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La Valdichiana

Storie dal Territorio della Valdichiana

Categoria: Montepulciano

La disponibilità delle parole – un’intervista a Roberto Latini

Mercoledì 27 marzo, alle 21.15, al Teatro Poliziano, Roberto Latini interpreta con la sua originalità stilistica il Cantico dei Cantici, un’opera in versi dell’Antico Testamento. Lo spettacolo è adattato, diretto…

Mercoledì 27 marzo, alle 21.15, al Teatro Poliziano, Roberto Latini interpreta con la sua originalità stilistica il Cantico dei Cantici, un’opera in versi dell’Antico Testamento. Lo spettacolo è adattato, diretto e interpretato dallo stesso Roberto Latini, mentre assumono un significato rilevante le musiche curate da Gianluca Misiti, anch’egli insignito del Premio Ubu per il miglior progetto sonoro. Lo abbiamo intervistato a pochi giorni dallo spettacolo a Montepulciano. 

Vista da una postura disinteressata e pigra, potremmo banalmente ridurre l’opera di Roberto Latini a recipiente postmoderno, collage autoreferenziale di citazioni, e individuare in lui un gesticolatore dell’ipermodernità in ambito teatrale: in realtà Latini raggiunge – e sovente supera – la grande lezione di teatro di ricerca pop di Bob Wilson, muovendo, anziché dai formalismi del teatro anglosassonne, dalla chirurgia della rappresentazione di Carmelo Bene: in lui convergono decenni di ricerca scenica, da Leo de Berardinis con Perla Peragallo, fino allo stesso Bene passando per Demetrio Stratos, risultando la personalità teatrale più interessante del panorama italiano. Il Cantico dei Cantici, sua ultima fatica, è un’occasione  (termine a Latini molto caro), in cui far accadere il teatro. Un’opportunità di proporre l’occasione-teatro, nella speranza che esso accada. Ne abbiamo parlato, tra le altre cose, nella chiacchierata che segue.

 

LaV: L’immaginario che consegni al pubblico è estremamente variegato. La domanda è: da quale bagaglio di base è stata partorita questa operazione, mossa dal Cantico dei Cantici?

Roberto Latini: Allora, parto da un assunto fondamentale, che ripeto sempre a me stesso così come lo ripeto alle persone con cui lavoro: non disturbate lo spettacolo. Cioè che non siano gli spettatori a “vedere” uno spettacolo, ma che possano essi stessi portarsi via il proprio. Che il pubblico possa cioè avere a che fare con qualcosa che noi proponiamo soltanto e non rappresentiamo davvero. Questo produce a catena una serie di conseguenze: mettere insieme la Carrà con un testo della Bibbia (cosa che avviene nel suo Cantico, ndr) significa avere a che fare con quello che siamo. Essere capaci di stare di fronte alla sensazione data da un testo come quello, riportandolo anche nella specificità del quotidiano. Avere a che fare con l’altezza del Cantico dei Cantici senza osservarla come qualcosa da tenere sotto teca, ma con la quale avere a che fare direttamente.

 

LaV: Il Cantico dei Cantici arriva, per il pubblico locale, dopo il tuo adattamento de I Giganti della Montagna: si è passati quindi dal tardo Pirandello, anzi dal postremo Pirandello, quindi da una meccanica drammaturgica novecentesca, a qualcosa di – passami il termine – archetipico della letteratura. Come avviene la selezione dei testi e delle parole nel tuo lavoro e nel tuo metodo?

Roberto Latini: Ho sempre pensato che gli unici personaggi da interpretare negli spettacoli fossero solo le parole. Nei lavori che hai citato non c’è un attore che interpreta dei ruoli, bensì che interpreta delle parole. Nel Pirandello, ne i Giganti della Montagna, sono stato solo in scena e l’unico personaggio che ho sentito di interpretare sono state le parole del testo. Allo stesso modo, nel Cantico dei Cantici non mi interessa interpretare dei personaggi, non è importante che io sia maschile o femminile, non è importante che io aggiusti la voce a seconda di chi parla. Non è importante capire chi, ma è l’avere a che fare con che cosa. Questo è quello che accade se davvero ci mettiamo nella disponibilità delle parole.

 

LaV: Nel Cantico, quindi, sono state le parole a veicolare il vettore creativo drammaturgico?

Roberto Latini: Parole tra senso e sensazione. Il Cantico dei Cantici è certo un archetipo, come hai detto giustamente tu. Lo conosciamo tutti ancor prima di conoscerlo. È il testo più saccheggiato della storia delle letterature: dai romanzi alle canzoni. Un verso lo abbiamo certamente sentito da qualche parte nella nostra vita, quando ancora non abbiamo nemmeno saputo riconoscere da dove fosse né da dove potesse arrivare. Per me lavorarci sopra è stato un tornare, con coscienza e consapevolezza, su un testo antichissimo che avevo conosciuto. C’è stato bisogno andare avanti, per me, per la mia carriera trentennale, raggiungere il Pirandello del Novecento, per poi potersi voltare e guardare indietro…

 

LaV: C’è una definizione in teatrese che avrebbe tutte le ragioni per essere detestata, mi riferisco a “teatro di parola”. Preferirei che si parlasse di questo spettacolo e del tuo lavoro come un “teatro di voce”, o un “teatro di suono” piuttosto. Ti chiedo però, in quale percentuale la parola è significato in sé, e quanto è fonetica? 

Roberto Latini: Questo sta alla disponibilità sensibile di ogni spettatore. Io ho a che fare con dei suoni articolati, che diventano voce. La capacità di senso o di restare suono è nella disponibilità di chi ascolta, anzi di chi sente. Sentire: una parola più precisa, nelle sue molteplici e bellissime accezioni.  Ovviamente lavorare con un compositore come Gianluca Misiti è una cosa che mi vizia da venticinque anni, rispetto a quello che abbiamo proposto dal palco. Abbiamo sempre lavorato su cose che hanno delle strutture musicali o che hanno a che fare con dei concetti musicali, come la dinamica. La dinamica è uno di quei concetti musicali che sono approdati al teatro. Ecco una dimostrazione di come il teatro ha imparato ad arrivare ad altre forme di comunicazione e inglobarle. Tutto questo fa del teatro un luogo in evoluzione.

 

LaV: Dinamica è sì un termine musicale, ma è comunque mutuato dalla fisica; è una semantica interessantissima questa. La dinamica ha a che fare con la mobilità dei corpi e arriva a debordare nella definizione di una gestualità artistica, anche questo coinvolge la mutlidisciplina del teatro contemporaneo…

Roberto Latini: Interessante è anche il fatto che ci siano parole che io non potrei emettere se il corpo non assumesse certe posizioni… oppure tutto ciò che concerne la temperatura del testo, che va raggiunta e può essere espressa dalla temperatura della voce. Contestualmente a questo la voce deve arrivare dentro la temperatura delle parole. Anche il concetto di temperatura è molto bello ed è assolutamente fisico.  Se il mio corpo non arriva a quella data temperatura, non posso portare allo stesso livello la voce e quindi anche le parole. Quindi, forse, anche l’ascolto.

 

LaV: Di recente hai annunciato che la compagnia Fortebraccio Teatro non esiste più formalmente. Ecco quale è stata la dinamica che ha mosso questa decisione e qual è soprattutto l’emergenza di base che questo gesto esprime?

Roberto Latini: Quest’anno sarebbe stato il ventesimo di contributo ministeriale. Secondo me il sistema così com’è non funziona e non può funzionare. Il contributo  essenzialmente serve a mantenere nella sopravvivenza compagnie e teatri, in un galleggiamento che è mortificante rispetto all’aspirazione artistica. Ho deciso – e di questo mi prendo la piena responsabilità – di  rinunciare ai contributi ministeriali poiché sentivo insidiare, da quei contributi e da quelle richieste numeriche, un pericolo per l’espressione artistica da cui ci siamo tenuti lungamente a riparo. Per certi versi ci sarebbe convenuto rimanere dentro quel sistema e fare meno, molto meno: fare davvero per finta. Sinceramente, preferisco fare finta per davvero.

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Fenomenologia di Federico Buffa

Giovedì 14 Marzo, al Teatro Poliziano, Federico Buffa presenta la sua avventura teatrale: “Il rigore che non c’era”. Ambientato in un luogo non collocato nel tempo e nello spazio, lo…

Giovedì 14 Marzo, al Teatro Poliziano, Federico Buffa presenta la sua avventura teatrale: “Il rigore che non c’era”. Ambientato in un luogo non collocato nel tempo e nello spazio, lo spettacolo ritrae personaggi condannati a raccontarsi. Si avvia così un itinerario narrativo accompagnato dagli interventi musicali del pianista Alessandro Nidi che sottolineano e impreziosiscono i racconti. Sullo sfondo della scena, si scorgono un palazzo e due finestre, tra le quali compare una sorta di angelo custode, interpretato da Jvonne Giò; sul palco, insieme a Federico Buffa, c’è anche un altro attore, Marco Caronna.

Nella sacralità dello sport, la cronaca diviene liturgia e i cronisti (i tele-cronisti, i narratori e i giornalisti sportivi) assurgono a sacerdoti laici dell’agonismo. In questo, il presbitero della poetica sportiva italiana è Federico Buffa. Egli è la cronaca che diventa storytelling e contestualmente lo storytelling che scivola nella cronaca: è il neorealismo della diretta a telecamere accese che passa alla differita del realismo il quale, con austerità e cognizione storica, riporta i fatti facendo a meno delle immagini, esplicitando tutti i collegamenti che dagli eventi esposti scaturiscono. Federico Buffa riempie le fasi agoniche del gioco di valori umanistici, collettivi, e trasforma il racconto in puro fraseggio epico contemporaneo. Dall’essere voce italiana storica delle telecronache di NBA insieme a Flavio Tranquillo, è passato ad essere il guru dei format narrativi in TV, alimentando il grande peso sociale che l’aspetto sportivo detiene e che in Italia è stato storicamente parodizzato, marginalizzato, instupidito. Tutta la sua esperienza giornalistica trentennale ha sedimentato, fermentato, e viene espressa massimamente in questa sua prima fatica teatrale, la quale lo sta vedendo calcare il palchi di tutta Italia.

Il rigore che non c’era è uno spettacolo modulare. Federico Buffa lo sta portando in giro da due anni e con il tempo la struttura di questo si è arricchita e si è limata, ha ora allargato il campo di indagine, ora limato e centrato alcune argomentazioni. È uno spettacolo basato sulla realtà contro-fattuale, e cioè relativa al che cosa sarebbe successo se, le cosiddette sliding-doors (come insegna uno strepitoso film di Peter Howitt con Gwyneth Paltrow).  Il titolo dello spettacolo allude ad una storia raccontata dallo scrittore Osvaldo Soriano, in un libro intitolato Futbol: storie di calcio, edito in Italia da Einaudi. La vicenda vede protagoniste due squadre, l’Estrella Polar ed il Deportivo Belgrano, nel lontano 1958, nella ancor più lontana e sperduta Valle de Rio Negro, per le quali la tensione e il groppo in gola che si percepiscono prima di un rigore durarono addirittura una settimana intera.

Lo sport non è che un pretesto per parlare d’altro, un caleidoscopio argomentativo dal quale si diffranno antropologia dello sport, storia del Novecento, teoria dei giochi, storia delle arti; parafrasando Douglas Adams, la vita, l’universo e tutto quanto. Uno spettacolo che si mostra altresì nel suo configurarsi come espressione di un taccuino di viaggio, dal Perù a Barcellona, da Torino a Manchester, dall’Africa agli States. Federico Buffa allestisce un pantheon, una cattedrale sportiva di icone dall’aura quasi sacrale: Muhammad Alì, George Best, Lionel Messi, Bob Dylan, i Beatles, Neil Armstrong, il partito Sendero Luminoso, Elis Regina e Garrincha. Uno spettacolo che però fa perno – più che sui contenuti – sulle smisurate capacità narrative di Buffa, senza dubbio uno dei modelli italiani del racconto contemporaneo transmediale. Lui che ha riportato la narratologia nel vissuto sportivo su un piano analitico multilaterale, una dilatazione assoluta del discorso, che concretizza la regola aurea di Josè Mourinho da Setùbal, sintetizzata nel motto chi sa solo di calcio non sa niente di calcio.

 

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Acid-Rock dalle contaminazioni etniche: i Giöbia al GB20

La prossima serata in programma questo sabato 21 Aprile al GB20 di Montepulciano vedrà come protagonisti i milanesi Giöbia, dei veri e propri veterani dell’acid-rock e dello space rock. La…

La prossima serata in programma questo sabato 21 Aprile al GB20 di Montepulciano vedrà come protagonisti i milanesi Giöbia, dei veri e propri veterani dell’acid-rock e dello space rock. La formazione è infatti attiva da svariati anni, e il primo disco d’esordio è datato 2004, intitolato “Beyond The Stars”, seguito poi da “Hard Stories” quasi sei anni dopo. Paragonabili ad altre band già ospitate al GB20, come i New Candys, i Giobia godono anch’essi di buona fama internazionale.

Beyond The Stars” è un disco che introduce subito alla caratteristica fondamentale della band che tutt’ora è rimasta, ovvero un sound sfaccettato e vario, che attinge dal rock, dal pop, dalla dance, introducendo pure intriganti atmosfere etniche. Un disco da “beata incoscienza”, che, come tutte le band all’esordio, è caratterizzato da musica visionaria e voglia di stupire l’ascoltatore. Nuovi equilibri e una maggiore maturità invece vengono raggiunti nel terzo disco “Introducing Night Sound”, forse avvicinandosi, in qualche modo alle sonorità dei Kasabian, pur mantenendo quella cifra stilistica fatta da interessanti contaminazioni tra musica etnica e psichedelia.

Certo, c’è da dire che forse questo genere negli anni è andato verso la saturazione di proposte, ma quello che conta è la piacevolezza e la qualità della proposta e i Giöbia di certo hanno sempre saputo mantenere un buon livello complessivo nella loro discografia. Per farsi un’idea della loro resa in sede live, inoltre, la band ha pubblicato un CD live, “Live Freak”, nel 2017.

Non resta quindi che darvi appuntamento al GB20 di Montepulciano questo sabato, per una serata all’insegna dell’acid rock e di interessanti contaminazioni etniche. Qui l’evento su Facebook.

Discografia:

Beyond The Stars (2004)
Hard Stories (2010)
Introducing Night Sound (2013)
Magnifier (2015)
Live Freak (2017)

Riferimenti:

Giöbia – Sito Ufficiale
Giöbia – Pagina Facebook

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Montepulciano e Nobile, un legame che va oltre il disciplinare

Montepulciano, perla del Rinascimento nel cuore della Valdichiana, celebra quest’anno i 50 anni della Doc del Vino Nobile. Era infatti il 12 luglio del 1966 quando venne disciplinata la produzione…

Montepulciano, perla del Rinascimento nel cuore della Valdichiana, celebra quest’anno i 50 anni della Doc del Vino Nobile. Era infatti il 12 luglio del 1966 quando venne disciplinata la produzione di questo vino, un riconoscimento che non si è fermato a questo risultato: in poco meno di vent’anni, nel 1980, il Nobile di Montepulciano fu il primo vino in Italia a fregiarsi della sigla Docg.

Ma il legame tra Montepulciano e il vino è molto più antico di quello che il disciplinare ci racconta. Nel 1868 venne ritrovata una kylix, una tazza da vino a figure rosse di origine etrusca. L’oggetto recava la rappresentazione di Flufluns, il dio Bacco della tradizione etrusca, che insieme ad una menade si dedica al cottabo, un gioco che aveva come protagonista il vino. Viene datato al VII secolo d.C. e si tratta del primo documento che ci dà una testimonianza del vino di Montepulciano.

Nel corso della storia si sono susseguiti diversi estimatori del vino nato dalle colline poliziane. Francesco Redi in un poemetto della fine del XVII secolo, Bacco in Toscana, esalta la bontà della produzione vinicola di Montepulciano. Anche filosofi e presidenti rientrano nella lista degli ammiratori del Nobile. Nel Candido di Voltaire, in una tavola imbandita di cibi e bevande, fa la sua comparsa il vino di Montepulciano.

vino nobile montepulciano 2

La New York Public Library ha recentemente digitalizzato alcuni documenti privati di Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti ed uno dei firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza, nei quali possiamo leggere una lista di vini da lui ordinati, tra i quali è presente anche il Nobile.

Il 1873 è un anno nefasto per la produzione vinicola poliziana, che sembrerebbe avere una fine definitiva durante la mostra di Vienna. In quell’occasione, infatti, l’enologo di Sua Maestà Britannica esprime un giudizio negativo sui campioni di vino provenienti dalle terre del Poliziano.

Un oblio che si interrompe negli anni ’30 dello scorso secolo, grazie all’opera di Adamo Fanetti, fondatore dell’omonima cantina ancora attiva. Durante l’Ente Mostra-Mercato Nazionale dei Vini Tipici e Pregiati tenutasi a Siena nel 1933, Fanetti presentò 30 quintali di vino, che ricevettero un diffuso consenso. Lo stesso Tancredi Biondi-Santi, nome di spicco dell’enologia italiana, amico ed estimatore di Fanetti, non poté non apprezzare la bontà e le potenzialità del rosso di Montepulciano. L’esempio fu seguito da altre aziende, tanto che nel 1937 venne creata la cantina sociale, con lo scopo di aumentare la produzione e il raggio per commercializzare il prodotto.

L’origine del nome è di difficile individuazione. L’utilizzo del termine Nobile compare per la prima volta nel 1787, in un documento del Conservatorio di San Girolamo. Nel testo si parla di 28 fiaschi di vino provenienti da Montepulciano, che vengono etichettati con il nome che tutt’oggi conosciamo. Ma è stata ancora una volta l’azione instancabile del Fanetti a veicolare l’uso del nome “Nobile”. Infatti fino agli anni’30 del ‘900 ma anche oltre, quello che oggi conosciamo come Nobile, veniva indicato semplicemente come “vino scelto di Montepulciano”.

vino nobile montepulciano 1Il nome è legato anche alle proprietà organolettiche del vino. La base del Nobile è costituita per un 70-80% dal Sangiovese, che i Poliziani chiamano Prugnole Gentile. Altri vitigni a bacca rossa ammessi sono il Canaiolo o il Mammolo, o altre tipologie presenti nel territorio toscano. Di un rosso rubino, che con l’invecchiamento tende ad assumere riflessi sul granato, il Nobile presenta un bouquet complesso ed equilibrato, nel quale dalla frutta rossa, come la ciliegia, si passa a note erbacee e terrose di sottobosco. Rispetto ad un Brunello, molto più austero e con spiccato sentore minerale, il Nobile si fa apprezzare per i suoi tannini delicati e per lo spiccato gusto di prugna. Molto più che aromi e sapori, il Nobile racchiude e restituisce, a chi lo degusta, il legame profondo e millenario con le terre di Montepulciano. Non dovrebbe infatti sorprenderci se, nelle vene dei Poliziani al posto del comunissimo sangue, scorra dell’ottimo Nobile.

 

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La Montepulciano Underground del GB20

GB20. Questo il nome del nuovo spazio slipstream poliziano che preannuncia già da subito di essere un nucleo fondamentale per la ‘nuova’ proposta ricreativa invernale nella città del Nobile. GB20,…

GB20 - preparazione - 002GB20. Questo il nome del nuovo spazio slipstream poliziano che preannuncia già da subito di essere un nucleo fondamentale per la ‘nuova’ proposta ricreativa invernale nella città del Nobile. GB20, come il punto sulla nuca, secondo il sistema alfanumerico dell’agopuntura, che copre tutta la sensibilità cervicale e frontale. Una ghiandola pineale nel centro storico di Montepulciano, in cui res cogitans e res extensa trovano un punto di fuga ottimale, nella realizzazione di un progetto ideale. Nei locali del CantinoneArte, già luogo di interazione e crescita di realtà teatrali, musicali, e artistiche a tutto tondo, si torna a respirare aria di musica live: in piazza Savonarola, proprio dietro la colonna del Marzocco, in piano centro storico. GB20 ha un progetto di riqualificazione dell’offerta artistica della città di Montepulciano,  con intenti ben precisi, come mi ricorda Carlo Pellegrini, mentre è attento nel fissare, insieme a Francesco Peruzzi, le ultime viti dell’allestimento: «Vogliamo portare a Montepulciano la realtà musicale che ha il suo habitat nei circoli più grandi o nei club di città, evitando di fare un vero e proprio club o un circolo istituzionale. Vogliamo ricreare quella scena underground, non solo nella proposta musicale, ma anche nell’ambientazione e nello spazio creato. Un ingresso che – a parte il tesseramento la prima volta che si entra – è sempre gratuito, un’autogestione totale degli spazi e delle strutture, senza sponsor, senza obblighi di sorta».

Già da sabato 26 Marzo la proposta musicale, è suonata come una dichiarazione di poetica: « Giani, cantautore che viveva a Montepulciano e da Bruxelles è tornato per questa data e Bob Corn, di Modena, anche lui cantautore. Sono musicisti indipendenti, celebri nei loro piccoli circuiti, che propongono stili e impostazioni diverse rispetto a quelle cui le orecchie sono solite ascoltare».

C’era una voglia, da parte di noi quattro, di fare qualcosa sul luogo, che riguardasse un certo tipo di musica. Abbiamo poi ricevuto la notizia che il Mattatoio5, nei locali degli ex Macelli di Montepulciano, non avrebbe riaperto. Abbiamo quindi cercato di colmare questo vuoto lasciato, per gli spazi giovanili, in un modo originale. Vorremmo invogliare gente di Montepulciano e zone limitrofe, anche per vedere la struttura, che è comunque una piccola perla in paese, ma soprattutto il nostro obiettivo è attrarre persone che si muovano da fuori, dalle città vicine, perché l’offerta è ricercata, la realtà è affine a circoli e club che ricreano realtà particolari difficilmente riscontrabili». L’idea è di proporre spettacoli fino a giugno e poi fermarsi per l’estate, in visione di una serie di eventi autunnali. «Fortunatamente i festival estivi qui funzionano, e sfrutteremo l’estate per programmare l’autunno, con mosttre e teatro, oltre alla musica».

Il collettivo organizzatore si è costituito come costola dell’associazione poliziana “Il Grifo e il Leone”, ed è composto da quattro persone: «Ognuno di noi quattro ha un ruolo ben preciso» continua Carlo Pellegrini, «Filippo si occupa dei gruppi, Francesco dell’allestimento, io dell’aspetto fotografico e Francesca dell’aspetto bar e social strategy, per condividere eventi e informazioni.»

La prossima data, il 23 Aprile, vede altri due progetti musicali riempire il palco del GB20, I Marlon Brando e gli Othismos. I primi, pistoiesi, dal post-rock, dall’ambient più raffinato, scenderanno negli alveoli miserrimi del blues più sporco, del country. Mentre gli Othismos, che giocano in casa, ruggiranno con la forza dei loro suoni che sradicano le potenze dell’hardcore e della tradizione più veloce e dinamica.

Il GB20 è un luogo che acquisirà sempre più importanza, sicuramente, nel panorama underground della valdichiana, e non solo.

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Montepulciano: nuovo orario per il pubblico degli uffici comunali

Montepulciano: nuovo orario per il pubblico degli uffici comunali. Sportello per il Cittadino, sei giorni su sette con ulteriori competenze. Rivoluzione nei rapporti economici, nasce l’Ufficio Entrate Annunciata dal Sindaco Andrea…

Montepulciano: nuovo orario per il pubblico degli uffici comunali. Sportello per il Cittadino, sei giorni su sette con ulteriori competenze. Rivoluzione nei rapporti economici, nasce l’Ufficio Entrate

Annunciata dal Sindaco Andrea Rossi nel numero di fine anno di “Comune Informa”, prende le mosse la nuova articolazione della macchina organizzativa del Comune di Montepulciano. Primo atto, il nuovo orario di apertura al pubblico degli uffici; dall’esame dell’articolazione in vigore dal 12 gennaio emerge il potenziamento dello SPIC, lo Sportello polivalente per il cittadino, primo approdo per l’utenza, che sarà aperto tutte le mattine, dal lunedì al sabato, ed anche il lunedì e mercoledì pomeriggio.

Presso lo SPIC, per due giorni alla settimana, sarà possibile ottenere informazioni e presentare pratiche relative all’Urbanistica ed Edilizia privata ed ai Servizi Sociali ed alla Persona. Lo sportello si arricchisce dunque di nuove competenze, particolarmente utili per la maggioranza dei cittadini. Prevista anche la presenza, una volta alla settimana, dell’Assistente sociale. Fatta eccezione per i Servizi Demografici, il SUAP – Attività Produttive e la Polizia Municipale, tutti gli altri uffici saranno aperti al pubblico il martedì e giovedì mattina ed il mercoledì pomeriggio.

L’apertura mattutina viene anticipata per ogni servizio alle 8.30. Il Segretario Generale, i Responsabili di Area ed il personale tecnico dell’Urbanistica riceveranno il pubblico per appuntamento, eliminando così le “anticamera” e riducendo al minimo i tempi di attesa.

L’accesso diretto attraverso il telefono ai vari uffici sarà contingentato nella fascia oraria 11.00 – 13.30; nelle restanti ore di apertura, sarà il centralino a ricevere tutte le chiamate, eventualmente ad inoltrarle e a fornire le risposte di primo livello.

Rivoluzione, e non solo degli orari, per tutto il complesso dei rapporti economici tra cittadini e Comune (pagamento dei tributi, dei servizi a domanda individuale etc.): nasce infatti una nuova entità, denominata Ufficio Entrate, in cui saranno concentrate tutte le competenze specialistiche di questo settore; lo sportello riscossioni e tributi sarà aperto tutte le mattine, dal lunedì al venerdì.

Il Sindaco Rossi parla di “nuove opportunità che saranno offerte ai cittadini per rapportarsi in maniera più agile ed efficace con la struttura” e spiega che il “riassetto non poteva essere più rinviato per il notevole incremento di competenze che fanno capo al Comune”. Il quadro completo dei nuovi orari è pubblicato sul sito del Comune di Montepulciano e sui profili social dell’Ente; la prima fase di attuazione delle rinnovata organizzazione consentirà di collaudare le diverse soluzioni e di intervenire con eventuali correttivi, “andando sempre alla ricerca dell’efficienza dell’attività amministrativa” afferma il Sindaco Andrea Rossi.

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Chiti a Montepulciano per “Il malato immaginario”

Sabato 17 gennaio a Montepulciano, doppio appuntamento con l’autore che ha saputo segnare la storia recente del teatro italiano, una serata-evento dedicata al celebre regista Ugo Chiti. Alle ore 18.30,…

Sabato 17 gennaio a Montepulciano, doppio appuntamento con l’autore che ha saputo segnare la storia recente del teatro italiano, una serata-evento dedicata al celebre regista Ugo Chiti.

Alle ore 18.30, al Caffè Poliziano, è in programma “Ugo Chiti racconta”: l’autore sarà infatti presente per un confronto aperto con i giovani teatranti Laura Fatini, Gabriele Valentini e Martina Belvisi, introdotto e curato da Francesca Fenati.

Alle 21.30, al Teatro Poliziano, va poi in scena “Il malato immaginario”, commedia di Molière annoverata tra i capolavori assoluti nella storia del teatro, con la nuova interpretazione della prestigiosa compagnia Arca Azzurra Teatri, guidata proprio da Ugo Chiti. Il titolo è ormai divenuto qualcosa di più che un classico, di fronte a personaggi diventati veri e propri archetipi anche nella vita quotidiana. La vicenda è tanto divertente quanto attuale, nell’ossessione ipocondriaca di Argante, nella sua fame di medicinali che è un atteggiamento contemporaneo, come del resto la sua ingenuità di fronte ai raggiri degli esperti e dei dottori che sono senza dubbio caratteristica della nostra società dove abbondano millantatori e maghi, ma dove i rimedi sono spesso peggiori dei mali.

Ugo Chiti incanta il teatro italiano da 30 anni, grazie alla semplicità della sua eleganza formale; al cinema ha lavorato con personaggi come Francesco Nuti e Alessandro Benvenuti, conquistando anche il David di Donatello. Tra i suo successi più clamorosi, spicca la sceneggiatura della serie tv “Gomorra” ispirata al best seller di Roberto Saviano.

Forte di tali esperienze, Chiti affronta questa nuova sfida teatrale con la sua consueta lucidità artistica:

“Questa commedia – spiega il regista – è intrisa di realismo, con i personaggi che si muovono sulla ritmica dell’intreccio comico, alludono alla commedia dell’arte, senza tralasciare una seconda lettura che lascia intuire la natura più sinistra di figure inquiete; caratteri teatrali che sfiorano il tragico con un ghigno divertito di maschere comiche.”

Adattamento e regia, secondo Chiti, cercano questa doppia lettura necessaria in un testo contaminato da molteplici segni teatrali, dove convivono pantomime metafisiche e riflessioni sulla natura dell’uomo. “Il Malato immaginario” spariglia il gioco: è una commedia sulla delusione medica ma forse, ancora più presente è la disamina sull’uomo vinto dalle illusioni.

Foto copertina di A.Botticelli

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Completati i lavori anti-incendio alla scuola di Abbadia di Montepulciano

Inaugurati i lavori eseguiti nella scuola elementare Abbadia di Montepulciano. “Gli studenti hanno diritto, al di là degli obblighi di legge, a frequentare scuole sicure ed a trascorrere tante ore…

Inaugurati i lavori eseguiti nella scuola elementare Abbadia di Montepulciano.

“Gli studenti hanno diritto, al di là degli obblighi di legge, a frequentare scuole sicure ed a trascorrere tante ore delle loro giornate in ambienti accoglienti e gradevoli”, ha dichiarato il Sindaco di Montepulciano Andrea Rossi rivolgendosi dagli allievi e al personale scolastico.

“L’istruzione, la formazione sono la base su cui si costruisce il futuro della nostra società: se si realizzano in strutture idonee, saranno sicuramente più efficaci” ha aggiunto Rossi alla presenza anche del l’Assessore all’Istruzione Francesca Profili e di quello al Bilancio, Michele Angiolini.

inauguraz element abbadia_2Per il simbolico taglio del nastro gli Amministratori comunali e le insegnanti hanno però ceduto il ruolo centrale all’Assessore ai Lavori Pubblici dei Ragazzi Lorenzo Vecchione che, non senza emozione, ha provveduto all’inaugurazione.

Luciano Garosi, Assessore ai Lavori Pubblici e l’ing. Umberto Zito, progettista e direttore dei lavori, l’intervento di adeguamento alle normative anti-incendio è stato realizzato durante le vacanze estive senza avere dunque effetti sul regolare svolgimento dell’attività didattica e facendo trovare la struttura rinnovata alla ripresa dell’anno scolastico.

La spesa è stata di 145.000 Euro, co-finanziata per 137.700 Euro grazie alle misure per l’edilizia scolastica previste dal Governo-Letta; l’appalto se l’è aggiudicato la ditta Calzoni di Perugia. Nel dettaglio, l’opera ha visto la realizzazione di un impianto anti-incendio alimentato da una cisterna e da pompe situate al di fuori dell’edificio, di un attacco idrico per i Vigili del Fuoco sul perimetro della struttura e di una scala di sicurezza esterna per l’evacuazione dal primo piano; ha comportato inoltre la sostituzione dei pavimenti con altri appartenenti ad un’idonea classe di reazione al fuoco ed è stato completato con la realizzazione di nuove uscite di sicurezza con apertura a spinta, installazione della segnaletica ed altri interventi di minore portata.

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Il Museo di Montepulciano vissuto attraverso i cinque sensi

Sabato 10 gennaio alle ore 16.00 sarà possibile visitare il Museo Civico – Pinacoteca Crociani di Montepulciano guidati dalle percezioni sensoriali dei cinque sensi e sarà un’occasione per apprezzare il…

Sabato 10 gennaio alle ore 16.00 sarà possibile visitare il Museo Civico – Pinacoteca Crociani di Montepulciano guidati dalle percezioni sensoriali dei cinque sensi e sarà un’occasione per apprezzare il museo in una modalità inedita, affidandosi a vista, olfatto, tatto, gusto, udito e conoscere con approccio insolito i dipinti di celebri maestri.

Un percorso tra suoni, profumi e sapori, esperienze tattili e visive organizzato dai volontari del Servizio Civile Regionale Museum Angels per Fondazione Musei Senesi, nel quale, di fronte ai quadri in cui sono riprodotte stoffe e vestiti, si potranno toccare gli stessi tessuti; le essenze floreali accompagneranno la visione di opere in cui sono effigiati fiori e piante; la vista sarà stimolata ad andare oltre l’apparenza da un’osservazione più attenta dei panorami, nei quali è possibile scorgere personaggi e azioni; nella sezione “Sacro e profano” armonie di sottofondo accompagneranno la visione di opere in cui si vedono gli stessi strumenti musicali che le producono; e infine il gusto sarà gratificato dalla frutta offerta in prossimità dei quadri che la propongono.

All’iniziativa sarà presente l’Erboristeria Elisir di Montepulciano per un momento di incontro durante il quale si illustreranno le proprietà curative e cosmetiche di alcune piante che si ritrovano nelle opere della pinacoteca. Sarà inoltre a disposizione una selezione di libri incentrata sulla tematica sensoriale a cura della Libreria Centofiori di Montepulciano.

L’iniziativa è organizzata in collaborazione con il Comune e la Pro Loco di Montepulciano. L’ingresso è gratuito e non occorre la prenotazione.

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A Montepulciano va in scena il Paese dei Balocchi

Uno spettacolo per grandi e piccoli, uno spettacolo che conduce chi lo guarda in luoghi incantati parte del nostro immaginario, e poi ancora colori, emozioni e tanto divertimento. È questo…

Uno spettacolo per grandi e piccoli, uno spettacolo che conduce chi lo guarda in luoghi incantati parte del nostro immaginario, e poi ancora colori, emozioni e tanto divertimento. È questo il fil rouge de Il Paese dei Balocchi che andrà in scena sabato 10 gennaio alle 21:15 e domenica 11 gennaio alle ore 17:15, al teatro Poliziano di Montepulciano.

Lo spettacolo sarà ad ingresso gratuito per la regia di Paolo Cappelli, prodotta dalla Bottega Teatrale Quelli di Collazzi, in collaborazione con l’Associazione “S. Albino Eventi”

L’esibizione è un libero adattamento della favola di Pinocchio ed i testi sono stati curati da Paolo Cappelli, Andrea Renieri e Luigi Pagnotta. Sul palco saliranno ben trenta attori, molti provenienti da altre compagnie teatrali, ed oltre venti ballerine, che insieme porteranno sul palco del Poliziano le vicende rivisitate del burattino più famoso al mondo.

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ARTEATRO al Poliziano di Montepulciano con il “Paese dei Campanelli”

Arteatrogruppo torna al Teatro Poliziano di Montepulciano con «Il Paese dei Campanelli», in scena lunedì 5 gennaio alle ore 21,15 e martedì 6 gennaio alle ore 17. La celebre operetta…

Arteatrogruppo torna al Teatro Poliziano di Montepulciano con «Il Paese dei Campanelli», in scena lunedì 5 gennaio alle ore 21,15 e martedì 6 gennaio alle ore 17.

La celebre operetta di Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato è proposta all’interno della stagione teatro del Poliziano 2014-2015. La regia è di Stefano Bernardini, la direzione musicale di Alessio Tiezzi, le scenografie del direttore artistico della compagnia, Franco Romani e le coreografie di Cristina Peruzzi eseguite dagli allievi della sua scuola di danza “Petite école”.

Gli interpreti Emma De Nola, Chiara Protasi, Irene Tofanini, Giovanna Vivarelli, Marco Banini, Stefano Bernardini, Lorenzo Morgantini, Simone Tremiti, Stefano Banini e molti del coro dell’Istituto di musica H. W. Henze che interpretano anche piccoli ruoli nella favolistica storia che è rappresentata.

La compagnia Poliziana ha festeggiato i trent’anni nel 2014 ed è conosciuta e apprezzata dal pubblico della zona per i tantissimi allestimenti presentati negli anni con i suoi attori ricchi di esperienza e d’impegno per la molteplicità di ruoli interpretati negli anni e per la professionale bravura.

“Il paese dei campanelli” è un’operetta ambientata in un piccolo paese olandese dai tratti fiabeschi, dove i pescatori vivono con le loro famiglie in deliziose casette, ciascuna delle quali è arricchita da un piccolo campanile. La pace regnante sovrana è interrotta bruscamente dall’arrivo di una nave di prestanti e vocianti marinai inglesi, che cominciano a corteggiare insistentemente le donne del paese. I mariti possono però dormire sonni tranquilli poiché una leggenda secolare sostiene che, in caso di tradimento, i campanelli della casa comincino a suonare, rendendo noto così a tutto il paese, l’adulterio in via di perpetrazione. Ma la vicenda non sarà così prevedibile e lineare, bensì piena di colpi di scena e cambi di passo nella sceneggiatura, degno di essere apprezzato nello sviluppo della storia.

Un’edizione nuova, all’insegna della tradizione dell’operetta dove la messa in scena e la gustosità comica della vicenda fanno a gara con la bellezza dello spartito, che unisce i conosciutissimi graziosi duetti (”Balla la giava”, “Fox della luna”) a brani lirici squisiti (”Il duetto del ricamo”), presentando finezze e intuizioni melodiche notevoli, con tratti di simpatica sentimentalità.

Per informazioni tel.3382118449 arteatro.gruppo@gmail.it

Foto di repertorio

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San Silvestro a Montepulciano tra mercatini e villaggio natalizio

Montepulciano saluterà l’arrivo del nuovo anno con una festa in piazza aperta a tutti. La manifestazione, nata nel 1999 da un’intesa tra il Comune e la Pro Loco, è una…

Montepulciano saluterà l’arrivo del nuovo anno con una festa in piazza aperta a tutti. La manifestazione, nata nel 1999 da un’intesa tra il Comune e la Pro Loco, è una tradizione ormai consolidata ed è diventato uno dei classici appuntamenti della provincia di Siena per la notte di San Silvestro.

festa capodanno in piazzaPiazza Grande è uno scenario perfetto e capace di offrire un’accoglienza ideale sia agli abitanti, affezionati al proprio “salotto buono” e attratti dalla possibilità di scambiare gli auguri con i conoscenti, sia ai turisti. Dalle 22.00 circa del 31 dicembre musica dal vivo, brindisi di mezzanotte offerto dalla Pro Loco con vini di qualità del territorio, spumante e dolci tipici e soprattutto il grande falò che illumina la piazza e la riscalda, esigenza che quest’anno appare più sentita, viste le temperature particolarmente rigide.

L’elemento di novità, quest’anno, è rappresentato dall’integrazione tra la festa ed il Villaggio di Babbo Natale, l’iniziativa che ha cambiato volto alle feste di fine anno a Montepulciano, richiamando decine di migliaia di visitatori e creando un clima di costante entusiasmo e partecipazione che ha contagiato Istituzioni, commercianti, operatori della ricettività e anche semplici cittadini. In Piazza Grande si trova infatti il mercatino natalizio che, eccezionalmente, rimarrà aperto fino all’1 di notte, effettuando così l’ideale saldatura anche dell’intrattenimento commerciale tra il 2014 e il 2015.

Il pubblico potrà dunque degustare, ballare (al ritmo proposto dai Dj Volo e Splash), festeggiare ma anche visitare il “villaggio natalizio”, passeggiando tra le piccole baite e approfittando delle offerte per uno spuntino notturno o per acquistare prodotti tipici ed artigianali.

Le iniziative collegate alla visita al Castello di Babbo Natale (e quindi anche la Mostra dell’Artigianato, ad ingresso libero, la pista di pattinaggio, i laboratori creativi, il ranch con i pony, tutti situati in Fortezza), la mostra dei presepi e lo stesso mercatino saranno regolarmente in funzione anche il 1 Gennaio, offrendo dunque ai visitatori la possibilità di svolgere attività anche in una giornata normalmente “sonnacchiosa”.

Il Sindaco ha infine firmato l’ordinanza che vieta l’esplosione di petardi e di fuochi artificiali nel centro dalle 21.00 del 31 dicembre alle 6.00 del 1 gennaio e che regolamenta la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche e super-alcoliche.

Il veglione di San Silvestro è ad ingresso libero, per informazioni è possibile rivolgersi alla Pro Loco di Montepulciano, tel. 0578 757341, www.prolocomontepulciano.it

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A Montepulciano si guarisce dalle feste con la Clinica del Rock

Sabato 3 gennaio 2015, a Montepulciano verrà inaugurata la Clinica del rock, un nuovo format musicale ospitato dal centro culturale Mattatoio N. 5 che propone così l’ultima carica musicale prima…

Sabato 3 gennaio 2015, a Montepulciano verrà inaugurata la Clinica del rock, un nuovo format musicale ospitato dal centro culturale Mattatoio N. 5 che propone così l’ultima carica musicale prima della pausa invernale.

La partenza di questo nuovo ciclo è risonante: saranno infatti sul palco i Santo Barbaro, apprezzati protagonisti del nuovo rock italiano. L’evento è arricchito dal dj set conclusivo di Deru J e corredato da un aperitivo in musica vintage.

L’appuntamento per quello che gli organizzatori definiscono “il ricovero musicale per guarire dalla feste” è fissato a partire dalle ore 19.00.

Il rock graffiante dei Santo Barbaro è invece in programma per le 21.30: la formazione ideata dal cantautore Pier Alberto Valli e dall’arrangiatore Franco Naddei, torna a scuotere la scena indipendente con il disco “Geografia del corpo”. Il nuovo corso della band ha subito ottenuto riscontro lusinghieri: la critica ne ha elogiato la potenza di fuoco strumentale, le atmosfere new wave e i testi raffinati. A partire dalle radici folk, l’itinerario dei Santo Barbaro si evolve verso panorami più urbani, dove s’incontrano il post-punk e l’industrial. Con un ragguardevole bagaglio tecnico ed una rinnovata linifa creativa, la band in arrivo a Mattatoio N. 5 spicca attualmente tra la realtà più vitali ed originali in circolazione.

Dopo la tearpia del concerto live, la Clinica del rock propone un djset di riabilitazione con i ritmi della cultura afroamericana selezionati da Deru J (from B-side Vynil Quartet): un turbine danzante di balck music e rock’n’roll per smuovere le ultime energie di questo scorcio di festività.

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Cechov al Teatro Povero di Monticchiello

Il Teatro Povero di Monticchiello, per le festività di Natale, propone un dittico di atti unici cecoviani “L’Orso” e “Una proposta di matrimonio” , definiti riduttivamente “scherzi” dall’autore. Gli spettacoli…

Il Teatro Povero di Monticchiello, per le festività di Natale, propone un dittico di atti unici cecoviani “L’Orso” e “Una proposta di matrimonio” , definiti riduttivamente “scherzi” dall’autore.

Gli spettacoli si svolgeranno nel Teatrino della Compagnia nei giorni 25, 26, 27 dicembre, 3 gennaio alle ore 21,30, nei giorni 28 dicembre e 6 gennaio alle ore 17.30. Tutti gli spettacoli sono ad ingresso gratuito.

La Compagnia del Teatro Povero di Monticchiello ha ritenuto di rendere omaggio ad uno dei maggiori drammaturghi di tutti i tempi, proponendo due suoi piccoli lavori, due gioiellini che mettono in risalto, più delle opere maggiori, il senso ironico e sottilmente pessimistico dell’autore.

L’Orso e Una proposta di matrimonio, portano la firma di Cechov, autore legato all’800 russo, ma in grado di suggerire spunti di modernità universali.

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