia contadina e per concludere la lunga settimana di eventi spettacolo pirotecnico a cura della parrocchia di Pieve di Sinalunga San Pietro ad Mensulas.

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Settimana Foianese: l’ANPI incontra gli studenti delle scuole medie

Da venerdì 20 fino a domenica 29 settembre si è svolta la Settimana foianese, organizzata dalla Pro Loco di Foiano della Chiana in collaborazione con il Comune e le associazioni…

Da venerdì 20 fino a domenica 29 settembre si è svolta la Settimana foianese, organizzata dalla Pro Loco di Foiano della Chiana in collaborazione con il Comune e le associazioni cittadine. Dieci giorni di iniziative culturali, culinarie, artistiche e sportive che hanno messo in luce le eccellenze chianine e foianesi. Le prime edizioni erano caratterizzate dagli artigiani locali che prendevano il loro spazio nei fondi del centro storico per esporre i propri prodotti e le loro opere; nel corso del tempo l’evento si è arricchito di occasioni di intrattenimento e di conoscenza, per vivere pienamente il borgo foianese. “Saperi e Sapori” è il nuovo nome che è stato dato a questa manifestazione che per dieci giorni ha riempito il centro storico del paese di musica, concerti, eventi, conferenze, laboratori e spettacoli

Nell’ambito di questa ricca serie di eventi è stata avviata una collaborazione tra l’Istituto Omnicomprensivo Guido Marcelli e la sezione locale dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), che si è concretizzata nella visita guidata all’Istituto storico dell’Antifascismo e della Resistenza in Valdichiana “Bernardo Melacci”. Gli studenti delle scuole medie hanno quindi avuto l’opportunità di visitare il centro di documentazione e l’archivio storico, che contiene un patrimonio documentario e bibliografico  che ha lo scopo di conservare per le future generazioni e per tutti gli studiosi le testimonianze del periodo della Resistenza.

L’enorme valore storico e culturale dell’Archivio di Piazza Cavour è stato mostrato ai giovani studenti degli ultimi anni delle scuole secondarie che si stanno avviando allo studio della Seconda guerra mondiale e della Lotta di liberazione nazionale. Ai ragazzi e alle ragazze è stata illustrata la storia dell’Istituto ed è stato spiegato loro il metodo di indagine impiegato dai ricercatori per la raccolta delle fonti. Hanno potuto toccare e maneggiare gli strumenti utilizzati da Ezio Raspanti, fondatore dell’Archivio, per la raccolta delle testimonianze e, infine, hanno esaminato alcuni dei risultati della ricerca, conservati all’interno dei fascicoli tematici.

A partire dagli anni Settanta l’Istituto storico ha promosso studi e ricerche che hanno messo in rilievo l’importanza della guerra partigiana tramite la raccolta delle testimonianze dirette di quegli avvenimenti e di materiale documentario sull’Antifascismo e la Resistenza toscana e della Valdichiana in particolare. Le fonti raccolte permettono anche di avere un quadro chiarissimo delle classi subalterne e del movimento contadino e operaio dall’inizio del Ventesimo secolo.

Mariangela Raspanti, Presidente dell’ANPI sez. Foiano della Chiana, si è detta «enormemente soddisfatta dall’opportunità che si è creata grazie alla volontà della Dirigente scolastica Anna Bernardini e quella della professoressa Laura Paolini. L’importanza di far conoscere la storia locale e nazionale ai ragazzi in maniera così approfondita e l’opportunità di parlare loro del metodo scientifico che sta alla base della ricerca storica è stata un’occasione formativa molto importante, che sicuramente andrà ad arricchire il loro bagaglio culturale. Ci terrei molto a ringraziare anche il Presidente della Pro Loco di Foiano, Luca Posani, per l’impegno che mette nel valorizzare le nostre eccellenze».

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Il Bruscellino, alle origini di una scena “come si faceva nelle aie”

Deve essere sorta un’espressione di curiosità sui volti dei visitatori che lo scorso 16 settembre, visitando Montepulciano, si sono trovati improvvisamente a doversi stringere ai lati delle strade del centro…

Deve essere sorta un’espressione di curiosità sui volti dei visitatori che lo scorso 16 settembre, visitando Montepulciano, si sono trovati improvvisamente a doversi stringere ai lati delle strade del centro storico, per lasciar passare un corteo di persone, vestite come se fossero appena uscite da un podere del primo Novecento.

Difatti, si presentavano così i componenti della Compagnia Popolare del Bruscello, che prima in Piazza Grande, poi in Piazza delle Erbe e infine davanti al Sagrato di Sant’Agostino, hanno proposto per questa edizione del Bruscellino, la rappresentazione della storia di Brancaleone: una commedia vivace, diversa nei toni e nella trama dalle vicende più drammatiche solitamente messe in scena, con l’accompagnamento musicale dell’orchestra, per il Bruscello che si svolge invece nel mese di agosto.

Franco Romani, che del Bruscellino “come si faceva nelle aie”, è coordinatore artistico, ha raccontato come questo tipo di rappresentazione rievochi la tradizione, anticamente portata avanti da gruppi di cantori nelle campagne, di spostarsi di podere in podere per narrare storie e stornelli. Si trattava di un’usanza diffusa in Valdichiana soprattutto d’inverno, quando le poche ore di sole e lo scarseggiare del lavoro nei campi consentivano alle famiglie di avere il tempo per radunarsi attorno al focolare, ascoltare i racconti e infine brindare con un bicchiere di vino.

Dalla necessità di conservare un legame con questa tradizione, da 11 anni a Montepulciano viene allestito il Bruscellino, uno spettacolo in rima che riproduce il caratteristico tratto di itineranza nel fatto di venir messo in scena in più luoghi diversi del centro storico. Per richiamare la forma originale, il Bruscellino conserva lo stile contadino negli abiti dei personaggi, i quali all’interno di due carriole portano con sè i pochi oggetti di scena necessari a far capire i ruoli ricoperti nello svolgimento della storia.

La fronda d’albero alla quale un tempo si legavano fiocchi e campanelli, e che veniva portata dal “Vecchio” in testa alla compagnia, è sempre presente per annunciarne l’imminente arrivo, così come ancora oggi un fisarmonicista esegue la base musicale su cui viene cantato il testo, diviso in quartine. Gli argomenti narrati, tanto noti che bastava un semplice accenno per richiamare negli spettatori tutta la vicenda, erano messi per iscritto da chi nel paese poteva vantare una cultura più vasta, anche se poi i Bruscellanti, oltre a recitare il copione, potevano aggiungere battute proprie, laddove la memoria non li assistesse.

Oggi i testi vengono tratti da fonti diverse, che sia il Decamerone di Boccaccio per la messa in scena della storia di Frate Cipolla, o i celebri film diretti da Mario Monicelli per Brancaleone, come appunto quest’anno. La sceneggiatura così prende vita anche sulle corde dei Bruscellanti, cantanti amatoriali, presenti all’interno della compagnia, in modo che la loro voce sia coerente con il personaggio che devono interpretare e, per esempio, gli attori recitino le proprie battute su arie diverse e non su una unica come accadeva un tempo.

Se dal 1939 il Bruscello è andato evolvendosi, fino a diventare uno spettacolo complesso anche dal punto di vista scenografico, il Bruscellino, iniziato a essere nuovamente rappresentato nell’anno della 70ª edizione come una riduzione di Pia De’ Tolomei di Bartolomeo Sestini, mira oggi a riprodurre il più finemente possibile un’espressione culturale della tradizione della Valdichiana, che incontra casistiche simili a Castelnuovo Berardenga e San Casciano in Val di Pesa, oltre che nelle forme del Maggio, anticamente eseguito all’inizio della bella stagione, e del Sega la Vecchia, che usava svolgersi invece in periodo di Quaresima. Si tratta, per tutte, di forme di rappresentazione che affondano le proprie radici nella storia locale, a metà tra l’intento di diletto e quello celebrativo della vita rurale.

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Drammaturgia della Canzone – Intervista a La Rappresentante di Lista

Abbiamo incontrato Dario Mangiaracina e Veronica Lucchesi de La Rappresentante di Lista dopo il loro show al Live Rock Festival di Acquaviva il 1 settembre 2019. In un dialogo costante…

Abbiamo incontrato Dario Mangiaracina e Veronica Lucchesi de La Rappresentante di Lista dopo il loro show al Live Rock Festival di Acquaviva il 1 settembre 2019. In un dialogo costante tra drammaturgia della canzone ed energia esecutiva dei brani, il loro live è annoverato tra i migliori dell’ultima stagione musicale italiana. Figlio di un lungo percorso di ricerca e di scrittura, il loro ultimo disco Go Go Diva segna un traguardo che conferma la qualità compositiva di quella che è senza dubbio una delle più importanti band della nostra scena indipendente. Tommaso Ghezzi ha parlato con loro delle tematiche principali del disco, delle legature creative che si creano tra musica e teatro, di Sicilia, di Toscana e di futuro.

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