La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Categoria: Comuni

Storie di Contrada: Refenero

Refenero sorge sull’area che dal centro di Torrita di Siena conduce a Montepulciano, insistendo su un territorio, fino a qualche decennio fa, destinato in ampia parte all’agricoltura. Secondo fonti storiche,…

Refenero sorge sull’area che dal centro di Torrita di Siena conduce a Montepulciano, insistendo su un territorio, fino a qualche decennio fa, destinato in ampia parte all’agricoltura. Secondo fonti storiche, sembra che un casolare, conosciuto come Palazzetto e ancora oggi visibile in questa zona, fosse un tempo la residenza del podestà di Torrita.

Distinta dai colori bianco e azzurro, la Contrada Refenero è presieduta da Michele Battenti, il quale ce ne ha parlato, iniziando dall’aspetto che più la valorizza riguardo al Palio.
«Pensando al Palio e alla poca generosità che la sorte ci ha riservato negli ultimi anni, ciò che merita di essere sottolineato è il sentimento di orgoglio di appartenere a questa Contrada. Un senso di attaccamento e determinazione incondizionato, che non si è mai lasciato scalfire dagli eventi e grazie al quale continuiamo a portare avanti progetti di rilievo, come l’acquisto della nostra sede».

Racconti di Contrada
«Di aneddoti degni di nota, la storia della nostra Contrada ne presenta così tanti che si fa fatica a ricordarli tutti senza correre il rischio di dimenticarne qualcuno. Tuttavia, questo è particolarmente significativo perché dimostra quanto il senso di appartenenza che si sperimenta in una Contrada sia, per il solo fatto di essere condiviso, un valore talmente forte da creare inaspettati legami di collaborazione.

Dunque, la vicenda risale al Palio 1986. A quell’epoca, i Contradaioli di Refenero erano già molto attivi anche sul fronte della tifoseria, tanto che il giorno del Palio i giovani Ultras erano soliti portare sugli spalti del campo di gara coreografie molto originali. Per quell’edizione del Palio dei Somari, gli Ultras avevano organizzato uno spettacolo con centinaia di palloncini, ovviamente bianchi e azzurri, che erano stati ordinati per tempo presso un’azienda di Milano, dalla quale sarebbero dovuti arrivare a Torrita via corriere nelle settimane precedenti la corsa. Nonostante mancassero sempre meno giorni del Palio però, l’ingrediente fondamentale della coreografia inspiegabilmente tardava a giungere a destinazione. Lontani i tempi di qualsiasi mezzo di tracking online, tante furono le telefonate a Milano per accertarsi che il carico fosse partito dai magazzini, così come svariati furono i viaggi alle Poste e al corriere per sapere se si trovasse fra i tanti pacchi quotidianamente smistati. L’attesa si trasformò presto nella preoccupazione di arrivare alla domenica senza avere nessuna coreografia da presentare.

Come piano da attuare in alternativa, si iniziò dunque a cercare nei dintorni un altro rivenditore che potesse fornire lo stesso quantitativo di palloncini: una cosa più facile a dirsi che a farsi, visto che nessuno sembrava venderne di bianchi e di azzurri. Un’intensa ricerca tuttavia divenne l’unica strada possibile quando, la domenica del Palio, fu chiaro che il pacco da Milano non sarebbe mai arrivato in tempo. Si decise allora di tentare il tutto per tutto, partendo di buon mattino alla volta di Siena. Mentre a Torrita il giorno clou della manifestazione era iniziato e tutto si stava svolgendo come da programma, a bordo di una Panda 125 guidata dall’unico maggiorenne del gruppo, i giovani Ultras raggiunsero il parcheggio della Lizza e diedero inizio quella che ormai era diventata una vera e propria missione. Una missione che però, di mezz’ora in mezz’ora, una saracinesca abbassata dopo l’altra, stava rischiando di fallire desolatamente. Il percorso degli Ultras proseguì fino a Piazza del Campo, dove infine scorsero il chiosco di un venditore di giornali e souvenir, al quale ovviamente chiesero se avesse quel che andavano cercando. Neanche a dirlo, il venditore non aveva la merce che serviva loro. Ma il caso volle che, di fronte all’insolita richiesta del gruppo di ragazzi, l’uomo non resistette alla curiosità di chiedere cosa ci dovessero fare, con centinaia di palloncini, rigorosamente bianchi e azzurri, in quella normale domenica mattina di marzo.

“La coreografia per la Contrada, sa che noi siamo di Refenero e a Torrita oggi c’è il Palio!” Più o meno così suonò la risposta, ma quelle poche parole bastarono ad accendere nel venditore, vero senese, contradaiolo dell’Onda, un sincero spirito di solidarietà per quei ragazzi abituati come lui ad avere di colore bianco e azzurro le monture con cui scendere in piazza, i tamburi, le bandiere e i fazzoletti da indossare. Per la condivisione dell’amore per quegli stessi colori, il venditore attivò rapidamente una serie di contatti che in breve portarono a far aprire, in via del tutto eccezionale, il negozio dove gli Ultras riuscirono finalmente a trovare i palloncini per la loro coreografia: un trionfo dei colori bianco e azzurro!»

Non tutti sanno che…
“Refenero d’Estate, anche dai paesi limitrofi in molti ormai la conoscono nella sua forma attuale di manifestazione che, da più di dieci edizioni, si tiene nella piazzetta ‘del fosso coperto’ ogni anno nella settimana tra giugno e luglio. Meno numerosi saranno poi coloro che la ricordano nella versione degli anni ’80 e ’90, quando si svolgeva in prossimità dei locali della ‘casa del popolo’. Ma saranno forse pochi a sapere che la prima edizione di questa festa risale addirittura al 1971.

Fu proprio in un fine settimana nel luglio di quell’anno che Refenero d’Estate fece la sua comparsa, proponendo lauti banchetti e attività sportive, tra cui le memorie storiche rammentano precisamente una passeggiata e una gara podistica. A suggellare l’evento non mancò il supporto spirituale. Anzi si racconta che il parroco, Don Valentino, poiché il luogo individuato per questa prima edizione di Refenero d’Estate non era che uno spazio aperto tra alcune case nel cuore della Contrada, avesse fatto portare apposta un altare su cui celebrare la Messa.

Negli anni immediatamente seguenti, la festa non fu ripetuta, ma intanto quella prima edizione aveva dimostrato che un evento estivo attorno al quale Refenero si potesse riunire era qualcosa di possibile, e bello. A distanza di quasi cinquant’anni, è anche grazie a quell’esperimento fatto nell’estate del ’71 che Refenero d’Estate, seppure a più riprese, è giunto a rappresentare un appuntamento fisso per la comunità biancoazzurra, ricco di iniziative finalizzate a coinvolgere, di anno in anno, un numero sempre maggiore di persone.”

(foto di Marco Mazzolai)

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Storie di Contrada: Porta Gavina

La Contrada Porta Gavina, che si estende attorno ad uno dei luoghi più ricchi di storia e suggestioni dell’intero centro storico di Torrita di Siena, la si trova uscendo dal…

La Contrada Porta Gavina, che si estende attorno ad uno dei luoghi più ricchi di storia e suggestioni dell’intero centro storico di Torrita di Siena, la si trova uscendo dal borgo e percorrendo Via Roma, strada che fino ad alcuni decenni fa si prestava ad ospitare corse dei carretti e altri giochi popolari, in occasione della Madonna Assunta in Cielo, festività religiosa a cui è dedicato il punto di accesso al borgo. Secondo fonti storiografiche, la costruzione di questa porta risale al 1251, in seguito all’attacco sferrato dalle truppe poliziane al castello di Ciliano, che rese necessario ricevere più agevolmente, dai castelli circostanti fedeli a Siena, i rifornimenti di uomini e alimenti. Il nome di questa porta sembra da ricondurre al fatto che essa coincide con la parte delle mura situata più in basso e per questo può aver costituito un punto di raccolta delle acque, allo stesso modo in cui, per l’appunto, funzionava il Gavinone nella poco lontana Piazza del Campo.

La Contrada Porta Gavina, riconoscibile per i colori nero e rosso, custodisce all’interno della sede inaugurata nel 2014 in via della Lupa i dieci palii vinti fino ad adesso.

Il presidente Cesare Rosignoli ci ha portato a conoscere diversi aspetti di questa Contrada, così ricca di storia, e al contempo legata alla tradizione più recente del Palio dei Somari.
«Siamo una contrada relativamente piccola ma nonostante questo il nostro popolo in un tutto l’anno si incontra molto di rado e allora il Palio, con tutte le occasioni che lo precedono, costituisce un prezioso momento di aggregazione e di ritrovo che crea una particolare unione».

Racconti di Contrada
«In occasione della vittoria del Palio nel 2018, si ebbe a notare una strana coincidenza: il somaro che la sorte ci riservò si chiamava Lilli, proprio come il padre del nostro storico contradaiolo Moreno Meucci».

Non tutti sanno che…
«C’è una leggenda secondo cui, quando nel 1554 le truppe fiorentine e gli alleati tedeschi assediarono Torrita, nel castello abitava una donna di nome Nencia, tanto orgogliosa e fedele alla Repubblica di Siena, che come i nemici le intimarono di inneggiare al Duca di Firenze, costei si rifiutò, continuando a gridare “Lupa, Lupa”. Resistette a tal punto che i soldati le inchiodarono mani e piedi alla Porta Gavina, ed è in memoria di questo suo gesto eroico, che oggi quel tratto di borgo dove si racconta sia successa questa storia, è chiamato Via della Lupa».

(foto di Marco Mazzolai)

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Storie di Contrada: Cavone

L’itinerario alla scoperta delle contrade del Palio dei Somari prosegue con la Contrada Cavone, situata fuori dalle mura del centro storico di Torrita di Siena, nella parte rivolta verso Montefollonico….

L’itinerario alla scoperta delle contrade del Palio dei Somari prosegue con la Contrada Cavone, situata fuori dalle mura del centro storico di Torrita di Siena, nella parte rivolta verso Montefollonico. È connotata dai colori bianco e verde e un drago come effigie. Non vi sono tracce storiche che ne spieghino la particolare denominazione, se non la presenza attestata ai primi del XX secolo, di un podere presente in quella zona e chiamato appunto Cavone.

Guardando all’albo d’oro, sono cinque i drappi che questa Contrada si è aggiudicata, nelle prime 64 edizioni del Palio dei Somari.
Il Presidente Filippo Baccioli ci ha presentato la sua Contrada, a partire dall’aspetto del Palio a cui dà più valore.
«L’attesa. L’attesa della sorte. L’attesa da vivere tutti insieme, con sogni e speranze. L’attesa di portare sugli spalti i nostri colori. L’attesa di arrivare ad un momento ben preciso. Il momento in cui si vede il somaro della contrada attraversare la linea del traguardo dell’ultimo giro in testa. Arrivare a quel momento in cui non ci si rende conto se è sogno o realtà. E realizzare poi che è vero, dare inizio alla festa, lasciare scorrere le lacrime di gioia e di emozione per aver vinto. Un’attesa che tiene tutti uniti da sogni, speranze e anche un pizzico di scaramanzia».

Racconti di Contrada
«A settembre si è svolta una sfilata storica per le strade della Contrada, un piccolo corteo a cui hanno partecipato i Contradaioli più giovani, per dare simbolicamente inizio alle attività invernali che portano al Palio. Tamburi e bandiere al vento hanno attirato la curiosità della gente, corsa ad affacciarsi alle finestre per capire cosa stesse succedendo, essendo solo settembre. È stata un’occasione per vedere nei più piccoli l’emozione di indossare per la prima volta i colori bianco e verde, di lanciare in alto una bandiera con lo stemma del Cavone e suonare con il fazzoletto di Contrada legato attorno al tamburo. Vedere la gioia dei ragazzi è stato un momento significativo e importante, per tutti».

Non tutti sanno che…
«Lo spunto di divertimento principale per la Contrada Cavone è l’organizzazione della cena propiziatoria, la condivisione dei momenti dietro alle quinte, per pensare il tema da proporre per l’evento. Ritrovarsi nelle sere d’inverno per creare i filmati da proiettare durante la cena propiziatoria, con la partecipazione di interpreti nostrani, creare vestiti ad hoc da indossare durante le riprese, cercare poi di mascherare il tutto per non farsi riconoscere dalle altre Contrade e far crescere la curiosità in chi verrà alla cena… che nessuno si aspetti attori di livello elevato! Ma infine il tutto è giustamente “condito” dall’allegria e la baldoria che rendono uniche la cena propiziatoria al Cavone».

(foto di Marco Mazzolai)

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Storie di Contrada: Porta a Sole

A San Giuseppe, oltre che ad essere dedicato il Palio dei Somari, è consacrata una delle porte più antiche attraverso le quali si accede al centro storico di Torrita di…

A San Giuseppe, oltre che ad essere dedicato il Palio dei Somari, è consacrata una delle porte più antiche attraverso le quali si accede al centro storico di Torrita di Siena: Porta a Sole. Tradizionalmente, il nome di questa porta, che risale al 1208, si ritiene da attribuire al suo orientamento ad est.

Oggi a Porta a Sole, con il territorio che le si estende in prossimità, corrisponde l’omonima Contrada dai colori giallo e blu, vincitrice di quattro delle prime 64 edizioni del Palio dei Somari, nel 1978, 1979, 1996 e 2010.

Con il Presidente Mirco Zurli siamo andati ad indagare le caratteristiche che contraddistinguono questa Contrada, iniziando dall’aspetto del Palio che vi si apprezza di più.
«Il nostro Palio ha tante piccole sfaccettature che lo rendono unico. Per questo sarebbe scontato dire che l’aspetto più bello sia da ricondurre esclusivamente alla vittoria del drappo (gioia che tra le altre cose non ho ancora assaporato da presidente), o all’emozione dell’ingresso in piazza della Contrada, quando si può ammirare il corteo di contrada nella sua completezza ed al massimo del suo splendore, grazie alle molte energie che gli vengono dedicate durante tutto l’anno. Una riflessione andrebbe sviluppata guardando al di là dei propri colori e confini. In questo senso, l‘aspetto più bello del Palio è a mio avviso quello di essere riuscito a unire realmente il paese di Torrita, conseguendo un obiettivo importantissimo, che altre feste, già esistenti all’epoca degli esordi di questa manifestazione, non non avrebbero mai potuto raggiungere.
È un risultato storico e particolarmente significativo, che ha rappresentato un enorme progresso dal punto di vista sociale, aggregando la comunità torritese e fornendo ad essa, in primo luogo, un forte senso di appartenenza, e, in secondo luogo, un altrettanto forte senso di identità e orgoglio.
Allo stesso tempo, tali sensazioni si sono riversate anche a livello delle singole Contrade, con un effetto moltiplicatore che ha reso possibile lo svolgimento di tantissime attività nei singoli rioni, non sempre necessariamente collegate a quella principale mirata all’organizzazione del Palio. Proprio queste attività collaterali, come in un circolo virtuoso, hanno contribuito a rendere ancora più importante, direi ad oggi ormai imprescindibile, la funzione sociale delle Contrade, con tutto ciò che ne consegue al fine di mantenere e incrementare la convivenza civile della comunità».

Racconti di Contrada
«Una Contrada possiede una sua storia di numerosi aneddoti significativi che non sempre possono essere raccontati. La nostra memoria tuttavia torna spesso ad una serie di episodi avvenuti in occasione delle vittorie del Palio: quando, nel 1978, si vinse per la prima volta, ad esempio fu organizzata una gara di bevute di quartini di vino al box, seguita da una spedizione dei giovani di Contrada all’Oppiello; oppure quando, in occasione del Palio vinto nel 1996, un’edizione tra l’altro a noi particolarmente cara visto che era dedicata a David Capitani, uno dei fondatori della festa e della nostra Contrada, ci togliemmo le cuffie da nonna e le consegnammo a Refenero, in un simbolico passaggio del testimone del ruolo di “contrada da più tempo non vincitrice del Palio”.
O ancora quando, in occasione del Palio “perso” del 1997, il trattamento alcolico a cui fu sottoposto il fantino Carpaccio si concluse con un ultimo “bicchiere d’acqua” bevuto prima della finale, che sortì un effetto a dir poco catastrofico sulla sua salute».

Non tutti sanno che…
«Porta a Sole è stata la prima ad omaggiare le nascite dei piccoli contradaioli, affiggendo un avviso in bacheca e donando un piattino di ceramica commemorativo».

(foto di Marco Mazzolai)

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Storie di Contrada: Le Fonti

Il territorio di Torrita di Siena che si protrae verso le località di Guardavalle e La Fratta, corrisponde alla Contrada Le Fonti. Riconosciuta con i colori bianco e rosso e…

Il territorio di Torrita di Siena che si protrae verso le località di Guardavalle e La Fratta, corrisponde alla Contrada Le Fonti.
Riconosciuta con i colori bianco e rosso e con la rappresentazione del Giano Bifronte sullo stemma, così denominata per l’antica presenza di fonti d’acqua in quella zona, è la Contrada con all’attivo il maggior numero di vittorie al Palio dei Somari. I dodici palii sono conservati nella sede situata in prossimità della Chiesa delle Fonti, costruita intorno alla metà del XVII secolo.

Il Capitano Nico Giani ci ha parlato della sua Contrada, descrivendo per prima cosa qual è l’elemento più sentito che la lega al Palio dei Somari:
«Per non cadere nelle risposte più scontate che vedono l’aspetto più bello del Palio nello stare insieme e nell’impegnarsi perché tutto sia perfetto e nel vivere quei giorni dell’anno nel desiderio di vittoria, il lato più bello di questa festa noi contradaioli biancorossi lo viviamo negli occhi dei nostri figli, che essendo cresciuti con noi hanno vissuto fin dai primi momenti della loro vita un amore grandissimo verso questi colori, e verso tutte le attività che animano la nostra contrada durante tutto l’anno. Loro partecipano insieme a noi ad ogni tipo di iniziativa da sempre, e coronano le loro emozioni proprio in quei giorni. Ognuno di noi, ogni adulto, ogni genitore, si rende conto di quanto sia bello e prezioso poter vivere questi momenti così intensi non da solo ma nella piena Unione della famiglia, avendo ben in testa e nel cuore un solo obiettivo, quello di condividere questa una passione! Questo aspetto intergenerazionale non riguarda solo giovani genitori con bambini piccoli, ma anche genitori con figli adolescenti, i contradaioli anziani con figli adulti, ebbene sí, ci riguarda veramente tutti!»

Racconti di Contrada
«Un aneddoto significativo risale al Palio straordinario del 2016, quando come Capitano mi sono trovato a dover scegliere il fantino fra tre contradaioli doc: Roberto Goracci “Bacchino”, Michelangelo Goracci “Fracassa” e Gabriele Grotti “Divino”, una decisione resa ancor più difficile dal fatto di essere miei tre carissimi amici. Alla fine la soluzione fu quella di affidarsi alla sorte, scrivendo i loro nomi su dei bigliettini ed estraendo colui che avrebbe corso il Palio. Il caso disse “Fracassa”, e fu una scelta fortunata, coronata dalla vittoria del Palio».

Non tutti sanno che…
«Una caratteristica che distingue Le Fonti dalle altre Contrade è quella di aver sempre individuato i propri fantini tra i ragazzi di Contrada, una scelta ben ripagata da dodici vittorie in 63 edizioni».

(foto di Marco Mazzolai)

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Storie di Contrada: Stazione

Il territorio di Torrita di Siena su cui nel mese di marzo sventolano bandiere dai colori bianco rosso e blu coincide con la Contrada Stazione. Questa difatti si colloca su…

Il territorio di Torrita di Siena su cui nel mese di marzo sventolano bandiere dai colori bianco rosso e blu coincide con la Contrada Stazione. Questa difatti si colloca su un’area molto vasta, corrispondente in parte a quella interessata dall’opera di bonifica dispiegata in Valdichiana dai Lorena tra Settecento e Ottocento.

La Contrada Stazione ha all’attivo un palmares di dieci palii, conquistati nelle edizioni del 1977, 1991, 1993, 1994, 2003, 2008 e 2014 e in quelle straordinarie del 1978, 1987, 2000.

È stato il suo storico presidente Massimo Bolici a svelare alcuni tratti che caratterizzano questa Contrada, delineandone alcuni aspetti, primo tra i quali il lato della manifestazione più sentito dal popolo contradaiolo.

«”La vittoria più bella è quella che deve ancora arrivare” è una frase applicabile a tanti traguardi della vita, non solo al nostro Palio dei Somari. Il 2019 è stato un anno di “attesa”, visto che la dea bendata non ci ha premiato, ma anche di grande dedizione, con le tante attività di Contrada, le tante iniziative in Sede o ai Campini, con tanti contradaioli a lavorare con grande entusiasmo nei vari settori della vita della Contrada Stazione.
È proprio da questa “unità di intenti”, da tutti i punti di vista, che vogliamo ripartire e ricominciare in vista di un anno particolarmente impegnativo, e non soltanto per il tempo paliesco che ci vedrà protagonisti. L’impegno si rifletterà infatti nella vita quotidiana della nostra Contrada, per la quale serviranno aiuto reciproco, passione, amore e legame. Sono i piccoli gesti che danno un grande significato alla nostra attività. Vivremo la Contrada con la gioia, la serenità e l’armonia che abbiamo respirato nelle lunghissime riunioni in cui ci siamo guardati in faccia ed abbiamo accettato di affrontare l’impegnativa sfida di far rinascere i nostri amatissimi Campini.
Non mancheranno le difficoltà e come detto i prossimi mesi saranno particolarmente impegnativi, ci saranno appuntamenti importanti ai quali arrivare con grande umiltà, ma con grande determinazione e dedizione.
Crediamo che l’esperienza dei più anziani e l’entusiasmo dei più giovani sarà un connubio vincente, che potrà farci affrontare qualsiasi questione e superare qualsiasi ostacolo ci si dovesse presentare davanti, ma quando una Contrada come la Stazione è unita e consapevole della propria forza, nessun traguardo è precluso».

Racconti di Contrada
«A costo di essere ripetitivi, dobbiamo ribadire che tutto quanto abbiamo fatto, facciamo e faremo è merito del nostro grande Parroco fondatore della Contrada.
Don Giovanni ci ha consegnato le chiavi della Contrada, ha ascoltato i nostri problemi, ci ha suggerito le soluzioni con poche, chiarissime parole. E non è finita lì, perché poi ci è rimasto accanto, sempre pronto ad aiutarci in qualsiasi modo ed in qualsiasi momento, perché era lì per noi. Aveva uno spirito duro e deciso, un’anima semplice e ricca, ma soprattutto un cuore tenero e grande. Per amore ha costruito la nostra chiesa, i Campini e tutto quanto ci circonda, ha fondato la Contrada e l’ha fatta crescere, è entrato nella nostra vita. Per questo non dimenticheremo mai l’intitolazione della nostra Piazza a questa grande persona e siamo orgogliosi di aver proposto di dedicargli l’edizione 2019 del Palio dei Somari».

Non tutti sanno che…
«Cene propiziatorie: siamo stati i primi e resteremo i migliori. Parlando dei successi della propria Contrada il rischio che si corre è sempre quello di essere esagerati ed autoreferenziali, esaltando anche oltre il dovuto i nostri successi personali.
Ci sono però dei momenti in cui l’orgoglio ed il senso di appartenenza sono tali da poter “esagerare” un poco, sperando in ogni caso di non sfociare mai nella presunzione fine a se stessa.
Le cene propiziatorie, oggi sono un momento fisso, irrinunciabile e caratterizzante del programma della nostra Festa e che coinvolgono alcune migliaia di persone, sono state inventate alla Stazione. All’epoca suscitammo numerose polemiche, ma noi eravamo certi di dare una svolta ancora più conviviale alla manifestazione e tirammo dritti per la nostra strada. La massiccia partecipazione alle cene nei giorni della Festa, ha fatto capire a tutti che la nostra scelta era stata quella giusta.
Anche oggi, con tutte le Contrade si sono adeguate e attrezzate per fare grandi tavolate, i nostri venerdì sera prima del Palio sono tra i meglio organizzati, sia dal punto di vista della cucina che del divertimento. La Stazione è anche questo: stare insieme in allegria leccandosi i baffi con le specialità delle nostre cuoche. “Come noi altri un ce n’è altri”».

(foto di Marco Mazzolai)

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Storie di Contrada: Porta a Pago

All’interno del centro storico di Torrita di Siena, lungo le vie del borgo che si snodano attorno a Porta a Pago, si erge l’omonima Contrada dai colori rosso e verde….

All’interno del centro storico di Torrita di Siena, lungo le vie del borgo che si snodano attorno a Porta a Pago, si erge l’omonima Contrada dai colori rosso e verde. Porta a Pago, risalente agli inizi del XIII secolo, è uno dei più antichi varchi aperti nella cinta muraria, rivolto verso la zona rurale esterna al borgo. Come le altre Porte, anche questa è dedicata ad una figura religiosa, ossia la Madonna del Carmine, che ricorre ogni 16 luglio.

Il Presidente Luca Massai ci ha fatto conoscere più da vicino questa Contrada, a partire da quello che ritiene essere l’aspetto più bello del Palio dei Somari per Porta a Pago:
«Dal mio punto di vista, per come ho vissuto e per come vivo adesso la Contrada, il lavoro che più mi gratifica e che quindi considero il più bello della manifestazione è l’addobbo di Contrada. Dare luce e colore al piccolo territorio che abbiamo, tirar fuori i lampioncini realizzati a mano, progettati ed assemblati dai miei contradaioli, issare le bandiere, anch’esse da noi progettate e realizzate, è sicuramente un’emozione grandissima; nel periodo di Palio spesso attraverso Via Cavour di notte e vederla in solitudine in tutto il suo splendore ripaga di tutti i sacrifici che facciamo».

Racconti di Contrada
«Il 24 gennaio 2018 c’è stata la firma, presso il notaio Bersotti, del contratto di compravendita della nuova sede. È stato un giorno storico per la mia Contrada, uno di quelli che sarà ricordato per sempre, che probabilmente darà la possibilità alle generazioni future di vivere la Contrada con serenità: abbiamo finalmente un luogo tutto nostro dove poterci riunire, parlare, discutere, immagazzinare materiali sacri (palii, costumi, bandiere, tamburi, ecc. ) e passare serate in goliardia tra amici. Tutto questo grazie ai sacrifici fatti dai contradaioli che oggi non ci sono più ed a quelli che tuttora non si risparmiano per veder realizzato questo sogno».

Non tutti sanno che…
«Alle penne del 16, troppo buone, ancora dobbiamo trovare qualcuno che riesca a dirgli di no».

(foto di Marco Mazzolai)

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Storie di Contrada: Porta Nova

Il viaggio alla scoperta delle otto Contrade di Torrita di Siena inizia da Porta Nova, la vincitrice della scorsa edizione del Palio dei Somari, situata sulla sezione di centro storico…

Il viaggio alla scoperta delle otto Contrade di Torrita di Siena inizia da Porta Nova, la vincitrice della scorsa edizione del Palio dei Somari, situata sulla sezione di centro storico che da Passeggio Garibaldi conduce a Piazza Matteotti, passando per Via Ottavio Maestri.
Questa Contrada deve il suo nome al fatto che, dei quattro ingressi al centro storico di Torrita, corrisponde all’entrata più recentemente costruita. Venne aperta infatti nel 1835, al fine di migliorare la viabilità nel borgo, su proposta del Cavaliere Celso Bargagli Petrucci, esponente dell’omonima antica famiglia nobiliare senese. Così come le altre porte presenti nel centro storico di Torrita, è dedicata ad una figura religiosa. Nello specifico, in questo caso si parla della Madonna del Buon Consiglio, che ricorre il 26 aprile.

La Contrada Porta Nova, riconoscibile per i colori bianco e nero, vanta un ricco palmares di palii vinti, esattamente 11 dal 1968 al 2019. Il Presidente Enrico Buracchi ce l’ha fatta conoscere attraverso alcuni dettagli, primo tra i quali l’aspetto del Palio dei Somari che è più caro a questa Contrada.
«Si tratta del clima che si assapora quando ci si inizia a ritrovare nella nostra sede in vista del Palio, per l’organizzazione di quanto lo riguarda. È bello sentire le voci, le urla, vedere sorrisi, cogliere amarezze o arrabbiature, osservare i volti delle persone, di tutte le età, che si ritrovano insieme dopo molti mesi e che si confrontano sui vari argomenti di discussione, con voglia di fare e di mettersi in gioco. Più che altro vedere l’amore e la passione che mettono tutti nel fare qualcosa di bello per la propria Contrada, per il proprio paese, senza nessun interesse personale se non quello di stare insieme in amicizia».

Racconti di Contrada
«Personalmente conservo un’immagine molto toccante del compianto presidente di Porta Nova, oltre che amico, Ivo Pieri, che prima di lasciarci per sempre, mi sussurrò: “Non far finire tutto. Sono sicuro che farai del tuo meglio”. Poche parole che finora non ho mai rivelato a nessuno, a cui penso sempre e per le quali, come presidente, metto ogni giorno impegno e passione, così da onorare l’ultimo desiderio del mio carissimo amico Ivo».

Non tutti sanno che…
«Proprio qualche tempo fa in sede si stava lavorando per sistemare i nostri undici palii all’interno di nuove teche. All’improvviso, nel posizionare il drappo vinto nel 1970, sul retro della stoffa abbiamo notato una scritta, che riportava: “Giuliano Scarpini: pensò, Sauro Terrosi: vinse, Fabrizio Betti: verbalizzò, Giannini Romano: sudò. Pochi, ma sani”. La piacevole scoperta di una testimonianza che non tutti conoscevamo, lasciata da coloro che sono, o sono state, personalità importanti per la nostra Contrada».

(foto di Marco Mazzolai)

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“Oleanna” Il capolavoro di David Mamet – intervista a Francesco Bolo Rossini

(NDR: a seguito del DCPM del 4 marzo in merito alle misure di sicurezza sul coronavirus, sono sospese fino al 3 aprile tutte le attività del teatro, e quindi tutti…

(NDR: a seguito del DCPM del 4 marzo in merito alle misure di sicurezza sul coronavirus, sono sospese fino al 3 aprile tutte le attività del teatro, e quindi tutti gli spettacoli per adulti e per ragazzi, i corsi di teatro, gli incontri con il pubblico e le conferenze. Lo spettacolo in oggetto verrà quindi riprogrammato in data successiva)

Venerdì 6 Marzo al Teatro Ciro Pinsuti di Sinalunga va in scena Oleanna, un testo di David Mamet del 1992, tornato celebre per essere l’anticipatore delle tematiche che hanno coinvolto gli scandali del MeToo negli Stati Uniti d’America.  Sul palco l’attore perugino Francesco “Bolo” Rossini, già visto sul palco del teatro sinalunghese con Jubilaum nel 2013, e attualmente in tournée con grandi produzioni nazionali (come Un nemico del popolo, diretto da Massimo Popolizio, e insieme a Michele Riondino ne Il Maestro e Margherita, di Andrea Baracco). Al suo fianco Elisa Menchicchi, recentemente comparsa anche in serie tv come Catch 22, per la regia di George Clooney. Firma la regia di Oleanna Emiliano Bronzino, già attivo per strutture come il Piccolo Teatro di Milano e il Teatro Greco di Siracusa.

I lettori di Valdichiana Teatro si ricordano una produzione locale che riscosse molto successo: lo spettacolo Oleanna diretta da Roberto Carloncelli, con Gianni Poliziani e Benedetta Margheriti, presentato al Festival Orizzonti 2017 ci aveva già dato l’opportunità per approfondire questo testo così forte, caustico e attuale. Oleanna racconta la storia di John, un brillante professore universitario che riceve nel suo studio Carol, una studentessa scontenta, convinta della propria stupidità. L’insegnante cerca di essere comprensivo, di aiutarla; preso da problemi personali finisce col fare qualche affermazione potenzialmente ambigua. Una conversazione “normale” si trasforma in una vera e propria accusa: maschilismo, razzismo, molestie sessuali. Il professore, impotente, assiste al ribaltamento del proprio status, allo stravolgimento delle proprie certezze, di quelle sicurezze su cui ha costruito la propria vita: gli affetti, una certa agiatezza, il lavoro.

Avremo modo di assistere ad una performance con due attori straordinari, con una regia che ha seguito un metodo di allestimento molto particolare. Ne abbiamo parlato con l’attore protagonista, Francesco Bolo Rossini.

Oleanna è uno spettacolo è del 1992 e si svolge in un college statunitense. Le tematiche che affronta, almeno in Italia, sono state illuminate dai riflettori solo negli ultimi anni. Come è riuscito Mamet a precorrere così bene i tempi, per quanto riguarda i temi dei rapporti di potere legati all’affettività?

Francesco Bolo Rossini:A mio parere la tematica centrale di Oleanna non è focalizzata esattamente nel sexual harassment, ma sul potere. Soprattutto sull’utilizzo del linguaggio di chi occupa una posizione di potere rispetto a un’altra persona. A livello strumentale, la grande accusa che viene mossa dalla ragazza nei confronti del professore, è per forza maggiore una situazione di approccio di tipo sessuale, ma questa è l’ultima carta che lei si gioca, in un crescendo di contrasti.”

Siamo in un contesto in cui è attraverso il linguaggio che viene esercitato un potere…

“In scena non vediamo approcci fisici. Vediamo semmai un abbraccio che il professore elargisce in un momento di disperazione della studentessa. A questo punto gli spettatori cominciano a riflettere sull’interpretazione della violenza: la soggezione di un uomo di potere nei confronti di una studentessa è di per se una violenza? Poi ci sono altri elementi dello spettacolo che vanno presi in considerazione. C’è un gruppo, alle spalle della ragazza. Un collettivo. In certi punti sembra che la ragazza sia destabilizzata da due polarità, che la opprimono: da una parte un professore che sta per assurgere a detentore di una cattedra, ma che allo stesso tempo vediamo come un personaggio vagamente meschino, anche fragile; dall’altra parte c’è questo gruppo di studenti, questo branco, che sembra utilizzare la ragazza come un’insider all’interno dei meccanismi accademici. Le richieste della ragazza, supportate da questo gruppo che la radicalizza, non sono mirate a mettere in galera il professore per molestie sessuali, ma vogliono proprio annullarlo come simbolo accademico.”

Il #metoo è esploso negli stati uniti ed è arrivato in Italia di riflesso. Quali sono le differenze del contesto che vivono i personaggi di Oleanna con la realtà italiana?

“Be’ c’è da dire che il mondo accademico americano è molto diverso dal nostro. In America un professore non può assolutamente dare confidenza a uno studente, figuriamoci toccare o abbracciare un allievo. In Italia essendo latini siamo più aperti, nelle nostre università e accademie è molto facile incontrare gli insegnanti, i professori, parlarci fuori dalle aule e dagli uffici, arrivare addirittura a dare loro del tu. In America è molto diverso.”

Lavorare in due, su un palco, è un’esperienza teatrale molto particolare, rispetto a quando si lavora in compagnie corali molto grandi: tu che hai un bagaglio di esperienza rilevante, che tipo di intimità si è creata con Elisa Menchicchi che impersona il ruolo della studentessa?

“II testo Oleanna è difficilissimo dal punto di vista recitativo. Il tipo di scrittura è molto frammentario all’inizio. Per lavorarci è necessario un forte esercizio di ascolto tra gli attori. C’è la fase iniziale della costruzione dello spettacolo che io chiamo lavoro di sezione, tipo quello delle orchestre, che cominciano il lavoro sui brani prendendo singolarmente le varie sezioni sinfoniche. Ecco anche gli attori procedono nello stesso modo, lavorando inizialmente sulle singole parti, su porzioni di testo. In questa fase è importante tenere presente tutto il ritmo che coinvolge lo spettacolo nella sua interezza. Quando si lavora in due – ma anche quando si è in scena con un monologo – bisogna avere grande concentrazione lavorare per l’altro, per il tuo prossimo, per il tuo avversario, non per te. Auspicando che anche l’altro si appoggi a te.”

Un esercizio di contact energetico e verbale, oltre che fisico…

“Esatto. Per contatto tra le parti, questo rapporto si innalza, sale e lievita. Con Elisa abbiamo stabilito una fase di acquisizione della memoria  quasi muscolare direi, piena di puntini di sospensione, per cercare di dare continuità e ritmo a una scrittura che altrimenti metterebbe in crisi qualsiasi attore, dai fini dicitori ai performer. Il testo è scritto con una tale violenza che alla prima lettura non appare, ma è in questo continuo scambio che si fonda tutto. Nella prima fase ci siamo attenuti alla grammatica del testo. Appresi questi primi rudimenti, poi, abbiamo gestito noi il ritmo. È stato l’auspicio che Emiliano Bronzini aveva. Voleva arrivare alla nostra totale consapevolezza dei personaggi e delle frequenze della scena, in modo fosse liberamente gestibile il modo di esporla di volta in volta. Cambiando l’ordine degli addendi il risultato drammaturgia non cambia ma ogni volta, ci sono delle nuances particolari, in questo spettacolo molto più che in tanti altri, che rendono ogni replica un pezzo unico.”

Sembra che il pubblico italiano si sia disabituato alla complessità e ricerchi solo cose leggere, invece se si guardano nel tuo recente curriculum – oltre a Oleanna, anche Il Maestro e Margherita di Bulgakov, o Un nemico del Popolo di Ibsen –  di complessità ce n’è tanta. Cosa pensi che ricerchi oggi il pubblico, in uno spettacolo teatrale?

“Viviamo in tempi di grande semplificazione, per non dire banalizzazione. Ci stiamo abituando a pagine di Wikipedia per ogni tipo di concetto, che lo rendano elementare per chiunque. C’è da dire che questo testo è stato scritto in tempi in cui una certa attenzione al lessico e alle parole veniva supportata dal pubblico. Considera che io ho lavorato con Luca Ronconi che è stato uno dei massimi esponenti della corrente strutturalista del linguaggio teatrale. Anche testi pi complessi si confrontano con questa abitudine del pubblico, ma cerchiamo di equilibrare le cose. Ne Il Maestro e Margherita, ad esempio, la semplificazione è stata portata avanti attraverso l’uso dell’immagine, ne Il Nemico del Popolo, invece, la tensione è stata spostata dall’aspetto verbale, lessicale, di parola, ai rapporti e i conflitti tra i personaggi. Il tipo di attenzione può essere ancora molto carica e densa di significati, sia per gli attori che per il pubblico, se viene spostata sulle vibrazioni di rapporto tra i personaggi. Tutto cioè si concentra nel modo in cui avvengono gli scambi, il tipo di intensità, la chiarezza di intenzione. In questo modo si può mantenere un alto livello nel linguaggio, senza scendere in semplificazioni, insistendo sulla pressione di attenzione dei personaggi in scena. Parlo di personaggi, ma parlo più verosimilmente di attori. Attori abituati a fare i personaggi, che non portino semplicemente loro stessi in scena.”

Sei molto presente nel territorio umbro, Nel 2009 hai fondato la Compagnia Horovitz-Paciotto, sei autore e regista delle produzioni di teatro musicale della Fondazione Perugia Musica Classica, del Conservatorio F.Morlacchi e collabori regolarmente con il Teatro Stabile dell’Umbria. La Valdichiana è in Toscana, ma è prossima al contesto perugino: come ti sembra il tessuto teatrale del territorio, quali sono le sue potenzialità o come queste potrebbero essere valorizzate?

“Ho la fortuna di aver attraversato tutte le possibilità che l’Umbria riserva a livello di tessuto teatrale. Ho iniziato con Fontemaggiore, una compagnia d’Arte vera e propria che oggi si occupa prevalentemente di teatro ragazzi, ma al tempo era gestita da Giampiero Frondini, che è il decano di tutti noi attori umbri. Ancora oggi mi aiuta con la Fondazione Perugia Musica Classica: tra poco metteremo in scena un Don Chisciotte ambientato in un riformatorio psichiatrico per ragazzi. A cascata dalle prime esperienze, ho poi fondato una compagnia che si chiama Area Piccola, che vinse da subito dei premi nazionali molto importanti. Dopo quell’esperienza mi spostai a Milano per lavorare con Paolo Rossi al Piccolo Teatro. Ho lavorato più volte col Teatro Stabile dell’Umbria con il già citato Ronconi, ma anche con Michele Placido e Fabrizio Bentivoglio. Ho sempre mantenuto vivi i contatti con la realtà di Spoleto. Adesso sto attivando una situazione congeniale e bellissima ad Assisi, con il Piccolo Teatro degli Instabili, con cui nel 2019 abbiamo prodotto una trilogia dedicata e ispirata all’opera di Pier Paolo Pasolini, che ha riscosso molto successo e stiamo per replicarla di nuovo. Non è un caso poi che Fulvia Angeletti, direttrice artistica del Teatro degli Instabili, porti in anteprima spettacoli che poi l’anno successivo vincono un sacco di premi e girano l’Italia. Assisi sta diventando un polo molto interessante per tutto il territorio regionale.”

(Foto di Federica di Benedetto)

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Passione Senza Fine: il docufilm sul gruppo Sbandieratori e Tamburini di Torrita di Siena

Per il Gruppo Sbandieratori e Tamburini di Torrita di Siena la passione non dura soltanto per il tradizionale appuntamento di inizio primavera con il Palio dei Somari, ma infiamma i…

Per il Gruppo Sbandieratori e Tamburini di Torrita di Siena la passione non dura soltanto per il tradizionale appuntamento di inizio primavera con il Palio dei Somari, ma infiamma i loro cuori per tutto l’anno. “Passione senza Fine” è il nome che abbiamo scelto per il docufilm dedicato al gruppo torritese, con cui abbiamo documentato le esperienze e le emozioni che attraversano Palio dei Somari,ma anche gli allenamenti e le trasferte.

Quello di Torrita di Siena è infatti uno dei Gruppi Sbandieratori e Tamburini più numerosi e apprezzati del territorio, che dedica grande attenzione alla rievocazione storica delle proprie esibizioni. Il nostro impegno è stato quello di raccontare le sensazioni, le paure e le speranze di chi fa parte del gruppo, dare voce alle vecchie e alle nuove generazioni, comprendere pienamente l’orgoglio di chi indossa certi colori e rappresenta la propria comunità.

Il docufilm “Passione senza Fine” è prodotto da Lightning Multimedia Solutions e Valdichiana Media. È disponibile in formato DVD (a partire da domenica 15 marzo) presso il negozio online del magazine “La Valdichiana”, presso i punti vendita dell’edizione 2020 del Palio dei Somari di Torrita di Siena.

Il lavoro è stato realizzato grazie a interviste, reportage e documentazione video che si sono svolte nel corso del 2018 e del 2019, seguendo le uscite del gruppo e la partecipazione a feste del territorio e dintorni. Abbiamo intervistato le generazioni più anziane e i nuovi componenti del gruppo, ricostruendo le vicende del passato e illustrando le aspettative future, cercando di comprendere le motivazioni di chi ha deciso di intraprendere questa passione.

Il docufilm “Passione Senza Fine” sarà presentato nel corso dell’evento pubblico durante il weekend di apertura del Palio dei Somari 2020. Domenica 15 marzo alle ore 11, dopo l’esibizione del Gruppo Sbandieratori e Tamburini in Piazza Matteotti, avverrà infatti la prima proiezione all’interno del Teatro degli Oscuri, a ingresso libero.

Per l’occasione saranno disponibili le copie del DVD per tutti coloro che ne faranno richiesta. La presentazione sarà anche un momento per celebrare degnamente il gruppo e permetterci di ringraziare tutti coloro che hanno preso parte al progetto, gli sponsor e le tante persone che hanno reso possibile la pubblicazione del docufilm.

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