La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Categoria: Cultura

Intervista ad Amanda Sandrelli – La Locandiera: Carlo Goldoni contro il Patriarcato

Sabato 1 Dicembre 2018, La Locandiera di Carlo Goldoni, con la regia e drammaturgia di Paolo Valerio e Francesco Niccolini, va in scena al Teatro Poliziano di Montepulciano. Il personaggio…

Sabato 1 Dicembre 2018, La Locandiera di Carlo Goldoni, con la regia e drammaturgia di Paolo Valerio e Francesco Niccolini, va in scena al Teatro Poliziano di Montepulciano. Il personaggio principale Mirandolina è interpretato da Amanda Sandrelli, gli altri interpreti sono Alex Cendron e Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti e Lucia Socci. La produzione è di Arca Azzurra e Teatro Stabile di Verona.

Qualora in un qualsiasi tipo di rappresentazione narrativa venga inserita la scena di una coppia eterosessuale in pieno litigio, il pubblico fruitore percepisce una forte tensione realistica. Se, al contrario, la coppia viene presentata in un atto d’amore, nei canonici segmenti condivisi dei rapporti – dichiarazione d’amore, primo bacio, cena romantica – quello che viene recepito è invece una forzatura smielata, una leziosità romantica evitabile. Questo è uno dei sintomi che rivelano la forte pulsione patriarcale che basa la nostra implicita (in)educazione di genere: assimilare i rapporti più a uno scontro, a una guerra o a un tenzone, piuttosto che a un incontro, a una risoluzione in unità di due corpi. Un retaggio che le società eurasiatiche si portano dietro da millenni: ne parlavano già gli elegiaci romani, Tibullo, Properzio, e soprattutto l’Ovidio dell’Ars Amatoria, che sintetizzava molti dei suoi precetti d’amore, basati sul conquistare una donna attraverso l’inganno, nella celebre punch-line fallite fallentes (ingannate le ingannatrici). Anche il lessico contemporaneo tragitta un’educazione relazionale e sessuale apportata all’antagonismo tra i sessi; la “conquista” e la “preda”, la “resa”, lei che “ci casca”, lui che va “a caccia”, la coguara,  il “morto di fica”, e così via. La completa disfunzione delle interrelazioni di genere, sulle quali il nostro tempo ci impone di riflettere, dimostra una cognizione sessuale sempre più diffratta. Di questa diffrazione, com’è purtroppo ovvio, a pagare di più sono le donne.

Raccontare una vicenda che abbia come protagonista una donna indipendente sembra scuota un ambiguo interesse nel pubblico. L’interpretazione di Joy da parte di Jennifer Lawrence – che le è valsa un Golden Globe e una candidatura all’Oscar Academy Award per la miglior interpretazione femminile – nel 2015 venne osannata dal mondo femminile e ridicolizzata dalla beceraggine di certa critica mansplain. Non parliamo poi di quello che è emerso dal caso Weinstein e dal conseguente movimento #metoo, negli ambiti del terribile squilibrio che viene sancito dal binomio “sesso come merce”/”posizione di potere”.

Ecco: Carlo Goldoni era abbastanza avanti già nel 1753. Non tanto perché attraverso dinamiche drammaturgiche avanguardistiche era riuscito a superare gli schemi fissi della commedia d’improvviso e la canonica composizione delle maschere fisse nello spazio scenico, traghettando la commedia cosiddetta dell’Arte alle forme moderne di commedia d’autore; ma soprattutto perché, attraverso la gestione tridimensionale dei personaggi, riuscì ad analizzare i rapporti tra uomini e donne, la valutazione del sesso nella vita delle persone e soprattutto la pervasività del principio di realtà, e dei valori pubblici, nelle alcove d’amore.

Mirandolina (evoluzione d’autore della maschera fissa di Colombina), protagonista de La Locandiera, è una donna di mezza età, avvenente e consapevole. Gestisce – come appunto suggerisce il titolo della commedia – una locanda a Firenze,  assieme al cameriere Fabrizio. Mirandolina lavora al pubblico e la sua avvenenza attira gli interessi di molti clienti uomini, tra cui il Marchese di Forlipopoli e il Conte d’Albafiorita. La Locandiera è brava a non lasciarsi sedurre, a gestire le avances con la maestria dell’inaccessibilità; ma è il Cavaliere di Ripafratta – simile a lei nell’ambito delle scelte sentimentali – che metterà fortemente in crisi la sua visione dei rapporti.

Amanda Sandrelli ha lavorato per interpretare questo personaggio nel nostro tempo. Le abbiamo fatto un po’ di domande: ecco l’intervista.

LaV: Possiamo dire che ormai sei di casa nei nostri teatri: nelle ultime stagioni hai avuto modo di apparire più volte nelle stagioni teatrali della Valdichiana. Come ti sembra recitare sui nostri palchi e come ti sembra il nostro pubblico?

Amanda Sandrelli: la Toscana, insieme all’Emilia Romagna e alle Marche sono i territori privilegiati per noi attori. Il pubblico sembra educato al teatro. In Toscana c’è una rete molto efficiente: l’offerta teatrale della Toscana, per numero di teatri funzionanti e spettatori, penso sia una delle prime regioni in Italia. Il teatro ha bisogno di educazione: e questa affermazione non vuole essere una cosa presuntuosa o borghese, è una cosa necessaria. Si sente la differenza tra un pubblico abituato a vedere un certo tipo di teatro; si vede quando il pubblico non è abituato, non è attento, non risponde all’attore. Per chi sta in palcoscenico questo è fondamentale. Ogni spettacolo è fatto sia dagli attori che dal pubblico. Quando il pubblico è educato te ne accorgi dal fatto che non squillano i telefonini, c’è silenzio, si ride e si applaude al momento giusto, c’è rispetto per un mestiere che sta dietro la preparazione di uno spettacolo.

LaV: La Locandiera è uno dei testi più celebri del nostro teatro. Viene certamente considerato per il suo peso storico, per il modo con cui ricalca illuministicamente i mutamenti sociali che nel mondo a lui contemporaneo si stavano verificando; ma oggi questo testo dimostra anche come il superamento di certe maschere fisse, ha portato Goldoni a costruire i personaggi secondo tipologie umane, non maschere ma volti comuni, iperrealistici, moderni, ancora oggi fortemente riconoscibili. Cosa ci dice La Locandiera oggi sui rapporti umani e sociali?

Amanda Sandrelli: La rilettura di Francesco Niccolini è perfetta. Questo è un testo perfetto di per sé, Francesco lo ha semplicemente avvicinato ai nostri tempi. Considera che dura un’ora e mezzo, quando in realtà La Locandiera ne dovrebbe durare tre. Il linguaggio è stato avvicinato al pubblico contemporaneo ed è quello che l’autore avrebbe voluto: Goldoni scriveva per la sua epoca, per la gente del Settecento. Ecco: in questa “spolverata” si nota ancora di più quanto i personaggi siano profondi. La Locandiera e il Cavaliere dichiarano una cosa che non è vera per entrambi: la locandiera non vuole uomini intorno, si vuole godere la sua autonomia e il cavaliere odia tutte le donne: dice che non ne ha mai conosciuta una degna di amore. Queste sono ovviamente espressioni di autodifesa. Dichiarano e affermano una forza d’animo che però nasce da una fragilità. Visto che l’amore nessuno lo ha mai deciso, ma è sempre arrivato per tutti, arriva anche per loro. Entrambi però finiscono col rifiutarlo perché non vogliono dichiararsi “perdenti” di fronte agli altri. Mirandolina alla fine decide di rinunciare al rischio, all’amore, al cavaliere che è di una classe sociale diversa dalla sua, poiché rappresenta un pericolo per la sua affermazione, ma soprattutto non si lascia andare con lui per non far vedere agli altri che ha perso. Goldoni ci mostra ancora oggi, nell’era dei social network, di quanto la parte pubblica della nostra vita diventi più importante di quella privata.

LaV: Mirandolina ad un certo punto afferma «Quei che mi corrono dietro, presto mi annoiano. La nobiltà non fa per me. La ricchezza la stimo e non la stimo. Tutto il mio piacere consiste nel vedermi servita, vagheggiata, adorata. Questa è la mia debolezza e questa è la debolezza di quasi tutte le donne…» Cosa ne pensi di quest’affermazione del tuo personaggio?

Amanda Sandrelli: Dunque, in quel monologo Mirandolina non dice la verità, non dice quello che veramente sente. È una dichiarazione di intenti, speculare a quella del cavaliere che dice di “odiare le donne”. È una presa di posizione e come tutte le prese di posizione non è mai completamente vera. Mirandolina non vuole non essere sedotta, ma vuole proteggere un’indipendenza e una liberta che in quel periodo storico era ancora più rara di quanto sia oggi. Lei è una donna del Settecento che ha più o meno la mia età, orfana, sola, che ha deciso di non sposarsi, a cui il padre ha messo accanto un servo, Fabrizio, con il quale probabilmente si intrattiene nel letto ma non lo sposa, perché non le conviene. C’è ancora oggi un pensiero diffuso, nel femminile,  quello che un uomo o un matrimonio ti possa risolvere la vita. È una cosa terribilmente sbagliata. Ti toglie la vera libertà. Mirandolina teme una libertà impossibile: nessuno di noi è libero a meno che non decida di essere solo. Nel momento in cui si ama qualcuno, allora si dipende da qualcuno. Per quanto riguarda me, io intendo oggi la libertà economica e sociale, la libertà di andarsene nel momento in cui un uomo diventa pericoloso. Continuo a pensare che questo sia il primo passo per l’emancipazione: quando le donne saranno davvero indipendenti e nessuna penserà più che un uomo sia una “soluzione” alla propria vita – così come nessuna madre e nessuna nonna lo penserà più – a quel punto anche la violenza di genere verrà sconfitta.


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Cos’era Guido Ceronetti

Il 13 settembre 2018 è deceduto Guido Ceronetti. È morto a Cetona, nella casa in cui da anni si era rifugiato, in un’anacoresi mistica laica. Il suo amico Emil Cioran…

Il 13 settembre 2018 è deceduto Guido Ceronetti. È morto a Cetona, nella casa in cui da anni si era rifugiato, in un’anacoresi mistica laica. Il suo amico Emil Cioran gli aveva dedicato un capitolo nella sua raccolta di ritratti Esercizi di Ammirazione, del 1986, nel quale così tesseva la sua iconografia: «…lo si direbbe un eremita sedotto dall’inferno (dall’inferno del corpo), segno certo d’una salute precaria, anzi minacciata: sentire i propri organi, esserne coscienti fino all’ossessione». In effetti, Guido Ceronetti si è interrogato molto sul valore del corpo, non solo del proprio, o più precisamente sul punto di intonazione dell’esistente, snobbando la sua posizione. Guido Ceronetti era un intellettuale obliquo, sovente cattivo, attaccato al peso dei viventi tanto da sentire  la necessità di sfilacciarlo – questo peso – liberarlo dal groviglio filamentoso della storia. Quando, ad esempio, parla di civiltà delle automobili – che annulla la percezione dello spazio – si riferisce a sé come uomo a piedi: l’essere umano pedone che affina il suo sapersi vedere come «punto più debole della natura, candela da soffiare, pudendi scoperti».  In testi come Lo Scrittore Inesistente o La Lanterna del Filosofo (da cui è tratta la citazione soprastante), ma soprattutto ne Il Silenzio del Corpo, cerca di scardinare l’automatismo sensoriale dell’uomo negli anni del consumismo attraverso un vero e proprio culto della parola, che parallelamente trovava forma nelle sue rappresentazioni teatrali.

Guido Ceronetti è stato drammaturgo. Parlava dei suoi testi come di un complesso di parole date in offerta all’altare umanistico che è il teatro. Un teatro, il suo, proiettato al superamento – anche qui – della rappresentazione corporea – certo con le marionette, ma anche con la pura fonetica, per la fruizione della quale si rimanda ai suoi eccezionali radiodrammi per la serie delle Interviste Impossibili.

Attraverso il suo insistere filosofico sul corpo, ha intuito il misticismo new age e il vegetarianesimo almeno vent’anni prima che fosse mainstream, quando in ballo non c’erano movimenti politici con endogene gerarchie da scalare o notorietà, ma solo appercezioni gnoseologiche e altitudini morali.  Guido Ceronetti perseguiva scarti epifanici partendo dal circostante, dai dati che l’esistenza ha messo a disposizione: l’unica stratificazione materica a lui cara è stata la terra, quella del viaggio e dell’immersione paesaggistica. Ha scelto e amato Cetona, come la Svizzera italiana e la sua Torino; ha dato respiro descrittivista alla sua prosa nel suo Viaggio in Italia, con la profondità mistica dei simbolisti francesi, in un tenue anelito di riscatto: «Questo grande rottame naufrago col vecchio nome di Italia è ancora, per la sua bellezza residua, un pallido aiuto alla pensabilità del mondo», scrive nel Viaggio.

Guido Ceronetti è stato altresì un traduttore. Ha tradotto i due libri biblici più vertiginosi: l’Ecclesiaste (o Qoelet) e Il Cantico dei Cantici. Forse uno dei pochi intellettuali del Novecento ad intendere la Bibbia come testo umanisticamente letterario e che – lontano da tutto l’aspetto dogmatico – ha fornito ad esso una postazione di rilievo nella riflessione basica delle letterature comparate.

Nell’ipermaterialismo dei nostri tempi, chi annulla la carne è considerato pessimista, così come l’Edipo Tiranno è percepito come osceno – in realtà il pessimismo di Ceronetti non era che un decimo del suo enorme apporto filosofico. Dal pessimismo mistico, Ceronetti lascia emergere una forte caratura ironica, l’uso del paradosso e della rappresentazione scarna, dell’oggettivizzazione, della conoscenza proteiforme.

La sua mistica nichilistica non si è mai tradotta in uno spudorato – e poco autentico – affidamento religioso, come ad esempio è accaduto in Huysmans, o nel modo in cui recentemente gli scellerati sceneggiatori di True Detective hanno semplificato il pensiero di Thomas Ligotti (altro intellettuale che se avesse avuto trent’anni in più, sarebbe sicuramente stato intercettato, tradotto e divulgato in Italia da Ceronetti), piuttosto nell’eresia (che – come ci insegna lui stesso – deriva da αἵρεσις sostantivizzazione di αἱρέω, e per aumento temporale ᾕρεον, e cioè un verbo la cui significazione rimanda all’atto dello scegliere, del conoscere tante opzioni così da permettersi la valutazione di tutte). Nella sua erudizione Guido Ceronetti ha fornito ai suoi lettori e ai suoi allievi la Scelta, la capacità di ognuno di accrescere una dossografia privata e considerare ogni elemento come degno di approfondimento. È stato erroneamente indicato come intellettuale provocatoriamente antisistemico, passivamente polemico, fuori dagli schemi, era in realtà un erudito capace di non sigillarsi in propugnacoli idealistici, ma aprirsi all’alterità totale. È forse per questo che, negli ultimi giorni di vita, ha scelto di attraversare il sacramento battesimale del Consalamentum, il battesimo dei catari, come a rilucere nel decadimento con un ultimo beffardo ghigno e santificare la morte attraverso l’epitome di un’eresia.

In tutto e per tutto, l’opera di Ceronetti avrà ancora un peso crescente, non tanto nei contenuti della nostra cultura, quanto nel metodo, nel procedimento, nella capacità di strutturare un itinerario del pensiero. Un antidoto all’ego, smisurata malattia dei nostri tempi.

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Federico Zeri, il coraggioso protettore della cultura

A distanza di venti anni dalla scomparsa, Montepulciano ha ricordato lo storico d’arte Federico Zeri con  una tre giorni di eventi a lui dedicata. Dal 5 al 7 ottobre, il…

A distanza di venti anni dalla scomparsa, Montepulciano ha ricordato lo storico d’arte Federico Zeri con  una tre giorni di eventi a lui dedicata. Dal 5 al 7 ottobre, il nome di Zeri è tornato a risuonare in una cittadina che non lo ha mai dimenticato, da quando nel 1994 proprio grazie allo storico le fu restituita la Sacra famiglia, un’opera del Sodoma rinvenuta tra i pezzi di una collezione privata a Parigi. D’altronde, anche per Zeri Montepulciano fu una città preziosa, tanto da definirla “colta, bella e piena di opere raffinatissime”. Il rapporto tra questa e lo storico d’arte si rivela dunque un legame che non perde occasione per rinnovarsi, al di là del trascorrere del tempo.

“Nel segno di Zeri”, questo è il titolo dell’iniziativa, un ciclo di conversazioni a cui si può dire che sia stato pure lo stesso Zeri a partecipare, emergendo in maniera sempre incisiva dall’eredità culturale che ha lasciato, attraverso testi e video. Ed è proprio la proiezione di un documentario girato nel 1993 a San Quirico d’Orcia, in cui si vede Zeri raccontare Palazzo Chigi Zondadari e i gravi danneggiamenti ad esso provocati dall’esplosione di un ordigno durante la seconda guerra mondiale, ad inaugurare il programma della prima giornata.

Dopo la presentazione da parte dell’assessore alla cultura del Comune di Montepulciano Franco Rossi, e un’introduzione del direttore del museo civico Pinacoteca Crociani Roberto Longi, una cattedra sul palco del teatro Poliziano viene lasciata a Tomaso Montanari, docente di storia dell’arte Moderna all’Università per stranieri di Siena, il quale si sofferma sul tema dell’indignazione di Federico Zeri per il patrimonio culturale italiano con una relazione il cui titolo, “Meno male che c’è stato Napoleone”, risulta programmatico.

Perchè certe opere meglio vederle all’estero, che saperle abbandonate all’incuria provocata dall’ignoranza di una classe dirigente che non ne apprezza il valore. Da qui la missione di Zeri, portata avanti per tutta una vita, di divulgare, fare da intermediario tra l’opera e il suo spettatore.

«Così come sarebbe difficile comprendere un passaggio della Divina Commedia senza l’ausilio delle note a margine – ricorda Montanari – allo stesso modo non si può capire a fondo un affresco di Giotto se non con l’intermediazione di un esperto».

È una sfida culturale oggi più che mai attuale e che restituisce di Zeri un’immagine legata non solo alla sua statura di grande storico d’arte, ma anche a quella di strenuo protettore della cultura. Una personalità così elevata da meritare l’attenzione di cui “Nel segno di Zeri”, promosso dal Comune di Montepulciano, dalla Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte e dalla Fondazione Musei Senesi, con la collaborazione di Rai Teche, della Fondazione Federico Zeri, e con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, degnamente lo omaggia.

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A Cortona va in scena la commedia “Natale al Basilico”

Il 16 Gennaio 2015, andrà in scena al Teatro Signorelli di Cortona la commedia “Natale al Basilico”, di Valerio di Piramo per la regia di Marco Nocchia. I veterani della compagnia del…

Il 16 Gennaio 2015, andrà in scena al Teatro Signorelli di Cortona la commedia “Natale al Basilico”, di Valerio di Piramo per la regia di Marco Nocchia. I veterani della compagnia del “Piccolo Teatro” porteranno in scena il divertente spettacolo in tema natalizio, ricco di situazioni entusiasmanti e colpi di scena.

Tutto è pronto alla vigilia del Natale: Oreste e Carla sono felici di passare questo giorno speciale soli soletti in tutta tranquillità. Ma una bufera di neve sconvolgerà tutti i loro piani e questa apparentemente splendida e tranquilla giornata si trasforma in qualcosa di completamente diverso.
A questo punto entra in scena un gran susseguirsi di personaggi, ad iniziare da Adele, mamma di Carla, che arriverà all’improvviso nella casa per portare scompiglio con i suoi vuoti di memoria. Poi toccherà a Vladimir, che con il suo comportamento porterà vivacità e spensieratezza. Snob e tremendamente sofisticata, poi, entrerà in scena Lilli, seguita dai figli di Oreste e Carla, Francesco e Angelo. Infine, sarà Buruni l’interprete dell’ultimo divertentissimo colpo di scena che lascerà tutti a bocca aperta.

Il sipario si alzerà su ‘Natale al Basilico’ alle ore 21:15.

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Chiti a Montepulciano per “Il malato immaginario”

Sabato 17 gennaio a Montepulciano, doppio appuntamento con l’autore che ha saputo segnare la storia recente del teatro italiano, una serata-evento dedicata al celebre regista Ugo Chiti. Alle ore 18.30,…

Sabato 17 gennaio a Montepulciano, doppio appuntamento con l’autore che ha saputo segnare la storia recente del teatro italiano, una serata-evento dedicata al celebre regista Ugo Chiti.

Alle ore 18.30, al Caffè Poliziano, è in programma “Ugo Chiti racconta”: l’autore sarà infatti presente per un confronto aperto con i giovani teatranti Laura Fatini, Gabriele Valentini e Martina Belvisi, introdotto e curato da Francesca Fenati.

Alle 21.30, al Teatro Poliziano, va poi in scena “Il malato immaginario”, commedia di Molière annoverata tra i capolavori assoluti nella storia del teatro, con la nuova interpretazione della prestigiosa compagnia Arca Azzurra Teatri, guidata proprio da Ugo Chiti. Il titolo è ormai divenuto qualcosa di più che un classico, di fronte a personaggi diventati veri e propri archetipi anche nella vita quotidiana. La vicenda è tanto divertente quanto attuale, nell’ossessione ipocondriaca di Argante, nella sua fame di medicinali che è un atteggiamento contemporaneo, come del resto la sua ingenuità di fronte ai raggiri degli esperti e dei dottori che sono senza dubbio caratteristica della nostra società dove abbondano millantatori e maghi, ma dove i rimedi sono spesso peggiori dei mali.

Ugo Chiti incanta il teatro italiano da 30 anni, grazie alla semplicità della sua eleganza formale; al cinema ha lavorato con personaggi come Francesco Nuti e Alessandro Benvenuti, conquistando anche il David di Donatello. Tra i suo successi più clamorosi, spicca la sceneggiatura della serie tv “Gomorra” ispirata al best seller di Roberto Saviano.

Forte di tali esperienze, Chiti affronta questa nuova sfida teatrale con la sua consueta lucidità artistica:

“Questa commedia – spiega il regista – è intrisa di realismo, con i personaggi che si muovono sulla ritmica dell’intreccio comico, alludono alla commedia dell’arte, senza tralasciare una seconda lettura che lascia intuire la natura più sinistra di figure inquiete; caratteri teatrali che sfiorano il tragico con un ghigno divertito di maschere comiche.”

Adattamento e regia, secondo Chiti, cercano questa doppia lettura necessaria in un testo contaminato da molteplici segni teatrali, dove convivono pantomime metafisiche e riflessioni sulla natura dell’uomo. “Il Malato immaginario” spariglia il gioco: è una commedia sulla delusione medica ma forse, ancora più presente è la disamina sull’uomo vinto dalle illusioni.

Foto copertina di A.Botticelli

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Libri e teatro, il fine settimana di Chiusi

A Chiusi prosegue il calendario di Libriamoci, evento coordinato dall’assessorato al Sistema Chiusipromozione – Biblioteca comunale della città di Chiusi – in collaborazione con Regione Toscana, Redos e con il…

A Chiusi prosegue il calendario di Libriamoci, evento coordinato dall’assessorato al Sistema Chiusipromozione – Biblioteca comunale della città di Chiusi – in collaborazione con Regione Toscana, Redos e con il supporto di varie realtà territoriali e mira a far scoprire e riscoprire il piacere della lettura

L’appuntamento di sabato 10 gennaio, alle 17:00, sarà dedicato ai più piccoli e si intitolerà “Nati per Leggere”, secondo appuntamento del ciclo educare all’ascolto organizzato da Arianna Nocera – Educatrice prof.le e Mediatrice familiare e Catia Mezzetti – Educatrice prof.le e Counsellor, presso i locali della Casa della Cultura – Biblioteca Comunale, iniziativa rivolta sia a bambini che a genitori.

All’appuntamento con Libriamoci seguirà e proseguirà alle ore 18.00, la serie di incontri a teatro con A tu per Tu organizzati dalla Fondazione Orizzonti d’Arte e che questa volta permetterà di conoscere da vicino Giorgio Albertazzi e il suo Mercante di Venezia (in scena al Teatro Mascagni alle ore 21.15 di sabato 10 gennaio). Prima e dopo lo spettacolo sarà come sempre possibile cenare a teatro con i piatti del ristorante Grillo è Buon Cantore, Il Punto e La Zaira.

Domenica 11 gennaio sarà ancora la volta di riscoprire il piacere della lettura con Libriamoci. Alle ore 17.00 presso il Museo Civico La Città Sotterranea, Roberto Sanchini (presidente Gruppo Archeologico) presenterà il suo volume Dialoghi con Plutone, introdotto da Giuseppe Maria Della Fina.

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Il Museo di Montepulciano vissuto attraverso i cinque sensi

Sabato 10 gennaio alle ore 16.00 sarà possibile visitare il Museo Civico – Pinacoteca Crociani di Montepulciano guidati dalle percezioni sensoriali dei cinque sensi e sarà un’occasione per apprezzare il…

Sabato 10 gennaio alle ore 16.00 sarà possibile visitare il Museo Civico – Pinacoteca Crociani di Montepulciano guidati dalle percezioni sensoriali dei cinque sensi e sarà un’occasione per apprezzare il museo in una modalità inedita, affidandosi a vista, olfatto, tatto, gusto, udito e conoscere con approccio insolito i dipinti di celebri maestri.

Un percorso tra suoni, profumi e sapori, esperienze tattili e visive organizzato dai volontari del Servizio Civile Regionale Museum Angels per Fondazione Musei Senesi, nel quale, di fronte ai quadri in cui sono riprodotte stoffe e vestiti, si potranno toccare gli stessi tessuti; le essenze floreali accompagneranno la visione di opere in cui sono effigiati fiori e piante; la vista sarà stimolata ad andare oltre l’apparenza da un’osservazione più attenta dei panorami, nei quali è possibile scorgere personaggi e azioni; nella sezione “Sacro e profano” armonie di sottofondo accompagneranno la visione di opere in cui si vedono gli stessi strumenti musicali che le producono; e infine il gusto sarà gratificato dalla frutta offerta in prossimità dei quadri che la propongono.

All’iniziativa sarà presente l’Erboristeria Elisir di Montepulciano per un momento di incontro durante il quale si illustreranno le proprietà curative e cosmetiche di alcune piante che si ritrovano nelle opere della pinacoteca. Sarà inoltre a disposizione una selezione di libri incentrata sulla tematica sensoriale a cura della Libreria Centofiori di Montepulciano.

L’iniziativa è organizzata in collaborazione con il Comune e la Pro Loco di Montepulciano. L’ingresso è gratuito e non occorre la prenotazione.

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“Gli amici di Fritz” torna con La Cenerentola di Rossini

La Compagnia Lirica “Gli amici di Fritz” torna, dopo il successo dello scorso agosto, questa sera 5 gennaio alle ore 21:00 Sarteano e domani 6 gennaio alle ore 18:00 a…

La Compagnia Lirica “Gli amici di Fritz” torna, dopo il successo dello scorso agosto, questa sera 5 gennaio alle ore 21:00 Sarteano e domani 6 gennaio alle ore 18:00 a Castiglione d’Orcia con lo spettacolo dal titolo La Cenerentola.

Una favola antica che sa di magia e stupore, mistero e redenzione che ne conosciamo tutti almeno una versione, dalla più nostrana e antica, alla più famosa “Cendrillon” di Charles Perrault. Impossibile non citare La Cenerentola di Rossini, melodramma buffo su libretto di Cesare Sterbini, che ci accingiamo a mettere in scena.

Se Rossini decise di eliminare l’elemento più propriamente fatato ed apportare alcune varianti rispetto alla favola per bambini, siamo persuasi che la fascinazione della magia, del mistero, permanga anche in assenza di formule magiche grazie ai buoni sentimenti e al lieto fine.
E soprattutto grazie alla freschezza: la messa in scena è imperniata sull’idea del gioco. Un gruppo di amici si ritrova in una soffitta ingombra di materiale, incomincia a scavare e ne nasce una fiaba.

Come i bambini che giocano con le spade di legno, come gli adulti che narrano le storie, questa Cenerentola contrappone l’ eccesso e la mediocritas in un turbinio di colori e di disegni che coinvolgono, stravolgono e, infine, commuovono per l’esito finale dell’avventura.

Il maestro sarà Emanuele Leomporri; la formazione d’archi “New Cinderella Quartet” sarà diretta dal Maestro Alessandro Arnoldo. Le scene e costumi sono a cura di Francesco Bonati e Federica Zampini. La regia sarà firmata dalla giovane Marika Petrizzelli.

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ARTEATRO al Poliziano di Montepulciano con il “Paese dei Campanelli”

Arteatrogruppo torna al Teatro Poliziano di Montepulciano con «Il Paese dei Campanelli», in scena lunedì 5 gennaio alle ore 21,15 e martedì 6 gennaio alle ore 17. La celebre operetta…

Arteatrogruppo torna al Teatro Poliziano di Montepulciano con «Il Paese dei Campanelli», in scena lunedì 5 gennaio alle ore 21,15 e martedì 6 gennaio alle ore 17.

La celebre operetta di Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato è proposta all’interno della stagione teatro del Poliziano 2014-2015. La regia è di Stefano Bernardini, la direzione musicale di Alessio Tiezzi, le scenografie del direttore artistico della compagnia, Franco Romani e le coreografie di Cristina Peruzzi eseguite dagli allievi della sua scuola di danza “Petite école”.

Gli interpreti Emma De Nola, Chiara Protasi, Irene Tofanini, Giovanna Vivarelli, Marco Banini, Stefano Bernardini, Lorenzo Morgantini, Simone Tremiti, Stefano Banini e molti del coro dell’Istituto di musica H. W. Henze che interpretano anche piccoli ruoli nella favolistica storia che è rappresentata.

La compagnia Poliziana ha festeggiato i trent’anni nel 2014 ed è conosciuta e apprezzata dal pubblico della zona per i tantissimi allestimenti presentati negli anni con i suoi attori ricchi di esperienza e d’impegno per la molteplicità di ruoli interpretati negli anni e per la professionale bravura.

“Il paese dei campanelli” è un’operetta ambientata in un piccolo paese olandese dai tratti fiabeschi, dove i pescatori vivono con le loro famiglie in deliziose casette, ciascuna delle quali è arricchita da un piccolo campanile. La pace regnante sovrana è interrotta bruscamente dall’arrivo di una nave di prestanti e vocianti marinai inglesi, che cominciano a corteggiare insistentemente le donne del paese. I mariti possono però dormire sonni tranquilli poiché una leggenda secolare sostiene che, in caso di tradimento, i campanelli della casa comincino a suonare, rendendo noto così a tutto il paese, l’adulterio in via di perpetrazione. Ma la vicenda non sarà così prevedibile e lineare, bensì piena di colpi di scena e cambi di passo nella sceneggiatura, degno di essere apprezzato nello sviluppo della storia.

Un’edizione nuova, all’insegna della tradizione dell’operetta dove la messa in scena e la gustosità comica della vicenda fanno a gara con la bellezza dello spartito, che unisce i conosciutissimi graziosi duetti (”Balla la giava”, “Fox della luna”) a brani lirici squisiti (”Il duetto del ricamo”), presentando finezze e intuizioni melodiche notevoli, con tratti di simpatica sentimentalità.

Per informazioni tel.3382118449 arteatro.gruppo@gmail.it

Foto di repertorio

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A Cetona continua il viaggio natalizio nella preistoria

Cetona è immersa nell’atmosfera natalizia dal 24 dicembre e fino al 6 gennaio aperture e visite guidate straordinarie al Museo civico per la Preistoria del Monte Cetona, del Parco archeologico-naturalistico…

Cetona è immersa nell’atmosfera natalizia dal 24 dicembre e fino al 6 gennaio aperture e visite guidate straordinarie al Museo civico per la Preistoria del Monte Cetona, del Parco archeologico-naturalistico e dell’Archeodromo di Belverde, a Cetona. Nella giornata di mercoledì 31 dicembre il Museo accoglierà i visitatori dalle ore 15 alle ore 18, mentre alle ore 11 sarà possibile visitare, accompagnati da una guida, il Parco archeologico-naturalistico e l’Archeodromo di Belverde, con la possibilità di calarsi nella realtà quotidiana vissuta dall’Uomo sul Monte Cetona dal Paleolitico medio (oltre 50 mila anni fa) all’età del Bronzo (secondo millennio a.C.). Il Museo, inoltre, sarà aperto giovedì 1 e martedì 6 gennaio, dalle ore 10 alle ore 13, e venerdì 2 e lunedì 5 gennaio, dalle ore 15 alle ore 18. Sabato 3 e domenica 4 gennaio, il Museo sarà aperto per l’intera giornata, dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 18, e alle ore 11, è prevista una nuova visita guidata nel Parco archeologico-naturalistico e nell’Archeodromo di Belverde, compatibilmente con le condizioni metereologiche.

La scoperta della storia del Monte Cetona si inserisce nel cartellone di iniziative promosse in occasione delle Feste dal Comune in collaborazione con la Pro Loco. Lo scorso 24 dicembre si è svolta la prima edizione del Presepe Vivente, ideato da Massimo Cinelli e realizzato insieme alla moglie Vania Torroni, con la collaborazione del centro commerciale naturale e della Pro Loco, dando vita a un’iniziativa unica, originale e capace di animare e coinvolgere tutto il paese e numerosi cittadini, per un totale di 121 figuranti in costume. Tra i principali collaboratori, la Pro Loco con il presidente Francesco Aggravi; il Comitato della Corsa delle Brocche coordinato da Roi Rapicetta, gli sbandieratori e tamburini, le tre contrade di Cetona, il gruppo Pattinatori, la squadra Cetona 1928, i pescatori del Lago Arunte, la Confraternita di Belverde, la Parrocchia di San Michele Arcangelo, la Misericordia, i Donatori di Sangue, il Centro Anziani e la comunità Mondo X.

Per ulteriori informazioni su aperture straordinarie e visite al Museo civico per la Preistoria del Monte Cetona, il Parco archeologico-naturalistico e l’Archeodromo di Belverde, è possibile contattare il Museo, al numero 0578-237632; le cooperative Il Labirinto, al numero 338-6827859, e Clanis Service, al numero 334-6266856 oppure inviare un’e-mail all’indirizzo museo@comune.cetona.si.it e proloco@cetona.org.

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Aperta la mostra di pittura organizzata da Fondazione Torrita Cultura

Sabato 20 dicembre a Torrita di Siena, al Teatro degli Oscuri, si è svolta la presentazione ufficiale della Fondazione Torrita Cultura, ente che si pone come obiettivi quello di distribuire…

Sabato 20 dicembre a Torrita di Siena, al Teatro degli Oscuri, si è svolta la presentazione ufficiale della Fondazione Torrita Cultura, ente che si pone come obiettivi quello di distribuire cultura, pianificare eventi, mostre, organizzare progetti di vario tipo e poi cercare finanziamenti pubblici e anche contribuzioni private.

Alla presentazione erano presenti il presidente dell’ente, Luca Spadacci, il sindaco di Torrita di Siena, Giacomo Grazi, e dall’assessore alla cultura, Paolo Tiezzi.

Dopo la presentazione le autorità pubbliche e cittadini si sono spostati per l’inaugurazione della mostra di pittura dal titolo “Città di Torrita”, che raccoglie i lavori premiati nelle undici edizioni del concorso biennale. A partire dal 1987, e per oltre venti anni, pittori locali e nazionali hanno partecipato a questo concorso. Negli anni si è quindi venuta a creare una vera e propria galleria di opere d’arte, con il Comune torritese che adesso ha deciso di mettere in mostra questi lavori.

Il concorso di pittura è stato sempre promosso dalla Pro Loco di Torrita di Siena e all’ente è andato anche un pensiero ed un ringraziamento del primo cittadino:

“Naturalmente le associazioni sono tutte importanti – ha affermato il sindaco Giacomo Grazi – ma la Pro Loco è per noi un vero e proprio punto di riferimento”.

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Le memorie inedite del Bravìo di Montepulciano in un libro

Venerdì 19 dicembre alle ore 18.00 presso il Teatro Poliziano verrà presentato il volume dedicato al Bravìo delle Botti, scritto e curato dalla Società Storica Poliziana. Molti gli autori che…

Venerdì 19 dicembre alle ore 18.00 presso il Teatro Poliziano verrà presentato il volume dedicato al Bravìo delle Botti, scritto e curato dalla Società Storica Poliziana.

Molti gli autori che attraverso questo libro hanno trattato sotto diversi aspetti il Bravìo, dalle radici storiche, alla ripresa moderna, dall’evoluzione sportiva a dati e personaggi quasi dimenticati.

La pubblicazione è stata pensata e realizzata in occasione del 40° anniversario della nascita della manifestazione. Ampio spazio anche alle otto contrade e ad ogni singolo Bravìo per il quale, insieme al panno vengono presi in esame i vincitori e tutti gli spingitori partecipanti; vario e particolarmente suggestivo inoltre il materiale fotografico sia d’archivio che più attuale, curato dal Photoclub Poliziano, con foto inedite e ricordi sempre vivi.

La Società Storica Poliziana con questo progetto ha voluto non solo dare ancora più lustro al Bravìo, ma anche raccogliere materiale storico e fonti, fino ad oggi trascurati, in modo da renderli consultabili e fruibili a studiosi ed appassionati anche per gli anni a venire. Documenti e memorie storiche molto importanti per Montepulciano e per questa sua realtà cittadina così particolare e significativa, profondamente radicata nella storia poliziana.
Durante la presentazione, a cui parteciperanno gli autori e i membri della società storica, sarà possibile acquistare il volume.

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