La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Categoria: Eventi in Valdichiana

A Montepulciano Contrade ai fornelli con il Vino Nobile

Tutto pronto nella patria del Vino Nobile per la dodicesima edizione di A Tavola con il Nobile, il concorso enogastronomico che vede sfidarsi le otto contrade del Bravìo delle Botti….

Tutto pronto nella patria del Vino Nobile per la dodicesima edizione di A Tavola con il Nobile, il concorso enogastronomico che vede sfidarsi le otto contrade del Bravìo delle Botti. Il fine settimana lungo comincia venerdì 22 agosto con l’appuntamento di “Cantine in Piazza”.

Non sarà un’estate caldissima, ma a Montepulciano, patria del Vino Nobile, l’agosto si fa “hot”. Per il prossimo fine settimana infatti grandi appuntamenti promossi dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano in collaborazione con il Magistrato delle Contrade del Bravìo delle Botti che si correrà domenica 31 agosto. Intanto però la festa parte da venerdì 22 agosto, con “Cantine in Piazza” che puntuale come ormai da diversi anni torna a fare da prologo al premio enogastronomico “A Tavola con il Nobile”.

A partire dalle ore 20 di venerdì in Piazza Grande, cuore pulsante di Montepulciano, i produttori di Vino Nobile faranno degustare ai visitatori, agli appassionati ed ai turisti le migliori produzioni vitivinicole del territorio. Durante la serata, promossa come detto dal Consorzio del Vino Nobile in collaborazione con il Magistrato delle Contrade, sarà possibile degustare il Nobile DOCG, ma anche gli altri prodotti come il Rosso di Montepulciano DOC e gli altri vini di qualità del territorio, in abbinamento a prodotti tipici. A guidare la degustazione e ad illustrare le caratteristiche delle diverse etichette e delle altre specialità locali, saranno gli stessi produttori. Il tutto sarà accompagnato dalla musica di Atreio del suo Chapman Stick.

In attesa della “calda” settimana che precederà la corsa con le botti in programma domenica 31 agosto, da sabato 23 a domenica 24 agosto le otto contrade di Montepulciano entreranno già in competizione con la dodicesima edizione del concorso enogastronomico A Tavola con il Nobile, la sfida ai fornelli ideata dal Consorzio del Vino Nobile con il giornalista del Tg2, Bruno Gambacorta. L’obiettivo che dovranno centrare le contrade sarà quello di sposare al meglio il Vino Nobile con il piatto proposto. Dopo l’esperienza de “I pici” e della “nana” (anatra) nella scorsa edizione, il tema su cui le massaie si dovranno confrontare sarà un’altra eccellente materia prima del territorio: la Cinta Senese Dop (ora Suino Cinto Toscano Dop) che dovrà essere declinata nei primi piatti. In occasione di sabato 23 agosto con la prima sessione di degustazioni, le contrade apriranno le porte anche al pubblico per far degustare le ricette della tradizione. I menu potranno essere assaggiati anche durante l’arco di tutta la prossima settimana, nelle contrade, ma anche nei ristoranti di Montepulciano che per l’occasione abbineranno piatti della tradizione locale al Vino Nobile.

A giudicare il lavoro delle contrade in cucina saranno quattro commissioni in cui sono suddivisi i molti giornalisti provenienti da tutto il mondo e facenti parte della giuria tecnica. Domenica 24 agosto la giuria concluderà il giro di assaggi con le votazioni finali e alle 16.30, presso il Teatro Poliziano, sarà svelato il vincitore in occasione anche della presentazione del panno del Bravìo. La scorsa edizione era stata vinta per la prima volta dalla contrada di Talosa.

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Al via “La settimana degli eventi” del Bravìo delle Botti di Montepulciano

Il bello delle rievocazioni storiche è riprendere il passato e farlo rivivere riadattandolo al presente. In questi giorni, infatti, Montepulciano è in fermento per i preparativi della sua storica gara,…

Il bello delle rievocazioni storiche è riprendere il passato e farlo rivivere riadattandolo al presente. In questi giorni, infatti, Montepulciano è in fermento per i preparativi della sua storica gara, il Bravìo delle Botti, e tutto è pronto per “La settimana degli eventi”. Si inizia sabato 23 agosto con il Proclama del Gonfaloniere, attraverso il quale Montepulciano si appresta a vivere i dieci giorni più frenetici dell’anno, dove le strade, le piazze e le contrade si riempiranno di allegria e di sana competizione.

foto ceriSabato 23 agosto alle 21:30, il corteo storico delle otto contrade, il Magistrato, gli Alfieri, gli sbandieratori e i tamburini, insieme a tutto il popolo delle contrade in costume storico, arriveranno il Piazza Grande e daranno inizio al cerimoniale con la lettura del Proclama e il saluto da parte del Gonfaloniere, capo storico della città trecentesca e interpretato da Stefano Banini, il quale darà avvio ai festeggiamenti per il Patrono San Giovanni. Le gare e le sfilate saranno descritte dall’autorità con la lettura del testo autentico dello statuto comunale dell’epoca. A seguire la sbandierata del Gruppo Sbandieratori e Tamburini di Montepulciano e lo spettacolo “BELFAGOR”, messo in scena dal gruppo Lux Arcana, ispirato al mondo degli antichi giullari medioevali e alle arti marziali, con giocolierie, manipolazione di oggetti infuocati e molti effetti speciali. Il costo dello spettacolo è di 6,00€ e i biglietti sono già in vendita presso la Strada del Vino Nobile in Piazza Grande, 7 e alla Pro Loco di Montepulciano in Piazza Don Minzoni, 1.

Gli eventi del Bravìo delle Botti procederanno poi con gli appuntamenti secondo tradizione, giunta quest’anno alla quarantesima edizione. Grande attesa per il Corteo dei Ceri in programma per giovedì 28 agosto, affascinante avvenimento in notturna, dove i figuranti, gli sbandieratori, i tamburini e soprattutto i portatori di cero attraverseranno in corteo il centro cittadino fino ad arrivare in Piazza Grande. Il cerimoniale si concluderà con l’ offerta dei Ceri in nome di San Giovanni Battista Decollato, con successiva sbandierata del Gruppo Sbandieratori e Tamburini di Montepulciano. A seguire uno spettacolo che varia di anno in anno, ma che fa sempre riferimento all’epoca originaria del Bravìo: il medioevo. Quest’anno lo spettacolo sarà incentrato sulla danza verticale, messo in scena dalla Compagnia Il Posto Danza Verticale e Marco Castelli Small Ensemble, produzione Il Posto – Forte Marghera. La danza verticale è una danza di contatto con il muro e l’architettura dell’aria, nella quale il movimento delle danzatrici conferisce ai luoghi una dimensione diversa mettendo in comunicazione ogni singolo spazio dell’architettura. Ideazione e Coreografie a cura di Wanda Moretti, musiche sax e live electronics Marco Castelli, Wall dancers Elena Annovi, Simona Forlani, Eva Busatto e Isabel Rossi; costumi Micaela Leonardi, con la partecipazione delle allieve della scuola di danza Art Studio Ballet. Alle ore 24:00 spettacolo pirotecnico. Per il Corteo dei Ceri il costo del biglietto è di 10,00€ e saranno in vendita da domenica 24 agosto sempre presso la Strada del Vino Nobile in Piazza Grande, 7 e alla Pro Loco di Montepulciano in Piazza Don Minzoni, 1.

In entrambi gli spettacoli le luci saranno curate da Celso e Emiliano Pallassini, Michele Pisano si occuperà degli effetti fonici, mentre le scene saranno realizzate con l’aiuto degli operai comunali.

Oltre a questi due importanti appuntamenti il calendario del Bravìo, nell’arco di tutta la settimana che precede la gara, prevede sbandierate, prove delle botti, menu contradaioli e molte altre manifestazioni collaterali all’evento. Fino ad arrivare al momento magico di domenica 31 agosto con il corteo storico e un’attesissima corsa del Bravìo.

Sabato 23 agosto, presso Piazza Michelozzo, sarà presentata anche la nuova cartolina e l’annullo filatelico celebrativo dedicato al quarantennale, disegnato da Laura Mangiavacchi, e visibile dalle 10:30 alle 16:30. Sarà possibile acquistare le cartoline per tutta la settimana successiva, insieme a tutte quelle realizzate negli anni passati.

Domenica 24 agosto alle ore 18:00 esposizione alla piazza del Panno del Bravìo e Sbandierata dei piccoli e dei grandi Sbandieratori e Tamburini di Montepulciano.

Infine, sarà visibile fino al 31 agosto, presso il Museo Civico Pinacoteca Crociani, la mostra “40 anni di Bravìo delle Botti… Storia, emozioni e colori”, con ingresso gratuito per tutti i residenti nel Comune di Montepulciano, un regalo che il Magistrato delle Contrade vuole fare ai poliziani per celebrare questo importante traguardo.

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Voce, Fuoco e Sangue Barbarico al Castello di Sarteano

Il teatro equestre che è andato in scena al Castello di Sarteano, nella serata dell’8 agosto, è stato un racconto mitico, in cui il rapporto tra uomo e cavallo ripercorre la…

Il teatro equestre che è andato in scena al Castello di Sarteano, nella serata dell’8 agosto, è stato un racconto mitico, in cui il rapporto tra uomo e cavallo ripercorre la storia della civiltà. La “Partitura per voce, cavalli, incudine con mantice e bordone” della Corte Transumante di Nasseta è stato uno spettacolo unico e irripetibile, con l’affascinante voce di Giovanni Lindo Ferretti e gli splendidi cavalli maremmani a tenere gli spettatori con il fiato sospeso per oltre un’ora. Un teatro barbarico e montano, che già dalla conferenza stampa di presentazione aveva già lasciato intuire la sua eccezionalità.

Lo spettacolo al Castello di Sarteano è stata la prova generale della versione che verrà portata a settembre a Firenze, lungo le rive dell’Arno. Uno spettacolo che proviene dall’appennino e che, anche se ha messo in scena sette cavalli maremmani al posto dei venti utilizzati dalla Corte Transumante di Nasseta, ha mantenuto la stessa epicità e lo stesso valore narrativo.

IMG_2677Proprio il racconto è al centro di evento straordinario come quello che Giovanni Lindo Ferretti, Marcello Ugoletti, Cinzia Pellegri e tutti gli altri artisti hanno donato a Sarteano. Più di trecento spettatori, una piazza gremita in ogni angolo. E più di trecento storie, perchè a ogni spettatore corrisponde una storia. Ognuno ha assistito allo spettacolo, ha vissuto la storia, ha creato il suo racconto. Ma uno spettacolo del genere ha bisogno di più. Se, tra tutti i racconti che lo spettacolo è stato capace di creare, proprio io ho la pretesa di volerne parlare attraverso queste parole scritte, significa che è necessario raccogliere la sfida. Una cronaca o una recensione sarebbero fuori luogo: l’unica risposta a uno spettacolo del genere è la riflessione. Non la pretesa di comprendere, ma il dovere di raccontare a mia volta.

Voce. La voce di Giovanni Lindo Ferretti è magica, nel vero senso della parola. Incredibile la sua capacità di catturare il pubblico e trascinarlo verso un racconto orale, scandito dal ritmo delle sue parole. Sono bastate un paio di frasi per far piombare il silenzio al Castello di Sarteano e trascinarlo all’interno del racconto. La parola è il fondamento stesso della magia: è la parola che evoca il mondo e lo crea, attraverso il canto/racconto. La parola magica che è in grado di dirigere le azioni dell’interlocutore: l’incantesimo, appunto, che provoca lo stato di estasi, l’incanto. Per non parlare della voce di Dio che crea il mondo: in principio era il Verbo, ed è il Verbo a dare vita al creato attraverso il suo racconto evocatore. Quando diciamo che la voce di Giovanni Lindo Ferretti è magica, quindi, non stiamo scherzando. Ha il potere magico di creare questo particolare teatro, di incantare il pubblico e di evocare il racconto.

Cavalli. I protagonisti di un passato forse dimenticato. Nel teatro della Corte Transumante di Nasseta i cavalli danzano, galoppano, giocano, accompagnano gli addestratori. Addestrare dei cavalli così difficile da addestrare è forse la sfida più bella e affascinante. Ma lo è ancora di più, se si pensa al ruolo fondamentale che i cavalli hanno giocato nella storia dell’umanità. Il compagno animale per eccellenza di tutta la nostra storia, dall’epoca dei cacciatori all’età classica, dal medioevo all’età moderna. Fino a diventare il simbolo della potenza delle automobili e gli oggetti del desiderio delle contrade in tanti pali folcloristici in giro per i borghi, senza più riferimenti ai valori culturali del passato. Forse questo teatro restituisce ai cavalli il rispetto che meritano, perché senza di loro non ci sarebbe stata la civiltà umana.

IMG_2688Fuoco. La fucina del fabbro non è soltanto un intermezzo o un accessorio scenico. Il fuoco è protagonista al pari della voce e dei cavalli, perchè è l’elemento principe della civilizzazione. Non distrugge, crea. Il fabbro usa il fuoco per plasmare i metalli, quindi per plasmare il mondo. E il martello che batte sull’incudine diventa la sua voce, che seguendo il proprio ritmo crea la musica. Il fabbro, quindi, non si limita a forgiare gli zoccoli dei cavalli: alimenta il fuoco creatore e detta il ritmo della nostra musica, la musica del racconto della civilizzazione.

Sangue. Purosangue o mezzosangue? I cavalli maremmani utilizzati dalla Corte Transumante di Nasseta forse sono stati scartati dagli allevatori, forse sono considerati troppo oscuri e ribelli per essere addomesticati. Non è importante. Abbiamo creduto che la nobiltà fosse nel sangue, e invece era il sangue stesso ad essere nobile. Il sangue barbarico dei cavalli è il sangue barbarico di chi li cavalca, li addestra, li accompagna. Il sangue barbarico è il sangue dei barbari che ciclicamente distruggono la civiltà. I barbari che calano su Roma, i mongoli che invadono Pechino. Ma ancora una volta il fuoco che brucia nel sangue barbarico non è fuoco distruttore, bensì creatore. Perchè il barbaro non distrugge la civiltà, bensì l’Impero: arriva a dissolvere l’impero romano e la dinastia cinese, arriva a demolire l’autorità chiusa in sé stessa, infilata in un vicolo cieco. Il sangue barbarico è il sangue punk, che distrugge l’autorità e crea un nuovo racconto civilizzatore.

IMG_2694Mito. Lo spettacolo equestre della Corte Transumante di Nasseta è un racconto epico, che cerca di costruire un canto mitico della storia della nostra civiltà. E tocca corde dentro di noi che credevamo sopite. C’è qualcosa nel mito che rimane in noi. Non è soltanto la voce magica di Giovanni Lindo Ferretti, il battere ritmico sull’incudine, il sangue ribelle contro l’autorità costituita. Non è soltanto il fascino per un animale come il cavallo che ha accompagno la storia e l’evoluzione dell’umanità. C’è qualcosa di più: il mito. Ancora oggi i bambini continuano ad aver paura del buio e dei temporali, dei ragni e dei serpenti, nonostante l’energia elettrica e la tecnologia digitale. Non hanno la stessa paura delle armi da fuoco o delle automobili, che sono sicuramente più pericolose dei vecchi nemici dell’umanità. Sono elementi ancestrali che fanno parte di noi, che non si perdono nel giro di due secoli, ma ci accompagnano sempre.

Il racconto è il mezzo attraverso cui il fuoco del mito si alimenta e continua a bruciare. Il più grande merito dello spettacolo, a mio avviso, è la sua capacità di dare voce a questo racconto mitico. Se volete vivere anche voi questo racconto, e magari creare il vostro, non potete che seguire la Corte Transumante di Nasseta e assistere ai prossimi spettacoli. Quello del Castello di Sarteano era unico e irripetibile, ed è giusto che sia così.

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Calici di Stelle a Montepulciano, si incontrano le eccellenze

 Il 10 agosto a Montepulciano, la nuova edizione di Calici di Stelle: un incontro tra il Vino Nobile, le contrade del Bravìo delle Botti, le eccellenze enogastronomiche locali e le…

 Il 10 agosto a Montepulciano, la nuova edizione di Calici di Stelle: un incontro tra il Vino Nobile, le contrade del Bravìo delle Botti, le eccellenze enogastronomiche locali e le stelle cadenti

Un appuntamento che si rinnova, atteso non soltanto dagli appassionati delle eccellenze enogastronomiche del territorio. Il prossimo 10 agosto, infatti, con la nuova edizione di “Calici di Stelle”, Montepulciano indosserà i suoi abiti migliori per festeggiare la notte di San Lorenzo e per offrire a cittadini e ospiti il meglio del suo territorio. Un incontro atteso con il Vino Nobile di Montepulciano, da assaporare e conoscere tramite le degustazioni, e le contrade del Bravìo delle Botti, che per l’occasione apriranno le rispettive taverne per offrire i prodotti tipici della tradizione gastronomica locale. Ma gli incontri non finiscono qui: dall’artigianato all’antiquariato, dalla musica alle produzioni di filiera corta, Montepulciano mette sulla tavola tutti i suoi ingredienti per cucinare una ricetta indimenticabile.

calici di stelle piazza grandeMentre il cielo si prepara a far piovere le stelle, la cittadina poliziana si prepara quindi alla 13° edizione di Calici di Stelle. La Strada del Vino Nobile di Montepulciano, organizzatrice dell’evento, ha già preparato le bottiglie di Vino Nobile DOCG e Rosso DOC per le tipiche degustazioni. Le migliori etichette saranno quindi a disposizione di appassionati e curiosi a partire dalle ore 17 in Piazza Grande, dove 50 cantine poliziane apriranno le degustazioni con i propri vini.

Grande attenzione, oltre che alle eccellenze enogastronomiche, anche ai temi della sostenibilità e del consumo responsabile. Anche quest’anno verrà installato un contenitore in plexiglass per raccogliere i tappi di sughero e promuovere i temi del riciclo e del riutilizzo. La scelta del porta-calice in eco-pelle e l’invito ai partecipanti a portare da casa il calice delle passate edizioni sono delle ulteriori spinte alla sostenibilità ambientale, al riutilizzo creativo e al consumo responsabile.

A Calici di Stelle non possono mancare le Contrade del Bravìo delle Botti: per garantire i migliori abbinamenti tra vini di qualità e prodotti tipici, le otto contrade apriranno le proprie sedi per offrire i prodotti tipici della tradizione locale e si esibiranno lungo le strade con il gruppo Sbandieratori e Tamburini. Lungo le vie poliziane sarà presente anche il Mercatino delle Arti e dell’Antiquariato, i prodotti tipici della filiera corta, l’esposizione di arte contemporanea della Galleria Cerri Arte e le esibizioni musicali live disseminate lungo i quartieri.

Proprio l’incontro è il tema che sta alla base del contest fotografico organizzato dalla Strada del Vino Nobile durante la serata di Calici di Stelle: i partecipanti possono fotografare un incontro vissuto durante la manifestazione e utilizzare la foto per raccontare la loro esperienza, utilizzando l’hashtag #incontriacalici. Ai vincitori del contest saranno offerti gadget a cura della Strada del Vino Nobile. Ulteriori informazioni su Montepulcianoblog.com e su Stradavinonobile.it

 

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Festival Orizzonti di Chiusi, un vortice creativo di cultura

Reportage della giornata di domenica 3 agosto Si parla sempre più spesso, nelle conferenze e negli interventi degli assessori alla cultura dei comuni chianini del “mostro contemporaneo”, della difficoltà di…

Reportage della giornata di domenica 3 agosto

Si parla sempre più spesso, nelle conferenze e negli interventi degli assessori alla cultura dei comuni chianini del “mostro contemporaneo”, della difficoltà di innestare elevazione e interesse verso la modernità delle arti, nella collettività. Ne parlava, con somma disillusione, Massimo Vedovelli, ex-assessore alla cultura del comune di Siena. Ne parlano in continuazione i militanti del comitato Siena2019, sulla difficoltà – ma anche sullo sforzo necessario – di porre percorsi conoscitivi di arte contemporanea (nell’etimo più ampio del termine) in città che sono “gioielli del medioevo e del rinascimento”. Se ne è parlato in seno al botta e risposta polemico, legato a ICASTICA, nella città di Arezzo, che non poche difficoltà ha avuto nell’affermazione dei propri intenti. Ecco; in questi giorni è possibile riconoscere una risposta incisiva, assolutamente solutiva, alla problematica del suddetto “mostro” a Chiusi. Valdichiana. Provincia di Siena. Novemila anime.

La Fondazione Orizzonti d’Arte di Chiusi apporta un servizio di divulgazione, scolarizzazione ed educazione agli ascolti e alle visioni del contemporaneo, degno della più alta lode. La tagline dell’evento è “festival delle nuove creazioni nelle arti performative”. Dieci giorni densi di spettacoli che si allacciano alle scene più disparate dell’espressione creativa del tempo presente. Un programma da cui emergono i nomi di alcune tra le più importanti realtà del teatro italiano; da Chiara Guidi e la socìetas Raffaello Sanzio alla bolognese Fortebraccio, da Ascanio Celestini alla compagnia di Virgilio Sieni, da Paolo Panaro fino agli autori e attori locali. La fossa fuia dell’atarssia non è che una scusa per l’immobilismo autoimposto; agli spettacoli il pubblico risponde con presenza salda e convinta partecipazione, anche di fronte alle rappresentazioni più ostiche, poco immediate ed oscure.

orizzontiHo passato la giornata di domenica 3 agosto al festival, cercando di immergermi nel vortice creativo entro il quale mi trovavo. Ho assistito nel pomeriggio ad uno spettacolo per ragazzi della Cà – luogo d’arte, compagnia di Gattatico (Reggio Emila). Un tradizionale teatro di burattini, con annessa baracca a due quadri scenici, arricchita da lodevoli trovate meccaniche, che con mio moderato sbigottimento ha tenuto accesa e nitida l’attenzione di una platea di bambini, tutti nati – credo – nella seconda metà degli anni zero. In un mondo dove i tempi dell’attenzione si sono irrimediabilmente ridotti, l’immagine di quei bambini incollati alla vicenda de “il gatto con gli stivali o della povertà che si riscatta”, è stato, se non altro, intenerente.

L’educazione al teatro, l’educazione all’interesse per il bello e per l’apprezzamento e la valorizzazione della creatività, per tutte le utenze e i target anagrafici, è la cifra più riconoscibile tra le forme mobili che gravitano intorno al centro storico di Chiusi, in questi giorni. È ciò su cui ha insistito Andrea Cigni, direttore artistico del festival, che sottolinea la presenza dei laboratori quotidiani, messi a disposizione per la cittadinanza, tenuti da importanti personalità del teatro italiano; la compagnia Sieni sul ‘gesto performativo’, Chiara Guidi sulla voce e Francesco Niccolini sulla scrittura teatrale.

«Fare laboratori aperti ai ragazzi è estremamente importante» ribadisce con quieto vanto Andrea Cigni «C’è bisogno di fare approfondimento su questo tipo di mondo. È necessario un lavoro che vada oltre lo spettacolo di per sé, un lavoro da fare insieme a chi già pratica questo mestiere. Per poter vedere, capire e criticare – anche in senso buono – gli spettacoli bisogna conoscere bene le modalità con cui questi vengono prodotti, così da avere tutti gli elementi per poterli giudicare in modo quanto più possibile serio, sereno e con la minima parzialità».

Ho avuto il piacere di incontrare Francesco Niccolini, tra i più apprezzati autori di teatro di prosa italiani, che tiene corsi di approfondimento sulla scrittura scenica, dedicati al dialogo, nelle sue più ampie declinazioni.

«Questo è un mestiere artigianale, come lavorare il legno» mi dice «Per cui è sì bello vedere i prodotti finiti, ma è altresì interessante osservare il lavoro sui materiali, partendo dal legno grezzo. È forse la cosa più bella. Si perde altrimenti una delle fasi fondamentali del lavoro. E si viene a creare quel ponte tra lo spettatore e l’informazione, necessario per la salute del teatro». Di fatto quella percezione dei prodotti finiti, primariamente intesi come prodotti in fieri, è il fondamento dell’educazione alla lettura dello spettacolo teatrale, specie quando, in piccoli paesi, la ricercatezza degli elementi cozza con le inclinazioni viscerali del territorio, e si fortifica così quel muro di gesso esclusivo, snobistico, innalzato con sicumera dalle istituzioni culturali organizzatrici. «Se il servizio di divulgazione è fatto serenamente è estremamente utile» continua Niccolini «C’è sempre il rischio che ci sia un ponte levatoio ed un fossato con i coccodrilli tra i festival locali e i territori che li ospitano (e non è una questione di provincia. Le città sono addirittura più distratte. Magari nei paesini ci può essere una particolare affezione verso la realtà che si propina, la grande città invece se ne frega). Ecco; i laboratori e gli incontri cercano di abbatterlo, questo muro».

Ho assistito ad una meravigliosa performance della compagnia Sieni intitolata “Esercizi di Primavera”, un capolavoro minimale di gestualità e plasticità dei corpi. Uno spettacolo che è stato nutrimento, epifania, luce totalizzante ed essenziale. Sei ballerini accompagnati dal violoncello e dalla voce (o meglio dalle voci) di Naomi Berrill; una fata evanescente a metà tra una Bjork metafona e Fever Ray in una bolla di idrogeno, priva di comunicazione lessicografica ma comunque tumida di espressività, posta sul fondale della rappresentazione, le cui fraseologie musicali e la cui forza definitiva sovrastavano, senza coprire, i meravigliosi quadri che si susseguivano sulla scena; un gruppo di esuli danzanti, una comunità che scende inesorabile verso la sua estinzione. I rimandi delle performance sono stati plurimi e di notevole caratura; la ricerca di individualità attraverso la transindividualità, che sonda gli elementi del disastro conclusivo, della fine tirannica, e li sfrutta come particelle mobili di un ciclo continuo come quello delle stagioni, cui la “primavera” del titolo richiama. La bella stagione non è che un climax periodico, lo zenit di un tornante continuo, che necessita dell’estinzione per una rigenerazione e ri-urbanizzazione delle collettività perdute. È la denotazione delle soggettività che si attraversano e si riconoscono, in costante ricerca della declinazione plurale del sé; i sei ballerini deformano la leadership del “branco”, i ‘principi’ si susseguono e piano piano perdono le abitudini della subalternità, per concludere nell’agnizione totale dell’Altro. Un’orbita declamante fratellanza silenziosa, nella perdita.

All’uscita del teatro Mascagni, ancora allucinato dal trip entro il quale i ballerini della Sieni mi avevano accompagnato, raggiungo di corsa piazza Duomo, dove l’allestimento già visibile dal pomeriggio dello spettacolo “Grimm’s Anatomy” era stato circondato dagli avventori. Il palco principale, quello usato per l’opera “Pierrot Lunaire/Gianni Schicchi” in programma la sera precedente e poi riproposto in replica quella successiva, è rimasto buio; sopra di esso ci sono solo puntatori rivolti verso il centro della piazza, dove è collocato un particolare arredo scenico; un trittico irregolare di piani, ognuno con una dominanza cromatica diversa. Quello più alto, alla base della torre del Duomo, è riempito di ombrelli bianchi.

“Abbiamo deciso di non lavorare sul palco centrale, come inizialmente ci è stato proposto”-  chiarifica Laura Fatini, una dei tre registi – “sarebbe diventata una cosa troppo grande. Ci piaceva articolare la scenografia su tre sezioni separate, visto che di base abbiamo preparato tre testi diversi”.

Un trittico di monologhi che vanno a condurre una polifonia ritmica e tonale, “Grimm’s Anatomy” è uno spettacolo concepito come operazione chirurgica delle fiabe dei fratelli Grimm, traslate nella modernità;

« Il nostro compito fin dall’inizio su decisione del direttore artistico era di prendere tre fiabe e trasporle nella modernità» mi racconta Carlo Pasquini «Abbiamo individuato tre fiabe dei Grimm e abbiamo incominciato a lavorare ognuno sulla propria. Io ho lavorato su Biancaneve e ho incentrato la ricerca sulla Regina cattiva di Biancaneve».

image(1)Il concept basico è meraviglioso, al centro di un festival dedicato al mito e alle atmosfere fiabesche, i tre registi di riferimento del territorio chianino hanno avuto la possibilità di lavorare sull’anatomia di tre fiabe, scegliendo attori locali. Ad aprire lo spettacolo le note di un rifacimento di “Estate” di Chet Baker, che già apre le porte dell’immaginario scolpito dalle iconografie della Dolce Vita, de la Grande Bellezza, quell’ormai cristallizzato contesto della sfioritura decadente, dei toni scuri e lucidi del fascino che scade inesorabile, negli ambienti dell’alta borghesia. La nostra regina cattiva di Biancaneve è immersa in questa dimensione. Chiara Savoi impersona, in sottoveste nera, una regina aggrappata al senso contrario del tempo che scorre, una signora matura continuamente definita attraverso i ricordi, immersa in una profonda e menzognera solitudine. Ai flashback ostentati si associa il suo rapporto con lo specchio parlante a cui cerca di imporre un’immagine falsa, costruita, scaduta di sé.

Il testo che Carlo Pasquini ha scritto a quattro mani con Daniela Comandini ci mostra il fondo speculare della menzogna ostentata, la brutalità dei rapporti costruiti sul nulla celato dall’apparire. In un’iconografia riconoscibile, le immagini ben configurate dal testo, seguono un percorso sempre più commiserabile, intervallato da appelli allo specchio che, ormai stanco delle continue vessazioni subite, si rifiuta di riflettere il volto di questa regina ormai deturpata dalla vacuità del suo essere.

Laura Fatini invece ci presenta una Cenerentola inamidata che segue una continua ma lenta metamorfosi. Ad incarnarla c’è Pierangelo Margheriti; alto nel sue metro e ottanta, con una fisicità dirompente la cui aggressività è completamente coperta dall’efficace lavoro di costumi e di posizione. «ho intitolato il testo “Emily”. In realtà è la storia di Giovanni che si trasforma in Emily». La tirata fonologica torna più volte sulle scarpe, celata ossessione di questo crossdresser, la cui umanità patetica pervade completamente il versante tragico della rappresentazione. Il legame con Cenerentola è sancito dalle scarpe da cui scaturisce la metamorfosi totale dell’io declamante.

«Il testo è completamente mio» continua Laura Fatini «Ci hanno chiesto di lavorare con attori del territorio, il testo è molto complesso perché si lavora con diversi registri di voce, su diverse tipologie di movimenti; da uomo e da donna. Abbiamo lavorato sulla voce, sui movimenti e sulla psicologia perché s parla di trasformazione continuativa. Non c’è mai un momento in cui la personalità si ferma».

Il trittico è chiuso dal testo di Gabriele Valentini, da lui stesso diretto, e interpretato da Giacomo Testa, con toni più coloristici e gradi ritmici più variabili e discontinui, ma decisamente più coinvolgenti e coerenti nella loro policromia. Giacomo Testa interpreta il principe de La Bella Addormentata; un principe decisamente impacciato, exemplum più o meno condivisibile del maschio contemporaneo; goffo e instabile, reso insicuro dai modelli perfetti e inarrivabili della televisione. L’operazione di Gabriele Valentini ha più livelli ermeneutici, rispetto ai due blocchi che lo precedono, della fiaba dei Grimm; la traslazione al contemporaneo del principe vive nei riferimenti alla contemporaneità, ma non si snoda dai dati-chiave con la fiaba originaria. Il personaggio segue una “fenomenologia del principe della bella addormentata”; percorre una tesi poi un’antitesi e infine giunge all’autocoscienza sintetica delle sue personalità. È l’elemento umano neutro che si fa principe, che viene concepito dai fratelli Grimm e che insegue il suo bildungsroman verso il ‘diventare ciò che si è’.

«Il principe trova la chiave di lettura dell’amore e tramite questo riesce ad arrivare alla stanzetta della torre dove c’è la principessa. Si rende conto che la sostanza di cui è fatto il coraggio è la paura stessa» mi dice Giacomo Testa poco prima di entrare in scena.

image(2)Ed è forse quel principe goffo e inceppato, che fa fatica a collocarsi in una fiaba di cui egli stesso è protagonista, è forse l’emblema, l’incarnazione del teatro contemporaneo; una ricerca di sé instancabile e recalcitrante, che si butta in pasto ai sensi delle platee variabili e molto spesso impreparate, uditori disinteressati, o peggio snob ed altezzosi, un teatro che arranca nel sovrappeso delle sue miserie, ma che ama il suo pubblico e lo rincorre e cerca di svegliarlo dal sonno atarassico nel quale è caduto. Un principe in attesa di un amore e un amore in attesa di coraggio.

Ecco, il motivo per cui ha comunque senso fare teatro nelle piazze, mentre intorno rombano i motorini, il vocio dei branchi fuori dai bar disturba l’attenzione, lontano i brusii, i pianti dei bambini e le urla delle madri, gli anziani che si alzano dalle prime file e passeggiano davanti al palco ombreggiando i piani scenici senza il minimo rispetto, il motivo per cui ha comunque senso portare arte in qualunque strada, a contatto con qualsiasi tipo di umanità, è quel coraggio che va perseguito costantemente, sebbene si ripercuota in tutti i singoli moti di contraddizione, i quali in fondo non sono altro che energie da dirottare.

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Cronache da Civitas Infernalis di Sarteano

Le cronache di una battaglia a difesa del Castello di Sarteano durante Civitas Infernalis La nuova edizione di Civitas Infernalis, che si è tenuta dal 31 luglio al 3 agosto…

Le cronache di una battaglia a difesa del Castello di Sarteano durante Civitas Infernalis

La nuova edizione di Civitas Infernalis, che si è tenuta dal 31 luglio al 3 agosto 2014 a Sarteano, ha visto lo splendido borgo immergersi ancora di più nell’atmosfera medievale, fino ad ammantarsi di una magica atmosfera fantastica… che è stata soltanto il preludio di una nuova battaglia per il Castello, tra i Gaeli e il Piccolo Popolo, attraverso un gioco di ruolo dal vivo che ha animato le vie cittadine fino al tramonto.

Un intrepido eroe come il sottoscritto non poteva certamente sottrarsi alla battaglia per il Castello di Sarteano! Per questo, direttamente dalla redazione de La Valdichiana mi sono messo in marcia armato di un grosso spadone (utile anche come bastone da passeggio e coltellino svizzero d’emergenza) per partecipare al gioco di ruolo dal vivo, raccontandovi dall’interno le epiche cronache dello scontro tra i malefici Gaeli e i difensori del Piccolo Popolo.

Per l’occasione ho interpretato il ruolo di Agilulfo, un pacifico frate che si è trasformato in guerriero berserker non appena i Gaeli hanno assalito Sarteano e si è unito alle truppe dei cattivi, aiutando il Druido Nero ad attaccare il Castello del Piccolo Popolo. Il prode Agilulfo, armato di spadone a due mani, non si è mai tirato indietro di fronte agli avversari, e queste sono le cronache delle sue epiche gesta!

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Agilulfo – La Scheda

  • Classe: Frate/Guerriero Berserker
  • Punti vita: 7
  • Armi: bastone da passeggio/spadone
  • Danni: 2
  • Punti di forza: indomito, accresce il morale delle truppe
  • Punti deboli: votato al martirio

 

Prologo: l’accampamento

Prima di partire per la battaglia ci armiamo all’accampamento.  I prodi guerrieri saggiano le armi e si alzano il morale a vicenda, preparandosi allo scontro imminente. Agilulfo affila lo spadone e incita i compagni: il Piccolo Popolo non vincerà!

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Capitolo 1: la battaglia campale

Gli eserciti dei Gaeli e del Piccolo Popolo si scontrano in piazza: l’assalto a sorpresa è stato vanificato! Agilulfo e i compagni si battono con valore, ma i difensori del Castello di Sarteano sono in troppi e li costringono alla ritirata. Le truppe dei Gaeli si leccano le ferite all’accampamento, poi si mettono nuovamente in marcia verso Sarteano. Urge trovare una via secondaria per accedere al castello e prendere alla sprovvista i difensori.

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Capitolo 2: verso il Castello di Sarteano

Le truppe dei Gaeli marciano verso l’accesso secondario ed elaborano una nuova strategia di battaglia. Gli assalitori vorrebbero lanciarsi subito all’attacco dei maghi e delle fate, che dalle schiere del Piccolo Popolo sono capaci di lanciare potenti magie agli attaccanti. Agilulfo, dal canto suo, si accontenta di abbattere il GiullarGallo per assicurarsi la cena.

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Capitolo 3: sortita contro le fate

Ci siamo! Un nuovo scontro lontano dal campo di battaglia, dove il Piccolo Popolo non può approfittare del numero superiore! Il prode Agilulfo e i compagni hanno trovato due fate che si erano allontanate dal gruppo e si sono lanciati impietosamente all’attacco. Le magiche creature hanno tentato di difendersi, ma poi sono state costrette alla ritirata tra le viuzze di Sarteano. Vittoria!

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Capitolo 4: il sacrificio dell’eroe

A nulla è valso lo scontro sul mattonato del Castello di Sarteano: il Piccolo Popolo difende con valore e coraggio ogni pietra della sua città. Il prode Agilulfo convince così un gruppo di compagni a intraprendere una sortita per raggiungere le retrovie, ma il drappello di Gaeli rimane vittima di una trappola! Agilulfo decide di sacrificarsi per lasciar fuggire i compagni, e cade valorosamente sotto i colpi dei guerrieri nemici. Che eroe!

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Capitolo 5: uno spettro si aggira per Sarteano

Colpito a morte nel fisico, ma non nell’onore, il prode Agilulfo abbandona il campo di battaglia e aleggia come uno spettro tra i misteriosi personaggi che affollano le vie medievali di Sarteano. Tra banchetti, taverne, maghi e giullari, il guerriero abbandona i Gaeli e torna il pacifico frate che tutti conoscevano. Ma è pronto a usare il suo spadone contro i furfanti e i saltimbanchi che minacciano il castello!

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Epilogo

Il Piccolo Popolo, ancora una volta, è riuscito a difendere il Castello di Sarteano e a respingere la malefica orda degli invasori Gaeli. Riuscirà la pace a perdurare nello splendido borgo della Valdichiana? Lo scopriremo il prossimo anno, perchè questa è un’altra storia…

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Civitas Infernalis, un gioco di ruolo fantasy a Sarteano

Un weekend all’insegna del gioco di ruolo dal vivo a Sarteano, durante la manifestazione medieval-fantasy Civitas Infernalis Le sartorie sono al lavoro per preparare le corazze della battaglia, i falegnami…

Un weekend all’insegna del gioco di ruolo dal vivo a Sarteano, durante la manifestazione medieval-fantasy Civitas Infernalis

Le sartorie sono al lavoro per preparare le corazze della battaglia, i falegnami allestiscono gli ultimi fortilizi per respingere l’invasione nemica e, ovviamente, il fuoco delle fucine arde ininterrottamente per forgiare le armi. Sarteano ferve d’attività in preparazione della nuova edizione della manifestazione medieval-fantasy “Civitas Infernalis”. La cittadina, che già normalmente affascina per il suo castello, le sue strade e l’atmosfera medievale, è pronta a tuffarsi ancora di più in una storia fantasy che dal 31 luglio al 3 agosto 2014 coinvolgerà tutte le associazioni, i cittadini e i visitatori.

Il programma della manifestazione è denso di attrazioni: tutti i giorni le strade di Sarteano ospiteranno mercatini, giochi in legno per grandi e piccini, giullari, spadaccini e tanto altro ancora. Dal rettilario medievale al villaggio del sapere, dai maghi ai cartomanti, dagli sbandieratori ai musici, sembrerà che la cittadina sia tornata indietro nel tempo. E poi gli spettacoli,  la musica celtica e i concerti, le cerimonie in costume e le disfide di palla saracena. Senza contare l’apertura delle taverne delle contrade durante tutte le serate di Civitas Infernalis! Le attrazioni annunciate sono tante, ma le strade di Sarteano riserveranno sicuramente tante sorprese fino al 3 agosto…

civitas infernalis fotoL’attesa maggiore di Civitas Infernalis, tuttavia, è concentrata nel gioco di ruolo dal vivo che si svolgerà sabato 2 e domenica 3: “Tempus Fugit – Le Origini”, questo il nome della storia che verrà giocata tra le strade e i boschi di Sarteano, aperta a grandi e piccini, seguito ideale del gioco di ruolo della prima edizione che già vi avevamo narrato l’anno scorso sul nostro giornale.

Il gioco di ruolo coinvolgerà decine di sarteanesi e appassionati di fantasy, con abiti d’epoca medievale e armi in lattice, impegnati in un’epica battaglia per la conquista del Castello di Sarteano. Uno scontro tra i Gaeli e il Piccolo Popolo, che comincerà nel pomeriggio del sabato e proseguirà tutta la giornata della domenica, fino alla battaglia finale al Parco del Castello. Il malefico Druido Nero, comandante dei Gaeli, ha già chiamato le sue orde oscure alle armi:

“La sconfitta dei Gaeli non andava giù al Druido Nero; non era proprio possibile che un gruppo di infime creature avesse respinto il suo esercito. Doveva esserci un modo, il castello doveva essere Suo! Decise di chiedere consiglio all’Ombra ma, com’è noto, l’Ombra, che non dice mai completamente la verità, rivelò al Druido Nero che se avesse distorto la trama del Tempo il suo desiderio di potere si sarebbe potuto realizzare. A quel punto Il Druido Nero si ricordò di quel pezzo di carta che aveva sancito l’esistenza del borgo sarteanese ed il patto con il Piccolo Popolo: la Carta Amiatina. Ecco la chiave! Se avesse impedito che essa fosse firmata e il patto siglato, il potere sarebbe stato suo! Il Piccolo Popolo non sarebbe stato di diritto il protettore del paese e non avrebbe più potuto intralciarlo. Si preparò all’incantesimo che avrebbe distorto il Tempo e lo avrebbe riportato indietro nei secoli. Quindi partì ma, come detto, l’Ombra mai fornisce tutta la verità. Il Druido non poteva immaginare l’enorme sacrificio che la sua sete di potere avrebbe richiesto.”

Noi de La Valdichiana non possiamo certo sottrarci a questa battaglia. Il Castello di Sarteano ha bisogno anche del nostro aiuto per respingere l’assedio! Per questo, armato di tanto coraggio e di sprezzo per le avversità, il sottoscritto è pronto a mettersi in marcia e a partecipare al gioco di ruolo dal vivo, raccontandovi dall’interno le epiche gesta di questa battaglia e il fascino di Sarteano avvolta dall’atmosfera fantasy.

Ma se voi, coraggiosi lettori, siete pronti a unirvi alle nostre schiere e a partecipare in prima persona, la procedura è semplice: collegatevi al sito www.sarteanoliving.it oppure contattate gli organizzatori di Civitas Infernalis nell’apposita pagina facebook. L’iscrizione comprende il laboratorio per la preparazione delle armi in lattice, la cena medievale e la merenda conclusiva. Appuntamento a Sarteano, quindi, per il primo weekend di agosto!

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7a edizione di C’era una volta l’aia: tradizione contadina a Sant’Albino

Tanta è stata la partecipazione a “C’era una volta l’aia“, manifestazione organizzata dall’associazione S.AlbinoEventi,  giunta alla 7^ edizione, che si è svolta dal 17 al 20 luglio nello spazio verde del centro…

Tanta è stata la partecipazione a “C’era una volta l’aia“, manifestazione organizzata dall’associazione S.AlbinoEventi,  giunta alla 7^ edizione, che si è svolta dal 17 al 20 luglio nello spazio verde del centro civico di Sant’Albino, a Montepulciano.

Dalla cucina, agli eventi, a “C’era una volta l’aia”, come si può ben capire dal nome, il tema principale è stato la tradizione contadina. La manifestazione vuole riproporre l’atmosfera delle tipiche feste che si tenevano in passato nelle campagne della Val di Chiana, in occasione della trebbiatura di inizio estate.

Il menù è stato stilato nel pieno rispetto della tradizione culinaria delle nostre campagne: antipasto contadino, pasta e ceci, ribollita, trippa, ossobuco, cipolle sotto la brace e tanto altro. In più sono stati cucinati piatti speciali sempre con un occhio di riguardo nei confronti della tradizione: il giovedì con “l’ocio dell’aia” ed il venerdì con il “baccalà del contadino”.

Interessante è stata la riproposizione degli gnocchi “co’ le sorti”, un primo cacio e pepe con pancetta, chiamati così perché un tempo, nelle famiglie contadine, di solito molto numerose, la carne ed i salumi venivano consumati in minor quantità e quindi quando si cucinava questa pietanza c’era chi aveva la fortuna di trovavarsi nel piatto più condimento e chi purtroppo di meno, per questo motivo i pezzi di “rigatino” venivano ribattezzati “sorti”.

Oltre all’immancabile ruota a premi e alla zona bar, nella zona erano presenti altri stand: uno spazio espositivo è stato destinato ai produttori appartenenti del centro commerciale naturale di Sant’Albino, in uno stand dietro al palco era possibile effettuare una prova con dei fucili per softair e accanto alle cucine erano esposti alcuni giochi, come caroselli e ottovolanti, fatti a mano con materiale di scarto.

Tutte le sere si sono esibite sul palco orchestre di liscio che hanno animato la pista da ballo: giovedì sera è stato il turno di “Samuele Biribicchi”, venerdì “Elena emozioni italiane”, sabato “La quinta stagione”, invece domenica è stata la volta di “Adriano show e Vanessa Moro”.

Nel pomeriggio di sabato si sono svolti due eventi particolari: prima c’è stata l’esibizione di alcuni atleti dei Vikings di Chianciano in una partita dimostrativa di rugby a cinque, poi più tardi si è svolto il raduno di vespe e moto storiche organizzato dal Vespa Club di Chianciano Terme. In chiusura della manifestazione, domenica pomeriggio, si è svolta la rievocazione storica della trebbiatura utilizzando macchinari storici, come una trebbia risalente agli anni ’40.

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Lo spettacolo equestre di Lindo Ferretti al Castello di Sarteano

Segnatevi questa data: 8 agosto 2014. Lo spettacolo equestre di Giovanni Lindo Ferretti dal titolo “Partitura per voce, cavalli, incudine con mantice e bordone”, nella splendida cornice del castello di…

castellosarteanoSegnatevi questa data: 8 agosto 2014. Lo spettacolo equestre di Giovanni Lindo Ferretti dal titolo “Partitura per voce, cavalli, incudine con mantice e bordone”, nella splendida cornice del castello di Sarteano, rischia di diventare l’evento più affascinante dell’estate in Valdichiana.

Affascinante per via della sua unicità, della sua particolarità e della sua irripetibilità. Il teatro equestre della “Corte Transumante di Nasseta” è infatti una forma artistica che gioca sull’esperienza dei suoi spettatori, con un teatro che viene definito barbarico e montano. Non viene utilizzato nessun artificio scenico, ma soltanto cavalli maremmani, meno spettacolari ma più legati alla tradizione della gente di montagna, che ha praticato per secoli la transumanza delle greggi dall’Alpe alla Maremma. Un teatro che viene messo in scena all’alba o al tramonto, utilizzando la luce naturale e l’illuminazione del fuoco, che crea un’affascinante combinazione con i paesaggi, gli animali e gli abitanti.

marcellougolettiLa conferenza stampa di presentazione dello spettacolo equestre ha subito messo in mostra l’eccezionalità di quest’evento. All’interno di una camera del Castello di Sarteano, seduti su balle di fieno, una manciata di redattori dell’informazione locale (La Valdichiana e TeleIdea) sono stati conquistati dalle parole di Giovanni Lindo Ferretti, artista che si è conquistato un posto nella storia della musica italiana. Inutile rievocare la sua storia, le sue creazioni e le sue opere: per quello, i più disinformati potranno spendere qualche minuto su wikipedia o su youtube. Ma la presenza dell’artista è solo un valore aggiunto a un teatro equestre che si mostra fin da subito come unico ed irripetibile: ogni volta che viene messo in scena, è un’esperienza nuova. Giovanni Lindo Ferretti è capace di estasiare con il suo racconto appassionato, non a caso nello spettacolo è definito come “Il Signore della Parola”:

“Le nostre famiglie sono sopravvissute per secoli praticando la transumanza – ha spiegato Lindo Ferretti – e il teatro equestre è la celebrazione delle nostre radici, della nostra identità e della nostra cultura. Racconta la storia dei nostri monti, della nostra comunità: è una storia epica. Abbiamo portato spettacoli equestri per i piccoli borghi dell’Appennino e sembravamo il pifferaio magico. Eravamo in grado di trascinare dietro di noi tutti coloro che vedevano i cavalli passare. Riuscivamo a tenere incantanti i bimbi e i ragazzini. Il nostro è stato un tentativo, ma il riscontro del pubblico ci ha dato la forza di proseguire: se qualcosa ai giorni nostri, che non sia una macchinetta, è in grado di incantare una banda di ragazzini, bisogna perseverare.”

ferrettisarteanoAlla conferenza era presente anche il Signore dei Cavalli, Marcello Ugoletti, che insieme alla moglie Cinzia Pellegri, Signora della Corte, nello spettacolo ha il compito di addestrare e guidare i maremmani. Una passione, quella per i cavalli, che non è soltanto nostalgia per il passato, ma il rispetto per un elemento che appartiene alla nostra identità e alla nostra tradizione, perché la storia dell’umanità è impensabile senza la storia del cavallo:

“Oggi la dimensione sportiva è l’unico contesto in cui i cavalli sono accettati nella società. Ma il nostro teatro non è riducibile alla pratica dei centri ippici, si inserisce nella tradizione equestre. Questo progetto ha una vera e propria dimensione letteraria e artistica, vuole trasmettere un sistema sapienzale e culturale che il rapporto uomo-cavallo ha accumulato nel corso del tempo.”

Grande emozione nelle parole di Michele Rossi, autore di una biografia di Giovanni Lindo Ferretti, e del sindaco di Sarteano, Francesco Landi, orgoglioso di essere riuscito a portare uno spettacolo così particolare e affascinante nella splendida cornice del Castello di Sarteano:

“Artisti di grande passione e cultura – osserva il Sindaco Landi – hanno scelto lo scenario del nostro castello senese, struttura di fine Quattrocento, semplicemente per la sua bellezza. Si tratta di una grande occasione culturale e, insieme, di un grande riconoscimento. Questa è un’opera prima che reca il marchio Sarteano Living. Ne siamo lusingati e orgogliosi”

Ferretti_titoloNon ci resta quindi che attendere il prossimo 8 agosto per assistere a questo spettacolo. Il teatro equestre, barbarico e montano, è opera della “Corte Transumante di Nasseta”, libera compagnia fondata nel 2010 da Giovanni Lindo Ferretti, Marcello Ugoletti e Cinzia Pellegri, con l’intenzione di domare e addestrare razze maremmane e d’Appennino e praticare uno spettacolo contemporaneo anomalo, per collocazione geografia, stilistica e culturale. La corte vuole quindi salvaguardare il patrimonio che fa parte della nostra tradizione, e il teatro equestre viene definito come il restauro di un’opera d’arte.

Al Castello di Sarteano, nella serata dell’8 agosto, andrà in scena un teatro fatto di parola, suono e senso, che diventa canto epico, in cui il rapporto tra uomo e cavallo ripercorre la storia della civiltà. Presto partirà la prevendita dei biglietti all’ufficio turistico di Sarteano, corso Garibaldi 9. Tutte le informazioni saranno reperibili su www.sarteanoliving.com, al numero telefonico 0578269204 e, ovviamente, anche su www.lavaldichiana.it!

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Chiara in Chiana: Chiusi nella Danza

Un altro episodio di Chiara in Chiana ha inizio. Il tempo in questi giorni è stato incerto, con alternanze di pioggia e sole, ma la giornata di domenica 13 luglio…

Un altro episodio di Chiara in Chiana ha inizio. Il tempo in questi giorni è stato incerto, con alternanze di pioggia e sole, ma la giornata di domenica 13 luglio è comunque dedicata al Festival di Chiusi nella Danza, evento atteso e accuratamente preparato.

Titubanti e timorose di piogge improvvise, io e la fotografa Alessia Zuccarello ci avviamo in macchina verso Chiusi: lei attenta alla guida, con la macchina fotografica dolcemente appoggiata sul sedile posteriore, mentre la sottoscritta con bloc notes e registratore alla mano. La penna è distrattamente mordicchiata mentre mi dedico alla formulazione del programma di cose da fare una volta arrivate.

Chiusi nella Danza, organizzata dalla Fondazione Orizzonti Arte di Chiusi, è un evento dedicato al movimento del corpo e all’espressione dell’arte in esso. L’edizione di quest’anno è ricca e variegata: stages, workshops, convegni e mostre d’arte riempiono il centro di Chiusi e, soprattutto, a causa del maltempo, il Teatro Mascagni, luogo di rifugio dalla pioggia di artisti e pubblico.

Il tempo poco clemente non ha dato tregua agli organizzatori, lasciandogli ogni volta il compito di spostare e trasferire attrezzature e persone da un posto a un altro: il programma ha quindi subito delle variazioni rispetto ai luoghi originariamente preposti per la manifestazione.

Arriviamo verso le 17.20 (senza pioggia): il tempo di fare un salto veloce al bar per un caffè e di salutare cortesemente una famiglia francese dedita alla scelta di crema, nocciola e vaniglia per i gelati dei bambini, poi, programma a vista, ci dirigiamo verso la Palestra Comunale. Sul programma è menzionato lo Stage di Tango Argentino ma, causa i cambiamenti anticipati poco sopra, è in corso un altro tipo di ballo: un gruppo di ballerini scatenati ondeggia al ritmo di una salsa allegra e ritmata, sotto la professionale guida di Maykel Fonts, ballerino cubano di fama internazionale, e Relle Niane, sua compagna. Trasmettono un’energia incredibile, e il mio piede si ritrova sorpreso a battere il tempo con allegria.

Chiusi nella Danza

Una volta uscite dalla Palestra ritorniamo verso il centro per incontrarci con la nostra direttrice di redazione Valentina Chiancianesi e la referente per l’ufficio stampa di Chiusi nella Danza, Anna Pozzali. È il momento di dedicarci alle interviste iniziali, incontrando Marianna Giorgi, curatrice del Laboratorio coreografico sul movimento e drammaturgia corporea (la cui intervista verrà pubblicata per esteso nei prossimi giorni).

Marianna si è occupata di uno stage davvero interessante: giovani ballerine si sono prestate a partecipare a un incontro tra danza e teatro che vede l’interpretazione di gesti e movimenti come intenzioni. Il gesto è espressione di un io interiore che può essere lasciato andare sotto forma di improvvisazione. Questo infatti hanno fatto 7 ragazze, lavorando solo 6 ore, ma riuscendo in questo poco tempo a creare uno spettacolo carico di emotività e sentimento.

Chiusi nella Danza

All’interno del Teatro Mascagni le luci si abbassano e le protagoniste si trovano già in scena: i movimenti sono stilizzati, fatti a scatti, movimenti netti alternati a ritmi meno serrati e più armonici. Dalla prima scena nella quale una ragazza viene trattenuta per la maglietta da una compagna, le ballerine si muovono sul palco sedendosi, alzandosi, sistemandosi su una cyclette e iniziando a pedalare. I gesti evocano nella mente sia stati di benessere e tranquillità, attraverso movimenti lenti e sinuosi, che di ansia e dolore, durante scatti improvvisi e frequenti gesti di disperazione, come il mettersi le mani tra i capelli. Sullo sfondo, una musica ritmica e martellante, ma leggera e non invasiva. Lo spettacolo finisce con una lettura scritta dalle ragazze stesse; la frase «il tempo ce lo giostriamo a modo nostro» diventa l’inno di una rivendicazione giovanile degli spazi dell’arte, del corpo, e della propria interiorità.

Chiusi nella DanzaLo spettacolo è finito. Le ragazze si allineano sul palco per il saluto finale, consce di aver ottenuto un ottimo risultato. C’è da dire, con solo sei ore di prove, hanno dato prova di grande talento ed emotività.

Samuel Perón, organizzatore e direttore artistico, entra in scena con un sorriso. Ringraziando le ragazze, invita sul palco la curatrice Marianna Giorgi, munita di microfono, che espone i risultati e gli obiettivi prefissati con lo spettacolo.

«Questo è un esperimento – dice Marianna – ma spero possa essere fatto l’anno prossimo in maniera più approfondita».

Secondo l’insegnante la danza e l’arte in generale sono espressioni di interiorità: «Per quanto mi riguarda si tratta di un’evocazione. L’arte è a ciò che rimanda. Questo laboratorio ha rappresentato una interpretazione di come può essere l’arte».

Chiusi nella Danza

Mentre la nostra direttrice, una volta uscito il pubblico, si intrattiene a intervistare Samuel (intervista disponibile più avanti), osservo Alessia che si dedica alle foto e rifletto su ciò che ho visto.

E’ difficile riuscire a trasmettere un’emozione così interiore e personale come hanno fatto quelle giovani poco prima. Il teatro e la danza sono espressioni del sé, non c’è dubbio, ma Marianna ha fatto di più. Quelle che le ragazze hanno messo in scena non erano le emozioni di qualcuno che aveva scritto un’opera o creato un ballo, era un’armonica e variegata fonte di stati d’animo, paure e sentimenti che si mischiavano e coincidevano tra loro, provenienti dalle ballerine stesse. Un ottimo lavoro di analisi e introspezione, a mio parere.

La giornata non poteva concludersi in modo migliore, considerando che all’uscita dal teatro abbiamo modo di intervistare la Wolverine Orchestra e i due ballerini swing Tommaso Dainelli e Giulia Agostini, che si dedicano, invece, al progetto di diffusione in Italia di questa musica e ballo che sanno di tempi passati, in ricordo di una nascente società statunitense. Qui il video disponibile di un cortese saluto che Tommaso e Giulia hanno dedicato ai lettori della Valdichiana.

Chiusi nella Danza

 

Tanti spunti artistici, dunque, per questo festival a Chiusi. Personalmente, ho apprezzato incredibilmente l’attenzione, la cura e la scelta di artisti, eventi e esposizioni attuati dalla Fondazione Orizzonti. Gli artisti invitati si sono mostrati capaci e appassionati nella loro personale espressione artistica. Sarà un piacere, quindi, attendere speranzosi la prossima edizione.

Credits photos by Alessia Zuccarello – Valdichiana Media Srl

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Giardini in Festa: cocktail esplosivo di gusto e musica

Metti come location dei giardini immersi nella tranquillità di Abbadia di Montepulciano. Unisci fiumi di birra. Aggiungi un menù ricco di gustosi piatti tipici chianini… Di quei piatti che solo…

Metti come location dei giardini immersi nella tranquillità di Abbadia di Montepulciano. Unisci fiumi di birra. Aggiungi un menù ricco di gustosi piatti tipici chianini… Di quei piatti che solo a leggere il nome ti viene l’acquolina in bocca. Poi, immagina una band come i Camillocromo. Shakera il tutto. Ecco servito il cocktail esclusivo che mi sono gustata venerdì sera ai “Giardini in Festa” in compagnia di Alessia.

Non potevano mancare fiumi di birra ai Giardini in Festa!

Quando arriviamo al tramonto, gli ultimi raggi giallo-arancione del sole, illuminano dolcemente le bancarelle disposte ai lati della strada. Ci godiamo le borse e i portachiavi artigianali in esposizione, le collane e gli orecchini dai colori sgargianti fatti a mano, mentre nell’aria s’intreccia il forte odore dell’incenso a quello pungente delle spezie e delle più svariate varietà di tè.

Come potrebbe mai andare storta una serata che inizia con una cena a dir poco deliziosa? Un piatto di pici al sugo di nana (dove nana = anatra) eccezionale. Anche perché i pici sono fatti a mano, e non esiste cosa più goduriosa dei pici fatti a mano con un sugo sapientemente cucinato. Ma “il meglio deve ancora venire”… Immaginatevi due donne, alias me e Alessia, davanti a una lista di hamburger. Riflettete sul fatto che le due donne in questione, rigorosamente, non sono a dieta. Ed ecco fatto! La scelta cade casualmente su un hamburger con 180 gr di pura carne chianina, condito con pomodori freschi, insalata, una salsa squisita e cipolle in agrodolce. Ah sì, e patate fritte.


Una bomba di cena, ma di cui il palato ha gioito in una maniera incredibile. Una cena strepitosa, consigliata agli amanti della buona cucina.

 

Camillocromo

I Camillocromo: Circus Swing Orchestra

Tenete conto che poi la serata non finisce qui, perché lo stand della birra inizia a riempire a ruota bicchieri di birra, mentre la piazzetta allestita per lo spettacolo si riempie di gente, e sul palco salgono 7 personaggi incredibili con un look po’ bohémien: i Camillocromo. Con loro, è amore a prima nota. Se non li hai mai ascoltati, già a metà della prima canzone sei immerso nel loro strano mondo musicale. Appena torni a casa da un loro concerto, che siano le 11 di sera, le 5 di mattina o le 3 di pomeriggio, non puoi fare altro che correre su You Tube per cercare le loro canzoni per continuare a far suonare nella tua testa le loro insolite melodie.

Nello sguardo di ognuna delle persone del “Terzo Millennio“, coloro che sono riusciti a mettere in piedi un evento simile, leggi tanta forza di volontà e la passione di migliorare di anno in anno, questo evento che merita di diventare un appuntamento di rilievo annuale. Un appuntamento di alto livello, sia sul piano musicale che sul piano culinario.

Staff Terzo Millennio

Complimenti a tutto lo staff del Terzo Millennio: continuate così!

Un ringraziamento speciale va a tutto lo staff del Terzo Millennio e agli organizzatori dei “Giardini in Festa“, che unisce persone di tutte le età e che rappresenta un mezzo di aggregazione per la comunità di Abbadia di Montepulciano. Andate avanti così che siete forti!

 #GIF14 – Giardini in Festa 2014 – La foto gallery della serata – L’hamburger di chianina!

 

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Bettolle: Contraddizioni, polemiche e gioia per il Palio della Rivalsa

È difficile spiegare le competizioni paesane a chi non è del paese in cui queste hanno luogo. Ancora più difficile è spiegare una gara complessa e densa di rimandi simbolici,…

È difficile spiegare le competizioni paesane a chi non è del paese in cui queste hanno luogo. Ancora più difficile è spiegare una gara complessa e densa di rimandi simbolici, quale è quella di Bettolle, così affastellata di componenti e complessità; così intrigata e degna dell’epica più rocambolesca.

Bene; anche ipotizzando che l’interlocutore abbia capito le dinamiche del palio della rivalsa di Bettolle e i movimenti dell’anima che agiscono dentro lo spirito del contradaiolo bettollino, anche supponendo che il forestiero abbia capito tutti i rimandi storici e simbolici della gara e la sua funzionalità, è – credo – impossibile riuscire a spiegare ad un imperito cosa sia successo domenica 22 giugno, durante il XIX palio della Rivalsa, in Piazza Garibaldi a Bettolle.

C’è stato un vincitore. Forse due. Anzi c’è chi dice che siano tre, le contrade vincitrici. Altri dicono che non ha vinto nessuno. C’è invece chi sostiene che ad essere sconfitto è ormai l’inaridito tecnicismo del regolamento, troppo macchinoso e privo di fondamenti, che non tiene conto dei possibili risvolti dubbiosi che, in una gara così complessa, sono inevitabili.
È uno stato kafkiano di contraddizioni e polemiche quello in cui il paese galleggia da un po’ di giorni. Gli elementi primordiali dell’essere umano emergono da questa situazione rocambolesca; la rabbia che porta persone così composte e contenute durante l’anno, a inveire e sfiorare risse nel giorno del palio, la delusione che porta a gesti di stizza e parole ahimè fin troppo poco pesate. Tutto questo è la bellezza del vitalismo che si respira in quei giorni.

Ci tengo a precisare che parlo sia da contradaiolo, sia da persona neutra, posta in una posizione rialzata di analisi esterna; quella di banditore, che dall’alto di una terrazza è chiamato ad annunciare le contrade e le varie fasi del corteo e della gara che si svolgono in piazza Garibaldi. Posizione a mio parere privilegiata per quanto riguarda l’osservazione, ma molto spesso scomoda nei momenti in cui le affermazioni che siamo portati a declamare vengono contestate o creano dissenso – anche molto spesso rumoroso – nelle folle che sostengono i propri colori.

Ma il bello è anche questo.

Dal “Diario delle cose avvenute in Siena” di Alessandro Sozzini; “Il giorno 8 marzo 1553, Ascanio della Corgna, arrivato con la fanteria al poggio di Bettolle, dove si ergeva un castello con oltre 40 capanne di abitazione, vi attaccò fuoco e bruciò tutto”. Dalle Ceneri una nuova vita si è sparsa sul territorio bettolino. Con la forza e la partecipazione popolare, con la coscienza del disastro avvenuto e con la spinta propulsiva della ricostruzione. Come un moderno Fossombroni la percezione chiara che la palude non sia un limite ma la necessità, l’urgenza di bonificare. La storia del nostro paese è caratterizzata dalla ricostruzione; prima, dopo il fuoco, che Ascanio della Corgna appiccò al fortilizio di Bettolle, e successivamente dopo l’acqua stagnante della palude valdichianense.
Non c’è vita se non dopo l’emersione dai putridi e mefitici acquitrini, e non c’è vita se non quella che attraversa il fuoco. E a salvare il paese dalle fiamme sono:

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Con l’eleganza e la compostezza di chi sa assaporare le vittorie. Raffinata ed ostinata, sobria e grintosa. La contrada che si estende a Nord Ovest del paese, punto cardinale dell’orientamento toscano; qui si fondono le provincie di Siena, Arezzo e Perugia, qui si incrociano le due vie di comunicazione più importanti del centro Italia. Il vitalismo dei suoi colori rappresenta il richiamo al dinamismo distinto del suo paesaggio; la fascia territoriale che Pietro Leopoldo predilesse durante la visita nei luoghi della bonifica da lui avviata. Accurata e signorile; come la Villa – la Villa di Montemaggiore – che pur nascondendosi alla vista domina tutto il bassopiano circostante, così la contrada che oggi popola questa landa. Vincente a distanza di anni, come un memento della propria sottaciuta e non ostentata potenza, come a dimostrare senza sbavature la propria presenza incombente, capace di smuovere le torri e spegnere tutti i fuochi. Barocca e inafferrabile, entra in piazza con i colori rosso e verde, la Contrada di Montemaggiore!

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Ed ora, con i colori rosso e nero, la contrada della vetta, la cima della dorsale collinare sulla quale poggia il paese vecchio, il popolo ruvido e rumoroso del centro storico che con la forza e la determinazione tipica dei padronati è divenuto il più temuto tra i candidati alla vittoria. Dal 1100 è stato feudo della famiglia Cacciaconti che lo rese il fortilizio di confine tra i più importanti e contesi della toscana durante il medioevo. Ancora oggi illuminata, come l’ordine dei Cavalieri di Santo Stefano che abitavano la Real Fattoria della famiglia de’Medici, fulcro, cuore pulsante della vita di Bettolle, sgomina e impone il proprio sigillo, con i colori rosso e nero, incalza per le strade del paese la contrada del Poggio!

 

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La contrada campione in carica. La dimostrazione palese che la Nobiltà è saper attendere, che la Nobiltà è saper aspettare il sole per il quale nessuna notte è mai così lunga da impedire l’alba. E come il sole presente e vivo il grande popolo Post Nobiliare di Bettolle, dall’estremità a sud del paese, a circondare il tasso di nobiltà e di eleganza della Villa Cassatum Bettollarum concessa con privilegio dall’Imperatore Enrico II all’Abate di Farneta nel 1014 e successivamente ristrutturata dagli eredi del Conte Walfredo, che l’aveva ricevuta dall’Imperatore Ottone IV nel 1209. La cassazione della gioia. Giallo come il colore del Sole e della ricchezza spirituale primariamente che materiale, e blu come il colore del suo sangue; entra in piazza la Nobile contrada del Casato!

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Ad Ovest di Bettolle, lungo le discese e le risalite delle campagne della bonifica; la perfezione della ricostruzione; la palude che si fa terreno fertile, il disordine che si fa territorio colonico, cenere che si fa fuoco in un ciclo di passione gialla come l’oro e nera come la fatica per conquistarlo. Contrada di ritrovamenti di importanti reperti etruschi, di ville leopoldine, di ricchezza nascosta ma efficace. Contrada bifronte come il dio Giano, rappresentato nel suo stemma; la nobile semplicità e la quieta grandezza. Una delle più vittoriose del paese, storica contrada da battere da diciotto anni in pole position, da diciotto anni primeggia, impone la propria presenza con l’invidiabile albo d’Oro. Come Gaio Giulio Cesare, ha dominato la sua Battaglia di Zela, sbaragliando gli eserciti di Mitridate, venne, vide e trionfò. Sempre agguerrita, con i colori giallo e neri entra in piazza la contrada Capitana delle Caselle!

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Ed ora la contrada imbattibile, sempre in prima linea, tra le più vittoriose della storia del palio della rivalsa. Atleti teste di serie, esempio di determinazione e gioia della competizione, direbbe Annah Arendt. Paladini della bettollitudine, dell’appartenenza e della partecipazione del paesano e del contradaiolo alla vita attiva della preparazione al palio. Nel ‘700 era solo l’estensione a sud-ovest del territorio bettolino intorno al Podere della Sugheraia di proprietà del Conte Gualfredi della Valle. Nel rigido inverno 1944, nell’Italia dilaniata dall’occupazione tedesca, un manipolo di soldati della Wehrmacht abbatté un antico pino per avere legna da ardere e quindi riscaldarsi. Da allora la Ceppa del pino è diventata l’eponimo della contrada più maestosamente vincente di Bettolle. Signore e Signori, con i colori Bianco e Blu, entra in piazza la contrada della Ceppa!

Foto: Serena Novembri e Marco Roghi

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