In redazione si è pensato di costruire un contesto che potesse fornire una cornice adeguata alla storia di Athanase Tuyikeze e al Burundi in generale. Trattandosi quest’ultimo di un paese dalle tradizioni culturali ricche e affascinanti, non potevo che essere felice del compito affidatomi e buttarmi a capofitto nel leggere articoli, sfogliare libri e guardare filmati sul tema. In questa sede mi occuperò di darvi un assaggio del contesto antropologico burundiano, ossia dei gruppi sociali che ospita, delle religioni che accoglie e dei modi di comunicare propri dei suoi abitanti.

Innanzitutto, un po’ di informazioni di base. Situato quasi al centro dell’Africa, leggermente orientato a est, il Burundi è abbracciato dal Rwanda, dalla Tanzania e dalla Repubblica Democratica del Congo. Il governo è una Repubblica facente parte dell’African Union (AU), African Economic Community (AEC) and Common Market for Eastern and Southern African (COMESA).

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Entrando nello specifico del tema di questo articolo, iniziamo parlando della popolazione.

Poco più di 6 milioni di abitanti vivono in Burundi secondo le stime recenti. Tre gruppi sociali coabitano nel territorio (Hutu, Tutsi e Twa), con l’aggiunta di circa tremila europei e duemila asiatici che vivono per la maggior parte nella capitale, Bujumbura.

Mentre si dibatte sulla questione delle origini dei due gruppi sociali principali, Hutu e Tutsi – per mancanza di spazio non approfondirò questo aspetto – attualmente sono l’autodeterminazione e i documenti ufficiali (p.es. documento di identità) ad attestare con certezza l’appartenenza all’uno o all’altro gruppo: essi infatti condividono molti aspetti culturali, dalla lingua alla religione. Per quanto riguarda le relazioni sociali tra i due, invece, al posto della condivisione vengono reiterati atteggiamenti discriminatori reciproci; dagli strascichi dei passati conflitti avvenuti sul territorio, un costante mutamento di equilibro rende precari i rapporti, la cui storia e il cui conflitto saranno analizzati in articoli successivi.

In Burundi, in ogni caso, è fortemente marcata la differenza tra strati sociali della popolazione. Attraverso il modo di parlare, la postura e i movimenti del corpo di una persona si denota la sua appartenenza sociale.

#1 HUTU

La società Hutu rappresenta la fetta maggiore della popolazione del Burundi, con una percentuale dell’85 per cento, statistica rimasta costante negli ultimi anni. La maggior parte degli appartenenti a questo gruppo si occupa della terra e delle fattorie, trattandosi il bestiame considerato simbolicamente ed economicamente l’elemento principale dell’economia burundiana.

#2 TUTSI

Rispetto alla società Hutu, quella Tutsi rappresenta una minoranza, benché sia allo stesso tempo il gruppo che ha detenuto il potere in Burundi per molto tempo. Con una percentuale del 14 per cento della popolazione, ha annoverato tra i suoi membri la maggioranza dei re (mwami), durante il periodo storico della monarchia.

#3 TWA

Una minoranza della popolazioni presente sul territorio burundiano è rappresentata dai Twa, con una percentuale dell’1 per cento. Di origine pigmea, tradizionalmente sono associati alla caccia, ma sono legati anche alle attività della ceramica, della musica e dell’intrattenimento. Si tratta del gruppo sociale presente in Burundi che vive nelle condizioni più povere.

Un secondo aspetto del quale voglio parlarvi riguarda la religione e le concezioni tradizionali.

Le percentuali secondo le fonti più recenti sono così suddivise: 60% cristiani, 15% protestanti, 5% Islamici e 20% per coloro che possiedono concezioni indigene tradizionali. Non è raro, tuttavia, che queste ultime si mescolino e creino delle concezioni sincretiche con le altre religioni.

Oggi, quindi, sia i Tutsi che gli Hutu sono in predominanza cristiani, lasciando spazio a tutta una serie di concezioni tradizionali relative in particolar modo al culto degli antenati, largamente diffuso in molte parti dell’Africa. Sopra di essi si stanzia il Dio Imaana, entità suprema che garantisce ricchezza e fertilità. Gli spiriti degli antenati assumono il ruolo di messaggeri tra Imaana e il mondo umano; vengono chiamati abazima, capaci di recare cattiva sorte a chi non li rispetta, ragion per cui delle offerte vengono fatte per evitare tale prospettiva.

Prima dell’abolizione della monarchia nel 1966, il potere di Imaana era considerato condiviso dal re: egli esercitava la sua forza attraverso l’utilizzo di fuochi sacri, di rituali e dei tamburi reali.  Proprio questi ultimi erano considerati come i più potenti strumenti di potere. L’utilizzo delle percussioni (karyenda) è una parte fondamentale delle tradizioni del Burundi, utilizzate soprattutto per accompagnare le danze rituali.

Due eroi delle tradizioni Hutu e Tutsi hanno colpito particolarmente la mia attenzione.

#1 Gli Hutu raccontano la storia di Samadari, considerato un eroe locale, poiché considerato come colui che rompe le regole che tutti gli altri sono costretti a seguire. Ha la capacità di prendersi gioco dei ricchi e dei potenti, insultando allo stesso tempo i ricchi proprietari di bestiame. Samadari rappresenta quindi un esempio di rovesciamento dell’ordine costituito capace, attraverso la sfera del mito, di mantenere in equilibrio la società.

#2 I Tutsi raccontano invece la storia di Sebgugugu, al quale Dio regalò dei miracoli in modo che con la sua famiglia potesse avere cibo a volontà. Poiché l’eroe esigeva sempre maggiori risorse, alla fine perse tutto a causa della sua ingordigia.

Infine, ecco alcune informazioni riguardo alle lingue parlate in Burundi.

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Il Burundi fa parte dell’area dell’Africa appartenente alle lingue bantu; il sottogruppo di riferimento è quello delle lingue rwanda-rundi. Hutu, Tutsi e Twa parlano come prima lingua il Kirundi, lingua ufficiale del paese insieme al francese. In alcune parti viene parlato anche lo Swahili, mentre l’inglese viene insegnato in alcune scuole del paese.

Come in altre popolazioni africane, i proverbi assumono una grande importanza, regolando e scandendo i ritmi quotidiani della vita burundiana. Un esempio: «Umwanzi agucira akobo Imana igucira akanzu» [Mentre il tuo nemico sta scavando la fossa, Dio sta aprendo la via d’uscita].

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