L’ultima band che si è esibita sul palco centrale di Parco Villa Olda è stato il duo aretino dei SAMCRO [di cui già parlammo qui], ed è stato collocato in chiusura non per caso.
Proprio loro, infatti, lo scorso 22 gennaio, hanno aperto un percorso volto al ripristino di quella verve originaria che caratterizzava il collettivo de La Frontiera agli albori della sua opera. Quella nuova esperienza live, nei piccoli bar, nelle zone inesplorate della musica dal vivo, che voleva battere nuovi terreni sui quale costruire strade che valicassero le frontiere e rendessero le stesse, non un limite, bensì un motivo di mescolanza, apriva alla nuova stagione della fenomenologia dello spirito del gruppo di lavoro. Così è stato.

Abbiamo coperto la festa dei lavoratori, cercando di impiantare un messaggio ulteriore, oltre al semplice (ma anche complesso) divertissement della musica. Mentre a Milano la dialettica generazionale ha trasformato il Primo Maggio in una brutta poesia, mentre Taranto e Roma si sfidavano sul piano della legittimità delle celebrazioni della giornata, la Frontiera stava lavorando e si preparava alla serata che ha ospitato Surfin’ Monkeys, Essenza 55 e Progetto Panico. Quella Frontiera che al suo interno vede ragazzi che hanno sacrificato ore di sonno per poter portare a termine il progetto, molti che sono stati convocati nel loro posto di lavoro la mattina del 2 maggio (tra cui il sottoscritto), molti che sentono gravare sopra di loro il peso di quel 43% di disoccupazione giovanile.
Il messaggio era semplice: eccoci, ci avete fatto nascere in un’epoca difficile, ostica per avere delle ambizioni, decisamente poco serena per chi detiene velleità creative, siamo la generazione dei contratti a chiamata, dei pagamenti centellinati tramite voucher, dei servizi civili spesso lontanissimi dall’essere volontariato, la generazione dell’adolescenza che finisce a 35 anni, della possibilità di avere una vita come quella dei nostri genitori che ci sfuma davanti come nuvole estive dopo lo scroscio. Eppure siamo insieme per creare qualcosa di quantomeno tendente al bello. E lo facciamo per tutti. Anche per voi che state chiusi nelle vostre case, per voi che avete appiattito le vostre vite nel riflusso al privato, vi siete aggiustati la visiera e avete rinunciato a vedere. Anche per voi che siete scappati, che ve ne fregate di chi sta peggio, che non avete il minimo interesse a far parte di una collettività perché nel vostro ego inusitato non avrete mai contraddizioni.

Abbiamo dato spazio alla Valdichiana ed alla sua scena musicale e artistica, la quale è ricchissima e troppo spesso snobbata; band da Sarteano (Essenza 55), Arezzo (Surfin’ Monkeys, EGO, SAMCRO), Chiusi (BOB) e da un po’ tutti gli altri centri del nostro piccolo mondo antico (Toscana SUD). Mescolandoli con meravigliosi ospiti anche internazionali (Progetto Panico, Zagreb, The Cannibals) accolti con non sempre scontato interesse da parte del pubblico.

Abbiamo celebrato i cento anni dalla prima guerra mondiale attraverso il concepì de #laguerrachimica rovesciando la retorica della distruzione non produttiva, rovesciando la retorica della guerra al di là del fronte ed abbiamo accolto la validità della mescolanza. Abbiamo unito l’elettronica al punk, il garage all’hip hop, il grunge al blues. Abbiamo considerato gli elementi diversi come complementarità da far reagire. Lasciare il passo al flusso del palco scenico, lasciare che il pubblico (anche quello non presente) aprisse le orecchie e considerasse, anche per un istante, anche per denigrarlo, il suono.
Non era altro che un invito a ragionare con la vostra testa, uscire di casa e abbandonarvi alla strada ed alla piazza.

In fondo “la strada è l’unica salvezza”, come diceva Gaber, no?

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