L’altro ieri, 28 agosto, è stato il giorno, durante il periodo del Bravìo delle Botti 2014, dedicato al Corteo dei Ceri.

Già durante il viaggio in treno da Roma, mi sento emozionata: personalmente sono amante di ogni festa di paese, sagra e rievocazione storica, nonché follemente patita di Medioevo e di qualsivoglia riferimento a spade, cavalieri e dame. Quel giorno ero in particolar modo attratta da quella che aveva tutta l’aria di essere una celebrazione con un qualcosa in più.

In effetti, è stato proprio così: non saprei dire se questo qualcosa possa essere riscontrato nella passione che i poliziani mettono nell’organizzazione della festa, o per la ricchezza degli eventi, o, ancora, per il meraviglioso scorcio di piazza Grande illuminata da fuochi e fiammelle – scintillanti lingue di fuoco che si perdevano nel cielo notturno ricco di stelle. Probabilmente la particolarità della celebrazione sta nell’unione di tutti questi elementi.

Prima di perdermi nelle mie personali riflessioni da antropologa, il racconto della serata è d’obbligo. Appunti e annotazioni riempiono le pagine del mio quaderno personale e, per quanto possibile, vorrei dare spazio a tutto ciò che ho visto, occhi luccicanti al seguito.

Arrivo nella Piazza Grande vero le 16.30 e lo spazio è completamente assorto dalle prove generali: tamburini, sbandieratori,Corteo dei ceri - Bravìo delle botti danzatrici e danzatori dedicano anima e corpo all’esercizio e alla pratica. L’atmosfera è particolare, densa, allegra, ma allo stesso tempo rilassata. La voglia di far bene c’è, preponderante, e qualche errore qua e là si nota, ma la perfezione della serata sarà confermata solo poche ore dopo durante lo spettacolo ufficiale.

Il Corteo dei Ceri mi incuriosisce, in virtù del fatto che si tratta di un evento caratterizzato dall’assenza di luce elettrica e, quindi, illuminato dalle fioche fiammelle di torce e candele. Ho sempre ammirato la capacità di un lume di rendere un ambiente suggestivo: di solito in una stanza, magari a cena, ma è davvero particolare contemplarne l’effetto all’interno di un intero paese.

Le otto contrade, Poggiolo, Gracciano, Voltaia, Le Coste, San Donato, Cagnano, Talosa e Collazzi, scendono le vie di Montepulciano per incontrarsi nel luogo di inizio del corteo, la Colonna Del Marzocco. Insieme al gruppo del Magistrato, si avviano una dopo l’altra verso la piazza Grande, ciascuna con in testa il cero, che sarà offerto poi a San Giovanni Battista una volta arrivate al Duomo. Nell’ordine, sfila prima Voltaia, poi Talosa, dai vivaci colori giallo e rosso; a seguire Le Coste, negli armonici blu e giallo; Poggiolo, bianco e blu; Gracciano, verde, giallo e nero; Cagnano, verde e blu; Collazzi, verde e giallo; infine, San Donato, rosso e bianco.

Arrivano in Piazza Grande, con grazia, e lentamente si sistemano ognuno al loro posto, sfilando in cerchio davanti al pubblico seduto sugli spalti.

Inizia la cerimonia, e il silenzio è assoluto. Il Gonfaloniere, munito di microfono, con voce squillante e sicura, si erge a supremo giudice dei ceri portati in omaggio dalle contrade, invocando San Giovanni Battista e la Santissima Vergine. Una musica che ricorda le ballate epiche del passato, rievocatrice di eleganti corti medievali colme di cavalieri dalla scintillante armatura, dona allo spettacolo un’idea di trasparenza, quasi che davvero un altro mondo, un mondo passato, fosse riaffiorato dolcemente per accoglierci nelle sue braccia. Ogni cero è sottoposto all’attento giudizio del  Gonfaloniere, il quale, cauto e severo, accenna un inchino ogni volta per offrire il suo benestare. Lentamente, allora, le otto offerte sono adagiate su un apposito piedistallo posto davanti all’entrata del duomo. Accompagnati da litanie religiose e preghiere, i membri della Chiesa accolgono le offerte e benedicono gli astanti. Alle parole: «Andate in pace, la cerimonia è finita», sembra quasi di uscire da una sorta di torpore, e si ritorna al presente.

Corteo dei ceri - Bravìo delle botti

A unire tradizione e modernità, a celebrare il passato con la freschezza delle nuove generazioni, arriva il momento degli spettacoli previsti per l’evento: si inizia con la perfetta esibizione del Gruppo di tamburini di Montepulciano, poi l’altrettanta mirabile acrobazia delle bandiere del Gruppo di sbandieratori. Tamburini e sbandieratori, espressione del connubio perfetto tra il passato e il presente poliziano, racchiudono l’entusiasmo e la bravura di giovani e ragazzi che hanno dimostrato grazia ed eccellenza.

A seguire, lo spettacolo di un gruppo di ballerini della scuola di danza Art Studio Ballet, danzatori di fuoco che ci deliziano con piroette ed energici movimenti. Nonostante il vento mettesse a dura prova le aste infuocate tra le mani degli artisti, lo spettacolo è piacevole e interessante. Sempre utilizzando una musica dal tono epico, capace di trasmettere energia in chiunque, il gruppo di ballerini danza in un crescendo continuo che, all’apice della musica, si interrompe bruscamente, salutando il pubblico.

Corteo dei ceri - Bravìo delle botti Le luci si spengono e si illumina la torre del Palazzo Comunale, imponente, limpida e chiara; l’orologio illuminato e quieto, osservatore quanto noi. Io, che sapevo già cosa stava per accadere in virtù della mia visita alle prove generali, ero in trepidante attesa. Una ballerina di Danza Verticale, questa danza meravigliosa che elimina qualsiasi dimensione spaziale e terrena, con movimenti sinuosi si lascia calare leggera, eseguendo una coreografia composta da gesti improvvisi alternati a movimenti dolci. Seguono altre due ballerine, calatesi dalla facciata principale, che diventano poi quattro, una per ciascuna delle finestre del secondo piano. Uno spettacolo mai visto prima.

Un’emozione incredibile per tutta la serata ha percorso, lieve ma decisa come il vento che ci ha accompagnato per tutto il tempo, gli spettatori del Corteo dei Ceri 2014. Degna conclusione lo spettacolo di fuochi pirotecnici, che ha colorato la facciata del Palazzo Comunale davanti al naso puntato in su di tante, tantissime persone affascinate.

Si chiudeva, così, una serata che si è presentata come un evento unico, fortunatamente ripetibile ogni anno ma che, altrettanto fortunatamente, rimane unico e speciale in ogni sua edizione. Gli occhi di una ragazza romana, ancora prima che antropologa, si sono ritrovati ad ammirare con fascino e ammaliamento un evento che racchiude tanti elementi diversi: non solo la ricostruzione storica, di pregevole precisione e accuratezza, ma anche i dettagli, le percezioni personali, le persone, la passione che si sentiva nell’aria. Di questa passione vuole, invece, parlarvi l’antropologa, la specialista della cultura. Il resoconto, infatti, non è finito qui: questa è solo la prima parte, e molte altre cose ho da dire. Riflessioni, pensieri, idee che mi sono passate per la mente durante la mia permanenza alla festa, e interviste, chiacchiere con chi è stato davvero protagonista dell’evento. Appuntamento a domani!

All pictures by Alessia Zuccarello – Valdichiana Srl Media

 

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