Erano le 13.55 del 21 novembre 1943, quando a Firenze arriva una telefonata agghiacciante del capostazione di Chiusi, Ducci. Poche parole e fin troppo chiare: «Stazione di Chiusi distrutta». La telefonata, fatta con l’unico telefono rimasto funzionante, altro non era che la cronaca, disperata, degli eventi che quella domenica di settanta anni fa sconvolsero lo scorrere della vita dei cittadini di Chiusi e non solo a partire dalle 13.50. Cinque minuti appena in cui si concentrarano 18 bombardieri americani che riversarono sulla stazione chiusina ben 27 tonnellate di bombe: inevitabilmente provocarono morte e disperazione intorno.

Testimonianze dell’epoca, ricordano il caos, la polvere, le esplosioni e le grida all’unisono di italiani e tedeschi unite in una sola voce disperataa seguito del bombardamento. Il fabbricato della stazione è raso al suolo così come il ristorante colpito in pieno dalle prime bombe, nel sottopassaggio galleggiano, in una pozza d’olio riversata dalle cisterne fino a qualche minuto fa integre nei binari, i corpi senza vita di alcuni soldati tedeschi per i quali la giornata era iniziata di buonumore con il pensiero che presto sarebbero tornati in patria ad abbracciare le proprio famiglie con il treno delle ore 14, treno che non è mai arrivato. I feriti vennero portati con un motofurgone scoperto all’ospedale di Chiusi città. Otto morti, quaranta feriti e centinaia di sfollati provocati dalla furia di quella, definita nella canzone dei nomadi “la bambina nel vento“, la bestia umana.

Questi i fatti che ieri, giovedì 21 novembre, a Chiusi hanno compiuto settanta anni; fatti mai dimenticati dai chiusini e dai sopravvissuti e per questo riportati nel testo “Perché gli altri non dimentichino” di Stefano Bistarini presidente della sezione Anpi di Chiusi.

«Gli eventi di settanta anni fa – dichiara il sindaco Stefano Scaramelli – fanno parte di una pagina nera della storia del nostro Comune ancora scolpita negli occhi e nella mente dei nostri genitori e nonni. Alla nostra generazione, il compito di preservare la memoria per far si che eventi così drammatici non
possano accadere mai più».

«In qualità di consigliere del Comune di Chiusi con delega alla memoria – dichiara Sara Marchini – sono convinta che eventi del genere non possono essere dimenticati perché questo rappresenterebbe un rischio troppo grande. La mia generazione è probabilmente l’ultima ad avere la fortuna di sentire testimonianze dirette di quei drammatici giorni, dobbiamo farne tesoro ed ascoltare attentamente perché quando spetterà a noi raccontare ai nostri figli e ai nostri nipoti cosa accadde settanta anni fa nel nostro Comune, lo dovremo fare con la stessa passione e tristezza che leggiamo oggi negli occhi
dei nostri nonni».

Il Comune di Chiusi ha vissuto, dunque, un triste compleanno con lo sguardo già rivolto a un altro anniversario ben più lieto anche se arrivato con la scia di sangue e disperazione che solo la guerra sa generare; per il prossimo anno in occasione del 70° anniversario della liberazione di Chiusi e della Valdichiana il Comune sta infatti progettando un calendario di eventi e incontri insieme all’Anpi di Chiusi e della Provincia di Siena e insieme all’associazione Triora.

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