La Valdichiana

La Valdichiana

Storie dal Territorio della Valdichiana

Categoria: Interviste

“La crisi è libertà”. Intervista ai Baustelle

“Aspirante poeta in gioventù, Ivan è diventato famoso per aver scritto una serie tv sugli zombi. Conosce Valentina, se ne innamora, e presto hanno un figlio. Ma una sera d’inverno…

“Aspirante poeta in gioventù, Ivan è diventato famoso per aver scritto una serie tv sugli zombi. Conosce Valentina, se ne innamora, e presto hanno un figlio. Ma una sera d’inverno lei viene travolta e uccisa da un’ automobile… Quello che scoprirà Ivan, con un inatteso colpo di scena, gli aprirà una nuova consapevolezza di sé, del mondo che lo circonda e un nuovo rapporto con suo figlio…”

Quello che avete appena letto non è il vaneggiamento della nostra redazione, ma è un estratto della trama del nuovo libro di Francesco Bianconi, frontman dei Baustelle. A darne notizia è Bauaffair.it, tramite la loro pagina Facebook, in un post attraverso il quale i responsabili della community hanno diffuso i dettagli della trama e il nuovo libro in uscita.

In attesa del libro di Francesco, La Valdichiana, in qualità di Valentina e Tommaso, ha incontrato i Baustelle, durante le prove del loro concerto che si è svolto a Montepulciano nel luglio scorso. Con loro, La Valdichiana ha parlato di “Fantasma Tour”, il tour dei Baustelle giunto ormai ai titoli di coda, ma ha avuto anche l’occasione di parlare di argomenti più ampi, come la crisi e il consegunete cambiamento della scena musicale locale e nazionale.

valebaustelle“Fantasma Tour”, dovendo fare un bilancio del vostro tour, vi ritenete soddisfatti di come è andato?

Francesco: “Il bilancio è positivo, perché tutti i concerti che abbiamo fatto durante questa tournée sono stati sempre dei successi. C’è stata sempre tanta gente, abbiamo ricevuto tanto dal pubblico e di questo ne siamo contenti. Il disco non era facile trasportarlo dal vivo perché Fantasma è un disco orchestrale e complesso, sono canzoni, ma sono canzoni un po’ strane e quindi devo ringraziare tutto lo staff che ha lavorato con noi, perché è grazie ad una squadra stupenda, che ha lavorato bene, se abbiamo raggiunto un ottimo risultato”.

 Cantare a Montepulciano, la vostra patria, quali sono le sensazioni che vi suscita questa cosa?

Francesco: “Suonare a Montepulciano ha una doppia sensazione! Suonare a Montepulciano è come giocare in casa, però quando suoni o giochi in casa, vengono a vederti parenti e amici, e quindi c’è un po’ più di agitazione del solito”.
Rachele: “Io sono molto più emozionata del solito. Questa cosa l’aspettavo da mesi e adesso che è arrivata non nego la mia e la nostra agitazione”.

Qual è il consiglio che dareste ai ragazzi della Valdichiana che scelgono di svolgere l’esercizio creativo e il lavoro culturale.

Francesco: “Bisogna crederci, lavorare tanto, sbattersi parecchio, anche quando le istituzioni sembrano giocare contro di te, nessuno ti aiuta e quindi ti devi dare molto da fare. Nessuno ti aiutava neanche quando abbiamo iniziato noi e adesso forse è anche peggio”.

baustelleMa farlo qui in Valdichiana è possibile?

Francesco: “Certamente è più facile farlo ora qui adesso di quando abbiamo iniziato noi”.
Claudio: “Adesso ci sono molti più mezzi di comunicazione, quando abbiamo iniziato noi tutto quello che c’è oggi non c’era e quindi per noi è stato più difficile”.
Francesco: “Anche a Milano c’è crisi delle case discografiche, per cui forse conviene fare la propria musica stando lontano anche dal centro di lavoro. La crisi è allo stesso tempo crisi ma anche un opportunità perché con la crisi c’è molta più libertà. Quando abbiamo iniziato noi dovevi fare per forza un videoclip con dei requisiti ben precisi che costava più di sei milioni di lire perché dovevi andare su MTV o Video Music.

Claudio: “Si, c’erano dei percorsi prestabili!”.

Francesco: “Per fortuna adesso non ci sono più e c’è più libertà, ognuno può fare il proprio videoclip, senza tanti requisiti”.
Rachele:Ogni impedimento è giovamento, dicevano. Ed è così”.

La scena è cambiata, la crisi ha appiattito i livelli clitici della scena musicale, ci sono più opportunità. Voi che siete il simbolo della musica indipendente che emerge e che arriva a canali di comunicazione più ampi, oggi come vi collocate in scena completamente trasformata?

Francesco: “In realtà io non mi colloco, non l’ho mai fatto! Quando penso ai Baustelle non mi sono mai sentito all’interno di una scena indipendente, piuttosto che major, io credo che non ci dovrebbero essere distinzioni. Le distinzione servono ai giornali, ovvio, però io siccome non faccio giornalismo ma faccio musica non mi colloco e ti posso dire che la scena è cambiata e insieme la musica.
Mi piacere rispondere a questa domanda in maniera ottimistica, ovvero, che oggi più di quando abbiamo iniziato noi è possibile fare musica anche da Montepulciano, piuttosto che da Voghera, non è più necessario andare a Milano e inchinarsi a questo o quell’altro tipo di standard. Paradossalmente, posso dire che nella crisi la libertà aumenta!”.

La crisi è libertà! Ed anche secondo è così.  La crisi porta a sperimentare, fare cose nuove e a scommettere in se stessi, mettere a frutto le proprie capacità per cercare di sopravvivere in una realtà sempre più complessa, se questo è il giusto modo per definirla, dove, spesso, non è il merito che paga ma i favoristismi o il clientelismo.

Valentina e Tommaso ringraziano i Baustelle per la loro disponibilità nel concederci questa bella intervista.

1 commento su “La crisi è libertà”. Intervista ai Baustelle

Roy Paci, energia pura sul palco del Live Rock Festival di Acquaviva

Energia allo stato puro! È quello che si è respirato venerdì 12 settembre al Live Rock Festival di Acquaviva, quando sono saliti sul palco i protagonisti della serata, l’artista siculo Roy Paci…

Energia allo stato puro! È quello che si è respirato venerdì 12 settembre al Live Rock Festival di Acquaviva, quando sono saliti sul palco i protagonisti della serata, l’artista siculo Roy Paci e suoi Aretuska All Star. Preceduto dal rock’n’roll anarchico e imprevedibile degli olandesi The Ex e dall’ensemble elettronica dei RukaRuka, Roy Paci ha fomentato tutto il pubblico del Live Rock con la sua tromba, i sui brani jazz/ska e con la sua musica, che attinge a piene mani al dialetto siciliano, quello della sua terra.

Prima dell’ esibizione, nel backstage del festival, tra una birra e una sigaretta La Valdichiana ha incontrato Roy Paci. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui in maniera semplice e amichevole, con la voglia di raccontare la sua vita, i suoi successi i suoi progetti futuri.

Come prima domanda non potevamo certo non fare riferimento al suo ultimo singolo “Italians Do It Better”, brano che ha conquistato le radio mettendo in luce il nostro carattere nazionale. Roy Paci, con questo brano dichiara di voler rappresentare in maniera musicalmente energica “il genio, la forza, il coraggio di chi ogni giorno, con la sua presenza, rende questo paese migliore”.

“Italians Do It Better” : da questo brano hai cercato di far uscire la parte di Italia che ci rende ancora fieri e orgogliosi, che va avanti in maniera tenace, coraggiosa, e di chi nella vita ce l’ha fatta. Tu ti puoi definire una persona che nella vita ce l’ha fatta?

Non riesco a capire se ce l’ho fatta o meno. Per molti, grazie al cielo non per tutti, in Italia “avercela fatta” è sinonimo di essere una persona di successo, una persona conosciuta. Per quanto mi riguarda il mio interesse primario quando ho iniziato questa attività, il mio vero obiettivo era quello di sopravvivere con la musica e con la mia passione e quindi se dobbiamo considerarla da questo punto di vista io sopravvivo, non solo, ma riesco a sopravvivere insieme ad altri compagni di avventura che da diciotto anni mi accompagnano in questa bellissima avventura e loro sono gli Aretuska All StarsQuindi il mio punto di vista sul fatto di farcela nella vita è proprio questo, riuscire a vivere con la passione e con il mestiere che si vuole fare da giovane. Questo pensiero me lo porto dietro da una vita. Nella fase infantile e adolescenziale ho dovuto ricorrere a mille espedienti per fare nella vita quello che è la mia passione. Per andare a lezioni di musica, la sera andavo a fare il pizzaiolo e di giorno il muratore. Se i giovani riuscissero a capire questa cosa, forse riuscirebbero a cambiare anche il mondo della musica, perché spesso è visto solo come un mondo di divertimento, certo facciamo divertire e questa sera siamo qui per questo, ma è anche un mondo lavorativo, seppur bistrattato dallo stato italiano, che da le sue gratificazione, quindi a tutti gli effetti è un lavoro e anche molto faticoso”.

roy3Tu suoni la tromba, perché hai scelto di suonare questo strumento?

Iniziai con il pianoforte a quattro anni e mezzo, grazie ai miei genitori musicisti appassionati di musica. Seppur contadini si dilettavano con questa e dopo a dieci anni, mio padre volle che entrassi nella banda del paese, dopo aver testato un po’ di strumenti, quando toccai la prima volta una tromba rimasi affascinato. Era uno strumento che mi faceva stare bene, lo strumento a cui avrei voluto dedicare tutta la mia vita. Su questo aspetto mi paragono a Joh Belushi quando vede la luce nel film The Blues Brothers – ride – È uno strumento con le sue difficoltà, il mio primo maestro mi disse una cosa che poi ho riscontrato realmente: “Quando tu lasci la tromba per un giorno, lei ti lascia per una settimana”, quanta ragione aveva! Quando tu studi uno strumento non lo devi mai lasciare neanche per un giorno, è come perdere la stabilità dello strumento, la calibratura, emissione, la tromba è uno strumento impegnativo che richiede tanta attenzione, ma io lo amo”.

Come è nato il progetto AretusKa?

“E’ un mio progetto a cui detti il nome di Aretuska perché i musici di allora erano tutti di Siracusa, la mia provincia, io sono di Augusta, e il vecchio nome di Siracusa era Aretusa, dal nome della Dea Aretusa che nasceva nella fontana posta nel centro storico del mio paese e quindi Arethuska perché facevamo soprattutto musica ska, reggae, rocksteady”.

Come nascono i tuoi brani?

“Dunque a me piace salire sul palcoscenico, suonare e far divertire la gente. Quando però ci sono dei periodi di pausa, grazie a Dio adesso molto pochi, mi chiudo in casa e quando devo creare, che siamo delle colonne sonore o piuttosto che brani, sto al pianoforte e butto giù un po’ di idee, se sono colonne sonore seguo le immagini e creo su quello che mi trasmettono. Sono frutto di sensazioni e di idee di un preciso momento”.

Progetti futuri?

“Ah! Ti do un’anteprima: tra pochi giorni inizierò un programma con Serena Dandini su Radio2. Inizierò questo avventura radiofonica, dico avventura perché sulla radio nazionale non avevo mai fatto niente. In passato, quando ero molto giovane, avevo già fatto lo speaker radiofonico ad Augusta, il mio paese, c’era una radio locale che andava molto forte, e andava molto forte perché c’era un personaggio che l’ha resa gigantesca dal punto di vista della fruizione e questo personaggio era Fiorello. Quindi ho già esperienze radiofoniche ma questa è nuova perché sono coinvolto per parlare di gastronomia e musica all’interno del programma. E quindi saremo a vedere cosa ne uscirà!”.

the_exRoy Paci e i The Ex, insieme ancora una volta sul palco del Live Rock Festival. Combinazione o un incontro prefissato? Non ci è dato saperlo, sappiamo però che il rock inaspettato dei The Ex ha incontrato il jazz/ska di Roy Paci in tempi non sospetti.

“Abbiamo conosciuto Roy Paci in Sicilia – ci raccontano i The Ex – quando suonava con gli “ZU”, il suo primo gruppo jazz-core e in quell’occasione, in nostro Ken Vandermark ha avuto modo di suonare insieme a Roy e da qui abbiamo cominciato a fare un sacco di cose con lui”.

Roy Paci ha collaborato alle realizzazione di due album dei The Ex: “Een Rondje Holland” (2001) e Catch My Shoe (2010). In quest’ultimo Roy Paci, con suoi fiati, è stato in grado di rendere dinamiche “Maybe I Was The Pilot” e “Cold Weather Is Back”, donando, a suoni decisamente più crudi, quel tocco di festosità che solo la suo tromba può dare.

Nessun commento su Roy Paci, energia pura sul palco del Live Rock Festival di Acquaviva

Federalberghi, Barbetti: “Stagione difficile a Chianciano Terme, la Regione non può tirarsi indietro”

Intervista a Daniele Barbetti, presidente della Federalberghi di Chianciano Terme, che commenta la stagione turistica che si avvia alla conclusione e chiede alla Regione Toscana di fare la sua parte…

Intervista a Daniele Barbetti, presidente della Federalberghi di Chianciano Terme, che commenta la stagione turistica che si avvia alla conclusione e chiede alla Regione Toscana di fare la sua parte per il rilancio del settore turistico.

Il Presidente dell’Associazione Albergatori Federalberghi di Chianciano Terme, Daniele Barbetti, ha le idee chiare sulle prospettive di sviluppo del territorio e sulla necessità di un piano di rilancio del settore turistico.

Un commento alla stagione turistica che si avvia alla conclusione?

“La stagione turistica è stata drammatica nei mesi di Giugno e di Luglio, con un calo di presenze senza precedenti. Per il mese di Agosto, che dipende fortemente dalla clientela nazionale, abbiamo dovuto registrare un nuovo calo. Una situazione critica, che va a sommarsi ad anni di difficoltà continua e crescente. Il trend, soprattutto per quanto riguarda il mese di Agosto, è negativo già da qualche anno. Il mese di Settembre invece sta tenendo, rispetto al passato; però un mese non fa una stagione. C’è forte preoccupazione sull’anno prossimo: se questo trend è destinato a proseguire, ci saranno nuove chiusure di attività ricettive con immediate ripercussioni sui livelli occupazionali.”

Parliamo nello specifico delle Terme di Chianciano: ci sono prospettive di sviluppo?

“Le Terme di Chianciano rappresentano tuttora l’azienda leader del territorio e il termalismo rimane un elemento identitario e imprescindibile per Chianciano Terme. La messa in salvaguardia dell’azienda operata dal nuovo CdA nel 2013/2014 è sicuramente un fatto di fondamentale importanza. Per il 2015, per dare un orizzonte di speranza concreta alla città, servono però strategie di rilancio di tutta l’offerta.”

fotoPuò farci qualche esempio?

“Completare gli investimenti sulle piscine termali Theia, mettere in campo un piano di promozione e comunicazione innovativo che veda partecipi anche le strutture ricettive, individuare misure straodinarie per sostenere la competitività e la riqualificazione del settore, predisporre un piano delle opere pubbliche che tenga al centro il problema della riqualificazione urbana.”

Per quanto riguarda la cura idropinica, possiamo considerarla un asset su cui investire?

“L’idropinico e più in generale il termalismo sanitario rappresenta un asset imprescindibile per lo sviluppo della città, che va valorizzato e rilanciato attraverso un programma specifico, al quale il Servizio Sanitario Nazionale, tramite la Regione Toscana, non può tirarsi indietro.”

Passiamo al Parco Fucoli: quali prospettive per il futuro?

“Lo spostamento dell’Acqua Fucoli all’interno del Parco Acquasanta obbliga tutta la comunità, sia quella economia, sia quella politica ed amministrativa, ad interrogarsi urgentemente su come rifunzionalizzare il Parco in vista della stagione 2015. Non è infatti immaginabile ipotizzare che la prossima stagione non veda una nuova progettualità partire sul Parco Fucoli; in questo senso faccio un invito alla Regione Toscana, in qualità di socio di maggioranza nella società proprietaria del parco, ad aprire fin da subito un confronto su questo tema.”

Ha lanciato alcuni appelli alla Regione Toscana; qual’è la sua opinione, invece, sulla nuova amministrazione comunale di Chianciano Terme? Che ne pensa delle prime iniziative, ovvero il termalino e la ZTL nel centro storico?

“In merito al termalino, si tratta di un’iniziativa che non ha avuto costi per le casse comunali, quindi sarà il mercato a decidere la sua efficacia. I primi risultati sembrerebbero positivi. La ZTL è collegata al termalino: era inevitabile attivarla nel momento in cui si vuole permettere l’accesso del nuovo servizio al centro storico. Probabilmente nei mesi in cui tale servizio non è attivo, si potrebbe prevedere una sospensione o una rimodulazione della stessa.”

Quali dovrebbero essere le prossime priorità per l’amministrazione comunale?

“Innanzitutto, per quanto di propria competenza, evitare ogni possibile inasprimento della pressione fiscale, ed anzi lavorare a una drastica revisione della tariffa sui rifiuti, che è un costo oggi non più sostenibile per le imprese.
La città ha inoltre bisogno di un piano di sviluppo turistico coordinato e non lasciato a iniziative episodiche e isolate. In questo senso l’Amministrazione non si è ancora espressa in modo del tutto convincente. Ritengo però che anche il mondo delle imprese dovrà dare il proprio contributo di idee per il riposizionamento sul mercato della destinazione, poichè le strategie efficienti per uscire da questa crisi ventennale possono essere individuate solo con un serrato confronto tra il Soggetto Pubblico e gli Operatori del settore, nel mutuo rispetto dei ruoli, delle competenze e delle responsabilità.
In terzo luogo, è prioritario utilizzare i denari derivanti dall’imposta di soggiorno per stanziare fin da subito risorse spedibili per la programmazione, in vista della stagione 2015, di iniziative di promozione, di acquisizione eventi e congressi, nonchè di animazione turistica della città.”

L’imposta di soggiorno di Chianciano Terme, appunto, rappresenta il gettito più alto tra i comuni della provincia, secondo soltanto a quello di Siena. Che strategie dovrebbe avere l’amministrazione comunale sull’utilizzo di questi fondi?

“ChiancianoTerme è un sistema turistico complesso e come tale va gestito ed organizzato. Le risorse dovrebbero, attraverso bandi o avvisi pubblici, essere reimmesse in circolo al sistema turistico al fine di potenziarne la competitività e la qualità. Inaccetabile sarebbe l’ennesimo utilizzo dell’imposta a copertura di spese correnti dell’amministrazione.”

Si sente parlare della possibile costituzione di una Pro-Loco, qual’è la sua opinione in merito?

“La Pro Loco può essere un’iniziativa utile a condensare energie di cittadini che vogliono, a titolo volontario, contribuire all’animazione turistica della città. Non sarebbe invece immaginabile nè fattibile, per la Pro Loco o altri enti similari, un ruolo di governance del turismo a ChiancianoTerme.”

La revisione delle funzioni delle  province comporterà un inevitabile riassetto delle competenze di promozione turistica. Che ne sarà dell’ufficio Informazioni e accoglienza turistica di Chianciano Terme?

“L’ufficio è sempre stato un punto di riferimento per l’ambito territoriale della Valdichiana. La legge regionale sul turismo  ha individuato, nel 2000,  i punti IAT di interesse regionale che sono stati poi riconfermati dalla Provincia di Siena nell’ambito del progetto Terre di Siena IAT.  Chiediamo quindi che l’Amministrazione Comunale continui a riconoscere nel punto IAT di Piazza Italia uno strumento indispensabile nelle politiche di promozione e di accoglienza di Chianciano Terme a servizio anche dell’area Valdichiana e si impegni a garantire gli standard e i livelli di servizi offerti e di quelli che potranno essere implementati e migliorati a favore della valorizzazione e della promozione del territorio e a beneficio degli operatori economici”

Sarebbe quindi favorevole a strategie di promozione turistica per l’area Valdichiana?

“I nuovi turisti, oramai in prevalenza stranieri, non si muovono più per una sola motivazione. La Valdichiana è una area ricca di eccellenze e quindi – fatte salve le peculiarità di Chianciano Terme e quelle dei singoli territori – è necessaria una strategia di promozione turistica integrata del territorio. Il rischio concreto è quello di un progressivo isolamento della Valdichiana e di Chianciano Terme, dovuto anche alla progressiva mancanza di collegamenti ferroviari ed aeroportuali efficienti.”

Nessun commento su Federalberghi, Barbetti: “Stagione difficile a Chianciano Terme, la Regione non può tirarsi indietro”

18 anni di educazione al Rock. Alessio Biancucci racconta il Live Rock Festival di Acquaviva

Partecipare al Live Rock Festival di Acquaviva si configura come qualcosa di più che una “tradizione”. La complessità di significati, che tale evento, giunto quest’anno alla diciottesima edizione, rappresenta, è…

Partecipare al Live Rock Festival di Acquaviva si configura come qualcosa di più che una “tradizione”. La complessità di significati, che tale evento, giunto quest’anno alla diciottesima edizione, rappresenta, è una cerimonia che impone piacevolmente al coinvolgimento vivo.
È la festa rivolta a quel pubblico che si è formato sulla cadenza annuale di questa manifestazione, la quale ha contribuito ad educare all’ascolto un’intera generazione di ragazzi del territorio. Negli ultimi diciotto anni, gli adolescenti della valdichiana hanno modulato i propri ascolti sulle scelte della direzione artistica del Live Rock Festival, o se non altro ci si sono confrontati.

Ho incontrato colui che, più di tutti, ha influito sulle opzioni musicali di questi anni, Alessio Biancucci, direttore artistico della diciottesima edizione.

Quali sono stati i criteri guida per la selezione degli spettacoli o più in generale la disposizione critica che ha definito le scelte della direzione artistica?

«La nostra linea è come sempre quella di cercare proposte dotate di originalità riconosciuta a livello internazionale. Allo stesso tempo diamo spazio a quello che emerge in ambito territoriale, con un accordo con la regione toscana e il progetto “Toscana Musica” che monitora i migliori elementi della scena regionale (quest’anno è toccato ai Walden Waltz, il gruppo che apre la prima serata). In più cerchiamo anche di fornire maggiore visibilità a quei progetti che, vantando già un buon percorso ma in ambiente slipstream, crediamo riescano a crescere ed a raggiungere un’utenza di pubblico più vasta, come è stato in passato per i Nobraino, per Brunori SAS, per i Bud Spencer Blues Explosion o Lo Stato Sociale. Quest’anno abbiamo puntato su Kutso, Fuzz Orchestra e C+C= Maxigross; progetti validi che promettono una carriera futura piuttosto significativa nel panorama nazionale.
Per quanto riguarda invece le proposte internazionali quest’anno ci siamo concentrati sul coinvolgimento diretto del pubblico; energia ed entusiasmo. Anche laddove siamo andati a cercare proposte più complesse dal punto di vista armonico o non immediatamente fruibili, abbiamo provato a dare un segnale di connessione sentimentale con chi partecipa al nostro festival, cercando di ottemperare alla nostra principale ambizione, ovvero quella di offrire al pubblico del nostro territorio la possibilità di vedere concerti che altrimenti sarebbero a mille o duemila chilometri da qui. Un’altra nostra prerogativa è anche di portare esclusive in Italia, come è stato in passato per molte band o musicisti che hanno avuto una sola data nel nostro paese, ad Acquaviva. Quest’anno avremmo Djaikovski per la prima volta in Italia, che sta spopolando nei festival più importanti d’Europa. A questi elementi di ricercatezza italiana e internazionale affianchiamo nomi noti al grande pubblico, nel caso di quest’anno è evidentemente Roy Paci a fungere da catalizzatore dell’utenza ascoltatrice media»

Quali sono le novità di quest’anno invece sul piano dell’organizzazione e gestione del festival?

«Sul piano organizzativo il rinnovo del consiglio dell’associazione è un cambiamento rilevante. La nuova presidenza di Andrea Mezzanotte ha suscitato un ricambio generazionale considerevole, il che non può essere un bene per un’associazione che dura ormai da quasi due decenni. Ieri sera abbiamo festeggiato il diciottesimo compleanno con una maxitorta piena di candeline, ed è stato emozionante.
Sul piano operativo abbiamo aggiunto elementi alla nostra sensibilità per le sempre più presenti questioni alimentari; quest’anno abbiamo aggiunto un menù per chi soffre di celiachia. Un’altra importante novità riguarda la riduzione dei rifiuti; una questione che ormai ci rappresenta e che fortunatamente ha fatto scuola per altre manifestazione non solo giovanili, ma anche sagre popolari. Abbiamo fatto un passo ulteriore chiedendo al nostro pubblico un piccolo sforzo; quello di tenere “l’amicobicchiere” in mano tutta la sera. Sono utilizzati infatti dei bicchieri riutilizzabili e lavabili, così da ridurre la produzione di rifiuti ed evitando così di sporcare l’area concerto»

Diciotto anni fa cosa c’era qui e cosa è cambiato rispetto ad allora, sia nelle strutture e nell’istituzione che è diventata il Colletivo Piranha, sia nella mentalità di chi organizza?

«Nel 1997 abbiamo messo in piedi una situazione per la quale la motivazione principale era; “da queste parti non succede niente e ciò che vediamo in giro non ci piace, quindi facciamo qualcosa noi”. Il clima e l’approccio era decisamente più scanzonato – anche dozzinale se vogliamo guardare con occhi professionali – più genuino, legato all’aggregazione di giovani che avevano semplicemente voglia di costruire qualcosa di nuovo. Abbiamo deciso di portare il rock’n’roll in una frazione sperduta della provincia con tutte le incongruenze che nel novantasette ci si possono immaginare; i freakkettoni in giro per il paese, le vecchiette spaventate, eccetera. Con una crescita esponenziale di livello, abbiamo definitivamente cambiato la mentalità non solo nostra ma dell’intera collettività, scardinato le abitudini sedentarie della collettività, (sedentarie dal punto di vista intellettuale, ovviamente). Quindi se inizialmente c’era un po’ di diffidenza da parte delle generazioni un po’ più attempate, del tutto distanti da queste realtà che si vedevano solo in ambito metropolitano, Siamo riusciti a superare certe barriere cercando di dimostrare la nostra autorevolezza. Abbiamo coinvolto migliaia di persone che hanno iniziato a venire al festival da tutta Italia e questo ci ha imposto e stimolato a progredire verso la professionalità; quando hai a che fare con il tour manager ufficiale di Lou Reed e Paul McCartney, per contattare Tricky, evidentemente devi dimostrare di avere competenza e serietà»

Alessio mentre mi parla del festival cammina per tutto il parco dell’ex feriale di Acquaviva, fino ad accompagnarmi nelle cucine, dove una folla di volontari mi sfreccia accanto con vassoi colmi, in un turbinio di voci e armonico caos.

«Anche nelle cucine, come vedi, c’è una ricerca che ogni anno trova elementi di perfezionamento e crescita. Quando d’inverno facciamo riunioni con 40/50 ragazzi under 35 – quello che una volta erano i sindacati o i partiti politici negli anni 60 e 70, e che oggi sembra impensabile – noi stiamo anche mezz’ora a dibattere sul punto di bollitura dell’olio di palma rispetto all’olio d’oliva, per capire qual è quello che consuma e inquina meno, da usare nella nostra friggitrice. È forse questa cura del dettaglio ciò che ci caratterizza e che è stata la chiave di quello che sono sempre più convinto rappresenti un successo»

Alessio mi accompagna poi nel backstage nel quale incontro Lalla Savini, ormai consacrata speaker ufficiale del festival. Anche lei mi parla dell’evoluzione che la manifestazione ha intrapreso negli ultimi diciotto anni mentre ordina le pagine di presentazione delle band nel raccoglitore, poco prima di salire sul palco;

«Diciotto anni fa tutto è partito come un “giochino” tra ragazzi poco più che ventenni (io anche meno, non avevo nemmeno diciotto anni), montando quattro pedane per creare il palco e con gruppi locali a costo zero tirammo su la primissima “festa della birra”. Fu molto improvvisato, una piccola scommessa tra ragazzi incoscienti che si è sempre più portata alla qualità, alla professionalità ed è arrivata, passo dopo passo, ad accogliere cinquemila persone per i concerti, tremila coperti a sera e gruppi conosciuti a livello mondiale…»

Non dovrebbe essere sottovalutata da nessuno la portata divulgativa del far esibire, davanti ad persone abituate alle interminabili partite di pinnacola e di poker sui tavoli dei bar, le più squisite scelte musicali del panorama sia indipendente che mainstream italiano. Da proto adolescente che non aveva altri veicoli di conoscenza musicale all’infuori di Mtv e delle radio commerciali, lontano dai club londinesi o dai centri sociali nelle grandi città, vedermi passare a pochi chilometri da casa gli Afterhours, i PGR, i Verdena, gli Assalti Frontali, i Quintorigo, i Sud Sound System e tantissimi altri, rappresentava un universo spalancatosi davanti ai miei occhi, in continua espansione. Le band che suonavano a Settembre ad Acquaviva erano quelle che riempivano gli auricolari durante la stagione a venire, nei tragitti da casa a scuola. Come me anche per tantissimi altri, il Live Rock Festival (che ai tempi si chiamava ancora “Of Beer”) era – ed è – un’istituzione culturale ben più potente ed educativa delle iniziative scolastiche. Lunga vita al Collettivo Piranha, che si merita altri mille di anni come questi.

Nessun commento su 18 anni di educazione al Rock. Alessio Biancucci racconta il Live Rock Festival di Acquaviva

Garanzia Giovani, quali sono le reali prospettive di occupazione?

Si è molto sentito parlare di Garanzia Giovani, anche se fino ad oggi non è ancora molto chiaro il Piano Operativo dello stesso. Garanzia Giovani è la risposta europea alla…

Si è molto sentito parlare di Garanzia Giovani, anche se fino ad oggi non è ancora molto chiaro il Piano Operativo dello stesso. Garanzia Giovani è la risposta europea alla crisi dell’occupazione giovanile, ed in particolar modo a tutti quei giovani tra 15 ed i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in nessun percorso formativo, i così detti NEET.

Il piano è una valida occasione, sia per i giovani che per le imprese, in quanto sono state previste importanti agevolazioni dalle diverse Regioni. In sostanza si tratta di offrire opportunità di lavoro, formazione e auto imprenditorialità ai giovani, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi del programma.

Nonostante i dati della disoccupazione non siano per niente gratificanti, le iscrizioni al programma Ue Garanzia giovani sono in costante aumento, dai 37mila iscritti a maggio si è arrivati a poco più di 3mila e 700 nuovi giovani in cerca di lavoro. In quattro mesi il piano Garanzia giovani ha raccolto in totale quasi 180mila iscrizioni, cifra che, appare ancora poco rilevante considerando i dati sulla disoccupazione pari al: 42,9 per cento, oltre 2milioni di NEET.

Per i ragazzi l’Europa ha messo sul tavolo oltre 1,5miliardi e approvato un piano articolato in fasi per l’inserimento – entro 4 mesi dall’adesione – nel mondo del lavoro. Al momento, però, anche per quei 180mila giovani iscritti al programma, il posto di lavoro non è assicurato: gli annunci pubblicati sono 10mila per un totale di 15mila posizioni. Scorrendo le offerte, si trovano pochissimi contratti a tempo indeterminato (più di 1700), ancor meno sono quelli di apprendistato (solo 238). Il maggior numero di proposte riguarda lavori a tempo determinato, ma anche questi – se si guarda alle cifre totali – sono in misura esigua: poco più di 11mila posti.

Noi de La Valdichiana abbiamo posto una domanda specifica all’europarlamentare capodelegazione del Pd e componente delle commissioni DEVE (Sviluppo) e AFET (Affari esteri), David Sassoli sul piano operativo Garanzia Giovani e quali sono le reali prospettive per i giovani.

“In questo momento i piani sono in mano alle Regioni, e ci sono regioni, come la Toscana, che stanno cercandosassoli di immettere nel mondo del lavoro migliaia di giovani. Si parla di 4mila a progetto e quindi stanno marciando. Adesso bisogna fare in modo che tutto il Sistema Paese si adegui alle necessità di implementare questo progetto. – continua Sassoli – Da noi in Europa? Questa è una politica attiva per il lavoro. È una politica concreta, è la necessità di inserire i giovani direttamente nel mondo del lavoro, con politiche, incentivi ma anche con un rapporto con l’impresa, nodo e legame fondamentale.

Intervista raccolta da Maria Stella Bianco

Servizio a cura di Valentina Chiancianesi

Nessun commento su Garanzia Giovani, quali sono le reali prospettive di occupazione?

“Per cambiare verso all’Europa servono riforme”. Intervista a Simona Bonafè

“Il cambiamento in Europa va di pari passo con le riforme che l’Italia deve, e dobbiamo, fare. Non possiamo permetterci di fare come coloro che rimangono immobili o difendono le caste!”….

“Il cambiamento in Europa va di pari passo con le riforme che l’Italia deve, e dobbiamo, fare. Non possiamo permetterci di fare come coloro che rimangono immobili o difendono le caste!”.

Sinoma Bonafè è ferma su questo punto, per migliorare l’Italia e il peso del nostro Paese in Europa servono le riforme. Il PD ha sempre sostenuto di voler cambiare verso all’Europa, ma questo è possibile solo mettendo in condizione il nostro Paese di essere più efficiente sia dal punto di vista istituzionale sia a livello economico, e in questo settore deve dimostrare di essere competitivo e di dare un’offerta al quel 70% di domanda di Italia che chiede tutto il mondo.

La Valdichiana ha incontrato Simona Bonafè per capire in quale direzione stiamo andando, se le riforme attuate dal Governo saranno sufficienti per cambiare verso al nostro Paese e all’Europa e come si può fare per incrementare l’identità europea degli italiani.

Le riforme che il Parlamento italiano sta cercando di attuare sono sufficienti per cambiare il peso dell’Italia in Europa?

“Noi, come Partito Democratico, ci siamo presentati in campagna elettorale per le europee dicendo che avremmo voluto cambiare verso all’Europa, perché l’Europa così com’è non ci piace. È chiaro che per essere credibili possiamo riuscire a cambiare l’Europa solo se siamo in grado di cambiare il nostro Paese. Il governo Renzi ha messo in campo un pacchetto di riforme molto ambizioso ma anche molto importante, che da un lato mira a rendere più moderno il nostro sistema istituzionale e più competitivo il nostro sistema economico, e dall’altro far acquistare all’Italia una maggiore credibilità e un maggior peso in Europa”.

Noi parliamo di Europa sempre sotto l’aspetto economico, ma nella pratica, quali sono gli strumenti che dovrebbero essere usati per migliorare l’identità europea. Cioè, come dobbiamo fare per sentirsi più europei che italiani?

“Bella domanda! – ride Simona – Io penso che la sfida che abbiamo davanti, oggi, è proprio quella di costruire l’Europa dei cittadini. Abbiamo costruito l’Europa economica, quella finanziaria dei banchieri e da oggi dobbiamo fare uno scatto diverso. Non possiamo pensare di mandare i ragazzi a studiare all’estero, fare l’Erasmus, che rappresenta ormai uno dei veicoli attraverso i quali si costruisce l’identità europea e poi dopo, questi stessi ragazzi non hanno opportunità di lavoro, di crescita e occupazione proprio in quel territorio che gli ha permesso di studiare.

L’Europa ha oggi 27milioni di disoccupati, un dato troppo alto. Ecco, l’identità europea si crea uscendo da questa politica dell’austerity che ha prodotto sostanzialmente crisi e disaffezione nei confronti dell’Europa stessa, e puntando di più sulla crescita. Cosa significa in soldoni? Significa fare come hanno fatto gli altri paesi, come gli Stati Uniti ad esempio, fare una bella politica di investimenti. Juncker, in questo senso, ha fatto un investimento specifico, che è quello di presentare un piano di 300miliardi di euro nei prossimi anni, ed io penso che sia da lì che noi dobbiamo costruire l’Europa del futuro. Ci deve essere un spazio di opportunità per tutti, perché se rimane solo un grande mercato, può anche servire, ma perde la sua funzione storica e la sua missione”.

Quindi per Simona Bonafè è utile e importante rivedere la politica dell’austerity, che in qualche modo sta rallentando l’Europa, e fare maggiori investimenti per aprire delle opportunità per tutti, rimettendo in moto il mercato globale.

Tre parole chiave per far cambiare verso a questa Europa.

Più lavoro! L’Europa deve dimostrare di essere solida, perché noi crediamo che il Patto di Stabilità è un patto che i Governi hanno firmato e che vada rispettato e non disatteso. L’altra parola chiave è solidarietà e qui ci metto dentro una politica dell’immigrazione che abbia un occhio verso chi fa i viaggi della speranza e spesso ci rimette la vita. In ultimo istruzione e formazione, perché penso che l’Europa del futuro la dobbiamo costruire e dobbiamo creare le condizioni perché Essa torni a investire in formazione, perché è da lì che passa lo sviluppo economico di ogni Paese e quindi anche dell’Italia”.

L’Italia non deve farsi dettare le regole dagli altri Paesi, deve essere Lei stessa a far cambiare verso all’Europa con le sue riforme, quei cambiamenti interni, utili, urgenti e necessari. Che guardino tra tutto anche ai giovani, costantemente ostacolati da iter burocratici lunghissimi, qualora decidano di investire in Italia, costantemente messi alla prova per far vedere le loro capacità e continuamente discriminati perché visti come una minaccia a quella casta sempre protetta e tutelata e che rende l’Italia immobile e vecchia.

E quindi ben venga l’investimento sul lavoro, sulla formazione e sull’istruzione, ma deve esistere anche una condivisione del sapere da parte di chi nel mondo del lavoro c’è già da tanto tempo ma pecca di innovazione, e da parte di chi, invece, aggiornato lo è, ma pecca di esperienza.

L’incontro con l’europarlamentare Simona Bonafè è avvenuto alla Festa del Pd di Torrita di Siena.

Nessun commento su “Per cambiare verso all’Europa servono riforme”. Intervista a Simona Bonafè

“L’imprenditore, in Italia, è un eroe”: Intervista a Santo Versace

“Quando parlo di lavoro, io mi ricordo in particolar modo gli anni ’50 e l’amore che c’era verso questo tipo di responsabilità. L’Italia, dopo la seconda guerra mondiale, era un…

“Quando parlo di lavoro, io mi ricordo in particolar modo gli anni ’50 e l’amore che c’era verso questo tipo di responsabilità. L’Italia, dopo la seconda guerra mondiale, era un Paese che usciva molto male dal conflitto, ma sempre con un forte attaccamento al lavoro”.

Inizia così l’intervento di Santo Versace, noto imprenditore del settore moda, che a Luci sul Lavoro, svoltosi a Montepulciano dal 10 al 12 luglio, è intervenuto durante il dibattito “Una Garanzia per i Giovani”. Un intervento in cui mette in luce le innumerevoli difficoltà dell’essere imprenditori oggi in Italia, dove a suo avviso lo Stato impedisce alle imprese di crescere e svilupparsi, e dove fare impresa significa intraprendere un’azione da eroi.

Versace afferma che l’Italia si può dividere tra produttori, imprenditori e profittatori; i produttori sono quelli che si confrontano con il mondo, gli imprenditori sono quelli che lavorano con il pubblico e i profittatori sono un milione e 100mila persone che vivono di politica e tribuna politica con redditi altissimi e che fanno i loro interessi. Versace aggiunge che se tutte le aziende seguissero questo modello di gestione sarebbero già fallite o fallirebbero nel breve periodo. L’appello di Versace è quello di non avere paura, di cercare di fare qualcosa contro questo sistema che sta opprimendo il mercato e conseguentemente il mondo del lavoro creando disoccupazione e crisi dei consumi. A questo punto l’imprenditore chiama in causa i giovani dicendo che tutto dipende da loro (noi!) per cercare di riportare in nostro Paese ad essere uno dei più quotati leader mondiali.

A margine del dibatto noi de La Valdichiana abbiamo intervistato Santo Versace per capire meglio il suo punto di vista sul lavoro, sullo sviluppo e sul settore moda.

Buonasera Signor Versace. Quali sono le sue proposte per il rilancio dell’innovazione e del lavoro giovanile in Italia?

“In primis le aziende devono creare posti di lavoro, ma per far funzionare le aziende bisogna che funzioni il mercato interno, bisogna rilanciare i consumi interni, bisogna che la gente abbia più soldi da spendere, e dal momento che rilanci i consumi interni, il mercato riparte, creando così più posti di lavoro. Alla fine è questo da cui bisogna ripartire, certo è necessario che domanda e offerta si incontrino, perché ci sono circa 200.000 posti di lavoro vuoti che potrebbero essere impegnati anche in altre figure professionali”.

Quindi, questo basterebbe per far ripartire l’Italia?

Dal bilancio dello Stato ci si può rendere conto che l’Italia, nel suo complesso, è un Paese ricchissimo, a cui non manca niente e che può fare tutto. All’interno del bilancio però la spesa pubblica supera gli 800miliardi, siamo oltre i 100 miliardi di malversazione, furti e corruzione, quindi se si capisce questo, cioè che abbiamo tutte le risorse per far funzionare tutto quello che si vuole, si concepisce anche che abbiamo anche tutte le risorse per creare occupazione. Vanno bene tutti i programmi per giovani e cose del genere, ma il nodo centrale qual è? Quanti soldi manovra il governo e le istituzioni? Ottocento e passa miliardi, questi soldi sono spesi bene? No! Di questi, molti sono sperperati. Ci deve essere gente che deve servire il cittadino, ma non lo serve perché pensa solo a rubare, ed è per questo che ci troviamo nella situazione in cui ci troviamo”.

versaceSecondo Lei, come l’Europa vede l’Italia?

L’Italia è un Paese che ha tutto, però non è facile lavorare in Italia. La burocrazia, il sistema Paese e la giustizia che non funziona, ci sono tante cose negative, ma c’è gente che ama l’Italia e che vorrebbe investirci. Per quanto riguarda l’Europa, essa ci fa presente che noi abbiamo un debito pubblico insostenibile e quindi i problemi sono interni e dobbiamo risolverli noi. Se noi non siamo in grado di risolvere i nostri problemi non saremo mai il primo paese in Europa”.

Parliamo del settore moda in Italia: un giovane che decide di intraprendere questa strada, dovrebbe buttarsi più in corsi di manodopera o in corsi di alta formazione professionale?

Sono importanti tutti e due. Certamente più sali la piramide lavorativa e meno posti di lavori ci sono, i creativi sono molti meno rispetto alle persone che cuciono a macchina e fanno i modelli, quindi per ogni creativo ci saranno altri centinaia di posti di lavoro”.

Secondo Lei, l’attuale Governo snobba un po’ il settore moda?

“No, assolutamente, fortunatamente abbiamo un Primo Ministro che ama la moda. Le altre amministrazioni non avevano abbastanza cultura per capire i problemi di questo settore, fiore all’occhiello della nostra nazione”.

Ringraziamo Santo Versace per la sua disponibilità e puntualità nel rispondere alle nostre domande.

Nessun commento su “L’imprenditore, in Italia, è un eroe”: Intervista a Santo Versace

Chiusi nella Danza: intervista a Marianna Giorgi e all’Orchestra Wolverine

Nel corso dell’evento Chiusi nella Danza, tenutosi a Chiusi tra il 10 e il 13 luglio, abbiamo avuto modo di intervistare da una parte Marianna Giorgi e dall’altra, attraverso le…

Nel corso dell’evento Chiusi nella Danza, tenutosi a Chiusi tra il 10 e il 13 luglio, abbiamo avuto modo di intervistare da una parte Marianna Giorgi e dall’altra, attraverso le parole di Tommaso Dainelli, ballerino swing, l‘Orchestra Wolverine.

Marianna, di Latina, si è occupata della direzione del Laboratorio coreografico sul movimento e la drammaturgia corporea, che ha visto la creazione di uno spettacolo con 7 giovani ballerine portato in scena a seguito del laboratorio al Teatro Mascagni.

L’Orchestra Wolverine rappresenta, invece, un progetto di musica e danza swing che ha avuto modo di esibirsi la sera del 13 luglio.

Ecco la trascrizione delle interviste che entrambi ci hanno cortesemente concesso.

Marianna Giorgi:

Buon pomeriggio. Ci può parlare dell’esperienza di laboratorio con le ragazze?

Chiusi nella DanzaLe ragazze hanno lavorato per due giorni, per sei ore totali di laboratorio. Un laboratorio coreografico di danza contemporanea e drammaturgia corporea che si è incentrato sul lavoro interiore: abbiamo cercato di lavorare sull’azione, sul testo che sostiene l’azione, e su ciò che in qualche modo è presente prima di compiere il movimento, ossia l’intenzione che poi, come effetto, ha la partenza del movimento. Un movimento estetico che ha come scopo una ricerca interiore.

Come può definire l’atmosfera che avrà lo spettacolo di oggi pomeriggio?

L’atmosfera dello spettacolo è, direi, particolarmente evocativa: ci saranno dei riferimenti metaforici, per esempio la cyclette sul palco, che sta a indicare per noi e per le ragazze la corsa verso se stessi. È un lavoro che in qualche modo hanno creato loro; loro hanno messo a nudo la loro identità con me, e io l’ho un minimo ordinata per farne un racconto.

Quello che vedrete non sarà un lavoro coreografico, ma una miniatura: sono tanti elementi racchiusi; non c’è nulla da comprendere, è soltanto un momento evocativo. Un flusso di coscienza basato sulle linee guida che ho dato loro.

Queste linee guida si basano su dei temi particolari?

Non proprio. Sono loro che hanno scelto quasi ogni cosa. Io ho chiesto: presentatevi, presentate voi stesse al pubblico, i vostri pregi e difetti. La cosa interessante è che quando ho chiesto di dire, alla fine di una sequenza coreografica, una loro qualità, la maggior parte di loro, inconsciamente forse, ha parlato di un difetto. Questo fa capire quanto a volte la danza abbia come linea principale un senso quasi terapeutico.

In che senso?

La danza ti “butta” fuori dal corpo qualcosa che magari si cerca di dimenticare, ma che invece andrebbe recuperato e affrontato. Le ragazze che hanno lavorato con me sono giovani, però già dall’esempio che ti ho fatto, si capisce che un minimo di storia l’hanno iniziata a costruire: delle cose si stanno nascondendo, altre invece le rivelano loro stesse. Questo è il bello del contemporaneo, non quel tipo di ballo che si fa normalmente: ci sono delle possibilità legate alla danza contemporanea che vanno al di la del lavoro di compagnia e che si avvicinano di più alla performance, quella autocostruita.

Orchestra Wolverine:

Buon pomeriggio. Parlateci un pò del vostro progetto swing.

Il nostro progetto è quello che ormai da quattro anni portiamo avanti. Abbiamo iniziato a Firenze, grazie anche a Alessandro che è il capofamiglia di questo quartetto di Wolverine. Non siamo solo un gruppo, ma una famiglia.

Io [Tommaso Dainelli],  insieme a Giulia Agostini, siamo anche insegnanti, abbiamo una scuola, varie sedi e siamo sempre in crescita, almeno, per ora, a Firenze.

Perché la scelta della musica Swing?

Innanzitutto viene dalla passione per la musica in generale, poi per quella swing in particolare. Questo tipo di musica viene subito dopo il charleston, quindi dagli anni Venti, fino agli anni Cinquanta. Continua in America, ma si ferma in Italia per colpa del fascismo, ed è rimasto solo quello che si conosce maggiormente, per esempio il boogie woogie, il rock’n’roll.

Chiusi nella DanzaSecondo lei in Italia la musica swing quanto è diffusa?

C’è una leggera ignoranza in Italia, in senso buono. Semplicemente non c’è la cultura dello swing. Per esempio, quando si batte la mano sul’un [battendo le mani per dimostrazione], nel jazz si batte in levare, in Italia si battono le mani controtempo.

Noi, allora, stiamo cercando di portare questo tipo di cultura, con i brani originali, gli artisti originali, anche gli stili originali..

Qualche artista preferito?

Assolutamente Duke Ellington, Benny Goodman, e tutte le grandi big band.

Siete soddisfatti del vostro lavoro?

Sì. C’è sempre molto da fare, anche molti ostacoli, però teniamo duro!

 

 

Nessun commento su Chiusi nella Danza: intervista a Marianna Giorgi e all’Orchestra Wolverine

Bettollini (PD): “Alta Velocità: una possibilità concreta per la Valdichiana”

Alta velocità, stazione Media-Etruria, il nuovo modello di provincia e il peso dell’Italia in Europa: sono state queste le domande poste a Juri Bettollini dalla redazione de La Valdichiana a…

Alta velocità, stazione Media-Etruria, il nuovo modello di provincia e il peso dell’Italia in Europa: sono state queste le domande poste a Juri Bettollini dalla redazione de La Valdichiana a margine dell’incontro politico, svoltosi a Torrita di Siena, nell’ambito della festa del PD, domenica 27 luglio 2014. Insieme all’assessore Juri Bettollini, l’europarlamentare Simona Bonafè e il sindaco di Torrita Giacomo Grazi, hanno parlato di Europa, dell’importanza dei nostri territori, delle regole alla base delle riforme e di quei segnali di cambiamento che stanno giungendo dalla politica locale, nazionale ed europea.

Juri Bettollini, assessore del Comune di Chiusi con deleghe al Bilancio e all’organizzazione, e attuale responsabile enti locali provinciale del Pd senese ha risposto così alle nostre domande:

Alta velocità, è una possibilità concreta per la Valdichiana o un’ipotesi remota?

“È una possibilità concreta per la Valdichiana! Il protocollo firmato tra le due regioni, Toscana e Umbria, prevede l’ubicazione della struttura in Valdichiana, e quindi adesso è evidente che ognuno debba giocare le proprie carte, carte che non devono essere legate a un campanile ma alla competitività di un territorio e alla sostenibilità dell’intervento. Noi crediamo che Chiusi sia il baricentro ideale rispetto al progetto e alla grandi città, Roma e Firenze. In altri territori il progetto avrebbe notevoli importi di realizzazione, mentre sul nostro potrebbe costare addirittura la metà, perché non abbiamo bisogno di fare espropri e abbiamo grandi spazi da mettere a disposizione. Siamo in condizione di cedere l’area per la realizzazione dell’alta velocità, quindi Chiusi si candida a tutti gli effetti a ospitare questa grande opera”.

Juri BettolliniIn qualità di responsabile degli enti locali del PD provinciale senese, crede che il nuovo modello di provincia possa in qualche modo avvantaggiare i territori periferici, oppure si rischia un vuoto di democrazia e di sviluppo?

“Io credo che il nuovo modello di provincia potrà avvicinare la politica al cittadino. Oggi i sindaci ricoprono un ruolo sempre più importante nella comunità, e questo ruolo li porterà ad amministrare in maniera cosciente delle difficoltà e delle esigenze dei nostri cittadini. Credo che questa riforma abbia una valenza positiva, un modo per avvicinare i nostri amministratori ai problemi reali del Paese”.

Le riforme del parlamento italiano sono sufficienti per cambiare peso dell’Italia in Europa?

“Le riforme sono essenziali per cambiare verso e per dire all’Europa che noi siamo un Paese credibile, che le semplificazioni le abbiamo fatte e le stiamo ancora facendo. Ed è con questi primi procedimenti che noi andremo in Europa a chiedere la flessibilità, quella flessibilità che ci chiedono imprese e cittadini per creare posti di lavoro e un rilancio dell’economia.

Oggi servono le riforme: serve la riforma elettorale e la riforma del senato. Questa è anche la sintesi della grande battaglia contro la burocrazia: ridurre una camera che in realtà è un doppione rispetto alla prima, è il grande passo verso la semplificazione di cui abbiamo bisogno. Anche la giustizia ha bisogno di riforme, l’edilizia scolastica, la pubblica amministrazione. In quest’ultimo settore, la proposta messa in campo dal governo Renzi è qualcosa di eccezionale: i dirigenti pubblici, che sono stati per anni degli ostacoli alla realizzazione di tanti investimenti del territorio, verranno premiati se lavoreranno bene e verranno mandati a casa se lavoreranno male. Oggi questa è la grande riforma che stiamo aspettando e sono convinto che prima e poi arriverà”.

Nessun commento su Bettollini (PD): “Alta Velocità: una possibilità concreta per la Valdichiana”

Intervista a Olga, moglie di Massimo D’Antona, in occasione del Festival Luci sul Lavoro

«Il lavoro senza aggettivi», lavoro come tale: Massimo D’Antona, prima di essere ucciso dalle Brigate Rosse, la pensava così. Dalle parole della moglie il suo pensiero All’interno del Festival “Luci…

«Il lavoro senza aggettivi», lavoro come tale: Massimo D’Antona, prima di essere ucciso dalle Brigate Rosse, la pensava così. Dalle parole della moglie il suo pensiero

All’interno del Festival “Luci sul Lavoro”, tenutosi a Montepulciano nei giorni 10-11-12 luglio 2014, è stato consegnato il premio di laurea “Massimo D’Antona”, dedicato ogni anno alla miglior tesi sul diritto sul lavoro. Il premio, consistente in un riconoscimento formale e un contributo di 1.500 euro, nel 2014 ha visto il decimo anno di vita.

La Commissione esaminatrice per questa edizione, costituita da Antonio Ojeda Avilés, Gianni Arrigo, Giuseppe Casale, Antonio Di Stasi, Enrico Limardo e Carmine Russo, ha dichiarato vincitrice la Dott.ssa Diletta Carretta, autrice della tesi dal titolo “Il lavoro carcerario”, discussa il 9 ottobre 2013 presso l’Università Cattolica di Milano.

Il 12 luglio è avvenuta la premiazione. Come da tradizione, la moglie di Massimo D’Antona, Olga, ha consegnato la pergamena alla Dott.ssa Carretta, simbolo del riconoscimento di un ottimo lavoro svolto all’interno di un carcere.

Qui di seguito la trascrizione di alcune domande che la Redazione ha posto a Olga D’Antona, a seguito della premiazione.

Quale idea aveva Massimo D’Antona del mondo giovanile?

Innanzitutto, il fatto di essere professore universitario gli ha permesso di avere un rapporto quotidiano con i giovani. In base a questo, aveva la preoccupazione di un mondo giovanile che trovava scarsi sbocchi nella società italiana, e nel mondo del lavoro: il suo timore era che si venisse a creare un conflitto generazionale tra giovani e mondo degli adulti. La sua idea comunque era rappresentata da una grande dedizione; la sua preoccupazione era soprattutto, come credo sia noto, per la vita reale delle persone, del loro lavoro.

La sua concezione della parola lavoro?

La frase che forse più viene ricordata di Massimo riguarda la necessità di «un lavoro senza aggettivi». Il lavoro come tale, ed è un tema che ha toccato, per certi versi, anche questa giovane appena premiata; quando parlava, per esempio, della differenza di lavoro rispetto a fuori e dentro il carcere, dentro al quale viene retribuito meno. Il lavoro dovrebbe essere senza aggettivi, appunto, lavoro e basta.

Qual è l’importanza di un premio intitolato a Massimo D’Antona?

Si possono vedere vari aspetti: uno è che questo premio può essere un modo per tenere alta l’attenzione dei giovani, e quindi del mondo dello studio, rispetto al pensiero di Massimo D’antona; come diceva appunto questa ragazza, che aveva seguito un seminario proprio sulle sue idee. Quindi, tenere sveglio l’interesse sul pensiero di Massimo e poi anche, purtroppo, per quanto riguarda un secondo aspetto, tenere alta l’attenzione contro il terrorismo, perché, ricordiamolo, Massimo D’Antona non è morto per malattia, è stato ucciso dalle Brigate Rosse. Rappresenta un buon modo per tenere alta l’attenzione, il ricordo e la vigilanza contro ogni forma di violenza.

Nessun commento su Intervista a Olga, moglie di Massimo D’Antona, in occasione del Festival Luci sul Lavoro

Giovani e tirocini: intervista all’assessore regionale Simoncini

Nel corso della manifestazione “Luci sul Lavoro” che si è svolta a Montepulciano dal 10 al 12 luglio, a margine della conferenza “Una garanzia per i giovani” presso il Teatro…

Nel corso della manifestazione “Luci sul Lavoro” che si è svolta a Montepulciano dal 10 al 12 luglio, a margine della conferenza “Una garanzia per i giovani” presso il Teatro Poliziano, abbiamo intervistato Gianfranco Simoncini, assessore alle attività produttive della Regione Toscana, chiedendogli di approfondire i concetti legati alle tematiche giovanili, ai tirocini e alle opportunità di lavoro per la Valdichiana.

Livornese, al suo secondo mandato come assessore, Simoncini ha la delega alle attività produttive, credito e lavoro. Per la Giunta della Regione Toscana si occupa di sostegno economico all’artigianato, alla piccola e media impresa, all’industria e alla cooperazione; segue gli incarichi relativi all’imprenditoria giovanile e femminile, all’apprendistato e alla formazione continua dei lavoratori, al supporto ai processi di innovazione tecnologica del sistema produttivo. Inoltre, svolge il ruolo di coordinatore sui temi del lavoro e della formazione della IX Commissione della Conferenza delle Regioni.

“Cosa consiglierebbe a un giovane della Valdichiana che non trova lavoro o che vuole cercare una nuova occupazione e non sa in quali settori buttarsi?”

“Sicuramente di iscriversi a Garanzia Giovani, attraverso il quale sarà chiamato dai Centri per l’Impiego della zona che cercheranno di offrirgli gli strumenti che hanno a disposizione. Se è un giovane diplomato o laureato, verrà offerta la possibilità di fare tirocini, se è un giovane che ha fatto un dottorato di ricerca avrà anche incentivi per l’assunzione, se invece è un giovane che ha abbandonato gli studi e non ha ancora un diploma o una qualifica spendibile, potrà usufruire di un percorso di formazione all’interno del sistema formativo. Inoltre, consiglierei di fare un’attenta valutazione di quali sono le competenze e le capacità del ragazzo, e vedere se rispetto a ciò che oggi offre il mercato, ci sono ulteriori percorsi di formazione professionale a cui potrebbe accedere.”

“Riguardo ai tirocini: lei li considera una buona opportunità per entrare nel mondo del lavoro oppure crede che possano diventare un ostacolo che frena e ritarda questa entrata?”

“Ho voluto personalmente, insieme al presidente Rossi, la Legge Toscana sui tirocini. Volevamo superare una situazione nella quale sostanzialmente i tirocini erano una forma di sfruttamento dei ragazzi. Si offrivano tirocini in cui i ragazzi non venivano pagati e non veniva neanche offerto un luogo di lavoro. Inoltre, si facevano tirocini in attività per le quali non c’era nessuna reale formazione.

marystarsimoncLa Legge Regionale sui tirocini è un percorso formativo che si può fare solo una volta, per una qualifica professionale che necessita di un progetto formativo, di un tutor, del Centro per l’Impiego o un altro soggetto pubblico che fa da garante al percorso. È anche obbligatorio un rimborso spese minimo di 500 euro mensili,a cui la Regione Toscana compartecipa con 300 euro, ed è definito un percorso di tempo in cui il tirocinio viene effettuato. Quindi, abbiamo evitato che il tirocinio diventasse una forma di sfruttamento, riportandolo all’interno di un percorso formativo.

Il tirocinio è utile secondo due punti di vista: primo perché permette al giovane di misurare e arricchire le proprie competenze e quindi farsi un’esperienza che un domani sarà spendibile nel mondo del lavoro; secondo, perché in tanti casi ha permesso alle aziende di valutare le capacità del tirocinante e di assumerlo. Purtroppo ad oggi sono state ancora poche le assunzioni a tempo indeterminato, però nel mondo del lavoro raramente siamo di fronte a contratti di questo tipo (che in Toscana rappresentano solo il 10% delle assunzioni totali). C’è però da dire che una buona parte di ragazzi che hanno effettuato tirocinio, è stata poi confermata, soprattutto nell’ambito di incarichi di più alta qualifica, dove è richiesta una maggiore competenza.”

1 commento su Giovani e tirocini: intervista all’assessore regionale Simoncini

Giovanna Rossi: “Vi racconto la Fondazione Orizzonti d’Arte”

Intervista a Giovanna Rossi presidente della Fondazione Orizzonti d’Arte di Chiusi Da circa due anni Giovanna Rossi, ex dirigente Nissan Italia ed ex Direttore Generale della Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte…

Intervista a Giovanna Rossi presidente della Fondazione Orizzonti d’Arte di Chiusi

Da circa due anni Giovanna Rossi, ex dirigente Nissan Italia ed ex Direttore Generale della Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, da sempre impegnata in attività culturali, ha accettato con entusiasmo la sfida che la vede a capo della Fondazione Orizzonti d’Arte di Chiusi.

Nel 2012 infatti, nasce a Chiusi la Fondazione Orizzonti d’Arte, il comune ha dato vita alla fondazione con l’obiettivo di proseguire con l’attività culturale, articolarla in quattro fondamentali momenti culturali, quattro fasi scandite nel tempo: Autunno per le mostre, Inverno per il teatro, Primavera per la musica e la danza, Estate per i Festival.

Signora Rossi come sta andando la Fondazione Orizzonti d’Arte?

“La Fondazione Orizzonti è arrivata quest’anno al terzo anno di vita e diciamo che in questi tre anni ha raggiunto obiettivi che non credevamo fossero possibili, sta riscuotendo sempre più successo e sempre più consensi. Questo è dimostrato dal fatto che il primo anno avevamo dodici sostenitori privati, mentre adesso siamo arrivati a trenta, questo va sostegno del fatto che c’è un interesse sempre maggiore riguardo al nostro operato”.

Qual è la mission del Festival Orizzonti d’Arte?

“Il Comune della Città di Chiusi ha dato vita alla Fondazione Orizzonti d’Arte con l’obiettivo di proseguire l’attività del Festival ed ha attribuito al nostro Ente una missione ambiziosa: diventare il soggetto promotore della cultura e dell’arte sotto ogni sua forma a partire dal nostro territorio. Non si parla solo di promozione sul cittadino, ma di promozione su tutto il territorio. Sul nostro statuto è riportato che dobbiamo lavorare gomito a gomito con il SistemaChiusipromozione che prevede turismo, commercio e cultura a trecentosessanta gradi. E’ per questo che le attività della Fondazione spaziano dall’ormai consolidato Festival Orizzonti, al teatro, alla musica, alla danza e alle mostre”.

Parliamo del calendario eventi della Fondazione, che tutti gli anni studia per renderlo sempre più ricco di grandi spettacoli.

“Le iniziative della Fondazione coprono tutto l’arco dell’anno, ad iniziare dalla stagione teatrale. Da gennaio ad aprile, ci dedichiamo alla stagione teatrale e quest’anno abbiamo avuto sei spettacoli che hanno riscosso un notevole successo. Abbiamo cercato degli spettacoli che potessero essere graditi da tutto il nostro pubblico, ma che fosse propedeutici di un passaggio di livello più alto rispetto a quelli proposti. Siamo stati contenti per la partecipazione del pubblico, perché nonostante la crisi, abbiamo avuto il teatro sempre tutto esaurito e anche gli abbonamenti sono stati confermati quelli dell’anno prima”.

Quindi un grande successo per la stagione teatrale di Chiusi. Per quanto riguarda  gli altri appuntamenti?

“Gli altri appuntamenti sono stati, a giugno il Lars Rock Fest, che quest’anno si è dimostrato un bell’esperimento, in quanto le condizione climatiche a noi poco favorevoli, all’ultimo momento ci ha scombinato un po’ piani. Abbiamo dovuto passare dalla piazza al teatro nel giro di pochi che per un festival del genere non è facile, ma alla fine ha ottenuto il risultato sperato”.

Parliamo invece di Chiusi nella Danza.

Chiusi nella Danza 2014, quest’anno è divenuto un Festival. Un Festival tanto desiderato, ma anche preoccupante perché fare un festival è diverso dal fare una rassegna, come lo era l’anno passato. Il progetto di Chiusi nella Danza è affidato dall’anno scorso a Samuel Peron, con un programma denso di impegIMG_1848ni e di interventi. Il punto di forza dell’edizione 2014 sono gli appuntamenti formativi, stage di livello intermedio e avanzato che quest’anno sono tenuti da Kristian Cellini per il lyrical jazz, Giovanni Eredia e Cesira Miceli per il tango, Antonio McVillan e Giulia Fantini per lo swing, Maykel Fonts e Relle Niane per la salsa. La novità di questa edizione è il laboratorio coreografico sul movimento e la drammaturgia corporea tenuto da Marianna Giorgi, della durata di nove ore, i cui risultati verranno presentati al pubblico nell’ultimo giorno di Chiusi nella Danza”.

E il Festival Orizzonti?

“La macchina organizzativa del Festival Orizzonti prenderà il via logistico il 25 luglio, quando cominceranno ad arrivare tutti gli artisti, ma l’inizio degli spettacoli e degli appuntamenti sarà il 1 di agosto fino al 10 agosto. Il nuovo direttore artistico Andrea Cigni, noto regista di opera, ha messo insieme un programma denso di ogni espressione di cultura, dalla presentazione del libro di Philippe Daverio, agli spettacoli di musica lirica e alle mostre, come quella della Sartoria Farani, una delle sartorie più importante d’Europa per i costumi teatrali e storici. Questo festival vedrà 103 artisti ospiti a Chiusi e alloggiati tutti nel territorio, con grande nostra soddisfazione. In più 71 eventi , 10 giorni di programmazione, 1200 pasti, numeri ufficiali che vede Chiusi coinvolta a tutto tondo”.

Quanto è importate per Lei la Fondazione Orizzonti?

“La Fondazione Orizzonti è per me molto importante, sia perché ho iniziato questo percorso fin dalla sua nascita, sia perché lavorare nella “cultura” è sempre stato un mio desiderio essendo appassionata di musica, di teatro e di arte in genere quindi. Quando mi sono ritirata dal lavoro ho accettato di buon grado l’ incarico che mi aveva offerto il Comune di Montepulciano per l’organizzazione di un evento, approdando successivamente alla direzione del Cantiere Internazionale d’Arte. Al cambio dei vertici della Fondazione Cantiere il mio compito era terminato ed il Sindaco di Chiusi, Stefano Scaramelli, mi ha offerto la carica di Presidente della neonata Fondazione Orizzonti d’Arte. Ho accettato con orgoglio e faccio il mio lavoro con molta passione”.

1 commento su Giovanna Rossi: “Vi racconto la Fondazione Orizzonti d’Arte”

Type on the field below and hit Enter/Return to search