Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Massimo Mori, socio, al quale non sono state date delle risposte in merito alla fusione di Banca Asciano con la Banca di Montepulciano.

Banca Asciano verso la fusione con la Banca di Montepulciano a sirene accese, l’operazione è fatta. Così ha praticamente esordito presidente del consiglio di amministrazione nell’assemblea di lunedì dieci novembre 2014 a proposito della fusione tra banca asciano e quella di Montepulciano; poco importa se gran parte dei soci è contrario rispetto al metodo usato, ancor meno importa di ascoltare le proposte di mediazione, praticamente, i soci, cioè coloro che hanno a tutti gli effetti la proprietà della banca non sono neppure da ascoltare.
L’operazione deve essere conclusa in tempi rapidi, anzi, rapidissimi; presidente di Montepulciano; direzione di Montepulciano; amministrazione di Montepulciano; codice IBAN di Montepulciano; nome che per puro caso non rispetta neppure l’ordine cronologico, sarà banca di Montepulciano Asciano, alla Banca Asciano solo la sede legale e un posto in più nel consiglio di amministrazione che come sappiamo non servirà a nulla. Eppure la banca Asciano non è messa male, anzi, forse, se non sicuramente molto meglio di quella di Montepulciano.

Resta il fatto che ora saranno tenute altre due assemblee, che secondo i presupposti di lunedì non serviranno a nulla, il CDA della banca ha già deciso e questa resta l’unica strada da seguire, i soci hanno invitato alla prudenza, hanno chiesto di poter avere una certificazione del bilancio della banca di Montepulciano, hanno chiesto di poter trattare per trovare una soluzione paritaria, hanno domandato per quale motivo ci sarà un CDA di tredici membri anziché nove come previsto dalle regole dettate dalla banca d?Italia, e timidamente hanno chiesto a cosa serve un accorpamento senza i risparmi sia del consiglio che del gruppo dirigente, per carità, tutte cose da non chiedere neppure, la condizione è decisa dall’alto, un alto sconosciuto ma che addirittura può superare la proprietà.

Allora il dubbio sorge, non saranno per caso i centocinquantamila euro che i membri del CDA prendono attualmente la vera causa di così tanta ostinazione? Non sarà per caso che a questi il presidente aggiunge anche quelli provenienti dalla sua vicepresidenza alla sinergia? Società che si occupa dei servizi alla banca, forse si forse no, ma la storia insegna che dietro a grandi fallimenti c’è sempre qualcuno che è diventato ricco, questa è una banca di credito cooperativo, far parte del suo CDA deve essere considerato un onore, no un onere, la giusta regola sarebbe quella di avere un consiglio a costo zero e vi assicuro che tanti sarebbero disponibili a dare il proprio contributo senza nulla prendere.

Massimo Mori un socio al quale non sono state date risposte

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