La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Categoria: Territorio

San Biagio, un caso architettonico con tanto da raccontare

Il 500° anniversario della posa della prima pietra del tempio di San Biagio ha offerto l’occasione per conoscere in modo più approfondito l’edificio rinascimentale progettato a Montepulciano da Antonio da…

Il 500° anniversario della posa della prima pietra del tempio di San Biagio ha offerto l’occasione per conoscere in modo più approfondito l’edificio rinascimentale progettato a Montepulciano da Antonio da Sangallo. Nell’ambito delle iniziative organizzate per celebrare la ricorrenza, concentrate soprattutto nello scorso fine settimana in ricordo di quel 15 settembre 1518 in cui ebbero inizio i lavori di costruzione del Tempio, non sono mancati incontri sul tema degli aspetti architettonici che ne fanno una costruzione tra le più significative dell’arte rinascimentale.

Tra questi, il professor Mauro Cozzi, docente dell’Università di Firenze, ha presentato, nel corso di una Lectio Magistralis alla presenza di Don Domenico Zafarana e dell’Architetto Riccardo Pizzinelli, i risultati emersi durante il suo lavoro di studio e ricerca sulla storia dell’edificazione di San Biagio.

Temi centrali della conferenza, la spiegazione della tradizione artistica da cui proviene la struttura a pianta centrale e la ricorrenza dell’elemento del cerchio, una caratteristica che accomuna edifici sorti in tempi e in luoghi diversi, dal Pantheon di Roma alla basilica di Santa Sofia di Instambul, a conferma di come le influenze culturali abbiano sempre viaggiato, insieme alle persone, attraverso Oriente e Occidente, e di quanto questa continua commistione di stili sia stata un soffio vitale per l’arte.

Il Rinascimento ha fatto dell’architettura a pianta centrale il proprio paradigma ideale per le costruzioni sacre, investendo il cerchio attorno al quale l’edificio si sviluppa del valore simbolico e mistico che solo la perfezione può avere. San Biagio si cala dunque in un contesto culturale dominato dall’equilibrio della geometria, quale forma più adatta a mettere in collegamento l’uomo, che neanche trent’anni prima Leonardo da Vinci aveva rappresentato iscritto nelle proporzioni vitruviane, con l’elemento divino. Quello della costruzione del tempio poliziano è un racconto costellato da aneddoti intrecciati a fatti storici.

A tal proposito, il professor Cozzi ha parlato della sostituzione della copertura in maiolica della cupola con delle più costose lastre di piombo, agli inizi del ‘600, come l’effetto di due possibili cause: la Controriforma, che impose per gli edifici sacri delle soluzioni estetiche più sobrie, o la diminuzione dell’attività solare che nel 1601 provocò un abbassamento delle temperature tale da portare l’Arno alla glaciazione.

Questi e tanti altri gli elementi sono stati affrontati in un pomeriggio di cui protagonista è stato un caso architettonico con ancora tanto da svelare e che proprio per questo continuerà ad attrarre attenzione e curiosità anche quando le luci per la festa del suo 500° anniversario si saranno spente.

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Alla scoperta delle Terre del Perugino – Trekking del Perugino da Paciano a Panicale

Dalla stretta collaborazione tra le Amministrazioni Comunali di Città della Pieve, Panicale, Paciano e Piegaro e Sistema Museo, gestore dei loro servizi turistici e museali, è nato “Terre del Perugino“….


Dalla stretta collaborazione tra le Amministrazioni Comunali di Città della Pieve, Panicale, Paciano e Piegaro e Sistema Museo, gestore dei loro servizi turistici e museali, è nato “Terre del Perugino“. Questo nuovo brand turistico è costituito dalla rete integrata dei musei e degli uffici turistici del territorio dei quattro comuni, decisi a proporsi al pubblico come un’area omogenea accomunata da aspetti ambientali, culturali, artistici e gastronomici affini.

Filo conduttore di questa nuova offerta è Pietro Vannucci, detto il Perugino, da cui il nome del brand, il più celebre figlio di Città della Pieve, che con la sua arte ha dato lustro e fama a questo lembo d’Umbria ed ha lasciato numerose opere in tutta la zona.

Novità importante di tutto il progetto è il portale www.terredelperugino.it, già online, dove il turista può consultare gli orari degli uffici turistici e dei musei, le loro tariffe, ma soprattutto acquistare i biglietti, le visite guidate, i laboratori e i pacchetti.


Paciano, uno dei borghi più belli d’Italia, è la meta ideale per chi ama perdersi in vicoli e scorci caratteristici ma anche per chi ama passeggiare immergendosi nella natura. Proprio questo ambiente naturale è l’oggetto di questo bell’itinerario escursionistico che collega Paciano a Panicale.

Il percorso di trekking parte in salita poco dopo l’uscita dal paese di Paciano in direzione Panicale. La prima parte del sentiero è all’interno del bosco misto di querce, castagni e arbusti della macchia mediterranea. Una volta arrivati sul crinale si prosegue verso il Monte Pausillo attraversando un viale alberato di pini e si arriva all’area picnic del Pausillo dentro una pineta. Dopo una sosta obbligata nell’area, si torna indietro per proseguire verso la cima del Monte Petrarvella, raggiunta la quale si apre una vista spettacolare sul lago Trasimeno a Nord est. Dopo aver ammirato il pasaggio si scende verso il centro di Panicale.

Giunti nel borgo medievale si lasciano le bellezze naturali per ammirare il centro storico e la bellezza dell’affresco rinascimentale “Martirio di S. Sebastiano” opera del Perugino, situato nella chiesa omonima. Al termine, si riprende la via del ritorno verso Paciano percorrendo una strada asfaltata che offre incantevoli scorci sia del lago che delle campagne sottostanti.

Per info e prenotazioni: Ufficio Turistico di Città della Pieve
Tel. 0578 298840 – mail: info@cittadellapieve.org

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Alla scoperta delle Terre del Perugino – Paciano

Dalla stretta collaborazione tra le Amministrazioni Comunali di Città della Pieve, Panicale, Paciano e Piegaro e Sistema Museo, gestore dei loro servizi turistici e museali, è nato “Terre del Perugino“….


Dalla stretta collaborazione tra le Amministrazioni Comunali di Città della Pieve, Panicale, Paciano e Piegaro e Sistema Museo, gestore dei loro servizi turistici e museali, è nato “Terre del Perugino“. Questo nuovo brand turistico è costituito dalla rete integrata dei musei e degli uffici turistici del territorio dei quattro comuni, decisi a proporsi al pubblico come un’area omogenea accomunata da aspetti ambientali, culturali, artistici e gastronomici affini.

Filo conduttore di questa nuova offerta è Pietro Vannucci, detto il Perugino, da cui il nome del brand, il più celebre figlio di Città della Pieve, che con la sua arte ha dato lustro e fama a questo lembo d’Umbria ed ha lasciato numerose opere in tutta la zona.

Novità importante di tutto il progetto è il portale www.terredelperugino.it, già online, dove il turista può consultare gli orari degli uffici turistici e dei musei, le loro tariffe, ma soprattutto acquistare i biglietti, le visite guidate, i laboratori e i pacchetti.


Paciano, uno dei borghi più belli d’Italia, è la meta ideale per chi ama perdersi in vicoli e scorci caratteristici ma anche passeggiare immergendosi nella natura. Il borgo fondato nel XIV secolo presso il Monte Petrarvella, a 391 m sul livello del mare, si presenta come una terrazza naturale sul lago Trasimento che conserva la sua antica pianta a forma di trapezio, racchiusa da una cinta muraria turrita. Al paese si accede da tre porte: porta Perugina, porta Fiorentina e porta Rastrella.

Itinerario “Centro storico”. Questo tour, della durata di circa un’ora e mezza, consentirà di assaporare e vivere la storia di questo antico borgo. Si parte da Palazzo Baldeschi dove è allestito Trasimemo, una vera e propria banca dati multimediale della memoria, che racconta tramite oggetti e video i saperi e i mestieri dei paesi del Trasimeno. La visita prosegue, addentrandosi nel cuore del centro storico, con la chiesa di San Giuseppe. Conosciuta come chiesa “di dentro”, è l’edificio religioso più antico del paese e conserva al suo interno la Madonna della Misericordia dipinta alla fine del XV secolo dalla bottega del Bonfigli. Negli ambienti della Confraternita del SS.Mo Sacramento si potrà visitare il museo parrocchiale con l’interessante affresco della Crocifissione, realizzato da Francesco di Nicolò da Castel della Pieve e datato 1452. Ultima tappa sarà il Santuario della Madonna della Stella, emblema della storia religiosa di Paciano, costruito appena fuori le mura, in cui sono custoditi affreschi del XVI secolo.

La didattica

Laboratorio sulla ceramica – Dedicato agli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado, è il laboratorio didattico sulla ceramica. Dopo aver visitato TrasiMemo i partecipanti del laboratorio saranno impegnati nella realizzazione di un oggetto in ceramica, sotto la guida di un’esperta artigiana. Manipolando l’argilla impareranno a modellare e a dare forma all’oggetto, stimolando la creatività e la concentrazione.

Laboratorio tessile – Dedicato agli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado, è il laboratorio didattico sulla tessitura. Una volta raccolte le informazioni relative alle tecniche della lavorazione a telaio durante la visita di TrasiMemo, i ragazzi saranno coinvolti in un interessante lavoro di tessitura, utilizzando telai personalizzati e guidati da un’esperta tessitrice. Attraverso l’esperienza della tessitura i ragazzi verranno a conoscenza della tecnica di intreccio tra ordito e trama così da ottenere il punto base della tessitura e sperimentare, sulla tela, tecniche libere di disegno.

Per info e prenotazioni: Ufficio Turistico di Città della Pieve
Tel. 0578 298840 – mail: info@cittadellapieve.org

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Una storia Rock’n’Roll: torna il Birranthology Festival, dal 24 al 26 agosto 2018

Dal 24 al 26 Agosto 2018, al Parco dell’Uccelliera di Scrofiano, il High Extravaganza Birranthology Festival celebra la storia del rock’n’roll. Non solo un semplice festival con esibizioni live, ma…

Dal 24 al 26 Agosto 2018, al Parco dell’Uccelliera di Scrofiano, il High Extravaganza Birranthology Festival celebra la storia del rock’n’roll. Non solo un semplice festival con esibizioni live, ma un vero e proprio viaggio nella cultura rockabilly, con l’estetica e la stravaganza delle sue radici negli anni ’50 fino alle più recenti espressioni di psychobilly, horror-punk e dello stile che ormai caratterizza il festival da più di dieci anni. Tutto accompagnato da una raffinatissima selezione di birre artigianali, all’insegna del motto craft not crafty, (artigianale, non finto-artigianale) che premia le piccole brewery indipendenti. Marchi di birrifici locali, che dimostrano un’attenzione particolare nei confronti del territorio, affiancati ad importanti brand internazionali, sempre appartenenti al circuito delle birre artigianali.  «Il lavoro del birraio è molto simile a quello del cuoco» affermano gli organizzatori «Entrambi lavorano con il fuoco e con le pentole, di varie dimensioni quelle del cuoco, enormi quelle del birraio. Il birraio però ha dei vincoli che il cuoco non ha. Quest’ultimo infatti può scegliere liberamente con quali materie prime comporre i propri piatti, mentre il birraio deve necessariamente utilizzare alcuni ingredienti: l’acqua, il malto d’orzo, il luppolo, il lievito». Le birre artigianali saranno servite rigorosamente in lattina, in pieno stile rockabilly. Non solo per fattori estetici ma anche di qualità. «Bere birra in lattina è un gesto purtroppo percepito come rozzo» continuano gli organizzatori «In realtà l’inscatolamento in lattina della birra rappresenta il metodo più efficace di conservazione del prodotto. Proporremo le birre locali alla spina, poiché la vicinanza fisica ai luoghi di produzione ci permette di avere massima espressione della loro qualità, e le birre straniere in lattina, per avere l’esperienza migliore di fruizione del prodotto».

Artigianalità, ribellione, quindi, extravaganza e retrofuturismo s’incontrano nella valorizzazione delle sottoculture musicali rock ed elettroniche delle scelte musicali; ovvero quelle zone grigie della musica tanto particolari quanto interessanti. Un viaggio musicale di tre giorni, attraverso le atmosfere coinvolgenti del Rock’n’Roll che si configura in tre serate tematiche molto diverse con titoli che lasciano intuire l’atmosfera che si respirerà ad ogni show:

Venerdì 24 agosto “Birranthology Rockin’ Playlist” https://spoti.fi/2t7Jkfk
(Rock’n’Roll-Rhytm’n’Blues- Garage Rock)

 

Sabato 25 agosto “Birranthology Stompin’ Playlist” https://spoti.fi/2ylDThX
(Psychobilly- Neo-rockabilly- Horror Punk)

 

Domenica 26 agosto “Birranthology Dreamin’ Playlist” https://spoti.fi/2lgZaQp
(Retrowave, Outrun, Darksynth)

Alla musica e alla birra, si aggiungono anche le esibizioni delle artiste di Burlesque, anch’esse selezionate a seconda della prossimità formale con le linee della serata, per poter vivere appieno la molteplicità delle espressioni emerse dalla cultura del recupero dal passato, il vintage, il retrofuturismo, le grafiche old-school. Una festa ad ingresso libero, che permette a chiunque di conoscere una storia troppo bella per essere ignorata. 

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Turismo, una voce importante per l’economia della Valdichiana – Intervista a Doriano Bui

Il turismo rappresenta una delle voci più importanti per l’economia della Valdichiana. Un comparto capace, non solo di generare occupazione, ma anche innovazione. Un terreno nel quale tecnologia e tradizione…

Il turismo rappresenta una delle voci più importanti per l’economia della Valdichiana. Un comparto capace, non solo di generare occupazione, ma anche innovazione. Un terreno nel quale tecnologia e tradizione riescono a trovare una felice punto d’incontro. Abbiamo intervistato Doriano Bui, presidente della Strada del Vino Nobile e dei Sapori della Valdichiana Senese, per capire quali saranno le prospettive future del turismo nel nostro territorio.

Quale sono i numeri del turismo nel territorio della Valdichiana?

In termini di domanda, il 2017 ha chiuso con un totale di 510 mila arrivi turistici e oltre 1,3 milioni di pernottamenti; la durata media del soggiorno è stata di 2,6 notti (analoga quella rilevata in provincia). La Valdichiana si conferma un territorio importante nell’economia complessiva della provincia, con circa il 27% delle presenze totali.

In termini di fatturato e occupazione, qual è il peso del turismo nel nostro territorio?

Secondo il Rapporto del 2017 dell’Osservatorio sul mercato del lavoro del turismo in Italia, il settore Commercio e turismo ha occupato oltre 4,5 milioni di lavoratori, più dell’intera industria manifatturiera. Quasi il 70% dei dipendenti ha meno di quarant’anni e il 44% meno di 30. In Valdichiana è difficile indicare il dato esatto ma considerando che il settore agricolo e quello turistico sono quelli più sviluppati e che spesso in questo territorio sono strettamente collegati, ritengo che il numero di occupati sia davvero importante.

Qual è il tipo di turista che visita la Valdichiana e cosa richiede maggiormente?

La presenza di turisti italiani e stranieri si equivalgono: rispettivamente 50,7% e 49.3%. Le strutture alberghiere rimangono le sistemazioni predilette, sia dagli italiani che degli stranieri (62,3%). Questi, tuttavia, in virtù di una permanenza più lunga, tendono a trascorrere la maggior parte dei pernottamenti (55.9% del totale) nelle strutture extralberghiere. Riguardo alle motivazioni del viaggio l’enogastronomia, il benessere termale, i borghi d’arte, il paesaggio e il turismo attivo (passeggiate in bici, a cavallo, a piedi).

Quali sono i principali paesi di provenienza?

Prima di tutto Usa (13.4%), seguita da Germania (12.7%), Paesi bassi (9.3%) e Inghilterra (8 %).  Mentre la principale area di provenienza della domanda italiana è costituita dal Centro Italia.

L’innovazione tecnologica sta cambiando il mondo del turismo?

In una fase storica come quella attuale il turismo è sicuramente un settore in forte e continua crescita, ed è strategico acquisire competenze manageriali che permettano di essere aggiornati e di disporre di strumenti adeguati per essere più competitivi. L’innovazione, nell’era del turismo 4.0, significa migliorare l’esperienza dell’ospite, modificare le abitudini del turista, agevolarlo durante il soggiorno, contribuendo a creare un’esperienza unica, e sicuramente “più confortevole”. Diversi sono i dispositivi e le app che vengono sempre più utilizzati, grazie anche al finanziamento ricevuto dalla Regione Toscana con il Bando innovazione servizi qualificati per il turismo per l’annualità 2017.  Un esempio è l’attivazione di una chatbot, ossia un vero e proprio robot in grado di rispondere H24 a tutte le richieste di informazione da parte del cliente.

Quali sono oggi le competenze maggiormente richieste dalle imprese?

Sicuramente quelle legate al web e ai social network, la conoscenza delle lingue (meglio se due), in particolare quelle dei nuovi paesi emergenti, come i BRIC (Brasile, Russia, India, Cina). Sono sempre ricercate le figure tradizionali, perno dell’accoglienza e dell’hotellerie, soprattutto in strutture di lusso e business. Una figura emergente è il revenue/pricing (consulente nella gestione del prezzo), che ha il compito di modificare le tariffe attraverso la gestione delle leve di prezzo e di inventario, o i servizi di booking online.

Tutto questo comporta dei cambiamenti anche nelle tipologie contrattuali che ricadono nell’orbita del turismo?

Certamente. Oltre al lavoro dipendente, si aprono opportunità anche per nuove iniziative imprenditoriali: dai servizi di booking, che offrono strumenti al consumatore o all’operatore, alle app che sfruttano la georeferenziazione per offrire contenuti / servizi a valore aggiunto, fino agli startup, specializzate in social marketing e storytelling dei luoghi.

 Qual è il ruolo della formazione?

Per avere territori turisticamente avanzati è necessario investire nella formazione e dare poco spazio all’improvvisazione. Per questo motivo riteniamo importante investire nella formazione in modo trasversale: nella pubblica Amministrazione e nel mondo d’impresa. Solo alcune considerazioni: quanto la preparazione dei dipendenti delle PA o la lentezza dell’apparato burocratico incidono sulla mancanza di euro-progettualità? I programmi ministeriali sul turismo sono adeguati alle esigenze dell’era del turismo 4.0? Allo stesso modo le aziende italiane, sono consapevoli della necessità di una formazione costante, in linea con i cambiamenti che avvengono in un mercato globale?

Ritiene che ci siano degli strumenti che andrebbero migliorati per dare maggiore spinta al turismo?

Il turismo è un settore ad alta potenzialità occupazionale, dove devono operare imprese efficienti, dirette da quadri manageriali stabili e preparati e risorse umane motivate e valorizzate. Per questo sarebbe opportuno migliorare e rafforzare le infrastrutture, e implementare nuove tecnologie per migliorare la qualità dei servizi. Le imprese dovrebbero ricevere maggiore assistenza e un accesso al credito più facile. C’è poi tutto il discorso della formazione, che andrebbe potenziata, anche con appositi percorsi di studio.

Visto il peso del turismo, non solo nel territorio chianino, ma per l’intera economia nazionale, considera opportuno l’istituzione di un ministero ad hoc?

Il turismo, come si dice in gergo, è un’economia “labour intensive”, cioè che crea molti posti di lavoro. Per capirci: se investiamo 1 miliardo di euro nella siderurgia, arriveremo a creare, all’incirca, 300 posti di lavoro. Con la stessa cifra, nel turismo, potremmo arrivare a 12mila. Per questo ritengo che l’istituzione di una cabina di regia ad hoc potrebbe essere la scelta opportuna per un paese come l’Italia, che ha il maggior numero di beni e di attrattori culturali e paesaggistici al mondo. Istituire un ministero del Turismo significherebbe poter coordinare tutte le altre istituzioni locali e regionali, che oggi vanno ognuna per la sua strada, creando una confusione enorme. Ritengo che sia importante portare avanti una sinergia tra il turismo e l’agroalimentare, due settori fortemente interconnessi tra loro.

Quali sono le prospettive di sviluppo del turismo nella Valdichiana?

Rispecchiamo, in linea di massima, le prospettive di sviluppo a livello nazionale. Un’attenzione sempre maggiore al turismo ambientale, sostenibile e responsabile, che si basa su una maggiore tolleranza dei flussi a lungo termine e una maggiore interazione più stretta tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori. La sostenibilità diventa così una grande opportunità creativa per rigenerare e qualificare l’offerta turistica. Altro trend in continua crescita è dato dal turismo esperienziale, che risponde a bisogni emozionali, legato a una narrazione del territorio in base a interessi specifici dei destinatari (architettura, fotografia, musica, enogastronomia, ecc.). È anche una risposta volta contrastare le politiche di prezzo dei grandi gruppi, basandosi sulla tematizzazione e personalizzazione dei percorsi turistici, per offrire al cliente un’esperienza unica.

 Verso quale direzione andranno tali prospettive?

Assisteremo a una maggiore integrazione tra le imprese e a un riposizionamento dei prodotti, all’interno si del mercato nazionale che internazionale. È da tenere presente che attualmente, nel sistema di promozione territoriale, il modello Strada del Vino Nobile di Montepulciano e dei sapori della Valdichiana Senese è un sistema misto pubblico-privato, del quale fanno parte circa 200 soci, 10 Comuni e l’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese. Insieme a questi soggetti abbiamo predisposto un Piano Turistico Triennale, che incrementi il numero degli arrivi e ne prolunghi la permanenza, facendo crescere anche la spesa turistica pro capite. Un’altra opportunità ci è data dalla legge di bilancio dello Stato 2017, che prevede la possibilità di costituire i “distretti del cibo”. Una volta iscritti ai registri regionali e nazionali, è possibile rafforzare la promozione dell’agroalimentare e di tutto il territorio. IL progetto che stiamo elaborando per la Valdichiana lo porteremo, come proposta al Coordinamento Nazionale delle Strade del Vino e dei Sapori d’Italia del quale siamo stati chiamati a gestire la segreteria Tecnica.

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#MetticiLaFoto – L’esposizione fotografica a cielo aperto nelle vie di Foiano

Venerdì 27 luglio alle ore 19.00 in Piazza della Collegiata a Foiano della Chiana verrà inaugurata la terza edizione del progetto #MetticiLaFoto, organizzato dall’Associazione Fotoclub Furio Del Furia. Una grande…

Venerdì 27 luglio alle ore 19.00 in Piazza della Collegiata a Foiano della Chiana verrà inaugurata la terza edizione del progetto #MetticiLaFoto, organizzato dall’Associazione Fotoclub Furio Del Furia. Una grande esposizione collettiva aperta a chiunque, con installazioni fotografiche (dimensioni 70×50) che hanno come location i passaggi del centro storico di Foiano della Chiana: quelle viuzze in cui la gente troppo spesso non si sofferma, mancando di godere dell’intimità e dell’unicità del borgo chianino. Il progetto vede coinvolti oltre 200 partecipanti tra professionisti e amatori.

L’esposizione continuerà fino a tutto settembre, mese in cui verrà presentato un week-end di eventi fotografici in collaborazione con il Centro di Psicologia e Neuropsicologia Clinica-Aps (CPNC) che presenterà Si scrive Selfie si legge “ME”. Il fenomeno del selfie come strumento di costruzione sociale dell’identità, patrocinato dal Comune di Foiano.

La prima edizione dell’evento ha visto letteralmente avvolta una parte delle mura castellane di Foiano con una stampa gigante lunga 200 metri e contenente oltre 500 fotografie scattate dai partecipanti.

#Metticilafoto 2017

Lo scorso anno sono state allestite varie mostre permanenti nei luoghi più suggestivi del paese: l’effetto è stato incredibile. Tramite una campagna di crowdfunding, e con il sostegno del Comune, la mostra collettiva ha potuto prendere vita ed è stata poi arricchita da esposizioni fotografiche di livello internazionale che hanno caratterizzato tutto il mese di novembre.

Scopo del progetto è quello di dare risalto alle vie del paese quotidianamente percorse dai foianesi, ma che poco vengono apprezzate per la loro reale bellezza. Infatti, tra gli obiettivi che si prefigge il Fotoclub c’è quello di coinvolgere gli abitanti, mantenendo viva la loro partecipazione alla vita culturale del paese.

Le istallazioni fotografiche saranno allestite nel passaggio della Collegiata, nella porta della Collegiata, in Via XX Settembre e in Via Curtatone.

L’esposizione dei selfie è tutt’ora aperta e lo sarà fino a settembre. Chiunque volesse partecipare gratuitamente può inviare i propri scatti a foianofotografia@gmail.com che provvederà a stampare le foto. È possibile anche corredare l’immagine con una riflessione su cosa rappresenti l’autoritratto/selfie; le testimonianze verranno raccolte e approfondite negli incontri di settembre insieme al CPNC.

Fondata a Foiano della Chiana nel 1977 in omaggio al noto farmacista foianese vissuto nei primi decenni del ventesimo secolo, l’Associazione Fotografica Furio Del Furia ha lo scopo di diffondere e promuovere la fotografia in tutte le sue forme e si impegna nella conservazione e nella promozione del patrimonio fotografico lasciato da Del Furia. La mancanza di fondi istituzionali per eventi culturali di questo tipo ha messo in moto i soci del “Club”, che hanno creato un progetto unico e innovativo, finanziato dagli stessi partecipanti tramite crowdfunding e patrocinato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Foiano.

#Metticilafoto 2017

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Alla scoperta delle Terre del Perugino – Il centro storico di Panicale

Dalla stretta collaborazione tra le Amministrazioni Comunali di Città della Pieve, Panicale, Paciano e Piegaro e Sistema Museo, gestore dei loro servizi turistici e museali, è nato “Terre del Perugino“….


Dalla stretta collaborazione tra le Amministrazioni Comunali di Città della Pieve, Panicale, Paciano e Piegaro e Sistema Museo, gestore dei loro servizi turistici e museali, è nato “Terre del Perugino“. Questo nuovo brand turistico è costituito dalla rete integrata dei musei e degli uffici turistici del territorio dei quattro comuni, decisi a proporsi al pubblico come un’area omogenea accomunata da aspetti ambientali, culturali, artistici e gastronomici affini.

Filo conduttore di questa nuova offerta è Pietro Vannucci, detto il Perugino, da cui il nome del brand, il più celebre figlio di Città della Pieve, che con la sua arte ha dato lustro e fama a questo lembo d’Umbria ed ha lasciato numerose opere in tutta la zona.

Novità importante di tutto il progetto è il portale www.terredelperugino.it, già online, dove il turista può consultare gli orari degli uffici turistici e dei musei, le loro tariffe, ma soprattutto acquistare i biglietti, le visite guidate, i laboratori e i pacchetti.


Il centro storico e il Perugino

Panicale è stato designato come uno dei Borghi più belli d’Italia e ha ricevuto la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, riconoscimenti meritati grazie al dialogo tra il paesaggio e il patrimonio storico-artistico. Il borgo merita una visita fatta senza fretta, fermandosi a gustare i colori, la luce e l’atmosfera, oltre che il patrimonio storico e artistico.

Prima tappa è il Martirio di san Sebastiano, un affresco di Pietro Vannucci, detto il Perugino, capolavoro indiscusso realizzato sulla parete di fondo dell’omonima chiesa nel 1505. Il santo, legato ad una colonna, è al centro di una piazza prospetticamente inquadrata e limitata nel fondo da cinque archi: una sorta di palcoscenico sul quale si svolge l’azione. Oltre le architetture si apre un dolcissimo paesaggio dipinto dal Maestro con la consueta attenzione alla resa dei colori naturali e della luce chiarissima. In alto appare l’Eterno benedicente circondato da angeli.

Nella stessa chiesa si conserva un affresco staccato raffigurante la Vergine col Bambino circondata da angeli musicanti e dalle figure inginocchiate della Maddalena e di sant’Agostino, titolare della chiesa da cui il dipinto proviene; quest’opera, tradizionalmente ritenuta del Perugino e poi di Giovanni Spagna, di recente è stata attribuita da Elvio Lunghi al giovane Raffaello.

Nell’ultimo altare di sinistra della chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo si ammira la tavola dell‘Adorazione dei pastori eseguita nel 1519 da Giovan Battista Caporali, una delle sue poche opere ancora esistenti e una delle migliori, in cui la ripresa dei modelli del Perugino per le figure è accompagnata da una più drammatica interpretazione del paesaggio.

Nell’abside centrale, entro una ricca cornice dorata, è collocato un affresco staccato raffigurante l’Annunciazione, datato al XV secolo e riscoperto nel XVII, quando divenne oggetto di particolare devozione.

A Panicale esiste uno dei più piccoli teatri d’Italia, costruito alla metà del XIX secolo per accogliere 140 spettatori. Il Teatro Stabile dell’Umbria vi organizza ogni anno una stagione di prosa, cui si affianca il festival operistico “Pan Opera” in estate: concerti, premiazioni, incontri e matrimoni rendono vivo questo piccolo gioiello.

La visita del borgo sarebbe incompleta se non si entrasse nel Museo del Tulle intitolato ad Anita Belleschi Grifoni, che negli anni trenta avviò una scuola di ricamo ad ago su tela di tulle e diede notevole lustro a questa forma di artigianato artistico. La collezione è stata allestita all’interno dell’ex chiesa di Sant’Agostino risalente al XV-XVI secolo, al cui interno restano tracce di affreschi, il meglio conservato dei quali è una Vergine in trono dipinta sopra la porta d’accesso.

La Chiesa della Sbarra, costruita sul luogo in cui avveniva il controllo del dazio, risale al XVII secolo e fu costruita a spese del comune su una più antica edicola votiva dedicata alla Vergine. Nel complesso si trova il Museo dei Paramenti e degli Arredi Sacri provenienti dalle chiese locali.

Per info e prenotazioni: Ufficio Turistico di Panicale
Tel. 075 837433 – mail: panicale@sistemamuseo.it

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La rigenerazione urbana per riqualificare un territorio – Intervista al prof. Alessandro Bianchi

Per rigenerazione urbana si intende l’evoluzione di un tessuto edificato, non attraverso una serie di demolizioni, ma ricostruendo e dando nuova vita ai vari elementi che costruiscono il tessuto edilizio…

Per rigenerazione urbana si intende l’evoluzione di un tessuto edificato, non attraverso una serie di demolizioni, ma ricostruendo e dando nuova vita ai vari elementi che costruiscono il tessuto edilizio di un territorio.

Negli ultimi anni la rigenerazione urbana ha fatto passi in avanti affermandosi come approccio condiviso per dare alle città non solo un aspetto nuovo e competitivo, rilanciandone l’immagine territoriale a livello estetico, ma dando loro nuovo respiro dal punto di vista culturale, economico e sociale e chiaramente con attenzione agli aspetti  ambientali.

La rigenerazione urbana è un fenomeno suddiviso in tre sequenze: la riqualificazione dei centri storici, che ha avuto inizio durante gli anni ‘70 quando c’è stata una presa di coscienza del valore del tessuto edilizio storico e una voglia di riaffermare la propria identità locale. Il secondo step ha riguardato il recupero delle aree dismesse, che rappresenta un processo ancora in corso in molti centri. Tutto cominciò sul finire degli anni ’80, nel momento in cui cominciò la delocalizzazione delle industrie e di molti altri servizi fino ad allora in prossimità se non all’interno dei centri urbani, come i mercati ortofrutticoli, i macelli o ancora i poli ferroviari. Infine il terzo ciclo prevede in linea di massima la riqualificazione dei quartieri residenziali costruiti nella seconda metà del ’900. Rigenerare quartieri residenziali purtroppo costruiti con criteri di bassa qualità edilizia, architettonica e urbanistica e dare sostegno a politiche di mobilità sostenibile e quant’altro possa servire come attrattore per ripopolare le aree dismesse.

Per affrontare correttamente un intervento di rigenerazione urbana è importante consultarsi con gli enti locali e con gli utenti delle aree soggette a rigenerazione nonché agli operatori che su quelle aree gravitano per vari motivi. Fatto questo, valutati i bisogni e le aspettative degli utenti, le potenzialità di un luogo e la capacità di resilienza di un ambito su cui operare si passa a individuare gli strumenti urbanistico/edilizi, di programmazione economica e sociale, e non solo, utili a procedere alle analisi e quindi alla progettazione.

La rigenerazione è un metodo, non è costituita da regole preconfezionate ma da approcci e analisi dedicati, non è una soluzione immediata ma occorre tempo per apprezzarne i risultati positivi, non esula dalle normativa ma se ne serve in maniera intelligente per raggiungere degli obbiettivi e fornire delle risposte.

Di questo tema ne abbiamo parlato con il professor Alessandro Bianchi, Magnifico Rettore dell’Università Telematica Pegaso, in occasione della sua Lectio Magistralis che si è svolta lo scorso 23 giugno a Montepulciano.

 

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Racconti di veglia: le Streghe della Valdichiana

(articolo a cura di Igor Abbas, Massimiliano Minotti e Alessio Banini) “Se te pijo se te chiappo il tuo cuore te lo strappo!” Seppure in chiave ironica, la filastrocca della…

(articolo a cura di Igor Abbas, Massimiliano Minotti e Alessio Banini)

“Se te pijo se te chiappo il tuo cuore te lo strappo!”

Seppure in chiave ironica, la filastrocca della bambina ne “Il Marchese del Grillo” racchiude perfettamente le paure derivanti dai poteri delle streghe, una delle figure più caratteristiche e onnipresenti delle storie popolari.

Da piccoli i nostri nonni ci mettevano in guardia da diversi pericoli o situazioni non convenzionali, tra cui poteva esserci la “strega” del paese. Si trattava di personaggi che vivevano spesso da soli, isolati dalle comunità rurali, che occupavano il loro tempo dando particolari aiuti nella vita quotidiana, in cambio di piccole offerte.  Spesso tali aiuti avevano uno scopo benevolo (guarire da malattie, conquistare l’amore, predire il futuro), ma le chiacchiere popolari portavano a pensare che chi avesse capacità particolari potesse usarle anche per fare del male.

Ma chi erano queste persone, queste “streghe” ricorrenti anche nelle storie popolari della Valdichiana? Ci raccontano alcuni testimoni:

“Ricordo la pora Ortensia, faceva le carte, non sapeva nè leggere nè scrivere, però quelle le leggeva bene, nessuno ha mai saputo dove avesse imparato, ma come ci chiappava, era talmente brava che faceva paura! Addirittura in punto morte nessuno volle toccarla, temendo che il potere potesse trovare un nuovo ospite e causare quindi terrore e solitudine, fatto sta che quando morì sparirono anche le carte.”

Invece Ginetto racconta:

“Ricordo un giorno a un funerale, c’erano quattro vecchie bruttissime, con lo sguardo del Diavolo, mi fissavano e ridevano, sembrava che le vedessi solo io, fatto sta che la notte continuavo a sentire sghignazzare e delle ombre danzavano alla luce del camino acceso, potevo riconoscere le sagome di quelle stregacce, che mi tormentavano tutta la notte.”

Il racconto di Letizia:

“Si rivolgevano a loro per cercare di attirare a sé l’amata, venivano chieste cose strane per controllare la gente, ma come si fa a voler campare così?”

C’erano anche molte voci fuori dal coro :

“Non dite sciornate, semplicemente conoscevano le erbe e rimedi antichi e curavano mal di denti o di testa, parlavano con le persone e davano loro coraggio, per un uovo o un pezzo di pane e formaggio”.

Di racconti di questo tipo ce ne sono tantissimi e ognuno di noi si è trovato davanti alla presunta “casa della strega” oppure alla fantomatica persona accusata di essere una strega, che spesso non è una persona così cattiva come viene descritta…

Testimonianze e Diffusione

L’origine del termine “Strega” viene fatta tendenzialmente derivare dal latino “striga” e “stryx”, a significare “strige, barbagianni, uccello notturno”, ma col passare del tempo avrebbe assunto il più ampio significato di “esperta di magia e incantesimi”. Ogni strega della tradizione è accompagnata da qualche strano animale, il famiglio, con caratteri diabolici, che fungerebbe da consigliere della propria padrona. Tipici famigli sono il gatto, il gufo, il corvo, la civetta, il topo e il rospo.

Solitamente la figura della strega è associata ad una donna vecchia e brutta, con lo sguardo malevolo, in cui la bruttezza estetica è elemento distintivo della bruttezza interiore e della loro malvagità e crudeltà. Allo stesso tempo, però, alcune streghe possono assumere la forma di bellissime donne che nei Sabba si accoppiavano selvaggiamente con il demonio evocato nel rito.

Data la sua vastissima diffusione, possiamo trovare tanti termini simili e figure che possono essere assimilate a quella della strega. Nel latino medievale il termine utilizzato era Lamia, mentre nelle varie regioni d’Italia il sostantivo che indica la strega varia a seconda della località. Possiamo perciò trovare la Masca (Piemonte) la Stria (Nord Italia), la Magara (Calabria e Basilicata), la Ianara (Campania) e così via. In Valdichiana e dintorni, a volte, è possibile che la figura della Marroca sia assimilata a quella della strega delle paludi.

La figura della strega può essere ricondotta a radici antichissime, sia nella cultura greca e romana che nella Bibbia (la strega di Endor). Particolare diffusione nel folclore popolare è poi dovuta al Medievo, con la caccia alle streghe e la persecuzione di comunità considerate eretiche o dedite al culto del Demonio. Si stima che in Germania, tra il XVI e XVII secolo, vennero condannate al rogo circa centomila donne, con l’accusa di stregoneria; si tratta quindi di credenze popolari che hanno avuto un notevole impatto nella storia, soprattutto nel periodo dell’Inquisizione e della lotta contro la magia diabolica.

L’idea dell’esistenza delle streghe venne messa in discussione in epoca illuminista, grazie allo studioso Girolamo Tartarotti, che giudicò infondate le teorie sulla stregoneria, basate principalmente sulla superstizione e sulla mancata comprensione di stati psicosomatici di epilessia o allucinazione. Fu quindi la pubblicazione del suo “Del Congresso notturno delle Lammie” nel 1749 a ridefinire lo stereotipo delle streghe e a relegarle al folclore locale.

Caratteristiche ed Analisi

Nonostante i diversi termini e le innumerevoli varianti locali, le streghe tendono a mostrare dei tratti distintivi. Sono dotate di poteri soprannaturali, dedite alla pratica della magia; si tratta di donne, nella stragrande maggioranza dei casi (anche se esiste la controparte maschile dello stregone o dello strigo), che utilizzano i loro poteri per alterare la quotidianità, spesso con intenti malefici. Tali poteri sarebbero dovuti alla vicinanza con entità maligne o con il Demonio in persona, a cui si sarebbero carnalmente unite durante un Sabba, al fine di stipulare un patto per creare fenomeni capaci di andare oltre l’ordine della natura o delle leggi della fisica.

Tra le caratteristiche principali che si riferiscono allo stereotipo della strega, oltre alla presenza di poteri magici di varia natura, c’è anche la possibilità di trasformarsi in animale e quella di volare a cavallo di una scopa, che è probabilmente la derivazione dell’antica figura della Strix associata agli uccelli rapaci notturni. Queste abilità magiche, oltre a essere spaventose, servono spesso alle streghe per applicare le loro fatture e le loro stregonerie per danneggiare o turbare la serenità degli altri.

La strega, dunque, è stata spesso strettamente associata al peccato e al male. Negli ultimi decenni abbiamo assistito a una rivalutazione della figura, considerata una custode della sopravvivenza della tradizione misterica, soprattutto nelle campagne, di culti e pratiche di guarigione, rituali di fertilità, conoscenze dell’uso delle erbe, comunicazione con gli spiriti e viaggi extracorporei. Queste caratteristiche, così simile a quelle dello sciamanesimo di altre culture, sono state diffuse soprattutto con l’influenza del neopaganesimo e del movimento wicca, con l’intento di attribuire degli aspetti positivi alla tradizione delle streghe.

È proprio l’ambivalenza morale della figura a caratterizzare la lunga letteratura in materia: da sempre le streghe si dividono in buone e cattive, capaci di compiere fatture e maledizioni, anche con il semplice sguardo, il malocchio. Nella credenza popolare, se una strega ti aveva lanciato una maledizione, solo un’altra strega poteva salvarti. A Chiusi soltanto l’intervento di una liberatrice, chiamata “Streca”, poteva sciogliere il “Nodo”, feticcio spesso ritrovato in posti insoliti come il cuscino o il materasso, che si diceva creato dal potere della maledizione. La distruzione del feticcio portava all’annullamento del maleficio.

La streca chianina resta molto ancorata alla tradizione contadina, infatti per togliere sortilegi e malocchio usava il fuoco, l’acqua e l’olio, elementi tipici della vita di campagna. Con il fuoco venivano bruciati, normalmente ai crocevia, nodi e feticci trovati nell’abitazione della vittima, mentre con l’olio e l’acqua e una preghiera insegnata la notte di Natale si toglieva il malocchio.

A tal proposito, merita ulteriore spazio il potere più caratteristico delle streghe, ovvero il malocchio (chiamato anche “occhiatura”). Secondo le antiche tradizioni popolari, il malocchio è il manifestarsi di mal di testa diffuso e persistente e, nei casi più gravi, nausea e senso di stordimento, fino a impossibilitare la persona allo svolgimento di ogni attività. Si chiama così perché è generato da sguardi o commenti dettati da invidia: la vittima è invidiata per le sue proprietà, il suo lavoro, i suoi figli e, in genere, qualsiasi cosa o situazione, capace di scatenare desiderio da parte di una o più persone.

Esistono varie versioni relative alla pratica per combattere il malocchio, che sono state tramandate di generazione in generazione. Come ben raccontato da Ernesto de Martino in “Sud e Magia”, la donazione della formula contro il malocchio poteva avvenire solo una volta l’anno, la notte di Natale. Il rito, tramandato oralmente nella cultura popolare, può essere così riassunto.

La guaritrice prende per prima cosa un piatto pieno di acqua, poi traccia per tre volte il Segno della Croce, toccando il “paziente” con la punta del suo pollice, indice e medio della mano destra, nel seguente ordine: prima sulla fronte, poi sul petto, poi sulla spalla sinistra, e poi sulla spalla destra, dopodichè prende un cucchiaio di olio vi intinge il pollice per prendere poche gocce dello stesso da gettare poi nell’acqua, e a quel punto a secondo di come le macchie di olio si comportano sull’acqua stabilisce se c’è malocchio o meno.
Qualora ci fosse il malocchio si pulisce il pollice unto di olio e ritraccia per tre volte il Segno della Croce, toccando il “paziente” con la punta del suo pollice, indice e medio della mano destra, nel seguente ordine: prima sulla fronte, poi sul petto, poi sulla spalla sinistra, e poi sulla spalla destra. Nel contempo pronuncia a fil di voce, tale da risultare incomprensibile alla persona vicina (la formula è segreta), le seguenti parole: “In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.
Fatto ciò, viene ripetuto il Segno della Croce sulla fronte del “paziente”, con il pollice della mano destra e sempre recitando a bassa voce: “In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” e, in seguito: “Io ti libero dalla testa ai piedi, chi ti ha fatto del male deve farti del bene. Occhio, contr’occhio, mettiglielo all’occhio. Schiatta il diavolo e crepa l’occhio”.
Si continua, ripetendo il Segno della Croce sul capo del “paziente”, con il pollice della mano destra e recitando a bassa voce: “In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” e ripetendo nuovamente la formula: “Io ti libero dalla testa ai piedi, chi ti ha fatto del male deve farti del bene. Occhio, contr’occhio, mettiglielo all’occhio. Schiatta il diavolo e crepa l’occhio”.
Infine, ripetendo il Segno della Croce sulla nuca del “paziente”, con il pollice della mano destra e recitando a bassa voce: “In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” e ripetendo nuovamente la formula: “Io ti libero dalla testa ai piedi, chi ti ha fatto del male deve farti del bene. Occhio, contr’occhio, mettiglielo all’occhio. Schiatta il diavolo e crepa l’occhio”.
A questo punto il rito è terminato e il “paziente”, finalmente è “libero” dall’invidia e di conseguenza, guarito dal “malocchio”. Quindi, ringrazia la guaritrice. Per manifestare tale gratitudine, il “paziente” offre qualche cosa che trova in casa: qualche uovo, qualche salsiccia sott’olio, qualche verdura di stagione… mai denaro o oggetti preziosi!

Il malocchio non è l’unica caratteristica principale delle streghe, ma anche il pericolo nei confronti dei bambini. Sono infatti i neonati e le creature più piccole a costituire i bersagli ricorrenti nelle credenze popolari sulle streghe: vittime di incantesimi malefici, rapimenti o addirittura morte. Questo elemento è molto antico, infatti ricorre fin dalla cultura romana, in cui la Strix era assimilata agli uccelli rapaci notturni, considerata colpevole degli incidenti notturni che potevano capitare agli infanti in culla. In questo senso, le streghe potrebbero essere definite come il tentativo di spiegare l’alto tasso di mortalità infantile in epoca antica: quando i neonati morivano per asfissia notturna, si incolpava queste malefiche creature capaci di trasformarsi in uccelli notturni e portarli via dalla culla.

Influenze nella cultura Pop

Impossibile citare tutte le influenze che le streghe hanno avuto nella cultura pop: queste figure hanno affascinato innumerevoli storie, film e creazioni artistiche. Dalla strega del “Mago di Oz” alla Matrigna di “Biancaneve”, le fiabe moderne sono spesso accomunate dalla presenza di streghe. Ci limitiamo quindi a citare quelle opere in cui le streghe sono interpretare da figure positive, da ragazzine più vicine alla tradizione neopagana della wicca, che può essere inaugurata da cartoni animati giapponesi come “Bia la sfida della Magia” oppure “Ransie la strega”.

Questa fortunata tradizione di giovani streghe dai tratti positivi è stata poi ripresa dalle “Winx” e dalle “Witches” della Disney, eredi di film e di serie televisive in cui si insiste sulla loro natura positiva e affascinante, come “Giovani Streghe”, “Le streghe di EastWick”, “Sabrina la Strega”, la Willow di “Buffy l’Ammazzavampiri” e le protagoniste di “Streghe/Charmed”.

Anche le influenze musicali sono ovviamente numerose, da “La Strega” di Branduardi a “Le Streghe” di Lando Fiorini, da “The Witches Promise” dei Jethro Tull a “La Strega” di Roberto Vecchioni. Vogliamo però chiudere con la citazione da cui abbiamo iniziato questa rapida cavalcata lungo le storie popolari delle streghe, con la divertente bambina del “Marchese del Grillo”.


Disclaimer: “Racconti di veglia” è una rubrica che vuole stimolare l’interesse sul folclore locale e sulle storie popolari della Valdichiana, con piccole analisi e collegamenti alla cultura di massa. L’intento è quello di tramandare la memoria orale delle “Veglie” contadine ai tempi della mezzadria, senza tralasciare uno sguardo alle più recenti “leggende urbane” e ai casi misteriosi degni di interesse. Le fonti vengono raccolte principalmente attraverso testimonianze dirette, memorie dei collaboratori, interviste e testi locali.

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Alla scoperta delle Terre del Perugino – Panicale

Dalla stretta collaborazione tra le Amministrazioni Comunali di Città della Pieve, Panicale, Paciano e Piegaro e Sistema Museo, gestore dei loro servizi turistici e museali, è nato “Terre del Perugino“….


Dalla stretta collaborazione tra le Amministrazioni Comunali di Città della Pieve, Panicale, Paciano e Piegaro e Sistema Museo, gestore dei loro servizi turistici e museali, è nato “Terre del Perugino“. Questo nuovo brand turistico è costituito dalla rete integrata dei musei e degli uffici turistici del territorio dei quattro comuni, decisi a proporsi al pubblico come un’area omogenea accomunata da aspetti ambientali, culturali, artistici e gastronomici affini.

Filo conduttore di questa nuova offerta è Pietro Vannucci, detto il Perugino, da cui il nome del brand, il più celebre figlio di Città della Pieve, che con la sua arte ha dato lustro e fama a questo lembo d’Umbria ed ha lasciato numerose opere in tutta la zona.

Novità importante di tutto il progetto è il portale www.terredelperugino.it, già online, dove il turista può consultare gli orari degli uffici turistici e dei musei, le loro tariffe, ma soprattutto acquistare i biglietti, le visite guidate, i laboratori e i pacchetti.


L’antico borgo fortificato di Panicale sorge lungo le pendici del monte Petrarvella a 441 metri s.l.m. Un luogo particolarmente fortunato da cui è possibile ammirare il lago Trasimeno quasi nella sua interezza, come affacciandosi da una terrazza naturale da cui lo sguardo spazia tra le note località termali di Chianciano e Montepulciano, l’etrusca Cortona, i colli di Tuoro e Passignano, le tre isole Maggiore, Minore e Polvese.

Sembra che il nome Panicale possa derivare dal latino pan colis, il ‘luogo dove si coltiva panico‘, un cereale simile al miglio le cui spighe potrebbero essere quelle che affiancano la torre nello stemma comunale.

Nella prima piazza che il visitatore incontra, intitolata ad Umberto I, si trova l’Ufficio Informazioni Turistiche -Panicale Info Point- dove trovare materiali informativi, un bookshop e acquistare le varie tipologie di biglietti per la visita a musei e chiese del borgo: la chiesa di S.Sebastiano, il Teatro C.Caporali, il Museo del Tulle, il Museo della Sbarra. Novità dell’anno è il biglietto unico “Terre del Perugino” che, con soli 10 euro, permette l’ingresso agli spazi gestiti da Sistema Museo a Panicale, Città della Pieve, Piegaro e Paciano (www.terredelperugino.it).

Gli itinerari che proponiamo si snodano nel borgo conservatosi intatto e caratterizzato dalle mura che cingono l’abitato, una sorta di ellisse ai cui estremi si aprono le porte denominate Perugina e Fiorentina. Alcune torri e bastioni sono riconoscibili percorrendo il perimetro della cinta muraria sulla quale, nel corso dei secoli, sono state costruite abitazioni.

Piazza Umberto I, posta in basso e di dimensioni maggiori, mostra al centro la fontana, in origine una cisterna per la raccolta delle acque piovane, la cui vasca poligonale risale al XV secolo ed imita in forme semplificate la Fontana Maggiore di Perugia. Su uno dei lati è raffigurato a bassorilievo lo stemma del comune dianzi descritto e corredato dalla data 1473; la lastra accanto riporta invecce i grifi rampanti e lo scudo del comune perugino, in omaggio alla città del cui territorio Panicale fece parte.

Percorrendo pochi passi in salita si giunge sul sagrato della chiesa di San Michele, detta anche Collegiata, risalente al X-XI secolo. Rimaneggiata più volte, mostra nella facciata incompiuta due bei portali gemelli in pietra bianca e al centro la statua dell’Arcangelo. L’aspetto interno è frutto dell’intervento di rifacimento sei-settecentesco che ne ha determinato il carattere barocco.
Volgendo le spalle alla chiesa, affissa sulla facciata della casa dirimpetto, si legge la lapide dedicata al capitano di ventura Giacomo Paneri, che lì visse nel XIV secolo: “Boldrino / fierissimo condottiero / dalla vittoria sempre coronato / fausto agli amici / infausto ai nemici.

In cima al colle sorge il Palazzo del Podestà, un edificio gotico trecentesco in pietra arenaria dalla facciata asimmetrica con campanile a vela, l’elemento che da lontano identifica Panicale. Il palazzo e l’antistante piazzetta in epoca medievale costituivano il luogo del potere civile, mentre oggi questo è uno degli angoli più suggestivi da cui ammirare il dolce panorama pennellato dei verdi dei campi e dell’azzurro delle acque del lago.

Non appena si esce dalle mura gli spazi raccolti ed intimi lasciano il passo al sublime ed arioso paesaggio che incanta il visitatore così come incantò Pietro Vannucci, il divin pittore, che dipinse nella chiesa di San Sebastiano il Martirio del santo, di cui parleremo, insieme ad altre testimonianze pittoriche, nel prossimo articolo.

Per info e prenotazioni: Ufficio Turistico di Panicale
Tel. 075 837433 – mail: panicale@sistemamuseo.it

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“Da Qui il cielo è grandissimo” – 500 anni del tempio di San Biagio

«Un giorno sentii un bambino che avrà avuto circa dieci anni rivolgersi a sua mamma, nel parco antistante il tempio di San Biagio, gridando “Mamma qui il cielo è grandissimo!”…

«Un giorno sentii un bambino che avrà avuto circa dieci anni rivolgersi a sua mamma, nel parco antistante il tempio di San Biagio, gridando “Mamma qui il cielo è grandissimo!” Questa frase, detta da un bambino, mi colpì profondamente ed esplicita molto bene quello che rappresenta il tempio di San Biagio». Don Domenico Zafarana conclude con questo suggestivo aneddoto il suo intervento alla conferenza di apertura al ricco programma di venerdì 15 giugno 2018, in seno alle celebrazioni del V centenario della basilica poliziana, che vedeva la presenza dell’Architetto Riccardo Pizzinelli, presidente delle Opere Ecclesiastiche Riunite di Montepulciano, il Presidente delle Fabbricerie Italiane Pierfrancesco Pacini, Laura Martini della Soprintendenza ai beni Artistici e Storici di Siena, l’Avvocato Paolo Tiezzi Maestri, Presidente della Società Bibliografica Toscana nonché il vicesindaco di Montepulciano Luciano Garosi. L’incontro si è posto di presentare al pubblico sia l’opera di restauro dell’antico organo, fatto costruire nel 1781 da Alamanno Contucci, sia la mostra Arte Architetti Architettura, realizzata dalla Società Bibliografica Toscana, che raccoglie preziosi testi e stampe dell’architettura del Cinquecento. Sulla copertina del catalogo della mostra è rappresentato un Uomo Vitruviano inscritto nella croce greca della planimetria del tempio: un’immagine che ben esemplifica la misura umanistica dell’architettura, e in generale dell’arte, del rinascimento, che vede l’uomo al centro delle riflessioni teoriche e pratiche di ogni disciplina del vivere: l’homo faber artefice del circostante. «Chi calpesta il cotto di San Biagio» prosegue Don Domenico «diventa un po’ più uomo, avvicinandosi a Dio».

Anche Alamanno Contucci, omonimo del suo antenato settecentesco che costruì l’organo recentemente restaurato, ha preso la parola, ricordando la figura del suo trisavolo costruttore di organi per diletto. Fra le molteplici opere da lui firmate si annovera anche l’organo della Chiesa del Carmine a Firenze. La famiglia Contucci ha mantenuto viva la passione per la musica: alla conferenza è infatti seguito il concerto di Soprano, da parte della ormai famosa soprano Eleonora Contucci accompagnata da Antonio di Marco all’organo e da Antonio Cordisco alla tromba. Il concerto è stato organizzato in collaborazione con il Festival di Pasqua a Montepulciano, diretto dalla stessa Eleonora Contucci, oggi docente di canto presso il Conservatorio di Teramo.

Il presidente delle Fabbricerie italiane Pierfrancesco Pacini, per la prima volta a Montepulciano, ha preferito giungere in città con un giorno di anticipo, per godere al meglio delle bellezze del territorio. «Siccome sapevo che fosse un luogo bellissimo, sono arrivato con un giorno di anticipo» Afferma ai nostri microfoni «Sono rimasto entusiasta, colpito in maniera indicibile da tutta questa bellezza. Un aspetto monumentale di grandissima eccellenza. L’esterno di San Biagio mi ricorda piazza dei Miracoli, perché sono pochissime le basiliche di queste dimensioni circondate da un bel verde come questo. Voglio tornare a Montepulciano per i mercatini di natale». L’associazione Fabbricerie Italiane è cresciuta tantissimo negli ultimi anni. «Abbiamo fatto un contratto di lavoro unico per tutti con le confederazioni sindacali nazionali, abbiamo messo su un comitato tecnico per la sicurezza di tutto il patrimonio che seguiamo. In più siamo sempre più attenti agli aspetti giuridici, sono seguiti da un nostro esperto, per la cura sempre più puntuale degli statuti che regolano i rapporti con il ministero dell’interno, con la Cei e con le alte istituzioni di competenza romana»

Anche l’avvocato Paolo Tiezzi Maestri, il quale oltre ad essere presidente della società Bibliografica Toscana ricopre anche il ruolo di assessore alla cultura del comune di Torrita di Siena – e quindi particolarmente interessato alla conservazione e divulgazione del patrimonio storico e architettonico del nostro territorio – ha presentato la mostra ai nostri microfoni: «La mostra è maturata grazie all’entusiasmo di Riccardo Pizzinelli, Don Domenico Zafarana, nonché Sua Eccellenza il Vescovo. Come Società Bibliografica Toscana abbiamo pensato di proporre una mostra di libri di architettura, buona parte dei quali usciva dai torchi negli stessi anni in cui questo tempio veniva innalzato. Questo aspetto legato alla contemporaneità delle opere presentate, ci è sembrata estremamente interessante». La società bibliografica Toscana mantiene ottimi rapporti, comprovati da lunghe collaborazioni, con la parrocchia di Montepulciano: «Don Domenico Zafarana è consulente per una collana, alla quale teniamo molto, che si intitola Ecclesiae Sanctorum, che raccoglie contributi di studio e ristampe di materiali a carattere agiografico».

Montepulciano si conferma quindi un fondamentale centro di interesse nell’ambito dei beni storici e artistici della provincia di Siena. La presenza della Dottoressa Laura Martini, della soprintendenza ai beni artistici e storici di Siena, lo conferma: «San Biagio è una testimonianza d’arte e di architettura eccezionale essendo uno dei principali monumenti del rinascimento italiano di Antonio da Sangallo. A Montepulciano stiamo seguendo anche un restauro del polittico di Taddeo di Bartolo del 1401. Siamo attenti a tutto ciò che riguarda il patrimonio poliziano, perché la città è una protagonista del nostro patrimonio» «Il tempio di San Biagio è l’emblema della misura del rinascimento italiano del classicismo toscano e fiorentino nazionale e internazionale. La mostra presentata oggi è bellissima. Accompagna anche l’altra, aperta a maggio, sul ritorno delle tele sugli altari ricostruiti alla fine dell’800 in stile cinquecentesco».

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Legge obiettivo ungulati – Gli agricoltori chiedono maggiori tutele contro i danni dei caprioli

All’indomani del via libera, da parte della Regione Toscana, al piano di abbattimento dei caprioli per il territorio della provincia di Siena, l’Unione provinciale agricoltori di Siena ha organizzato una…

All’indomani del via libera, da parte della Regione Toscana, al piano di abbattimento dei caprioli per il territorio della provincia di Siena, l’Unione provinciale agricoltori di Siena ha organizzato una tavola rotonda per fare il punto sugli effetti della Legge Obiettivo dalla sua effettiva applicazione.

All’incontro, che si è svolto a Siena, hanno preso parte il direttore dell’Unione Provinciale Agricoltori di Siena, Gianluca Cavicchioli, il professore dell’Università di Sassari dipartimento di Medicina Veterinaria e membro Cirsemaf, Marco Apollonio, il presidente ATC 3 Siena Nord Roberto Vivarelli, Francesco Rustici presidenza Confederazione Cacciatori Toscani, Silvano Toso vice presidente vicario EPS nazionale e il dottor Paolo Banti dirigente de settore ufficio caccia della Regione Toscana, oltre a molti agricoltori e cacciatori del territorio senese.

Lo scopo della Legge Obiettivo per la gestione degli ungulati in Toscana è quello di ridurre, entro un triennio, i conflitti generati dagli ungulati selvatici rispetto agli habitat che li ospitano. La Legge tende ad aumentare le possibilità di prelievo venatorio anche mediante periodi più ampi nelle aree maggiormente soggette a danni.

Nei 20 mesi di effettiva applicazione della Legge sono stati abbattuti complessivamente 215.575 capi in tutta la Regione Toscana, così suddivisi: 184.774 cinghiali, 27.135 caprioli, 993 cervi, 2456 daini e 217 mufloni. Se da una parte questi dati sembrano confortanti per quanto riguarda gli abbattimenti, dall’altra però aumentano i danni alle colture causati proprio da ungulati e cervidi. La tendenza dei danni ha un andamento molto disomogeneo tra provincia e provincia e infatti quelle che risultano essere maggiormente colpite sono la provincia di Siena e quella di Firenze.

A Siena e provincia, nonostante l’aumento dei piani di prelievo, dei tempi di caccia e l’individuazione, insieme a ISPRA, dei distretti con obiettivi di bassa densità, il numero dei danni è causato maggiormente dai caprioli e nel 2017 i danni, in tutta la Regione, arrivano a sfiorare quasi i 4 milioni di euro.

A farne le spese più grandi sono proprio gli agricoltori che muovono fortissime critiche alla Legge Obiettivo: la popolazione della specie capriolo si sta annualmente incrementando, tantoché nella sola provincia di Siena è arrivata ad oltre 40mila capi. Nelle riserve naturali, ed in generale nelle zone a divieto di caccia, non è stato di fatto effettuata alcuna apprezzabile attività di contenimento e tutto ciò accresce i rischi di incolumità per i cittadini, i danni alle specie vegetali, alle altre specie selvatiche, all’incrementare della presenza della specie lupo e all’utilizzo delle recinzione alle colture agricole.

In base a ciò, gli agricoltori a gran voce chiedono l’applicazione dell’articolo 37 anche per i caprioli, in quanto l’attuale pratica termina il 15 marzo e riprende i 1 di giugno, ma in questo intervallo si concentrano i maggiori danni alle colture. Armonizzare gli interventi su tutto il territorio al fine di ottimizzare e non vanificare i positivi risultati ottenuti; intervenire sulle riserve naturali, ovvero coordinare le azioni da effettuare nel territorio libero, cambiare la legge 157/92 che riguarda la fauna selvatica in modo che l’attività venatoria non sia più in contrasto con la conservazione della fauna. Rivedere il decreto dei minimis, cioè se c’è un danno, gli agricoltori richiedono di essere indennizzati al 100%, invece il decreto stabilisce un tetto massimo di risarcimento in 15mila euro suddiviso in 3 anni comprensivi anche di altre provvidenze come sgravi, contributi e aiuti di credito. Infine gli agricoltori chiedono soluzioni alternative alla recinzione, in quanto contrari perché rovinano il paesaggio.

Dal canto suo la Regione Toscana, nei giorni scorsi, ha dato il via libera al piano di controllo dei caprioli in cinque zone di ripopolamento e cattura della provincia di Siena gestite dall’ATC Siena nord. Il piano di controllo prevede un prelievo complessivo di 206 capi e a seconda dell’esito del risultato verrà valutato se gli interventi potranno essere ripetuti o estesi ad altre zone di ripopolamento e cattura.

Per quanto riguarda gli altri punti messi sul banco, nel report della Regione Toscana emerge che per quanto riguarda il cinghiale, nelle aree non vocate, la caccia di selezione nel 2017 ha portato al prelievo di 8.445 capi, con un incremento dell’84,4% rispetto ai 4.581 capi del 2016. Anche il prelievo del cinghiale in “controllo”  nel 2017 è aumentato: sono stati prelevati 13.569 capi, rispetto ai 9.927 capi del periodo giugno-dicembre 2016, mentre nelle aree vocate, invece, si è registrato l’abbattimento di 60.976 cinghiali, con un calo del 19.6% rispetto ai 75.863 capi prelevati nel 2016. Complessivamente i cinghiali prelevati in Toscana nel 2017 sono stati 87.684, contro i 97.090 del 2016 e 79.330 del 2015.

Per il Capriolo, non sembra esserci stato un reale incremento dei prelievi a seguito dell’applicazione delle Legge Obbiettivo: i numeri dei capi abbattuti restano stabili così come la consistenza della specie, che nel 2017 è stata stimata in 182.575 capi, di cui 148.689 nelle aree vocate alla specie e 33.877 capi nelle aree non vocate. Dai dati parziali presentati nel report, i Caprioli abbattuti nelle aree non vocate nell’annata venatoria 2017-18 risultano essere 8.281, rispetto ad un piano complessivo di prelievo pari a 35.693 capi.

Infine la Regione Toscana, alla luce dei fatti, spiega le problematiche causate dagli ungulati sono ancora presenti ed è quindi necessario intervenire ancora in modo più efficace specialmente sulle altre specie come il capriolo e al di là delle norme e dei provvedimenti, l’elemento più importante per cercare di attenuare un fenomeno in atto da oltre 10 anni è che ogni soggetto interessato lavori per una gestione comune e condivisa del territorio.

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