La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: territorio

Montepulciano: ”Sportello Immigrati” di nuovo attivo

Un punto di riferimento per i cittadini stranieri, informazione, assistenza e orientamento per gli immigrati stranieri è questo il servizio dello “Sportello Immigrati” attivo a Montepulciano. Un apposito ufficio situato…

Un punto di riferimento per i cittadini stranieri, informazione, assistenza e orientamento per gli immigrati stranieri è questo il servizio dello “Sportello Immigrati” attivo a Montepulciano. Un apposito ufficio situato nel Comune, presso lo Sportello Polifunzionale per Il Cittadino (SPIC), il servizio, già funzionante negli anni passati, è tornato attivo ed è aperto il lunedì dalle 10.00 alle 12.30 e il mercoledì dalle 15.30 alle 18.00.

Il Comune di Montepulciano offre agli immigrati anche la possibilità di frequentare un corso gratuito di lingua e cultura italiana che è uno dei requisiti indispensabili per ottenere la carta di soggiorno.

Lo Sportello Immigrazione si pone dunque come punto di riferimento per i cittadini stranieri e li supporta nello svolgimento delle pratiche relative ai permessi di soggiorno, al ricongiungimento con la famiglia o nella ricerca di un lavoro.

Il corso di lingua e cultura italiana, realizzato in collaborazione con il Centro Territoriale Permanente di Piancastagnaio, fa parte di un progetto co-finanziato dal Fondo Europeo per l’integrazione di cittadini di paesi terzi. Per agevolare la frequenza sono stati previsti servizi di trasporto e di baby-sitting, ugualmente gratuiti; inoltre gli orari delle lezioni potranno essere concordati con gli altri partecipanti. Il modulo di iscrizione è scaricabile dal sito www.comune.montepulciano.siena.it oppure può essere richiesto allo Sportello Immigrati che fornisce anche assistenza per la compilazione.

Per informazioni è possibile contattare l’ ufficio SPIC al numero 0578 712212

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La Via Lauretana – Terza parte

Bentornati alla scoperta della Via Lauretana, l’antica strada etrusco-romana che collegava Cortona a Montepulciano, Asciano e Siena. Dopo la Prima parte e la Seconda parte, Franco Boschi ci racconta la terza e ultima parte di questo…

Bentornati alla scoperta della Via Lauretana, l’antica strada etrusco-romana che collegava Cortona a Montepulciano, Asciano e Siena. Dopo la Prima parte e la Seconda parte, Franco Boschi ci racconta la terza e ultima parte di questo importante pezzo di storia che attraversa la Valdichiana!

La riscoperta della Via Lauretana Senese-Aretina (Terza parte)

Ripreso il cammino sulla Lauretana, dopo circa tre chilometri su di una collina a destra si ammirano il Borgo storico dei Palazzi e le cinquecentesche ville signorili del Vescovo Vagnucci e del Cardinale Silvio Passerini, vicario in Toscana del Papa Clemente VII; più avanti, oltrepassato il confine provinciale Senese-Aretino, ci si immerge nel territorio dell’antica lucumonìa della Tabula Cortonensis e si attraversano i borghi di Centoia e di San Lorenzo, per poi raggiungere, a Camucia, l’innesto con l’antica Via dell’Alpe di Serra – oggi la S.P. 71 Umbro-Casentinese. Da qui il percorso della Lauretana prosegue verso l’Umbria e le Marche, fino a Loreto, dove la Santa Casa, oggi posta all’interno di una grande basilica cinquecentesca, annuncia il termine del viaggio.

E’ stata scoperta, da chi scrive questa nota, un’altra curiosità storico-territoriale del percorso della Via Lauretana e delle cause che avevano determinato l’ attraversamento della Chiana sullo storico Ponte di Valiano. Comunemente, infatti, le vie regie o le vie di pellegrinaggio puntavano al lontano luogo di arrivo seguendo itinerari rettilinei, compatibilmente con la conformazione del terreno; ma la via Lauretana, nella sezione senese-aretina, anziché seguire l’attuale tracciato del raccordo autostradale Siena-Perugia, allungava e non di poco il suo percorso verso Sud, perchè?

Questo il motivo. La Valdichiana era stata allagata dal 1055 dagli Orvietani con la realizzazione del noto Muro Grosso di Carnaiola, presso Fabro, e come dimostra il disegno di Leonardo da Vinci del 1503, il ponte più vicino all’itinerario lauretano era quello di Valiano, che, come detto, univa la terraferma attraversando la palude con un tavolato su palafitte dalla località Maestà del Ponte al piede della collina di Valiano. Gli unici altri ponti si trovavano molto più distanti, presso Arezzo e alle Torri chiusine di Beccati questo e Beccati quest’altro.

Da notare che la Via Lauretana era l’unica strada che conduceva da Perugia a Siena e fa piacere pensare che anche i pittori umbri, Perugino, Pinturicchio e lo stesso Raffaello, quando si recavano a Siena, seguissero il percorso Lauretano. Riguardo al sommo Raffaello, sappiamo che debuttò, diciassettenne, a Città di Castello, in occasione del Giubileo del 1500; occasione, come tutti gli Anni Santi, di grandi fioriture artistiche, con un’ immagine strettamente lauretana: l’Incoronazione di San Nicola da Tolentino, eseguita per l’altare dei Baronci nella locale chiesa di Sant’Agostino. San Nicola da Tolentino è il Santo che, dal suo convento di Recanati, avrebbe visto la Santa Casa scendere, sorretta dagli angeli, sul colle di Loreto. Raffaello si sarebbe poi recato a Siena, in questa sua missione decorativa al seguito del suo maestro Pinturicchio, lasciando probabili tracce del suo passaggio in più località.

cortona_via_lauretana

L’attività di Raffaello, il pittore delle Madonne, inedito pittore lauretano, sarebbe continuata più tardi a Firenze con la Madonna del cardellino, dipinto in cui, sulla destra, l’edificio a pianta centrale che svetta su una collina potrebbe ricordare il Santuario di Loreto. La tavola fu eseguita per le nozze di Lorenzo (Laurentius) Nasi, il mercante fiorentino che aveva una cappella nella chiesa di Santa Lucia dei Magnoli, contigua al suo palazzo di Via de’ Bardi, cappella che fin dal ‘600 risulta dedicata alla Madonna di Loreto e che addirittura riproduce le dimensioni della Santa Casa.

Il percorso lauretano di Raffaello sarebbe infine terminato a Roma, in Santa Maria del Popolo, la prima chiesa che i pellegrini provenienti da Loreto trovavano entrando in città, dove ristrutturò per il banchiere senese Agostino Chigi la Cappella di Loreto, che il cardinal Girolamo Basso della Rovere, protettore della Santa Casa, aveva fatto costruire a fine ‘400, e per la quale dipinse una Madonna di Loreto, ora a Chantilly, che ne ha adornato a lungo l’altare.

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La Via Lauretana – Seconda parte

Ecco a voi la seconda parte del percorso alla scoperta della Via Lauretana, l’antica strada etrusco-romana che collegava Cortona a Montepulciano, Asciano e Siena. Franco Boschi ci racconta la storia di questo importante pezzo di storia che…

Ecco a voi la seconda parte del percorso alla scoperta della Via Lauretana, l’antica strada etrusco-romana che collegava Cortona a Montepulciano, Asciano e Siena. Franco Boschi ci racconta la storia di questo importante pezzo di storia che attraversa la Valdichiana: se vi siete persi la prima parte, correte a leggerla prima di proseguire!

La riscoperta della Via Lauretana Senese-Aretina (Seconda parte)

Lasciata Asciano, la Lauretana proseguiva verso Sinalunga affrontando la collina del Lecceto, alle cui falde i pellegrini potevano avvalersi della importante stazione termale di Montalceto e seguendo poi un percorso segnato da alcuni cippi miliari – tutt’oggi visibili – che indicavano la distanza dalla colonna granducale di Arbia.

In Valdichiana, la Via Lauretana non poteva rivolgersi direttamente verso Cortona a causa dell’area paludosa che impediva il passaggio a uomini ed animali, dovendo, pertanto, costeggiare la pianura tra Sinalunga e Torrita, che raggiungeva in prossimità di Rigaiolo. Il piccolo borgo, situato non lontano dalla pieve sinalunghese di San Pietro ad Mensulas, dove alcuni scheletrici apparati della chiesa stradale detta della Madonna del Gallo e un vistoso tabernacolo settecentesco a forma di cappella si offrono ancora alla devozione dei passanti.

In prossimità di Torrita di Siena, la Lauretana passa in mezzo ad una sorgente e ad un’altra chiesa consacrata al culto mariano, la Madonna delle Fonti a Giano: simile nella configurazione architettonica seicentesca al limitrofo, basso edificio che era stato eretto a protezione di una fonte che dissetava in passato uomini e animali. Sempre a Torrita, troviamo un altro edificio mariano, la Madonna delle Nevi, forse non ricollegabile alla Lauretana, ma capace di evocare nella semplice aula rettangolare preceduta da una loggia in laterizio il tipico aspetto di una cappella stradale, arricchita, come a Camparboli di Asciano, da una pregevole Assunzione di Girolamo di Benvenuto.

Proseguendo il viaggio, entriamo in territorio poliziano. La Lauretana, ad Abbadia di Montepulciano, attraversa longitudinalmente il centro abitato, sfiorando la Parrocchiale di San Pietro del XVI sec., quindi, in uscita dal borgo, lascia, a sinistra, la medievale chiesetta di San Pietro Vecchio, da poco restaurata e, a destra, la Fattoria Granducale dell’Abbadia, con la Villa Granducale impreziosita dal parco all’italiana, con la Casa del Fattore ed i locali per le maestranze; un nucleo di immobili al servizio dell’agricoltura che risale al 1806 e che annuncia l’ormai prossimo fondovalle della Valdichiana: grande area pianeggiante, antico Granaio d’Etruria, prima impaludata nel 1055 ad opera degli Orvietani, poi bonificata dai regnanti toscani ad iniziare dal 1551.

Superando il torrente Salarco si può apprezzare una delle opere più belle della bonifica chianina, ovvero la Serra del Salarco, progettata dall’Ing. Alessandro Manetti nel 1849 – come scritto sulla parete verticale ove cadono le acque con un gran salto – al fine di invertire il corso del torrente dal lago di Montepulciano al Foenna che incontrandolo poco distante da questo luogo, i due torrenti danno origine al gran canale Allacciante di Sinistra.

via lauretana

Questa sezione della Lauretana corre dapprima perpendicolare e poi parallela al Canale e, dopo circa due chilometri, raggiunge l’originale bivio della Chiesa della Maestà del Ponte, a Montepulciano Stazione: un edificio sacro che nasce nel 1616 – come impresso nel trave dell’orditura maestra – da una cappella stradale con l’immagine della Madonna situata sul bivio dell’antica strada alla fine del lungo tavolato su pali che attraversava la palude proveniente dal piede della collina di Valiano. Due chilometri dopo, la Lauretana soprapassa il Canale Maestro della Chiana sul Ponte di Valiano, potrebbe essere questo lo storico ponte, dove si dice che transitasse Annibale proveniente dal Valdarno con il suo esercito per sferrare l’attacco al Console Flaminio sulle rive del Trasimeno.

Attraversato il Canale più importante della bonifica di questa valle, dopo tre curve su una ripida salita, la Lauretana giunge al borgo medievale di Valiano, fondato in epoca romana dalla Gens Valia. Il castello, appartenuto dal 1100 ai Marchesi Bourbon Del Monte Santa Maria, passò nel 1357 ai Del Pecora di Montepulciano con l’aiuto di Perugia; estintasi la Signorìa poliziana, nel 1427, il popolo di Valiano ottenne da Firenze che il borgo fosse riconosciuto libero Comune e lo rimase fino al 1774, quando Pietro Leopoldo con la riforma comunitativa ordinò che fosse annesso a quello di Montepulciano. All’interno delle strette viuzze del centro storico c’è l’antica Pieve di San Lorenzo, restaurata e ampliata a croce latina nel 1804, con al suo interno un ligneo e miracoloso Crocefisso del XVI secolo e tre pregevoli dipinti di cui uno su tavola con il Santo Patrono ed un altare ricostruito dei Della Robbia. Sulla piazza osserviamo il palazzo comunale, oggi centro civico, e il palazzo dei Del Pecora; di lato alla porta di accesso la portella del gabelliere.

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La Via Lauretana – Prima parte

Cominciamo oggi un percorso alla scoperta della Via Lauretana, l’antica strada etrusco-romana che collegava Cortona a Montepulciano, Asciano e Siena. In concomitanza con la mostra dedicata a questa storica via…

Cominciamo oggi un percorso alla scoperta della Via Lauretana, l’antica strada etrusco-romana che collegava Cortona a Montepulciano, Asciano e Siena. In concomitanza con la mostra dedicata a questa storica via in programma ad Asciano fino alla prossima settimana, Franco Boschi ci racconta la storia di questo importante pezzo di storia che attraversa la Valdichiana.

La riscoperta della Via Lauretana Senese-Aretina (Prima parte)

Una tavola rotonda tenutasi a Valiano dal Centro Culturale “Gens Valia” sul tema “La Via Lauretana dalle Crete Senesi alla Val di Chiana Senese-Aretina”, un antico itinerario di artisti, pellegrini e mercanti dalla Via Francigena a Siena alla Via dell’Alpe di Serra presso Camucia di Cortona, ha riacceso l’interesse degli studiosi su questa storica via regia.

Una strada molto transitata nei secoli XV, XVI e XVII che da Porta Pispini a Siena, si staccava dalla Via Francigena per giungere fino a Camucia, ai piedi di Cortona, poi l’antico percorso lauretano si dirigeva sulla sponda orientale del Lago Trasimeno, attraversava Passignano, lambiva Perugia e proseguiva sino a Foligno. Da questa città, si dirigeva verso gli Appennini umbro-marchigiani, valicandoli all’altezza del Passo di Colfiorito per giungere, attraverso varie località, a Loreto dove, secondo la tradizione, nel 1294 si adagiò, portata dagli angeli, su un colle di lauri, vicino al mare, la piccola casa di Nazareth dove era avvenuto l’Annuncio dell’Angelo a Maria e dove Gesù aveva vissuto fino al suo magistero pubblico.

A differenza della vicina via Francigena che ha continuato ad essere percorsa anche nei tempi moderni da chi si recava a Roma, la Lauretana senese-aretina, percorso essenzialmente devozionale, ha perso nei secoli viandanti e pellegrini di lungo percorso, che hanno scelto nuove strade per raggiungere la meta. La strada è stata quindi dimenticata e sostituita da altri tracciati più comodi: difficilmente chi la percorre oggi ne ricollega il nome all’antico pellegrinaggio verso Loreto.

Alcuni ricercatori si sono concentrati nello studio delle presenze artistiche ed architettoniche disseminate lungo l’antico percorso della via Lauretana ed in particolare Divo Savelli ha richiamato l’attenzione su di un affresco, probabilmente dell’anno 1500, che si trova in una vetusta chiesa d’impianto romanico ad Asciano, lungo la vecchia Lauretana appena fuori del borgo. Un’opera di pregevole qualità e di non modesto rilievo artistico, che lo studioso riferisce per aspetti stilistici e iconografici proprio ad una delle tante decorazioni devozionali che si trovano lungo il percorso di pellegrinaggio.

In virtù di una scritta graffita sull’affresco, oltrechè dell’esame oggettivo della figura, Savelli ha poi sostenuto che il dipinto fosse stato eseguito dal sommo Raffaello proprio in occasione del grande Giubileo di Mezzo Millennio. Per avvalorare questa ipotesi occorreva accertare che veramente il termine di Via Lauretana  si riferisse proprio al cammino dei pellegrini verso Loreto. Occorreva quindi trovare dei segni, delle testimonianze che confermassero questa sua, oggi dimenticata, ma un tempo importante funzione. I toponimi di spedale, taverna, osteria, le fonti e i ruderi di antichi abbeveratoi per i cavalli che si susseguono ancora  lungo la via Lauretana e, poi, vistosi tabernacoli, cappelle viarie, grandi croci ai bivi delle strade, offrono importanti e suggestivi indizi. Ovviamente, la testimonianza più attendibile che è stata trovata è quella data dalle numerose immagini di devozione al culto mariano, spesso con specifici riferimenti alla Madonna di Loreto,  presenti nelle chiese lungo la strada o nelle sue vicinanze, sia nelle Crete senesi che in Valdichiana.

via lauretana siena

A Siena, sulla facciata della stessa porta Pispini, dove ha origine la Via Lauretana, Sodoma aveva affrescato una natività, oggi in gran parte perduta, ma immagine per eccellenza del culto mariano e testimonianza evidente dell’antico amore dei Senesi per la loro celeste protettrice. Successivamente la Lauretana incrociava la Scialenga in prossimità di Monselvoli, dove un antico documento riferiva della presenza di un ospedale per pellegrini e viandanti e, proseguendo verso oriente, lambiva i sacelli di San Florenzio a Vescona e di San Giovanni alla Pievina. Superato con un ponte il fiume Ombrone la strada raggiungeva Asciano, dove trovava ben due chiese con importanti riferimenti al culto mariano: la cappella stradale di S. Sebastiano in Camparboli, nella cui abside troviamo uno straordinario affresco con la Madonna Assunta di Benvenuto di Giovanni e di Girolamo di Benevenuto e la chiesa romanica dedicata ai Santi Ippolito e Cassiano. È questa la struttura religiosa, già annessa ad un ospedale dei Gesuati, nella quale Savelli ha ipotizzato l’intervento pittorico del giovane Raffaello.

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Breve storia della Valdichiana – Terza Parte

Terzo appuntamento con la rubrica dedicata alla storia della Valdichiana attraverso un racconto in più parti alla scoperta delle radici del nostro territorio. Se vi siete persi le prime parti, rinfrescatevi…

Terzo appuntamento con la rubrica dedicata alla storia della Valdichiana attraverso un racconto in più parti alla scoperta delle radici del nostro territorio. Se vi siete persi le prime parti, rinfrescatevi la memoria prima di proseguire con la lettura!

Valdichiana – La Bonifica

Altri interventi di scavo del Canale Maestro furono eseguiti tra l’Arno e i Ponti di Arezzo sino agli inizi dell’Età moderna ma rimanevano ancora sommersi dalle acque della palude circa settemila ettari da Pieve al Toppo a Carnaiola di Fabro.

Nei primi decenni del 1500, la famiglia Medici di Firenze riuscì ad eleggere al soglio pontificio due Papi e alcuni Cardinali intraprendendo una operazione imprenditoriale di bonifica idraulica della Valle che spaziava sia sui territori Umbri sia su quelli Toscani ed in più nel 1557 con la caduta della Repubblica di Siena riuscì a riunire tutto il territorio Toscano sotto il Granducato Mediceo.

Ristabilito poi il governo del territorio a livello regionale, i Medici, illustri promotori rinascimentali, conferirono agli scienziati del tempo, primo fra tutti Leonardo da Vinci , lo studio della bonifica della Valdichiana; dal 1525 in poi, stipularono un contratto di migliorìa fondiaria con tutte le comunità della valle interessate dall’impaludamento dei loro territori, portata susseguentemente a compimento dai Granduchi Lorenesi, dove si diceva che per ogni staiora di terreno bonificato la comunità avrebbe ricevuto annualmente uno staio di grano mentre i terreni passavano in proprietà della Famiglia Fiorentina.
La scelta progettuale adottata fu quella di invertire la pendenza delle valle da Chiusi verso Arezzo rialzando il terreno con la tecnica della “bonifica per colmata” conducendo così le sue acque nel fiume Arno.
Da Città della Pieve a Fabro, trattandosi di territorio dello Stato Pontificio, della bonifica per colmata se ne occuparono i Pontefici Romani che si succedettero i quali continuarono a condurre le acque al fiume Tevere.

Sul finire del 1500, l’alluvione del 24 dicembre 1598 su Roma contemporaneamente all’avvento del Pontefice Clemente VIII dissidente con la Famiglia Medici, trasformarono le operazioni di bonifica sul territorio a confine tra lo Stato Pontificio e il Granducato di Toscana in una vera e propria “guerra delle acque”. Furono rialzati e potenziati: l’argine-diga del Muro Grosso, realizzato il Bastione di Clemente VIII tra Poggio Cavalieri e le colline di Cetona e dell’argine diga con cateratte del Buterone connesso tra Poggio dei Cavalieri e le colline di Città della Pieve. La Valle subì di nuovo un desolante ed esteso impaludamento vanificando tutto quello che era stato fatto in 50 anni.

Su richiesta delle popolazioni della Valle, le Corti dei due Stati iniziarono a dialogare: dal 1600 al 1780 stipularono quattro concordati ove si articolarono le modalità tecniche del come e dove condurre fiumi e torrenti dei territori di confine appartenenti alle comunità di Cetona, Chiusi, Città della Pieve e Castiglione del Lago.

Con il concordato del 1780, firmato dal granduca Pietro Leopoldo e dal Papa Pio VI, fu definitivamente stabilita la realizzazione tra Chiusi e Moiano di Città della Pieve dell’Argine di Separazione delle due valli dando così origine, come lo sono attualmente, alla Valdichiana Toscana e alla Valdichiana Romana oggi Umbra.

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Le Rane Scarlatte – ultima (!?) parte

Le Rane Scarlatte – ultima (!?) parte La tappa finale è quella più ambiziosa: condensare uno o più viaggi, in un’unica esperienza musicale. “Down New Mexico way something about the…

Le Rane Scarlatte – ultima (!?) parte

La tappa finale è quella più ambiziosa: condensare uno o più viaggi, in un’unica esperienza musicale.

“Down New Mexico way
something about
the open road
I knew that he was
looking for some Indian Blood and
find a little in you find a little
in me we may be
on this road but
we’re just
Impostors
in this country you know”

Tori Amos – A Sorta Fairytale

 

Come ogni viaggio, ogni fiaba, ogni storia, anche questa rubrica ha una tappa finale. A questo giro, l’idea nasce da “Scarlet’s Walk“, un album intero della cantautrice americana Tori Amos, pubblicato nel 2002. Questo inciso ha un fortissimo legame con il territorio, con gli Stati Uniti, terra natale dell’artista in questione e della protagonista della storia alla base, perché parla di un viaggio lunghissimo, dove ciascuna tappa rappresenta un luogo preciso: “Amber Waves e “A Sorta Fairytale rappresentano Los Angeles, “Strange e “Carbon” le ultime riserve con i Nativi Americani (Tori Amos ha oltretutto origini Cherokee da parte di madre), “Virginia e “I Can’t See New York hanno chiari riferimenti agli stati americani nei rispettivi titoli. Queste sono solo un estratto della nutritissima tracklist del disco. Ogni traccia è una città diversa, un paesaggio diverso – un itinerario che cerca di coprire tutti gli Stati Uniti, andando a visitare non luoghi universalmente riconosciuti, ma luoghi se vogliamo più intimi, che rievocano le origini della nazione, come le già citate riserve dei Nativi Americani, ma alcune tappe sono palesemente una ricerca di se stessi: “Everybody has a body map, and she’s trying to find hers / Tutti hanno una mappa del corpo, e lei [Scarlet, la protagonista del concept della Amos] sta cercando di trovare la sua”. Certo, l’espediente narrativo fa in modo di utilizzare un personaggio fittizio come Scarlet, le cui vicende, in qualche modo, rimandano all’autrice, ma probabilmente un intero concept basato su se stesse sarebbe stato troppo presuntuoso e poco appetibile, perché comunque nella musica ciascun ascoltatore cerca qualche riferimento personale; un processo che non sarebbe possibile se ci fossero troppi riferimenti all’autore. E poi, il vantaggio di avere dei personaggi di fantasia, lascia modo all’inventiva di creare vicende del tutto nuove, che rendono senz’altro più appetitoso e nutrito l’intreccio narrativo. Come il fatto che Scarlet visiti l’Alaska, un luogo affascinante, inospitale, freddo, ma di rara bellezza – e ditemi, quanta gente è stata in Alaska?

scarlet

Un altro aspetto interessantissimo dal punto di vista narrativo, è il fatto – e non mi stancherò mai di ripeterlo – che la musica condensa un susseguirsi di eventi temporali che potrebbero prendere realmente dei mesi – difatti in “Scarlet’s Walk” abbiamo comunque una gravidanza in mezzo – se non anni, nel giro di un ascolto, che nel caso di questo disco potrebbe prendere una bella mattinata, o un pomeriggio. E comunque l’ascolto non risulta pesante o eccessivamente impegnativo, ma aiuta a visitare, anche solo con la mente, dei luoghi nuovi, bramati, mai conosciuti. E lo si fa con un’immaginaria compagna di viaggio, di cui non ci importa molto se sia bella o brutta, alta o bassa, rossa o bionda: lei in quei posti ci è nata, è cresciuta, ci prende per mano e ci invita a visitarli assieme a lei. Che importa se quello che ci immaginiamo non corrisponde al territorio vero? Che ci importa se avevamo in mente la copertina di Dove in mente, piuttosto che le vere praterie americane. Il bello è fondamentalmente questo: si ha a disposizione un territorio sconfinato, una musica che descrive e racconta il territorio con la giusta distanza tra riferimenti autobiografici e realismo nel presentare questo o quel luogo, una compagna fittizia di viaggio, che presto ci si troverà a sostituire a se stessi. E quest’amica rimarrà a distanza, una piacevolissima voce narrante a distanza, come il vento tra i capelli. In questo modo, sarà davvero impossibile rimanere indifferenti al fascino di un paese che si pensa di conoscere tramite i film, o tramite i libri di storia e geografia. La musica è una straordinaria aiutante nel cercare una conoscenza più vera di ciò che visitiamo. E la musica ci aiuta a farci sentire i benvenuti dovunque noi ci troviamo. Che sia casa, o un luogo totalmente nuovo – vero, o nella nostra fervida immaginazione.

“I will follow
Her on her path
Scarlet’s Walk
through the violets
just tell your
Gods for me
all debts are off this year
they’re free to leave
yes they’re free
to leave”

 Tori Amos – Scarlet’s Walk

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I Laghi di Chiusi e Montepulciano al Festival dei Laghi di Iseo

Le Terre di Siena e i laghi dei comuni di Chiusi e Montepulciano saranno in scena al Festival dei Laghi di Iseo che si svolgerà a Iseo, appunto, dal 24…

Le Terre di Siena e i laghi dei comuni di Chiusi e Montepulciano saranno in scena al Festival dei Laghi di Iseo che si svolgerà a Iseo, appunto, dal 24 al 26 maggio e che riunisce più di trenta specchi d’acqua di tutto il Paese. Questo appuntamento sarà una vetrina interessante per diffondere un assaggio della bontà e del folklore delle nostre terre.

A Bontàlago, mostra-mercato allestita nel centro storico di Iseo, saranno presenti i produttori locali che hanno aderito al circuito di qualità Terre di Siena filiera corta e che partecipano ai Mercatali presenti sul territorio. Un’occasione per esporre e mettere in vendita le eccellenze dell’enogastronomia locale, promuovendo al contempo il territorio di provenienza.

Come nelle passate edizioni, il Comune di Montepluciano sarà rappresentato dai gruppi di sbandieratori e tamburini che si esibiranno portando la tradizione delle Terre di Siena per le vie di Iseo. Per il comune poliziano la kermesse sarà un’ulteriore occasione per dare visibilità alla mostra dedicata al padre della pittura metafisica, “Giorgio de Chirico. Il ritratto – Figura e forma” in programma dall’8 giugno al 30 settembre.

Il Festival del Laghi sarà inoltre una vetrina d’eccellenza per presentare i progetti e i prodotti legati alla mobilità dolce in Terre di Siena, dal Treno Natura ai percorsi a cavallo, dalle vacanze i piedi ai numerosi percorsi in bicicletta per respirare il sapore unico delle competizioni più famose, come l’Eroica, e attraversare storia e cultura a ritmo lento della pedalata.
Al convegno dedicato ai temi della sostenibilità in programma sabato 25 maggio, a Castello Oldofredi di Iseo, per la Provincia di Siena interverrà Grazia Torelli sul tema “Muoversi lentamente nelle Terre di Siena per un turismo sostenibile”. Sempre in tema di viaggiar lento, domenica 26 maggio, andrà in scena una sorta di gemellaggio tra il Treno Natura, uno dei prodotti turistici di punta della Provincia di Siena, e il Treno Blu, la linea di treni turistici per il lago di Iseo, promosso dall’Associazione ferrovie turistiche.
Un’occasione per presentare il nostro territorio, le sue bellezze naturali e i suoi valori enogastronomici.

[button style=”2″ caption=”Sito ufficiale Festival dei Laghi” link=”www.festivaldeilaghi.it”][/button]
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Breve storia della Valdichiana – Seconda Parte

Secondo appuntamento con la rubrica dedicata alla storia della Valdichiana attraverso un racconto in più parti alla scoperta delle radici del nostro territorio. Se vi siete persi la prima parte,…

Secondo appuntamento con la rubrica dedicata alla storia della Valdichiana attraverso un racconto in più parti alla scoperta delle radici del nostro territorio. Se vi siete persi la prima parte, rinfrescatevi la memoria prima di proseguire con la lettura!

Valdichiana – Il Medioevo

Nell’anno 476 d.C. la caduta dell’Impero Romano d’Occidente aprì il periodo delle invasioni dei popoli barbari del Nord-Europa, seguirono poi i Longobardi e Carlo Magno che recuperarono il “governo” sui  popoli riportando la stabilità nei territori. Tramontato anche il periodo Carolingio, dopo l’anno Mille la Valdichiana fu interessata da aspre lotte per la conquista del suo fertile territorio; le Città Comunali e le Signorìe più bellicose che si contesero duramente la conquista di vaste porzioni della valle furono: Firenze, Siena, Arezzo, Perugia e Orvieto.

L’azione strategica militare di Orvieto, tesa a conquistare ed a controllare il territorio a Nord ove sorgevano le rocche castellane di Cetona, Sarteano, Chianciano ed in particolare dell’antica e ricca città di Chiusi fortemente contesa da Perugia e Siena, si materializzò con la realizzazione di un alto sbarramento in muratura sul fiume Clanis sulla goletta tra Ficulle e Carnaiola presso Fabro detto “il Muro Grosso”.

L’intento fu appunto quello di frapporre una barriera d’acqua alle potenti città di Siena e di Perugia che impedì loro di spostarsi da una sponda all’altra della valle ed esercitare così il pieno controllo da Sud sui castelli conquistati sino a Chiusi e a Monteleone. Questo generò un lento ma progressivo allagamento del fondovalle che alla fine del XI sec. era risalito dalla goletta di Carnaiola-Fabro sino alle porte della città di Arezzo.

Di questo impaludamento progressivo ne soffrirono molto tutti i territori pianeggianti della Valdichiana senese e aretina: Fabro, Monteleone, Città della Pieve, Cetona, Chiusi, Castiglione del Lago, Montepulciano, Torrita, Sinalunga, Cortona, Foiano, Lucignano, Monte San Savino, Castiglion Fiorentino, Civitella ed Arezzo tanto da essere citato più volte da Dante Alighieri nella sua “Divina Commedia” e da altri poeti del tempo. Le popolazioni che abitavano nel fondovalle iniziarono quindi quella storica migrazione che le portò ad insediarsi sui colli più elevati dando così origine agli attuali borghi-castellari sopraddetti che conosciamo oggi, vere perle di architettura medievale incastonate nelle dolci e sinuose colline della Valle di Chiana.

Nel 1338, fu Firenze che dopo aver conquistato Arezzo, vedute le acque insidiare la Città, ordinò al Comune Aretino il taglio della collina di Chiani. Fu realizzato il primo tratto del “fossatum novum” demolendo a piccone circa 400 metri di macigno toscano; questo canale consentì alle acque stagnanti della piana di San Zeno di invertire il loro corso cioè di confluire nel fiume Arno presso Ponte Buriano. Era iniziato quello storico fenomeno di inversione delle acque conosciuto in tutto il mondo denominato “ inversione della Chiana” .

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Cetona, protocollo per promuovere i prodotti tipici dell’agricoltura

Promuovere i prodotti tipici dell’agricoltura e dell’enogastronomia del territorio, tutelando la storia popolare e di tradizioni e insieme incentivando lo sviluppo economico del Comune di Cetona. E’ questo l’obiettivo del…

Promuovere i prodotti tipici dell’agricoltura e dell’enogastronomia del territorio, tutelando la storia popolare e di tradizioni e insieme incentivando lo sviluppo economico del Comune di Cetona. E’ questo l’obiettivo del protocollo d’intesa firmato venerdì 5 aprile, dal sindaco di Cetona Fabio Di Meo e dai rappresentanti delle principali associazioni locali.

Oltre al sindaco, a sottoscrivere il documento sono stati: Francesco Aggravi, presidente della Pro Loco, associazione organizzatrice della “Festa dell’Olio extravergine d’oliva” che si svolge ogni anno a Cetona in dicembre; Silvano Socciarello, vicepresidente dell’associazione Corsa delle Brocche, che promuove in maggio la “Sagra dei Pastrignocchi e del Cuculo” e Romina Rosati, presidente della Banda comunale Arturo Toscanini, organizzatrice della “Sagra del Bico” che si svolge nel mese di giugno a Piazze. Erano presenti inoltre gli Assessori all’associazionismo Chiara Fallerini e allo sviluppo economico Mario Baccelli e la presidente del Centro commerciale naturale di Cetona Nives Saini.

Il sindaco Fabio Di Meo  ha sottolineato nel corso dell’incontro: “L’olio extravergine d’oliva  è uno dei fiori all’occhiello della produzione agricola di Cetona, ma anche piatti tipici come i pastrignocchi (simili ai pici), il cuculo (un biscotto associato al tempo della mietitura) o il bico (il tipico ciaccino) sono espressioni importanti della nostra tradizione e rappresentano sia un’occasione di collegamento culturale con le radici storiche del territorio, sia uno dei fattori fondamentali di un’offerta turistica che vede nel legame con il paesaggio e con le tradizioni i suoi elementi qualificanti ed attrattivi. Dal momento che negli ultimi anni, nel nostro Comune, grazie all’iniziativa delle associazioni, sono nate sagre e feste intorno a questi prodotti, che già rappresentano momenti importanti di socializzazione e aggregazione per residenti e turisti, abbiamo pensato che fosse utile stabilire un protocollo d’intesa che prevedesse una comune azione di valorizzazione di queste manifestazioni, nella prospettiva di renderle sempre più momenti anche di promozione dei prodotti stessi, in un contesto di sinergia tra associazioni e Amministrazione comunale”.

Il protocollo d’intesa prevede in particolare che il Comune di Cetona si impegni a collaborare fattivamente nella promozione degli eventi e rappresenti un costante punto di riferimento amministrativo affinché le varie iniziative si inseriscano in un comune contesto di valorizzazione, facendosi anche promotore di ulteriori iniziative che coinvolgano ad esempio il mondo della ristorazione e della ricettività affinché questi prodotti tipici rappresentino un valore aggiunto dell’offerta culinaria e turistica del territorio.

Francesco Aggravi, presidente della Pro Loco di Cetona ha, a nome anche delle altre associazioni, ringraziato l’Amministrazione comunale che ha proposto questa interessante iniziativa, sottolineando che “il protocollo d’intesa è un passo importante verso l’individuazione di sempre maggiori sinergie tra le associazioni stesse e le manifestazioni, per fare in modo che ognuno degli eventi sia un’occasione di promozione non del singolo prodotto ma dell’intero territorio di Cetona”.

Con la firma del protocollo le associazioni si sono impegnate infatti a intensificare i momenti di promozione, informazione e divulgazione, durante le manifestazioni, delle caratteristiche e della storia dei prodotti che sono protagonisti, nonché dei loro canali di produzione e commercializzazione, attraverso varie iniziative. Si impegnano inoltre ad adoperarsi affinché gli eventi si qualifichino sempre più, oltre che come importanti momenti di socializzazione ed aggregazione, anche come occasione di promozione delle tradizioni enogastronomiche locali e dunque come strumenti di sviluppo economico nel campo turistico ed agricolo

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