Affissione di uno striscione nella notte di mercoledì 4 dicembre da parte dei ragazzi di Casaggì Valdichiana contro l’iniziativa del Ministro dell’integrazione Cécile Kyenge riguardante la sostituzione dei termini “padre e madre” in favore di “genitore 1 e genitore 2” sui documenti scolastici. Lo striscione ironico, affisso nella notte a Montepulciano, riportava una frase della celebre canzone di Gianni Morandi “fatti mandare dalla mamma” appositamente modificata secondo l’indirizzo dato dal Ministro: “Fatti mandare dal genitore 1 a prendere il latte”. Questa l’iniziativa dei ragazzi della comunità giovanile di destra identitaria, con sede a Montepulciano in Via del Poggiolo 3, che questa mattina ha anche organizzato un volantinaggio presso le scuole superiori sul medesimo tema. Casaggì Valdichiana inoltre dichiara che:

“Le richieste avanzate dal Ministro Cècile Kyenge di eliminare dai documenti pubblici la dicitura “padre” e “madre” in favore di un ben più moderno “genitore 1” e “genitore 2” è l’ennesimo affronto alla famiglia tradizionale. A prima vista può sembrare un semplice formalismo di poco conto, ma è il primo passo per erodere i pilastri del nostro sistema sociale e culturale. La famiglia tradizionale è da sempre il fondamento della società italiana ed europea, ma adesso vorrebbero cancellarla con un semplice tratto di penna. Pensavamo che l’uscita del ministro per l’integrazione fosse l’ennesima boutade propagandistica a cui ormai siamo abituati, ma ciò che ci ha lasciato più basiti è che prima il comune di Bologna si è affrettato a proporre di cambiare la dicitura sulla modulistica, poi il liceo Mamiani di Roma ha abbracciato questo sistema, andando a modificare i libretti per le giustificazioni. Questa vicenda ha visto il plauso soltanto delle associazioni gay, che con l’appoggio dei soliti noti politici sperano di erodere poco a poco le nostre tradizioni e preparare in prospettiva il terreno fertile per le unioni e le adozioni omosessuali. – la nota conclude – Per noi la tradizione e l’identità non sono pratiche burocratiche, ma sono parte integrante della nostra cultura e per questo non accettiamo che certe iniziative prendano campo.”

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